Lingua greca antica

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Greco antico (Ἑλληνική)
Parlato in Grecia Grecia
Cipro Cipro
Albania Albania
Turchia Turchia
Italia Italia
Egitto Egitto
Periodo IX-IV secolo a.C.
Classifica estinta
Scrittura Lineare B, Alfabeto greco
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Greche
  Attiche
   Greco antico
Codici di classificazione
ISO 639-2 grc
ISO 639-3 grc  (EN)
Estratto in lingua
Il Padre Nostro
Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς
ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου·
ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου·
γενηθήτω τὸ θέλημά σου,
ὡς ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς·
τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον·
καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφελήματα ἡμῶν,
ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφίεμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν·
καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν,
ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ.
Ὅτι σοῦ ἐστιν ἡ βασιλεία καὶ ἡ δύναμις καὶ ἡ δόξα εἰς τοὺς αἰῶνας·
ἀμήν.
Traslitterazione
Pater hēmṓn ho en tois uranòis
hagiasthḗtō to ònomà-su;
elthétō hē basileìa-su;
genethètō to thélēmà-su,
hōs en ouranṓi, kài epì tēs gēs;
ton àrton hēmṓn ton epiùsion dos hēmìn sēmeron;
kài àphes hēmìn ta ophelḗmata hēmṓn,
hōs kài hēmḕs aphìemen tòis opheilètais hēmṓn;
kài mē eisenénkēis hēmàs ḕs peirasmòn,
allà rhūsai hēmàs apò tu ponērù.
Hoti sù-estin hē basileìa, kài hē dýnamis, kài hē doxa eis tus aiōnas;
Amēn.

Il greco antico è una lingua appartenente alla famiglia delle lingue indoeuropee che veniva parlata in Grecia tra il periodo arcaico (circa tra il IX secolo a.C. e il VI secolo a.C.) e il periodo classico (all'incirca fino al IV secolo a.C.)

Storia[modifica | modifica sorgente]

Storia della
lingua greca

(vedi anche: alfabeto greco)
Proto-greco
Miceneo (1600–1100 a.C. circa)
Greco antico (800–330 a.C. circa)
dialetti:
eolico, arcado-cipriota, attico-ionico,
dorico, nord-occidentale, locrese, panfilio;
dialetto siceliota, lingua omerica.

Koinè greca (330 a.C.–330 circa)*
Greco medievale (330–1453)
Greco moderno (dal 1453)
dialetti:
cappadocico, cretese, cipriota,
demotico, italiota (greco-calabro, griko), katharevousa,
pontico, dialetto zaconico, ievanico

  • Date tratte da D. B. Wallace, Greek Grammar Beyond the Basics: An Exegetical Syntax of the New Testament (Grand Rapids 1997), 12.

In Grecia veniva originariamente parlato il dialetto miceneo, che nel II millennio a.C. fu soppiantato dal greco antico; quest'ultimo, in età alessandrina, evolse quindi nel greco ellenistico, definito "koinè" (κοινή) o "greco biblico", la cui evoluzione porterà al greco bizantino. Il greco antico è stata indubbiamente una delle lingue più importanti nella storia della cultura dell'intera umanità: è stata la lingua di Omero, dei primi filosofi e dei primi scrittori dell'occidente.

L'incipit dell'Odissea in lingua greca antica

Termini del greco antico sono stati presi in prestito dai Romani nella lingua latina e attraverso questi sono arrivati fino ai nostri giorni. La nomenclatura binomiale, sebbene sia espressa in latino, attinge fortemente dal vocabolario del greco antico. Numerosi concetti tipici della contemporaneità, come quello di democrazia, sono nati nella Grecia antica e sono pervenuti fino ai nostri giorni.

Come il greco moderno, che ne è la naturale evoluzione, il greco antico era una lingua indoeuropea le cui origini sono ancora oggi difficili da chiarire: i diversi dialetti che venivano parlati in Grecia avevano una comune radice che i linguisti hanno definito protogreco ed erano diffusi, prima della migrazione dorica, nell'area balcanica. Rintracciare un antenato precedente risulta molto difficoltoso, causa la mancanza di testi scritti, ma sembra possibile affermare che fosse presente una stretta comunanza di radici tra greco antico e lingua armena (alcuni parlano così di un progenitore chiamato "greco-armeno").

