Lesina (Italia)

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Lesina
comune
Lesina – Stemma
Dati amministrativi
Stato Italia Italia
Regione Regione Puglia-Stemma it.png Puglia
Provincia Provincia di Foggia-Stemma.png Foggia
Sindaco Pasquale Tucci (lista civica) dal 10/06/2009
Territorio
Coordinate 41°52′00″N 15°21′00″E / 41.866667°N 15.35°E41.866667; 15.35 (Lesina)Coordinate: 41°52′00″N 15°21′00″E / 41.866667°N 15.35°E41.866667; 15.35 (Lesina)
Altitudine 5 m s.l.m.
Superficie 159,74 km²
Abitanti 6 397[1] (31-12-2010)
Densità 40,05 ab./km²
Frazioni Marina di Lesina, Gargano Blu, Ripalta
Comuni confinanti Apricena, Poggio Imperiale, San Paolo di Civitate, San Nicandro Garganico, Serracapriola
Altre informazioni
Cod. postale 71010
Prefisso 0882
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 071027
Cod. catastale E549
Targa FG
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona D, 1 449 GG[2]
Nome abitanti lesinesi
Patrono san Primiano Martire - san Firmiano Martire - san Rocco (compatrono) - Maria santissima Annunziata
Giorno festivo 15 maggio
Localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Lesina
Posizione del comune di Lesina nella provincia di Foggia
Posizione del comune di Lesina nella provincia di Foggia
Sito istituzionale

Lesina è un comune italiano di circa 6000 abitanti della provincia di Foggia in Puglia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Clima[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista legislativo il comune di Lesina ricade nella Fascia Climatica D in quanto i Gradi giorno della città sono 1.449, dunque limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 10 ore giornaliere dal 15 novembre al 31 marzo.

Economia[modifica | modifica sorgente]

L'economia di Lesina si basa fondamentalmente sulle attività ittiche, favorite dalla presenza del lago, che nei secoli scorsi è sempre stato la fonte di sostentamento dei suoi abitanti, soprattutto nei momenti di grande carestia. È rimasta ancora oggi nel comune la tradizione tramandata per secoli e secoli di cucinare l'anguilla lesinese nel giorno della Vigilia di Natale. Un altro elemento rilevante per l'economia del paese è il turismo, che è fiorente e numerosi alberghi e campeggi, soprattutto nella frazione a mare di Marina di Lesina, offrono la possibilità di soggiornare in quest'area. Il tasso di disoccupazione è superiore alla media provinciale.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Storia del Gargano.

Fondamentale per lo sviluppo della città è il Lago di Lesina. Lesina, nota ai romani e ai greci come Alexina, Αλεξίνη, fu spesso funestata da terremoti e inondazioni marine, e la sua popolazione decimata dalla malaria. A testimonianza delle attività vulcaniche rimangono le acque calde del torrente Caldoli che scorre nei pressi del Santuario di San Nazario, nel Comune di Poggio Imperiale.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Molti storici sono concordi nell'affermare che la popolazione si incrementò nel VII secolo quando, numerosi cittadini di Lucera, distrutta dall'Imperatore Costante II, si rifugiarono a Lesina con il loro Vescovo. Inoltre la pescosità del lago richiamò molta altra gente dai dintorni e dall sponda opposta dell'Adriatico, come dall'isola di Lesina in Dalmazia.

Lesina era recintata da un antico muro di protezione sia dal mare che contro le passate scorrerie dei Saraceni e dei pirati slavi. Svariate sono le fonti storiche medievali riguardanti gli eventi lesinesi nel Medioevo. Nel Cronicon Volturnense di Leone Ostiense, si legge che Grimoaldo, Principe di Benevento nel cui dominio era anche Lesina, donò nel 788 a Teodomare, Abate di Montecassino, la peschiera del lago di Lesina. Già in quei tempi i pesci della laguna erano rinomati, specialmente a Napoli, dove nel periodo di Natale carri trainati da cavalli carichi giungevano in due giorni. Essi erano così abbondanti che si mettevano sotto sale per conservarli ed esportarli all'estero.

Il declino[modifica | modifica sorgente]

