Manfredonia

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Manfredonia vista dal faro nel tramonto
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Manfredonia
Panorama di Manfredonia
Manfredonia - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Regione-Puglia-Stemma.png Puglia
Provincia: stemma Foggia
Coordinate: 41°38′0″N 15°55′0″E / 41.63333, 15.91667Coordinate: 41°38′0″N 15°55′0″E / 41.63333, 15.91667
Altitudine: m s.l.m.
Superficie: 356,93 km²
Abitanti:
57,131 02/2009 (ISTAT [1]
Densità: 160,06 ab./km²
Frazioni: Siponto, Riviera Sud (Sciali e Ippocampo), San Salvatore, Pastini, Tomaiuolo, Ruggiano, Borgo Mezzanone
Comuni contigui: Carapelle, Cerignola, Foggia, Monte Sant'Angelo, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Zapponeta
CAP: 71043
Pref. telefonico: 0884
Codice ISTAT: 071029
Codice catasto: E885 
Nome abitanti: manfredoniani 
Santo patrono: San Lorenzo Maiorano, Maria Santissima di Siponto e San Filippo Neri 
Giorno festivo: 7 febbraio, 30 agosto 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia
« Arco di gentil marina, Figlia di Manfredi e della verine Beccarino, una gemma Tu sei, fra le daune sorelle. Di Siponto Tua ava fremon ancor le sponde, della gloria di Roma. O santa, o augusta città, che il Gargano difende e l'adriatico bagna. Cammina...! Và avanti...! Splendori e Onori Tu avrai. »
(Antonio Giuseppe Gentile)

Manfredonia (antico Sipontum, quindi Sypontum Novellum, poi Sipontum Nova in dialetto Manbrdonje) è un città della provincia di Foggia di 57,131 (ISTAT 02-2009 [2]) abitanti situata sul golfo omonimo, immediatamente a sud del promontorio del Gargano.È il ventisettesimo comune italiano per estensione territoriale. Gli abitanti prendono il nome di Manfredoniani o Sipontini. È Sede arcivescovile dal III secolo.

Indice

[modifica] Geografia

Panorama di Manfredonia dal mare

Manfredonia confina a nord con Monte Sant'Angelo, a nord-ovest con San Marco in Lamis e San Giovanni Rotondo, ad ovest con Foggia, a sud ovest con Cerignola e Carapelle ed a sud con Zapponeta. È il ventisettesimo comune italiano per estensione territoriale, nonché il sesto più esteso della Puglia. Il territorio comunale è caratterizzato sia dalla bassa costa sabbiosa del golfo di Manfredonia, oggetto di bonifica recente, sia per la natura montuosa della parte settentrionale, inclusa nel Parco Nazionale del Gargano. Fino agli anni '30 aveva molte zone paludose interessate poi da bonifiche dell'agro sipontino; ancora presente è però una zona paludosa denominata Lago Salso.

[modifica] Flora

Molto diffusi il fico d'India (Opuntia ficus-indica), la ferula (Ferula communis), l'asfodelo (Asphodelus microcarpus), la calendula (Calendula arvensis), la ruchetta selvatica (Diplotaxis tenuifolia), lo zafferanastro giallo (Sternbergia lutea).

[modifica] Storia

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Storia della Puglia.

La piana a sud del Gargano, abitata sin da epoca neolitica, fu sede di un importante insediamento dauno.Tra i reperti più significativi di questa civiltà spiccano senz'altro le famose stele daunie, lastre funebri scolpite dell'VIII - VI secolo a.C., trovate nella piana sud di Siponto. Quest'ultima divenne colonia greca, rappresentando uno dei porti più a nord della Magna Grecia. Mantenne la sua importanza strategica e commerciale anche durante le dominazioni sannitica e romana.

Sede vescovile dal 465, Siponto fu centro importante tra il IV e il V secolo e vi fu costruita una basilica paleocristiana. A lungo contesa fra Longobardi e Bizantini, fu distrutta da questi ultimi nel VII secolo, durante il regno di Costante II. Ricostruita fu brevemente possedimento saraceno nel IX secolo e divenne sede di una delle 12 contee normanne

Siponto subì pesanti distruzioni per un terremoto nel 1223, in seguito al quale si ebbero probabilmente fenomeni di bradisismo.

[modifica] Fondazione di Manfredonia

Basilica di Siponto

Nel gennaio 1256 Manfredi di Hohenstaufen, re di Sicilia, principe di Taranto ed Otranto, figlio di Federico II e di Bianca dei conti Lancia, giunto a Siponto durante una battuta di caccia sul Gargano, trovò la città distrutta e gli abitanti costretti a vivere in case non più adatte all'uso abitativo, in un'area resa malarica dall'impaludamento. Decise quindi di ricostruire la città due miglia a nord dell'insediamento originario. Le sue intenzioni erano quelle di creare uno dei più importanti centri di governo di tutto il Regno, secondo gli evoluti canoni amministrativi ormai consolidati dal padre, Imperatore. Tra le altre, una delle ragioni che spinsero il re Manfredi, alla rifondazione di Siponto e, quindi alla fondazione di Manfredonia, c'è la sua ottima posizione geografica, che tra l'altro, era all'epoca, strategica anche per via della vicinanza all'Oriente Bizantino. Le conferì il proprio nome in segno di futuro prestigio, onore e potenza. In marzo i lavori vennero affidati al maestro costruttore Marino Capece, che riutilizzò i ruderi della città più antica e organizzò l'importazione via mare dalla Croazia (Schiavonia) [senza fonte] di legname, calce, pietre e sabbia. Nel complesso furono impiegati 700 operai e molti buoi. Il 23 aprile 1256, giorno di san Giorgio, fu posata la prima pietra e nel 1257, convocato il Parlamento di Puglia a Barletta, Manfredi ottenne di costruire la nuova città a spese del reale Erario e della sua cassa privata. Nel novembre 1263 venne consegnato il "Datum Orte" ovvero l'atto notarile col quale la città veniva ufficialmente riconosciuta. Manfredi successivamente affidò i lavori a suo zio Manfredi Maletta.

