Michele VIII Paleologo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Michele VIII Paleologo
Michele VIII Paleologo in una miniatura del tempo.
Michele VIII Paleologo in una miniatura del tempo.
Basileus
In carica Reggente dal 1º gennaio 1259 - 1261/ Imperatore dal 1261 - 11 dicembre 1282
Predecessore Giovanni IV di Bisanzio
Successore Andronico II Paleologo
Morte Costantinopoli, 11 dicembre 1282
Casa reale Paleologi
Coniuge Teodora Ducena Vatatzina
Figli Manuele Paleologo
Andronico II Paleologo
Costantino Paleologo
Irene Paleologa
Anna Paleologa
Eudocia Paleologa
Teodora Paleologa
Eufrosina Paleologa
Maria Paleologa

Michele VIII Paleologo, in greco Μιχαήλ Η΄ Παλαιολόγος, Mikhaēl VIII Palaiologos (1223Costantinopoli, 11 dicembre 1282), è stato un imperatore bizantino. Fu basileus dei romei dal 1º gennaio 1259 fino alla sua morte. Michele fu il fondatore della dinastia dei Paleologi, che avrebbe governato l'Impero bizantino fino alla caduta di Costantinopoli (1453). Riconquistò la sua capitale dall'impero latino nel 1261 e grazie a ciò l'impero di Nicea riconquistò la corona imperiale bizantina.

Famiglia e salita al trono[modifica | modifica wikitesto]

Michele era figlio di Andronico Paleologo e di sua moglie Teodora Paleologa.

Minato da una grave forma di epilessia, nell'agosto del 1258 moriva a soli 36 anni l'imperatore Teodoro II Lascaris (1254-1258) e gli succedeva al trono il figlio Giovanni IV Lascaris (1258-1261), che era però ancora un bambino. Per espressa disposizione testamentaria, la reggenza per il figlio minorenne venne affidata all'amico Giorgio Muzalon che, solo nove giorni dopo la morte dell'imperatore, durante il rito funebre in suo onore, fu assalito ed ucciso.

Michele Paleologo, il più abile rappresentante dell'aristocrazia contro la quale il defunto imperatore aveva duramente lottato, assunse la reggenza e verso la fine dello stesso anno fu incoronato co-imperatore.

Regno[modifica | modifica wikitesto]

L'impero di Nicea (in grigio) dopo il 1204.

L'impero bizantino, che sotto la guida sapiente di Giovanni III Vatatze (1222-1254) aveva notevolmente esteso il proprio dominio a danno dei territori dell'impero romano latino sorto dopo la caduta di Costantinopoli nel 1204 ad opera dei crociati, aveva bisogno di un governo autorevole e determinato contro il pericolo rappresentato da Manfredi, re di Sicilia, che nel frattempo aveva occupato Durazzo e l'isola di Corfù ed aveva sottoscritto accordi con il despota epirota Michele II e con Guglielmo II di Villehardouin, principe franco dell'Acaia.

Nella risolutiva battaglia del settembre del 1259 presso la valle di Pelagonia l'esercito alleato subì una schiacciante sconfitta ad opera del generale bizantino Giovanni Paleologo, fratello dell'imperatore Michele. Vi trovarono la morte i quattrocento cavalieri inviati da Manfredi e lo stesso Guglielmo II di Villehardouin venne fatto prigioniero.

Il nuovo autocrate dell'impero bizantino si rese ben presto conto che per poter mantenere e ampliare i domini imperiali avrebbe avuto bisogno di grandi mezzi militari e finanziari che la struttura statale non era più in grado di garantire. I propri nemici naturali erano innanzitutto il re di Sicilia, storico antagonista sin dai tempi della dinastia normanna, quindi i cugini greci di occidente con i regni dell'Epiro e di Tessaglia, la Repubblica di Venezia con i propri territori disseminati nel mar Egeo e i regni balcanici di Serbia e Bulgaria. Per raccogliere le energie necessarie a far fronte a questo potenziale schieramento c'era bisogno di un'accorta politica estera basata sulla diplomazia.