Nel 1010, il Conte Gualtieri, Normanno, possessore di Lesina, fece restituire ai monaci di Montecassino le peschiere, il mulino sul Lauro, la chiesa di San Pietro ed altri possedimenti di San Benedetto. Nel Catalogo dei Baroni che parteciparono all'impresa in Terra Santa sotto Guglielmo II "Il Buono", viene nominato un Loffredo, Conte di Lesina, insignito del titolo di Regio Giustiziere e che nel 1164 donò a Leonate, Abate del Monastero di San Clemente di Casauria un luogo "prope Alisinam pantano circumndatam, versus Septemtrionem, in quo ecclesia Beati Clementis quondam fuerat". Nel 1269, sotto la dinastia Angioina, per donazione di Carlo I e Carlo II d'Angiò, suo figlio primogenito, fu devoluto l'intero contado di Lesina alla Regia Curia e durò così sotto il Regno dei Durazzo fino a che Margherita, vedova di Carlo III, ricevette in dono la laguna dal figlio Ladislao Jagellone che allora era Re di Napoli. Con rogito del 6 novembre 1411, la Regina Margherita la donava, a sua volta, all'Orfanotrofio della Casa Santa dell'Annunziata "Ave Gratia Plena" di Napoli la cui gestione era di competenza del Banco "Ave Gratia Plena". Quest'ultimo fallì nel 1717 a causa dei continui prelievi fatti da Re Filippo IV durante le guerre e per le truffe subite dai suoi agenti.

Matilde di Canossa[modifica | modifica sorgente]

Degno di nota è anche ciò che accadde nel 1089, allorché ospite dell'allora Conte Normanno di Lesina, Petrone, fu la Contessa Matilde di Canossa. Era il mese di maggio, la Contessa era discesa lungo la costa adriatica per andare a venerare l'Arcangelo Michele nella Basilica a Lui dedicata sul Gargano. Approdata sulle coste di Lesina, il Conte Petrone la invitò a riposare con le sue damigelle e tutto il suo seguito. In onore della stessa, quella sera, ci fu un banchetto ricco di pesce, carni, selvaggina e vini come l'opulenza del luogo consentiva. Probabilmente a causa dei fumi del vino, paggi e cavalieri del Conte pensarono di non dover passare la notte da soli. Quella notte si udirono strani rumori intorno alle stanze assegnate alle damigelle: erano i commensali che bussavano alle porte delle damigelle nella speranze di concludere meglio la serata. La Contessa Matilde, subito informata da quest'ultime, ne fu indignatissima e si affrettò a lasciare il castello del Conte con tutto il suo seguito. L'offesa, per lei gravissima, non poteva rimanere impunita:

« Ma, per vendicarsi fece assediare il castello tanto che, per vie sotterranee e canali, molti guastatori oprarono a che le acque del vicino lago, di dodici miglia di giro, corressero senza ritegno ad assorbire chi, uscendo fuori di ogni termine, diede negli eccessi. Tanto seguì, restarono i carnali pasto de' pesci »
(Matteo Fraccacreta)

Il Settecento[modifica | modifica sorgente]

« Framezzo delle predette due parti superiore ed inferiore con istmo annesso alla parte superiore, sta unita una spiazzata penisola di figura eptagona irregolare, fiancheggiata dal lago per sei lati ineguali e parti toccanti le acque ed altri del lido e piccola spiaggia al presente edificata la malridotta città di Lesina... »
(Ave Gratia Plena)
« Gli adulti di giusta statura, ben proporzionati di corpo, se non formosi di volto, ma benanche alcuni non di buon colore, siccome ancora le loro donne, quali meno scoloriti e saldi sono coloro che bevono il vino… »
(Ave Gratia Plena)

Così incomincia la descrizione di Lesina in una perizia di un tale Gallarano, incaricato dai creditori del Banco "Ave Gratia Plena" di effettuare una perizia tecnico-economica sul territorio della città. Era l'anno 1729. Molto analitica, per sua natura la suddetta perizia. Egli, infatti, descrive l'obelisco situato all'ingresso della città dicendo che era circondato da tre ordini di scalini, col basamento a mo' di piedistallo su cui stava eretta una colonna di granito con un piccolo montetto che reggeva un giro anulare nel mezzo del quale vi era una croce di pietra bianca alla greca. Poi continua affermando che di lato all'obelisco vi era la porta della città, con sopra l'immagine di San Primiano a protezione del centro abitato, ed ancora più su l'orologio che scandiva le attività giornaliere. Sull'altro lato, a destra, vi era il maschio della Torre e, di fronte, in corrispondenza del lago, una porta ad uso dei pescatori. A Lesina, descrive il Gallarano, vi era una taverna, una panetteria con forno a legna e la macchina del mulino a "centimolo" ed altre pertinenze. In quel periodo, nonostante la pescosità elevata del lago e la ricchezza dell'ambiente circostante, Lesina contava solo 545 abitanti.

