Antonio José de Sucre

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Antonio José de Sucre
Ritratto di Antonio José de Sucre

Ritratto di Antonio José de Sucre


Presidente della Bolivia
Durata mandato 19 dicembre 1825 –
18 aprile 1829
Predecessore Simón Bolívar
Successore José María Pérez de Urdininea

Capo di Stato del Perù
Durata mandato 23 giugno 1823 –
17 luglio 1823
Predecessore José de la Riva Agüero
Successore José Bernardo de Tagle

Dati generali
Suffisso onorifico Gran Mariscal de Ayacucho
Professione militare, politico

Antonio José de Sucre (Cumaná, 3 febbraio 1795Barruecos, 4 giugno 1830) è stato un generale, politico e patriota venezuelano, conosciuto anche come Gran Mariscal de Ayacucho. Considerato uno dei più leali uomini di Simón Bolívar, grazie alla sua grande strategia militare, fu uno dei personaggi più influenti della guerra d'indipendenza ispanoamericana[1], durante la quale fu presidente della Bolivia, governatore del Perù, generale capo dell'esercito della Grande Colombia e comandante dell'Esercito del sud[2]. Nonostante fosse venezuelano, come Bolívar, è considerato Padre della Patria ed eroe nazionale in Ecuador e Bolivia, per essere stato a capo dell'esercito indipendentista nelle campagne che portarono all'indipendenza quei paesi, culminate con le vittoriose battaglie di Pichincha e di Ayacucho[3].

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Cumaná nella Capitaneria Generale del Venezuela da Vicente de Sucre y García de Urbaneja e María Manuela de Alcalá y Sánchez Ramírez de Arellano nel 1795. Le origini della sua famiglia erano fiamminghe; Carlos de Sucre Garrido y Pardo, figlio di un nobile, Charles Adrián de Sucre, Marchese di Preux (Fiandre) e Buenaventura Carolina Isabel Garrido y Pardo. Carlos de Sucre era stato designato dal re di Spagna come governatore della Nueva Andalucía, e diventò poi governatore di Cuba e di Cartagena de Indias[4]. La sua famiglia era di lunghe tradizioni militari, non solo il padre era colonnello, ma anche i nonni, i bisnonni e i fratelli avevano tutti seguito la carriera militare. La madre morì quando Antonio José aveva appena sette anni e fino a quindici anni studiò con lo zio José Manuel, prima di entrare nella scuola di ingegneri di Caracas[5].

Vita militare[modifica | modifica sorgente]

L'immagine di Antonio Josè de Sucre sulla moneta da due decimi di sucre ecuadoriano.
La Capitulación de Ayacucho, pittura a olio di Daniel Hernández.

Sucre entrò nell'esercito nel 1810, col gradi di alfiere, e due anni più tardi, dopo aver combattutto i realisti sotto il comando di Francisco de Miranda, viene promosso al grado di tenente[5].

Nel 1814 assiste al ricongiungimento delle forze di oriente e quelle di occidente nella valle di Aragua. In quell'anno Sucre perse suo fratello Pedro, fucilato dai realisti, e poco più tardi anche Vicente e Magdalena, altri due fratelli, vittime a Cumunà delle truppe dello spietato José Tomás Boves[6]. Nel 1815 combatte agli ordini del generale José Francisco Bermúdez, quindi fuggendo dall'esercito del generale Pablo Morillo, passa da Margarita a Cartagena, dove dirige i lavori di fortificazione della città, sotto assedio dalle truppe realiste. Nel dicembre di quell'anno va ad Haiti, riuscendo poi a far ritorno in Venezuela nonostante un nafragio nel golfo di Paria[6].

Fu un valente condottiero militare, e nel 1817 fu promosso al grado di colonnello Nel 1818 iniziò a distinguersi come uno dei più valorosi comandanti di Simon Bolivar, che nel 1819 ratificò la sua nomina a capo di stato maggiore e, sempre in quell'anno, fu nominato generale di brigata dal presidente del congresso venezuelano Francisco Zea[5].