Si può pensare che il proto-greco abbia perso la propria unità linguistica al tempo dell'invasione dorica, a seguito della quale, in un periodo compreso all'incirca fra il 1200 e il 1000 a.C., si è avuto lo sviluppo di numerose varianti di greco antico, ricordate come dialetti greci. Le prime attestazioni del greco antico compaiono attorno all'VIII secolo a.C. con lo sviluppo di un determinato tipo di alfabeto.

La perdita dell'unità linguistica porta allo sviluppo di diverse varietà di greco, ciascuna delle quali deriva il proprio nome da quello della particolare popolazione greca in cui era parlato quel dialetto: così, il dialetto dorico era parlato dai Dori, l'eolico dagli Eoli, lo ionico dagli Ioni. Ogni dialetto aveva caratteristiche peculiari, ma tutti erano talmente affini l'uno con l'altro da essere perfettamente intelligibili tra loro.

Ancora oggi il greco antico è studiato in alcune scuole secondarie occidentali, insieme al latino: esempi sono il liceo classico in Italia, l'Humanistisches Gymnasium in Germania e le grammar schools nel Regno Unito. In Italia in particolare, è studiato ogni anno dall'8-9 per cento[1][2][3] degli alunni delle scuole superiori (tutti gli iscritti nei licei classici), la quota più alta tra i Paesi occidentali. Sempre insieme al latino, il greco antico è anche materia di studio all'università nel corso di studi in lettere classiche.

Dialetti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetti greci.
Diffusione dei vari dialetti del greco antico

La lingua greca antica (in greco moderno Αρχαία ελληνική γλώσσα in greco antico Ἑλληνική γλῶσσα ) è una lingua flessiva a elevato grado di sinteticità, di origine indoeuropea, i cui dialetti erano parlati nell'antica Grecia, nelle isole dell'Egeo e nelle colonie greche sulle coste del Mediterraneo orientale e occidentale. Il greco antico è una lingua di grande rilevanza culturale poiché in essa furono redatti i primi testi letterari, filosofici e scientifici della civiltà occidentale.

Essa era articolata in vari sotto-gruppi linguistici, i dialetti greci, che erano:

Per la grammatica e le particolarità linguistiche di tutti questi dialetti, si rimanda alle voci indicate dai collegamenti. La grammatica greca di cui qui delineeremo gli aspetti fondamentali, è improntata in larga parte al dialetto attico, parlato ad Atene, e impostosi dal V secolo a.C. in poi come lingua panellenica, a causa dell'egemonia militare, politica, economica, culturale di Atene; tale dialetto, insieme a una componente ionica più o meno forte a seconda dei luoghi, sarà alla base della κοινὴ διάλεκτος, la koinè di età ellenistica, la lingua franca del Mediterraneo nota anche come greco comune, greco alessandrino o greco ellenistico. Essa, tuttavia, non coincide appieno con il dialetto attico puro.

Fonologia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Fonologia della lingua greca antica.

La fonetica greca si distingue notevolmente da quella delle lingue indoeuropee moderne.

Le sue caratteristiche essenziali sono:

  • La natura dell'accento, che è di natura musicale e non tonica. Esistono tre accenti nella prosodia del greco antico: accento acuto, grave e circonflesso
  • La presenza di dittonghi, caratterizzati dall'incontro di una vocale aperta o semi-aperta, lunga o breve (α ε ο η ω), , con una vocale chiusa breve (ι υ)
  • La contrazione vocalica, ossia la riduzione a un dittongo o a una vocale lunga delle coppie di vocali consecutive che non formino dittongo. Tale contrazione è sistematica nel dialetto attico, che mostra spiccata avversione per lo iato.
  • L'assimilazione consonantica

La legge del trocheo finale stabilisce che:

  • Se viene accentata la penultima sillaba, questa porterà un accento acuto tranne nel caso in cui si verifichino contemporaneamente due condizioni, cioè che la penultima sia lunga e l'ultima sia breve: in quest'unico caso la penultima porterà un accento circonflesso.

Tale legge è conosciuta dagli studiosi anche come Legge Σωτῆρα (Sotèra).

In età medievale e nel primo Rinascimento predominava fra gli umanisti un'altra pronuncia, quella cosiddetta reuchliniana o roicliniana, così chiamata poiché fu l'umanista Johannes Reuchlin a sostenerne la validità. Tale lettura era legata alla pronuncia itacistica cosiddetta bizantina ma in realtà era assai più antica, visto che traspare dai papiri dell'età ellenistica e le prime avvisaglie di tale evoluzione della fonetica antica del greco sono già ampiamente adombrate dalla realtà fonetica sottesa ad alcune riflessioni linguistiche dei dialoghi di Platone.

