Procopio di Cesarea

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Procopio di Cesarea (in greco Προκόπιος ο Καισαρεύς; Cesarea in Palestina, 490 circa – Costantinopoli, 565 circa) è stato uno storico bizantino.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nativo di Cesarea in Palestina, in gioventù studiò retorica, filosofia, diritto a Gaza. Successivamente si trasferì a Costantinopoli sotto il regno di Anastasio, esercitando la professione di avvocato. Nel 527, quando il generale Belisario divenne comandante delle truppe di Dara, contro i Persiani, Procopio venne nominato suo consigliere. In quanto consigliere e segretario del celebre generale, prese parte alla guerra iberica (526-532) contro i Visigoti e alla guerra vandalica (533-534) contro i Vandali.

Nel 534, in seguito alla conquista dell'Africa, Procopio non seguì Belisario a Costantinopoli ma restò in Africa alle dipendenze del magister militum e prefetto del pretorio Salomone. Quando scoppiò una rivolta dell'esercito africano, Salomone e Procopio furono costretti a fuggire in Sicilia dove chiesero aiuto a Belisario, che aveva appena strappato l'isola ai Goti. Belisario, pur infliggendo una sconfitta ai ribelli, non ottenne una vittoria definitiva su di essi e ben presto fu costretto a ritornare in Sicilia. Procopio lo seguì divenendo di nuovo suo segretario divenendo testimone oculare delle campagne di Belisario contro i Goti (535-540). Ritornato a Costantinopoli con Belisario nel 540, fu testimone oculare dell'epidemia di peste che flagellò la capitale nel 542. Dopo il 540 dovrebbe essere rimasto a Costantinopoli, non seguendo Belisario nelle sue successive campagne, sebbene non tutti gli storici siano d'accordo.[1][2]

Nel 551 scrisse una Storia delle guerre in sette libri che narra delle guerre di cui è stato per molti fatti testimone oculare; un ottavo libro dell'opera, un aggiornamento, uscì nel 553. Su richiesta dell'Imperatore scrisse anche Sugli Edifizi, un'opera encomiastica sugli edifici fatti costruire da Giustiniano. Scrisse anche una Storia segreta, un libello astioso contro Giustiniano e Teodora venuto alla luce molti secoli dopo la morte dell'autore. È stato identificato da taluni con il Procopio prefetto di Costantinopoli nel 562, anche se tale identificazione non è certa e potrebbe essere un caso di omonimia.

Opere di Procopio[modifica | modifica sorgente]

Le sue opere, scritte in greco, raccontano il periodo dell'imperatore bizantino Giustiniano I, le sue guerre contro i Vandali, i Persiani e gli Ostrogoti d'Italia (Guerra gotica), la cronaca della vita politica alla corte di Costantinopoli e le descrizioni delle opere edilizie effettuate da Giustiniano.

Storico militare e politico, la sua ottica e la sua tecnica storiografica risulta di matrice fondamentalmente pagana, utilizzando i modelli greci e latini (Erodoto, Tucidide, Livio, Tacito) che la storiografia cristiana-europea riscoprirà solo nel Quattro e Cinquecento con gli umanisti.

Storia delle guerre di Giustiniano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia delle guerre.

Quest'opera è composta da otto libri, sette scritti nel 551 e un ottavo nel 553. I primi due libri (La Guerra Persiana) narrano in modo approfondito le guerre contro la Persia Sasanide dal 502 al 551 sebbene i primi capitoli descrivano in modo molto sintetico anche le guerre precedenti a partire dal 395. Nel libro I si narra anche la rivolta di Nika e la caduta in disgrazia di Giovanni di Cappadocia nonostante non riguardino le guerre romano-sasanidi.

I Libri III e IV narrano invece le guerre vandaliche, cioè le guerre combattute in Africa contro i Vandali e i Mauri. I primi capitoli del Libro III narrano le guerre precedenti al regno di Giustiniano, quindi la conquista vandalica dell'Africa ad opera di Genserico, il regno dei suoi successori e i tentativi dei due imperi d'Occidente e d'Oriente di riconquistare l'Africa. Si passa poi a narrare la conquista bizantina dell'Africa ad opera di Belisario e le guerre dei Bizantini contro i Mauri, le popolazioni del deserto.

