Jugoslavia
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██ Repubblica Socialista Federale di Iugoslavia (1945-1992)
██ Repubblica Federale di Iugoslavia (1992-2003)
Serbia e Montenegro (2003-2006)
██ Slovenia (1991-)
██ Croazia (1991-)
██ Macedonia (1991-)
██ Craina Serba (1991-1995/96)
██ Bosnia-Erzegovina (1992-1998)
██ Erzeg-Bosnia Croata (1992-1994)
██ Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina (1995-)
██ Linea di confine fra le due entità (IEBL)
██ Federazione di Bosnia-Erzegovina (1994-)
██ UNTAES (1996-1998)
██ Serbia (2006)
██ Montenegro (2006-)
██ Kosovo (2008-)
La Jugoslavia o Iugoslavia[1][2][3] (in croato e in sloveno, Jugoslavija, in serbo e in macedone, Југославија, letteralmente "terra degli slavi del sud") è stata un'entità politica e storica che, passando per diversi assetti istituzionali, ha amministrato il territorio della Penisola balcanica occidentale nel corso del XX secolo.
Indice |
Il periodo monarchico[modifica]
| Per approfondire, vedi Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni e Regno di Jugoslavia. |
Alla fine della prima guerra mondiale, alcuni politici e intellettuali slavi della Slovenia, della Croazia, della Bosnia ed Erzegovina e della Voivodina, fino ad allora appartenenti all'Impero Austro-ungarico, dichiararono l'indipendenza delle loro terre da Vienna e si costituirono in un'entità denominata Stato degli Sloveni, dei Croati e dei Serbi che non ebbe alcun riconoscimento internazionale. Chiesero, allora al Regno di Serbia di costruire insieme una nuova realtà statuale; a questa richiesta aderì anche il Regno di Montenegro, e il 1º dicembre 1918 fu fondato il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni.
Il 6 gennaio 1929 il re Alessandro I, con un colpo di stato, avocò a sé tutti i poteri per sedare i dissidi interni ai diversi partiti politici e ai gruppi etnici, e cambiò il nome del Paese in Regno di Jugoslavia, portando avanti una politica di accentramento amministrativo e culturale, cercando di annichilire tutte le differenze culturali dei popoli che componevano la nazione[4].
Suddivisioni amministrative[modifica]
Prima del 1929, il regno era suddiviso in 33 contee (o comitati: županije) che ricalcavano confini storici ed erano etnicamente definite. Con l'istituzione del Regno di Jugoslavia, le contee furono soppresse e vennero create 9 regioni (banati, in lingua originale al plurale: banovine) che prendevano il nome dai fiumi che le attraversavano e che erano abitate da più gruppi etnici:
- Banato della Drava (Dravska Banovina), con capitale Lubiana
- Banato della Sava (Savska Banovina), con capitale Zagabria
- Banato del Vrbas (Vrbaska Banovina), con capitale Banja Luka
- Banato del Litorale (Primorska Banovina), con capitale Spalato
- Banato della Drina (Drinska Banovina), con capitale Sarajevo
- Banato della Zeta (Zetska Banovina), con capitale Cettigne
- Banato del Danubio (Dunavska Banovina), con capitale Novi Sad
- Banato della Morava (Moravska Banovina), con capitale Niš
- Banato del Vardar (Vardarska Banovina), con capitale Skopje
La città di Belgrado, insieme con Zemun e Pančevo fu costituita come unità amministrativa separata. A capo delle banovine fu posto un governatore di nomina statale.
Seconda guerra mondiale[modifica]
Il principe reggente Paolo Karađorđević, il 25 marzo 1941 fece aderire la Jugoslavia al Patto tripartito a fianco dell'Italia fascista e della Germania nazista. Per questo l'erede al trono Pietro II, con un colpo di stato, detronizzò lo zio e assunse la corona, rompendo l'alleanza con le forze dell'Asse.
La Germania invase la Jugoslavia il cui territorio fu conquistato e suddiviso a diversi stati-fantoccio o annesso alla Germania o agli stati confinanti alleati della Germania:
- Stato Indipendente di Croazia, governato da Ante Pavelić e che aveva come re Tomislavo II, al quale fu annessa anche la Bosnia ed Erzegovina;
- Governo di Salvezza Nazionale in Serbia con a capo Milan Nedić, ma governato direttamente da Berlino;
- Regno del Montenegro di cui Vittorio Emanuele III d'Italia assunse la corona.
- Al Regno d'Italia, fu annessa la città di Lubiana e la parte meridionale della Banovina della Drava[5], con cui fu costituita la Provincia di Lubiana, e la parte nord-occidentale della Banovina di Croazia, che andò ad ampliare la Provincia di Fiume.
