Umanesimo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'umanesimo è un movimento ideologico-culturale che afferma la dignità degli esseri umani. Ebbe inizio nel XV secolo nell'Italia rinascimentale (il centro maggiore fu Firenze) e si diffuse in tutta l'Europa contemporanea[1].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Per "Umanesimo" si intende quel vasto movimento culturale che, iniziato negli ultimi decenni del Trecento e diffusosi nel Quattrocento, ha come caratteristica principale la riscoperta dell'uomo attraverso la ricerca e la letteratura dei classici latini e greci: humanae litterae o studia humanitatis, da cui appunto trae origine il termine "Umanesimo". Questa riscoperta è un'indispensabile premessa culturale del Rinascimento, con la quale la generazione dell'età umanistica sottolinea una netta distanza tra il mondo medioevale, caratterizzato da una visione della vita, che poneva Dio al centro dell'Universo e imponeva all'uomo una totale sottomissione al volere e al potere della Chiesa e la loro visione in cui l'uomo è posto al centro dell'Universo ed è considerato artefice, padrone del proprio destino. Si diffonde una grande fiducia nell'intelligenza umana; si esaltano, in particolar modo, la dignità dell'uomo, la sua superiorità sugli altri esseri naturali, le sue innumerevoli capacità creative. Inoltre si afferma il concetto di humanitas, inteso come la voglia di conoscenza che distingue l'uomo da tutti gli altri esseri animati. Centri di diffusione della nuova cultura sono soprattutto le grandi corti signorili, in particolare la corte di Lorenzo de' Medici, detto il Magnifico, presso la quale si riuniscono moltissimi artisti e letterati del tempo. Infatti anche durante l'umanesimo si rinnovano le arti, la scultura e cominciano ad apparire alcuni personaggi importanti come Leonardo Da Vinci.

Età antica[modifica | modifica wikitesto]

La prima affermazione umanistica nella filosofia occidentale può essere riferita al filosofo e matematico Protagora, che affermò:

« … di tutte le cose misura è l'uomo, di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono per ciò che non sono[2] »

Questa affermazione spostò l'interesse filosofico dalla natura all'essere umano, che, da questo momento, diventò il personaggio centrale della speculazione filosofica. Questa impostazione fu ripresa immediatamente da Socrate e successivamente da Zenone, fondatore dello stoicismo. La posizione di Protagora nell'ambito della società prima greca poi ellenistica fu sempre una posizione minoritaria (è importante mettere in evidenza, sotto questo aspetto, che le opere di Protagora dopo la sua morte furono bruciate in piazza ad Atene) dato che non era congruente con le idee religiose più diffuse nella Grecia del V secolo a.C. ed era nettamente in contrasto con la divinizzazione dei re in epoca ellenistica. Nel V secolo a.C. il filosofo Protagora affermò che l'uomo è alla base del mondo. Nel 1490 Leonardo Da Vinci rappresentò l'uomo vitruviano. L'umanesimo prese il nome dalla riscoperta compiuta dagli autori umanisti delle radici culturali greche e latine. Di conseguenza si afferma un nuovo metodo, quello filologico, già preso in considerazione da Petrarca e Boccaccio nel Trecento, che consiste nella ricerca e nella trascrizione dei codici antichi. Nel Quattrocento si sviluppa come elaborazione di un metodo razionale che consiste nel depurare, dagli errori di trascrizione e dalle manipolazioni effettuate nel Medioevo, i testi antichi. Il Medioevo venne considerato un'età di passaggio e, per un pregiudizio sbagliato, un'epoca buia.

Età medievale[modifica | modifica wikitesto]

Il Cristianesimo, fin dalle sue origini, ebbe un atteggiamento ambivalente nei confronti dell'uomo in quanto quest'ultimo era tanto "figlio di Adamo", quindi il veicolo attraverso il quale il peccato originale si era diffuso sulla Terra, quanto "fratello di Cristo", quindi l'essere prediletto in cui si era incarnato Dio.

Nel corso dell'alto medioevo i problemi della figura umana rimasero in secondo piano rispetto ai grandi problemi teologici dibattuti dai filosofi medioevali, che in genere davano maggior peso alla prima interpretazione della natura umana. D'altro canto la situazione politica, che vedeva il fronteggiarsi di papato ("città celeste") ed impero ("città terrestre") si rifaceva all'origine divina del potere politico, quindi non lasciava spazio politico per chi non aveva ricevuto un'unzione come nobile o come ecclesiastico.

