Lunigiana

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Lunigiana
Lunigiana, vista del "Pontremolese", (Mignegno, Pontremoli)
Lunigiana, vista del "Pontremolese", (Mignegno, Pontremoli)
Stati Italia Italia
Regioni Liguria Liguria, Toscana Toscana
Province La Spezia La Spezia, Massa e Carrara Massa e Carrara
Località principali Arcola, Aulla, Filattiera, Fivizzano,Fosdinovo Pontremoli, Santo Stefano di Magra, Sarzana, Villafranca in Lunigiana, Bagnone
Fiume Magra
Altitudine media: m s.l.m.
Nome abitanti Lunigianesi
Sito internet

La Lunigiana (in Latino Lunensis Ager) è una regione storica italiana, suddivisa dal punto di vista amministrativo tra Liguria e Toscana. Trae il proprio nome dall'antica città romana di Luni, situata alla foce del fiume Magra, non lontano da dove oggi sorge Sarzana: l'influenza della città, divenuta il porto più importante del mar Ligure, fu tale da connotare col proprio nome l'intero territorio circostante.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il lungofiume sul Magra a Pontremoli.

La Lunigiana è il territorio corrispondente al bacino idrografico del fiume Magra.

La Lunigiana storica corrisponde invece ai possedimenti facenti capo dal punto di vista amministrativo e/o ecclesiastico all'antica sede vescovile di Luni la quale controllava nella loro interezza le attuali province della Spezia e di Massa-Carrara, l'alta Garfagnana fino circa a Camporgiano e la Versilia fino a Ponte Strada, presso Pietrasanta nell'attuale provincia di Lucca, oltre ad un minuscolo territorio ubicato nel comune di Albareto, attualmente in provincia di Parma.

Ai giorni nostri, si suole distinguere tra una Lunigiana Interna corrispondente al territorio dell'alta e media valle del fiume Magra, fino ad Albareto e a Minucciano, e la Lunigiana Esterna comprendente la bassa valle del Magra, con tutto il circondario di Sarzana e il tratto finale della val di Vara, in provincia della Spezia.

I confini della Lunigiana ben delineati nel loro tratto settentrionale, si fanno incerti e meno netti nella parte che dà verso Mezzogiorno.

L'unità di questo più vasto territorio riconduce, dunque, la sua origine alla grande cultura megalitica delle Statue stele (Pontremoli) (il più importante fenomeno di megalitismo antropomorfo d'Europa) e, successivamente, riconosciuta come regione ben definita anche lungo l'intero corso della lunghissima e complessa stagione feudale, comprendendo le Cinque Terre, la Val di Vara, il Golfo dei Poeti, l'intera Val di Magra e le Alpi Apuane.

In senso ristretto si dirà che la Lunigiana confina con il parmense, la Garfagnana (Forum Clodii), con la Val di Vara e la bassa valle del Magra. In senso storico, essa confina invece con il parmense e il genovesato di Chiavari e sconfina nella Garfagnana e nella Versilia.

Dettaglio dei confini lunensi[modifica | modifica sorgente]

La Lunigiana è una terra il cui territorio è diviso tra quello delle regioni Toscana, Liguria ed Emilia. I confini fisici della Lunigiana corrispondono, sul versante dell'Appennino Tosco-Emiliano, sostanzialmente a quelli esistenti tra il bacino idrografico del fiume Magra e quelli degli affluenti appenninici del Po. Confine fisico che corrisponde quasi interamente a quello politico tra le province di Massa-Carrara, Parma e Reggio Emilia. Il lato sud della Lunigiana geografica è molto sfumato essendo le monumentali Alpi Apuane che la separano dal litorale della Versilia ed in parte dalla Garfagnana, più un elemento di coesione che non di divisione. Al confine con la Garfagnana e la provincia di Lucca, rientrano geograficamente in Lunigiana le terre comprese nel displuvio occidentale delle acque comprese tra Cima Belfiore e le Alpi Apuane. Territori compresi nella parte del comune di Minucciano orientata verso il torrente Aulella e collegati alla Garfagnana dal passo dei Carpinelli.

Sul lato occidentale, quello dell'Appennino Ligure orientale, il comune di Albareto, in val di Taro, in provincia di Parma, viene fatto rientrare nella Lunigiana Storica. Lungo il crinale delle montagne, a sud del Monte Gottero (1.639 m), i confini lunigianesi seguono la cresta appenninica che separa il bacino idrografico del fiume Magra da quello del Vara.