Il periodo socialista[modifica]
| Per approfondire, vedi Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia. |
Durante la seconda guerra mondiale, fu costituito il Consiglio antifascista di liberazione popolare della Jugoslavia che il 29 novembre 1943 decise di ricostituire uno Stato all'interno dei confini del vecchio regno, con l'aggiunta del Litorale sloveno (che già nel settembre del 1943 era stato proclamato dal Fronte di Liberazione del Popolo Sloveno parte integrante della Slovenia[6][7]) e dell'Istria, che fu denominato Democrazia Federale di Jugoslavia in attesa che, con un referendum, il popolo avesse scelto se ripristinare la monarchia o creare una repubblica. Josip Broz Tito venne nominato primo ministro. Finita la guerra e liberati i territori dall'occupazione nazista, furono indette elezioni in cui la Lega dei comunisti di Jugoslavia ottenne la maggioranza dei voti[8]. Il 29 novembre 1945 la monarchia venne definitivamente abolita e nacque la Repubblica Federativa Popolare di Jugoslavia, nome che mantenne fino al 1963 quando venne denominata Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia.
Il maresciallo Tito, capo del governo, iniziò una politica di alleanza con l'Unione Sovietica, ed instaurò un regime dittatoriale di stampo socialista in cui il partito comunista era l'unico legalmente riconosciuto. Pian piano, però, iniziò un progressivo allontanamento da Stalin, per poter governare liberamente l'economia del proprio paese e farla sviluppare. Dopo diversi dissidi con Mosca sulla politica estera e su quella interna, la Jugoslavia, nel 1948 fu espulsa dal Cominform e ne restò fuori per sempre, uscendo definitivamente dall'orbita di influenza sovietica.
La Jugoslavia di Tito rimase un paese ad economia pianificata anche se nel 1950 Tito inaugurò una politica di autogestione dei lavoratori[9] che fu alla base del sistema produttivo jugoslavo. Sul piano internazionale, Tito fondò nel 1956, col presidente egiziano Nasser e il primo ministro indiano Nehru, il Movimento dei paesi non allineati[8], criticò l'invasione della Cecoslovacchia e dell'Ungheria da parte degli eserciti del Patto di Varsavia[8] e si propose come mediatore nel conflitto arabo-israeliano. La politica interna fu caratterizzata da un forte accentramento del potere vòlto a stroncare ogni sussulto nazionalista e ogni riforma a livello locale, anche se, col passare degli anni, in Jugoslavia, venivano fatti timidi passi verso un'economia più liberale, fino alla costituzione del 1974 che concesse larghissime autonomie alle repubbliche federate[8].
Suddivisione amministrativa[modifica]
La Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia era divisa in 6 repubbliche e 2 province autonome:
Il processo di dissoluzione[modifica]
| Per approfondire, vedi guerre jugoslave, Repubblica Federale di Jugoslavia e Serbia e Montenegro. |
Il maresciallo Tito morì il 4 maggio 1980[10]. Nel frattempo, la situazione economica si andava deteriorando, alimentando il divario tra le repubbliche di Slovenia e Croazia più ricche e il resto del paese. Questa separazione economica iniziò a diventare una spinta verso una volontà indipendentista ispirata dai dirigenti politici locali.
Nel 1981 in Kosovo si sviluppò un movimento che chiedeva la trasformazione della provincia autonoma in repubblica federata, richiesta fatta dalla maggioranza albanese e osteggiata dalla popolazione serba[8].
Nel 1990, a séguito del malcontento generale della popolazione dell'intera Jugoslavia, furono indette elezioni multipartitiche nelle sei repubbliche: in Croazia venne eletto il nazionalista Franjo Tuđman[11] e in Slovenia il socialdemocratico Milan Kučan[12] che appoggiarono immediatamente le rivendicazioni indipendentiste dei loro popoli; in Bosnia ed Erzegovina fu eletto il nazionalista musulmano Alija Izetbegović che auspicava un allentamento dei legami politici con la Jugoslavia[13]; in Macedonia venne eletto il comunista Kiro Gligorov, favorevole ad una futura indipendenza[14], e in Serbia fu confermato presidente il comunista Slobodan Milošević[15] contrario al disfacimento della federazione e che revocò lo statuto di autonomia del Kosovo e della Voivodina per fermare le spinte centrifughe.
Nel 1991, Slovenia e Croazia si dichiararono indipendenti. Dal 26 giugno al 7 luglio venne combattuta una guerra tra l'esercito jugoslavo e l'armata territoriale slovena, che vide la resa dell'esercito federale. Dal 1991 al 1995 durò il conflitto tra l'esercito croato e la popolazione serba della Croazia, appoggiata dall'esercito jugoslavo, che si concluse con la vittoria croata.
Nel 1992 anche la Bosnia ed Erzegovina si dichiarò indipendente, e fino al 1995 la repubblica fu sconvolta da diversi conflitti che videro opposti musulmani e croati contro i serbi di Bosnia e musulmani contro croati di Bosnia, conclusisi con l'accordo di Dayton che sancì la creazione di una repubblica indipendente su base federale.
