Simón Bolívar

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(ES)

« ...si no hubiera enviudado quizá mi vida hubiera sido otra;
no sería el general Bolívar ni el Libertador... »

(IT)

« ...Se non fossi rimasto vedovo, forse la mia vita sarebbe stata un'altra;
non sarei il generale Bolivar, né il Libertador... »

(Simón Bolívar a Luis Perú de Lacroix, 1803[1])
Simón Bolívar
Bolivar Arturo Michelena.jpg

Presidente della Grande Colombia
Durata mandato 17 dicembre 1819 –
4 maggio 1830
Predecessore Nessuno
Successore Domingo Caycedo

Presidente del Venezuela
Durata mandato 6 agosto 1813 –
7 luglio 1814
Predecessore Cristóbal Mendoza
Successore Nessuno

Presidente del Venezuela
Durata mandato 15 febbraio 1819 –
17 dicembre 1819
Predecessore Nessuno
Successore José Antonio Páez

Presidente della Bolivia
Durata mandato 12 agosto 1825 –
29 dicembre 1825
Predecessore Nessuno
Successore Antonio José de Sucre

Presidente del Perù
Durata mandato 17 febbraio 1824 –
28 gennaio 1827
Predecessore José Bernardo de Tagle
Successore Andrés de Santa Cruz

Dati generali
Suffisso onorifico El Libertador

Simón José Antonio de la Santísima Trinidad Bolívar y Palacios de Aguirre, Ponte-Andrade y Blanco, noto come Simón Bolívar (Caracas, 24 luglio 1783Santa Marta, 17 dicembre 1830), fu un generale, patriota e rivoluzionario venezuelano, che fu insignito del titolo onorifico di Libertador (Liberatore) in ragione del suo decisivo contributo all'indipendenza di Bolivia, Colombia, Ecuador, Panama, Perù e Venezuela. Fu, inoltre, presidente delle repubbliche di Colombia, Venezuela, Bolivia e Perù e uno dei personaggi più rappresentativi della storia dell'America Latina[2]. Fondatore e presidente della Grande Colombia, una nazione che ha cercato di affermarsi come un'importante confederazione politico-militare in America Latina, Bolivar fu considerato per le sue azioni e le sue idee come El hombre de America ("L'uomo d'America"),[3][4] e una delle più importanti figure della storia dell'uomo, che ha lasciato ideali politici in diversi paesi latinoamericani, nella maggior parte dei quali viene considerato un eroe. Ha ricevuto riconoscimenti in varie parti del mondo, con statue, monumenti, parchi, piazze e vie a lui dedicate.[5] Inoltre, le sue idee e gli ideali politico-sociali hanno portato alla nascita di una corrente chiamata bolivarismo.[6]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Infanzia e giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Simon Bolivar (circa 1800)

Bolívar nacque a Caracas (Venezuela) il 24 luglio 1783, quartogenito di Juan Vicente Bolívar y Ponte e di María de la Concepción Palacios y Blanco, entrambi di famiglia aristocratica di origine basca. Rimase presto orfano (il padre morì nel gennaio 1786 e la madre nel luglio 1792, entrambi per tubercolosi), e per testamento divenne suo legittimo tutore il nonno materno, don Feliciano Palacios[7], infermo: per questo motivo i fratelli Bolívar furono affidati ai due zii materni[8].

Bolívar fu educato da diversi insegnanti, tra i quali si ricordano Simón Rodríguez (presso cui fu costretto ad abitare per qualche tempo) alla Escuela Pública del Cabildo (municipio coloniale) di Caracas e poi Andrés Bello - la cui influenza fu notevole in termini di ideali e di stile di vita - alla Academia de Matemáticas[9].

Il 14 gennaio 1797, a nemmeno 14 anni, Simón Bolívar entrò nel Batallón de Milicias de blancos de los Valles de Aragua, del quale alcuni anni prima fu colonnello suo padre[7].

Nel 1799 si trasferì in Spagna per completare gli studi. Vi sposò María Teresa Rodríguez del Toro y Alaysa nel 1802 ma, in occasione di un breve rientro in Venezuela nel 1803, la donna si ammalò di febbre gialla e morì. L'evento traumatizzò Bolivar al punto che giurò di non sposarsi mai più come gesto di fedeltà alla moglie scomparsa[10]. Bolívar ritornò in Europa nel 1804 e rimase diverso tempo a Parigi, dove ebbe una vita agiata e dove conobbe la figura di Napoleone, dal quale era rimasto inizialmente affascinato ma da quale poi si discostò per aver "tradito" secondo lui, gli ideali della Rivoluzione francese[11][8].

Nel 1807 Bolivar tornò, dopo essere stato in Europa, in Venezuela dove un tentativo di insurrezione di Francisco de Miranda era appena stato represso nel sangue e lo stato di agitazione[12].

Intanto in Europa sotto la crescente pressione francese il re Carlo IV di Spagna abdicò a favore del figlio Ferdinando il 19 marzo 1808, ma il 5 maggio a Baiona entrambi furono costretti a cedere il trono a Napoleone, che incoronò il fratello Giuseppe re di Spagna e delle sue colonie. La notizia giunse in Sudamerica, dopo che tentativi di rivolta alla corona di Spagna erano già avvenuti a Rio de la Plata, a Charchas, a La Paz e a Quito; tra il popolo nativo si diffuse quindi ancor più l'idea della necessità di una sovranità popolare libera dalla dipendenza europea, non avendo più la Spagna un governo legale ed essendo il Re stato incarcerato[13].

