Deserto del Gobi

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Posizionamento del deserto tra Cina e Mongolia

Il deserto del Gobi è un vasto deserto dell'Asia, che occupa parte della Cina settentrionale e della Mongolia meridionale. Confina a nord con i Monti Altai e con le praterie e le steppe della Mongolia, a sud-ovest con il Corridoio di Hexi e l'Altopiano del Tibet e a sud-est con la pianura cinese settentrionale. È formato da diverse regioni geografiche ed ecologiche distinte, basate su diverse varietà climatiche e topografiche ed è il secondo maggiore deserto del mondo. L'escursione termica va dai 30-40 gradi di giorno ai -40 di notte; la vegetazione è formata da poche specie di arbusti spinosi e la fauna, invece, comprende poche specie di roditori e di serpenti, tra i quali si ricorda la vipera gialla.

È stato parte del grande Impero mongolo, e vi sono città importanti situate lungo la Via della seta.

La desertificazione è la conseguenza dell'ombra pluviometrica gettata sulla regione dalla catena dell'Himalaya, la quale, infatti, impedisce alle nuvole portatrici di acqua di raggiungerla.

Ambiente fisico e divisione politica[modifica | modifica sorgente]

Dune sabbiose nella Mongolia Interna, regione settentrionale della Cina.

È un deserto stepposo, pianeggiante con un'altitudine media variante da 900m a 1500m s.l.m., attraversato da brevi catene spianate dall'erosione molto superficiale.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il clima è nettamente continentale con escursioni giornaliere che raggiungono perfino i 40 °C durante i mesi caldi e con escursioni annue anche più accentuate.

Nel complesso il Gobi è un deserto abbastanza freddo perché è posizionato piuttosto a Nord e inoltre è situato su un altopiano. Per questo motivo non è infrequente trovare la brina, e occasionalmente anche la neve, sulle sue dune.

Le precipitazioni medie annue sono di 194 mm di pioggia. A queste va aggiunta l'umidità apportata in inverno dai venti che soffiano dalle steppe siberiane portando un po' di neve dal nord. Questi stessi venti freddi settentrionali fanno scendere la temperatura fino a -40 °C in inverno, ma possono farla alzare fino a quasi +50 °C in estate.[1]

Temperature
Sivantse (1190 m) Ulaanbaatar (1150 m)
Media annuale -2,5 °C (27 °F) 2,8 °C (37 °F)
Media in gennaio -26,5 °C (-15,7 °F) -16,5 °C (2 °F)
Media in luglio 17,5 °C (63,5 °F) 19,0 °C (66 °F)
Limiti estremi 38,0 °C e -43 °C (100 °F e -45 °F) 33,9 °C e -47 °C (93 °F e -52 °F)

Vegetazione[modifica | modifica sorgente]

I Monsoni estivi riescono solo in minima parte a superare le catene sud-orientali, portando all'interno scarse precipitazioni. Di conseguenza in alcune zone e in alcune stagioni anche nel deserto cresce una scarsa vegetazione di artemisia e arbusti spinosi, formanti piccoli ciuffi in mezzo alle sabbie.

Trasporto[modifica | modifica sorgente]

La traversata di questi vasti spazi è quasi sempre praticabile, oltre dal cammello che pare originario di quelle zone (qui vivono ancora alcuni esemplari allo stato selvatico), anche dai cavalli, perché nelle bassure si trova facilmente l'erba, e perché le falde sotterranee si trovano a poca profondità.

Zone e idrografia[modifica | modifica sorgente]

Nell'interno del deserto è possibile trovare vari laghi salati. Il deserto di sabbia è delimitato da aree molto ristrette di cui la maggiore è quella di Alashan, subito a nord dei Nan Shan.

Fauna[modifica | modifica sorgente]

La fauna del deserto del Gobi è assai povera; è indigeno del Gobi occidentale il cavallo selvatico (Equus ferus przewalskii), piccolo e robusto, il Koulan, una specie di grande asino selvatico, e il cammello bactriano.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

La popolazione, molto scarsa, è formata in grandissima maggioranza da mongoli in gran parte nomadi.

Paleontologia[modifica | modifica sorgente]

Il deserto di Gobi è una manna per i paleontologi, dato che l'erosione continua e progressiva del suolo porta alla luce scheletri di dinosauri e di altri mammiferi in condizioni di conservazione ottimali, nonostante risalgano ad almeno 80 milioni di anni fa, e per di più spesso in uno stato di completezza sia cranica sia scheletrica.[2]
La sorprendente quantità di carcasse quasi intatte è spiegata dagli specialisti con l'ipotesi di violente tempeste che hanno sepolto nel giro di poche ore l'animale, per farlo riapparire dopo tanti milioni di anni; è da notare che il Gobi alla fine del Cretaceo doveva già trovarsi, secondo gli esperti, in una situazione analoga a quella contemporanea.

Il pioniere di queste scoperte fu Roy Chapman Andrews, che nel lontano 1922, si mise in marcia alla ricerca di fossili umani e quasi per caso, dopo essersi perduto ai piedi dei monti Gurvan Saikhan, notò un paesaggio da favola di rupi rossastre e fossili che affioravano dal sottosuolo; oltre alla numerose batterie di scheletri di animali, furono proprio le prime uova di dinosauro che ebbero un grande risalto mediatico, rinvenute soprattutto nel sito di Algui Ulaan Tsav.[2]

Negli anni della guerra fredda il Gobi era accessibile solo a gruppi di specialisti sovietici e mongoli e solo negli anni novanta gli occidentali poterono ritornare in Mongolia per continuare le ricerche.
Ottanta milioni di anni fa il Gobi ospitava una varietà di mammiferi, coccodrilli e oltre trenta specie di sauri; il territorio era globalmente asciutto, però dovevano essere presenti, almeno in alcune epoche, anche abbondanti luoghi acquatici, visti i numerosi fossili di tartarughe.

I fossili di dinosauri rinvenuti appartengono al Tarbosaurus, un predatore simile al Tyrannosaurus, a dinosauri a becco d'anatra e a Velociraptor. Uno dei ritrovamenti più clamorosi fu proprio quello di due scheletri completi di un Velociraptor avvinghiato in un combattimento mortale a un Protoceratops.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Reinhold Messner, nel 2004 a quasi 60 anni, è stato il primo uomo ad attraversarlo a piedi, invece Paolo Pirozzi, nel 2007, è stato il primo uomo ad attraversarlo in sella a una moto, una Ducati Multistrada 620 di serie.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Planet Earth BBC TV series 2006 UK, 2007 US, Episode 5
  2. ^ a b "I fossili della Mongolia", di Micheal J.Novacek, Mark Norell, Malcolm C.McKenna e James Clark, pubbl. su "Le Scienze (Scientific American)", num.318, febbr.1995, pag.40-49

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Autori Vari, I dinosauri del deserto del Gobi, Venezia, Erizzo, 1992.
  • Zofia Kielan-Jaworowska, Late Cretaceous Mammals and Dinosaurs frrom the Gobi Desert, pubbl. in "American Scientist",63,num.2, marzo-aprile 1975.
  • Andrews Roy Chapman, The New Conquest of Central Asia, American Museum of Natural History, 1932.

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