La lettura itacistica fu importata in Italia dagli intellettuali bizantini scampati alla conquista e al saccheggio di Costantinopoli (1453) da parte dei Turchi. Quegli intellettuali (fra cui spiccavano il filosofo neoplatonico Emanuele Crisolora e il cardinale Giovanni Bessarione) impressero alla lettura dei classici greci il loro accento e la loro inflessione. Essi leggevano /i/ anche le lettere η e υ, i dittonghi ει e οι, e pronunciavano /ɛ/ il dittongo αι; inoltre pronunciavano /v/ la lettera υ nei dittonghi αυ ed ευ, prima di vocale o consonante sonora, e /f/ prima di consonante sorda; come /v/ era letta anche la β. Fu un altro grande umanista, l'olandese Desiderio Erasmo da Rotterdam a opporsi alla pronuncia itacistica del greco antico. Questi, studiando le figure di suono nei poeti comici, in particolare le onomatopee scoprì che la pronuncia antica era diversa da quella roicliniana: il belato della pecora in Cratino, commediografo ateniese del V secolo a.C., è infatti imitato con βῆ βῆ, il che denunciava il vero suono delle lettere greche che componevano questa particolare onomatopea: non /vi/, ma /bɛ:/. Pertanto, Erasmo scoprì e cercò di ripristinare la vera pronuncia classica, che da lui prende il nome di erasmiana.

La vera pronuncia erasmiana, di cui i linguisti hanno perfezionato la ricostruzione con l'aiuto degli storici, definendo quindi i caratteri della vera pronuncia greca classica, del V secolo a.C., differisce tuttavia per diversi aspetti, dalla pronuncia scolastica convenzionale italiana:

  • la pronuncia scolastica non distingue in modo sensibile le vocali brevi dalle lunghe, come invece andrebbe fatto;
  • le consonanti φ θ χ, che usualmente si pronunciano, rispettivamente, /f/ (come la f italiana di fede), /θ/ come la th inglese di third (alcuni pronunciano il θ /ts/, come la z aspra italiana di spazio), e /x/ (come la ch tedesca di Bach, come il c toscano lenito, in pratica), nel greco classico erano delle vere e proprie occlusive come /p/ /t/ /k/, da cui si distinguevano, perché seguite da un'aspirazione.
  • La consonante ζ (zeta), che in età ellenistica già si pronunciava /z/ (come la s intervocalica italiana di rosa), nel greco arcaico si pronunciava /zd/ (e così ancora la pronunciavano nel V secolo i parlanti dorici e eolici, che scrivevano direttamente σδ). In età classica, in Attica, si cominciò a pronunciare questa lettera come /ʣ/ e, dalla seconda metà del IV secolo in poi, /z/. Si ricordi peraltro che la zeta fu introdotta nell'alfabeto latino solo successivamente, per trascrivere le parole di origine greca.

Grammatica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Grammatica del greco antico.

Il greco, come molte altre lingue indoeuropee, è una lingua flessiva. È fortemente arcaica nella conservazione delle forme dell'indoeuropeo.

La flessione nominale contempla

Esempio di testo greco, dialetto attico di Menandro, da una commedia perduta, il Misoumenos.

La flessione verbale comprende

Sistema di scrittura[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Alfabeto greco.

L'alfabeto greco è formato da 24 lettere:

Nome Maiuscola Minuscola Pronuncia
ἄλφα

àlfa

Α α a
βῆτα

bèta

Β β b
γάμμα

gàmma

Γ γ g (sempre velare, come in gatto, ghiro); se si trova prima di γ, κ, χ, e ξ (le velari) è detto gamma nasale e si pronuncia /ŋ/, come la nostra n di panca
δέλτα

dèlta

Δ δ d; dalla tarda koinè /ð/, sonora come th inglese di the
ἒ ψιλόν

epsilòn (o, alla latina, epsìlon)

Ε ε e (breve)
ζῆτα

zèta

Ζ ζ z (in origine sd /zd/ come in sdentato); in epoca postclassica dz /dz/ come in razzo; dalla tarda koinè s sonora /z/ come in rosa
ἦτα

èta

Η η e (aperta e lunga); dalla tarda koinè /i/
θῆτα

thèta

Θ θ th (t seguito da aspirazione, /tʰ/); dalla tarda koinè /θ/, sordo come th inglese di path)
ἰῶτα

iòta

Ι ι i
κάππα

kàppa

Κ κ k (sempre velare)
λάμβδα

làmbda

Λ λ l
μῦ

my

Μ μ m
νῦ

ny

Ν ν n
ξεῖ (ξῖ)

xéi (o, più comunemente, xi)