Servizio per la Prima Repubblica (1810-1812)[modifica | modifica wikitesto]

Simon Bolivar in un olio su tela di Rita Matilde de la Peñuela (XIX secolo)

Nel 1809 il ventiseienne Bolívar rientrò nella sua proprietà di Aragua, rifiutando apertamente di partecipare alla chiamata per creazione della Giunta di governo del Venezuela; questo rifiuto fu motivato dalla convinzione del comandante che la costituenda Giunta non avrebbe goduto dell'indipendenza necessaria per operare. La Giunta fu costituita il 19 aprile 1810 e lo pose immediatamente a capo di una delegazione incaricata di recarsi nel Regno Unito assieme a Andrés Bello e Antonio Lopez Mendez in cerca di aiuto e collaborazione. Dal cancelliere Richard Wellesley ottenne l'amichevole neutralità britannica e ritornò in Venezuela il 5 dicembre, dove, cinque giorni dopo, fece tornare il generale indipendentista Francisco de Miranda, già combattente nella rivoluzione americana e nella rivoluzione francese[14].

Dichiarazione di indipendenza[modifica | modifica wikitesto]

Il Venezuela si ritrovò ben presto sconvolto dalla guerra civile, le province erano infatti divise tra coloro che riconoscevano l'autorità della nuova Giunta e coloro che rimanevano fedeli alla reggenza della Spagna. La situazione divenne ancor più tesa dopo che un congresso nella capitale riconobbe l'indipendenza del Venezuela il 5 luglio 1811, invitando il popolo alla ribellione contro gli spagnoli[15].

Il primo impiego militare attivo di Bolivar fu sotto il comando di Miranda, in veste di ufficiale, per sedare le rivolte realiste. Il 13 agosto le truppe agli ordini di Miranda sconfissero i ribelli di Valencia; Bolívar partecipò all'azione e, promosso sul campo colonnello, fu inviato ad annunciare la vittoria al Governo di Caracas[15]. Il 21 dicembre il Governo fece approvare una Costituzione, che Bolívar criticò come copia carbone di quella degli Stati Uniti. Il terremoto del 26 marzo 1812 e la sconfitta dell'inesperto Bolívar per mano dei realisti a Puerto Cabello il 30 giugno portarono alla caduta della Prima Repubblica. Il 26 luglio il comandante militare della Giunta, Francisco de Miranda, si arrese mettendo fine alla breve vita della prima repubblica[16].

La restaurazione realista[modifica | modifica wikitesto]

Gli accordi della capitolazione della Repubblica, approvati dal generale spagnolo delle forze realiste Juan Domingo de Monteverde ma mai firmati da Miranda, garantivano l'amnistia e il diritto di emigrazione a tutti i gerarchi repubblicani, se essi ne avessero fatto richiesta. Nonostante tutto la grave confusione in cui versava il paese fece si che nessuno avesse certezze riguardo il reale contenuto dell'accordo, pertanto Bolívar, sentendosi tradito, il 30 luglio catturò a tradimento Miranda insieme ad altri comandanti militari e lo consegnò alle autorità spagnole. In cambio ricevette un salvacondotto che egli utilizzò per imbarcarsi per Curaçao il 27 agosto[17].

Esilio e la Seconda Repubblica (1812-1814)[modifica | modifica wikitesto]

Campaña Admirable[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campaña Admirable.

A Curaçao Bolívar venne a sapere che Monteverde aveva infranto la promessa e anziché garantire l'esilio ai repubblicani decise di arrestarli e far confiscare i loro beni per contrastare il pesante deficit accumulato dal governo negli anni di guerra. Irritato da queste notizie scelse di tornare ad occuparsi della causa patriottica; nell'ottobre 1812 arrivò a Cartagena, città che l'anno precedente si era proclamata indipendente, unendosi con altre quattro province, per formare le Province Unite di Nuova Granada[18]. Bolívar scrisse il Manifesto di Cartagena, apparso il 15 dicembre sui muri e divulgato di casa in casa, che conteneva l'analisi politica e militare della caduta della Prima Repubblica venezuelana, esortava la Nuova Granada a non commettere gli stessi errori e proponeva rimedi alle divisioni coloniali in favore dell'obiettivo comune: l'indipendenza. Poco dopo esortò il governo alla riconquista di Caracas, chiese e ottenne di prestare servizio come ufficiale nelle truppe del Governo di Cartagena, con le quali risollevò il suo prestigio combattendo i realisti neo-granadini in diverse città lungo la frontiera con il Venezuela, il 28 febbraio 1813 ottenne una grande vittoria contro gli spagnoli a Cúcuta. Le brillanti vittorie culminarono con la agognata riconquista di Caracas, nella quale Bolivar entrò il 6 agosto 1813 e due giorni dopo veniva ripristinata ufficialmente la repubblica. I successi militari gli fruttarono la cittadinanza neo-granadina e il rango di Brigadiere, oltre alla fedeltà e l'ammirazione degli ufficiali neo-granadini.[19]

Restaurazione della repubblica e caduta[modifica | modifica wikitesto]

L'ingresso di Bolívar a Caracas fu accompagnato dal tripudio della folla, da cui il soprannome El Libertador con cui tuttora viene ricordato. Monteverde era diventato assai impopolare per non aver mantenuto nessuna delle promesse fatte in sede di armistizio. Inoltre il suo governo fu caratterizzato dalle atrocità commesse dalle sue truppe, abituate a torturare ed uccidere civili anche quando solo sospettate di aver collaborato con le forze repubblicane.

