Loreto

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Loreto
comune
Loreto – Stemma Loreto – Bandiera
Loreto – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Marche.svg Marche
Provincia Provincia di Ancona-Stemma.png Ancona
Amministrazione
Sindaco Paolo Niccoletti (lista civica) dal 17/05/2011[1]
Territorio
Coordinate 43°26′25.08″N 13°36′26.75″E / 43.4403°N 13.607431°E43.4403; 13.607431 (Loreto)Coordinate: 43°26′25.08″N 13°36′26.75″E / 43.4403°N 13.607431°E43.4403; 13.607431 (Loreto)
Altitudine 127 m s.l.m.
Superficie 17,69 km²
Abitanti 12 543[2] (31-12-2010)
Densità 709,04 ab./km²
Frazioni Costabianca, Grotte, Stazione, Villa Berghigna, Villa Costantina, Villa Musone, Villa Papa
Comuni confinanti Castelfidardo, Porto Recanati (MC), Recanati (MC)
Altre informazioni
Cod. postale 60025
Prefisso 071
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 042022
Cod. catastale E690
Targa AN
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 897 GG[3]
Nome abitanti loretani o lauretani
Patrono Natività della Beata Vergine Maria
Giorno festivo 8 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Loreto
Posizione del comune di Loreto nella provincia di Ancona
Posizione del comune di Loreto nella provincia di Ancona
Sito istituzionale

Loreto è un comune italiano di 12.543 abitanti[2] della provincia di Ancona nelle Marche.

Loreto è famosa per essere la sede della Basilica della Santa Casa, uno dei più importanti e antichi luoghi di pellegrinaggio mariano del mondo cattolico.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

La città sorge sulla sommità d'una dolce collina, con un'ampia campagna attorno caratterizzata dalla coltivazione dell'ulivo. Svetta per altezza e maestosità la sagoma della cupola e del campanile della Basilica sulla cui cima si trova la figura della Madonna. Il panorama che si gode spazia dal mare a Monte Conero, fino all'Appennino umbro-marchigiano.

Storia[modifica | modifica sorgente]

La città si è sviluppata intorno alla nota Basilica che ospita la celebre reliquia della Santa Casa di Nazaret dove, secondo la tradizione, la Vergine Maria nacque e visse e dove ricevette l'annuncio della nascita miracolosa di Gesù.

Origini[modifica | modifica sorgente]

La leggenda cattolica[modifica | modifica sorgente]

Fin dai primi secoli dell’era cristiana, la tradizione affermava che a Nazaret si trovasse la piccola dimora della Vergine, dove ella nacque, dove ebbe luogo l’annuncio dell’Arcangelo Gabriele e dove visse con Gesù e Giuseppe nella Sacra Famiglia. Dopo la Risurrezione, gli Apostoli si sarebbero riuniti in questa casa e avrebbero celebrato l'Eucaristia conformemente all’insegnamento di Gesù[4].

Agli inizi di maggio del 1291, Nazaret e tutta la Palestina erano dominio dei Turchi selgiuchidi. Secondo la tradizione alcuni angeli prelevarono la Santa Casa e la portarono in volo. Il 10 maggio 1291 degli angeli lasciarono la casa a Tersatto, nei pressi della città croata di Fiume; furono dei boscaioli, stupiti, a trovare la piccola dimora. In quel luogo, però, i pellegrini erano spesso preda di ladri e malfattori; così, tre anni e sette mesi dopo, gli angeli ripresero la Santa Casa e con essa si alzarono in volo. Attraversarono l'Adriatico e appena giunti nelle Marche la posarono nei pressi di Ancona, nel luogo in cui oggi sorge la chiesa di Santa Maria Liberatrice di Posatora, il cui nome la tradizione fa derivare proprio da questo evento: posa-et-ora (fermati e prega). La Santa Casa restò in quel luogo nove mesi; poi gli angeli la sollevarono nuovamente e la posarono nei pressi di Porto Recanati, in località Banderuola. Questa volta furono dei pastori a vedere una luce abbagliante uscire dalle nubi e, dietro la luce, la casa[4]. Il luogo era però troppo vicino al mare e dunque esposto ai pericoli delle incursioni turche; inoltre anche lì cominciavano ad accorrere malfattori per derubare i fedeli che giungevano in pellegrinaggio. Otto mesi più tardi la Casa sarebbe stata nuovamente spostata dagli angeli, questa volta sul Monte Prodo (ove poi nacque la cittadina di Loreto), su un terreno di proprietà dei conti Stefano e Simone Rinaldi di Antici, due fratelli che presto iniziarono a trarre profitto dai continui pellegrinaggi di fedeli al punto da fare una petizione al papa per divenirne proprietari[4]. Di nuovo gli angeli sollevarono in volo la Santa Casa e la posarono, alla fine del 1296, al centro della strada che da Recanati va al suo porto, e dunque in un luogo pubblico, che nessuno avrebbe potuto reclamare e sfruttare. Il luogo scelto si trovava sulla cima di una collina coperta di lauri. Dal termine latino laurus il luogo si chiamò Lauretum, e quindi Loreto.

