Venezuela

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Venezuela
Venezuela – Bandiera Venezuela - Stemma
(dettagli) (dettagli)
Venezuela - Localizzazione
Dati amministrativi
Nome completo Repubblica Bolivariana di Venezuela
Nome ufficiale República Bolivariana de Venezuela
Lingue ufficiali Spagnolo
Altre lingue Lingue arawak, lingue caribe
Capitale Caracas  (5.905.463 ab. / 2009)
Politica
Forma di governo Repubblica presidenziale
Presidente Nicolás Maduro
Indipendenza Dalla Spagna
5 luglio 1811
Ingresso nell'ONU 15 novembre 1945 1
Superficie
Totale 916.445 km² (33º)
 % delle acque 0,3 %
Popolazione
Totale 28.979.857[1] ab. (2012) (43º)
Densità 31 ab./km²
Tasso di crescita 1,468% (2012)[2]
Geografia
Continente America del Sud
Confini Guyana, Brasile, Colombia
Fuso orario UTC -4:30
Economia
Valuta Bolívar fuerte (VEF)
PIL (nominale) 381 286[3] milioni di $ (2012) (31º)
PIL pro capite (nominale) 12 918 $ (2012) (53º)
PIL (PPA) 397 890 milioni di $ (2012) (33º)
PIL pro capite (PPA) 13 480 $ (2012) (73º)
ISU (2014) 0,764 (alto)[4] (73º)
Fecondità 2,5 (2010)[5]
Varie
Codici ISO 3166 VE, VEN, 862
TLD .ve
Prefisso tel. {{{telefono}}}
Sigla autom. YV
Inno nazionale Gloria al Bravo Pueblo
Festa nazionale 5 luglio
Venezuela - Mappa
1 è uno dei 51 Stati che nel 1945 diedero vita all'ONU.
È inoltre membro dell'ACS, del Patto delle Ande (1973), dell'Organizzazione degli Stati Americani, dell'OPEC (1960) e del Gruppo di Rio (1986).

2 il Presidente Chávez ha annunciato che il fuso orario del Paese verrà modificato per spostare l'ora ufficiale avanti di mezz'ora a partire dal 1 gennaio 2008.

Evoluzione storica
Stato precedente Flag of the Gran Colombia (1819-1820).svg Grande Colombia
 

Coordinate: 8°N 65°W / 8°N 65°W8; -65

Il Venezuela (nome ufficiale in spagnolo: República Bolivariana de Venezuela, in italiano: Repubblica Bolivariana di Venezuela) è una repubblica federale e democratica situata nel nord dell'America Meridionale. Fa parte dell'America Latina o Latinoamerica. Fu il primo Stato latinoamericano ad emanciparsi dalla Corona spagnola e proclamare la propria indipendenza il 5 luglio 1811. Ha per capitale Caracas.

Il Paese, oggi strutturato in 23 Stati e un distretto federale (attualmente definito Distrito Capital), è delimitato a nord dal Mar dei Caraibi (che a sua volta comprende la frontiera marittima con la Repubblica Dominicana, Aruba, Antille Olandesi, Porto Rico, Isole Vergini, Martinica, Guadalupa e Trinidad e Tobago), a est confina con la Guyana, a sud e a sud-est con il Brasile, a ovest e a sud-ovest con la Colombia. Il Venezuela si estende su una superficie terrestre totale di 916.445 km², comprensiva della cross continentale, dell'isola di Margarita e delle Dipendenze federali venezuelane. Il punto più settentrionale del suo territorio è rappresentato dall'isola di Aves. Il Paese esercita la sovranità su 860.000 km² di superficie marina sotto il concetto Zona economica esclusiva. Il Venezuela ha anche una storica controversia territoriale con la Guyana su una superficie di circa 159.500 chilometri quadrati compresi nella Guayana Esequiba situata lungo il confine orientale, designata come Zona en Reclamación.

Il territorio facente attualmente parte del Venezuela fu abitato da alcuni gruppi tribali amerindi fra cui i caribe e i arawac. Fu scoperto da Cristoforo Colombo, al servizio di Isabella I di Castiglia e Ferdinando II d'Aragona, nel 1498. Da questo periodo inizia la colonizzazione da parte della Spagna e il processo di mescolanza etnica e culturale. Dopo la proclamazione dell'indipendenza e per buona parte dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, a causa dell'instabilità interna e di una serie di lotte civili, il Venezuela non riuscì ad avere uno sviluppo economico soddisfacente. Fu solo a partire dalla seconda metà degli anni quaranta del Novecento, con la massiccia immigrazione europea (tra cui molti italiani) e lo sfruttamento intensivo delle proprie risorse minerarie (e in particolare del petrolio) che iniziò rapidamente a modernizzarsi, sperimentando una forte crescita economica. Sul finire degli anni cinquanta del XX secolo, all'indomani della caduta del dittatore Marcos Pérez Jiménez (1958) si impose nel paese un sistema di governo democratico, in vigore fino ai nostri giorni.

Il Venezuela è ancor oggi considerato un paese in via di sviluppo con un'economia basata principalmente sulle operazioni di estrazione, raffinazione e commercializzazione del petrolio e di altre risorse minerarie. L'agricoltura riveste ormai una scarsa importanza mentre l'industria ha avuto negli ultimi decenni uno sviluppo diseguale (in gran parte è ancora un'industria di assemblaggio e montaggio).

È considerato come uno dei 17 paesi con la maggiore diversità ecologica nel mondo, con una geografia variegata che combina regioni tropicali, climi desertici, giungle, ampie pianure e ambienti andini. In questo Stato si trova la più grande area protetta dell'America Latina (nota come: Zone soggette a regime di amministrazione speciale), che copre circa il 63% del territorio nazionale.[6]

La sua popolazione conta circa 28 milioni di abitanti (2008)[7] in gran parte meticci nati dall'incrocio delle etnie indigene sia con bianchi di origine generalmente ispanica che con creoli e africani. Sono presenti nel Paese anche molti europei (spagnoli, italiani e portoghesi in particolare) e loro discendenti, mentre gli indigeni allo stato puro e gli asiatici rappresentano una parte trascurabile della popolazione. La multietnicità del Venezuela ha fortemente influenzato sia la sua vita sociale e culturale che l'arte.

L'attuale capo dello Stato è Nicolás Maduro.

La lingua ufficiale è lo spagnolo.

Toponomastica[modifica | modifica sorgente]

L'esploratore italiano Amerigo Vespucci.

Il 30 maggio 1498, nel corso del terzo viaggio di Cristoforo Colombo, una flotta di sei imbarcazioni, al comando dell'ammiraglio genovese raggiunse le coste dell'attuale Venezuela. Il 1º agosto, tre velieri toccarono le coste del Venezuela nei pressi dell'isola di Trinidad. Entrarono nel Golfo di Paria, sulla foce del Serpente o Dragon's Mouth. Senza saperlo, Cristoforo Colombo era giunto in Sud America. L'esploratore la battezzò con il nome di Tierra de Gracia.

Il nome Venezuela è stata storicamente attribuito al navigatore italiano Amerigo Vespucci che navigò sulla costa settentrionale del Sud America insieme ad Alonso de Ojeda nel 1499, nel corso di una spedizione navale esplorativa che raggiunse la costa nord-occidentale del paese, ora nota come Golfo del Venezuela. In quel viaggio, l'equipaggio osservò le costruzioni degli indigeni erette su palafitte di legno fuori delle acque. Tali costruzioni ricordarono a Vespucci la città di Venezia, in Italia, e lo ispirarono nell'attribuire il nome di Venezziola o Venezuola alla regione. Il termine che in italiano rinascimentale aveva il significato di piccola Venezia, si trasformò successivamente in spagnolo in Venezuela, nonostante ciò, molti anziani veneziani (e veneti) sono soliti chiamarla con il nome rinascimentale[8]. .

Altre versioni, storicamente meno accreditate, affermano che il nome Venezuela sia di origine indigena e non un diminutivo di Venezia. Tuttavia la prima versione rimane la più ampiamente accettata come spiegazione sull'origine del nome del paese.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Venezuela.

