Santuario di San Michele Arcangelo

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Coordinate: 41°42′29.05″N 15°57′17.35″E / 41.70807°N 15.95482°E41.70807; 15.95482

Santuario di San Michele Arcangelo
La facciata del santuario
La facciata del santuario
Stato Italia Italia
Regione Puglia Puglia
Località Monte Sant'Angelo
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare San Michele Arcangelo
Diocesi Arcidiocesi di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo
Stile architettonico romanico-angioino
Inizio costruzione XIII secolo
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO Flag of UNESCO.svg
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Santuario San Michele Arcangelo
(EN) Longobards in Italy. Places of the power (568-774 A.D.)
Santuario san michele arcangelo.JPG
Tipo Architettonico
Criterio (ii)(iii)(vi)
Pericolo Non in pericolo
Riconosciuto dal 2011
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Il santuario di San Michele Arcangelo si trova a Monte Sant'Angelo, in provincia di Foggia. L'insieme fa parte del sito seriale "Longobardi in Italia: i luoghi del potere", comprendente sette luoghi densi di testimonianze architettoniche, pittoriche e scultoree dell'arte longobarda, iscritto alla Lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO nel giugno 2011.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Particolare della Torre Angioina della Celeste Basilica

Secondo la tradizione, il santuario ha origine nel 490, anno della prima apparizione dell'arcangelo Michele sul Gargano[1]. A partire dal 650 l'area garganica, nella quale sorgeva il santuario, entrò a far parte dei domini longobardi, direttamente soggetta al Ducato di Benevento. Il popolo germanico nutriva una particolare venerazione per l'arcangelo Michele, nel quale ritrovavano le virtù guerriere un tempo adorate nel dio germanico Odino, e già a partire dal VII secolo considerarono il santuario garganico il santuario nazionale dei Longobardi. Presto San Michele Arcangelo divenne il principale centro di culto dell'arcangelo dell'intero Occidente, modello tipologico per tutti gli altri. Il santuario fu oggetto del mecenatismo monumentale sia dei duchi di Benevento, sia dei re installati a Pavia, che promossero numerosi interventi di ristrutturazione per facilitare l'accesso alla grotta della prima apparizione e per alloggiare i pellegrini. San Michele Arcangelo divenne così una delle principali mete di pellegrinaggio della cristianità, tappa di quella variante della Via Francigena oggi chiamata “Via Sacra Langobardorum” che conduceva in Terra Santa[2]. Il santuario infatti è uno dei tre maggiori luoghi di culto europei intitolati a San Michele, insieme alla sacra di San Michele in val di Susa, e a Mont-Saint-Michel in Normandia. I tre luoghi sacri si trovano a circa 790 chilometri di distanza l'uno dall'altro (rispettivamente 790 e 770 chilometri), approssimativamente allineati lungo una retta che, prolungata in linea d'aria, conduce a Gerusalemme.

Dopo la caduta del Regno longobardo (774) il santuario conservò la propria importante funzione all'interno della Langobardia Minor, sempre nell'ambito del Ducato del Benevento che in quello stesso 774 si elevò, per iniziativa di Arechi II, al rango di principato. Quando anche Benevento cadde nel corso dell'XI secolo, del santuario di San Michele Arcangelo si presero cura prima i Normanni, poi gli Svevi e gli Angioini, che si legarono a loro volta al culto micaelico e intervennero ulteriormente sulla struttura del santuario stesso, modificandone la parte superiore e arricchendolo di nuovi apparati decorativi[2].

I pellegrinaggi[modifica | modifica sorgente]

Nel corso dei secoli, milioni di pellegrini si sono recati in visita a questo luogo di culto così antico. Tra di essi numerosi papi (Gelasio I, Leone IX, Urbano II, Alessandro III, Gregorio X, Celestino V, Giovanni XXIII, Giovanni Paolo II) e sovrani (Ludovico II, Ottone III, Enrico II, Matilde di Canossa, Carlo d'Angiò, Alfonso d'Aragona, Ferdinando il Cattolico). Anche San Francesco d'Assisi si è recato in visita a san Michele Arcangelo, ma non sentendosi degno di entrare nella grotta, si è fermato in preghiera e raccoglimento all'ingresso, baciando la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di "T" (Tau)[3].