Il viaggio della casa di Nazaret verso Loreto è detto "traslazione della Santa Casa" e con tale nome è rappresentato nelle opere degli artisti dei secoli passati[5]. Nelle Marche è viva la tradizione di accendere grandi fuochi (i focaracci) nella notte tra il 9 e il 10 dicembre per "rischiarare il cammino alla Santa Casa"; si tratta dei fuochi della notte della Venuta, intendendo per "venuta" l'arrivo della Santa Casa. Nel 1617, grazie all'iniziativa del frate cappuccino anconitano fra' Tommaso, l'usanza si diffuse capillarmente in tutte le Marche[6]. Per questo motivo nel calendario cattolico la festa della Madonna di Loreto cade il 10 dicembre, giorno in cui si celebra anche la giornata delle Marche. Il 12 settembre 1920 ebbe luogo a Loreto la festa per la proclamazione della Madonna di Loreto quale "Patrona degli Aeronauti", decretata con breve apostolico di papa Benedetto XV del 24 marzo dello stesso anno.

L'attestazione storica[modifica | modifica sorgente]

Molteplici analisi scientifiche, frutto di studi iniziati con metodo empirico pochi anni dopo l'evento, e successivamente continuati con metodo galileiano, sembrano attestare l'originalità costruttiva dell'edificio e la verosimile provenienza della Casa dall'oriente e segnatamente dalla regione storica della Palestina, sia in base allo stile architettonico, sia in funzione dei materiali costruttivi, avulsi dal territorio italico (in particolare delle Marche), mentre tipici all'epoca in Terrasanta. Altre evidenze della terra di origine provengono dai dipinti e dai graffiti tuttora visibili che ritraggono santi della chiesa orientale e riportano il passaggio dei pellegrini che sin dall'era di Costantino visitavano la Casa. Inoltre, le dimensioni dell'abitazione coincidono con quelle del "buco" rimasto a Nazaret dove prima si trovava la Casa[7].

Il "falso storico" del "Chartularium Culisanense"[modifica | modifica sorgente]

Una recente teoria, supportata dal ritrovamento di documenti posteriori al 1294, afferma che il trasferimento della Santa Casa fu operato dai principi Angeli Comneno, un ramo della famiglia imperiale di Costantinopoli. Questa teoria è comunque tuttora oggetto di discussione, principalmente per il fatto che tutti i mattoni della Casa sono ancora saldati dalla malta che si usava in Palestina, ovvero un misto di solfato di calcio idrato (gesso) impastato con polvere di carbone di legna secondo una tecnica nota in Palestina duemila anni fa, ma mai impiegata in Italia, e questo rende evidente che i crociati avrebbero dovuto fisicamente staccarla e trasportala come un unico blocco. Entrambe le tesi sono concordi sul fatto che, come accennato precedentemente, la Casa partì da Nazaret nel 1291 e, dopo essere transitata per la Dalmazia, ossia dopo essere rimasta per circa tre anni a Tersatto (ora un quartiere della città di Fiume in Croazia), giunse a Loreto nel dicembre del 1294.

