Totila

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Totila
Ritratto di Totila, di Francesco Salviati (1549 c.)
Ritratto di Totila, di Francesco Salviati (1549 c.)
Re degli Ostrogoti
Re d'Italia
In carica 541 –
552
Predecessore Erarico
Successore Teia
Morte Gualdo Tadino, luglio 552

Totila, attestato anche come Baduila[1] (... – loc. Caprara di Gualdo Tadino, luglio 552), fu re degli Ostrogoti e re d'Italia dal 541 al 552.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Totila ("l'immortale" in lingua gota) salì al trono dopo la morte di suo zio Ildibaldo e l'assassinio di suo cugino Erarico. Dopo le pesanti sconfitte subite contro il generale Belisario e dopo la conseguente cattura di Vitige nel 540, gli Ostrogoti riuscirono faticosamente a tenere in vita uno stato a nord del fiume Po. Totila era il comandante della truppe gote presso Treviso e fu probabilmente nominato re intorno alla metà del 541.

Totila fa distruggere la città di Firenze, miniatura da un manoscritto della Cronaca di Giovanni Villani

Il suo obiettivo fu subito quello di sventare la politica dell'imperatore Giustiniano I, che mirava alla presa di possesso dell'Italia. Totila ebbe inizialmente molto successo, approfittando del fatto che le truppe di Giustiniano I erano impegnate dal 540 in una guerra contro i Sasanidi nell'Impero Romano d'Oriente. Conseguì notevoli successi sul campo di battaglia assediando e saccheggiando Alatri nel 543, reclutando contadini e servi per rafforzare l'esercito, e riuscì a conquistare la città di Roma per ben due volte, alla fine del 546 ed all'inizio del 550), pur non riuscendo a tenerla per molto tempo.

La prima volta Totila pose sotto assedio Roma nel 544: il 17 dicembre 546 i guardiani si accordarono con l'esercito ostrogoto ed aprirono le porte della città, consentendone l'invasione. Roma venne depredata e le sue mura smantellate, mentre i suoi abitanti furono cacciati o uccisi. Nella primavera del 547 Belisario riuscì a liberarla, ed un secondo assedio di Totila nel maggio dello stesso anno non ebbe successo.

Totila incontra san Benedetto, affresco di Spinello Aretino, San Miniato al Monte, Firenze

Nell'autunno del 549 Totila pose sotto assedio Roma per la terza volta, e riuscì a conquistarla grazie ad un nuovo tradimento dei guardiani che aprirono le porte al suo esercito. La città contò pochi sopravvissuti ed il Senato si trasferì quasi completamente a Bisanzio. Totila durante il saccheggio proibì di uccidere e insultare le donne.[2] La seconda guerra gotica fu molto più sanguinosa della prima negli anni tra il 535 ed il 540. Dopo la seconda conquista di Roma, Totila avviò inoltre una campagna di propaganda, in cui mise a confronto lo stile di vita degli Ostrogoti ai tempi di Teodorico il Grande, con gli anni della sofferenza, della guerra e della politica fiscale di Giustiniano I. Ebbe meno successo con la politica estera, in quanto non riuscì a stringere l'alleanza con i Franchi.

Nel 551, Giustiniano I affidò il comando dell'esercito ad un anziano eunuco di corte, Narsete e lo mandò ad occupare l'Italia: le sue truppe entrarono in Italia da nord attraverso i Balcani, evitando le linee difensive gotiche. Totila allora abbandonò Roma, portando con sé 300 giovani ostaggi scelti tra famiglie più importanti della città.

Il 30 giugno o il 1º luglio del 552, l'esercito gotico venne intercettato nei pressi del villaggio di Tagina (il moderno Gualdo Tadino), da Narsete. Dopo che Totila si accorse di avere un'armata molto meno numerosa del nemico, comunicò di voler arrendersi, ma invece attaccò di sorpresa i bizantini e conquistò una piccola collina. L'armata di Narsete si dispose ad "arco", con la fanteria formata dai longobardi e dagli eruli nel centro e ai lati gli arcieri con alle spalle la cavalleria. Totila dispose i suoi arcieri di fronte con la cavalleria alle spalle. Inizialmente, un gruppo di disertori bizantini si unì agli ostrogoti e iniziarono un combattimento corpo a corpo, ma furono sconfitti, a questo punto comparve Totila che eseguì una danza di guerra o un esercizio equestre (le testimonianze sono vaghe su questo punto). Dopo che furono arrivati in rinforzo a Totila 2000 cavalieri, tutta l'armata ostrogota pranzò, infatti il re voleva provocare un crollo di morale nell'esercito bizantino. Ovviamente Narsete era pronto a questo e mosse i suoi arcieri e fece attaccare la cavalleria sui lati dello schieramento avversario, provocando enormi perdite. Nel primo pomeriggio gli ostrogoti erano completamente disorganizzati e quando Narsete ordinò un'avanzata generale, scapparono e si dispersero. Gli ostrogoti subirono un totale di 6000 vittime.

