Principe elettore

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I sette principi elettori eleggono re Enrico di Lussemburgo (tratto dal Codex Balduineus)

Principe elettore (in latino: princeps elector imperii oppure elector, in tedesco: Kurfürst) è una carica del Sacro Romano Impero, definita dalla Bolla d'Oro e assegnata ad un numero limitato di principi che costituivano il collegio elettorale al quale, a partire dal XIII secolo, spettava l'elezione dell'Imperatore.

Composizione del collegio[modifica | modifica sorgente]

Nel medioevo e nella prima età moderna il collegio era composto da sette principi, tre dei quali erano ecclesiastici:

Quattro erano invece i principi laici:

I principi elettori avevano l'abitudine di riunirsi nell'Unione elettorale, che se pur non aveva uno status giuridico preciso, permetteva all'imperatore di limitarsi nella consultazione ai principi più importanti e non all'intera Dieta Imperiale, cioè a tutti gli stati e i principi dell'Impero, che erano numerosissimi e variavano nel tempo a seguito di conquiste, annessioni, divisioni ereditarie. L'Unione elettorale non comprendeva l'elettore di Boemia, poiché spesso quest'ultimo era l'imperatore stesso, nella persona dell'arciduca d'Austria, re di Boemia e d'Ungheria (cioè quasi sempre un Asburgo a partire dal XV secolo).

La funzione del collegio elettorale ebbe una complicazione con la Riforma protestante: mentre i principi ecclesiastici rimasero cattolici, i principi elettori laici diventarono tutti protestanti tranne gli Asburgo (che persero anche per un certo periodo la carica elettorale legata al Regno di Boemia durante le guerre hussite e la guerra dei Trent'anni).

Storia del collegio dei principi elettori[modifica | modifica sorgente]

Origini[modifica | modifica sorgente]

Il frequente mutare delle dinastie nel Regno dei Franchi dell'Est prima, e nel Sacro Romano Impero poi, dai Carolingi ai Liudolfingi, dai Salici agli Hohenstaufen, rese quasi regolarmente necessaria l'elezione di un nuovo sovrano e di una nuova dinastia. Diversamente dalla gran parte degli Stati europei, il Sacro Romano Impero rimase pertanto una monarchia elettiva, allo stesso modo degli Stati romano-germanici sorti sulle macerie dell'Impero Romano. Anche il figlio di un sovrano in carica necessitava, per veder riconosciuto il proprio diritto di successione, del consenso e dell'elezione da parte dei cosiddetti grandi del Regno, elezione che non di rado avveniva quando il padre era ancora in vita.

Inizialmente tutti i principi imperiali avevano diritto a prender parte all'elezione del nuovo sovrano. Ma da sempre era esistita una cerchia più ristretta (i cosiddetti laudatores), cui spettava una sorta di diritto di selezionare le varie candidature. Non si trattava necessariamente dei principi più potenti, ma piuttosto di quelli maggiormente prestigiosi, che più di altri si avvicinavano al rango e alla dignità del sovrano.

Di essi facevano parte i tre arcivescovi di Magonza, Colonia e Treviri, oltre al Conte Palatino del Reno, perché i loro territori facevano parte dell'antico regno franco. L'elezione del sovrano era valida solamente se condivisa anche dai laudatores. Molto probabilmente il collegio dei principi elettori nasce proprio da questo gruppo privilegiato

Evoluzione fino al 1356[modifica | modifica sorgente]

Sviluppo graduale del Collegio dei Principi Elettori[modifica | modifica sorgente]

La morte dell'Imperatore Enrico VI (1190-1197) pose fine anche al suo progetto (l'ultimo di questo tipo) di trasformare l'Impero in una monarchia ereditaria. Nella lotta per il trono tra Guelfi e Staufen che si scatenò subito dopo, e che avrebbe portato, nel 1198, all'elezione di due candidati al trono, papa Innocenzo III si propose come arbitro. L'incoronazione a sovrano di Germania era infatti, sin dai tempi di Ottone il Grande, legata all'incoronazione a Imperatore, che avveniva a Roma, ad opera del papa. Per questo i papi avevano un grande interesse ad esercitare un'influenza sull'elezione del re tedesco.