Nel maggio 1900 al vescovo di Digione mons. Landrieux venne confidata da Giuseppe Lapponi (archiatra pontificio) la scoperta di certi documenti negli archivi vaticani. Essi testimoniavano come una nobile famiglia bizantina di nome Angeli o De Angelis, discendente dagli imperatori di Costantinopoli, asportò nel XIII secolo le mura della Casa della Madonna da Nazaret e le portò in Italia, salvandole dalle devastazioni musulmane. Questi documenti, però, non furono mai trovati né visti da alcuno, nonostante le numerose ricerche. La notizia sarebbe comunque confermata dalla copia di un presunto antico codice diplomatico, ora conservata presso la Biblioteca Pubblica Statale dell'Abbazia di Montevergine (Avellino).

Il Chartularium Culisanense[8] è un codice diplomatico dell'Ordine Costantiniano Angelico originario di Santa Sofia, istituito dal despota dell'Epiro Niceforo I Angelo-Comneno. Il codice è conosciuto anche con il nome di "culisanense" in quanto conservato nel palazzo dei principi Angelo-Comneno (conosciuti come De Angelo o De Angelis) di Collesano, nella provincia di Palermo, città che dall'831 al 1072 fu un importante avamposto islamico in Occidente per poi divenire, con la cacciata degli Arabi, capitale dell'impero creato da Federico II.

Il codice parla anche della vicenda della Santa Sindone. Il foglio 181, uno dei tre fogli sopravvissuti in copia e recentemente pubblicato (1985), attesta che le Sante pietre prese dalla Casa della Vergine Maria di Nazaret e un'icona raffigurante la "Madonna col Bambino in grembo" (esistente già agli inizi del XIV secolo nel sacello e poi sostituita con una statua lignea), tutti elementi costitutivi del Santuario Lauretano, furono donate da Niceforo I Angelo-Comneno, detto Niceforo Angeli, nel settembre-ottobre 1294 come dote di matrimonio alla figlia Ithamar Angelo Comneno Ducas - detta Tamara o Margherita Angeli - con Filippo I d'Angiò, principe di Taranto e figlio del re di Napoli Carlo II. La corrispondenza cronologica fra il matrimonio e la data d'arrivo della Santa Casa nelle Marche, il 10 dicembre 1294, è evidente. Il problema è però che tale Chartularium, di cui non esiste alcun originale, ma soltanto la sedicente copia ottocentesca di tre fogli, proviene da una famiglia le cui millantate origini principesche e bizantine sono fasulle, come falso è il suddetto Ordine Costantiniano e falsi sono gli altri documenti del medesimo cartulario che sono stati presi in esame: ciò spinge a dubitare fortemente dell'attendibilità di tale documento[9].

La traslazione a Loreto sarebbe avvenuta durante il breve papato di Celestino V. Questi, incoronato a L'Aquila il 29 agosto 1294 per volontà di Carlo II d'Angiò e trasferitosi poi a Napoli il 13 dicembre successivo, rinunciò al pontificato. Non mise mai piede a Roma dove lo sostituiva, in qualità di Vicarius Urbis (Vicario del papa), Salvo, vescovo di Recanati. Salvo era stato nominato dall'ascolano Papa Niccolò IV nel 1291 e svolse l'incarico fino al 1296. Il "Vicarius Urbis", durante le assenze dei pontefici da Roma, esercitava un potere giuridico in spiritualibus (indulgenze, reliquie, ecc.). Probabilmente fu allora che il vescovo Salvo, dovendo destinare - a nome del papa - le "Sante pietre" di una reliquia così insigne, pensò al territorio della sua Diocesi facendole approdare al suo Porto, attivo fin dal 1229 per concessione dell'imperatore Federico II.

Un diretto collegamento con la famiglia Angeli dell'Epiro sono due monete rinvenute nel sottosuolo della Santa Casa, le uniche riconducibili alla data della traslazione tra le centinaia rinvenute. Sono inerenti a Guido II de la Roche, duca del feudo francese di Atene dal 1287 al 1308, figlio di Elena Angelina Comnena, detta Elena Angeli, nipote di Niceforo Angeli e cugina di Margherita Angeli.