Ai primi del 1258 era stata costruita già la metà delle mura che guardano verso il mare con fortini e baluardi e metà delle mura verso Foggia, con fortini e baluardi, e la grande "Torre di San Francesco"; la piccola Chiesetta della Maddalena e la grande campana il cui suono era percettibile a distanze notevoli, questa serviva in caso di pericolo per chiamare a raccolta i pochi abitanti di Manfredonia. Nel 1264 quando le costruzioni assunsero un aspetto cittadino, Manfredi inaugurò solennemente il castello e la città.

La nuova città ottenne benefici fiscali (franchigie) che la resero un porto franco e la sua popolazione si accrebbe con il trasferimento di abitanti delle vicine città di San Paolo di Civitate, Trani, Carpino, Monte Sant'Angelo, Barletta, Ischitella, Andria e Corato. Sin dalla sua costituzione fu dotata di una zecca che coniò e impresse diverse monete (doppio tarì, dinari d'oro, di rame e di biglione).

[modifica] Il periodo Angioino

Dopo la morte di Manfredi nella Battaglia di Benevento del 1266 contro Carlo I d'Angiò, gli Angioini completarono il castello sotto la direzione del maestro costruttore Giordano Onofrio e del soprintendente l'architetto Pietro d'Angicourt. Nel 1269 Carlo I confermò i privilegi che Manfredi diede alla città. Il 7 febbraio 1270 iniziarono i lavori del nuovo Duomo sotto l'arcivescovo Giovanni VII (Freccia da Ravello).

Panoramica dal Castello di Manfredonia

Nel 1272 Papa Gregorio X visitò Manfredonia ed in questa occasione Carlo dietro consiglio del papa fece collocare una lapide a Porta Puglia e ribattezzò la nuova città col nome di "Sypontum Novellum" o "Sipontum Nova" (Nuova Siponto), denominazione che tuttavia non si affermò e la città fu ristretta dei suoi privilegi, perdendo anche il titolo di capitale della Puglia ("Apuliae caput") nel 1300, quando la sede del Gran Giustiziere passò da Manfredonia a Lucera. Poi ebbe i titoli di "Città Regia" e per ultimo, "umile ancella".

Il 7 maggio 1273 Carlo I tornò nella città per visitare le opere, fece perfezionare le mura a due ordini rendendole praticabili con la costruzione d'una strada tra il primo e secondo muro; fece costruire un ulteriore torrione a spese della città al lato nord che si distingue dagli altri tre successivamente fatti erigere da Carlo II.

Nel 1274 fu terminato il Duomo e l'anno successivo riunitosi il parlamento manfredoniano si decise che l'Arcivescovo prendesse possesso del Duomo come Pastor Bonus e nella città si stabilì il Magistrato. Dal 1256 molti canonici officiavano a Siponto ed altri a Manfredonia, tale discordia durò fino al 1327.

Carlo I completò il Castello iniziato da Manfredi tra il 1279 ed il 1282 con bastioni, mura di cinta e fossato.In seguito gli Aragonesi modiicarono il tutto.

Secondo il vecchio progetto di Manfredi, il Castello doveva essere il centro della città ma Carlo II, per ordine paterno ed anche per diminuire il prestigio svevo modificò il progetto ed utilizzò il sistema francese per avere una migliore difesa. Dunque la città fu ristretta e chiusa dalle torri nord al castello collocato al lato sud-est. Il progetto venne ridotto alla quarta parte di quello iniziale.

Nel 1292 Carlo II stabilì i confini e sistemò le difese e nel 1299 incominciarono i lavori per la costruzione dell'Episcopio e del porto. L'Episcopio fu terminato soltanto nel 1316.

Carlo II più volte si recò a Manfredonia per sollecitare i lavorìi della città. Nel 1300 la città s'avviava verso un prospero avvenire tanto da diventare il centro commerciale più importante della Capitanata. Nel 1309 Carlo Roberto d'Angiò per occupare il trono d'Ungheria per diritto di successione, s'imbarcò a Manfredonia con Baroni e Cavalieri; il 31 luglio 1333 Carlo Roberto e suo figlio Andrea sbarcarono a Manfredonia e nel 1344, la regina Elisabetta terza moglie di Carlo roberto s'imbarco per raggiungere Visgrad, in Polonia. Questi episodi stanno a significare l'importanza del porto sipontino per la sua particolare posizione strategica. Gli Ungheresi si stanziarono a Manfredonia facendo del porto la base delle loro operazioni militari. Luigi I il Grande, re d'Ungheria sbarcò con il suo esercito il 18 settembre 1345 dopo l'uccisione del fratello Andrea.

Il 6 maggio 1380 nel golfo di Manfredonia avvenne l'aspra battaglia navale tra Genovesi e Veneziani. I genovesi vinsero e sconfissero i veneziani per mare e fecero prigioniero il loro condottiero Matteo Giustiniani. Il 13 agosto 1380 moriva a Manfredonia il celebre ammiraglio veneziano Vettor Pisani mentre la sua armata era alla fonda nel golfo di Manfredonia.

[modifica] Il periodo Aragonese-Spagnolo

Lo stemma civico ed il gonfalone.
Manfredonia-Stemma.png

Lo stemma tradizionale[1] riporta la scritta S.P.Q.S. (Senatus Populusque Sipontinus), sormontata da corona, e raffigura il vescovo san Lorenzo Maiorano, vescovo di Siponto, su un cavallo bianco, mentre attraversa un ponte, sotto il quale si trova un drago.

