Ducati
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| Ducati Motor Holding S.p.A. | |
|---|---|
| Nazione | |
| Tipologia | Società per azioni |
| Fondazione | 1926 a Bologna, Italia |
| Sede principale | Borgo Panigale (BO) |
| Persone chiave | Giampiero Paoli, Presidente Gabriele Del Torchio, Amministratore Delegato |
| Fatturato | € 304, 8 milioni (2006) |
| Dipendenti | 1.043 (2006) |
| Sito web | www.ducati.com |
Ducati Motor Holding S.p.A. è un'azienda motociclistica italiana, con sede a Bologna-Borgo Panigale. I motocicli Ducati sono conosciuti in tutto il mondo per le loro prestazioni e per il design di chiara impronta italiana.
Indice |
[modifica] Storia dell'azienda
L'azienda nacque nel 1926 per volontà dell'ing. Antonio Cavalieri Ducati (Comacchio1855 - 27 giugno 1927) con il nome di Società Scientifica Radio Brevetti Ducati, specializzata nella ricerca e produzione di tecnologie di comunicazioni radio. Ben presto, grazie ai figli di Antonio Ducati (morto solo un anno dopo la fondazione), cominciò a spaziare in svariati campi industriali.
Il reparto motociclistico nasce nel 1946 come branca dell'azienda, allora gestita dall'IRI, con la produzione del Cucciolo, un motore monocilindrico da applicare ad una normale bicicletta, progettato dalla SIATA di Torino e venduto in tutto il mondo in oltre 250.000 unità.
Nel 1985 la società venne ceduta ad un'altra industria del ramo motociclistico, la Cagiva di Varese, che ne mantenne la proprietà fino al 1996, anno in cui il Texas Pacific Group ne acquistò il 51% delle azioni. Il rimanente 49% fu rilevato nel 1998; l'anno successivo l'azienda mutò denominazione in Ducati Motor Holding SpA e il fondo texano collocò sul mercato oltre il 65% delle azioni possedute.
Nel 2006 il marchio Ducati è ritornato in mani italiane con l'acquisto da parte di Investindustrial Holdings, la finanziaria di Andrea Bonomi, di una quota consistente del capitale sociale.
In seguito, per ragioni riorganizzative della catena di controllo dell'azienda, la finanziaria stessa e i suoi soci istituzionali hanno provveduto ad un'OPA sulla totalità delle azioni ordinarie di Ducati non detenute. Al termine delle varie operazioni finanziarie, comprendenti operazioni di fusione per incorporazione, l'azienda ha cambiato i suoi dati fiscali senza peraltro cambiare la denominazione con cui è conosciuta e il titolo Ducati è stato ritirato dalla quotazione in Borsa alla fine del 2008[1][2][3].
[modifica] Storia della produzione
Nel 1954 viene assunto l'ingegnere Fabio Taglioni (1920-2001), che caratterizzerà le motociclette Ducati per tutta la seconda metà del secolo.
Nel 1958 applica per la prima volta la distribuzione desmodromica ad un motore motociclistico: la Desmo 125 GP, che manca di poco la conquista dell'alloro mondiale. Nel 1962 si cimenta con un prototipo destinato appositamente al mercato statunitense di sempre maggiore importanza per la casa; nasce così la Ducati Apollo 1260. Negli anni '70 sviluppa il motore con distribuzione desmodromica per la 750 GT che diventa uno dei fiori all'occhiello della produzione della Casa di Borgo Panigale. Sempre negli stessi anni uno dei modelli di maggior successo della casa fu lo Scrambler dotato di motori monocilindrici da 250, 350 e 450 cc.
Un'altra particolarità della casa emiliana è quella di essere stata la prima a mettere in vendita una motocicletta solamente via internet, nel 2000 con la Ducati MH900e. Grazie al successo dell'iniziativa nasce una società apposita destinata al commercio elettronico, la Ducati Com.
Tra le migliori realizzazioni della casa bolognese è possibile menzionare:
- 750 SS, introdotte nel 1972, le prime Ducati con motore a L di 90°. Nel 1975 esce la 900SS, nel 1977 la Darmah, nel 1980 la Mike Hailwood Replica e nel 1982 la 900 S2. Il ciclo delle "desmo coppie coniche" si chiude nel 1985 con le 1000 (MHR e S2), prodotte in un numero limitato di esemplari.