In quell'occasione Innocenzo III riuscì a far prevalere l'opinione che il consenso dei tre arcivescovi e del Conte Palatino del Reno fosse vincolante per una legittima elezione del Re. Attraverso il consenso dei principi ecclesiastici, il papato si assicurava così un influsso indiretto sulla scelta del sovrano tedesco - e di conseguenza, dell'imperatore. Agli inizi del XIII secolo questo nucleo iniziale venne ampliato includendo il Duca di Sassonia e il Margravio del Brandeburgo. Nello Sachsenspiegel di Eike von Repkow (1230) si può leggere: «Nella scelta dell'Imperatore il primo deve essere il vescovo di Magonza, il secondo quello di Treviri, il terzo quello di Colonia» seguono quindi i tre principi laici, mentre al Re di Boemia non viene riconosciuto esplicitamente il diritto di partecipare all'elezione «perché non è tedesco».

Fu dopo la morte di Guglielmo II d'Olanda (1256) che il collegio dei principi elettori divenne un'istituzione chiusa, che escludeva tutti i principi imperiali che non ne facevano parte dalla scelta del sovrano. In generale l'interregno rafforzò la posizione dei principi elettori, anche se questo rafforzamento si sarebbe mostrato in tutta la sua interezza solamente nel secolo successivo. Anche il Re di Boemia prese parte alle elezioni successive, anche se solo nel 1289 riuscì ad affermare la sua appartenenza permanente al collegio. Più tardi, durante le guerre hussite, venne sospesa la qualità di elettore del Re di Boemia.

Il Codex Balduineus contiene la prima descrizione nota del Collegio dei Principi Elettori. L'elezione di Enrico di Lussemburgo (1308) diede anche dimostrazione di una nuova concezione del proprio ruolo da parte dei principi elettori, tutti e sei presenti in quell'occasione, i quali, insieme al neoeletto re, non chiesero l'approvazione papale, ma si limitarono a comunicare a papa Clemente V l'elezione di un nuovo Re (e futuro Imperatore), rendendo in questo modo manifesto che era sufficiente che il collegio eleggesse il re, e che non necessitava di alcuna approvazione esterna.

Soprattutto, dopo l'esperienza dell'epoca di Adolfo di Nassau e Alberto I, i quali entrambi avevano praticato una politica dinastica rivolta in parte contro i Principi Elettori, quest'elezione rese altresì evidente che i Principi Elettori intendevano salvaguardare integralmente i loro privilegi, e che pretendevano che il Re eletto facesse altrettanto.

Lo spazio di manovra del re veniva in questo modo limitato notevolmente, anche se Enrico VII cercò di rafforzare la propria posizione assicurandosi una base dinastica territoriale in Boemia e cercando in Italia un rinnovamento dell'istituzione imperiale.

L'unione elettorale di Rhens[modifica | modifica sorgente]

Nel 1338, con l'unione elettorale di Rhens, i principi elettori decisero di collaborare più strettamente, per decidere in maniera congiunta le future elezioni del sovrano. Da questa unione nacque più tardi il Collegio dei Principi elettori nel Reichstag. In quell'occasione stabilirono inoltre che al papa non spettava alcun diritto d'approvazione sulla nomina del sovrano da loro eletto. Il documento che sancisce queste decisioni, del 16 luglio 1338, recita:

« Secondo il diritto e secondo la tradizione, colui il quale è nominato Re dei Romani dai Principi Elettori dell'Impero, o, in caso di disaccordo, dalla maggioranza di essi, non necessita di alcuna nomina, approvazione, conferma, assenso o autorizzazione da parte della Santa Sede per l'amministrazione dei beni e dei diritti dell'Impero, né per assumere il titolo di re. »