Epoca precolombiana[modifica | modifica sorgente]

Si pensa che l'essere umano sia apparso nel territorio venezuelano circa 30.000 anni fa, provenienti dall'Asia, dopo aver attraversato lo Stretto di Bering ed essersi diffuso in Nord America, e dalla Polinesia, attraverso ondate di popoli arrivati su imbarcazioni primitive. I popoli indigeni primitivi erano dediti a caccia, pesca e agricoltura, più o meno avanzata; alcuni gruppi coltivavano prodotti che sono rimasti nel corso del tempo tra i più consumati del luogo, come mais, cacao, fagioli e yuca[9]. I popoli cacciatori erano nomadi e si spostavano in continuazione, al contrario degli agricoltori, che svolgevano un vita semisedentaria e che col tempo svilupparono delle civiltà avanzate, in grado di lavorare la ceramica e di costruire opere come ad esempio argini di fiumi e dighe. I gruppi indigeni più importanti erano i chibchas, che vivevano sulle Ande, i Caribe, situati in quasi tutte le regioni costiere, e gli arawakos, stanziatisi in una parte della costa e più a sud[10].

Epoca coloniale[modifica | modifica sorgente]

Simón Bolívar, liberatore non solo del Venezuela, ma anche di Colombia, Panama, Ecuador, Bolivia e Perù.

Cristoforo Colombo scoprì la regione nel suo terzo viaggio, il 2 agosto 1498[10]. La Spagna inglobò il Venezuela nel suo vasto impero americano nel corso del XVI secolo, anche se l'esplorazione del paese poté dirsi compiuta solo nei primi decenni dell'Ottocento. Pochi spagnoli vi si trapiantarono per via del clima subtropicale, preferendo generalmente vivere nelle montagne andine degli attuali stati del Táchira, Mérida e Trujillo. Il processo di colonizzazione non fu senza incidenti: gli spagnoli combatterono numerose ribellioni di indigeni locali, la più importante fu quella comandata da Guaicaipuro nel 1560 e da Quiriquires nel 1600. L'ordine coloniale fu definitivamente imposto verso la fine del XVI secolo, con la costruzione del cabildo e della chiesa. Allo stesso tempo, iniziò un processo di mescolanza razziale nel territorio, che definì il profilo sociale del paese. Iniziarono le attività commerciali e l'estrazione di risorse naturali fiorirono; in particolar modo fiorirono le esportazioni di cacao, caffè e tabacco, mentre al contempo iniziarono attacchi pirateschi come quello di Henry Morgan a Maracaibo nel 1669.

Le province esistenti, allora governate alternativamente dalla Audiencia Reale di Santo Domingo e da quella di Bogotá, entrarono a far parte del Vicereame della Nuova Granada nel 1717, e divennero autonome nel 1777 con la formazione della Capitaneria Generale del Venezuela. La nuova unione politica fu consolidata con la creazione della Reale Audiencia di Caracas nel 1786.

Indipendenza[modifica | modifica sorgente]

José Antonio Páez, presidente del Venezuela in tre occasioni.

La piccola comunità di discendenza spagnola ed europea dopo alcuni secoli si rese indipendente dalla Spagna. L'inizio della rivoluzione avvenne il 19 aprile 1810, quando l'allora Capitano Generale del Venezuela, Vicente Emparán, fu deposto dal Cabildo di Caracas. Dopo una serie di rivolte infruttuose e sotto la spinta del Maresciallo Francisco de Miranda il Venezuela si proclamò indipendente il 5 luglio 1811, tuttavia, la Prima Repubblica ebbe vita breve e capitolò alcuni mesi dopo di fronte alla reazione spagnola. Ebbe così iniziò una lunga guerra d'indipendenza, che ricevette un impulso nel 1813 grazie a Simón Bolívar, che dopo aver preso il controllo di Cúcuta iniziò una serie di battaglie facendosi strada verso la capitale Caracas, dove entrò nello stesso anno proclamandosi Libertador e dove venne istituita una seconda Repubblica. Comunque, una nuova reazione fedele alla Corona di Spagna l'anno seguente fece capitolare anche la Seconda Repubblica. Bolívar intanto era andato a cercare appoggio dagli inglesi in Giamaica prima di andare ad Haiti, dove si erano rifugiati numerosi leaders venezuelani. Da Haiti partì una spedizione che inizialmente prese possesso di Isla Margarita, ma che fu poi respinta a Carúpano e Maracay, nel 1816. Nel 1819 Bolivar, tentando di riorganizzarsi, convocò il Congresso di Angostura, che portò alla creazione della Gran Colombia. Venne firmato il Tratado de Armisticio y Regularización de la Guerra nel 1820, che mise fine alle ostilità fino al 1821. Il 24 giugno dello stesso anno, Bolivar, aiutato da José Antonio Páez e Antonio José de Sucre vinse la Battaglia di Carabobo sconfiggendo l'esercito reale di Miguel de la Torre, liberando definitivamente il Venezuela dagli spagnoli[11].

La nuova Repubblica del Venezuela fu subito preda di "caudillos" che la dominarono in forma dittatoriale, assoggettandola a frequenti colpi di stato e rivoluzioni locali. Tale situazione si protrasse per buona parte del Novecento, allorché il paese fu governato prima da Cipriano Castro (1899-1908) poi, per quasi trent'anni, da Juan Vicente Gómez (1908-1935). E fu proprio durante il regime di quest'ultimo, nel corso degli anni venti del Novecento, che la scoperta di ingenti giacimenti di petrolio mutò radicalmente la situazione economica e politica del Venezuela. Nel 1928 il paese era già divenuto il secondo produttore mondiale di tale materia prima. Tuttavia fu solo negli anni quaranta del Novecento con il vertiginoso aumento del prezzo dell'oro nero che il petrolio si tradusse in una fonte ingente di entrate per il Paese[11].

La Seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Verso la metà degli anni trenta, Eleazar López Contreras succedette a Gómez come presidente del Venezuela. Costui ristabilì alcune libertà democratiche, promulgando nel 1936 una costituzione di ispirazione liberal-moderata che però limitava in vario modo l'azione delle organizzazioni e dei partiti di sinistra.

Nel 1941 López Contreras venne sostituito dal generale Isaías Medina Angarita, che si alleò con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dichiarò guerra all'Asse, rese operativa un'imposta sul reddito già elaborata dal suo predecessore, rese più moderno e funzionale il Codice civile, intraprese un'intensa lotta all'analfabetismo e pose le basi per una prima, timida normativa concernente la previdenza sociale. Tuttavia la politica riformista di Medina Angarita, forse giudicata troppo moderata, non riuscì a incontrare il favore delle masse che nel 1945 appoggiarono l'ascesa al potere del socialdemocratico Rómulo Betancourt, che iniziò un rinnovamento costituzionale promulgato nel 1947, istituendo il voto segreto a suffragio universale per l'elezione del presidente[11].

Democrazia[modifica | modifica sorgente]

Hugo Chávez nel 2010.

Nel 1948 il presidente Rómulo Gallegos, eletto democraticamente nel '47, fu esiliato da un'alleanza di conservatori ed esercito, e al suo posto il potere fu assunto da una Giunta militare che sciolse il parlamento e instaurò una dittatura.

Negli anni cinquanta Marcos Pérez Jiménez, appartenente alla giunta militare ascesa al potere nel 1948, riunì su di sé tutti i poteri divenendo dittatore del Venezuela. Convinto che l'immigrazione europea potesse essere determinante per lo sviluppo del Paese, la favorì in ogni modo, permettendo l'ingresso di circa un milione di stranieri (tra di essi circa 300 000 italiani, che attualmente costituiscono la seconda più importante comunità straniera dopo quella spagnola).

Nel gennaio 1958 Pérez Jiménez venne deposto da una Giunta Militare capeggiata dal generale Wolfgang Larrazábal. Da tale data ebbe inizio l'attuale era democratica del Venezuela con una serie di presidenti, democraticamente eletti, che si sono succeduti alla guida del paese (Rómulo Betancourt, Rafael Caldera, Raúl Leoni, Jaime Lusinchi, Carlos Andrés Pérez, Hugo Chávez, Nicolás Maduro).

Hugo Chávez è ricorso a elezioni e referendum per sostenere le riforme costituzionali di cui è stato promotore e le sue politiche di tipo rivoluzionario. Con l'approvazione della Costituzione Bolivariana avvenuta mediante referendum nel 1999, è stato introdotto il principio della revocabilità di tutti i mandati elettivi ad ogni livello dell'amministrazione, compresa la carica presidenziale, che può essere revocata attraverso referendum popolare alla metà del periodo di esercizio. Con la vittoria nel referendum costituzionale del febbraio 2009, le candidature per tutte le cariche elettive possono essere ripresentate nelle successive elezioni, senza limitazioni numeriche.