Tuttavia Bolivar non poteva contare sull'appoggio degli aristocratici, in quanto si rese conto che la maggior parte di essi aveva ormai abbandonato l'idea dell'indipendenza a causa del rapido tracollo della prima repubblica e delle ripercussioni subìte. Inoltre molti rimproveravano che Bolivar si era unilateralmente posto a capo di una Giunta Militare, senza garantire libere elezioni.

La seconda repubblica ebbe egualmente vita breve poiché fallì nel convincere gli strati sociali più bassi della popolazione. Infatti, mentre a Catacas veniva acclamato, nelle regioni interne la parte rurale della popolazione composta di cosiddetti Llaneros, ovvero gli abitanti dei Los llanos particolarmente celebri in quegli anni per la loro velocità di spostamento e la loro ferocia in combattimento, si schierò contro il governo[20]. Il generale realista Juan Manuel Cajigal approfittò della situazione per invadere il paese, portando dalla sua parte i Llaneros' grazie a José Tomás Boves, che sconfisse due volte Bolivar infliggendo numerose perdite al suo esercito e costringendolo ad abbandonare Caracas, conquistata il 16 luglio 1814[21].

Simon Bolivar e i suoi uomini si rifugiarono ad oriente, ricongiungendosi a quelli di Santiago Mariño, ma furono nuovamente sconfitti ad Aragua de Barcelona il 17 agosto 1814 in netta inferiorità numerica. Questa sconfitta fu decisiva poiché Bolivar, salvatosi miracolosamente dalla battaglia, fu arrestato insieme a Mariño dai due comandanti repubblicani e sui subordinati José Félix Ribas e Manuel Piar. Tuttavia un ufficiale nella notte decise di liberarlo permettendogli di espatriare. L'8 settembre Bolívar e Mariño, dopo aver lasciato il Venezuela, arrivarono Cartagena, nuovamente in esilio nelle Province Unite di Nuova Granada. Il destino punirà Ribas per quel gesto, in quanto presto cade nelle mani di Bobes, che per rappresaglia, lo fucila e fritta la sua testa nell'olio, la espone all'entrata di Caracas[22]

Secondo esilio nei Caraibi (1814-1816)[modifica | modifica wikitesto]

Difesa e partenza da Nuova Granada[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1814 in Europa si stava chiudendo la parentesi napoleonica e il Re Ferdinando VII tornò sul trono di Spagna, egli intraprese immediatamente una serie di azioni contro le rivolte sudamericane che culminarono con l'invio di un massiccio esercito comandato dal colonnello veterano Pablo Morillo per poter riprende le terre perdute. Morillo una volta arrivato in Sudamerica si rese conto che gran parte del Venezuela era già stato riconquistato, pertanto ripose la propria attenzione verso le Province Unite di Nuova Granada.

Dopo aver lasciato il Venezuela Bolivar era rientrato nei ranghi delle forze armate delle Province Unite. Combatté contro diverse forze realiste e riuscì a conquistare Bogotà il 12 dicembre 1814, dopo otto mesi di campagna. Nei mesi successivi però ebbe diversi dissapori con il suo governo che in più occasioni si rifiutò di appoggiare le sue operazioni, sentendo di essere diventato un personaggio scomodo e sentendosi tradito dai vertici del governo l'8 maggio 1815 decise di partire per la Giamaica. Nel dicembre dello stesso anno Morillo prese Cartagena, e cinque mesi dopo Bogotà, mettendo fine all'esistenza delle Province Unite di Nuova Granada.

In Giamaica, Haiti e Curaçao[modifica | modifica wikitesto]

Ritratto di Bolívar fatto in Haiti nel 1816.

A 32 anni Bolivar era nuovamente esiliato lontano dalla sua patria. Arrivato in Giamaica indirizzò a tutti i governi d'Europa, e in particolare alla Gran Bretagna una lettera in cui chiedeva supporto alla causa dell'indipendenza americana dalla Spagna, tuttavia non ottenne nessun responso.

Lasciò la Giamaica e si stabilì nella piccola Repubblica di Haiti, che aveva recentemente ottenuto l'indipendeza dalla Francia. Nell'isola furono caldamente accolti dal presidente Alexandre Pétion, ammiratore delle sue gesta, che concesse ospitalità e rifornimenti a tutta gli esiliati venezuelani e granadiani, ben presto la comunità di esuli divenne numericamente importante. Bolivar collaborò attivamente nel governo dell'isola e Pétion riuscì a persuaderlo a non arrendersi ma a continuare la lotta; sempre grazie al presidente haitiano Bolivar divenne anche un fervente sostenitore della lotta alla schiavitù.

