Leone I il Trace

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Leone I
Leo I Louvre Ma1012 n2.jpg
Augusto dell'Impero romano d'Oriente
In carica 7 febbraio 457 - 3 febbraio 474
Incoronazione 7 febbraio 457
Predecessore Marciano
Successore Leone II
Nome completo Flavius Valerius Leo
Flavio Valerio Leone
Nascita 411 circa
Morte 3 febbraio 474

Leone I il Trace o il Grande (411 circa – 3 febbraio 474) fu augusto dell'Impero romano d'Oriente dal 457 alla sua morte.

Origini e ascesa al trono[modifica | modifica sorgente]

Leone era un trace al servizio del potente magister militum in praesentis Aspare, un alano che aveva grande influenza alla corte di Costantinopoli. Aspare, intronizzando un suo subalterno sul trono di Bisanzio, pensava di comandare a bacchetta il nuovo imperatore. La sua incoronazione come imperatore, il 7 febbraio 457, fu la prima di cui si ha notizia che coinvolse il Patriarca di Costantinopoli.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Solido coniato da Leone. La dea Vittoria che regge una croce ingioiellata è comune a molte monete bizantine dell'epoca.

Al contrario delle aspettative di Aspare, il nuovo imperatore si dimostrò volitivo e pieno di iniziative. Timoroso dell'influenza a corte di Aspare, Leone I strinse un'alleanza con gli Isauri. Leone I così poté uccidere Aspare e suo figlio Ardaburio, meritandosi così il titolo di "macellaio" dei barbari. Il prezzo di questa alleanza fu il matrimonio della figlia di Leone con Tarasis, capo degli Isaurici, che nel 474 gli succedette con il nome di Zenone.

L'imperatore, sopravvalutando le sue capacità, commise numerosi errori che minacciarono l'ordine interno. Ad esempio, il fallimento della spedizione navale del 468 portò ad un certo numero di incursioni vandale sulle coste dell'Impero d'Oriente; si sospettò una complicità di Aspare con le forze di Genserico, come rappresaglia per il suo progressivo esautoramento alla corte di Bisanzio. Leone I fu costretto ad adire ad onerose vie diplomatiche: i Vandali interruppero le scorrerie in cambio della cessione di gran parte dei territori imperiali in Africa, nonché delle principali isole del Mediterraneo. Nel 472 Teodorico il Grande arrivò a minacciare Costantinopoli coi suoi soldati a seguito di contrasti sorti con l'Impero d'Oriente. Leone riuscì a evitare il disastro solo tramite il pagamento di un fortissimo tributo al principe ostrogoto. Si verificarono anche incursioni degli Unni, che però non furono in grado di minacciare Costantinopoli, ben difesa dalle mura ricostruite e rinforzate durante il regno di Teodosio II, contro le quali le forze barbare non disponevano di una tecnologia adatta. Durante l'impero di Leone I furono introdotte importanti innovazioni anche in altri campi, tra i più curiosi una specie di fermaglio per raccogliere i documenti ufficiali.

Per quanto riguarda la politica religiosa, Leone si dimostrò un fervente cattolico ortodosso, seguendo così la linea dei predecessori. Condannò gli eretici, sostenne la costruzione di chiese e favorì il clero cattolico, mantenendo freddi rapporti sia con gli ariani che con i monofisiti. Inoltre trasportò in pompa magna nella capitale un velo che la tradizione riteneva che fosse appartenuto alla Vergine Maria. In merito ad alcuni costumi pagani (non ancora completamente superati) Leone si dimostrò deciso a segnare i tempi: non permise infatti che fossero rappresentati spettacoli teatrali o qualsiasi altro spettacolo di natura profana durante le domeniche o altri giorni di festa, con grande dissenso fra la popolazione.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Gli imperatori Marciano e Leone I.

Il regno di Leone vide un'intensificazione dei rapporti con l'Impero romano d'Occidente. Dopo la morte di Maggioriano, Leone I non riconobbe il fantoccio imposto dal potente Ricimero, il lucano Libio Severo. Dopo la morte di questi, nel 465, riuscì con il consenso di Recimero ad imporre un suo generale di nobile famiglia bizantina, Antemio. Sicuramente dotato ed intelligente, Antemio strinse un'alleanza con il collega orientale contro i Vandali, che da anni ormai devastavano le coste dell'Italia meridionale e il litorale greco.

Nel 468 le flotte dei due imperi, che insieme contavano mille navi e qualche migliaia di uomini, comandate rispettivamente da Recimero e dal cognato di Leone, Basilisco, partirono dalla Sicilia alla volta di Cartagine. La spedizione, al contrario di ogni aspettativa, si rivelò un vero e proprio disastro, per via dell'inettitudine di Basilisco. Infatti questi accettò incredibilmente la proposta del re dei Vandali, Genserico, di fare una tregua. Così il vandalo, approfittando dell'oscurità della notte, appiccò un incendio alle navi romane, distruggendo metà della flotta. Bisanzio non solo perse metà degli uomini e rischiò di andare in bancarotta, ma l'insuccesso permise a Recimero di rovesciare nel 472 Antemio dal trono. Invece Basilisco, tornato furtivamente a Costantinopoli, riuscì a cavarsela grazie alla protezione di Verina, moglie dell'imperatore Leone I.

Questi cercò di imporre Giulio Nepote, suo parente, sul trono di Ravenna, ma morì di dissenteria il 18 gennaio 474. Gli succedette Leone II, figlio di Zenone e di Ariadne.

Testimonianze[modifica | modifica sorgente]

Lo storico Malco (VI secolo) accusò di rapacità e di bigotteria Leone I, ma l'imperatore era invece più avveduto che mai. Infatti mandò numerosi aiuti in uomini e in denaro quando Antiochia venne colpita da un violento terremoto. Inoltre era molto attaccato alla sua famiglia, tanto che andava a visitare ogni settimana una sua sorella che non si era mai sposata. Semplice soldato, proveniente da una famiglia sicuramente di rango non elevato, Leone non aveva sicuramente una grande istruzione. Comunque si diceva che amava circondarsi di filosofi e di letterati, pagando i loro studi di tasca propria. Una volta un ciambellano, preoccupato di questa prodigalità eccessiva, rimproverò l'imperatore. Questi avrebbe risposto: "Magari potessi pagare solo uomini dotti come questi".

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Alexander P Kazhdan, Bisanzio e la sua civiltà, 2a ed, Bari, Laterza, 2004, ISBN 88-420-4691-4.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Marciano 457-474 Leone II

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