Nel 2002 è stato ordito un colpo di Stato contro Hugo Chávez, da parte di settori dell'imprenditoria, del sistema comunicativo, di alcuni militari e con il coinvolgimento di potenze straniere. Il colpo di Stato è fallito in seguito alla fedeltà costituzionale di importanti settori dell'esercito e alla mobilitazione popolare in suo sostegno che si è prodotta, riportando il presidente a Palacio de Miraflores, sede del governo. Numerosi premier sudamericani, tra cui Lula, Cristina Fernández, Rafael Correa, José Mujica, Fernando Lugo, Evo Morales, Fidel, Raúl Castro e Daniel Ortega riconoscono il suo costante e importante impegno nel rafforzare i rapporti tra i vari governi sudamericani e nel promuovere la scolarizzazione e l'assistenza medica nell'area. Chavez è morto di cancro nel Marzo del 2013 e il suo posto è stato preso da Nicolas Maduro, uno dei suoi sostenitori.

Sotto il governo di Maduro sono emersi gravi problemi economici, derivanti dalle politiche economiche di Chavez, che hanno portato a razionamenti e scarsità anche di generi di prima necessità.

La situazione economica, unita ad accuse di corruzione e cattiva gestione del governo del paese, ha portato a forti proteste popolari nella seconda metà del 2013. Le proteste, che hanno causato diverse vittime, proseguono nel 2014.

Geografia[modifica | modifica sorgente]

Il Venezuela è situato nella parte più settentrionale dell'America Meridionale, si affaccia sul Mar dei Caraibi e nella parte più meridionale della costa, a sud del delta dell'Orinoco, sull'Oceano Atlantico.

Morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il Salto Angel, le più alte cascate al mondo.

Geograficamente in Venezuela possono distinguersi tre diverse aree:

Nella parte settentrionale del paese vi è una zona montuosa costituita da catene appartenenti al massiccio andino, proseguimenti della Cordigliera Orientale colombiana dai quali si dipartono due sistemi montuosi, la Sierra de Perijá che delimita il confine tra Colombia e Venezuela e la Cordigliera di Mérida che si insinua nel paese a sud e ad est del lago di Maracaibo e di cui il Pico de Bolivar (5007 m s.l.m.) rappresenta il punto più elevato. Tra i due sistemi montuosi si trova l'altopiano di Zulia. La Cordigliera di Mérida prosegue seguendo la linea della costa (e assumendo appunto il nome di Cordigliera della Costa) che in questo tratto è scoscesa e impervia, di fronte si trovano numerose isole, la più grande è la Isla de Margarita. Nel tratto più orientale, in corrispondenza del delta dell'Orinoco, la costa si fa bassa e paludosa.

La parte centrale del paese è caratterizzata da ampie pianure erbose chiamate Los llanos che coprono circa un terzo del territorio del paese. Si tratta di un'area con un'altitudine ridotta (inferiore ai 200 m s.l.m.) che durante la stagione delle piogge subisce ampi allagamenti da parte dei fiumi che l'attraversano.

La parte meridionale del paese, a sud del corso del fiume Orinoco, si trova su un altopiano chiamato massiccio della Guyana, da un punto di vista geologico è uno degli ambienti più antichi dell'intero continente.
La formazione più notevole di quest'area è l'altopiano chiamato Gran Sabana, nel corso dei millenni l'arenaria che lo compone è stata erosa e sono rimaste vallate e formazioni rocciose chiamate Tepuis caratterizzate da flora e fauna particolari, l'isolamento ha infatti permesso lo sviluppo di specie endemiche. In quest'area si trovano alcune fra le cascate più alte del mondo, come ad esempio il Salto Kukenam e il Salto Angel (979 m) che è una delle attrattive principali del Parco Nazionale di Canaima ed è stato incluso nella lista del patrimonio dell'Umanità da parte dell'UNESCO.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Il fiume principale del paese è l'Orinoco, lungo 2.574 km di cui circa 1.500 sono navigabili. Nasce al confine tra Venezuela e Brasile. Nel primo tratto del suo corso lo spartiacque è difficilmente definibile, il fiume si divide infatti in due rami uno dei quali, il canale Casiquiare, costituisce un collegamento naturale con il Rio delle Amazzoni, tramite il Rio Negro infatti un terzo circa delle acque dell'Orinoco confluisce nel Rio delle Amazzoni.

La maggior parte dei fiumi che nascono nella parte settentrionale del paese scorrono verso sud-est nel fiume Apure, un affluente dell'Orinoco, che attraversa la regione dei Llanos.

Un altro fiume degno di nota è il Río Caroní, caratterizzato da un corso molto rapido e sfruttato per la produzione di energia elettrica. Nasce negli altipiani della Guyana e sfocia nell'Orinoco nei pressi di Ciudad Guayana.

Nella parte nord-occidentale del paese si trova il lago di Maracaibo, il più grande lago dell'America meridionale, residuo di un antico golfo sul mar dei Caraibi.

Isole[modifica | modifica sorgente]

Le isole appartengono alle Isole Sottovento delle Piccole Antille. Se ne contano più di 300, appartenenti per lo più allo stato di Nueva Esparta e alle Dipendenze Federali. La più grande e popolosa è Margarita mentre tra gli altri è Los Roques l'arcipelago più popolato. Tra le altre isole o gruppi di isole si segnalano: Aves, La Blanquilla, Patos, La Orchila, La Sola, La Tortuga, l'Arcipelago di Las Aves, Los Frailes, Los Hermanos, l'Arcipelago di Los Monjes, Los Testigos,

Clima[modifica | modifica sorgente]

Il Venezuela ha un clima tropicale, generalmente contraddistinto da una stagione piovosa, (da maggio a ottobre) e una secca (da novembre ad aprile). Le precipitazioni sono molto variabili e vanno dai 300–400 mm (o ancor meno) di alcune zone della fascia costiera dello Stato Falcón agli oltre 2000 millimetri di alcune zone dell'Amazzonia venezuelana, a Sud del paese. Il caldo è spesso mitigato dall'altitudine: Caracas, a quasi 1000 metri s.l.m., presenta temperature medie annue, pari a 27 °C circa, ma di 6-7 °C inferiori a Maracaibo, che invece si trova sul livello del mare. Nelle Ande venezuelane si registrano le medie minime: la città di Mérida, sita a oltre 1600 metri s.l.m., ha una temperatura media annua di circa 18-19 °C. Ci sono alcune vette delle Ande ricoperte da ghiacciai e nevi perenni.

Popolazione[modifica | modifica sorgente]

Distribuzione e composizione[modifica | modifica sorgente]

La popolazione è distribuita in forma molto poco omogenea sul territorio: circa l'85% degli abitanti si concentra nelle città settentrionali e ben il 73% vive a meno di 100 chilometri dalla costa. Al contrario, solo il 5% dei venezuelani vive nelle terre a sud del fiume Orinoco, che pure rappresentano quasi la metà della superficie del paese.

In Venezuela non sono state effettuate, almeno in età contemporanea, rilevazioni ufficiali di carattere razziale. Le stesse popolazioni indigene sono state censite esclusivamente sulla base delle rispettive lingue autoctone d'uso. Risulta pertanto quanto mai problematico addentrarsi in tale campo, lasciato all'iniziativa di una miriade di studiosi e di istituti di ricerca privati la cui affidabilità lascia molto spesso a desiderare.

Generalmente si ritiene comunque che circa i due terzi della popolazione venezuelana siano meticci o (più raramente) mulatti, nati dalla fusione secolare fra "bianchi" e "indios" (meticci) o fra "bianchi e "neri" (mulatti). Non manca il prodotto di incroci fra neri e indios (i cosiddetti zambos) e quello derivante, tempo addietro, da tutte e tre le razze che popolano il paese.[12]

La componente "bianca", piuttosto esigua in epoca coloniale e nel primo secolo di indipendenza, è stata potentemente rafforzata, a partire dagli anni quaranta del Novecento, con l'arrivo di circa 980.000 europei che per la maggior parte si stanziarono definitivamente nel paese andandosi ad aggiungere ad una popolazione che, secondo il censimento del 1941, era inferiore ai quattro milioni di abitanti. Secondo alcune rilevazioni di carattere non ufficiale (dati del 2005) il gruppo etnico bianco costituisce la quinta parte dell'intera popolazione[13] ed è formato soprattutto da immigrati e figli di immigrati di origine europea recente, oltre che da creoli di vecchia ascendenza ispanica.

I primi a immigrare in Venezuela furono, all'inizio degli anni quaranta del Novecento, alcune migliaia di esuli della Guerra civile spagnola, provenienti generalmente dalla Francia o da altri Paesi latinoamericani che li avevano inizialmente accolti. Seguirono gli italiani nel Secondo dopoguerra (a partire dal 1947 circa) insieme a un gran numero di iberici (di origine galiziana e portoghese soprattutto) e a un limitato numero di francesi, tedeschi, europei dell'est, ecc. Ancor oggi la presenza di comunità europee nel paese è, sia sotto il profilo demografico che economico, considerevole. Fra queste le principali sono la spagnola, l'italiana e la portoghese.