Per un dettaglio più specifico del territorio fisico della Lunigiana, vedere la sezione sui confini della Lunigiana.

Popolazione e comuni lunensi[modifica | modifica sorgente]

I lunigianesi sono circa 130.000, stando ai dati del censimento del 2001, il 57% dei quali risiede negli 8 comuni lunigianesi in Provincia della Spezia. Qui di seguito viene riportato l'elenco dei 22 comuni lunigianesi: Ameglia, Arcola, Aulla, Bagnone, Bolano, Casola in Lunigiana, Castelnuovo Magra, Comano, Filattiera, Fivizzano, Fosdinovo, Licciana Nardi, Mulazzo, Ortonovo, Podenzana, Pontremoli, Santo Stefano di Magra, Sarzana, Tresana, Vezzano Ligure, Villafranca in Lunigiana, Zeri.

L'elencazione è sicuramente imprecisa per difetto poiché taluni comuni della Val di Vara inferiore, altri che si affacciano sul golfo della Spezia e gli stessi capoluoghi della Spezia e Carrara presentano tali e tante affinità culturali, linguistiche e storiche con tutto il comprensorio lunense da potere parlare a buon diritto di una realtà unitaria, mai considerata nella sua effettiva essenza.
I retaggi socio-politici legati all'esistenza di una mitica Lunezia, siano essi ritenuti fondati o forzati, ne sono la indiscutibile conseguenza.

Il nome[modifica | modifica sorgente]

Il nome Lunigiana si trova nei documenti scritti a partire dalla prima metà del XIII secolo, con la formula di provincia Lunisanae. Importante considerare che l'intera produzione letteraria e storiografica locale fa riferimento esclusivo all'accezione storica del termine regionale.

Il dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto della Lunigiana.

Il dialetto parlato in Lunigiana presenta grandi assonanze con il dialetto emiliano sotto il profilo dei suoni e della struttura del periodo, ma anche contaminazioni proprie del vernacolo toscano e del dialetto genovese. Il dialetto lunigianese si distribuisce in tutta la valle del Magra che per 3/4 del suo territorio è in provincia di Massa e Carrara e nel restante in provincia della Spezia. Percorrendo tutta la statale della Cisa da Pontremoli a Sarzana, si nota come questo dialetto muti dall'emiliano al lunigianese medio ed in fine al ligure, mano a mano che ci si sposta verso la foce del fiume Magra.

Infatti il dialetto di Lunigiana presenta notevoli differenze e sfumature a causa della particolarità del suo territorio, che si incastra tra le zone dialettali emiliane, liguri e toscane, seppur di quest'ultime abbia subito minori influenze.

Il bacino linguistico di Lunigiana si può pertanto dividere in 5 categorie distinte tra loro.

  • Alta Lunigiana - Pontremoli, Zeri, Filattiera e Bagnone con un dialetto molto affine all'emiliano.
  • Media Lunigiana - Aulla, Villafranca, Fivizzano, Fosdinovo, etc, con un dialetto di intersezione tra l'emiliano e il ligure, da cui ha attinto molte terminologie.
  • Bassa lunigiana - Sarzana, Santo Stefano di Magra, Ceparana, Albiano-Caprigliola, molto simile al dialetto mediolunigianese, ma differente per quanto riguarda la fonetica.
  • Lunigianese d'oltre Magra - Vezzano Ligure, Arcola, Ameglia, Follo. Questi ultimi territori storicamente e geograficamente appartengono alla Lunigiana, poiché sono inseriti nel bacino del fiume Magra, ma i loro dialetti hanno affinità molto più simili alla sottovarietà ligure dello Spezzino.
  • Lunigianese di transizione con il dialetto carrarese. Castelnuovo Magra, Ortonovo. In quest'ultima propaggine di territorio, dove si trova anche la città di Luni, da cui prende il nome il territorio di Lunigiana, il dialetto e l'accento mutano fino a trasformarsi nel tipico dialetto carrarese con una parlata di tipo cacuminale.

La Lunigiana nella letteratura[modifica | modifica sorgente]

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Preistoria della Lunigiana.
« Da Pontremoli entrò Mompensieri nel paese della Lunigiana, della quale una parte ubbidiva a' fiorentini, alcune castella erano de' genovesi, il resto de' marchesi Malespini; i quali, sotto la protezione chi del duca di Milano chi de' fiorentini chi de' genovesi, i loro piccoli stati mantenevano. »
(Dalla Storia d'Italia di Francesco Guicciardini)

Epoca romana[modifica | modifica sorgente]

Da fonti classiche si apprende che il territorio fu abitato nell'antichità preromana dai Sengauni, detti anche Liguri Montani o Liguri Apuani.