I Libri V, VI e VII riguardano invece la guerra gotica, cioè la guerra di Giustiniano condotta contro gli Ostrogoti che occupavano l'Italia e la Dalmazia. I primi capitoli parlano brevemente dello stato dell'Italia prima della guerra gotica, si passa poi a narrare la guerra gotica di Giustiniano. Importante è la descrizione di Procopio, testimone oculare, sull'assedio di Roma ad opera dei Goti nel 537-538, molto dettagliata. Il libro VII narra gli avvenimenti della guerra gotica dal 540 al 551. Il libro VIII fu scritto in seguito, nel 553, e i primi capitoli sono dedicati alla guerra lazica contro i Persiani dal 551 al 553 mentre quelli conclusivi parlano della vittoriosa campagna di Narsete contro i Goti, grazie alla quale l'Italia venne annessa all'Impero.

È stato osservato che i libri che trattano gli eventi fino al 540 non contengono molte critiche al governo di Giustiniano mentre invece quelli che trattano eventi successivi contengono molte critiche celate al suo governo (per esempio le iniquità di Bessa, Giovanni Tzibo e Alessandro Forficula). Presumibilmente, secondo JB Bury[1], i libri che parlano delle guerre prima del 540 furono scritti man mano che Procopio viveva, in qualità di segretario di Belisario, quegli avvenimenti, quando lo scrittore aveva ancora un giudizio abbastanza positivo sul governo di Giustiniano; successivamente Procopio avrebbe cambiato idea, forse in seguito a una mancata promozione o alle sconfitte subite contro Cosroe e Totila, vedendo Giustiniano come la causa di tutti i mali dell'Impero; e questo si sarebbe riflettuto nelle parti dell'opera che Procopio doveva ancora scrivere per completare l'opera che sarebbe stata pubblicata nel 551.

L'opera di Procopio si rifà a Tucidide, contiene vari aneddoti, presagi e digressioni sui luoghi in cui si combattevano le guerre. L'opera ebbe successo e fu continuata da Agazia Scolastico (che narrò gli anni dal 552 al 559) e da Menandro Protettore (dal 559 al 582).

Storia segreta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia segreta.

È un libello contro Giustiniano, Teodora, Belisario, e Antonina. Nella prefazione l'autore sostiene di averlo scritto per riferire di alcuni fatti su cui dovette tacere nelle opere precedenti per paura di essere assassinato da sicari di Giustiniano e Teodora; non solo ma anche per tramandare alle generazioni future le crudeltà commesse da Giustiniano e Teodora. Era inteso per non essere pubblicato e infatti si venne a conoscenza dell'esistenza di questa opera solo alcuni secoli dopo la sua redazione. L'anno della scrittura dovrebbe essere il 550, dato che in più parti dell'opera si afferma che è il 32º anno di regno di Giustiniano (è vero che il 32º anno di Giustiniano cade nel 559 e non nel 550, ma Procopio considerava il regno di Giustino I come facente virtualmente parte del regno di Giustiniano).[1] La struttura dell'opera è la seguente:

  • Capitoli 1-5: sono dedicati a Belisario e Antonina e il ritratto di Belisario che ne esce da questa opera è opposto a quello della Storia delle guerre. Se infatti nella Storia delle guerre viene dato un ritratto molto positivo di Belisario, dipinto come un uomo virile, magnanimo con i vinti e vittorioso in guerra, nella Storia segreta Belisario è un uomo talmente innamorato della moglie (anche adultera) da esserne schiavo; inoltre viene anche criticato per non aver mosso un dito per aiutare il figliastro Fozio, perseguitato da Teodora, per aver anteposto gli interessi familiari al successo della spedizione contro la Persia e per aver impedito che la figlia Giovannina sposasse il nipote di Teodora, assecondando il volere della moglie di cui, a dire di Procopio, continuava ad essere schiavo. Viene anche accusato di aver depredato gli Italici e di non aver avuto il coraggio di affrontare Totila con grosso danno per i Bizantini.
  • Capitoli 6-8: famiglia e carattere di Giustiniano.
  • Capitoli 9-10: infanzia di Teodora. Viene narrato come un'attrice prostituta sia diventata un'imperatrice.
  • Capitoli 11-14: avarizia, persecuzioni e atti ingiusti di Giustiniano. Perseguita gli eretici, scatena le lotte tra gli Azzurri e i Verdi ecc.
  • Capitoli 15-17: Crimini e iniquità dell'Imperatrice Teodora, che rinchiude le prostitute in un convento costringendole con la violenza a una vita di penitenza, protegge le adultere e costringe delle nobildonne a sposare controvoglia degli uomini rozzi.
  • Capitolo 18: Giustiniano con le sue guerre causa milioni di morti, mentre i territori dell'Impero nei Balcani e in Oriente vengono saccheggiati da Slavi, Persiani e Saraceni. Molte persone vengono uccise da terremoti, peste e altre catastrofi naturali, anch'esse attribuite a Giustiniano.
  • Capitoli 19-23: viene criticata l'amministrazione finanziaria.
  • Capitoli 24-26: Giustiniano opprime l'esercito, i mercanti, le professioni, il proletariato.
  • Capitoli 27-29: Altri atti iniqui di Giustiniano, accusato di corruzione.
  • Capitolo 30: Giustiniano riforma la corte. I senatori sono costretti a dirsi suoi schiavi e a chiamare Giustiniano e Teodora "Signore" e "Signora" invece di "Imperatore" e "Imperatrice".