Ritenne innanzitutto di opporre alla potenza navale di Venezia quella della Repubblica di Genova con la quale stese un primo accordo il 13 marzo 1261, il trattato di Ninfeo, fondamentale per le future fortune commerciali della città ligure in questa parte del Mar Mediterraneo, assicurando le stesse prerogative già concesse ai veneziani in passato.

La bandiera con lo stemma imperiale della casata dei Paleologi.

L'impero latino di Costantinopoli si era ridotto ad un territorio limitrofo alla stessa città ed era diventato un frutto maturo pronto per essere raccolto. Casualmente il generale bizantino Alessio Strategopulo, alla testa di un piccolo esercito inviato per controllare le frontiere con la Bulgaria, si accorse che in quel momento la città era completamente sguarnita. La maggior parte delle forze franche e della flotta veneziana erano impegnate nell'assedio di una fortezza sul mar Nero, rese sicure dall'armistizio sottoscritto nell'agosto del 1260 e della durata di un anno. Il 25 luglio del 1261 un esercito bizantino di 800 uomini in avanscoperta, guidato dal generale, Alessio Strategopulo, occupò la città senza incontrare resistenza, mentre l'imperatore latino Baldovino II riuscì a fuggire, ponendo fine al dominio latino dell'impero. Il 15 agosto Michele fece il suo ingresso nella città che lo accolse trionfante, egli sì auto incoronò, e con lui incoronò anche il figlio Andronico II Paleologo, nominandolo coimperatore. L'obiettivo principale dell'ultimo mezzo secolo era stato conseguito e con esso l'impero guadagnava immediatamente consenso e visibilità internazionale.

La restaurazione della potenza bizantina era compiuta.

Un nuovo impero[modifica | modifica wikitesto]

Hyperpyron di Michele VIII, in cui l'imperatore è rappresentato inginocchiato di fronte a Cristo. Questa moneta venne coniata per celebrare la liberazione di Costantinopoli dall'occupazione crociata nel 1261.

L'imperatore legittimo, Giovanni IV Lascaris, non prese parte alle celebrazioni e pochi mesi dopo Michele VIII fece accecare il giovane, pratica molto usata dalla tradizione bizantina per mettere fuori gioco gli avversari. Da questo momento aveva inizio la dinastia dei Paleologi che sarebbe durata fino alla fine dell'impero.

Michele, come peraltro molti altri suoi predecessori, aveva compreso il grande peso politico della Chiesa romana e come essa poteva catalizzare gli oppositori occidentali. Per questo motivo prese contatto con papa Urbano IV (1261-64) prospettandogli l'unificazione delle chiese cristiane. Il papa inizialmente aveva appoggiato moralmente il dominio franco in Grecia e si era scagliato contro Genova per gli accordi con i bizantini, ma non poteva appoggiare le mire di Manfredi quale esponente della famiglia sveva degli Hohenstaufen in Sicilia, anzi ne progettava la sua fine.

Verso la fine del 1261 Guglielmo II di Villehardouin venne liberato dalla sua prigionia e riprese il potere in Acaia dopo aver giurato fedeltà all'imperatore bizantino. Ma la sua fedeltà fu di breve durata. Guglielmo ottenne dal papa lo scioglimento del giuramento fatto a Costantinopoli e conseguì l'appoggio di Venezia, penalizzata fortemente nei suoi commerci con la caduta dell'impero latino.

Inevitabile e tempestivo fu lo scoppio della guerra. Dopo un primo momento di rapida e fruttuosa offensiva bizantina, le operazioni andarono per le lunghe e le truppe turche mercenarie al soldo dei bizantini, non pagate tempestivamente, passarono al nemico. Nella primavera del 1263 la flotta genovese-bizantina subì una pesante sconfitta presso Settepozzi, nel golfo di Napaulia, ad opera dei Veneziani. Gli alti costi sostenuti per la flotta e gli scarsi risultati ottenuti consigliarono Michele di disimpegnarsi con la Repubblica di Genova ed intavolare con Venezia nuove trattative. Il 18 giugno 1265 venne concluso un accordo che garantiva nuovamente ai Veneziani gli ampi privilegi già da loro goduti in passato. Tuttavia la rottura con Genova fu solo temporanea. L'incertezza politica del momento convinse il Senato veneziano a non ratificare l'accordo e Michele VIII nel 1267 tornò ad allearsi con Genova, la quale, battuta nuovamente nel 1266 da Venezia nelle acque di Taranto, accettò di buon grado. Il compenso pattuito consisteva fra l'altro nella donazione ai genovesi dell'intero quartiere di Galata, allora un sobborgo di Costantinopoli, come base commerciale sul Corno d'Oro. Il ritorno di Genova a Costantinopoli pose fine alle incertezze di Venezia che nel 1268 ratificò l'accordo, sia pure senza la clausola riguardante l'espulsione dei genovesi. Il doppio accordo con le due Repubbliche marinare italiane consentì ai bizantini di sfruttare la rivalità delle due città ma indebolì la marina bizantina.