Il 23 marzo 1816, con l'aiuto di Haiti e con l'ammiraglio Luis Brión, Simón Bolívar ritornò a combattere, salpando per Margarita, dove arriverà in maggio, conquistando Angostura (oggi Ciudad Bolívar). Il 16 giugno 1816 Bolívar proclama l'abolizione della schiavitù in Venezuela[14]. In seguito comandò le armate rivoluzionarie insieme a Mariño, Piar e Carlos Soublette conquistando molte città costiere. Dopo i successi iniziali le armate rivoluzionarie furono duramente sconfitte a Ocumare de la Costa, dopo questa battaglia Bolivar si imbarcherà in cerca di nuovi rinforzi, mentre Mariño e Piar verranno messi in rotta e si ritireranno.

Non trovando nessun supporto lungo la costa Bolivar tornerà in Haiti, qui otterrà i rinforzi che cercava per organizzare una nuova spedizione con cui raggiungerà Barcelona, sotto controllo di Mariño. Piar stava assediando i realisti ad Angostura. Le truppe di Bolivar furono determinanti nel contribuire alla conquista della città nell'agosto 1817.

Angostura si rivelò una base eccellente per le successive operazioni e per il commercio grazie agli ottimi collegamenti stradali e soprattutto fluviali. Qui Bolívar iniziò la pubblicazione del giornale Correo del Orinoco, organo di stampa ufficiale dei rivoluzionari, che ben presto iniziò ad essere distribuito non solo in Venezuela, ma anche nei Caraibi e in Europa. Dalla precedente esperienza Simon aveva appreso la forza e la pericolosità dei llaneros, pertanto tramite Páez e Piar iniziò il reclutamento e l'organizzazione di queste unità che in precedenza avevano combattuto per i realisti; il motivo del cambio di rotta di questi soldati fu dovuto al malcontento maturato sotto il comando di Morillo e Boves, che li usavano come carne da macello senza concedere loro gradi e riconoscimenti che essi ritenevano meritati.

Qui verrà accolto trionfalmente e riceverà il titolo di presidente della repubblica del Venezuela, la terza. Il Venezuela doveva essere solo la prima tappa del suo progetto politico, che presupponeva la totale sconfitta militare spagnola, ma molti patrioti seguirono Bolívar come capo militare senza condividerne affatto il progetto politico.

La Terza Repubblica (1817-1820)[modifica | modifica wikitesto]

Prima uscita del Correo del Orinoco, 27 giugno 1818.

Contrasti interni[modifica | modifica wikitesto]

Il primo ostacolo alla leadership di Bolivar fu nell'incontro definito Congresillo de Cariaco tra l'8 e il 9 maggio. In questa sede ci si aspettava una conferma dei pieni poteri del Libertador; ma una fazione politica del congresso, capeggiata da José Cortés de Madariaga, propose la restaurazione della costituzione del 1811. Mariño appoggiò la decisione e offrì le proprie dimissioni, congiunte a quelle di Bolivar, per permettere agli otto membri del congresso di eleggere un nuovo esecutivo. Al termine di una negoziazione venne nominato un triumvirato composto da Fernando Rodríguez del Toro (al momento esiliato in Trinidad), Francisco Javier Mayz (uno degli otto membri del congresso) e Simón Bolívar (anch'egli non presente in quel momento). Mariño venne nominato comandante in capo delle forze armate e La Asunción venne scelta come capitale provvisoria. In giugno Bolivar si disse affranto della piega che stavano prendendo gli eventi, e si convinse che al momento la stabilità dell'esecutivo in Venezuela poteva essere assicurata solo con la forza.[23] Poco dopo i comandanti Rafael Urdaneta e Antonio José de Sucre, fedelissimi di Bolivar, costrinsero il triumvirato a dissolversi.

Verso la metà del 1817 Bolívar divenne dell'idea che non doveva più permettere a nessuno di contestare la sua leadership; dopo la caduta di Angostura sfruttò la sua enomre popolarità per costringere all'esilio Piar, con cui aveva avuto dei dissaporti. Inizialmente Bolivar concesse un passaporto al rivale ma in seguito cambiò idea, facendolo arrestare e accusare di tradimento, oltre che di violenza verso la parte bianca della popolazione. Piar fu sottoposto a processo dalla corte marziale e giudicato colpevole, infine il 16 ottobre venne giustiziato.

Dopo aver assicurato la propria posizione politica Bolívar iniziò ad estendere il raggio delle sua campagne militari, allo scopo di liberare tutto il sudamerica dalla monarchia spagnola. Nel gennaio 1818 incontrò per la prima volta Páez, che lo riconobbe ufficialmente come leader del movimento repubblicano. Nonostante questo però Páez rifiutò di permettere a Bolivar di usare la sua cavalleria llanero nell'attacco di Caracas, poiché egli temeva che senza i llanero non sarebbe stato in grado di mantenere la posizione qualora fosse attaccato. Bolívar pertanto a metà anno attaccò Caracas da solo, fallendo.

