Ferdinando II d'Asburgo

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Ferdinando II d'Asburgo
Ferdinand II with insignia.jpg
Imperatore del Sacro Romano Impero
Stemma
In carica 28 agosto 1619[1] – 15 febbraio 1637
Incoronazione 9 settembre 1619 Frankfurt
Predecessore Mattia
Successore Ferdinando III
Nome completo Ferdinando d'Asburgo
Altri titoli Arciduca d'Austria

Re di Ungheria
Re di Boemia

Nascita Graz, 9 settembre 1578
Morte Vienna, 15 febbraio 1637
Luogo di sepoltura Cripta imperiale, Vienna
Casa reale Casa d'Asburgo
Padre Carlo II d'Austria
Madre Maria Anna di Wittelsbach
Consorte Marianna di Baviera, Eleonora Gonzaga
Religione Cattolica
Sacro Romano Impero (1519-1740)
Casa d'Asburgo
Max I wapp.svg

Carlo V (1519-1556)
Figli
Ferdinando I (1556-1563)
Massimiliano II (1563-1576)
Figli
Rodolfo II (1576-1612)
Mattia (1612-1619)
Ferdinando II (1619-1637)
Figli
Ferdinando III (1637-1657)
Figli
Ferdinando IV (1653-1654)
Leopoldo I (1658-1705)
Figli
Giuseppe I (1705-1711)
Carlo VI (1711-1740)
Maria Teresa (1745-1780)
come consorte di Francesco I (1745-1765)
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Ferdinando II d'Asburgo (Graz, 9 settembre 1578Vienna, 15 febbraio 1637) è stato imperatore del Sacro Romano Impero dal 1619 alla sua morte. Il suo governo coincise con la Guerra dei Trent'anni.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II durante la Guerra dei Trent'anni

Nato a Graz, Ferdinando di Stiria era figlio dell'Arciduca Carlo II d'Austria e di Maria Anna di Wittelsbach. Egli venne educato dai Gesuiti e successivamente frequentò l'Università di Ingolstadt. Dopo aver completato i propri studi nel 1595, ascese al trono delle sue terre ereditarie (suo cugino maggiore, l'arciduca Massimiliano III d'Austria aveva svolto la funzione di reggente tra il 1593 ed il 1595) e si recò in pellegrinaggio a Loreto ed a Roma. Poco dopo egli iniziò una soppressione del culto protestante nei propri territori.

Con il Trattato di Oñate, Ferdinando ottenne il supporto dei Paesi Bassi spagnoli nella successione al cugino Mattia d'Asburgo, morto senza eredi, in cambio di concessioni per l'Alsazia e l'Italia. Nel 1617 venne eletto re di Boemia dalla dieta boema, nel 1618 divenne re d'Ungheria e nel 1619 divenne Imperatore del Sacro Romano Impero.

Il suo ultracattolicesimo causò però fin dall'inizio moltissime tensioni nei territori imperiali non cattolici ed in particolare in Boemia. Egli non rispettava le libertà religiose garantite dai suoi predecessori ed in particolare dalle Lettere Patenti di Rodolfo II. Inoltre, Ferdinando fu un monarca assolutista che prevaricò gli storici diritti acquisiti dalla nobiltà locale. La sua impopolarità, causò ben presto la Rivolta boema. La defenestrazione di Praga del 23 maggio 1618 è considerata il fatto scatenante della Guerra dei Trent'anni.

Ferdinando, col supporto della lega cattolica e del re di Spagna suo cugino, decise di reclamare i suoi possedimenti in Boemia e di schiacciare la ribellione. L'8 novembre 1620 le sue truppe, capeggiate dal generale belga Johann Tserclaes, conte di Tilly, schiacciarono i ribelli di Federico V del Palatinato che era stato eletto anch'egli re nel 1618. Dopo la fuga di Federico nei Paesi Bassi, Ferdinando ordinò la conversione forzata al cattolicesimo di Boemia e Austria, riducendo notevolmente anche il potere della Dieta imperiale.