Per memoria della leggenda che nel 552 volle un incontro tra Totila e San Lorenzo Maiorano, il re goto gli mandò un cavallo selvaggio che non obbediva a nessuno, ma inspiegabilmente Lorenzo lo domò e ottenne che Siponto venisse risparmiata dalla distruzione.

Il gonfalone, di colore azzurro, riporta nel centro la scritta "Città di Manfredonia" e lo stemma comunale.

Durante il 1400 gli Aragonesi per uniformarsi ai tempi ed alle nuove tattiche difensive costruirono altre torri. Dal 1424 al 1435, Manfredonia fu concessa in contea a Francesco Sforza.

Dalla metà del '400 con Re Alfonso la città di Manfredonia iniziò ad impoverirsi caricando gli abitanti di tasse e balzelli; e così gli Aragonesi,Austriaci ed i Borboni. Nel 1444 alla città toccarono le spese dell'incoronazione di Re Alfonso e nel 1459 Re Ferdinando diede in pegno la città con altre città pugliesi ai Veneziani. Nel 1463 la città fu saccheggiata del Re Ferdinando.

Nel 1503 i francesi occuparono Napoli e molte città del regno. Solo Manfredona e Taranto rimasero fedeli fino alla fine a Federico d'Aragona. Durante la dispora tra Venezia e la Spagna i primi conquistarono i principali porti pugliesi tra cui Manfredonia data in pegno da Ferdinando II d'Aragona.

[modifica] Resistenza all'attacco francese

Manfredonia ospitò Cesare e Guido Fieramosca quando il maresciallo francese Lautrec invadeva il Regno di Napoli. Guido combatteva contro i Veneziani in Puglia dopo che questi stavano riconquistando tutte le città tranne Manfredonia, difesa da Carlotto di Parma detto il Cavaliere, da Alessio Lascari e Pier Luigi Farnese e lo stesso Fieramosca. Tre città resistettero alla Francia: Manfredonia, Gaeta e Napoli.Il Lautrec non riuscendo a conquistare la città operò delle razzie nelle campagne circostanti fino a quando una delle navi che appoggiavano le operazioni francesi venisse colpita dai cannoni della Torre di San Francesco. La città di "Manfredi" dunque nel 1528 resistette all'assedio francese e fu conservata all'imperatore Carlo V. Lo stesso imperatore per alleviarla e riconpensarla della fedeltà le riconfermò nel 1533 gli antichi privilegi, esenzioni e gabelle. Sotto Carlo V, la città godette un periodo di felice progresso e benessere

[modifica] Lo sbarco dei Turchi

Sbarco sul porto di Manfredonia
Lungomare storico di Manfredonia avvolto in una fitta nebbia

Pedro Téllez-Girón y de la Cueva fu deposto dal grado di Vicerè di Napoli da Filippo III di Spagna. Costui incoraggiò gli Ottomani a venire nel Meridione promettendo loro l'appoggio del popolo napoletano e così questi il 16 agosto 1620, forti di 56 galee comandate da Alì Pascià sbarcarono presso Manfredonia. Trovando impreparati i difensori riuscirono in poco tempo a conquistare le mura ed i bastioni, da questi aprirono il fuoco contro il Castello. Le suore dei conventi con gli altri cittadini si rifugiarono nel Castello e dopo aver resistito tre giorni sfiniti dalla fame e senza alcuna speranza di soccorso capitolarono il 18 agosto 1620. Durante l'assalto furono uccisi cinquecento Manfredoniani e settecento ottomani. La città fu selvaggiamente saccheggiata e distrutta, non rimase nulla della splendente città medievale che anni prima valorosamente resistette al Lautrec. Il bottino de Turchi fu di 36 cannoni di bronzo, tutte le campane delle chiese, una statua d'argento di San Lorenzo Maiorano, oro, argento, vestiti, libri, grano, cereali etc. Furono distrutti tutti i documenti più importanti della Città, fu bruciato il corpo di San Lorenzo Maiorano (rimase solo il braccio destro). Solo la chiesa di San Marco vicino alla Cattedrale rimase leggermente lesionata e funzionò da Cattedrale fino alla costruzione del nuovo Duomo nel 1640. I Manfredoniani furono spogliati anche dei loro abiti e maltrattati, molti di essi fustigati, uccisi e condotti schiavi. Tra i prigionieri anche la giovine Giacoma Beccarino una bella fanciulla portata in Turchia come dono al Sultano, il quale rimase affascinato dalla bellezza della ragazza. Divenne la sua favorita ed ebbe successivamente da Giacoma l'erede al trono (che morì in età giovane). La Beccarino visse da prigionera ed inviò alle suore clarisse di Manfredonia, dove anni prima risiedeva, una lettere per sapere notizie sui suoi genitori (morti durante il sacco) e due ritratti: il suo e quello della balia.

