NASA

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National Aeronautics and Space Administration
Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche
NASA logo.svg
Stemma della NASA
Motto: For the Benefit of All
("Per il bene di tutti")[1]
NASA Quartier Generale.jpg
Quartiere Generale della NASA a Washington
Stato Stati Uniti Stati Uniti
Tipo Agenzia governativa
Istituito 1958
Sede Houston, Texas
Indirizzo 300 E Street SW
Sito web http://www.nasa.gov/

Coordinate: 38°52′59″N 77°00′59″W / 38.883056°N 77.016389°W38.883056; -77.016389

La NASA, acronimo di National Aeronautics and Space Administration (in italiano Ente Nazionale per le attività Spaziali e Aeronautiche), è l'agenzia governativa civile responsabile del programma spaziale degli Stati Uniti d'America e della ricerca aerospaziale.

Dopo il Programma Apollo per l'esplorazione della Luna, l'attività spaziale della NASA si è sviluppata attraverso il programma della stazione orbitale Skylab, il lancio di numerose missioni di esplorazione del sistema solare con sonde automatiche e lo sfruttamento dello spazio orbitale terrestre con le navette Space Shuttle.

La perdita di due Space Shuttle con i relativi equipaggi e i tagli di bilancio hanno indotto la NASA ad accantonare i progetti per nuove esplorazioni lunari con equipaggio umano[2] e per l'invio di astronauti su Marte, la cui esplorazione continuerà a essere demandata a sistemi robotizzati.[3] Il 14 settembre 2011 la NASA ha annunciato di aver selezionato il progetto per un nuovo sistema di trasporto con equipaggio umano, denominato SLS Space Launch System, destinato a prendere il posto degli Space Shuttle.[4].

Storia della NASA[modifica | modifica sorgente]

Dalla NACA alla NASA[modifica | modifica sorgente]

La NASA nacque il 29 luglio 1958 con il National Aeronautic and Space Act firmato dall'allora presidente Eisenhower e diventò operativa il 1º ottobre successivo, assorbendo struttura e competenze della NACA che fino a quel momento aveva gestito la ricerca aerospaziale.[5] La NASA incorporò quindi gli 8000 impiegati della NACA assieme ai suoi 100 milioni di dollari di budget annuale e alle infrastrutture, le principali delle quali erano il Langley Aeronautical Laboratory, l'Ames Aeronautical Laboratory e il Lewis Flight Propulsion Laboratory.[5] Successivamente la NASA incorporò o comunque assunse il controllo dell'Army Ballistic Missile Agency (ABMA) poi rinominato in Marshall Space Flight Center e del Jet Propulsion Laboratory.[5][6] Il primo amministratore della NASA fu T. Keith Glennan che restò in carica fino al 20 gennaio 1961.[5][7]

La corsa allo spazio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Corsa allo spazio.
20 febbraio 1962: Il lancio della Mercury-Atlas 6 con John Glenn a bordo

La decisione di creare la NASA era stata dettata dall'esigenza di affrontare la sfida per la conquista dello Spazio che contrapponeva le due superpotenze mondiali, Stati Uniti e Unione Sovietica e che prese il nome di corsa allo spazio. La sfida si collocava nell'ambito della Guerra Fredda ed ebbe inizio il 4 ottobre 1957, quando l'Unione Sovietica lanciò in orbita il primo satellite artificiale, lo Sputnik 1, del peso di 83 kg. Il successo sovietico fu percepito dagli Stati Uniti come una grave sconfitta sia nel campo tecnico-scientifico che in quello politico-militare e provocò un vero e proprio shock passato alla storia come la crisi dello Sputnik.[8] Circa 2 anni prima, il 29 luglio 1955 il presidente americano Dwight D. Eisenhower aveva reso pubblico il progetto Vanguard con il quale la Marina degli Stati Uniti intendeva collocare in orbita un piccolo satellite artificiale del peso di 1,5 kg tra il 1º luglio 1957 e il 31 dicembre 1958, ovvero durante l'Anno geofisico internazionale. Con il lancio dello Sputnik l'Unione Sovietica era arrivata prima al traguardo. Il 3 novembre i sovietici lanciarono lo Sputnik 2 che pesava 500 kg e ospitava la cagnetta Laika, primo essere vivente ad affrontare l'assenza di peso.