Nel settembre del 1991 anche la Macedonia si era dichiarata indipendente senza che ne scaturisse alcuna azione bellica, ma alla quale seguirono battaglie tra albanesi e macedoni.
Dopo la proclamazione dell'indipendenza di Slovenia, Croazia, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia, lo stato jugoslavo era limitato ai soli territori della Serbia e del Montenegro che decisero di rimanere uniti, dando vita, il 27 aprile 1992 alla Repubblica Federale di Jugoslavia.
Nel 1996 le tensioni nella provincia serba del Kosovo tra la maggioranza di etnia albanese e la minoranza serba si inasprirono. Fino al 1999 fu combattuto un conflitto tra l'organizzazione indipendentista paramilitare albanese UÇK e la polizia appoggiata da forze paramilitari serbe, che si concluse, dopo quasi tre mesi di bombardamenti della NATO sulla Jugoslavia, con l'Accordo di Kumanovo che sancì il ritiro dell'esercito federale dalla provincia e la sua sostituzione con la forza internazionale KFOR, il mantenimento della sovranità jugoslava e l'amministrazione dell'ONU tramite l'UNMIK.
Il 3 settembre 2003 la Repubblica Federale di Jugoslavia cambiò denominazione in Unione Statale di Serbia e Montenegro. La federazione restò in vigore fino al 21 maggio 2006 quando venne sciolta dando vita ai due stati indipendenti di Serbia e Montenegro.
Il 17 febbraio 2008, il Kosovo dichiarò unilateralmente la propria indipendenza e la costituzione in repubblica, decisione non accettata dalla Serbia e condivisa solo da una parte delle nazioni del mondo.
Bandiere e stemmi[modifica]
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| Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni Regno di Iugoslavia |
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| Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia |
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| Repubblica Federale di Jugoslavia Serbia e Montenegro |
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Stati successivi[modifica]
Dopo le guerre e i rivolgimenti politici che hanno portato al dissolvimento della Jugoslavia, l'area dei Balcani è suddivisa nei seguenti stati sovrani:
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|---|---|---|---|
| Bosnia ed Erzegovina | Sarajevo |
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| Croazia | Zagabria |
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| Repubblica di Macedonia | Skopje |
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| Montenegro | Podgorizza |
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| Serbia | Belgrado |
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| Slovenia | Lubiana |
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Nell'elenco non compare il Kosovo, il cui riconoscimento internazionale è controverso.
Note[modifica]
- ^ Vedi lemma "Iugoslavia" sul "DOP".
- ^ Vedi il lemma "Iugoslavia" sull'Enciclopedia Sapere.
- ^ Vedi il lemma "Iugoslavia" sull'Enciclopedia Treccani.
- ^ Saša Marković Integralno jugoslovenstvo u Vojvodini
- ^ http://www.treccani.it/enciclopedia/lubiana_res-44587e15-87e6-11dc-8e9d-0016357eee51_(Enciclopedia-Italiana)/ http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Jugoslavia
- ^ Zgodovina Slovencev, pagina 804, Cankarjeva založba, Ljubljana 1979
- ^ [1] discorso del 12 settembre 1993 di Milan Kučan (primo Presidente della Slovenia eletto nel 1992)
- ^ a b c d e "Iugoslavia" su "Enciclopedia Treccani"
- ^ Josip Broz Tito: Self-management and decentralization su "Encyclopædia Britannica"
- ^ Josip Broz Tito su "Encyclopædia Britannica"
- ^ Tudjiman, Franjo su Enciclopedia Treccani
- ^ Slovenia su Enciclopedia Treccani
- ^ Izetbegović, Alija su Enciclopedia Treccani
- ^ Macedonia, Repubblica di su Enciclopedia Treccani
- ^ Milošević, Slobodan su Enciclopedia Treccani
Bibliografia[modifica]
- Bato Tomašević, Montenegro – attraverso una saga familiare, la nascita e la scomparsa della Jugoslavia, edizione in lingua italiana Lint Editoriale Trieste, ISBN 978-88-8190-252-1
- Arnaldo Mauri, Il dramma dei Balcani: cause vicine e lontane, "Civiltà Ambrosiana", vol. 12, n. 5, 1955, pp.333-341
Voci correlate[modifica]
- Linea di successione al trono di Jugoslavia
- Corona di Jugoslavia
- Serbia e Montenegro
- Serbia, Voivodina, Kosovo
- Montenegro
- Slovenia (dichiarò la propria indipendenza il 25 giugno 1991)
- Croazia (dichiarò la propria indipendenza il 25 giugno 1991)
- Bosnia ed Erzegovina
- Repubblica di Macedonia
- Guerre jugoslave
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