In occidente, Carlo I d'Angiò, conte di Provenza e fratello del re Luigi IX di Francia, accogliendo l'invito del papa, era calato in Italia per l'investitura feudale del regno di Sicilia e il 26 febbraio 1266 aveva sconfitto ed ucciso Manfredi nella battaglia di Benevento, diventando automaticamente il protetto di papa Clemente IV. A Viterbo, con il consenso del papa ed alla sua presenza, il 27 marzo 1267 Carlo d'Angiò concluse un trattato di alleanza con l'imperatore latino spodestato, Baldovino II, e venne messo a punto il piano di spartizione dell'impero dopo la sua eventuale conquista. Intervenne in Grecia dove si assicurò l'alleanza di Guglielmo II di Villehardouin, principe di Acaia, stremato dalla guerra con i bizantini e bisognoso di protezione militare, nonché dei regni di Serbia e Bulgaria.

Le evidenti difficoltà dell'impero bizantino vennero superate allorquando papa Clemente IV accettò le proposte di Michele per nuove trattative sull'unificazione delle due Chiese. Sennonché il papa morì nel 1268 e l'imperatore trovò nel pio re di Francia, Luigi IX, un insperato alleato che riuscì a trattenere il fratello dai suoi piani di aggressione a Bisanzio ed a condurlo con sé nella crociata contro Tunisi dell'estate del 1270.

Nel settembre del 1271, dopo una lunga vacanza del soglio pontificio, fu eletto papa Gregorio X, acceso sostenitore delle crociate e dell'unificazione delle due chiese, mai come prima centro della politica pontificia.

Michele VIII cercò di neutralizzare l'influenza del re di Sicilia mediante un'accorta politica matrimoniale sia con i greci occidentali che con i paesi slavi. Ma alle trattative non andate a buon fine con il regno serbo si cercò di riequilibrare la situazione opponendo un legame di sangue con il regno di Ungheria: il figlio di Michele, Andronico II Paleologo, erede al trono, sposò la figlia del re di Ungheria.

Nonostante il matrimonio fra lo zar bulgaro, Costantino, e la nipote di Michele, Maria, nel 1272 scoppiò una guerra con la Bulgaria per la contesa, ricorrente, delle città di Anchialo e Mesembria, importanti roccaforti sul mar Nero. Ma dovettero ritirarsi a causa della nuova mossa del Paleologo: l'alleanza con i Mongoli.

Stemma dell'esercito bizantino sotto il regno di Michele VIII Paleologo.

Infatti Imperatore Michele nel 1263 firmò un trattato con il Khan Dell'Orda D'oro cui diede in sposa la figlia Eufrosine mentre pochi anni dopo Maria Paleologa (sorella della precedente) sposò Abaqa Khan degli Ilkhanidi di Persia.

è nota anche una lettera del papa Papa Clemente IV da Viterbo, secondo la quale Abaqa aveva accettato di unire le forze con il suo suocero Michele VIII per aiutare i Latini in Terra Santa, in preparazione per l'ottava crociata (la seconda di Luigi IX):

"Il re di Francia e Navarra, prendendo a cuore la situazione in Terra Santa, e decorato con la Santa Croce, sono essi stessi a preparare gli attacchi nemici della Croce. Ci ha scritto che lei ha voluto unirsi al suocero (il greco imperatore Michele VIII Paleologo) per assistere i Latini. Abbondantemente Noi ti lodiamo per questo, ma non siamo in grado di dirvi ancora, prima di aver chiesto ai governanti, quale via stiano progettando di seguire. Ti prego di trasmettere loro il vostro consiglio In modo da illuminare le loro deliberazioni, di informarci, attraverso un messaggio di ciò che sarebbe stato deciso. "

Oltre a questa lettera sono noti gli aiuti Mongoli a Bisanzio: prima contro la Bulgaria (come già detto) e poi contro i greci di Epiro e Tessaglia in rivolta contro Bisanzio; grazie a 6.000 soldati Mongoli la Tessaglia fu riconquistata e l'Epiro venne reso vassallo.