Campagna dell'Ecuador[modifica | modifica sorgente]

Nel 1821 riceve l'incarico da parte di Bolivar di andare a Guayaquil, città che si era resa indipendente l'anno prima ed era in quel momento una provincia libera, col compito di incorporarla alla Grande Colombia, nazione nata dai resti del Vicereame della Nuova Granada dopo il dissolvimento dell'Impero spagnolo nella parte settentrionale del Sudamerica. Arrivato a Guayaquil Sucre propose alla Giunta di Governo, formata da José Joaquín de Olmedo, Francisco Roca y Rafael Jimena, di conservare la propria sovranità ma sotto la protezione della Colombia. La Giunta di Guayaquil approva la proposta di Sucre, il cui scopo principale era quello di unificare le forze per preparare la conquista di Quito. Nell'agosto del 1821 i realisti guidati da Melchor Aymerich tentano un'offensiva su Guayaquil, tuttavia Sucre, con l'esercito unito formato da grancolombiani e Guayaquileñi li respinge nella vittoriosa Battaglia di Yaguachi del 19 agosto 1821, che darà a Guayaquil la definitiva libertà dall'Impero spagnolo. In settembre Sucre venne sconfitto nella sua avanzata verso Quito dall'esercito di Francisco González e si ritira a Guayaquil, dove ricostituisce l'esercito aumentandolo di numero con gli arrivi di altri soldati dalla Grande Colombia nell'ottobre dello stesso anno[7][8]

Nel dicembre 1821 Sucre incontrò i governanti del Perù, che avevano mandato a Guayaquil due generali per prendere il comando della provincia. Sucre li convinse che bisognava combattere il nemico comune, i realisti, e non lasciarsi sfuggire l'occasione di scacciarli definitivamente da quelle terre raggiungendo un accordo che fruttava a Sucre l'invio di truppe peruviane da parte di José de San Martín e comandate da Andrés de Santa Cruz, per la liberazione di Quito[9][7]. L'avanzata verso Quito iniziò nel gennaio del 1822, e dopo aver facilmente liberato Cuenca, all'inizio di maggio Sucre conquista Latacunga, dove rimane una decina di giorni aspettando rinforzi provenienti da Panamà. Dopo l'avanzata fino alle porte di Quito, ai piedi del vulcano Pichincha, il 24 maggio 1822 Sucre riportò la vittoria nella battaglia di Pichincha, che risultò decisiva per la definitiva indipendenza dell'Ecuador[10], e, a metà giugno, entrò assieme a Bolivar in città[11], dove venne promosso da Bolivar a Generale di Divisione e riceve il comando civile e militare come Intendente del Dipartimento di Quito[12].

Alto Perù[modifica | modifica sorgente]

In Perù intanto, la situazione si era fatta delicata e incerta: Simon Bolivar venne chiamato dal Congresso del Perù per chiedergli la liberazione definitiva delle terre della Sierra, ancora in mano realista. Non potendo essere immediatamente presente, Bolivar mandò Sucre, come Ministro plenipotenziario, a trattare con i governanti di Lima. Riva Aguero, capo dell'esecutivo a Lima che era stato recentemente sconfitto dai realisti a Moquegua, consegna a Sucre il comando generale delle truppe. Il generale realista José de Canterac che aveva sconfitto gli indipendentisti a Moquegua ea Ica, occupò per breve tempi Lima saccheggiandola, mentre Sucre ritirò gli indipendentisti nel porto di Callao[13].

Nel 1824 Bolivar si proclama Dittatore del Perù e arriva personalmente sul campo per liberare definitivamente llAlto Perù, istruendo e consigliando il suo miglior luogotenente, Sucre, sulle azioni da eseguire. La battaglia di Junín, del 6 agosto 1824 fu una delle vittorie più importanti degli indipendentisti sui realisti del generale Canterac[14][15].