Il 6 dicembre gli Stati Uniti tentarono il loro primo lancio con un razzo Vanguard, che però esplose durante la fase di ascensione.[8] Il fallimento rinfocolò le polemiche tra Marina ed Esercito. Anche quest'ultimo, infatti, in quegli anni stava portando avanti un proprio progetto con l'intento di lanciare un satellite chiamato Explorer 1. Si trattava di un'idea di Wernher von Braun, il progettista di razzi tedesco che al servizio di Hitler aveva realizzato le V2 per poi passare, finita la guerra, agli Stati Uniti. Per recuperare parte del tempo perduto gli scienziati americani intensificarono gli sforzi per allestire nel più breve tempo possibile un vettore in grado di lanciare in orbita l'Explorer e realizzarono il razzo Jupiter-C, lanciato il 31 gennaio 1958.[8] La Marina riuscì infine a lanciare il suo primo satellite, il Vanguard 1, il 17 marzo 1958, al quale si deve la conferma scientifica dell'esistenza delle fasce di van Allen.[8] Malgrado il successo delle due missioni, restava il distacco tra Stati Uniti e Unione Sovietica in termini di massa lanciata: infatti l'Explorer 1 pesava soltanto 14 kg e il Vanguard 1 pesava appena 1,5 kg.

Il Congresso degli Stati Uniti, allarmato dai successi sovietici, premette sul presidente Dwight D. Eisenhower affinché ci fosse una risposta immediata. Si giunse così alla decisione di riunire programmi e risorse sotto una nuova agenzia federale per le attività spaziali civili, la "National Aeronautics and Space Administration" (NASA) che incorporò la NACA e alcuni settori di ricerca delle forze armate, tra cui il gruppo di lavoro diretto da Von Braun che contava 5000 addetti.[6][5] La nuova agenzia iniziò le sue attività nell'ottobre del 1958. Il suo primo amministratore fu Thomas Keith Glennan e con l'arrivo di Von Braun questi assunse la direzione delle attività tecniche.[5][8]

Il primo compito della NASA fu quello di avviare un programma per l'esplorazione umana dello spazio. Il Progetto Mercury fu avviato nel 1958 con lo scopo di stabilire se l'uomo poteva viaggiare nello spazio. Il 12 aprile 1961 i sovietici segnarono un altro punto a proprio favore lanciando in orbita il primo essere umano, l'astronauta Yuri Gagarin.[9] Il 5 maggio 1961 l'astronauta Alan Shepard fu il primo americano nello spazio, ai comandi della capsula Mercury 3 lanciata in un volo suborbitale durato 15 minuti. Fu invece John Glenn il primo americano a compiere un'orbita attorno alla Terra il 20 febbraio 1962, durante la missione Mercury 6.

L'uomo sulla Luna[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Programma Apollo.
Altro logo della NASA utilizzato dal 1975 al 1992.

Il 25 maggio del 1961 il presidente americano John F. Kennedy annunciò al Congresso che gli Stati Uniti sarebbero riusciti a mandare i propri astronauti sulla Luna entro la fine di quel decennio.[9] La NASA avviò il progetto Gemini allo scopo di mettere a punto le tecnologie e le capacità operative necessarie per quell'impresa, in una corsa contro il tempo per battere i sovietici che avevano avviato un analogo progetto.[10]

Il compito di raggiungere la Luna fu invece affidato al Programma Apollo, teorizzato già dal 1959[11] ma ufficialmente avviato in concomitanza con l'annuncio di Kennedy.[9] Il programma fu articolato in una serie di test e missioni con e senza equipaggio umano e fu segnato da un tragico incidente che il 27 gennaio 1967 costò la vita a tre astronauti, uccisi da un incendio scoppiato durante una prova a terra in vista della missione Apollo 1.[12]

La NASA investì nel programma fino al 60%[6] delle proprie risorse. Nel 1967 la NASA contava 36000 addetti (un aumento del 450% rispetto al momento della sua nascita nel 1958) e disponeva di un budget pari a 5 miliardi di dollari (5000% superiore rispetto a quello del 1958) e faceva ampio ricorso a contratti e appalti esterni, al punto che nel 1965 le aziende esterne impiegavano 376 700 lavoratori nei programmi dell'ente.[6]

