Ostrogoti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Palazzo di Teodorico a Ravenna, mosaico nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo

Gli Ostrogoti (in latino Ostrogothi o Austrogothi) erano il ramo orientale dei Goti, una tribù germanica che influenzò gli eventi politici del tardo Impero Romano.

Sconfissero Odoacre, che aveva deposto Romolo Augustolo, ultimo Imperatore Romano d'Occidente, e si insediarono in Italia. Furono poi sconfitti dai Bizantini.

Relazione con i Grutungi[modifica | modifica sorgente]

Fibula ostrogota a forma di aquila

La divisione dei Goti viene attestata la prima volta nel 291.[1] La prima citazione dei Grutungi si ha in uno scritto di Ammiano Marcellino non precedente al 392, probabilmente successivo al 395. Egli basò la sua descrizione sulle parole di un capo Tervingio del 376.[1] Gli Ostrogoti vengono citati la prima volta in un documento del settembre 392 di Milano.[1] Claudiano li cita assieme ai Grutungi che abitavano la Frigia.[2] Secondo Herwig Wolfram le fonti primarie parlavano di Tervingi/Grutungi o di Vesi/Ostrogoti senza mai mischiare le coppie.[1] I quattro nomi venivano usati contemporaneamente, ma sempre rispettando le coppie, come in Gruthungi, Austrogothi, Tervingi, Visi.[3]

Herwig Wolfram e Thomas Burns concludono che il termine "Grutungi" era un identificativo geografico usato dai Tervingi per descrivere un popolo che si autodefiniva Ostrogoti.[3][4] Questa terminologia sparì dopo che i Goti vennero fatti scappare dall'invasione unnica. A suo supporto, Wolfram cita Zosimo che parla di un gruppo di Sciti a nord del Danubio chiamati "Grutungi" dai barbari dell'Ister.[5] Wolfram conclude che questo popolo erano i Tervingi rimasti dopo la conquista degli Unni.[5] Secondo questa concezione Grutungi ed Ostrogoti furono più o meno lo stesso popolo.[4]

Che i Grutungi fossero gli Ostrogoti era anche il parere di Giordane[6] Egli identificò i re Ostrogoti da Teodorico il Grande a Teodato come gli eredi del re Grutungio Ermanarico. Questa interpretazione, nonostante sia condivisa da molti odierni studiosi, non è universalmente condivisa. La nomenclatura di Grutungi e Tervingi cadde in disuso poco dopo il 400.[1] In generale, la terminologia di una tribù gotica divisa dagli altri scomparve gradatamente dopo l'assorbimento fatto dall'impero romano.[3]

Peter Heather ritiene invece che l'identificazione tradizionale degli Ostrogoti con i Greutungi sia errata. Secondo Heather gli Ostrogoti nacquero solo nella seconda metà del V secolo dalla coalizione tra i Goti Amal in Pannonia (ex sudditi degli Unni) e i Goti foederati dell'Impero in Tracia.[7] I Greutungi che nel 382 si stanziarono all'interno dell'Impero come foederati, secondo Heather, non erano lo stesso popolo che fondò un regno romano-barbarico in Italia negli ultimi anni del V secolo sotto Teodorico il Grande, ma i progenitori (insieme ai Tervingi e ai goti superstiti dell'armata di Radagaiso) dei Visigoti. Secondo Heather, i Visigoti nacquero agli inizi del V secolo dalla coalizione, sotto Alarico, di tre gruppi gotici:[8]

  1. Tervingi (stanziati come foederati nei Balcani nel 382 e poi uniti sotto la guida di Alarico)
  2. Grutungi (stanziati come foederati nei Balcani nel 382 e poi uniti sotto la guida di Alarico)
  3. Goti di Radagaiso (invasa l'Italia nel 405, vennero sconfitti da Stilicone e arruolati nell'esercito romano; dopo l'uccisione di Stilicone, vi fu un'ondata repressiva da parte dell'Impero contro i soldati di origine barbarica, che decisero dunque di unirsi ad Alarico)

Secondo Heather, dunque, i Grutungi erano i progenitori dei Visigoti, non Ostrogoti.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Dal III al V secolo[modifica | modifica sorgente]

Secondo le loro stesse tradizioni erano originari dell'attuale isola svedese di Gotland e la regione di Götaland.

Nel 250 si divisero dai Goti e nacque appunto il regno ostrogoto. Il primo re si chiamava Ostrogota ed era della stirpe degli Amali. [senza fonte]

Nel 251 gli Ostrogoti uccisero l'imperatore Decio, più tardi saccheggiarono alcune isole dell'Egeo e conquistarono la Tracia e la Mesia.