Gli indios rappresentano invece meno dell'1% sul totale della popolazione (178.000 circa secondo i dati del censimento del 2001). Va ancora una volta sottolineato che il termine di indio ha una valenza, nei rilevamenti statistici, culturale (linguistica in particolare), non razziale.

La popolazione nera allo stato puro o semipuro costituisce un gruppo razziale molto più numeroso di quello indio (10% secondo alcune rilevazioni di carattere non ufficiale del 2005[13]), concentrato per lo più nelle zone costiere (fra cui la regione di Barlovento nello Stato Miranda).

Censimento 1873 Censimento 1891 Censimento 1920 Censimento 1941 Censimento 1971 Censimento 1981 Censimento 1990 Censimento 2001 Stima 2006
Popolaz. residente 1.784.194 2.323.527 2.362.985 3.850.771 10.721.522 14.516.735 18.105. 265 23.232.553 25.430.735

La comunità italiana[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Italo-venezuelani.
Italo-venezuelani in Venezuela. Aree del Venezuela dove la comunità italiana è concentrata.

Il Ministero degli affari esteri italiano calcola che, fra la fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni settanta del Novecento, siano immigrati in Venezuela oltre 250.000 italiani[14], che, in massima parte, si installarono in forma permanente nel paese latinoamericano. Tale corrente migratoria, che raggiunse le sue punte più alte negli anni 1949 - 1960 (con oltre 220.000 emigrati[15]), diminuì drasticamente negli anni sessanta del Novecento, per convertirsi in un fenomeno assolutamente marginale nei decenni successivi (durante i quali si sono verificati anche dei periodi con saldi positivi a favore dell'Italia).

Secondo l'Ambasciata d'Italia a Caracas, sono poco meno di duecentomila (2005) gli italiani residenti nel paese, cui vanno aggiunti altri ottocentomila loro discendenti (considerando anche quelli di origini "miste"), o forse più. Questi ultimi, per la normativa locale, sono considerati venezuelani a tutti gli effetti essendo nati in Venezuela. A tale poderosa colonia, costituita da circa un milione di membri, vanno aggiunti anche alcuni italo-venezuelani di ascendenze italiche più lontane, come l'ex-presidente Jaime Lusinchi (di origine corso-italiana), che governò il paese negli anni ottanta del Novecento.

Le zone che hanno accolto il maggior numero di immigrati provenienti dall'Italia sono quelle centro-settentrionali e, in primo luogo, Caracas, la capitale (Distretto federale e parte dello Stato Miranda), che riuniva, agli inizi degli anni settanta, i due terzi dell'intera comunità (140.000 su 210.000 circa). Seguivano, nell'ordine, gli Stati Zulia (17.000 unità) e Aragua (13.000 unità). Collettività di una certa consistenza erano presenti anche negli Stati Bolívar (10.000), Lara (9.000) e Carabobo (8.500)[16].

Va segnalato che l'immigrazione italiana in Venezuela fu di carattere quasi esclusivamente urbano, non rurale (o misto, come in Argentina e Brasile) e coinvolse al 90% le regioni meridionali (mentre in Argentina vi fu un forte apporto anche di liguri, piemontesi e friulani e in Brasile di veneti). Attualmente molti oriundi italiani (fra cui prevalgono ormai quelli di seconda e terza generazione) occupano posizioni sociali ed economiche di primaria importanza in Venezuela.

Religione[modifica | modifica sorgente]

La libertà religiosa è garantita dalla Costituzione. La gran maggioranza dei venezuelani sono di fede cristiana e in particolare cattolica (oltre il 90%), seguiti dai protestanti (2% solamente)[17] e gli ortodossi (meno dell'1%). I musulmani rappresentano meno dello 0,5% sulla popolazione totale. Trascurabili le minoranze induiste, buddiste e di altre confessioni religiose. In Venezuela sono presenti anche 129.310 testimoni di Geova.[18]

Numericamente esigua (fra i 16.000 e i 35.000 fedeli, a seconda delle rilevazioni) ma importante sotto il profilo economico e finanziario, è la comunità di religione ebraica presente nel paese. A Caracas è concentrato circa il 40% dei fedeli, ma gruppi più o meno consistenti si possono trovare anche a Maracaibo, Maracay, Puerto La Cruz, Porlamar e altre città venezuelane. Dalla fine degli anni novanta del Novecento molti rappresentanti della comunità ebraica hanno lamentato atteggiamenti di intolleranza, se non proprio di antisemitismo, nei propri confronti[19]. La responsabilità viene imputata al presidente Chávez, che da parte sua ha sempre respinto tali accuse giudicandole prive di fondamento.Il motivo per cui spesso si è accusato di antisemitismo, Chàvez nasce dalle sue critiche alla nazione di Israele nate anche per la sua solidarietà alla palestina, il suo noto antiimperialismo e le sue amicizie con i leader di paesi come Iran, Siria noti avversari di Israele.

Lingue[modifica | modifica sorgente]

Lingua ufficiale[modifica | modifica sorgente]

La lingua ufficiale è lo spagnolo, che presenta numerose affinità con quello parlato nei Caraibi (Cuba, Repubblica Dominicana, Porto Rico, ecc.) e alcune differenze con quello della madre-patria ispanica, soprattutto di carattere fonetico e lessicale. Va messo in evidenza che quanto più alto è il livello socio-culturale del parlante venezuelano tanto più tali differenze si riducono, mentre nel caso contrario si accentuano.

Per quanto riguarda la fonetica le differenze più salienti fra lo spagnolo-venezuelano e quello peninsulare sono quattro:

  • il seseo, e cioè il caratteristico suono interdentale della c + e e/o c + i e della z, viene sempre pronunciato come una s sorda (mentre ha un suono simile al th inglese di fine parola, nello spagnolo di Spagna)
  • la s posta alla fine della parola, marcatissima nello spagnolo peninsulare è quasi muta, venendo pronunciata come una j appena accennata (in italiano h aspirata); quando invece la s, trovandosi nel corpo della parola, è seguita da consonante, non viene neppure pronunciata;
  • la d intervocalica e a fine parola non viene generalmente pronunciata;
  • di uso generale è lo yeismo in cui il suono ll (simile all'italiano gl di gigli) viene pronunciato come fosse una y

Le differenze lessicali possono venire sintetizzate nella seguente forma:

  • presenza nello spagnolo di Venezuela di arcaismi, scomparsi da secoli oppure utilizzati nello spagnolo peninsulare solo nel loro significato originario, come ad esempio, carro (carro in castigliano, automobile in spagnolo venezuelano), plata (argento in castigliano, denaro in spagnolo venezuelano), ecc.;
  • presenza di molti termini inesistenti nello spagnolo peninsulare. Tali termini possono essere di origine india 'guayoyo', in italiano caffè lungo, guacamaya (pappagallo in italiano), o di derivazione italiana (tenemos la testa, piano a piano, ciao, ecc.), francese (mussiù per indicare lo straniero, da monsieur, petipuás, piselli in italiano, da pétit pois), inglese (full equipo, equipaggiamento completo, da full equipment, guachimán, in italiano vigilante, custode, da Watch-man), portoghese (malandro, cioè malandrino, delinquente), africana (chévere, intraducibile in italiano, detto di persona in gamba, o di cosa o di sensazione estremamente piacevole, ecc., dallo yoruba ché egberi), ecc.

Va infine sottolineato che nella quasi totalità del Venezuela, la seconda persona plurale dei vari modi e tempi si è persa completamente. Il vosotros è stato sostituito dall'ustedes seguito dalla terza persona plurale. Solo nella città di Maracaibo, e zone limitrofe, si è conservato il vos (invece del vosotros dello spagnolo peninsulare), seguito dalla seconda persona plurale, però e utilizzato per la seconda persona del singolare(Vos Hacéis = Tu Haces = Tu Fai).