Nei suoi primi dieci anni di attività la NASA costruì nuovi centri per la ricerca e sviluppo e per la gestione delle attività aerospaziali: il Goddard Space Flight Center, il Manned Spacecraft Center, il Kennedy Space Center e l'Electronics Research Center.[6]

Il programma Apollo raggiunse la sua meta il 20 luglio 1969, con l'allunaggio dell'Apollo 11. Neil Armstrong, primo uomo a toccare il suolo lunare, nella circostanza pronunciò la celebre frase "un piccolo passo per un uomo, un enorme salto per l'umanità".[13] Altri dieci astronauti allunarono nelle successive missioni Apollo, l'ultima delle quali ebbe luogo nel dicembre 1972.

Dallo Skylab allo Space Shuttle[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Space Shuttle.
Lancio di uno Space Shuttle Lancio di uno Space Shuttle
Lancio di uno Space Shuttle
Schema di una missione. A sinistra: lancio; in alto: orbita; a destra: rientro ed atterraggio

Dopo il termine del programma Apollo la NASA lanciò e gestì la stazione spaziale orbitante Skylab, che consentiva di ospitare un certo numero di astronauti per lunghi periodi ed era attrezzata con un laboratorio e vari equipaggiamenti scientifici. Lanciata nel 1973, Skylab ospitò tre missioni, ciascuna con tre astronauti, l'ultima delle quali durò 84 giorni e rientrò sulla Terra l'8 febbraio del 1974. La stazione non fu riutilizzata e si distrusse nel 1979 rientrando in atmosfera.[14] Nel 1975 la NASA partecipò alla missione Apollo-Soyuz ASTP nel corso della quale astronauti americani e sovietici si incontrarono in orbita dopo aver agganciato i rispettivi moduli di comando e trascorsero 44 ore assieme.[15]

Nel 1981 l'ente spaziale americano entrò in una nuova era con il lancio dello Space Shuttle Columbia avvenuto il 12 aprile di quell'anno. Lo Space Shuttle era un sistema basato su due componenti principali: il complesso di lancio basato su due razzi recuperabili e su un serbatoio a perdere, e una capiente navetta spaziale riutilizzabile in grado di trasportare astronauti, specialisti ed equipaggiamenti in orbita terrestre. La flessibilità e adattabilità delle navette spaziali (di cui sono stati realizzati un prototipo e cinque esemplari operativi) si è tradotta in un elevato numero di missioni: 135 nell'arco di 30 anni.[16]

Il programma Space Shuttle ha subito due battute d'arresto in conseguenza di due tragici incidenti che hanno provocato la distruzione delle navette Challenger nel 1986 e Columbia nel 2003, con la perdita dei relativi equipaggi. Il programma ha avuto termine l'8 luglio del 2011 con l'ultimo volo dell'ultima navetta operativa, l'Atlantis[16].

La Stazione Spaziale Internazionale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione Spaziale Internazionale.

Il programma ISS (International Space Station) nacque nel 1993, quando Stati Uniti e Russia annunciarono lo sviluppo congiunto di una stazione spaziale orbitale destinata a studi e sperimentazioni scientifiche. Nel programma confluirono il progetto americano Stazione spaziale Freedom e quello russo MIR-2. Successivamente altre nazioni hanno aderito al progetto trasfondendovi i propri programmi, tra cui il Giappone con il modulo Kibo e l'Europa con la piattaforma Columbus. Difficoltà tecniche ed economiche hanno determinato un prolungamento dei tempi previsti per il completamento della stazione, ora pianificato per il 2012-2013,[17] ma la concezione modulare ha consentito di iniziare le prime attività già nel 2000.[18]

Le missioni con sonde automatiche[modifica | modifica sorgente]

La sonda spaziale Viking 1

La NASA ha lanciato numerose missioni di studio scientifico e di esplorazione basate su sonde automatiche. Dopo aver ereditato il programma Explorer che era stato sviluppato dall'agenzia missilistica dell'US Army[19], la NASA lanciò dieci missioni Mariner tra il 1963 e il 1973, per l'esplorazione di Mercurio, Venere e Marte[20].