La prima menzione di Ostrogoti si ha nel 269, quando l'imperatore Claudio II li riconobbe fra i barbari sciti. In quell'anno Claudio II riuscì a fermare l'avanzata degli Ostrogoti.

Nelle prime fasi della loro migrazione dalla Scandinavia, gli Ostrogoti, o goti d'Oriente fondarono un regno a nord del Mar Nero, dal III al IV secolo (Cultura di Černjachov).

Ma nel 340 ricominciarono le scorrerie e conquistarono il regno vandalo (che prima della conquista del nord Africa si trovava in Dacia) e presero questa popolosa regione. Dopo queste vittorie assoggettarono popoli slavi ed arrivarono fino al Baltico, ed alcuni storici paragonarono le loro imprese a quelle di Alessandro Magno, perché avevano creato un regno che partiva dalla Grecia ed arrivava fino al mar Baltico.

Invasioni degli Unni[modifica | modifica sorgente]

Incalzati dagli Unni che li avevano scacciati dalla loro regione d'insediamento tra il Danubio e il Mar Nero, gli Ostrogoti chiesero pressantemente asilo a Valente, accalcandosi ai confini dell'Impero, precisamente lungo il Danubio. L'imperatore romano Valente accettò di accogliere le popolazioni barbare come foederati, allo scopo di rafforzare il proprio esercito e per aumentare la base imponibile del fisco.[9] Gli Ostrogoti si stabilirono così nel territorio della Mesia e della Dacia.

Dopo le invasioni degli Unni[modifica | modifica sorgente]

Dopo il collasso dell'Impero degli Unni nel 454, molti Ostrogoti vennero spostati dall'imperatore Marciano in Pannonia con la qualifica di foederati. Nel 460, durante il regno di Leone I, dal momento che l'impero romano smise di pagare la quota annuale, devastarono l'Illiria. Venne firmata la pace nel 461 in seguito alla quale il giovane Teodorico Amalo, figlio di Teodemiro della dinastia Amali, venne mandato a Costantinopoli come ostaggio, dove ricevette un'educazione romana.[10]

Regno in Italia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Regno ostrogoto e Teodorico il Grande.
Il 30 settembre 489 Teodorico sconfigge Odoacre (Antica pergamena)
Estensione del Regno degli Ostrogoti

In Italia, nel 476 il barbaro Odoacre depose l'ultimo imperatore romano Romolo Augusto, detto Augustolo, e non osando proclamarsi imperatore si proclamò re di un misto di popoli barbari (Eruli, Sciri, Rugi, Gepidi, Turcilingi). Egli riscattò dai Vandali con un tributo la Sicilia, che rimase dunque unita all'Italia e ne seguì le sorti. Caduto l'Impero Romano d'Occidente, era rimasto in piedi quello d'Oriente, il cui imperatore Zenone intendeva riconquistare l'Occidente, in mano ai barbari. L'imperatore era preoccupato dall'intraprendenza di Odoacre, che aveva saputo governare in modo da non urtare la suscettibilità dei Latini e da estendere i confini del suo regno.

Il periodo compreso tra il 477 ed il 483 vide una lotta a tre tra Teodorico Amal, che successe al padre nel 474, Teodorico Strabone e l'imperatore Zenone. Nel corso di questo conflitto le alleanze cambiarono più volte, e buona parte dei Balcani vennero devastati. Alla fine, dopo la morte di Strabone avvenuta nel 481, Zenone scese a patti con Teodorico. Parte della Mesia e della Dacia vennero cedute ai Goti, e Teodorico venne nominato magister militum praesentalis e Console nel 484.[11] Solo un anno dopo Teodorico e Zenone ripresero il loro conflitto, e di nuovo Teodorico invase la Tracia saccheggiandola. Fu allora che Zenone pensò di prendere due piccioni con una fava, ed aizzò Teodorico contro un altro vicino nemico dell'Impero, il regno italiano di Odoacre.

In numero forse di 250.000 tra uomini, donne e bambini[12], da Nouae risalirono la Sava condotti da Teodorico loro re, si scontrarono con Odoacre ad Aquileia e lo batterono a Verona (489). Odoacre scese invano nell'Italia centrale per ottenere aiuti da Roma. Riguadagnata Ravenna riuscì a battere l'avversario e a chiuderlo in Pavia: ma i Visigoti, giunti dalla Spagna in aiuto dei loro consanguinei, ruppero il blocco. La guerra continuò un altro anno finché l'11 agosto 490 Odoacre fu sconfitto definitivamente sull'Adda[13] e venne costretto a rifugiarsi a Ravenna. Dopo un lungo assedio a Ravenna, nel febbraio 493 Odoacre si arrese a Teodorico con la promessa di aver salva la vita; ma Teodorico, violando i patti, uccise Odoacre a tradimento durante un banchetto, con le proprie mani, e ne fece uccidere i parenti e i seguaci[14]. Secondo altri, Odoacre fu invece giustiziato dopo rapido processo condotto dallo stesso Teodorico, in quanto stava tentando di indurre alcuni generali ostrogoti alla rivolta per riconquistare il trono.