Lingue co-ufficiali[modifica | modifica sorgente]

La nuova costituzione bolivariana di Venezuelana, voluta dal presidente Hugo Chávez (1999), protegge le lingue indigene (art.9) ribadendone la coufficialità con lo spagnolo nei propri territori di diffusione. Si tratta di oltre 30 idiomi autoctoni raggruppati in otto famiglie principali:

  • arawako: che include il kurripako, il piapoko e il wayuu, l'idioma autoctono più parlato in Venezuela (oltre 100.000 parlanti)
  • caribe che comprende, fra gli atri, oltre al caribe, le lingue pemón (la più parlata di tale famiglia), akawayo, eñepá , e altre di minore importanza;
  • chibcha, con il barí;
  • Guahibana comprendente il jivi e il kuiva;
  • Makú cui appartengono gli idiomi puinave e jodi
  • Sáliva, che include la lingua sáliva (in via di estinzione con soli 17 parlanti) e il wótuja
  • Tupí, con lo yeral
  • Yanomama, integrata dal sanemá e dal yanomami

Fra le lingue non appartenenti ad alcuna famiglia segnaliamo, fra le altre, il pumé e il waraw.

Tali lingue sono parlate, in una situazione di monolinguismo, o di bilinguismo con lo spagnolo, da poco più di 170.000 venezuelani, nella quasi totalità appartenenti alle varie etnie di indios che popolano ancora alcune zone del paese.

Altre lingue[modifica | modifica sorgente]

Colonia Tovar è una cittadina fondata nel 1843 da immigranti tedeschi, che conservano la cultura delle terre d'origine e parlano un dialetto derivato dalla fusione con lo spagnolo, l'Alemán Coloniero.

Gli immigrati di prima e spesso, anche di seconda generazione, parlano, accanto allo spagnolo, le lingue dei paesi di origine. La più diffusa, dopo quella ufficiale, è l'italiano, insegnato anche in molte scuole del paese e sostenuto dalla presenza della Società Dante Alighieri, con sede, per il Venezuela, a Caracas. Tale lingua è anche intesa, se non parlata, da molti venezuelani che non hanno ascendenze italiane ma che per ragioni familiari, di studio o di lavoro sono entrati in contatto con la comunità italiana, massicciamente presente soprattutto in alcune importanti città della zona centro-settentrionale del paese (Caracas, Valencia, Maracay, ecc.).

Dopo l'italiano la lingua allogena più parlata, come madrelingua, in Venezuela, è il portoghese, grazie soprattutto alla presenza di molti immigrati provenienti dal paese iberico ma anche agli oltre mille chilometri di frontiera in comune con il Brasile, lungo i quali la lingua di Camões è molto diffusa (va però evidenziato che le zone limitrofe al Brasile, tutte appartenenti alla Guayana venezuelana, sono generalmente poco popolate). Strettamente imparentato al portoghese è il galiziano, parlato da molti immigrati iberici (ricordiamo che dalla Galizia è provenuta gran parte dell'immigrazione spagnola diretta in Venezuela e più in generale nelle Americhe).

Diffusione più modesta hanno il francese e il tedesco. Quest'ultimo è parlato in una sua varietà "coloniale" nella Colonia Tovar, dove vivono ancora i discendenti dei coloni che, attorno alla metà dell'Ottocento, si insediarono in zona.

Fra gli idiomi non indoeuropei si segnala l'arabo, parlato dai numerosi immigrati libanesi (e in minor misura siriani) che si sono trasferiti in Venezuela nel corso del Novecento.

Un posto a sé stante merita l'inglese, parlato, come seconda lingua, dall'alta borghesia venezuelana, e, più in generale da gran parte della classe dirigente che spesso manda i propri figli a studiare negli Stati Uniti d'America e (meno frequentemente) in Gran Bretagna. L'inglese, pur contando nel paese un numero di parlanti, come madrelingua, inferiore a quello dell'italiano, del portoghese e di altre lingue allogene, si è convertito nella seconda metà del Novecento, in Venezuela come nel resto dell'America Latina (e del mondo) nel secondo idioma più studiato dopo quello ufficiale e quello che sicuramente ha più prospettive di sviluppo nel prossimo futuro.

Ordinamento dello stato[modifica | modifica sorgente]

Il Venezuela è una repubblica presidenziale, il Presidente, capo dello Stato e capo del governo, è eletto con elezione diretta e rimane in carica per sei anni. A seguito del referendum del febbraio 2009 e del conseguente emendamento apportato alla Costituzione Bolivariana di Venezuela, ha la possibilità di ripresentarsi per un numero indefinito di mandati. Il presidente nomina il vicepresidente e stabilisce dimensione e composizione del governo. In base all'art 72 della costituzione bolivariana emendata nel 1999 i titolari di tutte le principali magistrature elettive (compresa quella del Presidente della Repubblica), possono essere soggetti a referendum popolare revocatorio una volta compiuta la metà del loro mandato.

Il Parlamento è costituito da una sola camera detta Assemblea Nazionale (Asamblea Nacional) composta da 167 deputati, tre seggi sono riservati ai rappresentanti delle popolazioni native. I deputati restano in carica per 5 anni e possono essere rieletti per altri due mandati.

Suddivisioni storiche e amministrative[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stati del Venezuela e Comuni del Venezuela.

Da un punto di vista amministrativo il Venezuela è diviso in 23 stati federati, più il Distretto della capitale (Distrito Capital) e le 11 dipendenze federali (Dependencias Federales) costituite da un insieme di isole e isolotti al largo della costa caraibica venezuelana e per lo più disabitati. Le isole raggruppate nelle dipendenze sono 72.

Gli stati, a loro volta, sono divisi in comuni (municipios) e nel caso del distretto della capitale e delle dipendenze federali in dipartimenti (departamentos). I comuni in Venezuela rappresentano in realtà delle entità territoriali intermedie fra le province e i comuni italiani o spagnoli e si possono, sotto taluni aspetti, comparare agli arrondissements francesi. Sono infatti solo 335 ripartiti in forma diseguale fra gli Stati. Il Táchira, che ha una superficie di 11.100 km² e 1.155.000 abitanti circa (stima 2006) si articola in 29 municipios, in cambio il Lara, con un'estensione territoriale e una popolazione ben superiori (19.800 km² e 1.760.000 abitanti circa, sempre secondo le stime del 2006) ne possiede solo 10. I municipios si suddividono ulteriormente in parrocchie (parroquias) le quali non sempre coincidono con un unico nucleo urbano principale e il proprio territorio di pertinenza. Le città più popolose ed estese sono infatti ripartite generalmente fra più parroquias, mentre spesso una sola parroquia può contenere diverse località abitate.

Venezuela Division Politica Territorial.svg

Stati, con le superfici e le popolazioni relative (stima del 2007):

Flag of Amazonas State.svg Amazonas (Puerto Ayacucho) Sup. km² 180.145 (ab. 142.200)
Flag of Anzoátegui State.svg Anzoátegui (Barcelona) Sup. km² 43.300 (ab. 1.477.900)
Flag of Apure State.svg Apure (San Fernando de Apure) Sup. km² 76.500 (ab. 473.900)
Flag of Aragua State.svg Aragua (Maracay) Sup. km² 7.014 (ab. 1.665.200)
Flag of Barinas State.svg Barinas (Barinas) Sup. km² 35.200 (ab. 756.600)
Bolivar State flag.png Bolívar (Ciudad Bolívar) Sup km² 238.000 (ab. 1.534.800)
Flag of Carabobo State.svg Carabobo (Valencia) Sup. km² 4.650 (ab. 2.227.000)
Flag of Cojedes State.svg Cojedes (San Carlos) Sup. km² 14.800 (ab. 300.300)
Flag of Delta Amacuro State.svg Delta Amacuro (Tucupita) Sup. km² 40.200 (ab. 152.700)

Falcón (Coro) Sup. km² 24.800 (ab. 901.500) 
Guárico (San Juan De Los Morros) Sup. km² 64.986 (ab. 745.100)

Flag of Lara State.svg Lara (stato) (Barquisimeto) Sup. km² 19.800 (ab. 1.795.100)
Flag of Mérida.svg Mérida (Mérida) Sup. km² 11.300 (ab. 843.800)
Flag of Miranda State (1970-2006).svg Miranda (Los Teques) Sup. km² 7.950 (ab. 2.857.900)
Flag of Monagas State.png Monagas (Maturín) Sup. km² 28.930 (ab. 855.300)
Flag of Nueva Esparta.svg Nueva Esparta (La Asunción) Sup. km² 1.150 (ab. 436.900)
Flag of Portuguesa.png Portuguesa (Guanare) Sup. km² 15.200 (ab. 873.400)
Flag of Sucre State.svg Sucre (Cumaná) Sup. km² 11.800 (ab. 916.600)
Tachira flag.gif Táchira (San Cristóbal) Sup. km² 11.100 (ab. 1.177.300)
Flag of Trujillo State.svg Trujillo (Trujillo) Sup km² 7.400 (ab. 711.400)
Flag of Vargas State.svg Vargas (La Guaira) Sup. km² 1.496 (ab. 332.900)
Flag of Yaracuy State.svg Yaracuy (San Felipe) Sup. km² 7.100 (ab. 597.700)
Flag of Zulia State.svg Zulia (Maracaibo) Sup. km² 63.100 (ab. 3.620.200)
Venezuela Dipendenze Federali Sup. km² 342 (ab. 1.765)
BanderaCaracasDC.png Distretto Capitale (Caracas) Sup. km² 433 (ab. 2.085.488)

Rivendicazioni territoriali[modifica | modifica sorgente]

Come si è già avuto modo di accennare, il Venezuela ha una storica controversia territoriale con la Guyana che riguarda una superficie di circa 159.500 chilometri quadrati facenti parte della Guayana Esequiba situata lungo il confine orientale del Paese e ufficialmente indicata, anche in cartografia, come Zona en reclamación.