Nel 1965 la NASA avviò anche il programma Pioneer (il cui nome richiamava quello di una serie di sonde lanciate verso la Luna tra il 1958 e il 1960). Le missioni Pioneer 10 (lanciata nel 1972) e Pioneer 11 (lanciata nel 1973) furono dedicate all'esplorazione di Giove e Saturno e quindi indirizzate verso lo spazio interstellare. Nel 1978 furono lanciate due sonde Pioneer Venus per l'esplorazione di Venere.[21]

Tra il 1966 e il 1968 furono lanciate sette sonde lunari nell'ambito del programma Surveyor che aveva lo scopo di verificare la fattibilità di allunaggi morbidi in previsione delle missioni con equipaggio umano. Due missioni Surveyor fallirono ma le altre cinque (compresa la prima) andarono a buon fine.[22]

Nel 1968 partì il programma Viking destinato all'esplorazione di Marte e nel 1975 furono lanciate alla volta del pianeta rosso le sonde Viking 1 e Viking 2, ciascuna composta da un modulo orbitante (orbiter) e un modulo di atterraggio (lander). La superficie marziana fu raggiunta l'anno seguente, il 1976, bicentenario della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti.[23]

Nel 1974 e nel 1976 furono lanciate rispettivamente le sonde Helios A[24] e Helios B[25], frutto di un programma congiunto condotto dalla NASA e dal ministero della ricerca della Germania. Le due sonde furono immesse in orbita eliocentrica per studiare il Sole e i suoi fenomeni fisici ed elettromagnetici. Helios 2 è stato il più veloce oggetto costruito dall'uomo, con una velocità pari a 241 350 km/h misurata il 17 aprile 1976 dalla stazione di monitoraggio di Honeysuckle Creek.[26]

Nel 1989 furono lanciate la sonda Magellan[27] destinata alla mappatura radar in alta risoluzione di Venere e la sonda Galileo[28] destinata a studiare Giove e il suo sistema di lune.

Nel 1992 la NASA lanciò la missione Mars Observer ma perse i contatti con la sonda pochi giorni prima del suo arrivo in orbita marziana.[29]

Quattro anni dopo, nel 1996, l'agenzia lanciò la sonda Mars Global Surveyor che si inserì in orbita marziana l'anno seguente. I sensori della sonda hanno realizzato una completa mappatura fotografica in alta risoluzione della superficie di Marte.[30] La sonda ha cessato di funzionare nel 2006 a causa di un inconveniente tecnico.[31]

Rappresentazione artistica di un rover sulla superficie di Marte.

Il 4 dicembre 1996, appena un mese dopo il lancio del Mars Global Surveyor, la NASA avviò la missione Mars Pathfinder, il cui scopo principale era quello di trasportare un veicolo robotizzato capace di muoversi autonomamente sulla superficie marziana. La sonda atterrò su Marte il 4 luglio del 1997 rilasciando un rover (successivamente battezzato Sojourner) che fu il primo mezzo di questo genere a operare sul pianeta rosso. Le apparecchiature di missione fornirono dati utili fino al 27 settembre 1997, quando le comunicazioni si interruppero definitivamente.[32]

Nel 2003 furono lanciate le due sonde della missione Mars Exploration Rover (MER) che atterrarono l'anno successivo su Marte e dispiegarono due rover robotizzati, battezzati Spirit e Opportunity, utilizzate per un complesso programma di esplorazione. Il rover Spirit ha funzionato fino al 2010, il rover Opportunity è rimasto efficiente ed è ancora impegnato nella sua missione esplorativa.[33]

Nel 2005 la NASA ha lanciato la sonda Deep Impact destinata a intercettare la cometa 9P/Tempel. Giunta in prossimità dell'obiettivo, la sonda ha rilasciato un penetratore che ha colpito il nucleo della cometa provocando l'emissione di gas e detriti che sono stati studiati grazie ai sensori della sonda madre. Dopo la missione, la traiettoria della sonda Deep Impact è stata modificata per studiare altri oggetti, come la cometa 103P/Hartley raggiunta il 4 novembre 2010.[34]

Il 6 agosto 2012 atterra con successo su Marte il rover "Curiosity", un robot del costo di due miliardi e mezzo di dollari e dal peso di circa 900 kg che avrà il compito, per un periodo di due anni, di cercare ed analizzare fossili, minerali e altri segni di vita sul pianeta rosso.