Nel testo: “Storia della Santa Casa di Loreto esposta in dieci brevi ragionamenti fra un sacerdote custode di S. Casa ed un divoto pellegrino” – opera del rev.mo Don Antonio Gaudenti, patrizio di Osimo e arcidiacono della Basilica Loretana – ed. seconda, Loreto 1790, pagg. 41-46 è possibile trovare altre versioni relative alla Traslazione della Santa Casa.

Nel "breve" pontificio "Felix Nazarethana" il papa Leone XIII elogiava quanti si adoperavano per restituire alla Basilica il suo antico splendore, e concedeva indulgenza e remissione dei peccati, in forma di Giubileo, a quei fedeli che entro un periodo determinato avrebbero eseguito le prescritte opere di pietà.

Nei secoli passati era sovente sotterrare monete nelle fondamenta di edifici importanti, soprattutto sacri, per indicare l'epoca e i protagonisti della loro costruzione.[senza fonte]

Lo sviluppo Medievale[modifica | modifica sorgente]

L'arrivo dell'importante reliquia contribuì immediatamente a fare dell'antica Silva magna de laureto una delle mete più ambite di pellegrinaggio del mondo cattolico. Ben presto le mura originarie vennero sopraelevate in laterizio e coperte da una volta. La prima citazione riguardante Loreto risale al 1315, dove si accenna a un rustico Sacello visitato da devoti fedeli. Il piccolo borgo che crebbe tutt'attorno fu chiamato Villa Loreti. Dopo solo una ventina d'anni dall'arrivo della Santa Casa si ha già la orazione di un vero e proprio borgo abitato. L'afflusso di pellegrini portava generose offerte, tanto che insieme ai devoti arrivarono anche i malfattori che assaltavano i pellegrini lungo il cammino. I rischi riguardavano anche gli ex voto di materiali preziosi e le donazioni che i Papi cominciarono a inviare a Loreto già dal XIV secolo. Si iniziò così la costruzione di mura di protezione. Per circa un secolo si protrasse la costruzione di un quadrilatero fortificato con quattro torri angolari sorvegliato giorno e notte da guardie. Nella Descriptio Marchiae Anconitanae del 1360 ad opera del cardinal Egidio Albornoz la Villa Sanctae Mariae de Laureto è elencata tra i "Castra" (fortificazioni) appartenenti al comune di Recanati. Quest'ultimo, già grosso centro della Marca anconitana, organizzava ogni anno una fiera di notevole richiamo sia per l'Italia del centro-nord, sia per l'Europa. Commercio, curiosità e devozione mariana finirono per intrecciarsi.

Verso il Rinascimento[modifica | modifica sorgente]

La pietà popolare e il numero dei visitatori crebbero a tal punto che nel 1437 Recanati inviò dapprima un sindaco e quindi un capitano della villa.

Dal 1468, per volere del vescovo di Recanati Nicolò de Astis, si diedero inizio ai grandi lavori della Basilica, ben protetta da imponenti muraglioni che le danno ancora oggi l'aspetto di una fortezza. L'anno seguente Papa Paolo II diede forte impulso al cantiere. Infatti da qualche tempo gravava la grande minaccia dei Turchi, atti a continue scorribande nell'Adriatico e a violente razzie, distruzioni e uccisioni una volta approdati a terra. Notizie di tentativi di sbarchi si hanno nel 1456 a Porto Recanati, col pieno proposito di assaltare il Santuario, ma lo sbarco fu coraggiosamente respinto dagli abitanti; un altro vi fu nel 1479 a Grottammare con gravi conseguenze e un altro ancora l'anno seguente con stragi in Puglia. Il 5 giugno 1518 il sultano turco Selim I, detto Il Crudele, assaltò Porto Recanati riuscendo a penetrare nel castello e a depredarlo. Il terrore scaturito da questo gesto spinse Papa Leone X ad ordinare la costruzione di una nuova e forte cinta muraria in brevissimo tempo. Furono impiegati tre grandi architetti del tempo: Cristoforo Resse da Imola, Andrea Sansovino e Antonio da Sangallo il Giovane. Al contempo furono messi al lavoro ben 400 operai.