Gli Ostrogoti costituirono un nuovo regno romano-barbarico in Italia, che si estendeva fino alla Pannonia a nord est e alla Prouincia (l'odierna Provenza) a nord ovest. Come Odoacre, anche Teodorico poteva vantare il titolo di patrizio e rispondeva all'imperatore di Costantinopoli con la qualifica di viceré d'Italia, titolo riconosciuto dall'imperatore Anastasio nel 497. Il suo regno fu caratterizzato da un relativo ordine interno, anche se i luogotenenti reali violarono sovente le disposizioni di Teodorico di rispettare la popolazione latina. Molti proprietari terrieri ancora fedeli al paganesimo furono eliminati con l'accusa di schiavismo, ma in molte circostanze fu un pretesto per consentire ai possidenti barbari e collaborazionisti (tra qui Quinto Aurelio Memmio Simmaco) di ingrandire le loro proprietà.

Il regno sopravvisse fino all'intervento diretto in Italia dell'imperatore d'Oriente Giustiniano I e alla susseguente guerra goto-bizantina.

La caduta[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Guerra gotica (535-553).
Impero di Teodorico - La mappa mostra i regni germanici nel 526, l'anno in cui morì Teodorico. Oltre all'Italia, la Dalmazia e la Provenza, regnò anche sui Visigoti

Dopo la morte di Teodorico del 30 agosto 526, le sue conquiste iniziarono a collassare. Successore di Teodorico fu il neonato nipote Atalarico, tutelato dalla madre Amalasunta come reggente. La mancanza di un erede forte portò ad una rete di alleanze che condussero lo stato ostrogoto alla disintegrazione: il regno visigoto riconquistò la propria autonomia sotto Amalarico, i rapporti con i Vandali divennero ostili, ed i Franchi iniziarono una nuova campagna espansionistica sottomettendo i Turingi, i Burgundi e quasi sfrattando i Visigoti dalla loro patria, la Gallia meridionale.[15] La posizione di predominanza che il regno ostrogoto acquisì grazie a Teodorico in Europa occidentale passò ora ai Franchi.

Non sopportando la reggenza di una donna, né l'educazione romana impartita al ragazzo, né i rapporti ossequiosi di Amalasunta verso Bisanzio e neppure il suo spirito conciliante verso i Romanici, la nobiltà gota riuscì a strapparle il figlio e a educarlo secondo le usanze del suo popolo. Tuttavia il giovane Atalarico si diede ad una vita di sperperi ed eccessi trovando una morte prematura.[16] Allora Amalasunta, che voleva mantenere il potere, sposò suo cugino Teodato, duca di Tuscia. Costui, però, la relegò in un'isola del lago di Bolsena, dove poi la fece uccidere da un suo sicario nel 535. L'esilio e l'assassino di Amalasunta fu il casus belli che permise a Giustiniano di invadere l'Italia.[17] Teodato tentò di evitare la guerra, spedendo messaggeri a Costantinopoli, ma Giustiniano era già pronto a reclamare l'Italia. Solo la rinuncia al trono di Teodato, e la consegna del suo regno all'impero, avrebbero evitato la guerra.

Il generale incaricato di dirigere le operazioni fu Belisario, che da poco aveva combattuto con successo contro i Vandali, a cui furono affidati 10.000 uomini tra comitatensi, foederati e buccellarii. Il generale bizantino conquistò velocemente la Sicilia, per poi occupare Rhegium (Reggio Calabria) e Napoli prima del novembre 536. A dicembre era a Roma, costringendo alla fuga il nuovo Re dei Goti Vitige che da poco era stato chiamato a sostituire Teodato. Rimase fermo a lungo a Roma poi, grazie a rinforzi giunti da Costantinopoli, il generale spedì Narsete a liberare Ariminum (Rimini), e Mundila a conquistare Mediolanum (Milano). I conflitti interni fra Narsete e Belisario fecero sì che Milano, assediata, dovette capitolare per fame venendo saccheggiata da 30.000 Goti che, guidati da Uraia, trucidarono gli abitanti (539).

Ritratto di Teodato su una sua moneta.