Programmi futuri[modifica | modifica sorgente]

New Frontiers Program[modifica | modifica sorgente]

La NASA ha in corso un programma di esplorazione spaziale a mezzo sonde automatiche denominato New Frontiers Program.[35] Nell'ambito di questo programma, nel 2006 l'agenzia ha avviato la missione Pluto's New Horizon con il lancio di una sonda che raggiungerà Caronte (il più grande satellite di Plutone) nel 2015. Il 5 agosto del 2011 ha lanciato la sonda Juno che raggiungerà Giove nel 2016.

Space Launch System[modifica | modifica sorgente]

Il programma SLS è stato avviato per offrire alla NASA un vettore capace di colmare il vuoto creatosi con la dismissione degli Space Shuttle. La configurazione del nuovo vettore è stata congelata nel 2011. Il sistema consentirà di portare in orbita un carico utile di circa 77 tonnellate, compresa la navicella Orion MPCV (Multi Purpose Crew Vehicle)[36] che consentirà di ospitare fino a 4 astronauti per periodi di oltre 20 giorni. Il primo lancio del vettore SLS è previsto per il 2017.[37]

NextGen[modifica | modifica sorgente]

Il programma Next Generation Air Transportation System è stato lanciato con l'ambizioso obiettivo di mettere in servizio entro il 2025 una nuova generazione di aerei per il trasporto passeggeri e cargo, più sicuri, affidabili ed economici. Il programma integra anche una nuova concezione del sistema di controllo del traffico aereo. Nel 2010 sono stati selezionati alcuni progetti per l'espletamento di verifiche e test nel corso del 2011.[38][39]

Programmi spaziali della NASA[modifica | modifica sorgente]

Missioni spaziali con equipaggio[modifica | modifica sorgente]

Missioni spaziali automatiche[modifica | modifica sorgente]

Serie dei Grandi Osservatori[modifica | modifica sorgente]

Strutture e Leadership[modifica | modifica sorgente]

Infrastrutture principali[modifica | modifica sorgente]

Oltre al quartier generale di Washington, la NASA può contare anche sulle seguenti infrastrutture e centri spaziali:

Lista degli amministratori della NASA[modifica | modifica sorgente]

  • Dr. T. Keith Glennan, 19.08.1958 - 20.01.1961
  • Dr. Hugh L. Dryden, 21.01.1961 - 14.02.1961 (Facente funzioni)
  • James E. Webb, 14.02.1961 - 07.10.1968
  • Dr. Thomas O. Paine, 08.10.1968 - 21.03.1969 (Facente funzioni)
  • Dr. Thomas O. Paine, 21.03.1969 - 15.09.1970
  • Dr. George M. Low, 16.09.1970 - 26.04.1971 (Facente funzioni)
Charles F. Bolden, attuale amministratore della NASA
  • Dr. James C. Fletcher, 27.04.1971 - 01.05.1977
  • Dr. Alan M. Lovelace, 02.05.1977 - 20.06.1977 (Facente funzioni)
  • Dr. Robert A. Frosch, 21.06.1977 - 20.01.1981
  • Dr. Alan M. Lovelace, 21.01.1981 - 10.07.1981 (Facente funzioni)
  • James M. Beggs, 10.07.1981 - 04.12.1985
  • Dr. William R. Graham, 04.12.1985 - 11.05.1986 (Facente funzioni)
  • Dr. James C. Fletcher, 12.05.1986 - 08.04.1989
  • Dale D. Myers, 08.04.1989 - 13.05.1989 (Facente funzioni)
  • Richard H. Truly, 14.05.1989 - 30-06.1989 (Facente funzioni)
  • Richard H. Truly, 01.07.1989 - 31.03.1992
  • Daniel S. Goldin, 01.04.1992 - 17.11.2001
  • Dr. Daniel R. Mulville, 19.11.2001 - 21.12.2001 (Facente funzioni)
  • Sean O'Keefe, 21.12.2001 - 11.02.2005
  • Frederick D. Gregory, 11.02.2005 - 14.04.2005 (Facente funzioni)
  • Dr. Michael Griffin, 14.04.2005 - 20.01.2009
  • Christopher Scolese, 21.01.2009 - 16.07.2009 (Facente funzioni)
  • Charles F. Bolden, dal 17.07.2009