- Pantah 500, introdotta nel 1979, disegnata da Fabio Taglioni;
- Paso, introdotta nel 1986, disegnata da Massimo Tamburini
- 851, presentata nel 1987, capostipite delle moderne 4 valvole raffreddate a liquido;
- Monster, introdotta nel 1993, disegnata da Miguel Galluzzi;
- 916, introdotta nel 1994, disegnata da Massimo Tamburini.
Quest'ultima, sviluppata negli anni seguenti con i nomi (derivati dall'aumento della cilindrata) di Ducati 996, Ducati 998. Nel 2002 nasce la Ducati 999 (disegnata dal sudafricano Pierre Terblanche) che sancisce la fine della gloriosa serie 916, 996, 998 (l'ultima versione della 998 fu la Final Edition). La 999 non ottiene gli stessi entusiastici consensi delle sue progenitrici ma certo non sfigura nel mondiale superbike vincendo il titolo al suo primo anno di corse con l'inglese Neil Hodgson nel 2003 e successivamente con un altro inglese, James Toseland. Il dominio Ducati si interrompe nel 2005, con la vittoria di Suzuki con l'australiano Troy Corser, per poi continuare nel 2006 con l'australiano Troy Bayliss già vincitore del titolo nel 2001 su Ducati 996.
Sempre nel 2006, in linea con quanto dichiarato dal presidente Minoli al World Ducati Week 2004, è stata presentata la versione stradale della Desmosedici, la moto che corre nel Mondiale MotoGP: si chiama Desmosedici RR, ed è attualmente l'unica moto stradale sul mercato strettamente derivata da un prototipo da corsa.
Il 2007 invece vedrà due novità nella gamma della casa di Borgo Panigale. La prima è l'erede della 999: si chiama 1098, declinata per il momento nelle versioni 1098, 1098s e 1098s Tricolore, ed è dotata del motore bicilindrico stradale più potente della storia del motociclismo, erogando la bellezza di 160cv; la seconda è la Hypermotard, con cui Ducati scende nel campo delle supermotard.
Alla fine del 2007 viene messa in produzione anche la versione R della 1098. La 1098R, con una cilindrata di 1198.4cc eroga una potenza di 180cv (132.4kw) a 9750rpm per 165Kg di peso complessivo.
Il 2008 è l'anno di novità in casa Ducati dopo 15 anni di onorato servizio la Monster viene rimpiazzata da un nuovo modello denominato Monster 696 che sostituisce il vecchio Monster 695 completamente ridisegnato con una nuova impronta stilistica e soluzioni tecnica d'avanguardia come le pinze dei freni radiali Brembo, i tubi dei freni di tipo aeronautico, il cruscotto completamente digitale e la frizione ATPC antisaltellamento.
A maggio 2008 l'autorevole rivista di settore "Motociclismo", attraverso la partecipazione popolare dei propri lettori, incorona la Ducati come il costruttore di moto sportive per antonomasia riempiendo il podio nella sezione sportive con i modelli 1098, Desmosedici RR e 848. Altri riconoscimenti si hanno nelle sezioni supermotard (primo con la Hypermotard) e naked (seconda con la Monster 696)[4].
[modifica] Attività sportive: Superbike e MotoGP
| Per approfondire, vedi la voce Ducati Corse. |
[modifica] La gamma attuale (2008)
- Monster 695 e 696new - 1100new - S2R 1000 - S4R Testastretta - S4RS Testastretta - S4RS- Tricolore
- Multistrada 1100 - 1100s
- Sportclassic GT 1000
- Sportclassic Sport 1000 monoposto - 1000 biposto - 1000s
- Hypermotard 1100 - 1100s
- 848
- 1098 - 1198 - 1098S - 1098S Tricolore - 1098R
- Desmosedici RR
- Streetfighter
[modifica] L'azienda Ducati
La società è quotata presso la Borsa valori di Milano (Codice Isin: IT0001278081 Codice Alfanumerico: DMH Segmento: Star).
[modifica] Dati legali ed iscrizioni
Denominazione: Ducati Motor Holding S.p.A.
Sede legale: Via Cavalieri Ducati 3 - 40132 - Bologna
Codice Fiscale: 05113870967
Partita IVA: 05113870967
[modifica] Consiglio d'amministrazione
- Presidente: Giampiero Paoli
- Amministratore delegato: Gabriele Del Torchio
- Consigliere: Roberto Consonni
- Consigliere: Marco Giovannini
- Consigliere: Carlo Campanini Bonomi
- Consigliere: Fritz Ulrich Weiss
- Consigliere: Massimo Bergami
- Consigliere: Dante Razzano
- Consigliere: Mauro Benetton
- Consigliere: Giorgio Seragnoli
- Consigliere: Roberto Maestroni
- Consigliere: Antonio Perricone
Consiglio d'amministrazione in carica al 19 febbraio 2008.