[modifica] La lenta ricostruzione

Dopo la calata dei Turchi nulla restò di Manfredi e dei d'Angiò, tranne la piccola Chiesa di San Marco con la volta lesionata, parte del Castello e le antiche mura. L'Arcivescovo sipontino Annibale sceso dai monti del Gargano per constatare le rovine osservò che la valanga turca non aveva lasciato altro che rovine, desolazione, lutti e miserie. Questi, aiutato dal Cardinale, Viceré Borgia ottenne franchigie per trent'anni per i dispersi Manfredoniani. Nel 1624 fu riedificato il Duomo e nel 1644 il nuovo Seminario. Grande aiuto alla ricostruzione fu dato dall'Arcivescovo Cardinale Orsini (fu poi papa Benedetto XIII), che resse la diocesi sipontina dal 1675 al 1680. Nel 1737, Manfredonia aveva una popolazione di 536 abitanti e nel 1749 di 3238. Alla pubblica istruzione provvedeva un solo maestro, la cui remunerazione ammontava a 12 ducati annui nel 1754[2]. Nel 1783, per ordine dell'Arcivescovo con una spesa di 200 ducati veniva trasferito il cimitero dal vecchio ubicato al centro della città attaccato alla Cattedrale all'attuale ubicazione attaccato alla chiesa di Santa Maria dell'Umiltà. La prima mappa della città di Manfredonia si ebbe sotto il Sindaco Giacinto Cipriano il 22 aprile 1787. Furono stabiliti i confini del territorio che toccavano l'antica Salpi (ora Zapponeta) estendendosi nella Puglia fino a Borgo Mezzanone, Ramatola con Santa Tecla, Farano, Ciminiera, Coppolachiatta, Colonnelle e sotto i monti del Gargano e verso Macchia (frazione del Comune di Monte Sant'Angelo). Nel 1835, veniva ultimata la strada Manfredonia-Foggia e avviata una comunicazione da Manfredonia-Cerignola, il cui progetto era già approvato in precedenza e attuato in seguito. In questo stesso anno furono lastricate molte strade interne di Manfredonia e aperta "alla ruota" la strada Manfredonia-Monte Sant'Angelo. Solo dopo gli inizi del XIX secolo, migliorate le vie di comunicazione e il porto, si creò una situazione favorevole al commercio e la città cominciò di nuovo ad espandersi e a crescere. Testimonianza di questo sviluppo è il dato di fatto che la città di Manfredonia fu anche sede nel settecento di una importamte magistratura speciale, il Tribunale del Consolato di Terra e di Mare, che trattava le vertenze inerenti il commercio marittimo ed estero, come da uno studio di Carmine de Leo.

[modifica] Il Novecento

Cattedrale di Manfredonia e Campanile dell'Orsini, anni '30

Una epidemia colerica scoppiò a Manfredonia dal 19 agosto al 31 ottobre 1910. Oltre le misure igeniche e profilattiche tutti i dottori si sentirono mobilitati e molti giovani si costituirono in una vera e propria associazione che fu chiamata "Croce Verde". Questa associazione collaborava con il personale dell'Ufficio sanitario, sotto la direzione dell'Ufficiale sanitario dott.Giuseppe Borgia [3]. Fu la prima città d'Italia ad essere bombardata da navi austriache durante la prima guerra mondiale, all'alba del 24 maggio 1915. Fu colpita la stazione ferroviaria con 100 bombe. Due lapidi poste una proprio nella stazione e un'altra all'inizio del Corso ricordano l'evento.