In questo modo all'accerchiamento dei potenziali nemici di Bisanzio, Michele seppe contrapporre un adeguato sistema di alleanze mediante una serie di trattati ed accordi diplomatici.

Inoltre, per difendere al meglio l'impero il basileus fece costruire una flotta di 120 Dromoni con la quale l'ammiraglio Licario riuscì a riconquistare l'Eubea e quasi tutte le isole dell'egeo dai signori feudali veneziani.

Sul piano interno Michele lasciò gestire i ministri ma non riuscì mai a comporre la situazione sociale infatti da un lato lo scisma degli Arseniti divise il clero dall'altro lato l'aumento delle aliquote fiscali e la politica unionista provocarono forti malcontenti nel popolo. Cercò di riorganizzare il sistema fiscale, semplificò la burocrazia e tentò con ogni mezzo di dotare l'impero di un esercito nazionale ma i suoi sforzi furono infranti dalla morte mentre non riuscì a svincolarsi dalle repubbliche marinare e anche se le costrinse a pagare una parte dei dazi, tutto ciò fu di breve durata.

Illusione della riunificazione delle due Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Papa Gregorio X non era più intenzionato a tergiversare sul problema dell'unificazione. Ammonì i Veneziani dal rinnovare gli accordi con i bizantini e permise a Carlo d'Angiò di sviluppare un'intensa attività diplomatica nei Balcani.

Nonostante l'opposizione della sua chiesa, nel 1273 Michele si accordò con il legato papale e riuscì a convincere una parte della chiesa ortodossa ad accettare l'unione. Lo storico atto venne perfezionato durante il concilio di Lione il 6 luglio 1274 e prevedeva il riconoscimento da parte della chiesa ortodossa del primato romano e della sua fede.

I benefici per l'accordo non mancarono: Carlo d'Angiò dovette rinunciare alla progettata conquista, firmando un armistizio fino al 1º maggio 1276, e Venezia nel marzo 1275 rinnovò il trattato con l'Impero bizantino. Tuttavia il prezzo che Michele dovette pagare fu una grave crisi interna. I suoi rapporti con la Chiesa erano stati sin dall'inizio del suo regno assai problematici. Scomunicato dal Patriarca Arsenio Autoreianus, fanatico asceta, per l'accecamento dell'imperatore legittimo, Giovanni Lascaris, l'imperatore riuscì con difficoltà ad allontanarlo dal suo incarico (1266). Si creò però una fazione, gli arsenisti, ostile alla sua politica ed alla Chiesa ufficiale. Il Patriarca subentrato, Giuseppe I Galesiotes, non si lasciò convincere ad accettare l'unione delle Chiese e quindi fu necessaria una nuova e violenta sostituzione nella persona di Giovanni XI Bekkos. La popolazione bizantina, per la quale l'ortodossia era la cosa più sacra ed inviolabile, si ribellò all'imperatore. La frattura e la contestazione coinvolse anche la stessa famiglia imperiale.

Hyperpyron di Michele VIII Paleologo, rappresentato in ginocchio sulla sinistra della moneta, e sulla destra vi è Cristo in trono, e la terza figura, che si trova sulla destra, è l'Arcangelo Michele.

Dopo la morte di Gregorio X (1276) a Roma si rafforzò l'influenza angioina e si interruppe l'alleanza bizantino - romana. L'elezione del francese Martino IV nel 1281 fece del papa uno strumento potente per la politica di Carlo d'Angiò. Con il patrocinio del pontefice fu concluso ad Orvieto un trattato per la restaurazione dell'impero romano usurpato sotto la guida di Filippo, figlio di Baldovino II (3 luglio 1281). Inoltre il papa condannò come scismatico l'accordo conciliare del 1274 per l'unione delle chiese. La politica unionista di Michele VIII era così definitivamente fallita.