Il riconoscimento UNESCO[modifica | modifica sorgente]

Il 25 giugno 2011 il Santuario di San Michele Arcangelo di Monte Sant'Angelo diventa Patrimonio Mondiale dell’Umanità UNESCO con il circuito seriale The Longobards in Italy, Places of Power, 568 – 774 A.D., entrando a far parte della schiera dei più autorevoli Beni Culturali del mondo e cioè nella World Heritage List.[4]

Il riconoscimento della National Geographic[modifica | modifica sorgente]

Il 5 gennaio 2014 la National Geographic Society (una delle più grandi istituzioni scientifiche ed educative non profit al mondo) ha riconosciuto la Grotta di San Michele Arcangelo come una delle grotte più belle del mondo. Per la precisione la grotta micaelica è stata posizionata all'ottavo posto nella top ten mondiale redatta dall'ente scientifico. Essa è l'unica grotta italiana ad essere stata inserita nella lista delle prime dieci.[5]

Architettura[modifica | modifica sorgente]

La struttura del Santuario risulta essere costituita da un livello superiore e da uno inferiore. Al livello superiore sono presenti il portale romanico e il campanile. Il campanile è chiamato anche torre angioina in quanto fu eretta da Carlo d'Angiò come ringraziamento a san Michele per la conquista dell'Italia meridionale ed è modellato secondo lo schema delle torri di Castel del Monte.

Il livello inferiore comprende la grotta, alla quale si accede direttamente dalla scalinata angioina, il museo devozionale e le cripte. La statua del Santo in marmo di Carrara fu scolpita da Andrea Sansovino ed è datata 1507. In quel periodo era vescovo di Manfredonia, la diocesi di cui faceva parte Monte Sant'Angelo, il cardinale Antonio del Monte, compaesano dello scultore e probabile committente dell'opera che rappresenta uno dei primi capolavori del Rinascimento nel sud dell'Italia. La grotta presenta al suo interno, oltre la statua del Santo, la cattedra episcopale e la statua di San Sebastiano. Le cripte si trovano in ambienti di età longobarda e servivano da entrata alla grotta. Vengono definitivamente abbandonate nel XIII secolo. Le iscrizioni lungo le pareti delle cripte, in alcuni casi a caratteri runici, testimoniano il notevole afflusso dei pellegrini provenienti da tutta l'Europa fin dall'epoca longobarda. Le cripte si sviluppano in due ambienti e in due fasi che fanno datare le costruzioni tra la fine del VII e l'inizio dell'VIII secolo. La prima parte delle cripte ha la forma di una galleria porticata, articolata in otto campate rettangolari. In questo ambiente sono stati esposte sculture provenienti principalmente dagli scavi del santuario. La seconda parte delle cripte è di epoca longobarda e presentava due scale (una delle quali è andata distrutta) che terminavano con una piccola platea con un'abside e un altare con numerose iscrizioni.

Statua di San Michele Arcangelo
  1. Il Campanile
  2. L'Atrio superiore
  3. La scalinata
  4. L'Atrio interno
  5. Il Coro
  6. La Cappella della Croce
  7. L'Altare del Santissimo Sacramento
  8. La Navata Angioina
  9. La Grotta di San Michele
  10. La Cattedra Episcopale
  11. L'Altare della Madonna del Perpetuo Soccorso
  12. Le Cripte
  13. Museo
  14. La Cava delle Pietre
  15. La Cava delle Pietre
  16. La Cava delle Pietre[6]

Le apparizioni[modifica | modifica sorgente]

Le apparizioni tradizionalmente legate al santuario sono quattro.