L'attendibilità dell'opera è stata messa in dubbio da molti studiosi; Voltaire considerava l'opera una satira dettata dall'odio che Procopio provava per l'Imperatore. Pur essendo comunque vari fatti deformati e esagerati dall'astio che lo scrittore provava per Giustiniano, comunque l'opera ha un fondo di verità, infatti vari fatti sono confermati anche da altre fonti primarie.

In più punti dell'opera Procopio promette che avrebbe parlato successivamente delle iniquità di Giustiniano contro la Chiesa romana. Dato che non si trova traccia di ciò nell'opera, forse Procopio aveva intenzione di scrivere una storia ecclesiastica che per un motivo o per un altro non scrisse più.

Sugli edifici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi De aedificiis.

Libro in stile encomiastico sugli edifici fatti costruire da Giustiniano. È composto da sei libri.

  • Il libro I descrive gli edifici fatti costruire da Giustiniano e Teodora nella capitale come la Chiesa di S. Sofia, le altre chiese, il palazzo, le cisterne, il convento dove vennero recluse le prostitute costrette da Giustiniano e Teodora a far penitenza per i loro passati peccati ecc.
  • Il libro II descrive le fortificazioni fatte edificare o rinforzare da Giustiniano in Oriente, come ad esempio la fortezza di Dara.
  • Il libro III descrive le fortificazioni fatte edificare o rinforzare in Armenia.
  • Il libro IV descrive le fortificazioni fatte edificare o rinforzare in Europa.
  • Il libro V descrive le fortificazioni fatte edificare o rinforzare in Cilicia e in Palestina.
  • Il libro VI descrive le fortificazioni fatte edificare o rinforzare in Africa.

L'anno della composizione non è certo: alcuni datano l'opera al 554, altri al 560.[1]

Una cosa degna di nota è che Procopio sembra cambiare di nuovo idea su Giustiniano: se nelle opere passate infatti lo criticava aspramente, giungendo persino al libello, in questa opera lo loda come imperatore giusto e caritatevole, sempre disposto a soddisfare le esigenze dei sudditi. L'opera potrebbe essere stata commissionata da Giustiniano, con il risultato che Procopio sarebbe stato "costretto" a parlar bene di lui, oppure la sua opinione su quel principe potrebbe essere effettivamente cambiata in seguito a una promozione o a un favore.[1][3]

Traduzioni Italiane[modifica | modifica sorgente]