Il basso medioevo (a partire dal XII - XIII secolo) vide un radicale cambiamento culturale, cioè la nascita in Italia dei liberi comuni e, attraverso le crociate, uno sviluppo dei commerci che ridussero il potere economico (e quindi politico) dei nobili. Ovviamente l'acquisizione dell'autocoscienza politico-sociale della borghesia mercantile portò anche ad una revisione filosofica della propria posizione nell'Universo, quindi ad una messa a fuoco sulle potenzialità umane nei confronti dei due poteri dominanti (imperiale ed ecclesiastico). L'Umanesimo è un movimento culturale che si afferma in Italia nel XV secolo, cioè in un periodo storico in cui si prendeva atto del fallimento non solo della teocrazia pontificia e della concezione politico-religiosa di impero feudale, ma anche di tutti i tentativi di creare uno Stato unitario (almeno nell'Italia centro-settentrionale). Cinque Stati regionali avevano imposto a tutta la penisola una politica di equilibrio e di spartizione delle zone d'influenza (Milano, Venezia, Firenze, Roma e Napoli).

Nonostante questi numerosi e potenti nemici, le signorie fiorirono per numerosi anni fino a raggiungere una grande espansione: insieme a queste quindi si prolungò nel tempo anche la cultura umanista, anche grazie alle università, sempre più numerose a causa della frammentazione in piccole città-stato che necessitavano di una classe dirigente che avesse un'istruzione efficiente e non legata alle istituzioni ecclesiastiche. Grazie a questa scuola efficiente, poiché dedicata a strette cerchie di persone (per lo più borghesi), ampliò le frontiere del sapere umano, condizione che portò l'uomo ad aiutarsi rispetto a Dio.

I molteplici tentativi umanistici che percorrono tutto il Medio Evo sono travagliati dalla difficoltà di legare intimamente le conquiste dell'antichità con la nuova visione della vita, da quando i Padri della Chiesa riconobbero il valore dei grandi spiriti del mondo pagano. Durante la Rinascenza carolingia, nel Sacro Romano Impero di Carlo Magno, Alcuino vuole che il cristianesimo faccia tesoro delle conquiste del mondo antico, integrandole e perfezionandole. La conoscenza dell'antica lingua greca, viva nei monasteri d'Irlanda, si afferma nell'Accademia Palatina con Giovanni Scoto Eriugena. Si tratta di un impulso umanistico che si prolunga nel tempo. Rabano Mauro pone, accanto alla "plenitudo scientiae" e alla "rectitudo vitae", la "perfectio eruditionis", cioè l'eleganza del discorso conseguita attraverso lo studio dei classici, come Orazio, Virgilio, Cicerone, Gellio, Macrobio, Seneca. Alla scuola del mondo antico si formano anche Abelardo, Ugo di San Vittore, Giovanni di Salisbury.[3] La Scuola di Chartres ritorna allo studio di Platone. Francesco Petrarca, con i suoi studi e le sue opere, fu un grande precursore dell'umanesimo del Quattrocento.

Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Lorenzo il Magnifico in un ritratto del XVI secolo

L'umanesimo è la cultura del Rinascimento; tra i due concetti vi è dunque una sorta di vicinanza: il primo si riferisce al movimento ideologico culturale legato all'esigenza di ricollegarsi al mondo greco-latino; mentre il secondo si riferisce alle manifestazioni artistiche e fenomeni di costume, come la quasi totale scomparsa delle rappresentazioni di Dio e dei santi, sostituite dalle rappresentazioni dell'uomo. Il Rinascimento italiano politicamente terminò con la morte di Lorenzo il Magnifico (1492), mentre culturalmente proseguì per tutto il secolo successivo, fino agli inizi del XVII secolo. In questo periodo c'è anche un umanesimo monastico il quale non si riduce al camaldolese Ambrogio Traversari; ad esempio nell'ordine delle Clarisse si riconoscono delle vere e proprie monache-umaniste, quali Camilla da Varano.[4]

Riscoperta dell'era latino-greca[modifica | modifica wikitesto]

Per riscoperta dell'era latino-greca si intende lo studio dei testi e delle opere d'arte greco-romane, nonché l'ispirazione ad esse. Difatti quella dell'epoca romana viene considerata umanità, ovvero esempio di civiltà adatto appunto per l'Umanesimo.

