Gengis Khan

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« ...Io vengo dal Barbaro Nord. Indosso le stesse vesti e mi sfamo dello stesso cibo dei pastori di vacche e dei mandriani di cavalli. Facciamo gli stessi sacrifici e ci dividiamo le ricchezze. Guardo alla Nazione come a un nuovo figlio appena nato e mi curo dei miei soldati come se fossero i miei fratelli... »
(Gengis Khan)
Gengis Khan
Genghis Khan.jpg
Pseudoritratto del Museo Nazionale di Taipei

Regno 1206 - 1227
Incoronazione 1206
Successore Djuci, Ögödei
Nome completo Temüjin, Gengis Khan - grafia mongola: Cinggis qayan.png
Nascita Deluun Boldog, 16 aprile[senza fonte] 1162
Morte Gardi, 18 agosto[senza fonte] 1227
Padre Yesügei khan
Madre Ho'elun
Consorte Börte Ujin, Kulan, Yisugen, Yisui, altre
Figli Djuci, Ögödei, Chagatai, Tolui, altri

Gengis Khan (o Genghis, tartaro Чингис Хан, pron. Gingis Khan), nato come Temujin o Temulujin[1], in altaico Temuçin, pron. Temucin (alto corso dell'Onon, 16 aprile 116218 agosto 1227) è stato un condottiero e sovrano mongolo.

Dopo aver unificato le tribù mongole, fondando l'Impero Mongolo, le condusse alla conquista della maggior parte dell'Asia Centrale, della Cina, della Russia, della Persia, del Medio Oriente e di parte dell'Europa orientale, dando vita, anche se per breve tempo, al più grande impero della storia umana. Fu sepolto in un luogo tuttora ignoto della nativa Mongolia.

Indice

[modifica] Infanzia

I primi anni di vita di Gengis Khan sono poco noti e controversi perché descritti solamente dopo la sua morte e, per complicare la materia, le pochissime fonti coeve di notizie sono spesso discordanti.

La madre Hoelun della tribù dei Merkit era stata rapita in una scorreria ed assegnata come bottino di guerra a Yesugei, il capo del clan Borjigin della tribù dei Kiyad, Mongoli praticanti il cristianesimo nestoriano; i due tra il 1155 e il 1167 ebbero un figlio (il secondo) a cui diedero il nome di Temüjin, in onore di un valoroso capitano Tartaro che il padre aveva appena catturato in battaglia.

Temujin sarebbe nato tra le montagne del Khentii Aimag, precisamente a Deluun Boldog sul monte Burkhan Khaldun (la Montagna Sacra) tra le rive del fiume Onon e vicino al fiume Kherlen, presso Lamyn Uhaa (pressapoco l'attuale Binder sumun non lontano da Ulaan Baataar) nell'anno 1162. Secondo la tradizione mongola nacque il giorno chiaro del primo mese dell'estate dell'anno del cavallo d'acqua del terzo ciclo (ogni ciclo del calendario mongolo era di 60 anni), e venne alla luce stringendo nel piccolo pugno un grumo di sangue, segno che il suo destino sarebbe stato quello di un grande guerriero.[2]

I suoi primi anni di vita furono segnati dalle lotte e vendette tra le tribù vicine, dalla morte del padre, nel 1175 ad opera dei confinanti Tatari Merkit, all'ostracismo della tribù che non intendeva accettare un capo troppo giovane. Negli anni a seguire Temüjin e la famiglia vissero come poveri nomadi. Temujin aveva tre fratelli minori, Khasar Khajiun e Temuge, ed una sorella, Temulin.

Non esistono ritratti o raffigurazioni attendibili di Temujin in quanto sono tutte opere postume e da ritenersi interpretazioni artistiche fantasiose, compresa la più famosa raffigurazione conservata al National Palace Museum di Taipei (Taiwan); di certo dalle descrizioni dell'epoca e da quanto tramandato dallo storico persiano Rashid al-Din, si viene a sapere che nella famiglia di Temujin erano tutti alti, con capelli rossi, lunghe barbe ed occhi verdi, tutte caratteristiche anomale per le razze asiatiche su cui al tempo si erano costruite alcune leggende e sicuramente tratti fisiognomici che non passavano certo inosservati tra i Mongoli.