Ξ ξ x (unione di k/kʰ/g+s)
ὂ μικρόν

omicròn (o, alla latina, omìcron)

Ο ο o (breve)
πεῖ (πῖ)

péi (o, più comunemente, pi)

Π π p
ῥῶ

ro

Ρ ρ r
σῖγμα

sìgma

Σ σ/ς (ς si usa solo se è finale di parola) s (sempre sorda come in sasso)
ταῦ

tàu

Τ τ t
ὓ ψιλόν

hypsilòn (o, alla latina, hypsìlon)

Υ υ ü (come la u francese, /y/); se è secondo elemento di dittongo è come la u italiana; dalla tarda koinè /i/
φεῖ (φῖ)

phéi (o, più comunemente, fi)

Φ φ ph (p seguito da aspirazione /pʰ/); dalla tarda koinè /f/
χεῖ (χῖ)

khéi (o, più comunemente, khi)

Χ χ kh (k seguito da aspirazione, /kʰ/); dalla tarda koinè come ch tedesco /x/
ψεῖ (ψῖ)

pséi (o, più comunemente, psi)

Ψ ψ ps
ὦ μέγα

omèga (o, alla latina, òmega)

Ω ω o (aperta e lunga)

La scrittura greca antica non è tuttavia quella oggi utilizzata per riportare i testi greci. La distinzione tra lettera maiuscole e minuscole, ad esempio, non si può far risalire a prima del Medioevo, mentre un sistema di accentazione completo risale all'XI secolo. Così la nostra lettera "S" corrispondeva solo al "Σ": il sigma lunato, "ς", risale infatti all'età alessandrina, mentre il segno "σ" per sigma risalirebbe alla sistemazione della grafia greco antica elaborata dall'accademico di Cambridge Richard Porson (1759-1808). Anche la punteggiatura è una introduzione moderna. Così Barry P. Powell[4] ricorda: «Nelle più antiche attestazioni di scrittura greca, quali possiamo ricostruire sulla scorta delle poche iscrizioni superstiti, non c'è alcuna distinzione grafica tra omicron (= o breve) e omega (= o lungo), oppure tra epsilon (e breve) ed eta (e lungo) e le consonanti doppie sono scritte come quelle semplici. Le parole non vengono separate l'une dalle altre, sono assenti segni diacritici quali l'accento [...]». Nelle testimonianza più antiche, la scrittura era di tipo "bustrofedico" (=segue il movimento del bue) ovvero dapprima da destra verso sinistra per risultare da sinistra verso destra al rigo successivo. La lettura rappresentava quindi un flusso continuo di suoni e veniva quindi decodificata per mezzo delle orecchie e non per mezzo degli occhi come per i moderni.[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ I numeri della scuola 2007/2008
  2. ^ Comunicati stampa
  3. ^ http://www.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/26d11e97-a568-462b-b6e7-edb65a5f6da1/notiziario_iscritti_10_5_10.pdf
  4. ^ Barry P. Powell, Omero, Bologna, il Mulino, 2004, p.18.
  5. ^ Barry P. Powell, Op. cit. p.18

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dino Pieraccioni, Morfologia storica della lingua greca, D'Anna, Messina-Firenze 1975; Grammatica Greca, Firenze, 1976.
  • Carmelo Restifo, Nuovo Corso di Greco. vol.1 Grammatica, Firenze, Le Monnier 2001
  • Angelo Cardinale, I Greci e noi, Ferraro, Napoli 1990.
  • Pierangelo Agazzi, Massimo Vilardo, Ἑλληνιστί - Grammatica della lingua greca, Zanichelli
  • Eric G. Jay, Grammatica greca del Nuovo Testamento, http://www.clcitaly.com/live/articolo/index.php?query=010938

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • [1] sito italiano con un tutorial piuttosto vivace di greco antico
  • [2] sito inglese molto dettagliato per apprendere il greco antico
  • [3] elenco di siti utili per l'approfondimento della lingua
  • [4] grande raccolta di testi in lingua originale e traduzione inglese
  • [5] dizionario online di greco antico-italiano e viceversa
  • LA GRAMMATICA E LA SUA UTILITÀ SECONDO GLI ANTICHI, articolo di Giovanni Costa sul sito STORIA E SOCIETÀ di Enrico Pantalone