Nel 1482 Loreto viene elevata a parrocchia dal sempre più crescente numero dei residenti e da quanti operavano per e nel paese; aumentavano, così, tutti quei servizi che facevano accrescere sia il benessere, sia il lavoro e tutti quegli uffici che attiravano popolazioni da altre zone. Venne costruito un ospedale e dimore per i pellegrini che arrivavano da ogni parte del mondo. L'indulgenza plenaria[10] che Papa Gregorio XIII concesse ai fedeli che avessero visitato il luogo sacro nelle "Feste principali del Signore e della Madonna" contribuì a far lievitare il flusso dei pellegrini.

Papa Sisto V diede un forte impulso allo sviluppo urbanistico di Loreto. Col suo proclama del 1586 elevò il borgo a città e così Loreto vide notevolmente aumentare la sua popolazione e crebbe il numero di pellegrini, tanto che si dovette pensare a un nuovo acquedotto atto a condurre l'acqua delle vigne di Recanati alla piazza del Santuario, completato il 2 dicembre 1606.

Le vicende Napoleoniche[modifica | modifica sorgente]

Veduta di Loreto nel 1725

Spariti i Turchi arrivò la minaccia napoleonica. Napoleone Bonaparte stava svolgendo la sua Campagna d'Italia e, vittorioso, costrinse il 23 giugno 1796 papa Pio VI a firmare l'Armistizio di Bologna, in cui permetteva l'occupazione di Ancona (assieme alla stessa Bologna e Ferrara) da parte dell'esercito francese. Mentre le principali città delle Marche settentrionali spingevano per la proclamazione della Repubblica Anconitana al fine di non tornare sotto lo Stato Pontificio, Loreto, da sempre papalina, trepidava per il saccheggio al tesoro del Santuario.

Il 9 febbraio 1797, alle sette di sera, Napoleone - diretto a Tolentino - giunse a Loreto fermandosi a Porta Romana. Qualche notabile lo accolse offrendogli anche le chiavi della città, ma su un bastione vicino era appostato un uomo che armato di fucile aprì il fuoco. La carica fece cilecca e l'attentatore fu preso e fucilato in Piazza dei Galli. Il giorno seguente i soldati francesi portarono via tutto quanto trovarono. Nonostante il tesoro fosse già stato stipato in tante grosse botti da vino e trasportato a Roma dove fu nascosto a Castel Sant'Angelo per ordine di papa Pio VI, sembra che i francesi requisirono 94 chili d'oro e 17 quintali d'argento, quadri e cristalli di Boemia dagli armadi. Napoleone entrò anche nella Santa Casa e pose il suo sigillo sulla statua della Madonna ordinando di spedirla a Parigi insieme al tesoro. Durante il periodo di esilio il culto della Vergine Lauretana nella Santa Casa di Loreto fu affidato al simulacro in legno di pioppo (identico all'originale) oggi conservato a Cannara (Perugia) e che attualmente rimane l'unico esemplare del periodo napoleonico, dopo l'incendio della statua originale del 1921, ad essere stato venerato nella Santa Casa[11]. Con il Trattato di Tolentino la statua originale finì a Roma per poi tornare, con un viaggio da "Madonna pellegrina" di otto giorni, a Loreto, dove giunse il 9 dicembre 1801.

Novecento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1921 nel Sacello della Santa Casa divampò un furioso incendio che incenerì la scultura della Madonna Nera. Venne subito rifatta per volere di papa Pio XI utilizzando il legno di un cedro del Libano proveniente dai Giardini Vaticani. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani. Nel 1922 il papa la incoronò nella Basilica di San Pietro in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto, dove si trova ancora oggi.

Il 15 settembre 1934 papa Pio XI con la bolla Lauretanae Basilicae soppresse la cattedra vescovile di Loreto, ponendo il Santuario sotto la diretta autorità della Santa Sede.

L'11 ottobre 1935 venne estesa la giurisdizione dell'Amministratore Pontificio al territorio della città di Loreto.

Infine, il 24 giugno 1965, papa Paolo VI con la bolla Lauretanae Almae Domus soppresse l'Amministrazione Pontificia e creò la Delegazione Pontificia per il Santuario di Loreto e la Prelatura della Santa Casa, istituendo nello stesso tempo la cattedra vescovile nella Basilica.

