Sacro Romano Impero

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Sacro Romano Impero
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Sacro Romano Impero - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Sacro Romano Impero, e, successivamente (dal 1512), Sacro Romano Impero della Nazione Germanica
Nome ufficiale Heiliges Römisches Reich, Imperium Romanum Sacrum
Lingue ufficiali latino, tedesco
Lingue parlate italiano, francese, ceco, polacco, romancio, ladino, friulano, olandese, francoprovenzale, occitano, Koinè lombardo-veneta, sloveno
Capitale non specificata
Altre capitali Aquisgrana, Bamberga
Politica
Forma di Stato Monarchia elettiva
Forma di governo
Organi deliberativi Reichstag
Nascita 2 maggio 962 con Ottone I
Causa Incoronazione di Ottone I di Sassonia
Fine 6 agosto 1806 con Francesco II
Causa Dissoluzione formale a seguita dell'intervento napoleonico
Territorio e popolazione
Bacino geografico Germania, Belgio, Paesi Bassi, Svizzera, Repubblica Ceca, parte della Polonia, dell'Austria, della Francia, della Croazia e tutta l'Italia settentrionale
Territorio originale Germania
Economia
Valuta Tallero del Sacro Romano Impero
Religione e società
Religioni preminenti cattolicesimo e protestantesimo
Religione di Stato cattolicesimo
Religioni minoritarie luteranesimo, ebraismo
Classi sociali nobiltà, clero, cittadini, servi
Sacro Romano Impero - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da Ludwig der Deutsche.jpg Regno dei Franchi Orientali
Corona ferrea monza (heraldry).svg Regnum Italiae
Succeduto da Early Swiss cross.svg Svizzera
Prinsenvlag.svg Repubblica olandese
Confederazione del Reno
Flag of the Habsburg Monarchy.svg Impero d'Austria
Flag of France.svg Primo Impero Francese
Flag of the Kingdom of Prussia (1803-1892).svg Regno di Prussia
Flag of the Brabantine Revolution.svg Stati Belgi Uniti
Flag of Liechtenstein (1719-1852).svg Liechtenstein
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Storia della Germania
Coat of arms of Germany.svg

Preistoria ed età antica

Medioevo

Età moderna

Età contemporanea

Il dopoguerra


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Storia dell'Austria
Austria coat of arms official.svg


Il Sacro Romano Impero (SRI) (in tedesco Heiliges Römisches Reich (HRR), in latino Imperium Romanum Sacrum (IRS)), noto anche come Primo Reich, fu un agglomerato politico medioevale di territori dell'Europa centrale e occidentale che nacque durante l'alto Medioevo.

Si considera generalmente l'anno 962 come anno di fondazione dell'Impero da parte di Ottone I. L'Impero di Ottone ereditava gran parte dell'Impero carolingio, ma era differente da esso non comprendendo più la "Franconia occidentale", ovvero più o meno l'odierna Francia; buona parte della storiografia di lingua italiana, tuttavia, è solita includere anche l'Impero carolingio all'interno della storia del "Sacro Romano Impero", facendone quindi coincidere l'inizio con l'incoronazione di Carlo Magno nell'anno 800.[1]

Dal 1512[2] tramite decreto cambia nome in Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (in tedesco Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation, in latino Imperium Romanum Sacrum Nationis Germanicae). Si dissolse formalmente nel 1806.

Il Sacro Romano Impero della Nazione Germanica raggiunse l'apice della propria potenza nel corso del Basso Medioevo e costituì, insieme al Papato, uno dei due poteri universali.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Continuità e discontinuità tra Impero carolingio e Sacro Romano Impero Germanico[modifica | modifica sorgente]

La data di inizio del Sacro Romano Impero Germanico viene convenzionalmente fissata al 962, quando Ottone di Sassonia si fece incoronare da papa Giovanni XII come imperatore di un'entità che comprendeva Germania e Italia (e in seguito la Borgogna). L'Impero di Ottone ereditava gran parte dell'Impero carolingio, ma era differente da esso non comprendendo più la "Franconia occidentale", ovvero più o meno l'odierna Francia.

Ciononostante, gran parte della storiografia di lingua italiana e francese include anche l'Impero carolingio all'interno della storia del "Sacro Romano Impero", facendone quindi coincidere l'inizio con l'incoronazione di Carlo Magno nell'anno 800. Carlo stesso, del resto, al titolo di re dei Franchi, dopo l'incoronazione da parte di papa Leone III aggiunse quello di "Augustus Imperator Romanorum gubernans Imperium", con cui era stato acclamato dal papa stesso durante l'incoronazione.

Questa "restaurazione" dell'Impero Romano in Europa occidentale era dunque strettamente legato alla figura di Carlo Magno e dei suoi diretti discendenti, alle sue conquiste e allo speciale rapporto che i Carolingi aveva stabilito con il papato. Non si può dire, però, che il Sacro Romano Impero Germanico avrebbe poi raccolto per intero l'eredità dell'esperienza carolingia: avendo perduto la parte fondamentale del regno di Francia, avrebbe condiviso l'eredità carolingia anche con la corona francese.

Al di là della brusca cesura provocata dalle lotte tra i discendenti di Carlo, comunque, la successione imperiale continuò ad essere vista senza soluzione di continuità: gli imperatori si consideravano successori diretti di Carlo Magno (Carlo IV e Carlo V portavano questi ordinali nel titolo perché Carlo I era stato Carlo Magno, Carlo II Carlo il Calvo e Carlo III Carlo il Grosso).