[modifica] Principali azionisti
- Bi-Invest International Holdings Ltd., tramite World Motor S.A. - 15,576%
- Hospitals of Ontario Pension Plan, tramite World Motors White Sca - 7,431%
- BS Investimenti SGR S.p.A., tramite World Motor Red Sca - 6,993%
- Columbia Wanger Asset Management LP - 6,446%
- Giorgio Seragnoli, tramite King S.p.A. - 3,074%
- Oppenheimerfunds Inc. - 2,100%
- Lemanik Sicav - 2,045%
Dato aggiornato al 19 febbraio 2008
[modifica] Principali partecipazioni
- Ducati Deutschland Gmbh - Colonia (Germania) - 100%
- Ducati France s.a.s. - Parigi (Francia) - 100%
- Ducati Japan K.K. - Tokyo (Giappone) - 100%
- Ducati North Europe B.V. - L'Aia (Olanda) - 100%
- Ducati U.K. Limited - Milton Keynes (Gran Bretagna) - 100%
- Ducati North America Inc. - Cupertino (USA) - 100%
- Ducati Corse s.r.l. - Bologna - 100%
- Ducati Retail s.r.l. - Bologna - 100%
- Ducati Consulting s.r.l. - Bologna - 100%
- Fondazione Ducati - Bologna - 100%
- Ducati Financial Services s.r.l. - Milano - 50%
Le partecipazioni indicate sono valutate nel bilancio al 31 dicembre 2006 circa 26,3 milioni di Euro.
[modifica] Dati economici e finanziari
Dal bilancio al 31 dicembre 2006, il gruppo Ducati ha un capitale investito consolidato di circa 473,8 milioni di Euro, con un patrimonio netto di circa 190,4 milioni di Euro, un fatturato consolidato di circa 304,8 milioni di Euro ed una perdita netta consolidata di circa 8,5 milioni di Euro.
Per quanto riguarda la sola capogruppo, il capitale investito ammonta a circa 447,6 milioni di Euro, con un patrimonio netto di circa 195,5 milioni di Euro, un fatturato di circa 257,6 milioni di Euro ed una perdita netta di circa 20 milioni di Euro.
Al 31 dicembre 2006 il gruppo Ducati occupava 1.043 dipendenti, di cui 814 in organico alla capogruppo.
Le vendite di motocicli Ducati sono diffuse a livello mondiale e vengono effettuate soprattutto attraverso le società controllate. I principali mercati nel 2006 sono stati:
- Italia - 76,9 milioni di Euro
- USA - 73,2 milioni di Euro
- Francia - 28,1 milioni di Euro
- Giappone - 24 milioni di Euro
Italia e Stati Uniti rappresentano quindi quasi il 50% del totale del fatturato.
[modifica] Fonti
- Bilancio ufficiale di esercizio al 31 dicembre 2006 (file pdf 610 kb)
- Bilancio ufficiale consolidato al 31 dicembre 2006 (file pdf 680 kb)
- Comunicazioni Consob sugli azionisti rilevanti e sugli organi amministrativi delle società quotate, reperibili sul sito Consob
[modifica] Note
- ^ Articolo del Sole 24 Ore
- ^ Articolo di Milano Finanza
- ^ Articolo di Yahoo Finanza
- ^ Articolo di "Repubblica"
[modifica] Altri progetti
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[modifica] Collegamenti esterni
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Modelli dal 1955 al 1967: 125 T/S - 175 T/S - Elite/GT/SS 200 - 85 - Cacciatore - Setter - Diana - Mach 1 - Brio - SL/1 - Cadet
Modelli dal 1968 al 1978: Mark 3 - Desmo - Scrambler - 750 GT - 750 Sport - 750 SS - 860 GT-GTS - 900 SS - GTL - Sport Desmo - 125 Regolarità-Six Days - Darmah
Modelli dal 1979 al 1992: MHR - Pantah - 750 F1 - 350 F3 - 851 - 888 - Indiana - Paso - S2 - SuperSport
Produzione attuale: 848 - 1098 - 1198 - Desmosedici RR - Hypermotard - Monster - Multistrada - SportClassic - Streetfighter
Competizione e prototipi: Apollo 1260 - Gran Sport "Marianna" - 125 Desmo GP - 250-350 Desmo GP - 500 GP - Supermono - Desmosedici
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