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti

[modifica] Luoghi d'Interesse

Castello di Manfredonia nell'alba.
La Cattedrale di Manfredonia
  • Castello svevo-angioino-aragonese: ospita il museo archeologico, che custodisce stele daunie (VIII-VI secolo a.C.). Voluto da Manfredi di Sicilia il castello è frutto di diverse trasformazioni,ampliamenti e rifacimenti durante le diverse epoche.All'origine la struttura era un quadrilatero con una cinta muraria dotata di cinque torioni a pianta quadrata (quattro agli angoli ed una presumibilmente posta a Nord-Est presso la porta centrale). Attualmente esistono di quelle torri solo quattro di cui una originaria a forma quadrangolare (Sud-Est) mentre le altre tre trasformate a forma cilindrica. Di chiara marca Sveva il primo castello fu concluso da Carlo I d'Angiò.Con gli Aragonesi(1442), si assiste ad un processo di totale trasformazione del Complesso; infatti questi all'interno di un complessivo progetto di fortificazione delle strutture difensive delle più importanti città costiere, dispongono per il Castello di Manfredonia la costruzione di una nuova cortina muraria inglobante la struttura primitiva. Dunque a queste mura viene data una leggera inclinazione a scarpa tale da renderle più rispondenti all'esigenze dell'arte difensiva conseguenti all'uso dell'artiglieria militare. Agli angoli vengono costruiti quattro torrioni cilindrici più bassi di quelli interni. Dopo l'attacco nel 1528 del maresciallo francese Lautrec venne modificato il torrione di Nord-Ovest a bastione inglobando la precendente struttura a forma cilindrica. Anche le atlre tre torri erano interessate al progetto di fortificazione ma questo non fu mai portato a termine. Nel 1620 il Castello dovette capitolare all'attaco dei turchi a causa della esiguità dei pezzi di artiglieria e perché privo di parapetti protettivi sufficientemente alti a garantire l'incolumità dei difensori. Nel corso del XVIII secolo la struttura venne usata come caserma ed il grande bastione a prigione. Durante il regno dei Borboni e in epoca successiva fino al 1884 il Castello viene tenuto in efficienza in quanto Manfredonia viene qualificata "Piazza Forte". Dal 1888 fino al 1901, anno in cui l'edificio fu acquistato dal Comune di Manfredonia, appartenne all'Orfanotrofio Militare di Napoli. Nel 1968, con D.P.R. del 21 giugno n. 952, il Castello viene donato dal Comune allo Stato con l'impegno, da parte di quest'ultimo, di istituire al suo interno un Museo Archeologico per conservare i reperti provenienti dal territorio circostante.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Cattedrale di Manfredonia.
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto.
Basilica di San Leonardo nella neve
  • Abbazia di San Leonardo in Lama Volara: Fondata nel XII secolo , in Lama Volara, baluardo della cristianità, soprattutto medievale. Di stile romanico con influssi bizantini è impreziosita all'esterno da una serie di sculture e bassorilievi significativi della mistica medievale. un originale camino a torretta del XVIII secolo domina la solennità del complesso, che si compone oltre che della Chiesa romanica, dell'Ospedale e dei resti abbaziali. Il suo ruolo di luogo di sosta e di riposo per i pellegrini che percorrevanola Via Sacra, qui fermandosi prima di affrontare le balze del Gargano, diretti alla Basilica di San Michele, viene testimoniato dalle immagini effigiate nello splendido portale che raffigurano episodi biblici e antichi simboli cristiani. Una volta l'abbazia custodiva un possente Crocifisso ligneo del XIII secolo (custodito nella Cattedrale di Manfredonia) di influsso bizantino. La basilica è un prezioso esempio di romanico pugliese. A mezzogiorno (il "mezzogiorno reale", basato su un ideale meridiano passante per Manfredonia, che non coincide esattamente con il fuso orario nazionale) del solstizio d'estate, un raggio di sole entra da un piccolo rosone di pietra incastonato sulla volta della navata centrale, e disegna sul pavimento una rosa a 11 petali, al centro del portale di ingresso, in un punto dove è graffita una piccola croce.
Parrocchia Sacra Famiglia neglia nni '80
  • Convento di Santa Maria della Vittoria edificato nel 1571, il nome ricorda la vittoria navale sui Turchi, che i Cristiani riportarono a Lepanto nello stesso anno. Qui si convertì San Camillo de Lellis (1575). Distrutto dai Turchi nel 1620 e riedificato nel 1662. Tra i superstiti locali del convento, quello di maggior richiamo è il chiostro, dove visse l'aspirante cappuccino Camillo de Lellis. Nel 1811 il convento fu chiuso definitivamente e inglobato nell'attuale cimitero con l'annessa chiesa.
Grotta Scaloria nel 1967
  • Grotta Scaloria, dell'età paleolitica è una grotta con stallattiti. Scoperta occasionalmente nel 1931, venne indagata più compiutamente nel 1967 evidenziando una cavità più profonda con uno scenario di grande suggestione che fa pensare in particolare ad un utilizzo legato ad un rituale religioso, in onore di una divinità delle acqua. Contenitori di ceramica dipinta sono stati rinvenuti collocati su tronconi di stalagmiti spezzate e con all'interno stalattiti concrezionate per lo stillicidio delle acque ricadenti dalla volta. Il culto, praticato attorno alla metà del IV millennio a.C., prevedeva anche la raccolta delle acque in una vaschetta rettangolare tagliata nella roccia. A questa preziosa testimonianza è legato un senso di magia accresciuto dalla probabilità che nella grotta si consumassero anche pasti rituali. Contestualmente alla frequentazione dell'area bassa della grotta per scopi cultuali, la parte alta risulta utilizzata come necropoli, come attestano i numerosi rinvenimenti di ossa e due sepolture, a fossa semplice con scheletro in posizione contratta e collettiva, con resti di individui di diverse età e sesso, morti probabilmente di malaria.
  • Chiesa di San Domenico: Realizzata in stile gotico, nella seconda metà del XIII secolo. La costruzione della cappella, di fatto un'abside, dedicata a Santa Maria Maddalena, contigua della Chiesa di San Domenico e del Convento dei Frati Predicatori fu disposta da Carlo II d'Angiò nel 1294. Il complesso religioso fu devastato nel 1620 ad opera dei Turchi e fu riedificato poco dopo sulla vecchia costruzione. Il nuovo progetto settecentesco ridusse la chiesa ad una sola navata, come appare oggi. Le pareti laterali della navata sono popolate da sei altari in stile barocco, anche se all'interno della Chiesa sono numerosi i richiami allo stile romanico; la facciata in stile gotico è stata restaurata ed il suo rosone ripristinato nel 1960; la vecchia Cappella conserva quattro preziosi affreschi parietali del Trecento.
  • Palazzo San Domenico, in Piazza del Popolo è sede del Comune. Carattirizzato da un colonnato e loggetta, fu convento dei Padri Domenicani , che alla fine del XIII secolo fino all'epoca napoleonica l'abitarono officiando nella Chiesa attigua (Chiesa di San Domenico).
  • Palazzo Mettola, tra Corso Manfredi e Via Arcivescovado, fu della Famiglia De Florio, della quale si ricorda Suor Antonia, che nel 1592 tramultava la sua abitazione nel Monastero delle Clarisse.
  • Palazzo De Nicastro, in Via Tribuna, in stile tardo barocco. In questo palazzo ebbe i suoi natali il musicista e storico Michele Bellucci(1849-1944).
  • Palzzo Delli Guanti, in Via San Lorenzo, in stile tardo barocco. Questo palazzo fu abitato nel 1432 dai Cavalieri Teutonici di San Leonardo. È caratterizzata nella parte centrale da un elegante loggiato con volte a crociera in colonnine che sovrastano il portale d'ingresso ad archivolto. All'interno vi è un grazioso cortile con scale di accesso al loggiato, dov'è custodito un crocifisso ligneo del XVIII secolo, testimone di una tradizione popolare. Dopo un salto di oltre tre secoli pervenne alla famiglia del Marchese Delli Guanti.
  • Palazzo Celestini, in Corso Manfredi, dal 1350 monastero dei Padri Celestini fu mutato in abbazia nel 1657. Nel XVIII secolo fu demolito e ricostruito secondo i dettami del barocco che oggi si ammira. Nel 1813 fu concesso al Comune da Gioacchino Murat per uso di Casa Comunale. Dopo recenti lavori di restauro è attualmente sede delle Civiche Biblioteche Unificate e dell' Auditorium Comunale.
  • Palazzo De Florio, in Corso Roma. Casa patrizia in stile barocco, fu fatta costruire da ricchi mercanti sipontini in contatto con Lorenzo il Magnifico e con i mercanti europei del Rinascimento. Il loggiato, di epoca posteriore al palazzo di pura linea classica, è costituito da una serie di archi a tutto sesto insistenti su pilastri a sezione rettangolare con semplici cornici all'imposta. Il tutto è coperto da una serie di volte a crociera.
  • Palazzo delli Santi,in Via Santa Maria delle Grazie, risalente al XVIII secolo. Questo Palazzo è caratterizzato da un portale in pietra finemente lavorato in forma rococò e dalla elegante balaustra continua che sormonta il muro perimetrale del primo piano con pregevole soluzione di balconata d'angolo. Ospitò Ferdinando II, re di Sicilia nel 1859.