L'Impero carolingio copriva un'area che include le odierne Francia e Germania, la Catalogna e buona parte dell'Italia settentrionale, anche se la dinastia che governava tutti questi territori era di stirpe franca, e dunque germanica. L'Impero acquistò un carattere più tipicamente "germanico", però, dopo la spartizione attuata dal Trattato di Verdun nell'843, grazie al quale la dinastia Carolingia proseguì - per poche decine d'anni - su linee indipendenti nelle tre regioni: la parte più orientale cadde sotto Ludovico II il Germanico, che ebbe diversi successori fino alla morte di Ludovico IV, chiamato "il Fanciullo", l'ultimo carolingio nella parte orientale.

Dai Franchi dell'est alla lotta per le investiture[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi dinastia ottoniana.

Alla morte di Ludovico IV, i duchi di Alemannia, Baviera, Franconia e Sassonia elessero Corrado I Sacro Romano Imperatore dei Franchi, non Carolingio, come loro capo nel 911. Il suo successore Enrico I (919 - 936), un sassone, accettò un Impero orientale separato da quello occidentale franco (ancora retto dai Carolingi) nel 921 chiamando sé stesso rex Francorum orientalium (Re dei Franchi Orientali).

Enrico designò come suo successore il figlio Ottone, che fu eletto Re ad Aquisgrana nel 936. Questi più tardi, incoronato Imperatore col nome di Ottone I (poi chiamato "il Grande") nel 962, avrebbe marcato un passo importante, verso l'Impero (e non verso il Regno dei Franchi orientali che era l'altro residuo del Regno Franco) e avrebbe avuto la benedizione del Papa. Ottone aveva guadagnato prima molto del suo potere, quando nel 955 aveva sbaragliato i Magiari nella battaglia di Lechfeld.

Il Sacro Romano Impero nell'anno 1000: in blu il "Regnum Teutonicorum" (Regno di Germania), in arancione gli Stati indipendenti ma formalmente parte dell'Impero, a strisce blu le marche di confine, in grigio il "Regnum Italicum", in viola lo Stato della Chiesa e la Pentapolis di Ravenna.

Nella letteratura contemporanea e successiva, ci si riferisce all'incoronazione come a una translatio imperii, trasferimento dell'Impero. Il mitico sottinteso era che c'era e ci sarebbe stato sempre un solo impero. Si considerava che fosse iniziato con Alessandro Magno, fosse passato ai Romani, poi ai Franchi, e finalmente al Sacro Romano Impero (e questo spiega il Romano nel nome dell'Impero). Gli imperatori tedeschi si consideravano quindi i diretti successori di quelli dell'Impero Romano; e per questo motivo inizialmente si davano il titolo di Augusto. Inizialmente essi non si chiamarono ancora Imperatori "Romani", probabilmente per non entrare in conflitto con l'Imperatore Romano che ancora esisteva a Costantinopoli. Il termine Imperator Romanorum divenne comune solo successivamente all'epoca di Corrado II.

A quel tempo, il regno più orientale fu non tanto "tedesco", quanto una confederazione delle vecchie tribù germaniche dei Bavari, Svevo-Alemanni, Franconi e Sassoni. L'Impero come unione politica probabilmente sopravvisse solo per la forte personalità e influenza di Enrico il Sassone e di suo figlio Ottone. Tuttavia, anche se formalmente eletti dai capi delle tribù germaniche, nella realtà essi riuscirono a designare i loro successori.

Questo cambiò dopo Enrico II morto nel 1024 senza figli quando Corrado II, primo della dinastia Salica, fu eletto Re nello stesso anno solo dopo qualche dibattito. Come esattamente il re fosse scelto sembra essere una complicata combinazione di influenza personale, lotte tribali, eredità ed acclamazione da parte dei capi chiamati a formare l'assemblea dei Grandi Elettori.

Già a quel tempo il dualismo fra i territori, quelli delle vecchie tribù radicate nelle terre dei Franchi ed il Re/Imperatore, divenne solo apparente. Ciascun re preferiva passare la maggior parte del tempo nei suoi territori. Questa pratica cambiò solo al tempo di Ottone III re nel 983, imperatore dal 996 al 1002, che cominciò ad utilizzare le sedi vescovili sparse nell'Impero come sedi temporanee del governo. Anche i suoi successori Enrico II, Corrado II ed Enrico III, apparentemente riuscirono a legare i duchi al territorio. Non è, quindi, una coincidenza se all'epoca la terminologia cambia e si trovano le prime occorrenze del termine "Regnum Teutonicum".

La gloria dell'Impero quasi si estinse nella Lotta per le investiture, durante la quale il Papa Gregorio VII scomunicò Enrico IV (Re nel 1056, Imperatore dal 1084 al 1106). Sebbene fosse stata tolta dopo il viaggio a Canossa del 1077, la scomunica ebbe vaste conseguenze. Nel frattempo i duchi tedeschi avevano eletto un secondo Re Rodolfo di Svevia, che Enrico IV poté sconfiggere solo dopo una guerra di tre anni nel 1080. Le radici mitiche dell'Impero erano danneggiate per sempre; il Re tedesco era stato umiliato. Più importante ancora, la Chiesa diveniva un'entità indipendente sulla scacchiera dell'Impero.

L'Impero "Romano" sotto gli Staufen[modifica | modifica sorgente]

Corrado III salì al trono nel 1138, fu il primo imperatore della dinastia Hohenstaufen (o di Svevia, in quanto gli Hohenstaufen erano duchi di Svevia), il cui periodo coincise con la restaurazione della gloria dell'Impero anche sotto le nuove condizioni del concordato di Worms. Fu Federico I "Barbarossa", il secondo della dinastia di Svevia (Re nel 1152, Imperatore dal 1155 al 1190) a chiamare per primo "Sacro" l'Impero.