Nonostante la sconfitta la pacificazione del paese proseguiva bene, soprattutto nella parte meridionale del paese, pertanto Bolívar decise che era giunto il momento di passare dalla sua dittatura ad una forma stabile di democrazia, dando al Venezuela un governo permanente e istituzioni costituzionali. Egli decise di indire le elezioni, da cui risultò il Congresso di Angostura, composto da 26 delegati eletti dalla popolazione. Il congresso iniziò i propri lavori nel febbraio 1819 e durante la seduta inaugurale Bolívar lesse un discorso ricordato tuttora come uno dei punti cardine del suo pensiero politico. Lo stesso giorno il Congresso elesse formalmente Bolívar presidente della repubblica, facendogli mantenere anche il comando delle forze armate.

La Campagna di Nuova Granada[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Campagna di liberazione di Nuova Granada.

Dopo l'inizio dei lavori del Congresso Bolívar iniziò a considerare un piano di campagna per attaccare e liberare Nuova Granada, roccaforte spagnola già da tre anni. L'operazione era facilitata dal fatto che la regione era stata indipendente per sei anni prima di tornare sotto il dominio della monarchia, pertanto il sentimento indipendentista era ancora forte e l'ideologia realista non aveva molta presa sul popolo. Per contro l'esercito realista nella zona era decisamente meglio equipaggiato di quello di Bolívar. Il Libertador elaborò un piano di campagna volto a sorprendere il nemico, attaccandolo durante la stagione delle piogge, quando le campagne erano allagate e le forze di Morillo incapacitate a muoversi.

L'armata era composta da circa 2.500 soldati, il percorso scelto prevedeva di passare dalle calde e umide pianure della Colombia per poi attraversaro il passo montano di Páramo, alto 3.960 metri. I soldati dovettero fare i conti con la malaria nella prima parte del viaggio e con problemi di congelamento nelle fredde strade di montagna, a cui i soldati erano impreparati. Il 5 luglio 1819 Bolívar completò l'attraversamento delle montagne, trovando la zona sguarnita, poiché come da lui previsto Morillo riteneva il passo impraticabile in quel periodo dell'anno. A quel punto la cavalcata di Bolivar fu inarrestabile: il 25 sconfisse per la prima volta una piccola guarnigione nemica e iniziò la marcia verso la capitale, il 7 agosto la maggior parte delle forze realiste si arrese e il 10 egli entrò alla testa del suo esercito a Bogotà

Mentre il Libertador era impegnato nella campagna di liberazione alcuni membri del Congresso cercarono di diffondere la falsa notizia che egli era morto in battaglia e cercarono di destituirlo. Al suo rientro la popolarità era alle stelle e riuscì senza problemi a far destitire Francisco Antonio Zea e sostituirlo con Juan Bautista Arismendi. Alla fine dell'anno Bolívar parlò al Congresso e chiese di unire Venezuela e Nuova Granada in un nuovo grande stato. La sua richiesta venne accolta e il 17 dicembre nasceva la Gran Colombia e Bolívar veniva eletto presidente del nuovo stato. Fu annullata la costituzione esistente e sostituita con una nuova, così come anche il congresso fu riformato.

Presidente e Comandante in Capo della Grande Colombia (1820-1825)[modifica | modifica wikitesto]

Monumento all'incontro tra Morillo e Bolívar a Santa Ana de Trujillo.

Nel 1820 il sogno di Bolívar stava diventando realtà. Le cose migliorarono ulteriormente quando si venne a sapere che i rinforzi ordinati dal Re per combattere la rivolta in America si erano ammutinati prima di partire, in Andalusia, guidati da Rafael del Riego. La nuova costituzione spagnola cambiò radicalmente la visione delle ribellioni in America Latina e molte parti politiche proposero di comprendere nella costituzione anche gli ispano-americani. Tuttavia Bolívar fu irremovibile e negò qualsiasi riconciliazione, affermando che la Gran Colombia era uno stato sovrano in cui venica applicata la propria costituzione e non quella spagnola.[24]

Nel frattempo Morillo, consapevole della debolezza sempre maggiore della propria posizione, continuò i negoziati per ottenere un cessate il fuoco. Furono sottoscritti due trattati il 25 e 26 novembre a Santa Ana de Trujillo, che stabilirono un armistizio di sei mesi. Questi negoziati, sebbene di poca utilità pratica, furono fondamentali perché in essi per la prima volta i rappresentanti del governo spagnolo trattarono la Colombia come una nazione autonoma riconoscendone pertanto, seppur in modo implicito, i loro leader non più come semplici ribelli come dignitari.[25] La tregue permise a Bolívar di riorganizzare l'esercito per un eventuale scontro finale. Entro la fine dell'anno il governo spagnolo concesse a Morillo (dopo diversi anni di attesa) la possibilità di dimettersi dall'incarico e di ritirarsi. Il suo posto fu preso da Miguel de la Torre.

Vittorie in Venezuela[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Battaglia di Carabobo.