Città principali (aree metropolitane)[modifica | modifica sorgente]

Area metropolitana Stato/Stati Popolazione (2009)[20]
1 Caracas Distretto Capitale 4.368.552
2 Maracay Aragua 1.564.903
3 Valencia Carabobo 1.790.591
4 Barquisimeto Lara 1.435.937
5 Maracaibo Zulia 2.484.277
6 Ciudad Guayana Bolívar 979.910

Istituzioni[modifica | modifica sorgente]

Ordinamento scolastico[modifica | modifica sorgente]

Recenti programmi per lo sviluppo prevedono che entro qualche anno il tasso di alfabetizzazione del Venezuela raggiungerà il 99%. Ciò significherebbe un grande passo avanti: solo negli anni novanta, quest'ultimo sfiorava il 90%[21].
Tasso di alfabetizzazione: 95.2% adulti e 98.4% giovani (su un totale di 29 milioni di persone, dati del 2011[22][23][24]
Studenti universitari: 550.783.

L'obbligo scolastico è fino a 15 anni e i livelli di scuola sono: prescolare, basica, secondaria (o diversificata) e superiore. Sono regolamentate dalla Ley Orgánica de Educación che conferisce l'obbligo scolastico dai 6 ai 15 anni. Alcune delle università pubbliche più rinomate in Venezuela sono: l'Università Centrale del Venezuela (UCV) (fondata nel 1721) a Caracas, la Universidad de los Andes (ULA) (f. 1785) a Mérida, la Universidad de Carabobo (UC) (f. 1892) a Valencia, l'Università Simón Bolívar (USB) (f. 1967), la Universidad del Zulia (LUZ) a Maracaibo, la Universidad Nacional Experimental Francisco de Miranda (UNEFM) (f. 1977) a Falcón, e la Universidad de Oriente.

Sistema sanitario[modifica | modifica sorgente]

Il Venezuela ha un sistema sanitario universale nazionale. La speranza di vita alla nascita è di 74,2 anni, mentre la mortalità infantile si attesta sui 20 morti ogni mille abitanti[25], inferiore comunque alla media Sudamericana. La malnutrizione infantile (definita come arresto della crescita nei bambini sotto i cinque anni) si attesta al 17%. Secondo le Nazioni Unite, il 32% dei venezuelani manca di servizi igienici adeguati[26], soprattutto quelli che vivono nelle zone rurali. Le malattie gravi più comuni sono il tifo, la febbre gialla, il colera, l'epatite A, B e D[27]. Il Venezuela ha un totale di 150 impianti per il trattamento delle acque reflue. Tuttavia, ancora il 13% della popolazione non ha accesso all'acqua potabile[28].

Forze armate[modifica | modifica sorgente]

Politica[modifica | modifica sorgente]

Politica interna[modifica | modifica sorgente]

L'attuale Costituzione del Venezuela, fu approvata mediante un referendum il 15 dicembre 1999 e afferma che la Repubblica Bolivariana di Venezuela è costituita da uno Stato sociale e democratico di diritto e di giustizia che propugna come valori supremi del sistema giuridico la vita, la libertà, la giustizia, l'uguaglianza, la solidarietà, la democrazia, la responsabilità sociale e, in generale, il rispetto dei diritti umani, l'etica e il pluralismo politico[29]. Secondo i termini stabiliti dalla Costituzione della Repubblica, il Venezuela ha la forma di uno stato federale decentralizzato, governato dai principi di integrità territoriale, dalla cooperazione, dalla solidarietà, dalla partecipazione e dalla corresponsabilità. La stessa ha come scopo la tutela e la promozione della persona e dell'umanità, garantire l'esercizio democratico della volontà popolare, e la ricerca di uno stato di benessere. Per raggiungere questi obiettivi, i percorsi identificati come sviluppare l'istruzione e il lavoro[30].

Si prevede inoltre che la forma di governo è quella di una Repubblica presidenziale, guidata dal Presidente della Repubblica che ha funzioni sia di capo di Stato che di capo del governo esecutivo. La sovranità, che risiede nel popolo, viene esercitata in due modi: direttamente, attraverso la stessa Costituzione e le leggi, e, indirettamente, mediante suffragio. Tutti gli enti pubblici sono soggetti alle disposizioni della presente Costituzione. Il Presidente ha il potere di dirigere le azioni di governo[31].

Il territorio nazionale è diviso in stati, un Distretto Capitale, in Dipendenze Federali e Territori Federali. Gli stati federati sono divisi in Comuni. Allo stesso modo, il governo è diviso tra il potere nazionale, il potere statale e il potere municipale[32]. Sia il governo che quelli delle suddivisioni territoriali devono essere democratici, partecipativi, elettivi, decentralizzati, alternativi, responsabili e revocabili[33].

I poteri dello stato si dividono in:

  • Potere esecutivo, esercitato dal Presidente della Repubblica, dal vice-presidente e dai ministri. Il Presidente viene eletto tramite suffragio diretto segreto e rimane in carica per sei anni. Ha la possibilità di venire rieletto più volte.
  • Potere legislativo, esercitato dall'Asamblea Nacional de Venezuela, parlamento unicamerale composto da 165 deputati eletti tramite suffragio universale in ogni unità federale. Anch'essi come il presidente possono essere rieletti.
  • Potere giudiziario, esercitato dal Tribunal Supremo de Justicia de Venezuela
  • Potere pubblico, controllato da un organo denominato Consejo Moral Republicano, che oltre a essere difensore del popolo controlla in linea generale l'operato dello Stato.
  • Potere elettorale, esercitato dal Consejo Nacional Electoral, ha il compito di regolamentare e gestire i processi elettorali.

Politica estera[modifica | modifica sorgente]

La politica estera del Venezuela è naturalmente cambiata nel corso della storia a seconda degli orientamenti politici dei propri governanti. All'inizio del XX secolo il Venezuela ebbe alcune tensioni con le potenze europee e con gli Stati Uniti a causa del debito estero. Durante la seconda guerra mondiale si mantenne neutrale fintanto che decise di appoggiare gli Alleati. Con la Costituzione del 1961 e dopo aver avuto buoni rapporti con gli USA e con alcune dittature negli anni cinquanta, Rómulo Betancourt eletto democraticamente nel 1959, decide di avere rapporti solo con gli stati chiaramente democratici. Il Venezuela ha una lunga storia di rivendicazioni territoriali con Guyana e Colombia; con quest'ultima la disputa iniziò addirittura dai tempi della dissoluzione della Gran Colombia, per il Golfo del Venezuela, dove pare esistano discreti giacimenti petroliferi, e che portò nel 1987 alla crisi della corvetta ARC Caldas che rischiò di scatenare un conflitto armato[34]. Ancora nel 2007 i due paesi cercarono di negoziare e concordarono di proseguire successivamente la questione irrisolta sul golfo[35].

Hugo Chávez, Lula e Kirchner in un incontro a Brasilia

Con il colpo di stato del 2002 tentato ai danni di Hugo Rafael Chávez Frías, presidente del Venezuela dal 1999, i rapporti in politica estera del Venezuela sono decisamente cambiati.
Chávez si è sempre mosso in politica estera seguendo due importanti direttrici: il consolidamento dell'OPEC (ricordiamo a tale proposito che il petrolio è alla base dell'economia venezuelana) e un'integrazione maggiore dell'America Latina da realizzarsi attraverso l'Unasur e l'Alba (Alternativa Bolívariana para América Latina y el Caribe), senza cioè l'intermediazione e il patronato degli Stati Uniti d'America. Tale politica ha progressivamente allontanato il Venezuela dagli U.S.A. avvicinandolo sempre più a Cuba e ad alcuni paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Ecuador, Bolivia e Nicaragua, in particolare).