[modifica] La conquista del trono

Nel 1202 Toghril Khan e Temujin si dichiararono ufficialmente padre e figlio; venendo adottato dal Khan dei potenti Keraiti, in quel momento forse il capo mongolo più potente, vassallo dell'imperatore Chin, Temujin acquisì la credibilità necessaria a un capo. Durante questo periodo conobbe alcuni di quelli che lo resero potente e vittorioso e che vennero in seguito definiti i suoi quattro cani:

Grazie al matrimonio con la figlia del capo keraita, Börte, Temüjin divenne uno dei possibili candidati al titolo di Khagan o "Gran Khan", carica rimasta vacante dopo le sconfitte subite ad opera dei Chin. La lotta per il potere durò alcuni anni ed ebbe termine quando il futuro sovrano dei Mongoli sconfisse le forze dei Karaiti e dei loro alleati, arrivando a porre sotto il suo dominio l'intera area del Gobi nel 1206.

Subito dopo, Temüjin, durante un grande khurultai (il concilio dei capi tribù), ottenne il titolo di Khagan, cioè "khan dei khan" di tutti i mongoli che sotto di lui avevano trovato un'unità nazionale. Da allora iniziò ad essere chiamato Genghis Khan che significa "Sovrano Universale", "Sire di tutti gli uomini" o anche "Signore Oceanico".

[modifica] La creazione dell'Impero

[modifica] Organizzazione politica

Gengis Khan si diede a conquistare e organizzare i popoli, secondo un'impostazione politico-militare basata sulla mobilità e fortemente gerarchizzata: ogni tribù (ulus, che indicava anche il patrimonio collettivo) era indipendente, ma tutte erano sottomesse alla famiglia imperiale (cioè alla famiglia di Gengis Khan), il cosiddetto "casato della stirpe aurea", sacro poiché mitologicamente derivato dal Dio del cielo, Tengri, divinità suprema dei mongoli. L'impero nel suo insieme era l'ulus della famiglia imperiale. Tutti i khan offrivano fedeltà e rispetto al Gran Khan, che li sorvegliava con un rapido ed organizzato sistema di intendenti e corrieri.

L'Eurasia prima dell'avanzata mongola

Marco Polo nel Milione[3] descrive il modo in cui Gengis Khan finanziava la sua spesa militare e i fasti della corte dell'impero mongolo. Il Gran Khan aveva introdotto una moneta a corso forzoso, che poteva essere acquistata dietro conferimenti all'imperatore di oggetti in oro, argento e pietre preziose. Viceversa, la moneta non era rimborsabile al portatore con un controvalore metallico. A pena della morte, la moneta doveva essere l'unico mezzo di pagamento per l'acquisto di beni e servizi in tutto il regno, ed era vietato il baratto. Periodicamente, l'imperatore vietava il possesso privato di oro e altri preziosi, e disponeva che questi dovevano essere conferiti al re in cambio di banconote.

[modifica] Organizzazione militare

Ma l'aspetto più straordinario della personalità di Gengis Khan fu il genio in campo militare, dalla formidabile tattica: le armate mongole, forti di arcieri a cavallo, attaccavano nel più completo silenzio, guidate solo da bandiere di diverso colore, compiendo manovre complesse in assoluta simmetria e coordinazione, il che incuteva una soprannaturale paura nel nemico.

Le tribù unificate adottarono il sistema militare degli Unni basato sul sistema decimale. L'esercito veniva suddiviso in unità di 10 (arban), 100 (yaghun), 1000 (minghan) e infine 10.000 (tumen) soldati. Durante gli spostamenti i soldati portavano con sé le famiglie e tutti i cavalli, che spesso ammontavano almeno a tre o quattro per cavaliere, avendo così sempre a disposizione animali di trasporto freschi.

