Peste di Giustiniano

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La cosiddetta peste di Giustiniano è una pandemia di peste che ebbe luogo nei territori dell'Impero bizantino, con particolare forza a Costantinopoli, tra il 541 e il 542, sotto il regno dell'imperatore Giustiniano I (527-565), dal quale prese il nome.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Non è chiaro se questa epidemia fosse di peste bubbonica, la stessa che colpì l'Europa nel XIV secolo (la peste nera), ma gli effetti sociali e culturali furono simili. Uno studio del 2014[1] ha dimostrato che si trattava, in effetti, di un agente patogeno completamente diverso e ora estinto. Potrebbe aver avuto origine dall'Etiopia o dall'Egitto e essersi diffusa verso nord fino alla capitale, considerati anche i notevoli flussi di generi alimentari, soprattutto grano, che provenivano dal nord-Africa. Se effettivamente si fosse trattato di peste bubbonica, il contagio sarebbe dovuto ai parassiti che, veicolati dai ratti, si attaccavano anche agli uomini.

Procopio di Cesarea riportò come, al culmine, l'epidemia uccideva 10.000 persone al giorno nella sola Costantinopoli, una stima forse gonfiata dallo stato generale di allarme (storici moderni parlano comunque di circa 5.000 al giorno, arrivando a decimare il 40% della popolazione cittadina, mentre guardando al Mediterraneo orientale la riduzione di popolazione dovette essere attorno al 25%). Non si trovavano luoghi dove seppellire i morti e i cadaveri dovevano spesso essere lasciati all'aperto. Giustiniano promulgò nuove leggi per snellire le procedure legate alle pratiche ereditarie, che raggiunsero un picco causato dalle innumerevoli morti.

La peste influenzò anche la Guerra gotica (535-553), il peggiore conflitto che abbia mai funestato la penisola italiana, dando agli Ostrogoti la possibilità di rafforzarsi durante la crisi degli avversari. La stessa città di Roma, nel 546, rimase senza abitanti per alcuni mesi: la circostanza è attribuita da Procopio di Cesarea alla volontà dell'occupante goto Totila che avrebbe deportato i pochi abitanti rimasti in Campania, ma anche l'epidemia può aver avuto un ruolo. Sebbene la guerra venisse poi vinta dai bizantini, si pensa, comunque, che la peste sia stata una delle cause che impedirono una vera presa di possesso dei nuovi territori, che dovettero quasi essere lasciati a sé stessi per la contrazione demografica dopo l'epidemia da parte di entrambi i contendenti, aprendo così la strada alla invasione longobarda dell'Italia.

Fu certo una delle cause principali del crollo della civiltà urbana, già fortemente indebolita dalla vicende belliche ed economiche, nei territori appartenuti all'impero romano o all'epoca ancora controllati da Costantinopoli, segnando il definitivo passaggio dall'antichità al medioevo. La peste si ripresentò a ondate generazionali fino al 750 circa, anche se non raggiunse più la virulenza iniziale. Le stime più accreditate parlano di 25 milioni di decessi. Ma vi sono stime di storici che raggiungono la cifra di cento milioni di vittime[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ David M. Wagner et al. - Yersinia pestis and the Plague of Justinian 541—543 AD: a genomic analysis (in inglese)
  2. ^ Plague of Justinian (in inglese)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Lester K. Little, ed., Plague and the End of Antiquity: The Pandemic of 541-750, Cambridge, 2006. ISBN 0-521-84639-0
  • McNeill, William H., "Plagues and Peoples." Bantam Doubleday Dell Publishing Group, Inc., New York, NY, 1976, ISBN 0-385-12122-9.
  • Moorhead, J., "Justinian", London 1994.
  • Orent, Wendy. "Plague, The Mysterious Past and Terrifying Future of the World's Most Dangerous Disease.", Simon & Schuster, Inc., New York, NY, 2004, ISBN 0-7432-3685-8.
  • Rosen, William. Justinian's Flea: Plague, Empire, and the Birth of Europe, Viking Adult, 2007. ISBN 978-0-670-03855-8.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]