La tregua non durò per tutti i sei mesi previsti. Il 28 gennaio il cabildo di Maracaibo, in negoziato segreto già da tempo con i repubblicani, dichiarò la provincia come repubblica indipendente, e subito dopo l'adesione alla Colombia. La Torre considerò questo atto come una violazione del trattato di tregua. Al comando di 7.000 uomini Bolivar affrontò i realisti nella Battaglia di Carabobo il 24 giugno 1821, infliggendo una dura sconfitta al nemico e assicurando il controllo e l'indipendenza del Venezuela[26]

Le campagne in Ecuador e Perù (1821-1824)[modifica | modifica wikitesto]

Rappresentazione della liberazione della Colombia di Bolivar del poeta José Joaquín de Olmedo.

Il controllo spagnolo in Sudamerica stava rapidamente collassando, anche per via dei problemi interni della Spagna nella madrepatria. Ne approfittò in breve Guayaquil che si dichiarò indipendente nell'ottobre 1820, istituendo una propria Giunta di governo e seguita a breve distanza da Portoviejo e Cuenca, che gli spagnoli avevano trascurato per difendere Quito, che invece rimaneva saldamente nelle mani dei realisti comandati dal maresciallo Melchor Aymerich, il quale riuscì anche a difendersi sconfiggendo nel gennaio 1821 i soldati repubblicani inviati dalla giunta di Guayaquil[27].

Bolívar appoggiò fin dall'inizio i movimenti indipendentisti nella Provincia di Quito e invitò formalmente i rappresentanti delle varie giunte ad unirsi alla Grande Colombia, scongiurando il pericolo di rimanere frazionati in tante piccole entità fragili. Bolívar si adoperò affinché i nuovi indipendentisti ricevessero il maggior supporto possibile, inviando rifornimenti e uomini al comando di Antonio José de Sucre, che arrivò a Guayaquil in febbraio. Sucre per tutto il 1821 tentò vanamente di conquistare Quito e in novembre entrambe le parti, esauste dalla lotta, firmarono un armistizio di 90 giorni[27]. Al termine della durata del trattato la guerra riprese e il 24 maggio 1822, in seguito alla Battaglia di Pichincha, le forze di Sucre conquistarono definitivamente Quito, e lo stesso anno tutta la regione dell'attuale Ecuador si unì alla Grande Colombia. A questo punto l'attenzione di Bolívar era interamente rivolta a scacciare le ultime armate realiste, di stanza in Perù, e liberare la regione[26].

José de San Martín aveva iniziato a fare incursioni in Perù fin dal 1820. Nel 1821 aveva già liberato buona parte del territorio peruviano, ma le città principali restavano in mano realisto. Il 26 e 27 luglio 1822 Bolívar e San Martín si incontrarono alla conferenza di Guayaquil. Durante l'incontro si trovarono entrambi d'accordo che era necessario liberare al più presto anche il Perù e discussero i loro piani di campagna per completare l'operazione. San Martín, Bolívar e Sucre nei mesi seguenti conquistarono sempre più territorio e il 10 febbraio 1824 Bolívar ricevette l'incarico di Dittatore del Perù[28]. Il Libertador si dedicò alla riforma completa della politica e dell'apparato militare del nuovo stato, conducendo personalmente, insieme a Sucre, l'esercito nella Battaglia di Junín il 6 agosto 1824. Sucre sconfisse l'esercito nemico anche nella Battaglia di Ayacucho il 9 dicembre. Al completamento dell'indipendenza di tutto il sudamerica mancava solo l'Alto Perù (attuale Bolivia), Callao e Chiloé.

L'indipendenza dell'Alto Perù e la nascita della Bolivia[modifica | modifica wikitesto]

Bolívar era ora presidente sia della Grande Colombia che del Perù, garantendo ad entrambi i paesi poteri straordinari per poter contrastare la monarchia spagnola. A causa dei molteplici impegni Bolivar fu costretto a delegare la guerra di liberazione dell'Alto Perù a Sucre e O'Connor, un militare irlandese emigrato in Sudamerica[29]; i due comandanti completarono le operazioni militari e ottennero l'indipendenza il 6 agosto 1825[30].

Il 6 agosto 1825 l'Alto Perù divenne una nuova nazione con il nome di Repubblica di Bolívar , successivamente cambiato in Bolivia, il progetto di indipendenza del sudamerica dalla Spagna a cui Bolívar aveva dedicato la sua intera vita era finalmente completo, e nel periodo seguente Bolivar si concentrò sul consolidamento delle nuove nazioni indipendenti.

La fine politica[modifica | modifica wikitesto]

Statua dei due Libertadores del Sudamerica, Simon Bolivar e José de San Martín, a Guayaquil (Ecuador).

A partire dal 1827, le divisioni interne e le rivalità personali tra i generali rivoluzionari provocarono dei conflitti politici e la fragile confederazione Sud Americana sognata da Bolívar si ruppe per sempre. La Convenzione di Ocaña (presso Cúcuta) si riunì da aprile a giugno del 1828 per risolvere i problemi di governabilità riformando la costituzione del 1821, ma non fu possibile forgiare un compromesso tra la posizione federalista del vicepresidente Paula Santander e quella unitaria - dittatoriale del presidente Bolívar. Quest'ultimo si proclamò dittatore il 27 agosto abolendo la vicepresidenza e scampò a un attentato santanderista in settembre[8]; gli attentatori furono condannati alla fucilazione e Santander dovette prendere la via dell'esilio.