  • La Storia Arcana, Fratelli Palombi, 1944
  • Storia Segreta, a cura di Vito Panunzio, trad. di Giuseppe Compagnoni, Colombo Editore, Roma, 1945
  • La Guerra Gotica, trad. di Domenico Comparetti, con note di Elio Bartolini, Collana "I Cento Libri", Longanesi, 1970, Milano; TEA, Milano, 1994 ISBN 88-7819-519-7; Collana i Grandi Libri n.612, Garzanti, Milano, 2007 ISBN 88-11-36612-7
  • Storia Arcana, a cura di A. Cutolo, Collana Storica, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1969
  • Storia Segreta, a cura e con la trad. di Filippo Maria Pontani, Collana paperbacks storici 7, Newton Compton Italiana, Roma, 1972; Collana Poetica, Club del Libro Fratelli Melita, 1989 ISBN 88-403-0230-1
  • La Guerra Gotica, a cura e con la trad. di Filippo Maria Pontani, Collana paperbacks storici 17, Newton Compton Italiana, Roma, 1974; Collana Poetica, Club del Libro Fratelli Melita, 1989 ISBN 88-403-0205-0
  • Le Guerre. Persiana Vandalica Gotica, a cura e con la trad. di Marcello Craveri, Introduzione di Filippo Maria Pontani, Collana i Millenni, Einaudi, Torino, 1977
  • Carte Segrete, traduzioni e note di Lia Raffaelli Cresci Sacchini, Collana i Grandi Libri n. 190, Garzanti, 1977-1994-2008 ISBN 88-11-36190-7
  • Storia Inedita, trad. di F. Cerutti, Collana Classici di Storia, Rusconi, Milano, 1977 ISBN 88-18-16631-X
  • Storie Segrete, a cura di Fabrizio Conca, trad. di Paolo Cesaretti, testo greco a fronte, Collana Classici Greci e Latini, BUR 1996 ISBN 88-17-117118-2
  • Guerra Gotica. Libro 5° e 6°, curatore R. Masullo, Aracne, 2011 ISBN 88-548-3993-0
  • Santa Sofia di Costantinopoli. Un Tempio di Luce, Collana Di Fronte e Attraverso. Storia dell'Arte n.45, Jaca Book, 2011 ISBN 88-16-40844-8

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e JB Bury, Cap. XXIV.
  2. ^ C'è la possibilità che abbia partecipato alla campagna di Belisario del 541, anche se sembra più probabile, secondo Haury (Procopiana), che sia stato sostituito da Giorgio. Secondo Haury, potrebbe essere ritornato in Italia nel 546-547 in quanto il suo resoconto di quei due anni è più dettagliato degli altri del VII libro ma secondo JB Bury non c'è alcuna prova che lo dimostri e potrebbe benissimo aver ottenuto a Costantinopoli notizie di seconda mano molto dettagliate. Sempre secondo Haury avrebbe scritto la Storia delle guerre a Cesarea, ma JB Bury lo ritiene poco probabile perché a Cesarea avrebbe avuto più difficoltà a reperire informazioni sulle guerre a differenza di Costantinopoli. V. JB Bury, Capitolo XXIV.
  3. ^ Secondo Haury, Procopio sarebbe il figlio di Stefano, cittadino di Cesarea proconsole della Palestina I nel 536. Procopio sarebbe stato inviato dal padre a Gaza per motivi di studio e qui avrebbe sposato una giovane di Ascalon, di buona famiglia. Nel 556 Stefano fu ucciso dai Samaritani e sua moglie chiese all'Imperatore giustizia, che ottenne. Secondo Haury, Procopio, riconoscente con l'Imperatore per aver vendicato l'assassinio del padre, per questo motivo avrebbe parlato bene di lui negli Edifici. JB Bury considera questa teoria non molto probabile sebbene ingegnosa. In particolare Haury fa due congetture non verificabili: che Procopio sia il figlio di Stefano di cui non sappiamo il nome; e che sia lo stesso Procopio che sposò la ragazza di Ascalon. Inoltre se Procopio fosse stato figlio di Stefano le fonti primarie molto probabilmente non lo avrebbero omesso. V. JB Bury, Cap. XXIV.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Henning Börm: Prokop und die Perser. Untersuchungen zu den römisch-sasanidischen Kontakten in der ausgehenden Spätantike [Oriens et Occidens 16], Stuttgart 2007.
  • Dariusz Brodka: Die Geschichtsphilosophie in der spätantiken Historiographie. Studien zu Prokopios von Kaisareia, Agathias von Myrina und Theophylaktos Simokattes, [Studien und Texte zur Byzantinistik 5], Frankfurt am Main 2004.
  • Averil Cameron: Procopius and the Sixth Century, Berkeley 1985.
  • Geoffrey B. Greatrex: Recent work on Procopius and the composition of Wars VIII; in: Byzantine and Modern Greek Studies 27 (2003), S.45–67.
  • Anthony Kaldellis: Procopius of Caesarea. Tyranny, History, and Philosophy at the End of Antiquity, Philadelphia 2004.
  • Giorgio Ravegnani, I Bizantini in Italia, Bologna, il Mulino, 2004.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • H.-G. Beck, Lo storico e la sua vittima. Teodora e Procopio, Laterza, Roma-Bari 1988
  • JB Bury, History of the Later Roman Empire.

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