Nel frattempo erano arrivati in Italia anche i Franchi ed i Burgundi, discesi nella Pianura Padana al comando di Teodeberto. Belisario riuscì ad espugnare Ravenna, capitale degli Ostrogoti, e a catturare Vitige, grazie ad un'astuzia: finse di accettare l'offerta da parte dei Goti di diventare loro re per farsi aprire le porte e conquistarla. Giustiniano, spaventato, richiamò in patria Belisario lasciando campo libero ai Goti. Nel 541 salì al potere Totila, che ottenne l'appoggio della popolazione italica grazie ad una politica agraria di eguaglianza, in base alla quale i servi, affrancati, si arruolavano in massa nell'esercito di Totila. Grazie a questo e ad altri fattori, riconquistò l'Italia settentrionale. Totila arrivò fino a Roma assediandola e conquistandola; per la sua difesa venne richiamato Belisario che la riprese nel 547. Giustiniano, dopo aver richiamato Belisario, lanciò nel 549 una nuova campagna di conquista dell'Italia, con a capo Germano. Durante la riconquista di Roma guidata da Narsete, Totila venne ferito e morì poco dopo. Il successore di Totila fu Teia che, sconfitto velocemente (552), fu anche l'ultimo re dei Goti. La sua sconfitta non determinò però l'automatica sottomissione delle guarnigioni ostrogote, che, pur non eleggendo un nuovo re, continuarono avanti una lotta disorganizzata, chiamando in loro aiuto i Franchi-Alamanni condotti da Butilino e Leutari: Narsete, comunque, riuscì a sconfiggere i franco-alamanni, spingendoli al ritiro e nello stesso tempo ottenne la sottomissione delle ultime fortezze ostrogote della Tuscia, di Cuma e di Conza (553-555). Rimaneva però ancora da conquistare la regione transpadana, in cui i Goti, condotti da Widin, non avevano intenzione di arrendersi e avevano ottenuto inoltre l'appoggio del comandante franco Amingo: la loro resistenza durò fino al 561/562, quando Narsete sconfisse sia Widin che Amingo e sottomise Verona e Brescia, le ultime sacche di resistenza.

La Prammatica Sanzione del 554 ricondusse tutti i territori dell'Italia sotto la legislazione dell'Impero bizantino, e reintegrò tutti i proprietari terrieri delle terre alienate dall'"immondo" Totila a favore dei contadini. Gli Ostrogoti, in seguito alla vittoria bizantina, scomparvero praticamente come componente demica, venendo dispersi o arruolati come mercenari per servire in Oriente nell'esercito bizantino, mentre pochi rimasero in Italia; la Chiesa ariana venne perseguitata e molti Ostrogoti vennero convertiti al cattolicesimo, cancellando ulteriori differenze tra essi e i Romanici.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Orecchini ostrogoti in stile policromo, Metropolitan Museum of Art, New York

Architettura[modifica | modifica sorgente]

A causa della breve storia del regno, l'arte di Ostrogoti e Romani non subì una fusione. Sotto il patrocinio di Teodorico ed Amalasunta, comunque, vennero svolti numerosi restauri di edifici dell'antica Roma. A Ravenna vennero costruite nuove chiese ed edifici monumentali, molti dei quali sono tuttora in piedi. La Basilica di Sant'Apollinare Nuovo, il suo battistero, e la Cappella Arcivescovile seguono uno stile architettonico tardo romanico, mentre il Mausoleo di Teodorico mostra elementi puramente gotici, tipo il mancato uso di mattoni a cui vennero preferiti blocchi di calcare istriano, o il tetto in monoblocco di pietra da 300 tonnellate.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Buona parte dei lavori di letteratura gotica (redatti durante il regno ostrogoto) sono in lingua latina, nonostante alcuni dei più vecchi siano stati tradotti in greco ed in gotico (ad esempio il Codex Argenteus). Cassiodoro, provenendo da un contesto diverso, ed esso stesso incaricato di compiti importanti nelle istituzioni (console e magister officiorum), rappresenta la classe dirigente romana. Come molti altri con le stesse origini, servì lealmente Teodorico ed i suoi eredi, come descritto nelle sue opere del tempo. Il suo Chronica, usato in seguito da Giordane per il proprio Getica, ed altri panegirici scritti da lui e da altri romani per i re Goti del tempo, vennero redatti sotto alla protezione dei signori Goti stessi. La sua posizione privilegiata gli permise di compilare il Variae Epistolae, un epistolario di comunicazioni di stato, che ci permette un'ottima conoscenza della diplomazia gotica del tempo.