Quest'evoluzione ebbe termine nel 1508, quando l'imperatore Massimiliano I, si autonominò imperatore eletto dei romani, avendo sì l'approvazione del pontefice, ma senza essere da lui materialmente incoronato. Da quel momento, con l'eccezione di Carlo V, nessun imperatore venne più incoronato dal papa. Dal 1562 in poi la cerimonia di incoronazione ebbe luogo di solito a Francoforte, città nella quale avveniva l'elezione. Il titolo di Re dei Romani, che dal 1125 era appannaggio del Sovrano dell'impero dalla sua elezione sino all'incoronazione ad imperatore, da quel momento in poi fu riservato al successore designato di un imperatore ancora in vita.

La Bolla d'oro[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Bolla d'oro.
Carlo IV promulga la Bolla d'oro

I diritti ed i doveri dei principi elettori erano basati, sino a questo punto, principalmente sulla consuetudine. L'imperatore Carlo IV, con la Bolla d'oro, fissò giuridicamente la procedura per l'elezione dell'imperatore. Questo documento, sino al 1806, rappresentò uno dei fondamenti costituzionali del Sacro Romano Impero. Tra le norme procedurali da esso stabilite si legge tra l'altro:

« [...] Quando allora i Principi Elettori, o i loro delegati, avranno prestato giuramento nella forma e nei modi sopraddetti, debbono procedere all'elezione, e non dovranno lasciare la detta città di Francoforte sino a quando la maggioranza di loro non avrà scelto il capo laico del mondo o della cristianità, ovvero il Re romano e futuro Imperatore. Qualora non lo facessero entro trenta giorni, contati dal giorno del giuramento, a partire da allora dovranno ricevere per nutrimento solo pane ed acqua, e per nessun motivo lasciare la suddetta città, sino a quando non abbiano eletto il signore in terra dei credenti, come è sopra scritto. »

Fu di grande importanza per gli sviluppi successivi dell'impero che, a partire dalla morte di Federico II, i principi elettori si fossero allontanati dal principio dinastico, evitando di eleggere un membro della dinastia regnante. In questo modo ogni principe imperiale era un possibile candidato al trono. I pretendenti alla corona dovevano letteralmente comperare l'elezione con vaste concessioni, per esempio garantendo privilegi ai principi elettori, concessioni che venivano registrate con acribia nella cosiddetta capitulatio. Oltre a queste concessioni di carattere giuridico-politico, a partire dalla fine del secolo XII, i pretendenti al trono dovevano anche versare somme ingentissime ai Principi Elettori. Tutto ciò finì per rafforzare il potere e l'indipendenza dei principi imperiali, ed ebbe per conseguenza la frantumazione territoriale dei territori dell'Impero.

Evoluzione nei secoli XVII e XVIII[modifica | modifica sorgente]

L'Imperatore e gli otto Principi elettori (Incisione di Abraham Aubry, Norimberga 1663/64)

Il primo ampliamento del collegio dei Principi elettori ebbe luogo durante la guerra dei trent'anni. Il duca Massimiliano, della casata dei Wittelsbach pretese dall'Imperatore Ferdinando II, come compenso dell'aiuto prestato per scacciare dalla Boemia il cosiddetto Re d'inverno, ovvero suo cugino il Conte Palatino, di sostituirlo nel collegio dei Principi elettori (1623). Dapprima questo privilegio fu limitato alla persona del Duca del Palatinato superiore, ma nel 1628 divenne ereditario. La questione ebbe un notevole rilievo anche nelle trattative per la pace di Vestfalia, e venne risolta solamente nel 1648, concedendo sia al Conte Palatino che al Duca del Palatinato Superiore di far parte del Collegio dei Principi elettori.