Il 9 dicembre, nella battaglia di Ayacucho, catturò la maggior parte delle forze spagnole, compreso il viceré José de la Serna e Hinojosa, presso Ayacucho, l'ultimo vicerè rimasto in territorio sudamericano. Questa vittoria fu decisiva per la liberazione e l'indipendenza del Perù e dell'Alto Perù, che fu poi ribattezzato Bolivia. Come ricompensa per il suo operato venne insignito del più alto titolo onorario di Grande Maresciallo di Ayacucho[5][6].

Nascita della Bolivia[modifica | modifica sorgente]

Sucre entrò in territorio boliviano il 25 febbraio 1825 e seguendo le istruzioni di Bolivar convocò tutte le province dell'Alto Perù per decider sull'indipendenza totale della regione, non solo dalla Spagna, ma anche da quella con le Province Unite del Río de la Plata e dello stesso Perù[16]. Nonostante Lima e Buenos Aires concordassero sull'alternativa totalmente indipendentista, Bolívar non era d'accordo, perché se fosse stato concesso questo avrebbe potuto pregiudicare la Grande Colombia, in quanto i territori della ex-Audiencia Reale di Quito avrebbe potuto chiedere lo stesso. Sucre, non concordando col suo lider, apparì un poco infastidito e convocò in luglio di nuovo la Asamblea Deliberante a Chuquisaca, che decise all'unaminità la totale indipendenza dell'Alto Perù, decretato con un Atto di Indipendenza il giorno 6 agosto 1825.

Un decreto mise nome al nuovo stato "Bolívar", che venne designato Padre della Reppubblica e Capo SUpremo dello stato. Il Libertador, che aveva dovuto accettare il volere del popolo riguardo la totale indipendenza della nuova nazione, ringraziò ma declinò l'offerta, proponendo il nome di Sucre per quell'incarico[16]. Passò un po' di tempo, e un deputato propose che Roma deriva da Romolo, da Bolívar deriverà il nome "Bolivia"[17].

Fu eletto presidente della Bolivia nel 1826 ma gli sviluppi politici lo lasciarono insoddisfatto. Nel 1828 sorse un forte movimento di opposizione contro Bolivar, i suoi seguaci e la costituzione che aveva scritto per il paese. Sucre rassegnò le dimissioni e si trasferì a Quito, la sua città del cuore e città natale di sua moglie Mariana de Carcelén y Larrea, marchesa di Solanda (Quito[18], 27 luglio 1805 - Quito, 15 dicembre 1861).

Alla fine del 1828, a seguito delle pressioni di Bolivar, i membri del congresso della Grande Colombia lo nominarono presidente del congresso. Essi tentarono anche di designarlo come presidente della Repubblica, succedendo a Bolivar, ma questo progetto non si concretizzò a causa del suo rifiuto.

Nel 1829 venne nominato membro di una commissione, guidata da José Antonio Páez, incaricata di intervenire per combattere il separatismo locale in alcune zone del Venezuela.

Morte[modifica | modifica sorgente]

La morte di Antonio José de Sucre del pittore venezuelano Arturo Michelena.

All'inizio del 1830, allarmato dalle voci delle dimissioni e di un possibile allontanamento dal paese di Simon Bolivar, decise di rientrare a Quito; fu colpito a morte in una imboscata sulla Sierra de Berruecos, vicino a La Unión, nel sud della Colombia, il 4 giugno 1830[19]. I dettagli dell'omicidio non sono chiari ma ci sono diverse ipotesi; l'autore materiale dell'assassinio fu Apolinar Morillo, sentenziato ben 12 anni dopo da un processo che era stato iniziato alla morte di Sucre ma poi interrotto. Un'ipotesi accreditata è che il mandante fosse José María Obando, forse d'accordo con Juan José Flores, il primo presidente dell'Ecuador e compatriota e compagno di numerose battaglie di Sucre, che temeva la sua popolarità e aveva saputo del suo ritorno a Quito proprio mentre stava nascendo la prima repubblica dell'Ecuador[20][21].

