Congresso degli Stati Uniti d'America

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Congresso degli Stati Uniti d'America

US Congressional Seal.svg

Sigillo, non ufficiale, del Congresso

State of the Union.jpg

Il Congresso degli Stati Uniti in seduta congiunta
Tipo Bicamerale perfetto
Camere Camera dei Rappresentanti
(House of Representatives)
Senato
(Senate)
Istituito 1774
Operativo dal
Ridenominato dal
Riformato dal 1789
Riformato dal
Sede Campidoglio, Washington DC
Indirizzo
Sito Internet
Presidente della Camera Nancy Pelosi
Presidente del Senato Joe Biden
Bilancio
Impiegati

Il Congresso degli Stati Uniti d'America è un parlamento bicamerale, che ha sede nel Campidoglio a Washington, ed è composto da un Senato (Senate) e da una Camera dei Rappresentanti (House of Representatives).

Il congresso rappresenta il potere legislativo, secondo quanto stabilisce la Costituzione degli Stati Uniti che lo disciplina all'art.I, sezioni da 1 a 10, così come il Presidente rappresenta il potere esecutivo.

I membri della Camera dei rappresentanti hanno un mandato di due anni, decorsi i quali la Costituzione prevede uno scioglimento automatico dell'assemblea e nuove elezioni. La tempistica delle elezioni di camera e presidente fa sì che esse coincidano alternativamente con la metà del mandato del presidente (elezioni di mid term, in italiano medio termine): per tale ragione esse assumono una dimensione di giudizio indiretto sul suo operato. Se il partito cui appartiene guadagna consensi, si può dunque trattare di un segnale positivo per il presidente stesso. Il numero di componenti dell'assemblea attualmente è di 435. Per esservi eletti bisogna aver compiuto 25 anni.

Il mandato dei senatori è invece pari a sei anni, ma la Costituzione non prevede lo scioglimento dell'assemblea. È ciascun singolo senatore a restare in carica per tale periodo, e ciò implica che nei vari stati le elezioni senatoriali si svolgono in momenti diversi. Ogni Stato membro degli USA elegge al congresso due senatori, per un totale di 100 membri. Per diventare senatori bisogna aver compiuto 30 anni.

Indice

[modifica] Il bicameralismo statunitense

Il sistema bicamerale statunitense ha una precisa ragione storica. I Padri fondatori della Costituzione del 1787 erano infatti divisi tra chi, rappresentando gli Stati più popolosi, avrebbe voluto che il Parlamento venisse eletto in base alla popolazione residente nei vari Stati e chi, provenendo dagli Stati meno popolosi, sosteneva l'identica rappresentanza per tutti gli Stati membri. Alla fine si giunse ad un compromesso (il cosiddetto Connecticut Compromise) in base al quale si decise l'istituzione di un Parlamento bicamerale in cui una Camera - la Camera dei Rappresentanti - fosse rappresentativa del popolo (e quindi il numero dei membri eletti dal singolo Stato dipendeva dall'entità della popolazione) e l'altra - il Senato - fosse espressione degli Stati (che quindi hanno diritto ad un identico numero di rappresentanti indipendentemente dal loro peso demografico). Tale soluzione è stata poi presa a modello, con vari adattamenti e modifiche da molti stati federali al punto che parte della dottrina ritiene che uno degli elementi identificanti lo Stato federale sia proprio la presenza di una seconda camera rappresentativa degli Stati.

Per poter approvare un disegno di legge, i favorevoli devono essere in maggioranza assoluta (50%+1 dei presenti). Il Presidente degli Stati Uniti ha potere di veto e può rifiutare di firmare la legge. Per superare il veto presidenziale la legge deve essere riapprovata con una maggioranza di due terzi in ciascuna camera.

[modifica] Camera dei Rappresentanti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti.

La Camera dei Rappresentanti è attualmente formata da 435 membri eletti in collegi uninominali ripartiti su base statale in proporzione alla popolazione dello Stato stesso. La ripartizione viene effettuata ogni dieci anni in base all'ultimo censimento. Comunque, quale che sia la consistenza della popolazione dei singoli Stati, ad ognuno di essi è garantito almeno un rappresentante. Attualmente, in base alla ripartizione del 2000, hanno un solo rappresentante l'Alaska, il Delaware, il Montana, il Dakota del Nord, il Dakota del Sud, il Vermont e il Wyoming. Lo Stato che elegge più rappresentanti è invece la California che ne conta 53.

La Costituzione federale del 1789 prevedeva che fossero elettori tutti i cittadini dei singoli Stati che all'interno degli stessi avessero diritto ad eleggere la Camera del Parlamento dello Stato con il maggior numero di componenti (art. I, sez. 2). Il XXVI emendamento del 1971 ha invece fissato il requisito di 18 anni valido per tutto il territorio della federazione.

Alle sedute della Camera prendono parte 5 delegati rappresentanti i territori del Distretto della Columbia, delle Marianne Settentrionali, di Guam, di Porto Rico e delle Samoa Americane.

[modifica] Senato

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Senato degli Stati Uniti.

Il Senato è invece formato da 100 membri, due per ogni Stato federato. Prima di un emendamento approvato dal Congresso, il Senato era eletto dagli organi legislativi degli Stati, dopo l'approvazione dell'emendamento il popolo ha potuto votare ed eleggere i senatori del proprio Stato.