Nel 1625, malgrado i sussidi ricevuti da Spagna e Stato Pontificio, Ferdinando versava ancora in una cattiva situazione finanziaria. Di modo da creare un'armata imperiale per proseguire la guerra, egli impiegò Albrecht von Wallenstein, uno degli uomini più ricchi di Boemia: egli avrebbe diretto le fila della guerra ed avrebbe ottenuto tutti gli stivali presi durante le operazioni. Wallenstein fu in grado di reclutare 30.000 uomini, coi quali fu in grado di sconfiggere i protestanti in Slesia, Anhalt e Danimarca. L’imperatore aveva intrapreso la Guerra dei Trent’anni spinto dall’idea della maestà offesa, e l’aveva condotta sulle prime come una guerra politica. Nel 1629, dopo una campagna vittoriosa, Ferdinando promulgò l'Editto di Restituzione col quale i cattolici ottenevano tutti i territori di cui erano stati privati dopo la Pace di Passau del 1552.

Le sue pretese ultracattoliche fecero sì che i ribelli richiedessero l'intervento di Gustavo II Adolfo di Svezia. Ferdinando replicò duramente nel 1630 anche se non fu in grado di bloccare l'avanzata svedese dal nord della Germania verso l'Austria, subendo una pesante sconfitta alla battaglia di Breitenfeld.

Il generale Tilly morì nel 1632 e Wallenstein venne richiamato al suo compito, raggruppando un esercito nel giro di solo una settimana in modo da espellere gli svedesi dalla Boemia. Nel novembre del 1632 i cattolici vennero sconfitti nella battaglia di Lützen, ma Gustavo Adolfo perì nello scontro. Per la condotta ambigua del Wallenstein (che si concluse con il suo assassinio nel 1634) gli scontri ebbero la peggio, ma le forze imperiali riuscirono comunque a prendere Ratisbona e furono vittoriosi nella battaglia di Nördlingen. Le armate svedesi vennero sostanzialmente affievolite, ma rimase il terrore che Luigi XIII di Francia potesse entrare in guerra a favore dei protestanti per contrastare l'espansionismo dell'Impero (Enrico IV di Francia, padre di Luigi XIII, era stato capo degli ugonotti) Fu per questo che nel 1635 Ferdinando siglò un importante atto per l'epoca, la pace di Praga che ad ogni modo non pose fine alla guerra.

Morì nel 1637, lasciando suo figlio Ferdinando III alla guida dell'Impero.

La personalità di Ferdinando II[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II, 1626

Ferdinando II aveva in comune col re Filippo II l’ideale della vita: la restaurazione dell’unità nell’occidente cristiano-cattolico; ma non aveva la durezza spietata del re spagnolo. Era piccolo di statura, bonario e affabile con tutti, ottimo marito per le sue due mogli (Maria Anna di Baviera, sposata il 30 aprile 1600 e morta l’8 marzo 1616, che gli diede sette figli; ed Eleonora Gonzaga, sposata il 4 febbraio 1622) e ottimo padre, sinceramente addolorato del male che egli era costretto ad arrecare ai suoi veri o supposti nemici. Di abitudini semplici, amante della musica e della caccia, si lasciava molto influenzare dall’ambiente che lo circondava. Dando a piene mani, non pagava i suoi debiti, e tollerava che nei grandi cambiamenti del 1620 in Boemia i suoi favoriti si arricchissero in modo favoloso. Ma, con tutta la modestia del suo spirito, era un uomo coraggioso e tenace. La devozione alla Chiesa e la fede nella potenza e nell’avvenire della casa d’Austria erano una cosa sola con la sua vita. I due sentimenti erano egualmente forti in lui; ma un Impero senza riguardi verso la Chiesa egli lo concepiva ancor meno di una Chiesa che si opponesse allo Stato. E per attuare questa concezione egli agì con un’ostinatezza che lo rese responsabile, insieme con gli altri, delle calamità della grande guerra.