Un altro aspetto fondamentale dell'organizzazione militare fu l'adesione totale alla meritocrazia: gli unici criteri presi in considerazione da Gengis Khan per stabilire il grado di un ufficiale erano la sua capacità e fedeltà, mentre i tradizionali parametri di nascita e stirpe erano praticamente ignorati. Il figlio di un guardiano di bestiame, Subudei, divenne uno dei suoi comandanti più stimati.[2]

Gengis Khan curò anche la sua fama (l'"immagine") con calcolate azioni di straordinaria ferocia nel punire i nemici o di grande magnanimità verso gli alleati. La fama di inflessibile e invincibile fu un'ottima propaganda contro i suoi avversari politici, i quali sapevano che non sottomettersi equivaleva allo sterminio.

[modifica] Le campagne militari

L'avanzata di Gengis Khan

[modifica] Assoggettamento degli Xia

Contemporaneamente al khurultai Genghis Khan si trovò coinvolto in una disputa con gli Xia Occidentali; fu la prima guerra del nuovo khan che, malgrado le difficoltà di conquistare le ben fortificate città degli Xia, ottenne una sostanziale vittoria, fino al punto che, quando nel 1209 venne stipulata la pace, questo popolo era praticamente ridotto ad un protettorato, tanto che il loro imperatore dovette accettare Genghis Khan come suo signore.

Nella capitale venivano inviati oggetti d'oro da tutte le parti del regno per accrescere il tesoro reale. In cambio venivano rilasciati certificati di possesso cartacei, equivalenti alle odierne banconote. Queste somme, come l'oro, erano spendibili dai proprietari per l'acquisto di beni e servizi. Con una simile riserva aurea, fu possibile coniare la moneta necessaria per le spese di guerra. Con la conquista di nuove terre e oro, la riserva veniva reintegrata potendosi così finanziare nuove conquiste.

[modifica] Invasione della Cina

L'avanzata mongola in Eurasia

Nel 1211 le genti mongole erano unificate, quindi Gengis Khan guardò alla Cina; questo obiettivo di maggior respiro fu scelto sia per vendicare antiche sconfitte, ma anche per conquistare le ricchezze dell'Impero celeste. Gengis Khan dichiarò guerra quell'anno e inizialmente le operazioni contro i Chin ebbero lo stesso andamento di quelle contro gli Xia. I Mongoli ottennero numerose vittorie in campo aperto ma fallirono nei loro tentativi di conquistare le principali città.

Con la mentalità che gli era tipica, logica e determinata, Genghis Khan ed i suoi ufficiali superiori si dedicarono allora allo studio delle tecniche di assedio, aiutati da ingegneri cinesi disertori, fino a diventare specialisti in quel campo militare.

Come risultato delle vittorie in campo aperto e di alcune conquiste di fortificazioni, i mongoli nel 1213 si spinsero a sud della Grande Muraglia. Essi avanzarono con tre eserciti fino al cuore del territorio della Cina tra la Grande Muraglia ed il fiume Huang He. Genghis Khan sconfisse gli eserciti cinesi, devastò il nord della Cina, conquistò numerose città ed infine, nel 1215, assediò, conquistò e saccheggiò la capitale dei Chin, Yanjing (in seguito nota come Pechino). Malgrado ciò l'imperatore Chin Xuan Zong non si arrese e spostò la capitale a Kaifeng. Qui, nel 1234 il suo successore fu definitivamente sconfitto ponendo fine alla dinastia Chin.

Nel frattempo Kuchlug, deposto khan della tribù mongola dei Naiman, era fuggito verso ovest ed aveva usurpato il trono nel khanato Kara-Khitan, il più occidentale degli alleati di Gengis Khan.

Il momento era poco favorevole per i mongoli, per via della stanchezza dell'esercito, esausto dopo dieci anni di guerre continue, prima contro gli Xia e poi contro gli Chin. Comunque Genghis Khan inviò contro Kuchlug un brillante generale, Jebe, accompagnato solamente da due tumen (20.000 soldati). Una rivolta fomentata da agenti mongoli ridusse le forze dell'usurpatore che infine venne sconfitto, catturato e giustiziato. Il Kara-Khitan venne annesso allo Stato mongolo.

Nel 1218 le terre controllate da Genghis Khan si estendevano verso ovest fino al lago Balkhash confinando con Khwārezm, uno Stato islamico che giungeva fino al Mar Caspio, al Golfo di Persia ed al Mar Arabico.