Saputa la notizia della sua morte, Simón Bolívar, ormai malato e che aveva designato Sucre come il suo ideale successore esclamò[22]:

« Dio Santo! E' stato versato il sangue di Abele! ... Il proiettile crudele che gli ferì il cuore, ha ucciso la Colombia e mi ha tolto la vita! »
(Simón Bolívar, Vida ejemplar del Gran Mariscal de Ayacucho, 1952)

La sua sposa Mariana Carcelén, Marchesa di Solanda, si incaricò di far trasportare a Quito le salme secondo le volontà di Sucre scritte nel testamento. Il corpo, prima conservato segretamente in una residenza di famiglia e poi in un convento, fu trasportato definitivamente, nel 1900 durante la presidenza di Eloy Alfaro, nella Cattedrale di Quito.

Il dipartimento di Sucre in Colombia e la città di Sucre, capitale amministrativa della Bolivia, prendono il nome da lui; lo stato venezuelano di Cumaná, dove nacque, fu ribattezzato Sucre in suo onore e anche un grosso quartiere della capitale Caracas fu chiamato col suo nome. La vecchia valuta circolante in Ecuador si chiamava Sucre.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Antonio José de Sucre fuente de inspiración para el pueblo suramericano Gobierno bolivariano de Venezuela
  2. ^ Antonio J. de Sucre hmazzier.com.ar
  3. ^ Manuel Chust Calero, Víctor Mínguez, La construcción del héroe en España y México (1789-1847), Universitat de València, 2003, p. 34, ISBN 9788437056906.
  4. ^ Campana libertadora de Quito independencia.ec/
  5. ^ a b c d Antonio José de Sucre, Venezuelatuya.com. URL consultato il 13 settembre 2014.
  6. ^ a b c Antonio José de Sucre. URL consultato il 13 settembre 2014.
  7. ^ a b Antonio José de Sucre Antonio José de Sucre, venezueladigital.net. URL consultato il 13 settembre 2014.
  8. ^ Gonzalez, op. cit., pp. 117-118
  9. ^ Gonzalez, op. cit., pp. 123-124
  10. ^ En la batalla de Pichincha se asegura la independencia de Ecuador, seuhistory.com. URL consultato il 13 settembre 2014.
  11. ^ Manuel Guevara Baro, Venezuela en el tiempo: cronología desde la Conquista hasta la fundación de la República, Volume 2, El Nacional, 2007, p. 60, ISBN 9803883585.
  12. ^ Gonzalez, op. cit., pp. 136-142
  13. ^ Gonzalez, op. cit., p. 150
  14. ^ Gonzalez, op. cit., p. 158-159
  15. ^ La batalla de Junin, http://historiaperuana.com/. URL consultato il 13 settembre 2014.
  16. ^ a b Indipendencia de la Republica de Bolivia, fortunecity.es. URL consultato il 14 settembre 2014.
  17. ^ Alejandro Farieta, Diccionario de los nombres de las aves de Colombia, Universidad El Bosque, 2011, ISBN 9789589920114.
  18. ^ Gonzalez, op. cit., p. 138
  19. ^ La muerte del mariscal Sucre El Mundo.com
  20. ^ Julio Barreiro Rivas Quien matò el Mariscal Sucre? farandulo.net
  21. ^ Enrique Ayala Mora, El asesinado del Mariscal Sucre.
  22. ^ Antonio Josè de Sucre con su ejemplo abriò el camino a la juventud venezolana, Gobierno de Merida. URL consultato il 14 settembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Ramón González Paredes, Antonio José de Sucre en la dimensión de su destino, El Nacional, 2006, ISBN 9803882570.

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Predecessore Presidente del Perù Successore
José de la Riva Agüero y Sánchez Boquete 23 giugno 1823 – 17 luglio 1823 José Bernardo de Torre Tagle
Predecessore Presidente della Bolivia Successore
Simón Bolívar Palacios 29 dicembre 1825 – 18 aprile 1828 José María Pérez de Urdininea

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