Inoltre, sotto il Barbarossa, l'idea della "Romanità" dell'Impero tornò a crescere, quasi fosse un tentativo di giustificare il potere imperiale indipendente dal Papa[senza fonte]. Un'assemblea imperiale nelle campagne di Roncaglia nel 1158 esplicitamente giustificò i diritti imperiali con la opinione di quattuor doctores del nuovo organismo giuridico della Università di Bologna, che cita frasi come: princeps legibus solutus (il Principe non è soggetto alla legge) tratte dai Digesta del Corpus iuris civilis. Che i legislatori romani l'avessero creato per un sistema completamente diverso che non coincideva affatto con la struttura dell'Impero era considerato del tutto secondario; la corte dell'Imperatore aveva la necessità di legittimarsi storicamente.

Ai diritti imperiali ci si era riferiti con il termine generico di regalia fino alla Lotta per le investiture, ma furono enumerati per la prima volta a Roncaglia. Questo elenco includeva strade pubbliche, tariffe, emissione di moneta, raccolta di imposte punitive e la nomina e revoca dei funzionari. Questi diritti furono radicati esplicitamente nella Legge Romana, come fosse una legge costituzionale; il sistema fu anche connesso alla legge feudale, ed il cambiamento più evidente fu il ritiro dei feudi di Enrico il Leone nel 1180 che portò alla sua scomunica. Barbarossa, quindi, per un certo tempo, cercò di legare più strettamente i riottosi duchi tedeschi all'Impero come un tutt'uno.

Un'altra importante novità costituzionale di Roncaglia fu lo stabilimento di una nuova pace (Landfrieden) per tutto l'Impero, un tentativo non solo di abolire le vendette private fra i duchi locali, ma anche di legare i subordinati dell'Imperatore ad un sistema di giurisdizione e di persecuzione pubblica degli atti criminali, concetto che all'epoca non era universalmente accettato.

Poiché, dopo la lotta per le investiture, l'Imperatore non poteva più appoggiarsi alla Chiesa per mantenere il potere, gli Staufen sempre più concedevano terra a funzionari che Federico sperava fossero più manovrabili dei duchi locali. Inizialmente utilizzati soprattutto per servizi di guerra, questi avrebbero formato la base per la futura classe dei cavalieri, altro appoggio del potere imperiale.

Un altro concetto innovativo per il tempo era la fondazione sistematica di nuove città, sia da parte dell'Imperatore sia da parte dei Duchi locali. Ciò era dovuto all'esplosione della popolazione, ma anche alla necessità di concentrare il potere economico in località strategiche, mentre fino ad allora le sole città esistenti erano di antica fondazione romana o le più vecchie sedi vescovili. Fra le città fondate nel XII secolo Friburgo, modello economico per molte altre successive, e Monaco.

Il successivo regno dell'ultimo degli Staufen, Federico II, fu per molti aspetti differente da quello dei predecessori. Ancora bambino inizialmente regnò in Sicilia, mentre in Germania il figlio del Barbarossa, Filippo di Svevia ed Ottone IV competevano con lui per il titolo di Re dei Germani. Dopo essere stato incoronato imperatore 1220, rischiò il conflitto con il Papa per aver reclamato il potere su Roma; in modo stupefacente per molti, si impossessò di Gerusalemme nella Crociata del 1228, mentre era ancora scomunicato dal Papa.

Mentre Federico II riportava in auge l'idea mitica dell'Impero, contemporaneamente fece il passo iniziale nel processo che portò poi alla sua disintegrazione. Da un lato si concentrò sull'instaurazione in Sicilia di uno Stato straordinariamente moderno per i tempi, con servizi pubblici, finanze e sistema giudiziario. Dall'altro lato Federico fu l'Imperatore che concesse i maggiori poteri ai Duchi tedeschi in due "Privilegi", che non sarebbero mai più stati revocati dal potere centrale. Nel 1220 con Confoederatio cum principibus ecclesiasticis, Federico sostanzialmente cedeva ai vescovi un certo numero di diritti imperiali (regalia), fra cui quelli di stabilire tariffe, battere moneta ed erigere fortificazioni. Nel 1232 con lo Statutum in favorem principum sostanzialmente estendeva questi diritti agli altri territori.

Benché molti di questi privilegi esistessero già, non erano elargiti in modo generalizzato e definitivo, onde permettere ai Duchi di mantenere l'ordine al Nord delle Alpi, mentre Federico voleva concentrarsi sulla sua terra natale, l'Italia. Nel documento del 1232 per la prima volta i Duchi tedeschi sono chiamati Domini terrae, proprietari della terra, altra novità notevole.

Praga capitale[modifica | modifica sorgente]

Nel 1355 sotto l'imperatore Carlo IV divenne capitale del Sacro Romano Impero, e Rodolfo II fece ridiventare capitale Praga nel 1583, durante questo periodo la Boemia conobbe un periodo di grande splendore artistico ed economico.

La riforma imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Riforma imperiale.

Nel 1495, una Dieta a Worms in Germania, conclude la Riforma imperiale (Reichsreform), una raccolta di testi legali tendente a dare qualche struttura all'Impero in via di disgregazione. Tra le altre cose furono istituiti i "Circoli Imperiali di Stato" (Reichskreisstandschaft) e la "Corte della Camera Imperiale".

La crisi dopo la Riforma[modifica | modifica sorgente]

Quando Martin Lutero iniziò ciò che sarebbe stato conosciuto successivamente come la Riforma protestante, molti duchi locali videro l'opportunità di opporsi all'Imperatore.