Lo stesso Totila con pochi fedeli seguaci fuggì verso Caprae (Caprara di Gualdo Tadino), ma fu ferito dalle frecce dei tiratori dell'esercito bizantino o colpito alla spalla da una lancia secondo altre fonti e morì; gli Ostrogoti si riunirono sotto l'ultimo re Teia. Tuttavia, a causa della perdita della maggior parte della cavalleria che non poté più offrire una resistenza adeguata, il sogno degli Ostrogoti di un'affermazione in Italia ebbe fine, mentre Totila continuò a vivere da figura eroica.

La tomba di Totila[modifica | modifica sorgente]

Lo storico vissuto nell'ottocento Camillo Ramelli (1804-1855) definì come attendibile la identificazione della tomba di Totila rinvenuta nel febbraio del 1759 a Matelica, presso il Piano dei cavalieri, chiamato in origine Piano delle tombe o delle capre. Nella cripta, di chiara origine gota, fu ritrovato un cadavere tumulato secondo le usanze dei nobili goti, con un anello d'oro al dito, quattro corpi di soldati di guardia e una spada e lo storico ritenne compatibile il luogo con la descrizione della battaglia fornita dal cronista Procopio di Cesarea. Questa interpretazione è stata però contestata dagli storici che riportano la descrizione fatta dalla stesso Procopio, secondo cui la sepoltura fu modesta in quanto i fedeli del re erano inseguiti dai bizantini. Il corpo venne però ritrovato dagli inseguitori che inviarono a Costantinopoli la corazza, il cappello impreziosito di gemme e i vestiti sporchi di sangue.[3]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sebbene Totila sia quello più usato dagli storici, è in realtà Baduila (o anche Badunila, Baduela) il nome più corretto essendo attestato nella monetazione dell'epoca. La questione dei due nomi non ha ancora trovato una spiegazione esauriente (qualcuno ha ipotizzato una ragione "fonetica").
  2. ^ C.Fleury,Storia Ecclesiastica,t.IV,p.189,Genova,1749.
  3. ^ Dov’è la tomba di Totila? di Balilla Beltrame. URL consultato il 20 luglio 2014.

Fonte[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Thomas Hodgkin, La battaglia degli Appennini fra Totila e Narsete (a.D. 552), (Trad. di C. Santi Catoni), in "Atti e mem. della R. Dep. di st. patria per le prov. di Romagna", 3. ser., vol. 2 (1883/1884), pp. 35-70.
  • Thomas Hodgkin, Italy and her invaders, 3: Book 4: The Ostrogothic invasion: 476-535, 2. ed., Clarendon press, Oxford 1896.
  • Gino Sigismondi, La battaglia tra Narsete e Totila nel 552 d.C. in Procopio, in "Bollettino della deputazione di storia patria per l'Umbria", vol. 65, 1968,
  • Valerio Anderlini, La battaglia di Tagina in Procopio e nella toponomastica locale, Gualdo Tadino 1985
  • Herwig Wolfram, Die Goten: von den Anfangen bis zur Mitte des sechsten Jahrhunderts Entwurf einer historischen Ethnographie, Beck, Munchen 1990'. Ed. it.: Storia dei Goti, (Biblioteca storica; 2) Salerno ed., Roma 1985. ISBN - 88-85026-70-2.
  • Mauro Ambrosi, Perché Tagina? dalla 'Guerra gotica' di Procopio alla ricerca del sito in cui Narsete ha sconfitto Totila (552 d.C.), Sassoferrato 1999
  • Marisa Padoan - Franco Borella, Busta Gallorum: la battaglia tra Totila e Narsete del 552 d.C.: i cronisti, l'ambiente, la vicenda, 2 voll. , Mestre-Venezia 2002

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