[modifica] Lago Salso, dalle bonifiche alla tutela

La bonifica, cominciata a fine '800 e poi soprattutto dagli anni '30 in poi ad opera del Consorzio per la Bonifica di Capitanata, ha comportato delle modifiche strutturali di tutte le zone umide di Capitanata. Il lago Salso, originariamente vasto circa 4.000 ha, era alimentato da canali provenienti dal Candelaro e dal Cervaro e negli anni '50 il Consorzio costruì le vasche di colmata. Verso la metà degli anni '60 la Cassa del Mezzogiorno, prosegui le azioni di bonifica che causeranno la scomparsa di ambienti di grande ricchezza dal punto di vista della biodiversità. Tali opere portarono alla realizzazione di un'area arginata (valle) di circa 541 ha, che riceve le acque soprattutto dal canale Roncone collegato direttamente al torrente Cervaro, mentre il torrente Candelaro divide ad ovest tale area con la palude di Frattarolo, un'area umida decisamente più salmastra e solo periodicamente allagata. La valle è costituite da tre vasche arginate: da ovest verso est troviamo Valle Alta, Valle di Mezzo e Valle Bassa o lago Salso (quest'ultima porzione è più profonda rispetto alle altre due vasche). La profondità media delle acque delle prime due vasche è, infatti, normalmente sotto il metro a seconda del livello stagionale e delle esigenze gestionali, mentre il lago Salso è compreso tra 50 e 150/170 cm.

La gestione a fini venatori, che causava una vera e propria mattanza di uccelli migratori, fu attuata fino al dicembre 1992 quando fu decretata la perimetrazione del Parco Nazionale del Gargano. Dal gennaio 1993, infatti, nell’area non è più ammessa l'attività venatoria, in quanto parte integrante del Parco, ripartita tra zona 1 e zona 2. Entrambe le aree (agricola e valliva) rientrano attualmente nel Parco Nazionale del Gargano istituito con G.U. n. 300 del 22/12/92. per un totale di 1.041 ha, la parte agricola viene coltivata in biologico. Attualmente, l’Oasi Lago Salso, con il passaggio annuale di oltre 200 specie di uccelli, rappresenta una delle zone umide più importanti del bacino del mediterraneo dati Centro Studi Naturalistici www.centrostudinatura.it

[modifica] Cultura

[modifica] Manifestazioni

Vi si tengono inoltre alcune manifestazioni e premi ("Premio internazionale di canto lirico" a cura dell'accademia musicale "Re Manfredi", premio nazionale di poesia "Città di Manfredonia", premio nazionale di cultura "Re Manfredi di Svevia" a cura dell'ANCIS).

Ogni anno, precisamente nell'ultima settimana di Agosto (tra il 22 e il 31), Manfredonia festeggia la sua festa Patronale dedicata a Maria SS. di Siponto. La festa è caratterizzata da ceriminie religiose e civili. Tra le cerimonie religiose abbiamo la sacra processione del 31 agosto presso le vie cittadine. Le cerimonie civili, invece, riguardano tornei sportivi, concerti musicali e teatrali, fuochi pirotecnici il tutto reso sempre più magico dalle splendide illuminarie ubicate lungo corso Manfredi e principali vie storiche.

  • Manifestazioni motoristiche

Nell'ambito dei rally si tiene da ormai 30 anni il Rally del Gargano. Ancora alcune manifestazioni motoristiche come il Rally del Golfo e degli Arcangeli, la Rievocazione storica della salita Macchia-Monte Sant'Angelo, e il raduno nazionale di Fiat 500 e derivate che accoglie nella splendida piazza duomo centinaia di Fiat 500 e auto storiche.

[modifica] Gastronomia

Piatti tipici della cucina sipontina sono la farrata, un rustico carnevalesco, e la ciambotta, una zuppa di pesce.

[modifica] Sport

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Società Sportiva Manfredonia Calcio.

La principale squadra calcistica della città è la Società Sportiva Manfredonia Calcio, che milita in Seconda Divisione girone C (ex C2); i colori sociali sono il bianco ed il celeste. Vi sono poi due società dilettantistiche la "Raffaele Castriotta Calcio Manfredonia" e l'"Atletica Manfredonia" che militano nel torneo di II Categoria.

Per il calcio a 5 è presente la "Società sportiva Manfredonia Calcio A 5" che milita in serie B.

Esistono anche due squadre di pallavolo: la "Volley Club Euroambiente Manfredonia", maschile, e la "Volley Conscoop Manfredonia", femminile; entrambe militano in serie B2.

Nello sport del Tiro con l'arco figura la "A.S.D. Arcieri Sipontum" di Manfredonia, che partecipa alle attività agonistiche di interesse regionale e nazionale.

Per quando riguarda il mondo della pallacanestro ci sono due squadre che competono a livello regionale e hanno anche un ampio settore giovanile in cui è possibile far avvicinare al mondo del basket anche i bambini più piccoli; queste società sono A.S.D. Basket " Giuseppe Angel" e l 'A.s. Atletica Manfredonia.

A prova della variegata vivacità degli sportivi Manfredoniani, dal 1992, esiste una squadra di Soft Air denominata "A.S.D. Mercenari del Gargano" (vedi link seguente)[3]che, negli ultimi 5 anni, ha disputato gare nazionali ottenendo piazzamenti importantissimi (quasi tutti sul podio).