Dopo un secolo di contrasti, il conflitto tra i duchi e l'impero, fra l'altro, portò alla Guerra dei Trent'anni (1618-1648), devastando gran parte dell'Europa.

Dopo la pace di Vestfalia[modifica | modifica sorgente]

Il Sacro Romano Impero dopo la Pace di Vestfalia - 1648

La reale fine dell'Impero sopraggiunse in passi successivi. Dopo la pace di Vestfalia del 1648, che assegnò ai territori una sovranità virtualmente completa, consentendo ad essi di stringere alleanze indipendenti con altri stati; l'Impero divenne non più di una semplice aggregazione di stati indipendenti.

L'impero ormai divenuto solo un concetto giuridico, era composto da trecento stati sovrani, aventi diritto di seggio e di voto alla Dieta permanente a Ratisbona (1667), dove i deputati dei principi tedeschi deliberavano sugli affari tedeschi o di rilievo internazionale per l'impero, e da circa 1500 signorie di fatto sovrane, ma prive di riconoscimento internazionale.

La loro sovranità veniva esercitata non solo con il governo indipendente dei propri stati con l'organizzazione di una propria amministrazione, un esercito, il diritto di legiferare o di coniare monete proprie, ma anche nei rapporti internazionali con l'invio di proprie rappresentanze presso le altre corti, nel tessere rapporti diplomatici nello stipulare accordi commerciali o militari. L'unica condizione che continuava a legare gli stati tedeschi all'impero era la libertà di stipulare alleanze che, comunque, non fossero di danno all'impero medesimo. Così si arrivò al paradosso che potevano essere fatte alleanze militari contro l'imperatore (quale titolare degli stati Asburgici, e quindi paragonato ad ogni altro sovrano), ma non contro gli interessi dell'impero, per il quale si poteva perdere il proprio stato, come feudo imperiale, con l'accusa di "fellonìa", come fu nel caso di alcuni feudi imperiali italiani (ducato di Mantova e ducato della Mirandola nel 1708).

La concezione giuridica medievale dell'imperatore come una figura giuridica di primus inter pares rispetto agli altri sovrani, garante della difesa della "Res publica christiana" e di amministratore di pace e giustizia era andata ormai perduta. Questa visione ideale si scontrava con la realtà politica europea: i sovrani dei grandi regni nazionali, benché completamente affrancati dall'autorità imperiale, continuarono a mantenere una certa soggezione formale e giuridica, in qualità di titolari di numerosi feudi dell'impero. Molti sovrani di regni limitrofi all'impero avevano notevoli ingerenze negli affari tedeschi, grazie all'unione personale con alcuni feudi imperiali che permettevano loro di avere anche diritto di voto alla Dieta (Francia, Danimarca, Gran Bretagna, Prussia, Polonia, Svezia).

Le minacce all'Impero portate avanti da Luigi XIV e dall'Impero Ottomano, spinsero verso la creazione della "Nuova Costituzione di difesa dell'Impero del 1681" che si sostituisse alla vecchia del 1521. Ogni circolo doveva provvedere al reclutamento e mantenimento di un contingente. Fu imposto che ogni principe avesse il diritto di imporre il contributo dei sudditi alla difesa e fu creata una tassa di circolo per il mantenimento delle truppe, non più una tassa generale che, data l'eterogeneità dell'Impero, aveva avuto sempre una scarsa efficacia.Si giunse così alla creazione di un esercito permanente di circa 40.000 uomini. Nonostante la sua volontà unitaria, questa riforma rafforzò più i grandi stati tedeschi (inclusa l'Austria) che non l'Impero, i quali furono così liberi di approntare difese ed eserciti che rafforzarono il loro potere assoluto sul loro territorio e nell'Impero.

Gli stati tedeschi, ripartiti nei 10 circoli imperiali, erano distinti in Grandi Elettorati (tre ecclesiastici: i Vescovi di Magonza, Treviri, Colonia e cinque laici, di cui il Duca Baviera e il Re di Boemia cattolici e il Mangravio di Brandeburgo, il Duca di Sassonia e il Conte Palatino del Reno Protestanti), Principi elettori (ecclesiastici distinti in arcivescovi, vescovi, prevosti, prelati, abati ed in laici distinti in duchi, margravi, langravi, principi, conti, questi ultimi raggruppati nei quattro circoli di Wetterau, Svevia, Franconia e Vestfalia), ed infine in circa 51 città libere imperiali. Fuori dai circoli e privi di voto alla Dieta, vi erano oltre un migliaio di piccole signorie equestri ripartite in circoli equestri (Reno, Franconia, Svevia) a loro volta suddivisi in 14 cantoni nobiliari oltre il distretto dell'Alsazia.

Tale situazione rimase pressoché immutata fino alla rivoluzione francese.

L'Impero nel XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione territoriale del Sacro Romano Impero nel periodo 962-1806.