Il Venezuela è uno degli stati fondatori, insieme all'Argentina e al Brasile, della Banca del Sud e partecipa al suo capitale con 4.000 milioni di dollari.[36][37]

Economia[modifica | modifica sorgente]

La voce principale dell'economia venezuelana è legata all'estrazione e raffinamento del petrolio. È la quarta economia dell'America latina dopo Brasile, Messico ed Argentina.

Prodotto nazionale lordo (2012): 381.286 milioni di US$ (31º posto della classifica mondiale)[3]
Prodotto nazionale lordo (PPA), per potere d'acquisto (2012): 397.890 milioni di US$ (33º posto della classifica mondiale)[3]
Prodotto nazionale lordo pro capite (2012): 12.918 US$ pro capite (53º posto della classifica mondiale))[3]
Prodotto nazionale lordo pro capite (PPA), per potere d'acquisto (2012): 13.480 US$ pro capite (73º posto della classifica mondiale)[3]
Indice di sviluppo umano (2012): 0,811 (45º posto nella classifica mondiale) Bilancia dei pagamenti: 6 miliardi di US$.
Inflazione: 27% nel 2010 secondo i dati del BCV (Banco Centrale del Venezuela) 50,0%.
Disoccupazione: 6,20%.(febb. 2007)

Risorse[modifica | modifica sorgente]

Produzione di energia elettrica: 20.000.000 kW.
Pesca: 490.194 tonnellate.
Petrolio: 3.130.000 b/g.
Allevamento: pecore 0,82 milioni, capre 3,2 milioni, bovini 15,4 milioni, suini 4,8 milioni.
Minerali: petrolio, bauxite (alluminio), ferro, gas naturale, carbone, oro.

Agricoltura[modifica | modifica sorgente]

La produzione agricola del Venezuela è data da: caffè, cacao, tabacco, canna da zucchero, cotone, vaniglia. Il governo venezuelano varò la legge per la riforma agraria nel 1960, volta all'espansione e alla diversificazione della produzione agricola. Nel 2003 il settore primario occupava l'11% della forza lavoro e concorreva per il 4,5% alla formazione del PIL. Le colture destinate al mercato interno sono soprattutto mais, riso, patate, manioca e banane. Tra le colture di piantagione, destinate a essere esportate, prevale il caffè, oltre alla canna da zucchero e al cacao. Nella zona costiero-andina si trovano piantagioni di tabacco, mentre nelle aree meno piovose della costa è diffuso il cotone. Rilevanti sono le colture di alberi da frutta. Il patrimonio zootecnico è piuttosto ricco, particolarmente per quanto riguarda i bovini, tradizionalmente allevati nella zona dei llanos, ma anche gli ovini.

Allevamento[modifica | modifica sorgente]

L'allevamento, in forte progresso fino agli anni novanta, soprattutto nei llanos, si è andato negli ultimi anni sviluppando a un tasso insoddisfacente, nonostante le misure e gli incentivi promossi dal governo.

Pesca[modifica | modifica sorgente]

Nessuna risorsa deriva dalla pesca, quindi la pesca non risulta molto sviluppata. Popolazioni indigene però, la usano da generazioni per garantire la sopravvivenza delle loro tribù.

Industria[modifica | modifica sorgente]

L'industria è in prevalenza formata da quella chimica, metallurgica, meccanica, del tabacco e alimentare. Fra i prodotti lavorati destinati all'esportazione si segnala il rum.

Esportazioni e importazioni[modifica | modifica sorgente]

Esportazioni Importazioni
Paese  % Paese  %
Stati Uniti Stati Uniti 20,90% Stati Uniti Stati Uniti 27,60%
Cina Cina 17,50% Cina Cina 13,20%
Colombia Colombia 12,70% Brasile Brasile 9,90%
Brasile Brasile 7,00% Colombia Colombia 5,40%
Cile Cile 4,50% Argentina Argentina 4,40%
Italia Italia 3,80% Messico Messico 4,30%
Messico Messico 3,40% Perù Perù 3,80%
Paesi Bassi Paesi Bassi 3,30% Panamá Panamá 3,60%
Altri 26,70% Altri 27,90%
Fonte: INE, 2012[38] / CIA World Factbook[39]

Trasporti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trasporti in Venezuela.

Rete stradale: 29.954 km.
Rete autostradale: 2.690 km.
Rete ferroviaria: 402 km.
Rete navigabile: 7.100 km.
Caracas: aeroporto internazionale Simón Bolivar (6.940.000 passeggeri l'anno)

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Il turismo in Venezuela è una fiorente industria, favorita dalla vasta gamma di ambienti naturali che il paese possiede. L'aumento della ricezione aeroportuale ha favorito l'arrivo di turisti stranieri, per lo più provenienti dall'Europa, che rappresentano un flusso di 301.579 visitatori nel 2008, seguita dai turisti sudamericani (227 105), nordamericani (130.257), caraibici (39.480 ), asiatici (15.912), dell'America centrale (11.377) e del Medio Oriente (10.100). L'industria turistica ha subito un grave declino a causa dell'instabilità politica in questi ultimi anni. Secondo il Ministero del Potere Popolare per il Turismo (MPPT), nel 2003 arrivarono in Venezuela 435.421 turisti, il 47% in meno rispetto al 1998. Tuttavia, questo tasso ha mostrato una ripresa nel 2008, con 856.810 turisti stranieri in visita nel paese[40]. Probabilmente a causa della crisi economica mondiale, il numero di turisti stranieri provenienti dall'Europa è drasticamente cambiato negli ultimi anni rispetto ai turisti dei paesi vicini, avvantaggiati dai costi del viaggio nettamente più bassi; nel 2012, su un totale di 782.000 turisti, la maggioranza proveniva da altri stati sudamericani (428.211), gli europei furono 198.922, i nordamericani 76.633, i caraibici 34.704, gli asiatici 20.336, i centroamericani e i mediorientali circa 10.000. In particolare, i colombiani sono di gran lunga i visitatori più numerosi del Venezuela (283.788), 5 volte tanto i turisti brasiliani e statunitensi, mentre spagnoli, argentini, italiani e tedeschi sono stati dai 32.000 ai 37.000[41].

L'Isla Margarita è la destinazione per eccellenza per i turisti che amano le spiagge tropicali, così come pure l'arcipelago de Los Roques e il Parque Nacional Morrocoy. L'Amazzonia invece offre la presenza di numerose tribù indigene e luoghi di particolare interesse naturale, dal Salto Angel, al Tepui o al Gran Sabana.

La Farnesina considera pericolose[42] per il turista alcune aree del Paese, comprese zone della capitale Caracas, per rapine, episodi di microcriminalità, terrorismo legato al traffico degli stupefacenti e sequestri di persona a scopo estorsivo.

Ambiente[modifica | modifica sorgente]

Il 36,0% del territorio è protetto.

Partecipe alla convenzioni ambientali di:

La salvaguardia dell'ambiente[modifica | modifica sorgente]

Il Venezuela, dal primo dicembre 2010 si impegna a rispettare il Protocollo di Kyōto e gli accordi intrapresi dalle Nazioni Unite riguardo al clima e all'ambiente. Con questa decisione il Venezuela diventa uno dei primi paesi in via di sviluppo ad impegnarsi nel rispetto dell'ambiente.[43]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Il joropo, in un disegno del 1912 di Eloy Palacios.

La cultura venezuelana è un melting pot di influenze indigene, africane e spagnole: in un clima di sincretismo culturale è avvenuto un processo di acculturazione e assimilazione, come nel resto dell'America Latina, sebbene rimangano dei tratti precipui a caratterizzarla.

L'influenza indigena è limitata ai toponimi e alla gastronomia. Qualche parola indigena è entrata nel vocabolario dello spagnolo-venezuelano. Anche l'influenza africana è limitata, ad esempio nell'adozione dei tamburi. L'influenza spagnola risulta quindi predominante, a causa del processo di colonizzazione e della struttura socioeconomica che si venne a creare in seguito ad essa. In particolare i colonizzatori provenivano da Andalusia ed Estremadura e ciò influenzò architettura, musica, gastronomia, religione e lingua.

Successivamente il Venezuela conobbe nel XIX secolo una certa immigrazione di altri europei, in special modo francesi, mentre con la scoperta e lo sfruttamento dei giacimenti di petrolio nel XX secolo sopravvenne una nuova immigrazione di spagnoli, italiani e portoghesi ed un'evidente influenza statunitense, visibile nella passione per il baseball, nelle abitudini alimentari e nell'architettura attuale.