Ciriaco Pizzecolli, il crononauta o il pater antiquitatis (padre dell'antichità), come lo chiamavano i suoi contemporanei, con i suoi viaggi nel Mediterraneo alla ricerca di documenti e monumenti dell'epoca classica, fu una figura centrale nella riscoperta del mondo antico. Le sue scoperte poi influenzarono gli studiosi e gli artisti nei principali centri dell'Umanesimo[5].

Determinante fu la caduta dell'Impero Romano d'Oriente nel 1453 (data che talora si usa per indicare la fine del Medioevo) sotto i Turchi ottomani: centinaia di letterati bizantini fuggirono in Italia, dove portarono numerosissimi testi greci che altrimenti non sarebbero stati recuperabili. Questi testi a loro volta diffusero la filosofia di autori come Platone che ancora non erano pienamente conosciuti e studiati.[1]

L'opera classica più usata dagli umanisti fu forse il Codice Giustiniano, scritto da Giustiniano I (il più antico fondamento delle attuali leggi), dal quale poterono ricavare oltre che un Codice civile anche una buona base di studio delle lingue antiche.

Esponenti importanti di questa nuova dottrina furono Bernardino Telesio, Tommaso Campanella e Giordano Bruno.

La letteratura umanistica[modifica | modifica wikitesto]

Masaccio, dettaglio della Cacciata di Adamo ed Eva (1424 circa), Cappella Brancacci, Firenze

Per quanto riguarda la letteratura vediamo uno spostamento di interessi: dall'etica e la teologia, sottolineate da Dante sia nella "Divina Commedia" che nella "Vita Nova", dove l'idea religiosa e l'etica morale sono al centro di tutto, alla figura dell'uomo che utilizza la sua intelligenza per risolvere situazioni in cui nulla può con la forza; di questo un forte esempio è il "Decameron" di Boccaccio, soprattutto le novelle in cui vengono messi in evidenza personaggi astuti, i quali riescono a risolvere situazioni difficili con semplici discorsi chiamati 'motti di spirito'. Lo sviluppo letterario umanistico continua fino ad arrivare a Machiavelli ed alla sua opera politica (Il Principe), in cui l'autore chiarisce che l'artefice della storia è l'uomo e che questa non dipende più da un destino imposto da una divinità. Si nota chiaramente anche un'evoluzione del genere letterario che va dall'epistola, utilizzata soprattutto nel Medioevo (Dante), passando per il dialogo fino ad arrivare al trattato, con una struttura argomentativa complessa. Importanti esponenti della letteratura umanistica furono Marsilio Ficino, Pico della Mirandola, Poliziano, Leonardo Bruni.

L'esperienza umanistica del XV secolo, poi proseguita nel XVI secolo, matrice della civiltà moderna, come evidenzia Eugenio Garin[6][7], ha come caratteristica fondamentale la formazione spirituale, morale e civile dell'uomo ottenuta con la scoperta e lo studio degli scrittori classici. La filologia umanistica è un esercizio atto a formare lo spirito critico, a dare il senso della dimensione storica (gli umanisti ebbero per primi la consapevolezza del distacco dal mondo antico, inesistente nel Medio Evo), a rinnovare il gusto estetico e a fondare nell'uomo il senso della vita come dimensione civile e la coscienza del possesso di tutte le facoltà poste in lui dalla natura. Gli interessi puramente "umani" e lo spirito civile animano la prima grande stagione dell'Umanesimo, soprattutto dell'Umanesimo fiorentino, e stanno a fondamento di una nuova concezione dell'uomo e della natura. La scoperta, lo studio e la conoscenza dei classici portarono di conseguenza ad un processo di imitazione dei generi letterari, dei motivi poetici e della lingua latina. Sulla base delle opere antiche si celebra la dignità spirituale dell'uomo, esaltandone l'attività in molti ambiti. La ragione rende l'uomo capace di conoscere la realtà e di decidere il proprio destino (antropocentrismo). Il rapporto con i classici non fu però di vera imitazione. Alcuni autori del XV secolo ritenevano la lingua di Cicerone la lingua perfetta (ciceronianesimo), mentre altri ritenevano Cicerone uno degli autori maggiori, ma non l'unico, a cui ogni autore poteva rifarsi per scrivere nella "sua" lingua latina. Tra i fautori della prima tesi ci fu Lorenzo Valla, tra gli altri Poliziano. Poi gradualmente tornò spontaneo l'uso del volgare, dopo che, sulla base dei classici, si era formato un nuovo modo autonomo di pensare e di vivere. Nel 1441 Leon Battista Alberti bandì a Firenze una gara sul tema "la vera amicizia" da svolgersi in volgare con una corona di alloro per il vincitore (certame coronario).