Boezio è un'altra importante figura del tempo. Ben educato e proveniente da una famiglia aristocratica, scrisse di matematica, musica e filosofia. Il suo lavoro più famoso, il De consolatione philosophiae, venne scritto mentre si trovava imprigionato con l'accusa di tradimento.

Re ostrogoti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Sovrani ostrogoti.

Dinastia degli Amali[modifica | modifica sorgente]

Re successivi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e Herwig Wolfram, Storia dei Goti, Roma, Salerno editrice, 1985 (orig. ted. 1979), p. 24.
  2. ^ Wolfram, 387 n52.
  3. ^ a b c Herwig Wolfram, p. 25
  4. ^ a b Thomas S. Burns, A History of the Ostrogoths (Bloomington: Indiana University Press, 1984), p. 44.
  5. ^ a b Wolfram, 387 n57.
  6. ^ Heather, Peter, 1998, The Goths, Blackwell, Malden, 52 - 57, 300 - 301.
  7. ^ Heather 2005, p. 543.
  8. ^ Heather 2005, p. 542.
  9. ^ Wolfram, pp. 81-82.
  10. ^ Giordane, Getica, 271
  11. ^ Bury (1923), Cap. XII, pp. 413-421
  12. ^ AA.VV., Dall'impero romano a Carlo Magno in La Storia, Milano, Mondadori, 2004, Vol. IV..
  13. ^ Aldo A. Settia (1999), "Il fiume in guerra. L'Adda come ostacolo militare (V-XIV secolo)", Studi storici, XL(2): 487-512
  14. ^ Gabriele Pepe, Il Medio Evo barbarico d'Italia. Torino: Giulio Einaudi, 1959, p. 31
  15. ^ Bury (1923), Cap. XVIII, p. 161
  16. ^ John Bagnell Bury (1923), History of the Later Roman Empire Vols. I & II., Cap. XVIII, pp. 159-160
  17. ^ Procopio di Cesarea, De Bello Gothico I, 5.1

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie[modifica | modifica sorgente]

Fonti secondarie[modifica | modifica sorgente]

In inglese
  • Edward Gibbon, History of the Decline and Fall of the Roman Empire Vol. IV, Capitoli 41 e 43
  • Thomas S. Burns, A History of the Ostrogoths, Boomington, 1984.
  • John Bagnell Bury, History of the Later Roman Empire Vol. I & II, Macmillan & Co., Ltd., 1923.
  • Peter Heather, The Goths, Oxford, Blackwell Publishers, 1996. ISBN 0-631-16536-3.
  • Herwig Wolfram, Storia dei Goti, Roma, Salerno editrice, 1985 (orig. ted. 1979), pp. 431 ss.
  • Patrick Amory, People and Identity in Ostrogothic Italy, 489–554, Cambridge 1997
In italiano
  • Claudio Azzara, L'Italia dei barbari, Bologna, il Mulino, 2002
  • Renato Bordone; Giuseppe Sergi, Dieci secoli di medioevo, Torino, Einaudi, 2009
  • I Goti. Catalogo della mostra, Milano, Electa, 1994
  • Gabriele Pepe, Il Medio Evo barbarico d'Italia. Torino: Giulio Einaudi, 1959
  • Giovanni Tabacco, La Storia politica e sociale, dal tramonto dell'Impero romano alle prime formazioni di Stati regionali, in: Storia d'Italia, vol. I, Einaudi, Torino 1974
  • Giovanni Tamassia, Storia del regno dei Goti e dei Longobardi in Italia, Vol. II..
  • Peter Heather, La caduta dell'Impero romano, Garzanti, 2005.
Fonti su Teodorico
  • AA. VV., Teoderico il grande e i Goti d'Italia. Atti del XIII Congresso internazionale di studi sull'Alto Medioevo (Milano, 2-6 novembre 1992), CISAM, Spoleto 1993.
  • G. Garollo, Teoderico re dei Goti e degl'Italiani, Tip. Gazzetta d’Italia, Firenze 1879.
  • W. Ensslin, Theoderich der Grosse, B. F. Bruckmann, München 1947.
  • P. Lamma, Teoderico, La Scuola Editrice, Brescia 1951.
  • J. Moorhead, Theoderic in Italy, Oxford University Press, Oxford 1992.
  • P. Amory, People and identity in Ostrogothic Italy, 489-554, Cambridge University Press, Cambridge 1997.
  • A. Giovanditto, Teodorico e i suoi goti in Italia (454-526), Jaca Book, Milano 1998.
  • B. Saitta, La «civilitas» di Teoderico: rigore amministrativo, «tolleranza» religiosa e recupero dell'antico nell'Italia ostrogota, L'Erma di Bretschneider, Roma 1999.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]