Alla fine del XVII secolo la casa degli Asburgo, assicuratasi di fatto l'ereditarietà del titolo imperiale, richiese la riammissione del Regno di Boemia nel Collegio dei Grandi Principi Elettori. Tuttavia, gli altri elettori e principi dell'impero, per lungo tempo temporeggiarono e cercarono di ostacolarne l'ingresso, temendo un ulteriore rafforzamento politico della già potente dinastia imperiale negli affari della Dieta. Per tali cause il nuovo elettorato di Boemia fu ammesso nel Collegio solo nel 1708. La sua esistenza fu tuttavia breve e la sua attività marginale: non appartenne mai a nessun circolo imperiale (Provincia imperiale), ebbe un'influenza decisionale occasionale in seno alla Dieta e con la morte di Maria Teresa d'Austria fu definitivamente soppresso.

Nel 1692 anche il duca Ernesto Augusto di Brunswick-Lüneburg (Hannover) pretese, per la propria casata, l'istituzione di un nono seggio nel Collegio dei principi elettori, in cambio dell'aiuto militare prestato alla casa d'Austria (imperiale) durante la guerra contro la Francia per la successione del Palatinato.

In questa vicenda ebbe anche un ruolo il fatto che l'elettore del Palatinato, ora in appannaggio dei Wittelsbach, era passato ad una dinastia cattolica. Con la creazione di un nono elettore, l'elemento protestante veniva rafforzato. Nonostante le proteste degli elettori cattolici, l'Imperatore assecondò Ernesto Augusto che però rimase solo designato, dato che l'effettiva dignità elettorale venne riconosciuta al figlio e successore solo nella Dieta del 1708, riconoscimento avvenuto contemporaneamente a quello del Regno di Boemia.

Poiché la casata degli Hannover, nel 1714, ascese al trono britannico, per tutto il secolo XVIII la monarchia inglese ebbe voce in capitolo nell'elezione dell'Imperatore del Sacro Romano Impero, per l'elettorato di Brunswick-Hannover e le contee di Hoya, Diepholz, Spiegelberg.

Quando, nel 1777, per motivi dinastici, il ramo palatino dei Wittelsbach si riunì a quello bavarese, il numero dei Principi elettori si ridusse nuovamente ad otto; dopo la morte di Maria Teresa d'Asburgo nel 1780, con la soppressione definitiva dell'Elettorato di Boemia, infine a sette, come in origine.

La fine[modifica | modifica sorgente]

Durante le guerre napoleoniche la Francia si annetté tutti i territori a sinistra del Reno, comprese vaste parti dei territori prima appartenenti ai quattro elettori renani (l'arcivescovo di Colonia, quello di Magonza, quello di Treviri e il Conte palatino. Nel Reichsdeputationshauptschluss del 1803 vennero pertanto meno tutti e tre gli arcivescovi elettori oltre all'elettore palatino.

Quattro nuovi principi li sostituirono, ottenendo il diritto di voto: l'ex-arcivescovato di Salisburgo divenuto ducato secolare con Würzburg, il duca del Württemberg (25 febbraio 1803), il margravio del Baden e il Langravio di Assia-Kassel. Questa riforma, però, non ebbe alcun effetto pratico, perché nel 1806 il Sacro Romano Impero venne sciolto, e i nuovi elettori non ebbero la possibilità di esprimere il proprio voto o di eleggere alcun Imperatore.

Procedura dell'elezione e privilegi dei Principi elettori[modifica | modifica sorgente]

Inizialmente l'elezione del re da parte dei Principi elettori doveva avvenire all'unanimità. Solamente con l'unione elettorale di Rhens, del 1338, ci si accordò sul principio del voto a maggioranza. Anche se il sovrano era in vita, era possibile procedere all'elezione del successore. Se ciò non accadeva, la Bolla d'oro prevedeva che, nel termine massimo di quattro mesi, l'arcivescovo di Magonza convocasse gli altri Principi elettori o i loro delegati a Francoforte per l'elezione del nuovo re. L'arcivescovo di Magonza, nella sua qualità di arcicancelliere dell'Impero, presiedeva inoltre il collegio. Egli doveva interrogare gli Elettori riguardo alla loro decisione, secondo un ordine ben definito: primo l'arcivescovo di Treviri, quindi quello di Colonia, poi, nell'ordine, il Conte Palatino, il margravio di Brandeburgo, il Duca di Sassonia e il Re di Boemia. L'ultimo voto (e spesso, quello decisivo) spettava allo stesso arcivescovo di Magonza.