[modifica] Economia

Manfredonia vista da piazza mercato all'alba

L'economia si basa sull'agricoltura e sulla pesca, per la quale il porto di Manfredonia è tra i più attivi dell'Adriatico Sviluppato anche il settore turistico, in particolare nella località balneare di Siponto e nella riviera sud. Il porto ha recentemente sviluppato anche il traffico passeggeri, garantendo i collegamenti con varie località della costa garganica e con le isole Tremiti. Le industrie sono presenti soprattutto nella parte settentrionale (Manfredonia Vetro, Inside) e lungo la SS 89 a pochi Km da Manfredonia. Con la riattivazione del porto industriale e la costruzione del porto turistico a ridosso del molo di ponente, la città spera di ravvivare la propria economia e di aumentare la propria affluenza turistica e commerciale.

Il porto di Manfredonia e i suoi primi raggi di sole

Lo sviluppo economico non è comunque sufficiente ad assorbire l'eccedenza di forza lavoro provenienti in passato dal settore agricolo, dando origine ad un costante flusso migratorio con punte massime nei 30 anni seguiti al termine della seconda guerra mondiale ma che in parte dura tuttora.

Nel 1971 a Manfredonia si stabilisce il Petrolchimico Anic (Enichem Syndial), fabbrica specializzata nella produzione di fertilizzanti. Insediata a ridosso di un litorale dal notevole interesse naturalistico, oltre che di un ormai grande centro abitato. Questo fu un momento di rilevanza storica per la cittadina pugliese, che si vide costretta a convivere con un impianto industriale totalmente estraneo all'ambiente socio-economico cittadino. Questo avvenne per una sconsiderata scelta politica, che investì funestamente la cittadinanza. La storia ha rivelato inesorabilmente il grave errore commesso all'epoca dalla classe politica tutta, sia locale che nazionale. Si ricorda, per completezza, che in quegli anni le due forze politiche maggiori presenti sul territorio, erano rappresentate dalla Democrazia Cristiana e dal Partito Comunista Italiano.

[modifica] La fuoriuscita di arsenico del 1976

Ma il 26 settembre del 1976, accadde quello che gli ambientalisti temevano: scoppiò una colonna di lavaggio dell'ammoniaca all'interno dello stabilimento. Fu uno dei più grandi disastri ambientali e sanitari della storia dell'industria italiana.[senza fonte] I mezzi di informazione, probabilmente esagerarono la faccenda[senza fonte] e parlarono di "Seveso del Sud", collegando l'incidente dell'industria chimica a quanto accaduto solo due mesi prima in Val Bormida. Un boato, a metà mattinata, scosse il vicino centro abitato del rione Monticchio. L'esplosione fece disperdere in poche ore 10 tonnellate di anidride arseniosa e 18 tonnellate di ossido di carbonio. In una vasta zona dello stabilimento, circostante l'esplosione, l'arsenico si raccoglieva a pezzi: una massa fluida giallastra, come alcuni operai hanno testimoniato al processo contro dirigenti dell'Eni accusati di disastro ambientale. La contaminazione espose a grave rischio i circa 2.000 addetti della fabbrica ed i residenti della città di Manfredonia.[senza fonte] I vertici dell'allora Anic, in seguito Enichem, tranquillizzarono l'opinione pubblica dicendo che lo scoppio, causato da un incidente tecnico, non aveva provocato alcun danno e che la nube non era né più né meno che l'effetto che si ha accendendo una sigaretta. Una versione, quella dei dirigenti, che non sarebbe mai stata contestata se non si fossero registrate, a partire dai mesi successivi all'incidente e lungo un arco temporale di circa 20 anni, 16 morti sospette tra i lavoratori del petrolchimico e molteplici casi di patologie tumorali negli abitanti di Manfredonia.[senza fonte]

[modifica] La fuga di ammoniaca del 1979

Nel 1979 un altro scoppio allarmò la città, seguito da una fuga di ammoniaca; la popolazione entrò nel panico per il forte odore che si sentì e molti scelsero addirittura di scappare per qualche giorno dalla città.

[modifica] La "nave dei veleni" e il movimento donne "Bianca Lancia"

Nell'autunno del 1988, il paventato arrivo nel porto della nave “Deep Sea Carrier” carica di rifiuti tossici e nocivi fece scattare l'allarme nella popolazione di Manfredonia già provata dall'incidente del 1976 e da quello del '79 dell'Enichem Agricoltura. La minaccia dell'arrivo della nave ribattezzata "dei veleni" fece emergere una realtà, molto radicata nelle coscienze della gente: l'Enichem non era mai stata accettata, ma subita per il ricatto del lavoro. In circa 40.000 mila, i manfredoniani (ne erano circa 50.000) manifestarono allora la loro protesta in un lungo corteo in città. Per due anni circa migliaia di uomini e donne organizzarono una serie di iniziative di lotta che hanno richiamato non solo donne e uomini politici, parlamentari nazionali ed europei, ma anche i mass-media e tante trasmissioni televisive quali ad es. "Samarcanda", . Nasceva così anche II Movimento Cittadino Donne chiamato "Bianca Lancia". Nasce con questo movimento la Battaglia contro l'EniChem: cento donne andarono a Roma e presero parola in parlamento, mettendo in evidenza la difficoltà a fare arrivare la verità sull’Enichem ai poteri alla base dell'informazione come una censura. Grazie all'eurodeputata Adriana Ceci queste donne arrivarono a Strasburgo davanti al Parlamento Europeo a porre i motivi della loro lotta. La sentenza emessa il 12 febbraio 1998 dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo riconobbe la violazione dell'art. 8, della Convenzione europea, che recita: "Ogni persona ha diritto al rispetto della sua vita privata e familiare e del suo domicilio". Di conseguenza né lo Stato, né qualsiasi fabbrica può danneggiare l'ambiente in cui una persona vive.