Arte[modifica | modifica sorgente]

L'arte visiva venezuelana agli esordi era indossolubilmente legata alla religione. Nel tardo XIX, in un periodo di grandi sommovimenti, con Martín Tovar y Tovar iniziò ad interessarsi a temi laici quali la storia e la narrazione epica degli avvenimenti. Il primo pittore venezuelano a godere di un certo successo internazionale fu Arturo Michelena, mentre conobbe successo in patria Cristóbal Rojas, cui fu intitolato un comune nello stato di Miranda. Nel tardo Novecento ebbe grande fortuna l'Art Nouveau. Nel ventesimo secolo diversi artisti venezuelani hanno conosciuto fortuna internazionale, come Armando Reverón, Manuel Cabré, l'artista cinetico Jesús Soto e Carlos Cruz-Díez.

La Galleria Nazionale d'Arte a Caracas presenta una collezione completa della pittura venezuelana del XIX secolo, compreso il Miranda en la Carraca (Miranda imprigionato a La Carraca) di Michelena. Altri musei importanti sono il Museo delle Belle Arti, il Museo d'Arte Contemporanea di Caracas, o MACC, in cui sono esposte anche opere di Chagall, Matisse, Mirò e Picasso, e il Museo d'Arte Moderna "Jesús Soto".[44]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Le coste del Venezuela vengono menzionate per la prima volta da Cristoforo Colombo, che nel suo terzo viaggio sbarcò a Macuro. Fino al XVIII secolo non c'è una produzione letteraria di carattere specificatamente locale. La prima opera che presenta elementi locali è infatti considerata la Historia de la conquista y población de la provincia de Venezuela (1723) di José Oviedo y Baños. La cultura indigena, di carattere orale, troverà invece un interprete solo nel Novecento nel frate Cesáreo de Armellada. Le prime opere di carattere squisitamente nazionale si ebbero a seguito della guerra d'indipendenza dei primi decenni dell'Ottocento. Il Romanticismo trovò un interprete ispirato in Juan Vicente González.

Notevoli le figure caratterizzate dall'impegno politico prima che letterario, come Fermín Toro, ricordato come grande oratore, come pure Andrés Bello, poeta ed umanista, che fu mentore di Bolivar stesso. Del resto le travagliate vicende storiche del paese hanno condizionato fortemente la letteratura venezuelana, spingendo gli intellettuali ad un forte impegno politico.

Scrittori e romanzieri sono Rómulo Gallegos, Teresa de la Parra, Arturo Uslar Pietri, Adriano González León, Salvador Garmendia, José Balza, Ednodio Quintero, Miguel Otero Silva, Mariano Picón Salas, mentre tra i poeti spicca Juan Antonio Pérez Bonalde, José Antonio Ramos Sucre, Andrés Eloy Blanco, Enriqueta Arvelo Larriva, Ana Enriqueta Terán, Yolanda Pantin, Rafael Cadenas e Eugenio Montejo.

Sport[modifica | modifica sorgente]

In campo sportivo il Venezuela ha dato i natali a molti piloti automobilistici tra cui Pastor Maldonado e Rodolfo González che corrono in Formula 1 e Milka Duno impegnata nelle serie IndyCar Series e American Le Mans Series. La nazionale di calcio, attiva dagli anni trenta, non ha mai eccelso in tornei internazionali ottenendo come miglior risultato un quarto posto in Coppa America nel 2011.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Musica in Venezuela.

Tradizioni[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ (ES) Dimensioni e la struttura - Popolazione totale per sesso, 1990-2015. Sulla base del censimento del 2001, Instituto Nacional de Estadistica. URL consultato il 6 settembre 2009.
  2. ^ (EN) Population growth rate in CIA World Factbook. URL consultato il 28 febbraio 2013.
  3. ^ a b c d e Dati dal Fondo Monetario Internazionale, ottobre 2013
  4. ^ (EN) 2013 Human Development Report). URL consultato il 12 ottobre 2013.
  5. ^ Tasso di fertilità nel 2010. URL consultato il 12 febbraio 2013.
  6. ^ (ES) Il Venezuela è il paese con la più vasta area protetta del mondo, Agencia Bolivariana de Noticias. URL consultato il 12 settembre 2008.
  7. ^ (ES) La popolazione del Venezuela supera i 28 milioni di abitanti, El Universal (Venezuela). URL consultato il 26 agosto 2008.
  8. ^ Nombre de Venezuela Revista Bibliográfica de Geografía y Ciencias Sociales Universidad de Barcelona
  9. ^ Freddy Dominguez, Napoleon Franceschi G., Historia general de Venezuela, nfghistoria.net, 2010. URL consultato il 21 giugno 2013.
  10. ^ a b Época Precolombina viajandoporvenezuela.com
  11. ^ a b c Historia de Venezuela americas-fr.com
  12. ^ D'Ambrosio, B. L'emigrazione italiana nell Venezuela. Edizioni "Universitá degli Studi di Genova". Genova, 1981 (Aspectos etnico-somaticos de la poblacion venezolana en 1981)
  13. ^ a b AA.VV. Calendario Atlante De Agostini 2008, Novara, Istituto Geografico De Agostini Ed., 2007, pag. 1091
  14. ^ Per l'esattezza gli immigrati furono, fra il 1946 e il 1970, 252.248. Cfr. Vittorio Briani, Il lavoro italiano oltremare, Roma, Ministero degli affari esteri Ed., 1975, pag. 127
  15. ^ Esattamente 220.547. Cfr. Vittorio Briani, Il lavoro italiano oltremare, Roma, Ministero degli affari esteri Ed., 1975, pag. 127
  16. ^ Tutti i dati sulla distribuzione per stato degli immigrati italiani, compresi quelli relativi al Distretto Federale e alla città di Caracas sono tratti da Vittorio Briani, Il lavoro italiano oltremare, Roma, Ministero degli affari esteri Ed., 1975, pag. 128
  17. ^ Per l'esattezza i cattolici rappresentano il 92,7% della popolazione e i protestanti il 2%. Cfr. i dati statistici riportati dal Calendario Atlante De Agostini 2008 (pag. 1091), Novara, Ed. Istituto Geografico De Agostini, 2007
  18. ^ Annuario dei Testimoni di Geova 2013, pagina 186 ISBN non esistente
  19. ^ Sito: Focus on Israel (Articolo del Corriere della Sera del 06.02.08)
  20. ^ Stime relative al 2009. Cfr. il World Gazetteer
  21. ^ Misión Robinson I fortaleció sistema educativo venezolano
  22. ^ UNESCO Institute for Statistics
  23. ^ Portada — Venezolana de Televisión
  24. ^ Unesco: Venezuela está cerca de lograr objetivos en educación tras 10 años de buenos resultados | Noticias de Maracaibo y Sucesos del Zulia 24 horas al dia en Venezuela
  25. ^ The world-factbook-Venezuela, CIA. URL consultato il 22 giugno 2013.
  26. ^ Venezuela Unicef.org
  27. ^ Venezuela: Essential Information The Guardian
  28. ^ Hugo Rafael Chávez Frías, Cumpliendo las metas del milenio, República Bolivariana de Venezuela – Gabinete Social, 2004, ISBN 980-6456-12-2.
  29. ^ Secondo la Articolo 2 della Constitución de la República Bolivariana de Venezuela
  30. ^ Secondo l'articolo 3 della Constitución de la República Bolivariana de Venezuela
  31. ^ Secondo gli articoli 5,7 e 226 della Constitución de la República Bolivariana de Venezuela
  32. ^ Secondo gli articoli 4, 16, 136 della Constitución de la República Bolivariana de Venezuela
  33. ^ Secondo l'articolo 6 della Constitución de la República Bolivariana di Venezuela
  34. ^ Historia de los problemas limítrofes de Venezuela Redio Fe y Alegría
  35. ^ A punto de resolverse diferendo limítrofe entre Colombia y Venezuela por áreas marinas y submarinas guia.com.ve
  36. ^ (EN) South American leaders sign agreement creating South Bank in MercoPress, 27 settembre 2009. URL consultato il 27 settembre 2009.
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  40. ^ Total Visitantes internacionales - Información Estadística, Ministerio del Poder Popular para el Turismo. URL consultato il 22 giugno 2013.
  41. ^ Más de 782.000 turistas conocieron Venezuela en 2012 lapatilla.com
  42. ^ Viaggiare Sicuri - Venezuela
  43. ^ Venezuela dará aportes para luchar en contra del cambio climático
  44. ^ Cultura, Ministero del Turismo del Venezuela. URL consultato il 26 dicembre 2012.

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