Nel corso del XVIII secolo la politica francese continua a perseguire un atteggiamento aggressivo nei confronti dell'impero. Luigi XIV di Francia si pose in diretto antagonismo con gli Asburgo che continuavano a detenere il titolo imperiale, di fatto divenuto ereditario per la loro famiglia. Le lunghe guerre che furono combattute nella seconda metà del XVII secolo e nella prima metà del XVIII, portarono ad una progressiva erosione dei territori occidentali imperiali a favore della Francia. Inoltre, sempre con l'intenzione di indebolire la monarchia asburgica, la diplomazia francese, fomentava continue alleanze contro gli stati asburgici dell'imperatore come nel caso degli Elettori di Colonia, Treviri e della Baviera. Tale movimento centripeto degli stati tedeschi, favorì la rapida ascesa degli Hohenzollern che da elettori del Brandeburgo nell'arco di cinquanta anni assurgeranno come re di Prussia a governare una nuova potenza europea in grado di competere con gli Asburgo. Infatti assunto il titolo reale (1701), la Prussia non perse occasione per strappare potere e territori all'Austria degli Asburgo imperatori, facendosi fautrice delle esigenze degli stati tedeschi di fede protestante (ruolo sottratto alla Sassonia, i cui sovrani nel frattempo erano divenuti cattolici per ascendere sul trono polacco). In questa lotta, cercarono di inserirsi, come poli alternativi, gli elettorati di Baviera, il cui duca si impossessò per breve tempo del titolo imperiale e della Sassonia che, di fronte alla politica aggressiva prussiana divenne fedele alleato dell'imperatore. Nonostante la grave crisi politica che attraversò l'Austria con l'estinzione degli Asburgo, grazie alla politica dell'ultima erede di Carlo VI di Asburgo, Maria Teresa, arciduchessa d'Austria, la corona imperiale ritornò in seno alla famiglia del suo sposo Francesco di Lorena, eletto così nuovo imperatore. Il titolo rimase ai sui eredi fino alla fine dell'impero.

La fine del titolo imperiale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Reichsdeputationshauptschluss e Pace di Presburgo.

Nell'ultimo decennio di vita dell'impero, questo era costituito dagli stessi organi istituzionali che ne avevano sempre regolato le varie attività:

  • La Dieta (Reichstag): rappresentava il potere legislativo; costituita dai rappresentanti dei principi aventi diritto di seggio e di voto che componevano gli "Stati imperiali" (Reichstaende o Reichsstände in tedesco) distribuiti nei dieci circoli o Province del Sacro Romano Impero. Dal 1667 lavorava permanentemente nella sede imperiale di Ratisbona. Gli stati erano suddivisi nei tre corpi elettorali
    • Collegio dei Grandi Elettori (Kur-Fürsten Kollegium) composto da tre elettori ecclesiastici (gli arcivescovi di Magonza, Treviri e Colonia, e da sei elettori secolari (margravio del Brandeburgo, duca di Sassonia, duca e conte del Palatinato del Reno, duca del Brunswick-Lüneburg-Hannover ammesso dal 1708, re di Boemia (imperatore) ammesso al voto dal 1708 al 1780;
    • Consiglio dei Principi (Fürstenrat), suddiviso in
      • Collegio dei Principi dell'impero (Reichsfuerstenrat), costituito da
        • Principi ecclesiastici o "Banco ecclesiastico" (Geistlichen Fürsten), ripartiti in principi con voti individuali (Virilstimmen), rappresentati da circa 26 arcivescovi (Salisburgo e Besançon, fino al 1792) e vescovi e in principi con voti collettivi (Kuriatstimmen), rappresentati dai Prevosti e dagli abati distinti in prelati (Prälaten) del Reno e della Svevia.
        • Principi laici o "Banco secolare" (Weltliche Fürsten), avevano diritto di seggio e di voto individuale ereditario o personale (per i principi contribuenti), rappresentati da duchi, margravi, langravi, principi e principi-conti e distinti in "Antichi Principi" (aventi voto alla Dieta prima del 1580), "Nuovi Principi" e dalle "terre secolarizzate" (Verden e Brema, Magdeburgo, Ratzeburg, Halberstadt, Kamin, Querfurt, Gernrode).
      • Sub-collegio dei Conti e Signori dell'impero (Reichsgraefen und Reichsherrenkolleg), avevano 4 voti collettivi ed erano suddivisi in quattro distretti (Wetterau, Svevia, Franconia, Vestfalia) di cui facevano parte i principi-conti non ammessi nel corpo dei Principi, i conti dell'impero e i signori.
  • Collegio delle libere Città dell'impero (Reichsfreistaettekolleg) composto da circa 51 città imperiali, avevano voto consultivo, espresso solo dopo la votazione degli altri due collegi della Dieta. Erano suddivise in "Banco svevo" di cui 24 cattoliche, su 28 aventi diritto di voto, e in "Banco renano" di cui 5 cattoliche, su 8 aventi diritto di voto.
  • L'imperatore (Römer Kaiser): rappresentava l'impero, ma non aveva poteri sovrani su di esso, essendo una sorta di presidente dell'impero ed organo esecutivo della volontà espressa dalla Dieta. Egli era vincolato, sin dal momento della sua elezione, a rispettare le "Capitolazioni", una sorta di carta costituzionale che ne limitavano il potere e l'ingerenza sugli altri organi istituzionali; tra i suoi poteri egli convocava, in caso di necessità, la Dieta (peraltro permanente), presiedeva il consiglio militare dell'impero (Reichsmilitaregiment) e comandava l'esercito imperiale in guerra (Reichsarmee), nominava i componenti del Supremo Tribunale imperiale (Reichskammergericht), avente sede a Wetzlar e il Consiglio aulico dell'impero (Reichshofrat). Nei lavori della Dieta era coadiuvato dall'elettore di Magonza che, come decano dei principi, tramite un proprio rappresentante, ne coordinava le attività assembleari.