Al tempo della Seconda guerra punica, gli Apuani (che abitavano non solo la Lunigiana, ma anche la Garfagnana e la Versilia) si schierarono con Annibale e restarono fino alla fine gli unici Liguri che non si arresero mai ai Romani, a differenza di tutte le altre tribù che, ad una ad una, capitolarono di fronte all'espansione di quello che sarebbe di lì a poco diventato l'Impero Romano.

Con la deportazione in massa nel Sannio dei circa cinquantamila Apuani che popolavano la regione (evento testimoniato da Tito Livio) si completa il difficile processo di conquista romana del territorio (180 a.C.).

Tabula Peutingeriana: Pars IV - Segmentum IV; Rappresentazione delle zone Apuane con indicate le colonie di Pisa Lucca Luni, il nome "Sengauni" e, poco più in basso, il "forum Clodii" ; il tratto Pisa Luni non è ancora collegato

L'importante asse viario lunigianese vedeva prima della fondazione di Lunae la grande consolare della (Via Aurelia) fermarsi a Pisa: solo nella successiva stagione imperiale avrebbe proseguito per l'intero arco ligure ripercorrendo il tracciato dell'antichissima Via Erculea di cui ci parla Strabone. Grande importanza assunse in precedenza la Via Emilia Scauri, costruita nel 109 a.C. la quale si evince da un passo di Cicerone che collegava la linea tirrenica attraverso l'attuale Passo del Cerreto con la grande consolare padana: la Via Emilia Laepidi. Esisteva anche via romana che collegava Parma a Luni, attraversando il Passo del Lagastrello, anticamente chiamato Malpasso, era chiamata Strada delle cento miglia: tale era la distanza tra le due città romane.

In concomitanza con la guerra contro gli Apuani, dopo il potenziamento della piazzaforte militare di Pisa, fu fondata anche la colonia di Lucca che consentì il consolidamento della base militare denominata Forum Clodii. Dopo la deportazione del 180 a.C. l'intero territorio compreso tra le colonie di Luni e Lucca fu gradualmente ripopolato da coloni romani o romanizzati. In particolare si ricorda la distribuzione di territori di Lunigiana e Garfagnana a veterani della Battaglia di Azio da parte di Augusto. Tale colonizzazione portò alla bonifica di tutte le aree paludose che circondavano sia Luni che Lucca (si vedano le Fossae Papirianae). Tracce evidenti delle assegnazioni terriere ai veterani di guerra romani si ritrovano nei toponimi locali. Molto probabilmente si trattava di legionari di provenienza gallica (Galli Boi) o ligure (Ingauni e Friniati).

Il Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Dopo la caduta dell'Impero Romano, è ricordata la Lunigiana a proposito di barbari (persino Attila si stabilì temporaneamente in questi luoghi), di Longobardi, di Franchi. Fu proprio in questa ultima fase che si andò formando il concetto di Lunigiana Storica. Essa nell'XI secolo estendeva la sua giurisdizione sul territorio oggi compreso nelle province della Spezia e Massa-Carrara fino ad Albareto in provincia di Parma, alla Versilia fino a Pietrasanta e all'Alta Garfagnana in provincia di Lucca.

Nel Medioevo quando si parla di provincia di Lunigiana ci si riferisce, così come era al tempo dei Romani, ad un territorio di grandi dimensioni, quello della diocesi di Luni.

La Lunigiana, come del resto altre parti d'Italia, dopo la caduta dell'impero romano (476) fu occupata da Ostrogoti, Bizantini, Longobardi e Franchi. Carlo Magno nell'802 investì la famiglia degli Adalberti del possesso di gran parte della Lunigiana. Eredi degli Adalberti furono i Malaspina, che presero questo nome nel XII secolo quando uno dei membri incominciò ad essere così chiamato.

I possessi dei Malaspina in Lunigiana vennero riconfermati dall'imperatore Federico II nel 1220 e l'anno seguente ebbe inizio la divisione del casato nei due rami dello spino secco e dello spino fiorito con conseguente ripartizione delle terre a destra e a sinistra del corso del fiume Magra. Si crearono così due feudi i cui capoluoghi furono Mulazzo e Filattiera. È in quest'epoca che si documenta, con gli Atti della Pace di Castelnuovo, l'importanza della presenza di Dante in Lunigiana (in particolare, nel Castello Malaspina di Fosdinovo).