Fino al secolo XVI l'incoronazione aveva luogo ad Aquisgrana, ad opera dell'arcivescovo di Colonia. a partire dall'elezione di Massimiliano II (1562) e fino allo scioglimento dell'impero quasi tutte le incoronazioni si tennero a Francoforte. L'ultima avvenne nel 1792.

La Bolla d'oro garantì ai Principi elettori una serie di privilegi: avevano il diritto di batter moneta, ed altre regalie; erano considerati maggiorenni a 18 anni, e le aggressioni contro di loro erano reato di lesa maestà. I loro territori erano indivisibili, e le sentenze emanate dai loro tribunali supremi non erano appellabili. Infine il re non poteva avocare a sé alcuna causa che ricadesse sotto la loro giurisdizione.

Verso il 1650 circa, i grandi elettori ebbero il titolo di Durchläuchtig ("altezza serenissima"), mentre altri titoli di stile si diffusero per gli altri elettori dopo il 1710-15: per il re di Prussia, elettore del Brandeburgo, furono usate le espressioni onorifiche di Durchläuchtigster Fürst, ; da notare che il superlativo Durchläuchtigster veniva usato nei protocoli diplomatici anche per i re di Danimarca, Svezia e Polonia, questo per il tentativo di molti giuristi tedeschi di diritto imperiale di legittimare la dignità reale anche per gli elettori dell'impero. Per l'arcivescovo di Magonza fu usato il titolo di Hochwürdiger lieber Neve und Chur-Fürst, per gli altri grandi elettori laici il titolo di Durchläuchtig Hochgebohrner lieber Oheim und Chur-Fürst, e poi dal 1742 Durchläuchtigste Fürsten.

Alti incarichi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Armoriale del Sacro Romano Impero.
Stemma di Massimiliano I di Baviera, Arci-Vicario e Principe Elettore

Ogni elettore godeva del privilegio di un "Alto Incarico dell'Impero" ed era membro del cerimoniale della Casa Imperiale. Tre di loro rivestivano il ruolo di elettori spirituali di tutti gli arci-cancellieri (Erzkanzler): l'arcivescovo di Magonza era arci-cancelliere di Germania, l'Arcivescovo di Treviri era arci-cancelliere della Borgogna e l'arcivescovo di Colonia era arci-cancelliere d'Italia. Gli altri incarichi erano i seguenti:

Incarico Imperiale tedesco latino Elettore
Arci-Maggiordomo o Arci-Coppiere Erzmundschenk Archipincerna Re di Boemia, fino al XV secolo, poi dal1708-1780
Arci-siniscalco o arci-vicario[1] Erztruchseß Archidapifer Elettore palatino dal 1623
Elettore di Baviera, 16231706
Elettore Palatino, 170614
Elettore di Baviera, 17141806
Arci-Maresciallo Erzmarschall Archimarescallus Elettore di Sassonia
Arci-Ciambellano Erzkämmerer Archicamerarius Elettore di Brandeburgo
Arci-Tesoriere Erzschatzmeister Archithesaurarius Elettore palatino, 16481706
Elettore di Hannover, 171014
Elettore Palatino, 171477
Elettore di Hannover, 17771814
Arci-Araldo Erzbannerträger Archivexillarius Elettore di Hannover, 170810 e 171477