Intercorre sempre un rapporto tra lo sviluppo delle idee e della cultura e l'evoluzione della società. L'umanesimo fiorentino fu un "umanesimo civile", che ebbe cioè una matrice cittadina e la vocazione "secolare" di una cultura, quale è appunto quella fiorentina del Quattrocento, che nega al dotto il diritto alla solitudine e alla segregazione e gli impone di vivere in mezzo al consorzio umano, e che afferma il primato della vita attiva su quella contemplativa. Di questo "umanesimo civile" Leonardo Bruni, cancelliere e storico della repubblica fiorentina e difensore della sua libertà minacciata dall'espansionismo di Gian Galeazzo Visconti, è il maggiore esponente.[8]

Oltre a quelli già menzionati, i maggiori filologi ed umanisti del '400 furono: Poggio Bracciolini, Coluccio Salutati, Lorenzo Valla, Leon Battista Alberti, Guarino Veronese, Vittorino da Feltre, Poliziano.

Leonardo Bruni in una sua celebre lettera scrive:"Duplice sia il tuo studio: vòlto, in primo luogo, a conseguire nelle lettere non codesta conoscenza comune e volgare, ma un sapere diligente e intimo, nel quale voglio che tu eccella; in secondo luogo, ad ottenere la scienza di quelle cose che riguardano la vita e i costumi; studi, questi, che si chiamano di umanità, perché perfezionano ed adornano l'uomo. In essi il tuo sapere sia vario e molteplice e tratto da ogni parte sì che nulla tu tralasci che sembri contribuire alla formazione, alla dignità, alla lode della vita. Credo che ti convenga leggere quegli autori, come Cicerone e simili, che ti possano giovare, non solo per dottrina, ma anche per il nitore del discorso e l'abilità letteraria. Se vorrai darmi ascolto, da Aristotele apprenderai fondamenti di queste discipline, ma cercherai in Cicerone l'eleganza e l'abbondanza del dire e le ricchezze tutte dei vocaboli e, per così dire, la destrezza nel discorrere di quegli argomenti. Vorrei infatti che un uomo egregio avesse ricca la conoscenza e sapesse anche illustrare ed abbellire nel discorso le cose che sa. Ma questo non sarà capace di fare chi non abbia letto molto, molto imparato, molto tratto da ogni parte. Quindi non dovrai venire addottrinato solamente dai filosofi, pur fondamento di questi studi, ma anche formato dai poeti, dagli oratori, dagli storici, in modo che il tuo discorso sia vario, ricco e per nulla rozzo. [.....]".[9]

Nel XV secolo sorsero anche accademie culturali: l' accademia neoplatonica a Firenze fondata da Marsilio Ficino, ad indirizzo filosofico; lAccademia pomponiana a Roma (dal nome del fondatore Pomponio Leto, ad indirizzo archeologico); lAccademnia pontaniana a Napoli, prevalentemente poetica, così chiamata in nome del Pontano.[10]

Età moderna[modifica | modifica wikitesto]

A conseguenza di questa esaltazione dell'uomo nel 1700 vedono luce due movimenti culturali i quali si basano sui valori umanistici, quelli che distinguono l'essere umano dalle bestie: i Sentimenti (che diedero la base di sviluppo al Romanticismo) e la Ragione (sulla quale sorse invece l'Illuminismo).

Illuminismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Illuminismo.

L'Illuminismo si diffonde nel 1700 in tutta Europa, specialmente in Inghilterra e in Francia.

Questo spostamento di centro di sviluppo culturale è dovuto soprattutto al fatto che durante l'Umanesimo la classe affermatasi di più sotto il profilo culturale è la borghesia, che crea un'alternativa allo strapotere in campo del sapere da parte del clero. La prima era formata in primis da mercanti, i quali compivano molti viaggi tra i paesi europei esportando, oltre che merci, le caratteristiche culturali della propria patria.

La filosofia illuminista si basa sulla potenza della Ragione, figurata come un "lume" che squarcia il buio culturale inoltratosi per tutto il Medioevo. I seguaci vengono chiamati Illuministi.