Prima apparizione: l'episodio del toro[modifica | modifica sorgente]

L'Arcangelo Michele nella grotta

Datata 490, narra di un certo Elvio Emanuele, un ricco signore del Gargano, che aveva smarrito il più bel toro della sua mandria; lo ritrovò casualmente dentro una caverna inaccessibile. Già tale situazione lo aveva incuriosito e nell'impossibilità di accedere nell'antro per recuperarlo, decise di ucciderlo scagliandogli una freccia con il suo arco; ma la freccia inspiegabilmente invertì la traiettoria e colpì il signorotto ferendolo. Meravigliato e intuendo una situazione sovrumana, Elvio si recò da Lorenzo Maiorano santo vescovo di Siponto, all'epoca importante centro della pianura (oggi località nel comune di Manfredonia), per raccontare l'accaduto. Dopo averlo ascoltato, il vescovo indisse tre giorni di preghiera e di penitenza al termine dei quali san Michele Arcangelo gli apparve in sogno dicendo: "Io sono l'Arcangelo Michele e sto sempre alla presenza di Dio. La caverna è a me sacra, è una mia scelta, io stesso ne sono vigile custode. Là dove si spalanca la roccia, possono essere perdonati i peccati degli uomini [...] Quel che sarà chiesto nella preghiera, sarà esaudito. Quindi dedica la Grotta al culto cristiano". Il vescovo non diede però seguito alla richiesta dell'Arcangelo perché sul monte persisteva il culto pagano.

Diverse sono le testimonianze scritte: una lettera inviata dal Papa Gelasio I nel 493-494 a Giusto, vescovo di Larino; un'altra lettera dello stesso Pontefice ad Herculentius, vescovo di Potenza (492-496); ed ancora una nota riportata dal Martirologio geronimiano sotto la data del 29 settembre. Il documento che però ha più di altri ricostruito in maniera più precisa e suggestiva l'insieme dei fatti miracolosi che danno origine al culto dell'Arcangelo Michele sul Gargano è il Liber de apparitione santi Michaelis in Monte Gargano, la cui stesura risale all'VIII secolo. La cura pastorale del santuario è affidata dal 13 luglio 1996 alla Congregazione di San Michele Arcangelo.

Seconda apparizione: l'episodio della vittoria[modifica | modifica sorgente]

Due anni dopo, nel 492, Siponto si trovava sotto assedio da parte delle orde del re barbaro Odoacre (434-493). Allo stremo delle forze, il vescovo di Siponto ottenne dal nemico una tregua di tre giorni durante i quali si riunì insieme al popolo in preghiera. Qui riapparve l'Arcangelo promettendo loro la vittoria. Rincuorati dal messaggio, gli assediati uscirono dalla città dando inizio ad una furiosa battaglia accompagnata da una tempesta di sabbia e grandine che si rovesciò sugli invasori. Questi, spaventati, fuggirono. In segno di riconoscenza tutta la popolazione di Siponto salì sul monte in processione. Ancora una volta, però, il vescovo non osò entrare nella grotta.

Terza apparizione: l'episodio della dedicazione[modifica | modifica sorgente]

La grotta dell'Arcangelo negli anni quaranta

Nell'anno 493, in seguito alla vittoria, il vescovo Lorenzo Maiorano, intenzionato ad eseguire l'ordine dell'Arcangelo di consacrare la spelonca a san Michele in segno di riconoscenza, si recò a Roma da Papa Gelasio I il quale espresse parere positivo sulla vicenda ordinandogli di entrare nella grotta e consacrarla insieme ai vescovi della Puglia dopo un digiuno di penitenza. Confortato da ciò, il vescovo eseguì l'ordine. Ma l'Arcangelo apparve per la terza volta al santo vescovo annunciando che la cerimonia di consacrazione non sarebbe stata necessaria poiché egli stesso aveva consacrato la grotta con la sua presenza. Il vescovo ordinò allora la costruzione di una chiesa dinnanzi all'ingresso della grotta che venne dedicata all'Arcangelo Michele il 29 settembre 493. La sacra grotta rimane fino ai giorni nostri come un luogo di culto mai consacrato da mano umana e ricevette nel corso dei secoli il titolo di "Celeste Basilica".