Ma di fatto gli stati che componevano l'impero non si esaurivano solo con quelli aventi diritto di voto alla Dieta. Vi era un numero imprecisato di entità sovrane, in varie forme, che coesistevano con gli "Stati imperiali" e non appartenevano a nessuno dei 10 Circoli o Province imperiali in cui erano distribuiti gli stati con diritto di voto al Reichstag. Contee familiari e feudi allodiali, signorie, villaggi imperiali, abbazie ed immunità ecclesiastiche rappresentate da conti, baroni, cavalieri, borgomastri, abati e capitoli ecclesiastici rappresentavano una realtà imprescindibile di sovranità di fatto, anche se sottoposti alla formale e diretta "suzerainetè" dell'imperatore che ne era il protettore. In particolare, la nobiltà equestre (baroni e cavalieri dell'impero) dal XVI secolo si era organizzata in un proprio corpo autonomo che di fatto era ufficialmente riconosciuto dagli altri principi dell'impero. Questa nobiltà, rappresentata da circa 350 famiglie aventi circa 1500 feudi, aveva costituito un proprio collegio suddiviso in un circolo del Reno, composto da 3 cantoni nobiliari che raggruppavano 98 territori, un circolo della Franconia con 702 territori rappresentati in 6 cantoni ed un circolo della Svevia con 668 territori in 6 cantoni.

Il 2 dicembre 1804 il Primo Console di Francia e presidente della repubblica italiana Napoleone Bonaparte, fu incoronato Imperatore dei Francesi. Subito venne riconosciuto dall'imperatore del SRI e granduca d'Austria Francesco II che, in cambio, si vide riconosciuto Imperatore d'Austria.

La primavera dell'anno successivo, a Milano, in conformità con il nuovo assetto monarchico francese, Napoleone si fece incoronare Re d'Italia. Questo provocò attriti con il S.R.I., che almeno formalmente comprendeva pure il Regno d'Italia. La situazione si risolse con la guerra. Nel primo anniversario dell'incoronazione imperiale la terza coalizione venne sconfitta presso Austerlitz. La Pace di Presburgo dello stesso dicembre ridimensionò l'impero austriaco, e mise sotto influenza francese buona parte del SRI: in particolare venne costituita la Confederazione del Reno. Accettando il fatto compiuto, Francesco II scioglieva l'impero nel 1806, rinunciando per sempre al titolo di Imperatore dei Romani, di fatto un titolo onorifico tramandato internamente alla casa degli Asburgo d'Austria, accontentandosi del più modesto titolo di Imperatore d'Austria con il nome di Francesco I.

La Santa Sede rifiutò di considerare valida l'abdicazione, avvenuta senza consenso papale. Tuttavia dopo la morte di Francesco, avvenuta nel 1834, fu sollevata la questione di come si dovessero mutare le orazioni per l'Imperatore Romano contenute nel Messale per il Venerdì e Sabato Santo. Due decreti della Sacra Congregazione dei Riti (n. 2800 del 31 agosto 1839 e n. 3103 del 27 settembre 1860) ordinarono di lasciare intatte le preghiere, ma di aggiungere una rubrica che dichiarasse che erano ormai da omettere del tutto.

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Parte finale di un documento pubblico emesso da Ottone IV nel 1210

Fin dall'Alto Medioevo, l'Impero fu caratterizzato dalla lotta per tenere i duchi locali lontani dal potere. Al contrario dei monarchi dei territori Franchi dell'Ovest, che più tardi divennero la Francia, l'Impero non riuscì mai a prendere molto controllo sulle terre che formalmente possedeva.

Invece, fin dal principio, l'Impero fu costretto ad accordare sempre più poteri ai Duchi locali nei rispettivi territori. Questo processo, iniziato nel XII secolo, si concluse più o meno con la Pace di Vestfalia del 1648. Molti tentativi di restaurare l'originale grandezza imperiale fallirono.

Formalmente l'Impero fu compresso fra la necessità del Re di Germania di essere incoronato dal Papa (fino al 1508) da un lato e la Maestà imperiale (Reichsstände) dall'altro lato.

Re Tedesco. L'incoronazione come imperatore di Carlo Magno per mano del Papa nell'800 costituì l'esempio che i Re successivi avrebbero seguito: questo gesto fu la conseguenza della difesa del Papa da parte di Carlo contro la ribellione degli abitanti di Roma. Da questo episodio ebbe origine il concetto che l'Impero fosse il difensore della Chiesa.

Diventare Imperatore implicava essere già re tedesco. I re tedeschi erano eletti da tempi immemorabili: nel IX secolo dai capi delle cinque maggiori tribù (Franchi, Sassoni, Bavari, Svevi, Turingi); più tardi dai principali duchi ecclesiastici e laici; infine solo dai cosiddetti principi elettori (Kurfürsten). Questa assemblea fu formalmente istituita da un decreto noto come Bolla d'oro, emesso nel 1356 dalla Dieta di Norimberga, presieduta dall'Imperatore Carlo IV. Inizialmente gli elettori erano sette, poi questo numero variò sensibilmente nel corso dei secoli.

Fino al 1508, il neo eletto Re, si recava a Roma per essere incoronato Imperatore dal Papa. In molti casi questo richiese diversi anni se il Re era occupato in altre questioni, come la conduzione di guerre.

Mai l'imperatore poté governare autonomamente sull'Impero. Il suo potere era efficacemente contenuto dall'argine rappresentato dall'organo legislativo dell'Impero: la Dieta. Questa fu una complicata assemblea che si riuniva ad intervalli irregolari in vari luoghi e su richiesta dell'Imperatore. Solo dopo il 1663 la Dieta divenne un'assemblea permanente.

Maestà Imperiale. Una entità era considerata di rango imperiale se, in accordo con le abitudini feudali, non c'era altra autorità su di essa che quella dell'Imperatore stesso. Solo queste sedevano nella Dieta (Reichstag) ed erano, con grandi variazioni attraverso i secoli:

Il numero di territori fu sorprendentemente grande, raggiungendo alcune centinaia al tempo della Pace di Vestfalia. Molti di questi comprendevano non più di poche miglia quadrate. L'Impero, pertanto, è ben descritto da molti come un mosaico.