In seguito queste proprietà furono suddivise variamente tra i diversi discendenti che spesso entravano in lotta tra loro per questioni di confini. Anche per questi motivi la Lunigiana vede un gran numero di castelli medievali, alcuni dei quali ben conservati e visitabili (Fosdinovo, Fivizzano, Pontremoli, Massa).

Ma non tutta la Lunigiana era nelle mani dei Malaspina. Pontremoli (la cui prima memoria specifica appare nell'itinerario del vescovo Sigerico di Canterbury del 990), il 1º febbraio 1167 fu concessa dall'imperatore Enrico IV nel 1077 a Ugo e Folco d'Este.

In epoca dantesca, con la Pace di Castelnuovo (6 ottobre 1306) e la conseguente fine del potere temporale vescovile, si compie un ampio ciclo. È questo il momento in cui sull'antica e gloriosa città imperiale di Luni, ormai ridotta ad un cumulo di rovine immerso in una piana paludosa e insalubre, si pone l'eterno epitaffio di Dante in Paradiso, XVI, 73-78.

La struttura sociale, economica e politica tipica dell'età medievale cessa in Lunigiana soltanto nel corso del XVIII secolo, con l'occupazione napoleonica.

Periodo prenapoleonico[modifica | modifica sorgente]

La complessa evoluzione storica della vallata della Magra e dell'intera Lunigiana portò al costituirsi di numerose entità politiche più o meno indipendenti. Se, indiscutibilmente, sotto l'aspetto formale fino al 1797 facevano parte dei cosiddetti Feudi imperiali, gli staterelli del distretto lunigianese, pur mantenendo un rapporto di vassallaggio con l'impero, cercarono di conservare gelosamente le proprie autonomie. Alla vigilia dell'abolizione dei feudi (luglio 1797) gli stati lunigianesi erano costituiti da un mosaico di marchesati, ancora per la maggior parte governati dalle varie linee dei Malaspina:

L'Ottocento[modifica | modifica sorgente]

La Valle nel corso del secolo fu oggetto di scambi territoriali tra il Granducato di Toscana e il Ducato di Parma e quello di Modena. Nel 1844 fu stipulato tra i sovrani dei tre rispettivi stati il trattato di Firenze, con il quale, in previsione della morte di Maria Luigia duchessa di Parma, si dovevano attuare alcune disposizioni e compensazioni territoriali stabilite al Congresso di Vienna nel 1815. Occorreva procedere a razionalizzare i possessi e a rettificarne i confini eliminando le exclaves in Lunigiana e Garfagnana. Quando nel 1847 la Toscana ricevette il ducato di Lucca dovette cedere al duca di Modena il vicariato di Fivizzano e le exclaves garfagnine e versiliesi di Gallicano, Minucciano e Montignoso, mentre Castiglione di Garfagnana era già stata ceduta con precedenti accordi dal duca di Lucca nel 1819. Il duca di Parma in cambio delle cessioni di Guastalla, Luzzara e Reggiolo e alla rinuncia dei diritti sui vicariati di Barga e Pietrasanta acquisì Pontremoli e Zeri.

A Lucca si sollevarono proteste accusando il granduca di aver usato il ducato come scambio, ma presto la politica conciliante toscana acquietò gli animi. Più violente le reazioni delle popolazioni di Pontremoli e Zeri contro i Borboni di Parma a cui seguirono l'insurrezione di Fivizzano sedata con la forza dalle truppe estensi. Le pressioni dell'Austria, favorevole al trattato fecero attuare i cambiamenti territoriali che rimasero immutati solo fino al 1859 con l'unificazione al Regno d'Italia.

L'età contemporanea[modifica | modifica sorgente]

Durante la Seconda Guerra Mondiale la Lunigiana era attraversata dalla Linea Gotica, la linea di demarcazione del fronte che separava i territori occupati dai nazifascisti da quelli già liberati dagli Alleati e divenne, proprio per la sua ubicazione uno dei più importanti terreni d'azione delle formazioni partigiane.

Fu teatro di numerosi scontri delle locali Brigate Partigiane con i reparti regolari della Wehrmacht, la Guardia Nazionale Repubblicana e le Brigate Nere. Oltre alle vittime delle operazioni militari la Lunigiana fu protagonista di quel periodo per quanto riguarda i fenomeni delle rappresaglie tedesche e fasciste nei confronti delle popolazioni civili. A tal proposito il territorio venne dilaniato da numerosi e terribili eccidi che colpirono appunto la popolazione civile.