Il rapporto con il Wallestein[modifica | modifica wikitesto]

Il Wallenstein corrispose da principio alle speranze del sovrano, cacciò il re di Svezia dalla Germania meridionale e lo affrontò nella battaglia di Lützen in Sassonia (6 novembre 1632) che, per la morte del suo avversario, fu per lui quasi una vittoria. Ma poi si manifestò il conflitto. Il Wallenstein voleva la pacificazione dell’Impero, passando sopra le questioni religiose e anche sopra lo stesso imperatore; l’imperatore voleva la guerra fino alla vittoria del cattolicesimo. Il Wallenstein mirava a raggiungere il suo scopo anche tradendo e umiliando l’imperatore, se fosse necessario; l’imperatore difendeva i suoi diritti sovrani, anche a costo della vita del suo generale. E il 25 febbraio 1634 il Wallenstein cadde a Eger sotto i colpi dei dragoni irlandesi. Una prova sicura della colpevolezza o dell’innocenza del Wallenstein manca ancora.

Ferdinando II e i gesuiti[modifica | modifica wikitesto]

Egli fu esaltato nelle apologie dei gesuiti come un principe cattolico ideale e nello stesso tempo il suo nome fu maledetto come quello di un fanatico senza cuore: tra questi due opposti giudizi non c’è una via di mezzo, e nella storia la sua figura rimane incerta.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Ferdinando II del SRI Padre:
Carlo II d'Austria
Nonno paterno:
Ferdinando I del SRI
Bisnonno paterno:
Filippo I di Castiglia
Trisnonno paterno:
Massimiliano I del SRI
Trisnonna paterna:
Maria di Borgogna
Bisnonna paterna:
Giovanna di Castiglia
Trisnonno paterno:
Ferdinando II d'Aragona
Trisnonna paterna:
Isabella di Castiglia
Nonna paterna:
Anna Jagellone
Bisnonno paterno:
Ladislao VII Jagellone
Trisnonno paterno:
Casimiro IV Jagellone
Trisnonna paterna:
Elisabetta d'Asburgo
Bisnonna paterna:
Anna di Foix-Candale
Trisnonno paterno:
Gastone di Foix-Candale
Trisnonna paterna:
Caterina di Navarra
Madre:
Marianna di Wittelsbach
Nonno materno:
Alberto V di Baviera
Bisnonno materno:
Guglielmo IV di Baviera
Trisnonno materno:
Alberto IV di Baviera
Trisnonna materna:
Cunegonda d'Asburgo
Bisnonna materna:
Maria Giacomina di Baden
Trisnonno materno:
Filippo I di Baden
Trisnonna materna:
Elisabetta di Wittelsbach
Nonna materna:
Anna d'Asburgo
Bisnonno materno:
Ferdinando I del SRI
Trisnonno materno:
Filippo I di Castiglia
Trisnonna materna:
Giovanna di Castiglia
Bisnonna materna:
Anna Jagellone
Trisnonno materno:
Ladislao II di Boemia
Trisnonna materna:
Anna di Foix-Candale

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Sposò il 23 aprile 1600 la principessa Marianna di Baviera, dalla quale ebbe i seguenti figli:

Rimasto vedovo nel 1616, il 4 febbraio 1622 sposò la principessa Eleonora Gonzaga, dalla quale non ebbe figli.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine del Toson d'Oro

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Kenneth Meyer Setton, Venice, Austria, and the Turks in the seventeenth century, American Philosophical Society, 1991, p. 33, ISBN 978-0-87169-192-7. URL consultato il 27 agosto 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Imperatore del Sacro Romano Impero Successore Armoiries Saint-Empire bicéphale.svg
Mattia 1619 - 1637 Ferdinando III
Predecessore Re di Germania
(formalmente Re dei Romani)
Successore Armoiries Saint-Empire bicéphale.svg
Mattia 1619 - 1637 Ferdinando III
Predecessore Re d'Italia Successore Armoiries Saint-Empire bicéphale.svg
Mattia 1619 - 1637 Ferdinando III
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Mattia 1617 - 1637 Ferdinando III
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Mattia 1618 - 1637 Ferdinando III
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Mattia 1618 - 1637 Ferdinando III
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Mattia 1619 - 1637 Ferdinando III
Predecessore Arciduca dell'Austria Anteriore Successore Bindenschild Privilegium maius 1512.svg
Mattia 1619 - 1623 Leopoldo V
Governatore dal 1619
Predecessore Arciduca dell'Austria Interiore Successore Bindenschild Privilegium maius 1512.svg
Carlo II 1590 - 1637 Ferdinando III

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