Le potenze occidentali si unirono per la lotta contro Bisanzio ed i sovrani balcanici si aggregarono all'alleanza. L'importante città di Skopje venne allora occupata e mai più riconquistata dai bizantini.

Ma nel momento più critico la situazione cambiò radicalmente per un evento che si stava consumando in Sicilia. Il 31 marzo 1282 scoppiò la rivolta dei Vespri Siciliani, un grande congiura contro il dominio angioino adeguatamente finanziata dal danaro di Bisanzio. La rivolta fu rafforzata dall'intervento di Pietro III d'Aragona che, durante il pontificato di Niccolò III (1277-80), aveva stretto alleanza con Michele VIII. La strategia dei firmatari dell'accordo era quella di cogliere alle spalle Carlo nello stesso modo in cui lo stesso monarca angioino aveva colto e detronizzato Manfredi. Nell'agosto a Palermo Pietro si faceva incoronare re di Sicilia con la stessa corona appartenuta a Manfredi.

Carlo d'Angiò riuscì a stento a conservare i territori situati nell'Italia continentale ma doveva abbandonare definitivamente le mire espansionistiche contro Bisanzio. Filippo, il pretendente alla corona imperiale, venne abbandonato. Venezia si riavvicinò all'impero bizantino e al re d'Aragona.

Hyperpyron di Michele VIII Paleologo, in questa moneta è rappresentata la Vergine Maria, come ringraziamento per la conquista della capitale bizantina.

Sicuramente fu ricordato come un brillante imperatore e, per i tempi, un eccellente amministratore; con lui l'impero vide l'ultimo periodo di luce. Tuttavia la sua ambizione di ricostruire Bisanzio era ormai troppo lontana dalle reali energie dello stato che fu prosciugato: alla sua morte i confini in Anatolia erano precari e il tesoro esangue.

Matrimonio e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1253 Michele VIII Paleologo sposò Teodora Ducaina Vatazina (1240 circa – 1303) nipote dell'imperatore Giovanni III Vatatze (1192 – 1254)[1] dalla quale ebbe:

Da un'amante Michele VIII ebbe inoltre due figlie illegittime:

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teodora era figlia di Giovanni Vatatzes (nato nel 1215), fratello maggiore di Giovanni III Vatatze. Teodora dovette a quest'ultimo la sua educazione, essendole il padre deceduto quando lei era ancora in tenera età.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Georg Ostrogorsky, Storia dell'Impero bizantino, Milano, Einaudi, 1968, ISBN 88-06-17362-6.
  • Gerhard Herm, I bizantini, Milano, Garzanti, 1985.
  • John Julius Norwich, Bisanzio, Milano, Mondadori, 2000, ISBN 88-04-48185-4.
  • Silvia Ronchey, Lo stato bizantino, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-06-16255-1.
  • Giorgio Ravegnani, La storia di Bisanzio, Roma, Jouvence, 2004, ISBN 88-7801-353-6.
  • Ralph-Johannes Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Roma, Newton & Compton, 2005, ISBN 88-541-0286-5.
  • Alain Ducellier, Michel Kapla, Bisanzio (IV-XV secolo), Milano, San Paolo, 2005, ISBN 88-215-5366-3.
  • Giorgio Ravegnani, Bisanzio e Venezia, Milano, Il Mulino, 2006, ISBN 88-15-10926-9.
  • Giorgio Ravegnani, Introduzione alla storia bizantina, Bologna, il Mulino, 2006.
  • Charles Diehl, Figure bizantine, introduzione di Silvia Ronchey, 2007 (1927 originale), Einaudi, ISBN 978-88-06-19077-4
  • Giorgio Ravegnani, Imperatori di Bisanzio, Bologna, Il Mulino, 2008, ISBN 978-88-15-12174-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Imperatore bizantino Successore Double-headed eagle of the Greek Orthodox Church.svg
Giovanni IV Lascaris 1261-1282 Andronico II Paleologo