A testimonianza dell'importanza e della capillare diffusione della Lotta di Liberazione in queste zone va ricordato che sia la Provincia della Spezia che quella di Massa-Carrara sono state decorate di Medaglia d'Oro al Valor Militare per la Resistenza.

Il 25 ottobre 2011 una violenta perturbazione ha colpito il levante ligure (bassa e media val di Vara, val di Magra e Cinque Terre) e la Lunigiana[1] con esondazioni, danni, vittime e dispersi in diverse località del territorio ligure e toscano. Tra i comuni più colpiti c'è anche Aulla e frazioni dove le precipitazioni intense hanno provocato la morte di 2 persone (vittime ufficializzate dalla prefettura di Massa e Carrara) e molteplici danni alle abitazioni, alle attività commerciali, ai collegamenti stradali e agli impianti elettrici, idrici e gas[2].

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alluvione dello Spezzino e della Lunigiana del 25 ottobre 2011.

Il 18 gennaio 2012, durante lavori di manutenziane, il metanodotto che attraversa il territorio comunale esplode in località Barbarasco, causando decine di feriti[3]. Il 18 febbraio, uno degli operai coinvolti, George Dimitrov, muore in ospedale a causa delle gravi ustioni conseguite nell'incidente.

Il 21 giugno 2013, alle ore 12:30 circa, una scossa di magnitudo 5.2 della scala Richter, con epicentro a Fivizzano, colpisce duramente la Lunigiana Orientale provocando danni ingenti alle abitazioni e centinaia di sfollati. Purtroppo è solamente la prima scossa di uno sciame sismico che tutt'oggi persiste con picchi di magnitudo 3 e 4.

Lunigiana e Lunezia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Lunezia.

Di recente si è sviluppata in ambito culturale e politico, sulla base di una ricostruita, presunta unitarietà storica del territorio lunigianese-apuano, la proposta di creare una nuova regione, denominata Lunezia, che dovrebbe ricomprendere al suo interno l'attuale provincia di Massa-Carrara, la provincia della Spezia, la gran parte o, secondo alcuni, tutta la provincia di Lucca, parte del parmense e di altre province emiliane. Tale proposta sarebbe quindi volta a distogliere il territorio lunigianese dalla sua attuale appartenenza politica alla Liguria e alla Toscana, creando una sorta di corridoio geografico unitario fra il Nord-Italia e il Mar Ligure, incentrato sull'asse viario costituito dall'autostrada della Cisa[4].

Favorevoli e contrari[modifica | modifica sorgente]

Coloro che si oppongono alla costituzione di questa nuova regione, sottolineano che le radici di questa presunta unità territoriale si perderebbero in un tempo ormai molto remoto o sarebbero un artefatto storico; non vi sarebbe cioè alcuna continuità reale fra le popolazioni dei territori ricompresi nell'ipotetica regione Lunezia. In particolare, una buona parte della Provincia della Spezia, rappresentata dall'alta Val di Vara e in particolare dalla riviera con Levanto, le Cinque Terre e la stessa Portovenere, difficilmente potrebbe entrare a far parte della nuova regione a causa dei suoi inequivocabili caratteri liguri e dei profondi legami che negli ultimi secoli, sul piano storico, linguistico e culturale l'hanno legata a Genova più che al giovane capoluogo provinciale.

Chi è favorevole, invece, evoca i legami amministrativi, storici (basti ricordare i ducati di Parma e Piacenza e di Modena e Reggio che inglobavano una parte di queste terre), culturali ed economici tra territori posti sull'asse Brennero/Mar Ligure e la possibilità per la Lunigiana di entrare a far parte di un contesto amministrativo più attento alla propria collocazione geo-strategica[5].

A suffragio di questa seconda tesi vi è da segnalare il fatto che nel 1946 la commissione dei Settantacinque che redasse il progetto di Costituzione da sottoporre all'approvazione di tutti i "Padri Costituenti" in Assemblea costituente, inserì fra le regioni italiane anche la Regione Emiliana-Lunense (che oggi verrebbe rinominata Lunezia), essa avrebbe compreso al suo interno le attuali province di Massa Carrara, Parma, Piacenza (così da ricostituire il vecchio Ducato di Parma aggiungendovi Massa e Carrara e la lunigiana estense) con l'aggiunta della Lunigiana del genovesato, ossia la recente (a. 1923) provincia della Spezia[6]. La creazione di tale regione però fu "temporaneamente sospesa", ma tale "sospensione" perdura ormai da quella data e sono in corso attualmente alcune iniziative giuridiche per far "riaprire il caso[7].