Oggi la cattedra arcivescovile della Prelatura territoriale di Loreto è nella Basilica della Santa Casa.

Duemila[modifica | modifica sorgente]

Nel 2007, in occasione dell'agorà dei giovani italiani, e il 4 ottobre del 2012, a cinquant'anni esatti dall'arrivo nella città mariana di papa Giovanni XXIII, il comune è stato visitato da Papa Benedetto XVI.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Piazza della Madonna[modifica | modifica sorgente]

Piazza della Madonna

La Piazza della Madonna si apre al termine dell'asse principale del borgo come un vero e proprio spazio monumentale attorno al quale si dispongono i massimi capolavori architettonici di Loreto.

Basilica della Santa Casa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Basilica della Santa Casa.

È tutta incentrata verso l'imponente mole del Santuario della Santa Casa iniziata nel 1468, terminata solo verso il XVII secolo e completato dal campanile ad opera di Luigi Vanvitelli nel 1755. Vi lavorarono i migliori architetti del tempo: Baccio Pontelli, Bramante, Andrea Sansovino, Giuliano da Sangallo e Antonio da Sangallo il Giovane. La Basilica è in stile gotico-rinascimentale a pianta a croce latina, nata da una antica struttura a tre navate con un'altra che reca al centro una croce greca. La cupola ottagonale fu eretta tra il 1498 e il 1500 da Giuliano da Sangallo. Anche il Bramante partecipò alla realizzazione della facciata, ma non si può vedere l'opera del maestro in quanto fu edificata da Giovanni Boccalini; l'interno è a tre navate separate da colonne quadrate con sopra crociere a costole. Un ricco e sontuoso recinto marmoreo riveste la Santa Casa e fu progettato dal Bramante ma edificato da Sansovino. La Cappella dell'Annunciazione fu decorata con affreschi di Federico Zuccari, le sagrestie di San Marco e di San Giovanni rispettivamente da Melozzo da Forlì e da Luca Signorelli, il soffitto ed il padiglione della sala del Tesoro dal Pomarancio.

Palazzo Apostolico[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo Apostolico (Loreto).

I lati nord ed est della Piazza della Madonna sono chiusi dal grandioso Palazzo Apostolico progettato da Giancristoforo Romano e costruito da Andrea Sansovino, Antonio da Sangallo e Giovanni Boccalini. Nel progetto originario avrebbe dovuto circondare completamente la piazza, ma per il mancato esproprio del lato destro (attualmente occupato dall'edificio dell'ex Collegio Illirico), venne realizzato il solo lato di fronte alla Basilica, conforme al disegno primitivo, ad opera dello stesso Vanvitelli.

Fontana Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Al centro della piazza si staglia la mirabile Fontana Maggiore, bell'opera barocca di Carlo Maderno e Giovanni Fontana realizzata fra il 1604 e il 1614, e adorna di sculture bronzee dei fratelli Pietro Paolo e Tarquinio Jacometti.

Monumento a papa Sisto V[modifica | modifica sorgente]

Sul lato sinistro del sagrato si scorge il monumento a papa Sisto V, opera eseguita nel 1587 da Antonio Calcagni con la collaborazione di Tiburzio Vergelli. Fu eretta a spese della Provincia della Marca e di otto prelati piceni nominati cardinali da Sisto V. Al centro della piazza si eleva un'artistica fontana, opera di Carlo Maderno e dello zio Giovanni Fontana, che la realizzarono tra il 1604 e il 1614. Ornano la fontana alcune sculture in bronzo, lavorate da Tarquinio e Pier Paolo Jacometti nel 1622. Il Maderno e il Fontana, attraverso una galleria di quasi cinque chilometri, vi condussero acque scaturienti in territorio recanatese per soddisfare le esigenze, anche igieniche, dei pellegrini.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzo della Provincia[modifica | modifica sorgente]

Di gusto rinascimentale, il Palazzo della Provincia sorge lungo corso Boccalini, l'arteria principale della cittadina, la cui edificazione è attribuita a Marino di Marco Cedrino o a Giuliano da Maiano.

Palazzo del Comune[modifica | modifica sorgente]

Costruito in laterizio, presenta la Torre civica leggermente inclinata, eretta nel XVII secolo da Giovanni Branca. La merlatura venne aggiunta nel 1887.