I senatori hanno un mandato lungo sei anni, ed il Senato si rinnova di un terzo ogni due anni. Questo significa che sono stati eletti 34 senatori nel 2008, 33 senatori nel 2006 e 33 senatori nel 2004, e ciascun gruppo ha un mandato che durerà per sei anni. Perciò, per i 33 eletti nel 2004, il mandato scadrà nel 2010, mentre i 33 eletti nel 2006 esauriranno il mandato il 3 gennaio 2012, invece i 34 eletti nel 2008 saranno rinnovati nel 2014.

Il Senato è presieduto dal Vicepresidente degli Stati Uniti, ma periodicamente elegge un Presidente pro tempore che può durare in carica un numero variabile di anni, in quanto il mandato a tale carica dura dal momento della sua elezione a Presidente pro tempore alla cessazione del mandato di senatore.

[modifica] Le funzioni

Politica negli Stati Uniti d'America

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Categorie: Politica e Diritto

La principale funzione del congresso consiste nel produrre le leggi federali, destinate cioè a valere su tutto il territorio degli USA (sono statali invece le leggi che vengono varate da ciascun stato membro e destinate a valere solo sul suo territorio).

Da questo punto di vista il congresso può legiferare sulle materie della difesa, della moneta e del commercio internazionale, secondo la classica distinzione di competenze fra centro e periferia del federalismo. Il congresso inoltre ha potere legislativo in materia di fisco (relativamente alle imposte federali), di dazi doganali e di cittadinanza. Altre competenze riguardano la gestione del servizio postale, dei tribunali federali, il bilancio dello stato e l'impeachment.

Ogni progetto di legge deve essere approvato sia dalla Camera dei Rappresentanti che dal Senato, dopodiché viene promulgato dal presidente ed entra in vigore: questa caratteristica rende il Congresso americano uno dei pochi casi al mondo di bicameralismo perfetto. Se il presidente non è d'accordo sui contenuti di una legge può, con messaggio motivato, rinviarla alle camere; se queste la riapprovano a maggioranza dei 2/3 egli è tuttavia tenuto a promulgarla.

Nonostante la pari dignità assegnata a ciascuna delle sue camere, la Costituzione prevede alcune differenze funzionali, prima di tutto in ambito di politica estera: infatti spetta al presidente l'incarico di stipulare i trattati, di nominare gli ambasciatori ed il personale diplomatico, ma con il necessario consenso del Senato.

Il secondo ambito riguarda le procedure di nomina dei giudici (a cominciare da quelli della Corte Suprema) e dei membri delle amministrazioni federali. La scelta spetta al presidente, ma è vincolata all'approvazione del Senato.

Da ricordare infine che i progetti di legge in materia finanziaria possono essere proposti solo dalla Camera dei Rappresentanti, nonostante la Costituzione richieda l'esame ed il voto anche del senato e che, come in tutti i paesi democratici, il congresso eserciti la cosiddetta funzione ispettiva: attraverso le commissioni, organi collegiali interni, promuove indagini ed inchieste sulle materie di pubblico interesse.

[modifica] Le relazioni fra Congresso e Presidente

Riguardo al congresso i costituenti di Filadelfia, durante il dibattito che portò alla Costituzione del 1787, dovettero essenzialmente affrontare due problemi: quale struttura dargli e quali rapporti stabilire con il centro del potere esecutivo, vale a dire con il presidente.

Fu subito scartata l'ipotesi del parlamento monocamerale, che era già stato sperimentato durante i difficili momenti della guerra d'indipendenza americana (il congresso continentale) e non aveva dato buoni risultati.

Venne scelto quindi un parlamento bicamerale, nel quale la camera dei rappresentanti è espressione del corpo elettorale di tutta la federazione, mentre il senato è l'assemblea che dà voce agli stati membri.

A questo punto la discussione si spostò sui criteri di formazione delle due assemblee. Due erano le tesi: attribuire ad ogni stato lo stesso numero di rappresentanti oppure assegnarne ad ognuno un numero variabile, in funzione della popolazione residente.

Questa seconda ipotesi era ostacolata dagli stati più piccoli, che ovviamente temevano di essere schiacciati da quelli più grandi. Alla fine venne raggiunto un compromesso, che collegò il numero dei membri della camera dei rappresentanti alla popolazione residente, ma per riequilibrare la situazione fu deciso di attribuire ad ogni stato due seggi in senato. Considerando che, come visto sopra, le leggi devono passare in tutti e due i rami del parlamento per entrare in vigore, il pericolo di decisioni dannose per gli stati più piccoli venne sostanzialmente azzerato.

Il secondo problema era quello dei rapporti con il presidente. Alcuni costituenti temevano un presidente con poteri troppo forti rispetto al parlamento, mentre altri invece sentivano la necessità di avere un esecutivo forte, altrimenti non si sarebbe potuto assicurare un governo efficace della nazione.

La questione venne risolta con un complesso meccanismo di separazione dei poteri e di controllo reciproco (cd. pesi e contrappesi).

Il Congresso infatti non può essere sciolto dal Presidente (come visto sopra, il ricambio dei suoi membri è regolato in maniera del tutto peculiare).

Allo stesso modo, il Presidente non è politicamente responsabile di fronte al Congresso (non può essere sfiduciato e quindi obbligato alle dimissioni), ma solo di fronte all'elettorato, che decide se rieleggerlo o meno. Il presidente può rinviare una legge alle camere, ma entro certi limiti. Ricopre il ruolo di comandante in capo delle forze armate, ma le norme al riguardo possono essere varate solo dal Congresso.

La nomina di giudici e funzionari pubblici e la stipula dei trattati internazionali spettano al presidente, ma con il consenso vincolante del senato.

Infine, in casi di estrema gravità penale il parlamento può rimuovere il capo dell'esecutivo con l'Impeachment, garantendo così il corretto funzionamento del sistema democratico.

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