Comuni della Lunigiana[modifica | modifica sorgente]

Provincia di Massa-Carrara[modifica | modifica sorgente]

Provincia della Spezia[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Fonte dal sito del quotidiano ligure de Il Secolo XIX. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  2. ^ Fonte dal sito del quotidiano la Repubblica Genova.it. URL consultato il 29 ottobre 2011.
  3. ^ William Domenichini, Lunigiana, acqua e fuoco in Democraziakmzero.org.
  4. ^ Dallo statuto dell'Associazione culturale onlus Regione Lunezia
  5. ^ Dal libro "Lunezia" - Benelli- Ediz. Luna
  6. ^ La Costituzione della Repubblica nei lavori preparatori della Assemblea. Camera dei deputati, Segretariato generale 1976
  7. ^ Dal sito Regione Lunezia

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Emanuela Paribeni, Guerrieri dell'età del Ferro in Lunigiana, Edizioni Giacché, 2007.
  • Maurizio Bardi, La Guida della Lunigiana, Città del Mondo, 2007.
  • Giuseppe Benelli, Lunezia, la regione Emiliano-lunense, Luna editore, 1999.
  • Giuseppe Caciagli, Storia della Lunigiana, Arnera Edizioni, 1992.
  • Livio Galanti, Il soggiorno di Dante in Lunigiana, Artigianelli, 1985.
  • Valter Bay, Seme di Luna, La "quarta" guerra Punica, Luna editore, 2001.
  • Nicola Guerra, Controrisorgimento. Il movimento filoestense apuano e lunigianese, Eclettica Edizioni, 2009, ISBN 88-904168-0-7.
  • Nicola Guerra, I Filoestensi apuani durante il processo di unità nazionale: condizioni sociali e fuoruscitismo in “Rassegna storica Toscana”, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2003
  • Nicola Guerra, Partir Bisogna. Storie e momenti dell’emigrazione apuana e lunigianese, Massa, Provincia di Massa Carrara – Comunità Montana della Lunigiana 2001.
  • Giovanni Sforza (storico), Saggio d’una bibliografia storica della Lunigiana, Modena, Vincenzi, 1874.
  • Rino Barbieri, Lunigiana, la terra del sole, Aulla: Pilgrim Edizioni, 2010 ISBN 978-88-95569-30-7
  • Farina, Lunigiana, l'ambiente e i suoi caratteri, Aulla 1980
  • P.M. Conti, Luni nell'alto medioevo, Padova 1967
  • G. Pistarino, Le pievi della diocesi di Luni, Bordighera 1961
  • G. Pistarino, La Lunigiana Storica, in Memorie dell'Accademia Lunigianese di Scienze G. Capellini, 1984-1986, pp. 3–22
  • Illustrazioni di Francesco Musante Testi di Anna Valle, Storie e leggende della Lunigiana, La Spezia, Edizioni Giacché 2003, ISBN 88-86999-62-3.
  • Illustrazioni di Davide Danti Testi di Caterina Rapetti, Accanto al camino. Diavoli stolti e contadini astuti nelle favole della Lunigiana, Milano, Edizioni dell'Arco 2007, ISBN 88-7876-096-X.
  • Testi di Mauro Biagioni ed Enrica Bonamini, La Lunigiana dei castelli, La Spezia, Edizioni Giacché 1999, ISBN 88-86999-36-4.
  • Tiziana Neri, Davide Capponi, La vita lungo la via Francigena in viaggio nella Lunigiana feudale, La Spezia, Edizioni Giacché 1997, ISBN 978-88-86999-26-7.
  • A cura di: Eliana M. Vecchi Testi di: Fabrizio Benente, Federico Andreazzoli, Monica Baldassarri, Roberto Codovilla, Marzia Dentone, Gian Battista Garbarino, Sara Lassa, Alexander Parise, Fabrizio Pastorino, Nadia Piombo, Eliana M. Vecchi, Daniele Calcagno, Loris Jacopo Bononi, Alessandro Soddu, Alessio Zoppi, Roberto Ricci.Poteri signorili ed enti ecclesiastici dalla Riviera di Levante alla Lunigiana, La Spezia, Edizioni Giacché 2004, ISBN 978-88-86999-69-4.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]