Corti Imperiali. L'Impero ebbe anche due Corti: il Reichshofrat in Vienna e la Corte della Camera Imperiale (Reichskammergericht) istituita con la riforma dell'Impero del 1495.

La definizione[modifica | modifica sorgente]

l'Aquila Imperiale

La dizione Impero Romano era sicuramente già usata nel 1034 per indicare le terre sotto il dominio di Corrado II, e abbiamo testimonianze dell'uso di Sacro Impero nel 1157.

Il termine Imperatore Romano in riferimento al sovrano germanico incoronato a Roma, invece, cominciò ad essere utilizzato già per Ottone II (imperatore nel 973- 983). Gli imperatori da Carlo Magno (742-814) fino a Ottone I il Grande escluso (cioè i sovrani dell'Impero carolingio), d'altronde, utilizzavano il titolo di "Imperatore Augusto".

Il termine "Sacro Romano Impero della Nazione Germanica" fu introdotto nel 1254; l'espressione completa Sacrum Romanum Imperium Nationis Germanicae (in tedesco: Heiliges Römisches Reich Deutscher Nation) appare invece alla fine del XV secolo, nel momento in cui il regno aveva perso in Italia molto del suo dinamismo, pur rimanendo legato fino alla fine ad alcune importanti unità territoriali italiane in esso integrate: "sacro" e "romano" erano termini impiegati con spirito di emulazione verso l'impero bizantino; "della nazione tedesca" sottolineava come, dal 962 in poi, il fulcro di questa istituzione fosse nelle genti di stirpe germanica, già costituitesi come "Franchi orientali" dopo la spartizione carolingia.

Il titolo di imperatore era prevalentemente elettivo, secondo le tradizioni "federaliste" dei quattro ducati principali di Germania (Sassonia, Franconia (regno), Baviera e Alemannia), ciascuno contraddistinto da una propria base etnica diversa. Gli elettori erano quindi i grandi nobili del regno di Germania, che si disputavano la corona. Se comunque da una parte il titolo imperiale era considerato in tutta l'Europa occidentale come supremo e in via di principio incontestabile, nella pratica si assistette spesso alla mancanza di potestà sostanziale degli imperatori, ridotti a figure formalmente simboliche, incapaci di manifestare la loro volontà nel regno.

Alcune grandi famiglie cercarono nel tempo di rendere la corona imperiale ereditaria, come la dinastia ottoniana, ma vi riuscì definitivamente solo alla fine del Medioevo la famiglia degli Asburgo, che mantenne il titolo fino al 1806, sebbene non fossero mai stati aboliti i principi elettori e la loro dignità. Alla morte di ogni imperatore infatti essi si riunivano ed eleggevano il suo successore.

Il titolo di imperatore "dei Romani" venne fatto abolire da un altro imperatore, Napoleone I di Francia, che impose a Francesco II d'Asburgo di prendere il titolo di "imperatore d'Austria", più conforme ai territori che effettivamente erano da lui amministrati. Il Sacro Romano Impero si dissolse formalmente nel 1806.

Neanche i contemporanei seppero come definire questo ente. In una famosa descrizione, del 1667 De statu imperii Germanici, pubblicato con lo pseudonimo di Severino di Monzambano, Samuel Pufendorf scrisse:

(LA)
« Nihil ergo aliud restat, quam ut dicamus Germaniam esse irregulare aliquod corpus et monstro simile »
(IT)
« Non ci rimane perciò che considerare la Germania un corpo senza regole simile ad un mostro »
(Samuel Pufendorf)

Voltaire più tardi ne parlava come "né Sacro, né Romano, né Impero".[senza fonte]

Un impero "romano"?[modifica | modifica sorgente]

Da un punto di vista giuridico l'Impero Romano, fondato da Augusto (27 a.C.) e diviso da Teodosio I in due parti (395 d.C.), era sopravvissuto solo nella parte orientale. Questa, dopo la deposizione dell'ultimo Imperatore d'Occidente Romolo Augusto (476 d.C.), aveva ereditato anche le insegne della parte occidentale riunendo da un punto di vista formale l'unità statale. Dunque gli abitanti dell'Impero d'Oriente si consideravano Ῥωμαίοι (Rhōmaioi (romei), ovvero "romani" in lingua greca), e chiamavano il loro stato Βασιλεία Ῥωμαίων (Basileia Rhōmaiōn, ovvero "Regno dei Romani").

L'incoronazione di Carlo Magno da parte di papa Leone III nell'800 fu un atto privo di un profilo giuridicamente legittimo: solo l'Imperatore romano d'Oriente (chiamato "greco" in Occidente proprio a partire da quest'epoca[3]) sarebbe semmai stato degno di incoronare un suo pari nella parte occidentale, per questo da Costantinopoli si guardò sempre con superiorità e sospetto a quell'atto.

Nonostante ciò l'incoronazione papale fu giustificata dal punto di vista formale con due espedienti:

  1. Il fatto che all'epoca l'Impero bizantino fosse governato da una donna, Irene di Bisanzio, illegittima agli occhi occidentali, creava un vuoto di potere che rendeva possibili eventuali colpi di mano (infatti all'epoca l'Impero bizantino non aveva alcuna possibilità di intervenire direttamente in Europa occidentale).
  2. La questione che il papa si dichiarasse come diretto erede dell'Impero romano arrogandosi il potere temporale grazie al documento (falso) della donazione di Costantino, con il quale Costantino I avrebbe ceduto la sovranità sulla città di Roma e su tutta l'Europa occidentale a papa Silvestro I; il documento, riconosciuto come falso già nel XV secolo tramite lo studio filologico di Lorenzo Valla, fu redatto presumibilmente nell'ottavo secolo, quando il papa, minacciato dall'avanzata dei Longobardi, si era trovato a dover far valere la propria autorità. In quell'occasione egli aveva compiuto un'altra incoronazione analoga, altrettanto formalmente illegittima, incoronando Re dei Franchi Pipino il Breve, come ringraziamento dell'aiuto ricevuto nella contesa coi Longobardi.