[modifica] La guerra contro l'impero irano-persiano di Khwārezm

Nel 1218 Genghis Khan inviò alcuni emissari nella provincia più orientale del Khwārezm (Corasmia) per parlamentare con il governatore di questa.

Gli emissari mongoli vennero però trucidati e Genghis Khan reagì furiosamente, inviando un esercito di 200.000 soldati.

La campagna che seguì fu forse una delle più sanguinose, con molte città che vennero messe a ferro e fuoco e le loro popolazioni sterminate; secondo alcune tradizioni, nella sola città di Merv vennero uccise un milione e mezzo di persone. Nel 1223 il Khwārezm viene annesso ai domini mongoli, comprese città come Samarcanda e Buchara.

Le truppe mongole si diressero poi a nord dove venne conquistato il regno della Grande Bulgaria, la cui popolazione fu deportata.

[modifica] La campagna finale

Ögödei Khan

Durante la campagna contro Khwarizm l'imperatore degli Xia occidentali (vassallo dei mongoli), che si era rifiutato di prendere parte alla guerra, strinse un'alleanza anti-mongola con i Chin. Dopo aver fatto riposare ed aver riorganizzato l'esercito, Genghis Khan si preparò alla guerra contro di loro.

Nello stesso tempo, conscio del passare degli anni, Genghis Khan decise di stabilire le regole per la sua successione in modo da evitare conflitti tra i suoi discendenti. Djuci, il primo figlio prescelto e preferito era già morto, e così egli nominò Ögödei, suo terzo figlio, come successore, stabilendo un criterio per la selezione dei successivi khan, specificando che essi sarebbero dovuti essere suoi discendenti diretti.

Nel 1226 Genghis Khan attaccò i Tanguti, accusandoli di aiutare i suoi nemici. Nel febbraio di quell'anno conquistò le città di Heisui, Gan-zhou e Su-zhou. In autunno prese Xiliang-fu. Un generale Xia sfidò i mongoli in battaglia vicino ai monti Helanshan (Helan significa grande cavallo nel dialetto del nord) ma le sue armate vennero sconfitte. In novembre Genghis Khan pose l'assedio alla città tanguta di Ling-zhou, attraversò il Fiume Giallo e sconfisse un esercito venuto in soccorso di Xia.

Nel 1227 Genghis Khan attaccò la capitale dei Tanguti ed in febbraio assunse il controllo di Lintia-fu. In marzo conquistò la prefettura di Xining e la città di Xindu-fu. In aprile conquistò la prefettura di Deshun dove il generale Xia, Ma Jianlong, resisté per giorni guidando personalmente le cariche della cavalleria fuori dalle porte della città. Ma Jianlong infine cadde trafitto da una freccia e Genghis Khan, dopo aver conquistato Deshun, si mosse verso le montagne di Liupanshan per sfuggire alla calura dell'estate.

[modifica] La morte

Non è chiara la causa della sua morte; di certo si sa che morì dopo una lunga agonia, forse causata da un trauma riportato a seguito di una caduta da cavallo.[2]

La motivazione è però certamente correlata ad uno scontro coi Tanguti; si suppone che sia morto per le fatiche sostenute in battaglia alla sua veneranda età oppure alle ferite riportate in quest'ultima; alcuni imputano lo scontro ad una rappresaglia per il rapimento di una principessa tanguta che era stata consegnata a Gengis Khan come bottino di guerra; altre fonti (dalle cronache degli Oirat) sostengono che la principessa deportata avesse nascosto una piccola tagliola nella vagina e che il Gran Khan fosse morto per i traumi subiti a seguito del rapporto sessuale con la principessa.

Comunque fosse, a metà del 1227 Gengis Khan in agonia si rese conto che la sua fine si avvicinava. Dopo aver confermato Ögödei come successore (il primogenito prescelto Djuci era gia' morto), dettò dal suo letto di morte al figlio più giovane, Tolui, le istruzioni per completare la distruzione dell'impero Chin.