Acquedotto degli Archi[modifica | modifica sorgente]

Fu voluto da papa Paolo V in seguito al vertiginoso sviluppo di Loreto e dal sempre crescente flusso di pellegrini. Venne iniziato con il Capitolato d'appalto del 2 dicembre 1606 e terminato nel 1620. Il progetto di condurre le "acque delle Vigne" di Recanati alla piazza del Santuario, venne affidato a Giovanni Fontana e Carlo Maderno. Una derivazione, attraverso Porta Romana, forniva acqua anche alla fontana di Piazza dei Galli.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Mura e porte cittadine[modifica | modifica sorgente]

La città è circondata da una cinta muraria eretta a partire già dal XIV secolo come difesa, soprattutto dalle incursioni turche nell'Adriatico. Dopo l'assalto di Porto Recanati del 5 giugno 1518 da parte di Selim I il Crudele, papa Leone X avviò rapidamente la ricostruzione completa delle mura. Dal 1518 al 1522 ci lavorarono tre architetti: furono ideate da Antonio da Sangallo il Giovane, realizzate da Cristoforo Resse da Imola e perfezionate da Andrea Sansovino. Il cantiere doveva compiersi in fretta, come da precisi ordini papali, così venne impiegato il materiale da costruzione preparato per il porto di Recanati, e furono messi al lavoro 400 operai, anche di domenica. Le mura vennero dotate di merli arcuati binati e di bastioni, e munite di 26 pezzi d'artiglieria. Sul lato meridionale si apre la Porta Romana, edificata su disegno dell'architetto maceratese Pompeo Floriani verso il 1590 e decorata con due statue di profeti scolpite da Simone Cioli nel 1538-41, destinate in un primo momento al rivestimento marmoreo della Santa Casa. Sul lato settentrionale, dietro le absidi della Basilica, si apre la cosiddetta Porta Marina, aperta al tempo di Clemente VII (1523-1534) ma costruita da Giovanni Branca nel XVII secolo con l'ornamento delle caratteristiche api barberiniane di Urbano VIII (1623-1644). Il bastione Sangallo, dal nome dell'architetto che lo progettò, conserva al suo interno le antiche casematte da cui si difendeva la città, nonché una piazza d'armi. Oggi ospita una sala-teatro polifunzionale.

Piazza e fontana dei Galli[modifica | modifica sorgente]

Piazza Leopardi, o meglio conosciuta come piazza dei Galli si apre davanti la cinquecentesca Porta Romana. Deve l'aspetto odierno all'impianto di urbanizzazione settecentesco, all'epoca della costruzione del campanile del Vanvitelli, infatti venne sistemata inizialmente col materiale ricavato dalla demolizione del vecchio campanile. Al lato della piazza si apre un loggiato, detto Portico delle Transenne eretto nella seconda età del XVIII secolo come riparo ai pellegrini che arrivavano di notte al santuario e che trovavano chiuse le porte della città. In seguito vi si aprirono delle botteghe, divenne luogo di posta e di partenza delle diligenze con relativo riposo dei cavalli. Tra il verde dei giardini del lato opposto al portico si trova la fontana dei Galli, fatta costruire nel 1614-16 da Antonio Maria Gallo e decorata con stemmi e vivaci figure di galli, opera dei fratelli Tarquinio e Pier Paolo Jacometti.

Cimitero Militare Polacco di Loreto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cimitero Militare Polacco di Loreto.

Di fronte alla Porta Marina si scende il crinale della collina percorrendo la cosiddetta Scala Santa e si raggiunge il cimitero militare polacco, luogo di sepoltura di 1080 soldati polacchi caduti nella Seconda guerra mondiale.

Loreto e l'Aeronautica Militare[modifica | modifica sorgente]

L'Aeronautica Militare è profondamente legata alla città: attualmente Loreto è sede della Scuola Lingue Estere Aeronautica Militare (SLEAM)[12] il cui scopo è migliorare la conoscenza delle lingue estere di tutto il personale dell'aeronautica, destinato ad incarichi in cui è necessaria la padronanza di altre lingue, sia in Italia che al di fuori dei confini nazionali. Dal 1930 al 1984 ha ospitato l'O.N.F.A. (Opera Nazionale Figli degli Aviatori), mentre dal 1988 al 2010 la Scuola Perfezionamento Sottufficiali.