Placido Imperiale[modifica | modifica sorgente]

A metà settecento non siamo più in presenza della Lesina rigogliosa dei Conti normanni, la Lesina di Federico II o nella Lesina-Ripalta federiciana. La laguna con tutte le sue pertinenze veniva acquistata, nel 1751, "Sub Hasta" S.R. Consilii, da uno dei creditori del Banco, precisamente da Placido Imperiale, Marchese di Sant'Angelo Imperiale, il quale esercitò, a differenza di altri baroni, duramente i suoi diritti nei confronti dei lesinesi. In seguito per la legge eversiva della feudalità la Commissione Feudale, il 13 giugno 1810, emetteva la sentenza nella Causa tra la città di Lesina ed il Principe Placido Imperiale nella quale si dichiarava:

« Di aver competuto e competere alla popolazione di Lesina ed a tutte le altre popolazioni di cui le terre circondano il lago i pieni usi della pesca, anche per ragioni di commercio tra loro - omissis - dichiara che sia permesso al Comune di Lesina di valersi del diritto di aprire una nuova foce attraverso le terre che gli verranno in divisione. »

La sentenza della commissione feudale, che fu eseguita dall'intendente Biase Zurlo, delegato per la ripartizione dei demani di Capitanata e del Molise nel 1811, stabiliva che:

« Fosse accantonato a beneficio degli abitanti di detto Comune nella parte superiore del medesimo verso ponente, e che la linea di demarcazione debba rimanere tirata mezzo miglio più di sotto dei pagliari della foce Morella verso Zappino, ed alla parte opposta ad un terzo di miglio al di sotto dei pagliari di Lazzarone, verso S. Nicandro. Cosicché tutto quello che resta al di sopra di detta linea resti in uso privato al Comune, e tutto quello che resti al di sotto resti in uso privato del principe, senza che l'uno possa pescare nella parte dell'altro »

Ripalta[modifica | modifica sorgente]

Ripalta è una frazione di Lesina. In tale frazione grande rilevanza assume il castello omonimo con la sua antica chiesa. Questo centro, oggi esclusivamente agricolo, risale all'alto medioevo, e nella vicina località dell'"Ansa della Rivolta", anticamente conosciuta come "Rivolta della Galera", in epoca romana probabilmente c'era lo scalo fluviale di Civitate (la città edificata durante la dominazione bizantina sui resti di Teanum Apulum). La chiesa di Santa Maria di Ripalta è di origine cistercense e come in tutti gli insediamenti di tal natura anche in essa si prestò particolare attenzione alla cura del terreno, all'idraulica e soprattutto all'allevamento del bestiame, in particolare buoi e bufali che, particolare curioso, nel 1309, furono mandati in gran numero a Lucera per essere impiegati durante i lavori di costruzione della cattedrale. Un disastroso terremoto nel 1627 fece crollare una parte di essa, che fu ricostruita per mano dei Celestini agli inizi del XVIII secolo. Nel 1806, quando l'Ordine dei Celestini fu soppresso, Gioacchino Murat donò Ripalta al suo ministro di polizia, che a sua volta la passò in dote alle sue figlie. Attuali proprietari di questo monumento sono gli eredi della famiglia Galante di Napoli. Attualmente risulta disabitato, tranne per alcuni agricoltori che vi lavorano. Il nome della località deriva dalla sua posizione lungo la riva alta del Fortore.

Monumenti e luoghi di interesse[modifica | modifica sorgente]

Oggi Lesina conserva il suo antico fascino: il borgo vecchio con la sua imponente Cattedrale e il palazzo Vescovile risalente al Duecento, ricordano i tempi lontani in cui la cittadina viveva solo grazie alla pesca.

  • Museo naturalistico del Lago di Lesina, con un acquario composto da 14 vasche in cui è possibile vedere numerose specie ittiche del Lago di Lesina e una mostra sugli antichi attrezzi per la pesca e arredi tradizionali locali[3]. Nella Sala museo Raffaele Centonza, sono esposti reperti (recuperati grazie ad uno scavo archeologico effettuato in seguito ad una bonifica algale) sepolti da sedimenti limosi del fondale lagunare, che appartengono a sette tombe a fossa, scavate nella roccia calcarea, contenenti corredi funerari databili tra l'VIII ed il IV secolo a.C.[4]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Una scena del film L'Antimiracolo.

Nel 1965 il regista Elio Piccon girò a Lesina e a San Nicandro Garganico il documentario L'Antimiracolo, nel quale espose le ancora difficili condizioni di vita in alcune zone della Puglia e l'organizzazione ancora arcaica, sino agli anni sessanta, che caratterizzava la società locale, rimasta isolata dal boom economico italiano di quegli anni. Il documentario ottenne il Leone di San Marco alla XXVI Mostra del Cinema di Venezia.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[5]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 335 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2010.
  2. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  3. ^ Museo Naturalistico di Lesina, Viaggiare in Puglia, 2009
  4. ^ Biblioteca Comunale "Mons. Giuseppe Stoico" di Lesina, Biblioteca provinciale di Foggia
  5. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Nicola Lidio Savino, Lesina: lineamenti di Storia e Folklore
  • Gallarano, perizia 4 aprile 1730; in: Michele de Pardo - Raccolta di Atti e Documenti concernente il lago detto di Lesina.
  • Matteo Fraccacreta loc. cit. T. IV

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]