Quando il duca di Baviera rimpiazzò l'elettore palatino nel 1623, egli assunse l'incarico di arci-vicario. Quando il Conte Palatino si garantì un nuovo elettorato, assunse la posizione di arci-tesoriere dell'Impero. Dopo che il duca di Baviera venne bandito dall'Impero nel 1706, l'elettore palatino ritornò in possesso del proprio incarico di arci-vicario, e nel 1710 l'elettore di Hannover venne promosso ad arci-tesoriere. La questione si complicò alla restaurazione del duca di Baviera nel 1714; l'elettore di Baviera assunse nuovamente l'incarico di arci-vicario, mentre l'elettore palatino tornò all'incarico di arci-tesoriere e l'elettore di Hannover ottenne l'incarico di Arci-Araldo. Gli elettori di Hannover, ad ogni modo, continuarono ad essere indicati come arci-tesorieri, anche se l'elettore palatino lo esercitò sino al 1777, quando ereditò la Baviera ed il titolo di arci-vicario. Dopo il 1777, non vennero apportati altri cambiamenti significativi; erano stati pensati nuovi incarichi per il 1803, ma il Sacro Romano Impero venne abolito prima che queste riforme fossero applicate.

Molti alti ufficiali utilizzavano nei loro stemmi dei segni di distinzione; molti di questi, che spesso erano "pezze onorevoli", erano indicate nel centro della stemma, in posizione d'onore (come indicato dall'immagine a destra) oltre alle altre cariche che ricoprivano. L'arci-vicario usava un globo dorato in campo rosso (come si può vedere nell'immagine in alto a destra). L'arci-maresciallo utilizzava un simbolo più complesso, due spade rosse incrociate a croce di Sant'Andrea, su un campo nero e bianco. L'Arci-Ciambellano utilizzava uno scettro d'oro su un campo blu, mentre l'Arci-Tesoriere utilizzava la corona di Carlomagno, d'oro, su un campo rosso. Come già detto sia l'elettore palatino che l'elettore di Hannover usavano definirsi come arci-tesorieri dal 1714 al 1777; durante questo periodo, entrambi gli elettori utilizzavano il medesimo segno distintivo. I tre arci-cancellieri e l'arci-maggiordomo non usavano segni distintivi.

I principi-elettori esercitavano le funzioni connesse ai loro titoli quasi solo nel momento dell'incoronazione dell'Imperatore, durante la quale essi portavano e le insegne dell'Impero; negli altri casi di solito venivano rappresentati da un sostituto, che di solito apparteneva ad una nobile famiglia investita del compito in via ereditaria. I doveri di arci-maggiordomo erano quindi assolti dal conte di Althann, quelli di arci-siniscalco dal conte di Waldburg, quelli di arci-ciambellano dal conte di Hohenzollern, quelli di arci-maresciallo dal conte di Pappenheim e quelli di arci-tesoriere dal Conte di Sinzendorf.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Nei periodi di vacanza del trono imperiale.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Hans Boldt: Deutsche Verfassungsgeschichte, vol. 1: Von den Anfängen bis zum Ende des älteren deutschen Reichs 1806, Monaco di Baviera 1984.
  • Arno Buschmann (Hg.): Kaiser und Reich. Klassische Texte und Dokumente zur Verfassungsgeschichte des Heiligen Römischen Reiches Deutscher Nation, Monaco di Baviera 1984.
  • Franz-Reiner Erkens: Kurfürsten und Königswahl, Hannover 2002, ISBN 3-7752-5730-6.
  • Martin Lenz: Konsens und Dissens. Deutsche Königswahl (1273-1349) und zeitgenössische Geschichtsschreibung (= Formen der Erinnerung 5), Vandenhoeck & Ruprecht, Gottinga 2002, ISBN 3-525-35424-X.
  • Hans K. Schulze: Grundstrukturen der Verfassung im Mittelalter, vol. 3: Kaiser und Reich, Stoccarda 1998.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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