Morì lasciando un impero che si estendeva dalla Siberia al Kashmir, al Tibet, al Mar Caspio, al Mar del Giappone. Nonostante i genocidi, le deportazioni di massa e le distruzioni delle città rase al suolo e ricostruite da zero, l'Impero mongolo era solido, pacifico, con genti diverse per stirpe, lingua e religione che convivevano armoniosamente sotto l'equa e inflessibile pax mongolica.

Il suo corpo venne riportato in Mongolia e sepolto in una località segreta, probabilmente insieme a molti servi uccisi per l'occasione.[2] Tutta l'area intorno, per centinaia di chilometri quadrati, venne dichiarata interdetta all'accesso (horig) e sorvegliata dalle guardie Uriankhai (il fedele gruppo tribale di Subedei), oltre ad essere volutamente calpestata da centinaia di cavalli per cancellare ogni traccia della sepoltura.
Per decenni varie spedizioni americane e giapponesi hanno tentato inutilmente di ritrovare il sepolcro del grande sovrano, che però resta a tutt'oggi introvabile. D'altronde, non è mai stata scoperta lapide o tomba di capo mongolo, perché questo popolo, tradizionalmente, non ha mai adottato segni sepolcrali del genere.[2]

Dopo la sua morte, e per un paio di anni, rimase reggente ad interim Tolui (fratello di Ogodei) in attesa del concilio del Kuriltai del 1229.

[modifica] L'eredità di Gengis Khan

statua di Gengis Khan a Ulaanbaataar
biglietto di 5000 tugriks mongole

Gengis Khan ebbe da varie mogli e concubine numerosi figli e figlie, a ciascuno dei quali vennero assegnati titoli e guerrieri, ma per i 4 figli maschi avuti dalla prima e principale moglie Börte furono riconosciuti i più alti onori ed il diritto di successione per le cariche più rilevanti; questi 4 erano:

Le successive mogli che gli avevano dato figli e di cui si abbia traccia, furono:

Da altre concubine ebbe il figlio Aladjai, una figlia che sposò Togutshar ed un figlio che gli diede il nipote Mutugen.

Recenti ricerche hanno messo in evidenza come l'estensione dell'impero mongolo abbia ricadute visibili ancora oggi nel patrimonio genetico della popolazione eurasiatica. Si è calcolato che circa l'8% delle persone che vivono nei territori un tempo sottomessi ai Mongoli hanno cromosomi Y identici: l'ipotesi più accreditata è che questo sia proprio uno dei risultati delle invasioni mongole [4]

L'opera politica e militare di Genghis Khan presenta luci ed ombre; accanto a iniziative positive come il sistema postale, il divieto dell'uso della tortura, l'esenzione per insegnanti e dottori dal pagamento delle tasse od il principio della libertà di religione, molti cronisti forniscono dati impressionanti sulle stragi compiute dai Mongoli durante le loro conquiste. Ad esempio, la Cina avrebbe avuto prima dell'invasione una popolazione di 100 milioni di abitanti che si era ridotta a 60 milioni nel 1300, ossia circa cinquant'anni dopo la conquista dei Mongoli; in particolare le popolazioni a nord del fiume giallo, facenti parte della dinastia Sung settentrionale, si ridussero da 46 milioni a soli 4,5 milioni [5]. Queste dure iniziative non furono mai gratuite o irrazionali, ma sempre inquadrate nell'ambito di un disegno strategico, che doveva rafforzare l'immagine dei mongoli come inflessibili e imbattibili, agendo da deterrente contro i possibili oppositori.

[modifica] Note

  1. ^ Il fabbro
  2. ^ a b c d e Piero Angela et al., Gengis Khan - il cavaliere dell'apocalisse, in Speciali di Superquark.
  3. ^ capitolo 95, "De la moneta del Grande Ka[ne]"
  4. ^ Hillary Mayell (2003). Genghis Khan a Prolific Lover, DNA Data Implies . National Geographic.
  5. ^ La Cina, Piero Corradini, ed. Utet, 1969

[modifica] Bibliografia

  • Franco Cardini e Marina Montesano, Storia medievale, Firenze, Le Monnier Università, 2006. ISBN 8800204740
  • AA.VV., Imperi delle steppe. Da Attila a Ungern Khan, prefazione di F. Cardini, centro studi "Vox Populi", Pergine 2008

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni


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