Potosí

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Potosí
provincia
Potosí – Stemma Potosí – Bandiera
Potosí – Veduta
Localizzazione
Stato Bolivia Bolivia
Dipartimento Flag of potosi.svg Potosí
Territorio
Coordinate 19°35′S 65°45′W / 19.583333°S 65.75°W-19.583333; -65.75 (Potosí)Coordinate: 19°35′S 65°45′W / 19.583333°S 65.75°W-19.583333; -65.75 (Potosí)
Altitudine 4090 m s.l.m.
Superficie 1 246 km²
Abitanti 167 438 (2010)
Densità 134,38 ab./km²
Altre informazioni
Prefisso 02
Fuso orario UTC-4
Nome abitanti Potosinos
Cartografia
Mappa di localizzazione: Bolivia
Potosí
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Città di Potosí
(EN) City of Potosí
Potosi lores.jpg
Tipo Culturali
Criterio (ii) (iv) (vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 1987
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Potosí è un comune (municipio in spagnolo) della Bolivia nella provincia di Tomás Frías (dipartimento di Potosí) con 167.438 abitanti (dato 2010)[1].

Famosa per la miniera d'argento, si trova ad un'altitudine di 4.090 metri ed è considerata una delle più alte città del mondo.

La città è stata inserita nel 1987 nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO, come riconoscimento della straordinaria quantità di monumenti industriali (come gli acquedotti e i laghi artificiali che fornivano acqua alle miniere d'argento) e architettonici presenti (come la Casa de la Moneda, la chiesa di San Lorenzo e in generale il centro storico della città, in stile coloniale).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fondata nel 1546 come città mineraria, ben presto produsse ingenti ricchezze, diventando la più grande città delle Americhe a eccezione di Città del Messico, con una popolazione di oltre 200.000 abitanti. In spagnolo esiste ancora un detto, "vale un Potosí", che significa "vale una fortuna", mentre per gli europei il Perù è ancora una mitica terra di ricchezze (la Bolivia faceva parte del vicereame del Perù ed era conosciuta come Alto Perù, prima di ottenere l'indipendenza nel 1825).

Potosí, foto aerea

L'altra grande città mineraria dell'Impero spagnolo era Zacatecas, in Messico

Potosí è l'unica città americana citata nel famosissimo romanzo di Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, con chiaro riferimento alle sue ricchezze. Da questo importante centro minerario proveniva infatti la maggior parte dell'argento spagnolo. Il lavoro degli indios, sfruttato brutalmente da Francisco de Toledo, provocò la morte di migliaia di persone, non solo per le condizioni estreme ma anche per l'avvelenamento da mercurio, provocato dal contatto col metallo delle mani e dei piedi nudi, oltre che dall'inalazione dei suoi vapori tossici.

Nel XVIII secolo la scoperta di importanti giacimenti nel Messico settentrionale, sfruttabili a costi inferiori, inferse un duro colpo al centro minerario di Potosí. Agli inizi del XIX secolo allorquando le miniere si esaurirono, la città contava solo 21.000 abitanti. In quel periodo il prodotto principale estratto nel territorio circostante era già divenuto lo stagno. Vari tentativi sono stati compiuti da allora per trovare nuovi filoni argentiferi, con risultati il più delle volte inferiori alle aspettative. Ancor oggi alcune montagne dei dintorni continuano ad essere perforate alla ricerca del prezioso metallo. A causa delle precarie condizioni lavorative e della carenza di elementari misure protettive, i minatori hanno una bassissima aspettativa di vita, mediamente di solo 40 anni; i decessi sono causati principalmente da silicosi e dalle morti dovute a crolli delle miniere (si stima che nei secoli in cui durò lo sfruttamento del lavoro indio siano morti alcune centinaia di migliaia di uomini a causa dei crolli).

Manuel Rivera-Ortiz: Vedova delle miniere, Potosí, Bolivia 2004

Durante la guerra d'indipendenza boliviana (1809 - 1825) Potosí passò di volta in volta nelle mani dell'esercito reale spagnolo e dei partigiani. Grossolani errori e abusi da parte dell'esercito ausiliario da Buenos Aires comandato da Juan José Castelli portarono ad una crescente voglia di indipendenza e provocarono non poco risentimento. La situazione degenerò a tal punto che la città non poteva ormai più essere difesa, nonostante gli sforzi di un secondo esercito argentino comandato da Manuel Belgrano.

Attività socio-economica[modifica | modifica wikitesto]

Nel Dipartimento di Potosí, si trova il “Colle ricco di Potosí” di tradizionale ricchezza mineraria (oro, argento e stagno), il quale caratterizzò la zona con totale dedicazione alla esplorazione mineraria. Nonostante la quantità di minerali presenti all'interno delle miniere si sia drasticamente ridotta, l'attività dei "mineros" (minatori in spagnolo) prosegue: esse continuano a essere una fonte di guadagno, seppur non copioso come un tempo, sia per i minatori che per le agenzie turismo: per le vie potosine si possono incontrare numerosi tour operator disposti a accompagnare i tanti turisti che visitano la città all'interno delle miniere, con tutti gli equipaggiamenti che il luogo richiede, come caschi, lanterne, giubbini protettivi, guanti e foglie di coca. Il clima della zona non permette lo sviluppo di un’attività agricola o di pastorizia particolarmente fiorente. La produzione agricola si riduce a patate, tuberi, papalisa, quinoa, fave e nella attività pastorizia è caratteristica l’allevamento di lama, alpaca, vigogna e guanaco; naturalmente l’attività sia pastorizia che agricola è molto limitata ed è una produzione familiare destinata in maggior parte all’autoconsumo e minimamente per il mercato. Nella maggioranza le donne non parlano spagnolo bensì le lingue native andine, vale a dire quechua o aymara.[2]

Cantoni[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è suddiviso in quattro cantoni:

  • Chulchucani
  • Huari Huari
  • Potosí
  • Tarapaya

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ stima abitanti 2010 dal sito di statistica boliviano. URL consultato il 17 aprile 2012.
  2. ^ *Foto di Potosí: http://www.youtube.com/watch?v=FwEmAPkhEWo http://www.fotogiulianelli.it/bolivia/potosi/potosi.htm

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