Antonio José de Sucre

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Ritratto di Antonio José de Sucre

Antonio José de Sucre (Cumaná, 3 febbraio 1795Barruecos, 4 giugno 1830) è stato un generale, politico e patriota venezuelano, conosciuto anche come Gran Mariscal de Ayacucho. Considerato uno dei più leali uomini di Simón Bolívar, e grazie alla sua grande strategia militare, fu uno dei personaggi più influenti della guerra d'indipendenza ispanoamericana[1], durante la quale fu presidente della Bolivia, governatore del Perù, generale capo dell'esercito della Grande Colombia e comandante dell'Esercito del sud[2].

Origini[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Cumaná nella Capitaneria Generale del Venezuela da Vicente de Sucre y García de Urbaneja e María Manuela de Alcalá y Sánchez Ramírez de Arellano nel 1795. Sulle origini della sua famiglia ci sono tesi contrastanti, anche se la più probabile suggerisce che fosse un discendente di Carlos de Sucre Garrido y Pardo, figlio di un nobile franco-fiammingo, Charles Adrián de Sucre, Marchese di Preux (Fiandre) e Buenaventura Carolina Isabel Garrido y Pardo. Carlos de Sucre era stato designato dal re di Spagna come governatore della Nueva Andalucía, e diventò poi governatore di Cuba e di Cartagena de Indias[3]. La sua famiglia era di lunghe tradizioni militari, non solo il padre era colonnello, ma anche i nonni, i bisnonni e i fratelli avevano tutti seguito la carriera militare. La madre morì quando Antonio José aveva appena sette anni.

Vita militare[modifica | modifica sorgente]

Antonio Jose de Sucre
La Capitulación de Ayacucho, pittura a olio di Daniel Hernández.

Nel 1814 prese parte alla guerra per l'indipendenza dell'America dalla Spagna. Fu un valente condottiero militare, nel 1818 fu promosso al grado di colonnello e nel 1821, a soli 26 anni, divenne generale di brigata, uno dei più giovani di tutto l'esercito. Dopo la battaglia di Boyacá venne designato da Bolivar come capo di stato maggiore.

Nel 1821 venne messo a capo di una compagnia col compito di liberare la città di Quito. Il 24 maggio 1822 riportò una decisiva vittoria nella battaglia di Pichincha e poco dopo entrò assieme a Bolivar in città, dove ricevette la nomina di presidente della provincia di Quito.

In seguito conseguì diverse vittorie contro l'esercito nemico in Perù, di cui una delle più importanti fu la battaglia di Junín, del 6 agosto 1824. Il 9 dicembre, nella battaglia di Ayacucho, catturò la maggior parte delle forze spagnole, compreso il viceré José de la Serna e Hinojosa, presso Ayacucho. Questa vittoria fu decisiva per la liberazione e l'indipendenza del Perù e dell'Alto Perù, che fu poi ribattezzato Bolivia. Come ricompensa per il suo operato venne insignito del più alto titolo onorario di Grande Maresciallo di Ayacucho.

Post-indipendenza[modifica | modifica sorgente]

Fu eletto presidente della Bolivia nel 1826 ma gli sviluppi politici lo lasciarono insoddisfatto. Nel 1828 sorse un forte movimento di opposizione contro Bolivar, i suoi seguaci e la costituzione che aveva scritto per il paese. Sucre rassegnò le dimissioni e si trasferì a Quito, città natale di sua moglie Mariana de Carcelén y Larrea, marchesa di Solanda (Quito, 27 luglio 1805 - Quito, 15 dicembre 1861).

Alla fine del 1828, a seguito delle pressioni di Bolivar, i membri del congresso della Grande Colombia lo nominarono presidente del congresso. Essi tentarono anche di designarlo come presidente della Repubblica, succedendo a Bolivar, ma questo progetto non si concretizzò a causa del suo rifiuto.

Nel 1829 venne nominato membro di una commissione, guidata da José Antonio Páez, incaricata di intervenire per combattere il separatismo locale in alcune zone del Venezuela.

Morte[modifica | modifica sorgente]

La morte di Antonio José de Sucre del pittore venezuelano Arturo Michelena.

All'inizio del 1830, allarmato dalle voci delle dimissioni e di un possibile allontanamento dal paese di Simon Bolivar, decise di rientrare a Quito; fu colpito a morte in una imboscata sulla Sierra de Berruecos, vicino a La Unión, nel sud della Colombia, il 4 giugno 1830[4]. I dettagli dell'omicidio non sono chiari ma ci sono diverse ipotesi; l'autore materiale dell'assassinio fu Apolinar Morillo, sentenziato ben 12 anni dopo da un processo che era stato iniziato alla morte di Sucre ma poi interrotto. Un'ipotesi accreditata è che il mandante fosse José María Obando, forse d'accordo con Juan José Flores, il primo presidente dell'Ecuador e compatriota e compagno di numerose battaglie di Sucre, che temeva la sua popolarità e aveva saputo del suo ritorno a Quito proprio mentre stava nascendo la prima repubblica dell'Ecuador[5].

La sua sposa Mariana Carcelén, Marchesa di Solanda, si incaricò di far trasportare a Quito le salme secondo le volontà di Sucre scritte nel testamento. Il corpo, prima conservato segretamente in una residenza di famiglia e poi in un convento, fu trasportato definitivamente, nel 1900 durante la presidenza di Eloy Alfaro, nella Cattedrale di Quito.

Il dipartimento di Sucre in Colombia e la città di Sucre, capitale amministrativa della Bolivia, prendono il nome da lui; lo stato venezuelano di Cumaná, dove nacque, fu ribattezzato Sucre in suo onore e anche un grosso quartiere della capitale Caracas fu chiamato col suo nome. La vecchia valuta circolante in Ecuador si chiamava Sucre.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Antonio José de Sucre fuente de inspiración para el pueblo suramericano Gobierno bolivariano de Venezuela
  2. ^ Antonio J. de Sucre hmazzier.com.ar
  3. ^ Campana libertadora de Quito independencia.ec/
  4. ^ La muerte del mariscal Sucre El Mundo.com
  5. ^ Julio Barreiro Rivas Quien matò el Mariscal Sucre? farandulo.net

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]


Predecessore Presidente del Perù Successore
José de la Riva Agüero y Sánchez Boquete 23 giugno 1823 – 17 luglio 1823 José Bernardo de Torre Tagle
Predecessore Presidente della Bolivia Successore
Simón Bolívar Palacios 29 dicembre 1825 – 18 aprile 1828 José María Pérez de Urdininea

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