Nonostante i poteri dittatoriali, Bolívar, ormai malato di tubercolosi come i genitori, vide la sua costruzione disfarsi: il Perù si dichiarò contro di lui nel 1829 e il Venezuela si proclamò indipendente il 13 gennaio 1830[31]. Bolívar si dimise dalla presidenza il 20 gennaio in congresso, ma le dimissioni furono accettate solo il 4 maggio, con la concessione di una pensione annua di 3.000 pesos. Amaramente dichiarò: "Ho arato il mare!"[32]. Il 20 settembre 1830 scrive al Pedro Briceño Méndez, suo ex ministro della Marina e della Guerra: "Sono vecchio, malato, stanco, disilluso, nauseato, calunniato e pagato male. Non chiedo altra ricompensa che il riposo e la salvaguardia del mio onore; disgraziatamente è quello che non riesco ad ottenere".

L'8 maggio un disilluso Bolívar partì da Bogotá, con l'intenzione di tornare in Europa, passando per la Giamaica. Arrivò a Cartagena in giugno, sulla cui stampa a fine luglio lesse la risoluzione del Congresso venezuelano di rompere le relazioni con la Colombia finché egli rimaneva sul suolo colombiano.

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Mentre la sua salute peggiorava, impedendogli comunque di partire, si trasferì da Bogotà a una tenuta presso Santa Marta, in cerca di un clima migliore. Vi giunse il 1º dicembre ma, peggioratovi rapidamente, il 17 dicembre 1830 «A la una y tres minutos de la tarde murió el sol de Colombia» («all'una e tre minuti del pomeriggio morì il sole della Colombia»), come recitò il comunicato ufficiale[33]. Negli ultimi momenti di lucidità dettò il testamento e un proclama in cui auspicava che almeno la sua morte servisse a consolidare l'unità e a far sparire le fazioni.

Poco dopo la sua morte, la Gran Colombia, già moribonda per le dispute politiche interne, fu dichiarata legalmente dissolta nel 1831. Le succedettero le tre repubbliche di Nueva Granada, Venezuela ed Ecuador, sotto la guida del neogranadino Francisco de Paula Santander, del venezuelano José Antonio Páez e dell'ecuadoriano Juan José Flores.

Le spoglie di Bolívar furono seppellite nella Basilica Cattedrale di Santa Marta finché nel dicembre 1842 furono traslate in Venezuela, suo paese d'origine, come da richiesta testamentaria. Lì furono inumate nella cripta della cattedrale di Caracas, luogo sepolcrale della famiglia, finché la Repubblica del Venezuela non edificò il Pantheon Nazionale, dove furono traslate in via definitiva[34].

Pensiero Politico[modifica | modifica wikitesto]

Simón Bolívar era un ammiratore degli ideali della rivoluzione americana e profondamente critico nei confronti della rivoluzione francese[35][36]. Tuttavia dai padri fondatori degli Stati Uniti d'America egli si differenziava per due sostanziali punti di vista: In primo luogo Bolívar era un convinto anti-schiavista, egli affermò più volte il proprio punto di vista e lo mise in pratica abolendo la schiavitù nei territori sotto il suo controllo. Questa sua visione della libertà individuale fu ulteriormente rafforzata durante la permanenza ad Haiti[37][38].

In secondo luogo Bolívar non credeva nel sistema politico federale adottato dagli USA, egli infatti riteneva che i livelli locali di amministrazione rimanessero sempre al di sotto dello stato centrale, che doveva pertanto mantenere una posizione di predominanza sulle entità regionali[39].

Bolívar inoltre ritenne che le innovazioni costituzionali statunitensi non avrebbero potuto essere applicate in un contesto ancora selvaggio e in gran parte non civilizzato come quello sudamericano, più volte affermò che sarebbe stato necessario ancora per molti anni una guida forte per tenere uniti i popoli del sudamerica[40]Scocozza, p. 96</ref>.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine del Sole del Perù

Nella cultura popolare[modifica | modifica wikitesto]

Luoghi[modifica | modifica wikitesto]

La fama di Simon Bolivar in Sudamerica è paragonabile a quella che in Europa godono personaggi come Napoleone Bonaparte o Giuseppe Garibaldi, la maggior parte delle città in Venezuela, Colombia e Bolivia hanno statue, piazze o vie dedicate alla sua figura.

I principali luoghi intitolati a Bolivar sono:

Monumenti e memoriali[modifica | modifica wikitesto]

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Musica[modifica | modifica wikitesto]

  • Gli Inti Illimani hanno composto la canzone Simon Bolivar a lui dedicata.
  • Gli Ska-p, gruppo ska spagnolo ha scritto la canzone El Libertador in memoria di Bolivar