Museo storico aeronautico[modifica | modifica sorgente]

Il legame è rafforzato anche con la presenza del Museo storico aeronautico che ha la sua peculiarità nell'esposizione di centinaia di divise militari dell'aeronautica, alcune pezzi unici.

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[13]

Economia[modifica | modifica sorgente]

A Loreto si trova la sede dell'azienda produttrice di cartoni animati Rainbow.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
28 maggio 2006 7 giugno 2010 Moreno Pieroni lista civica Sindaco
8 giugno 2010 16 maggio 2011 Paolo Niccoletti lista civica Sindaco f.f.
17 maggio 2011 in carica Paolo Niccoletti lista civica Sindaco
Gonfalone comunale

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Loreto è gemellata con:

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Il C.S. Loreto, la squadra calcistica principale della città milita nel campionato di Promozione regionale nel Girone B, l'altra è il Villa Musone (squadra dell'omonima frazione) che gioca in Prima Categoria, ma c'è anche la Lauretum ST che gioca in Terza Categoria.

Calcio a 5[modifica | modifica sorgente]

L' Usd Acli VIlla Musone Calcio a 5 nasce nel 1995 milita nella serie D provinciale, dopo esperienze in serie C1, C2 regionale

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Il 16 maggio 1995 la 4ª tappa del Giro d'Italia 1995 si è conclusa a Loreto con la vittoria dello svizzero Tony Rominger.

Il 15 marzo 2009 la 5ª tappa della Tirreno-Adriatico 2009 è partita da Loreto e si è conclusa a Macerata con la vittoria dello tedesco Andreas Klöden.

Pallavolo[modifica | modifica sorgente]

La squadra maschile della Pallavolo Loreto milita attualmente in Serie A2. Nel 2009 è stata promossa in Serie A-1, retrocedendo nuovamente nella serie cadetta al termine della stagione 2009-2010.

Persone legate a Loreto[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ In realtà già facente funzioni a partire dall'8 giugno 2010, quando l'allora sindaco Moreno Pieroni venne eletto consigliere regionale (amministrazione)
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF) in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ a b c Traslazione a Loreto della casa di Nazareth. URL consultato il 02 gennaio 2013.
  5. ^ Fra le varie opere ed artisti si ricorda il bassorilievo sulle pareti della Santa Casa di Loreto ad opera di Niccolò Tribolo e Andrea Sansovino (su disegno di Bramante); Annibale Carracci nella chiesa di Sant'Onofrio al Gianicolo a Roma; il bassorilievo sulla facciata della chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma ad opera di Rinaldo Rinaldi; Vincenzo Pagani nella chiesa di Sant'Agostino ad Ascoli Piceno; Pietro Testa detto il Lucchesino nel duomo di Fermo; Francesco Foschi nel museo-pinacoteca del Palazzo Apostolico di Loreto; Joseph Heintz il Giovane a Venezia (collezione Scarpa)
  6. ^ Il Falò per la Venuta. URL consultato il 02 gennaio 2013.
  7. ^ Nella casa della Madonna. URL consultato il 02 gennaio 2013.
  8. ^ Il Chartularium Culisanense. URL consultato il 02 gennaio 2013.
  9. ^ Su alcune testimonianze del Chartularium Culisanense, sulle false origini dell'Ordine Costantiniano Angelico di Santa Sofia e su taluni suoi documenti conservati presso l'ASNa, «Giornale di storia», 01 ottobre 2012. URL consultato il 02-01-2013.
  10. ^ Relazione istorica delle prodigiose traslazioni della Santa Casa di Nazarette ora venerata in Loreto (Google eBook)
  11. ^ «La statua della Vergine Lauretana di Cannara. Storia, Tradizione e Culto. Il Restauro», a cura di Ottaviano Turrioni, Spello 2005.
  12. ^ Il portale dell'Aeronautica Militare - Scuole Lingue Estere
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

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