[modifica] Denuncia, smantellamento e processo contro L'EniChem

Nel 1996 si arriva all'esposto denuncia contro l'azienda chimica e quindi al processo, grazie al meticoloso lavoro dell'operaio Nicola Lovecchio (deceduto il 9 aprile 1997 per un tumore all'apparato respiratorio), di ricostruzione dei cicli produttivi e delle materie prime utilizzate.Il processo comincia nel 2001 e vede la partecipazione congiunta contro l'Enichem di decine di famiglie di operai che erano deceduti, ex dipendenti, Lega Ambiente, Medicina Democratica, WWF, Ass. Bianca Lancia,la Regione Puglia, il Ministero dell'Ambiente, i comuni di Manfredonia, Monte Sant'Angelo e Mattinata. Durante il processo l'Enichem offre un indennizzo a tutte le parti in causa che però avrebbero dovuto ritirarsi dal processo, quasi tutti acettarono. Alla sentenza di I° grado del giorno 8/10/2007 nella sezione distaccata di Manfredonia del Tribunale di Foggia arrivarono solo due famiglie (Lovecchio e Amicarelli), il WWF, Medicina Democrtica, Lega Ambiente, Ass. Bianca Lancia, Ministero dell'Ambiente e la Regione Puglia. Assoluzione "perché il fatto non sussiste" fu l'esito della sentenza emessa per il processo Enichem di Manfredonia. Sul banco degli imputati c'erano dieci dirigenti e due consulenti medici del petrolchimico, accusati di disastro colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni e omissioni di controllo. Le due famiglie con le parti civili hanno inoltrato pronto ricorso in II° grado. Nel 1994, intanto veniva firmato un contratto d’area, strumento economico che permetteva l’arrivo di finanziamenti per l’industrializzazione di aree in crisi. Così la Regione autorizzava la reindustrializzazione dell’area di Manfredonia senza una valutazione d’impatto ambientale. Nei primi anni 2000 nell'ex area Enichem iniziarono le operazioni di bonifica e smantellamento delle vecchie ciminiere e qui ora sorge un complesso industriale del Contratto d'Area.

[modifica] Curiosità

La strana faccia vista da profilo
  • L'area di Manfredonia corre il serio pericolo di essere sommersa nel caso il livello del mare si innalzi di 7 metri, cosa che si prevede plausibile entro 70 anni.
  • Il porto industriale di Manfredonia è uno dei più lunghi dell'Adriatico.

[modifica] Il volto misterioso

La strana faccia che incombe su Manfredonia
  • Il volto misterioso del Gargano lo si può osservare recandosi presso l'incrocio situato dopo il ponte sopra la chiesa San Giuseppe di Manfredonia (quartiere Monticchio). Si può osservare in maniera nitida anche presso il centro commerciale fuori Manfredonia Nord oppure da un palazzo di 5 piani.
  • Dopo di che osservare la frazione di montagna che va da Pulsano verso San Giovanni Rotondo... e scorgere attentamente un profilo di volto umano adagiato supino (guardando non la montagna nella sua interezza ma il disegno delle sue cime).

[modifica] Trasporti

Attualmente Manfredonia è servita da autolinee della SITA S.p.A. che collegano Manfredonia con Foggia e da Ferrovie del Gargano che la collegano con Mattinata, Monte Sant'Angelo e Vieste.

[modifica] Porti

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Porto di Manfredonia.
La spiaggia di Manfredonia col suo porto industriale

Il Porto di Manfredonia centro di interesse economico nazionale, è formato da due moli, di Ponente e di Levante. Il porto industriale è situato a circa 1.8 mg ad Est. Manfredonia ha una delle flotte peschereccie più grandi dell'adriatico ed è l'unico porto sia peschereccio che industriale della Provincia di Foggia.

[modifica] Strade

Manfredonia è collegata a Foggia attraverso la SS 89 Garganica che, dalla città sipontina al capoluogo, e al casello della A 14, ha una struttura a una carreggiata divisa in 4 corsie. a Manfredonia finisce anche la ss 159 che la collega a Zapponeta e a Margherita di Savoia. Altre strade a carattere provinciale la collegano alla frazione Montagna e alle altre frazioni del comune.

[modifica] Ferrovie

Stazione di Manfredonia
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Ferrovia Foggia-Manfredonia.

La città è il capolinea della ferrovia a carattere regionale Foggia-Manfredonia, sulla quale è ubicata la stazione terminale di Manfredonia.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Francesco Paolo Campo (centrosinistra) dal 05/05/2000
Centralino del comune: 0884 519111
Posta elettronica: ced@comune.manfredonia.fg.it

[modifica] Personaggi illustri

[modifica] Persone note

[modifica] Galleria fotografica

[modifica] Note

  1. ^ Approvato con decreto del Presidente della Repubblica dell'8 maggio 1996. Vedi anche la descrizione sul sito Comuni Italiani.
  2. ^ Vedi convenzione approvata dal Consiglio il 3 febbraio 1754 e munita di regio assenso del 1 giugno 1757, atti Comune di Manfredonia.
  3. ^ Giuseppe Borgia, Epidemia colerica in Manfredonia dal 9 al 31 agosto 1910, Foggia Stab. Tip. Luigi Cappetta
  4. ^ Il sole scotta a Cipro su YouTube

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Antonio Giuseppe Gentile, Manfredonia testimonianze vecchie e nuove, Litografia Velox-Trento, 1970.
  • Maria Luisa Nava, Le stele daunie, (collana Daunia archeologica. Materiali) Grenzi editore, 2001.
  • Maria Luisa Nava, Stele daunie I. Il Museo di Manfredonia, Firenze Sansoni ed. 1980.
  • Maria Luisa Nava (a cura di), Stele daunie. Dalle scoperte di Silvio Ferri ai più recenti studi, Milano, Electa ed. 1988.
  • Maria Luisa Nava, Voce Stele Daunie, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Classica ed Orientale, II suppl., vol. V, pp. 401-404.

[modifica] Altri progetti

[modifica] Collegamenti esterni

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