Leone IV il Cazaro

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Leone IV insieme al figlio Costantino VI.

Leone IV, detto il Cazaro (greco: Λέων Δ΄, Leōn IV; 25 gennaio 7508 settembre 780), appartenente alla dinastia Isauriana fu Imperatore bizantino dal 775 fino alla sua morte. Era figlio di Costantino V e della sua prima moglie, Irene la Cazara. Nel 768 sposò Irene e nel 771 ebbe da lei un figlio, Costantino VI.

Il regno[modifica | modifica sorgente]

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

Nel 777 Thumama, figlio del califfo omayyade al-Walīd I, invase l'Anatolia, da cui si ritirò con molti prigionieri.[1] L'anno successivo, però, Leone reagì con una controffensiva: un esercito bizantino - si dice addirittura di 100.000 uomini - condotto da Michele Lecanodracone e da altri strateghi, invase la Siria e pose assedio a Germanicea, che sarebbe caduta se Lecanodracone non avesse ricevuto presenti dagli Arabi per ritirarsi.[2] Devastò i suoi dintorni, e catturò numerosi eretici giacobiti, sconfiggendo e uccidendo in una battaglia 2.000 arabi.[2] L'Imperatore, soddisfatto, concesse ai generali il trionfo, e deportò gli eretici siriani in Tracia.[2] L'anno successivo gli Arabi condussero una controffensiva in Anatolia, ma l'Imperatore si era premurato di rinforzare le fortezze con forti guarnigioni, così gli Arabi furono costretti a ritirarsi per mancanza di rifornimenti senza aver ottenuto nulla.[3] Nel 680 però compirono un altro raid, invadendo l'Armeniakon e impadronendosi di una fortezza, anche se Michele Lecanodracone riuscì a ottenere una vittoria su un piccolo esercito arabo.[2]

Nel 777 Telerigos, re dei Bulgari, cercò rifugio presso l'Imperatore, che lo fece battezzare, lo nominò patrizio e lo fece sposare con un cugino di sua moglie Irene.[1]

Contrattaccò i Bulgari nel 777 e combatté gli Arabi dal 778 al 779 espandendo sempre più la potenza dell'Impero bizantino.

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

Come prima di lui per il padre e per il nonno Leone III, uno dei problemi maggiori da affrontare era sempre quello religioso: egli fu nei primi anni iconoclasta moderato, reinstaurando anche il Patriarca di Costantinopoli e smettendo le persecuzioni contro i monaci (anzi molti monaci ottennero sotto il suo regno cariche ecclesiastiche di prestigio).[4][5]

La sua politica moderata sembra essere dovuta all'influenza della moglie Irene, sposata nel 768, che era iconodula e quindi contraria all'iconoclastia.[4] Nominò come coimperatore e successore il figlio Costantino il 24 aprile 776, dopo aver obbligato senato, esercito e ceti cittadini a giurare lealtà al figlio.[4][5] Secondo Teofane, ciò avvenne su insistenze dell'esercito, che avrebbero insistito parecchio per spingerlo a incoronare come coimperatore il figlio; si dice che Leone avesse obiettato sul rischio che in caso di rivolta dell'esercito con conseguente nomina di un usurpatore, lo stesso esercito avrebbe potuto uccidergli il figlio, ma l'esercito rispose giurando che non avrebbero accettato altro imperatore al di fuori di suo figlio; anche il popolo insistette parecchio, così, il Venerdì Santo del 776, «tutto il popolo, ovvero quelli dei themata [l'esercito], i membri del senato, i tagmata della città, e tutti gli artigiani, giurarono sulla... Croce che non avrebbero accettato altro imperatore al di fuori di Leone e Costantino e tutti i suoi discendenti...»;[5] rassicurato, il giorno dopo Leone, dopo aver nominato suo fratello Eudocimo nobilissimus, procedette con i fratelli e il figlioletto alla Santa Chiesa dove annunciò alla folla riunitasi nella Chiesa che avrebbe acconsentito alle loro richieste;[5] e il giorno dopo (24 aprile) all'ippodromo Costantino fu incoronato dal padre di fronte al patriarca e alla folla.[5] I suoi fratelli erano però delusi per l'incoronazione del nipote perché ambivano essi stessi alla corona imperiale: e il mese dopo, nel maggio 776, fu scoperta dall'Imperatore una congiura ordita dal Cesare Niceforo, uno dei suoi fratelli, nel tentativo di impadronirsi del potere;[5] i congiurati vennero puniti con la tonsura e con l'esilio a Cherson.[5]

Nel 780 tuttavia riavviò le persecuzioni contro gli iconoclasti, anche se rispetto a quelle del padre fu una persecuzione moderata.[4][2] Nello stesso anno scoprì che alcuni suoi funzionari avevano procurato delle icone alla moglie iconodula Irene e reagì con ira destituendo i funzionari rei di tale atto e smettendo di dormire nello stesso letto della moglie.[6] Morì apparentemente per un malore l'8 settembre 780, mentre provava una corona che originariamente era custodita in Santa Sofia;[2] probabilmente era stato avvelenato dalla moglie Irene e dagli altri iconoduli. Gli succedette il figlio Costantino, di soli 9 anni, sotto la reggenza di Irene.

Famiglia[modifica | modifica sorgente]

Fratellastro di sant'Antusa di Costantinopoli, dalla moglie Irene ebbe solo un figlio, Costantino VI, che gli succedette al trono.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Teofane, AM 6269.
  2. ^ a b c d e f Teofane, AM 6270.
  3. ^ Teofane, AM 6271.
  4. ^ a b c d Ostrogorsky, op. cit., p. 160.
  5. ^ a b c d e f g Teofane, AM 6268.
  6. ^ Cedreno, II,19-20: «...[Leone IV] scoprì sotto il guanciale di sua moglie Irene due icone... Condotta un'indagine, scoprì che [alcuni funzionari di palazzo] gliele avevano portate. Li sottopose a torture e punizioni. Quanto a Irene, la rimproverò severamente... e non volle più avere relazioni coniugali con ella.»

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Fonti primarie

  • Teofane, Cronaca
  • Cedreno, Cronaca

Fonti secondarie

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Imperatore bizantino Successore CoA of the Byzantine Empire.svg
Costantino V 775-780 Costantino VI