Gli imperatori romano-tedeschi cercarono con più modi di farsi accettare da quelli bizantini come loro pari: con rapporti diplomatici, politiche matrimoniali o minacce. Ogni volta però non ottennero gli effetti sperati, perché da Costantinopoli vennero sempre chiamati come "re dei tedeschi" (basileus in greco) e mai come "imperatori".

La pretesa di atteggiarsi come eredi dei romani, sebbene giuridicamente discutibile, ebbe però alcuni innegabili risultati positivi, come il ripristino del diritto romano già a partire dalla metà del XII secolo, che, tramite l'attività delle università, tornò in Occidente sostituendosi in tutto o in massima parte alle legislazioni germaniche, in vigore dai tempi delle invasioni, e a quelle canonistiche, diffuse dalle istituzioni ecclesiastiche.

In definitiva quindi, nonostante una partenza velata da equivoci e atti forzosi, il Sacro Romano Impero divenne uno dei cardini della società europea, che profondamente ne influenzò le vicende per secoli.

Il dibattito sull'autorità[modifica | modifica sorgente]

Sono stati fatti molti tentativi di spiegare perché il Sacro Romano Impero non riuscì mai ad avere un potere centrale sui territori, contrariamente alla vicina Francia. Fra le ragioni trovate vi sono le seguenti:

  • L'Impero era stato, soprattutto dopo la caduta degli Hohenstaufen, un'entità confederale: al contrario della Francia che era stata parte integrante dell'Impero Romano, nella parte orientale dell'Impero carolingio, le tribù germaniche erano molto più indipendenti e riluttanti a cedere poteri ad un'autorità centrale. Molti tentativi di rendere ereditario il titolo imperiale fallirono e restò sempre, almeno formalmente, la cerimonia dell'elezione. Più tardi ogni candidato dovette fare promesse agli elettori, nel cosiddetto Wahlkapitulationen (Capitolato di elezione), che garantì sempre più poteri agli elettori durante i secoli.
  • A causa delle sue connotazioni religiose, l'Impero come istituzione fu seriamente danneggiato dal contrasto fra il papa ed i re tedeschi riguardo alle loro rispettive incoronazioni ad imperatore. Non è mai stato molto chiaro a quali condizioni il papa incoronasse l'imperatore ed, in particolare, se il potere di questo dipendesse da quello ecclesiastico del Papa. Un'ampia discussione si accese sulla questione, specialmente durante l'XI secolo, portando infine alla lotta per le investiture ed al concordato di Worms nel 1122.
  • Non è chiaro se il sistema feudale del Reich, dove il re formalmente era all'apice della cosiddetta "piramide feudale", fosse la causa o un sintomo della debolezza dell'Impero. In ogni caso, l'obbedienza militare, che, come da tradizione tedesca, era strettamente legata alla confisca delle terre per i tributi, fu sempre un problema: quando il Reich era costretto alla guerra, le decisioni erano lente e foriere di situazioni instabili.

Dopo l'unificazione della Germania in Stato sovrano federale nel 1871 (vedi Impero tedesco), il Sacro Romano Impero fu conosciuto talvolta come Primo Reich. La Germania nazista si chiamò invece Terzo Reich, considerando l'Impero del 1871 come Secondo Reich, anzitutto allo scopo di affermare una continuità diretta del Nazionalsocialismo con l'intera storia della Germania, secondariamente per negare a posteriori alla Repubblica di Weimar (1918-1933) la sua ragione d'essere come reale espressione della Germania repubblicana e più democratica.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Si veda, per esempio, la voce Sacro Romano Impero nell'Enciclopedia Italiana.
  2. ^ Peter Hamish Wilson, The Holy Roman Empire, 1495–1806, MacMillan Press 1999, London, page 2; The Holy Roman Empire of the German Nation at the Embassy of the Federal Republic of Germany in London website
  3. ^ Il termine "bizantino" con cui attualmente si definisce attualmente l'Impero romano d'Oriente è una pura convenzione storica coniata da alcuni storici cinquecenteschi e diffusa dagli Illuministi; essi, disprezzando tutto ciò che riguardava il Medioevo, vista come un'era buia, disprezzavano anche l'Impero romano d'Oriente e non ritenendo gli abitanti dell'Impero d'Oriente degni di essere chiamati "romani" o "greci" coniarono il termine "bizantino". Poiché il termine "bizantino" venne introdotto per la prima volta nel cinquecento e l'Impero d'Oriente cadde ben un secolo prima (nel 1453) i "bizantini" non seppero mai di essere bizantini ma solo di essere romani (o romei).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • James Bryce, The Holy Roman Empire, 1863. Tradotta, rivista e ristampata: Il Sacro Romano Impero, Hoepli, 1907.
  • Friedrich Heer, (1967: Das Heilige Römische Reich) Il Sacro Romano Impero: mille anni di storia d’Eŭropa, 3ª ed., Newton & Compton, 1004.
  • Alois Dempf, 'Sacrum Imperium. La filosofia della e dello Stato nel Medioevo e nella rinascenza politica (Sacrum Imperium. Geschichtsschreibung und Staatsphilosophie des Mittelalters und der politischen), Le Lettere, 1988.

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