Quarta apparizione[modifica | modifica sorgente]

Nel 1656 tutta l'Italia meridionale era infestata dalla peste. L'Arcivescovo Alfonso Puccinelli decise allora, non trovando altra soluzione per contrastare l'epidemia, di rivolgersi a san Michele con preghiere e digiuni. All'alba del 22 settembre, assorto in preghiera in una stanza del palazzo vescovile di Monte Sant'Angelo, avvertì come un terremoto e subito dopo San Michele gli apparve ordinandogli di benedire i sassi della sua grotta scolpendo su di essi il segno della croce e le lettere M. A. (Michele Arcangelo). Chiunque avesse devotamente tenuto con sé quelle pietre sarebbe stato immune dalla peste. L'Arcivescovo eseguì l'ordine dell'Arcangelo e la città fu subito libera dalla peste. A ricordo e per eterna gratitudine del miracolo, l'Arcivescovo fece innalzare un monumento al santo nella piazza della città, dove ancora oggi si trova, di fronte al balcone della stanza dove tradizione vuole sia avvenuta l'apparizione. L'iscrizione recita: "AL PRINCIPE DEGLI ANGELI - VINCITORE DELLA PESTE - PATRONO E CUSTODE - MONUMENTO DI ETERNA GRATITUDINE - ALFONSO PUCCINELLI - 1656". [7]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ -Santuario San Michele
  2. ^ a b Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.). La descrizione dei siti. URL consultato il 03-10-2008.
  3. ^ Enec - I pellegrini Monte Sant'Angelo
  4. ^ La Gazzetta del Mezzogiorno - Monte Sant’Angelo città patrimonio dell’Unesco Terza «perla» pugliese
  5. ^ National Geographic
  6. ^ ByItaly - Santuario di San Michele Arcangelo
  7. ^ Monte Sant'Angelo - Le apparizioni dell'Arcangelo

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carletti, C.; Otranto, G. (1990) Il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano dalle origini al X secolo, Bari, Edipuglia, ISBN 9788872280584
  • Troiano A., L' arcangelo guerriero: S. Michele e il culto speciale del papa e della Chiesa [S. l.], Michael, 1989
  • Valente V. G., La leggenda garganica, Manzella, Roma, 1986
  • Belli D'Elia P., Mavelli R., Tripputi A. M., L' angelo, la montagna, il pellegrino: Monte Sant'Angelo e il santuario di San Michele del Gargano dalle origini ai nostri giorni: guida alla mostra documentaria, Claudio Grenzi, Foggia, 1999
  • Fischetti F. P., Mercurio, Mithra, Michael: magia, mito e misteri nella Grotta dell'Arcangelo. Prima pubblicazione di iscrizioni e affreschi paleocristiani e longobardi, Tip. La garganica, Monte Sant'Angelo, 1973
  • Carletti C. (introduzione, edizione e commento di), Iscrizioni murali del Santuario di S. Michele sul Monte Gargano, Edipuglia, Bari, 1979
  • Ragguaglio dello insigne e venerabile santuario dello Arcangelo S. Michele nel Monte Gargano in provincia di Capitanata, Napoli : dalla tipografia all'insegna del Gravina di Ferdinando Cinque, 1842
  • Grenzi C., L' angelo, la montagna, il pellegrino: Monte Sant'Angelo e il santuario di San Michele del Gargano: archeologia, arte, culto, devozione dalle origini ai nostri giorni, Foggia, 1999
  • Piemontese G., I Longobardi : arte e religiosita lungo le vie del pellegrinaggio micaelico, Bastogi, Monte Sant'Angelo, 2000
  • Angelillis C., Il santuario del Gargano e il culto di S. Michele nel mondo, Cappetta, Foggia, 1955-1957
  • Piemontese G., San Michele e il suo santuario: via sacra Langobardorum, Edistampa, Foggia, 1997
  • Perla D., Le porte di bronzo di S. Michele sul Gargano, Edizioni PP. Benedettini, Monte Sant'Angelo,

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

L'arte dei Longobardi
Pluteo con grifoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm.jpg
Pluteo con pavoni dell'oratorio di san michele alla pusterla, inizio VIII secolo, pavia, museo civico malaspina, 177x66 cm copia.jpg

Arte longobarda: Architettura - Oreficeria - Pittura - Scultura

Longobardi in Italia: i luoghi del potere (patrimonio dell'umanità UNESCO) - Rinascenza liutprandea - Scuola beneventana
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