Gli aderenti diffusero rapidamente la detta filosofia in tutte le colonie anglo-francesi, specialmente in Nord America. Varie rivoluzioni, più o meno violente, furono ispirate dall'illuminismo: la Rivoluzione Americana, la Rivoluzione Francese e Rivoluzione Industriale.

Fu proprio grazie a questi slanci culturali (e quindi anche artistico-economici) che l'Italia cominciò ad essere contesa fra molti dei maggiori stati Europei (Francia, Spagna, Impero Austro-Ungarico, Prussia), perlomeno fino al 1870 quando, con l'annessione nel Regno d'Italia dello Stato pontificio furono azzerate le influenze francesi nella penisola.

Età contemporanea[modifica | modifica wikitesto]

A lato del significato della parola Umanesimo, intesa come periodo storico, alcuni autori contemporanei ne hanno allargato il significato, definendo umanesimo le correnti pacifiste e nonviolente:

La filosofia[modifica | modifica wikitesto]

I punti principali della filosofia umanista sono l'egemonia delle capacità umane su quelle divine e la riscoperta dell'antichità greco-latina.

In estrema sintesi oggi si intende per umanesimo, in senso pratico e politico, una “life-stance” ovvero una concezione del mondo basata sul buon senso, la ragione, la solidarietà ed il rispetto dei diritti umani. Le associazioni che si dichiarano umaniste lavorano a favore di uno stato laico - non solo nel senso di non confessionale - ma anche di uno stato che tratti i cittadini in modo uguale, senza privilegi né discriminazioni. La prima manifestazione di umanesimo si ha con Protagora, il quale pone l'uomo al centro di tutto, misura di tutte le cose. Successivamente con l'affermazione dell'umanesimo nel Quattrocento nasce una predilezione per Platone e si ha un rifiuto del pensiero Aristotelico. Il platonismo rivendica un modo aperto e ideologico di concepire il processo della verità. Inoltre può offrire la possibilità di capire la religione in modo diverso dal pensiero Aristotelico. Nel Medioevo Platone aveva avuto una larga influenza fino al Duecento ma nel Quattrocento la sua conoscenza si amplia. Il platonismo entra a nella cultura umanistica italiana attraverso il contatto con i dotti bizantini venuti a Firenze in occasione del consiglio, tenutosi prima a Ferrara e poi appunto a Firenze.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Informazioni riguardo l'Umanesimo
  2. ^ Da Diogene Laerzio IX, 51, citata da AAVV L'Universale - Filosofia - Edizioni Garzanti (1986, edizione 2005)
  3. ^ Eugenio Garin, Umanesimo, in "Dizionario delle opere e dei personaggi", vol. I, Bompiani, Milano, 1955, pp. 333-334.
  4. ^ Cultura e desiderio di Dio. L'Umanesimo e le Clarisse dell'Osservanza. Atti della II giornata di studio sull'Osservanza Francescana al femminile (Foligno – Monastero S. Lucia, 10 novembre 2007). A cura di P. Messa – A.E. Scandella – M. Sensi (Viator, 7), Edizioni Porziuncola, Assisi 2008
  5. ^ Giuseppe A. Possedoni (a cura di). Ciriaco d'Ancona e il suo tempo. Ancona, edizioni Canonici, 2002. (Atti del convegno internazionale organizzato nel marzo 2000 dal centro studi oriente-occidente); www.orienteoccidente.org; www.italica.rai.it/rinascimento/monografie; LA Roma antica di Ciriaco d'Ancona - Disegni inediti del sec. XV pubblicati ed illustrati da Christian Huelsen - Roma - Ermanno Loescher & Co - 1907; www.archaeology.co.tv
  6. ^ La cultura del Rinascimento, Laterza, Bari, 1967, pag.25
  7. ^ L'educazione umanistica in Italia, Testi scelti e illustrati da E.Garin, Laterza, Bari, 1949, pp. 6-10.
  8. ^ H. Baron, Lo sfondo storico del Rinascimento fiorentino, in "Rinascita", I, 1938, n.3, pp. 50-72 (tr. it.).
  9. ^ Eugenio Garin, Il Rinascimento italiano, ISPI, Milano, 1941.
  10. ^ Aldo Giudice, Giovanni Bruni, Problemi e scrittori della letteratura italiana, vol. 1, ed. Paravia, 1978, pp. 651-656.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]