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (EN) Lale Tayla e Figen Bingul, NASA stands "for the benefit of all" — Interview with NASA's Dr. Süleyman Gokoglu, The Light Millennium, 2007.
  2. ^ Nasa reduced to pipe dreams as Obama cancels Moon flights, The Times. URL consultato il 17 settembre 2011.
  3. ^ Mars Exploration Program, NASA. URL consultato il 17 settembre 2011.
  4. ^ SLS Latest News, NASA. URL consultato il 17 settembre 2011.
  5. ^ a b c d e f T. Keith Glennan, NASA. URL consultato il 18 settembre 2011.
  6. ^ a b c d e NASA Historical Data Book 1958-1968 Vol. 1, NASA. URL consultato il 25 settembre 2011.
  7. ^ Biographies of NASA Administrators, NASA. URL consultato il 4 ottobre 2011.
  8. ^ a b c d e Sputnik and the origins of tha Space Age, NASA. URL consultato il 19 settembre 2011.
  9. ^ a b c The decision to go to the Moon..., NASA. URL consultato il 21 settembre 2011.
  10. ^ The Soviet manned lunar program, FAS. URL consultato il 21 settembre 2011.
  11. ^ 1969 Apollo 11 News Realease, NASA. URL consultato il 21 settembre 2011.
  12. ^ Apollo Mission Apollo 1, NASA. URL consultato il 21 settembre 2011.
  13. ^ The First Lunar Landing, NASA. URL consultato il 4 ottobre 2011.
  14. ^ Skylab A Chronology, NASA. URL consultato il 4 ottobre 2011.
  15. ^ The History of Apollo - Soyuz, NASA. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  16. ^ a b Shuttle Missions Archives, NASA. URL consultato il 12 ottobre 2011.
  17. ^ MLM (Nauka), Gunter Krebs. URL consultato l'11 novembre 2011.
  18. ^ International Space Station, NASA. URL consultato l'11 novembre 2011.
  19. ^ Explorer Program History, NASA. URL consultato il 21 ottobre 2011.
  20. ^ Mariner Program, NASA. URL consultato il 22 ottobre 2011.
  21. ^ The Pioneer Missions, NASA. URL consultato il 26 ottobre 2011.
  22. ^ Surveyor 1966-1968, NASA. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  23. ^ Viking Program, NASA. URL consultato il 28 ottobre 2011.
  24. ^ Helios A, NASA. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  25. ^ Helios B, NASA. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  26. ^ Helios, Honeysucklecreek. URL consultato il 31 ottobre 2011.
  27. ^ Magellan Mission to Venus, NASA. URL consultato il 3 novembre 2011.
  28. ^ Galileo, NASA. URL consultato il 3 novembre 2011.
  29. ^ Mars Observer, NASA. URL consultato il 3 novembre 2011.
  30. ^ Mars Global Surveyor, NASA. URL consultato il 6 novembre 2011.
  31. ^ Report Reveals Likely Causes of Mars Spacecraft Loss, NASA. URL consultato il 6 novembre 2011.
  32. ^ Mars Pathfinder, NASA. URL consultato il 6 novembre 2011.
  33. ^ Mars Exploration Rover, NASA. URL consultato l'8 novembre 2011.
  34. ^ Deep Impact, NASA. URL consultato l'11 novembre 2011.
  35. ^ Juno Mission Overview, NASA. URL consultato l'11 novembre 2011.
  36. ^ Orion MCPV, NASA. URL consultato l'11 novembre 2011.
  37. ^ NASA Announces Design for New Deep Space Exploration System, NASA. URL consultato l'11 novembre 2011.
  38. ^ What's next for NASA?, NASA. URL consultato il 16 novembre 2011.
  39. ^ Our Future Planes? NASA reveals..., Huffington Post. URL consultato il 16 novembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]