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L. Peru de Lacroix, "Diario de Bucaramanga", Caracas, Ediciones Centauro, 1976
  2. ^ Scocozza, p. 1
  3. ^ Bolívar es el Hombre Sol de América, El Tiempo (Venezuela). URL consultato il 10 settembre 2014.
  4. ^ Juvenal Herrera Torres, Bolivar, el hombre de America, Agencia Bolivariana de Prensa. URL consultato il 10 settembre 2014.
  5. ^ P. Francesco Galgani, America Latina e Stati Uniti: dalla dottrina Monroe ai rapporti tra G. W. Bush e Chávez, FrancoAngeli, 2007, p. 111, ISBN 978-88-464-8875-6.
  6. ^ Diccionario de Filosofía Latinoamericana - Bolivarismo, Biblioteca Virtual Latinoamericana. URL consultato il 10 settembre 2014.
  7. ^ a b Manuel Pérez Vila Simón Bolívar, el Libertador
  8. ^ a b c Biografía de Simón Bolívar, por Pedro Arciniegas (Credencial Historia), Biblioteca Virtual Biblioteca Luis Ángel Arango, 2011. URL consultato il 26 giugno 2013.
  9. ^ Saurina, pp. 18-19
  10. ^ Bushnell, p. 17
  11. ^ Bushnell, p. 18
  12. ^ Bushnell, p. 20
  13. ^ Scocozza, p. 18
  14. ^ a b Hasta la Independencia Venezuelatuya.com
  15. ^ a b Suarina, pp 62-63
  16. ^ Saurina, pp. 85-88
  17. ^ Scocozza, p. 89
  18. ^ Saurina, pp. 93-94
  19. ^ Saurina, pp. 104-106
  20. ^ Scocozza, pp. 60-61
  21. ^ Saurina, pp. 199-131
  22. ^ Saurina, pp.130-131
  23. ^ José Luis Salcedo-Bastardo, "Congreso de Cariaco" in Diccionario de Historia de Venezuela, Vol. 1. Caracas: Fundación Polar, 1999. ISBN 980-6397-37-1
  24. ^ Earle, Rebecca A. Spain and the Independence of Colombia, 1810-1825. Exeter, University of Exeter Press, 2000, 153. ISBN 0-85989-612-9
  25. ^ Earle, Spain and the Independence of Colombia, 154-159.
  26. ^ a b Simon Bolivar, resistenze.org. URL consultato il 12 settembre 2014.
  27. ^ a b Ugo Stornaiolo, Ecuador: anatomía de un país en transición, Editorial Abya Yala, 1999, pp. 144-145, ISBN 9978-04-554-6.
  28. ^ Bolívar es nombrado Dictador del Perú, Gobierno Bolivariano de Venezuela. URL consultato il 12 settembre 2014.
  29. ^ La misión Francisco Burdett O'connor al Litoral Boliviano, Eldiario.net. URL consultato il 12 settembre 2014.
  30. ^ Historia de la República de Bolivia, Mirabolivia.com. URL consultato il 12 settembre 2014.
  31. ^ Simón Bolívar, el Libertador
  32. ^ Roberto Bardini (trad. F.Maioli), Venezuela: Simon Bolivar , 178 anni dopo, peacelink.it, dicembre 2004. URL consultato il 26 giugno 2013.
  33. ^ Rosa Restrepo de Martínez, Así era Bolívar, Editorial Cosmos, 1980, p. 231.
  34. ^ Partida de defunción de Simón Bolívar fue hallada en Santa Marta, El Tiempo. URL consultato il 26 giugno 2013.
  35. ^ (EN) Simon Bolivar and the United States of South America, http://majorityrights.com/. URL consultato il 13 settembre 2014.
  36. ^ Joshua Dean Prescott, An Examination of Perception and Knowledge Concerning the Venezuelan Government Under the Leadership of President Hugo Chavez, ProQuest, 2007, p. 13, ISBN 0-549-33588-9.
  37. ^ Fabio Rodríguez Amaya, Letteratura caraibica, Editoriale Jaca Book, 1993, p. 34, ISBN 88-16-43072-9.
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  40. ^ Rosendo Bolivar Meza, El pensamiento político de Simón bolívar, nº 27, Revista venezolana de ciencia politica, 2005, pp. 125-144.
  41. ^ Central Park Monuments - Simon Bolivar Monument : NYC Parks, Nycgovparks.org. URL consultato il 5 febbraio 2014.
  42. ^ Montesacro, Spakka.info. URL consultato il 13 settembre 2014.
  43. ^ Scheda, mymovies.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Verna, Paul., Y Christian. Bossu-Picat. 1983: “El mundo de Bolívar”. Ediciones Delroisse. Distribuidora Santiago. Caracas - Venezuela. 135p. ISBN 2-85518-097-X.

(ES) Manuel Gimenez Saurina, Manuel Mas Franch, Bolivar (Grandes biografias series), Edimat Libros, 2009, ISBN 978-84-8403-861-0.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Presidente del Venezuela Successore
Cristóbal Mendoza 6 agosto 1813 – 7 luglio 1814 José Antonio Páez
Predecessore Presidente della Gran Colombia Successore
nessuno 17 dicembre 1819 – 4 maggio 1830 Domingo Caycedo
Predecessore Dittatore del Perú Successore
José Bernardo de Torre Tagle 17 febbraio 1824 – 28 gennaio 1827 Andrés de Santa Cruz
Predecessore Liberatore della Bolivia Successore
nessuno - Alto Perù 12 agosto 1825 – 29 dicembre 1825 Antonio José de Sucre

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