Torremaggiore

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Torremaggiore
Torremaggiore - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Puglia
Provincia: stemma Foggia
Coordinate: 41°41′0″N 15°17′0″E / 41.68333, 15.28333Coordinate: 41°41′0″N 15°17′0″E / 41.68333, 15.28333
Altitudine: 169 m s.l.m.
Superficie: 208,57 km²
Abitanti:
17.119 31-10-2007 ( ISTAT )
Densità: 82 ab./km²
Comuni contigui: Casalvecchio di Puglia, Castelnuovo della Daunia, Lucera, Rotello (CB), San Paolo di Civitate, San Severo, Santa Croce di Magliano (CB), Serracapriola
CAP: 71017
Pref. telefonico: 0882
Codice ISTAT: 071056
Codice catasto: L273 
Nome abitanti: torremaggioresi 
Santo patrono: San Sabino 
Giorno festivo: prima domenica di giugno 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Torremaggiore ("Tòrremàiore" in dialetto Torremaggiorense) è un comune di 17.119 abitanti della provincia di Foggia. Sorge su una collina, a 169 metri sul livello del mare, ed è noto per la produzione di vino e olio.

Indice

[modifica] Storia

La storia della cittadina pugliese è strettamente legata a quella del borgo medievale di Fiorentino (o Castel Fiorentino). I ruderi di Fiorentino si trovano in agro di Torremaggiore, a circa dieci chilometri dall'abitato, sulla strada provinciale San Severo-Castelnuovo della Daunia, e sono interessati, da diversi anni, da campagne archeologiche. Fiorentino, borgo bizantino di frontiera, fu rifondato ad opera del catapano Basilio Boioannes intorno al 1018. In seguito, esso cadde sotto il controllo normanno, poi svevo, quindi angioino e finalmente aragonese. Fiorentino è passato alla storia perché vi è spirato l'imperatore Federico II del Sacro Romano Impero, deceduto nella domus del borgo il 13 dicembre 1250. Nel 1255 il borgo fu attaccato dalle truppe di papa Alessandro IV, nemico degli Svevi, e gli abitanti si rifugiarono presso l'abbazia benedettina di san Pietro. L'abate Leone permise loro di fondare un nuovo borgo, denominato Codacchio. La fusione dei profughi di Fiorentino e Dragonara con gli abitanti del casale abbaziale di Terra Maggiore diede vita all'odierna cittadina di Torremaggiore. Quest'ultima denominazione prende spunto, molto probabilmente, da una torre normanno-sveva che tutt'ora costituisce il nucleo più antico del Castello Ducale.

Per diversi secoli, la cittadina fu feudo dei signori di Sangro, principi di Sansevero e duchi di Torremaggiore. Il devastante terremoto che il 30 luglio 1627 distrusse San Severo, rase quasi completamente al suolo anche Torremaggiore.

Motivo di vanto per il centro pugliese fu la tramvia elettrica che lo collegava con San Severo, prima tranvia del Meridione. Entrò in servizio il 25 agosto 1925, anche se solo due anni dopo fu completato il tratto con lo scalo ferroviario sanseverese. Il tram era costituito di due motrici, due rimorchi e un locomotore, con capolinea presso l'edificio scolastico "San Giovanni Bosco". L'opera completa fu inaugurata il 19 giugno 1927 da Augusto Turati. Il 31 marzo 1962, dopo 35 anni di servizio, fu sostituita da un servizio di autobus. Torremaggiore è inserito nella zona 2 della classificazione sismica dei comuni italiani.

[modifica] Torremaggioresi illustri

[modifica] Gemellaggi

[modifica] Evoluzione demografica

Abitanti censiti


[modifica] Arte e monumenti

Di rilevante interesse storico è il Castello dei duchi di Sangro: ampliato a più riprese intorno a un'originaria torre normanna, si è cristallizzato in forma rinascimentale. È caratterizzato da sei torri, quattro circolari e due quadrate. La solenne sala del trono è circondata da un ricco fregio ad affresco realizzato nel Seicento. Il piano ammezzato (ex Corpo di Guardia) ospita la mostra archeologica dei reperti di Fiorentino. Il castello ducale di Torremaggiore è monumento nazionale

Il Monumento ai caduti, realizzato da Giacomo Negri, fu eretto nel 1923 per commemorare i caduti della prima guerra mondiale. In onore di Giacomo Negri, al Castello Ducale è stato istituito un piccolo museo con esposte alcune tra le sue opere i scultore.

La Chiesa matrice di san Nicola è stata costruita nel XIII secolo dai profughi di Fiorentino e Dragonara che fondarono il Codacchio. Distrutta dal terremoto del 1627, fu ricostruita e riaperta al culto nel 1631. L'armonioso interno, a tre navate (è l' unica chiesa della cittadina ad averne tre), conserva un pregevole coro ligneo, un'ancona intagliata del XVII secolo con al centro il simulacro di san Nicola, tele di varie epoche e pietre funerarie.

La Chiesa di Santa Maria della Strada è la seconda parrocchia storica. Eretta nella prima metà del XVI secolo, è arcipretura dal 1593. L'interno, a navata unica, ha due cappelloni laterali, quello della Riconciliazione e quello del Sacramento. Nel tempio si venera il simulacro di San Sabino di Canosa, patrono principale della città, e si conserva una fonte battesimale in pietra del 1604.

Il Santuario di Maria SS. della Fontana trae origine da una antica cappella rurale con annessa fontana pubblica, edificate intorno al 1000 dai benedettini di San Pietro. Originariamente dedicata alla Madonna dell'Arco, fu ristrutturata nel XVI secolo dal duca Gian Francesco di Sangro e successivamente, a spese dei fedeli, nel 1830 e 1894, assumendo l'aspetto attuale, neoromanico, col rifacimento del 1916-1917 firmato da Ettore Lanzinger. Altre opere restauratrici furono eseguiti negli anni Settanta. All'interno si custodisce un affresco, probabilmente cinquecentesco, raffigurante la Madonna coi santi Francesco d'Assisi e Antonio di Padova, nonché il simulacro della Vergine, del 1897. La chiesa della Fontana è sede parrocchiale dal 1944. Sulla piazza prospiciente il santuario, si erge il Monumento alla Madonna della Fontana inaugurato il 16 aprile 1990 dal cardinale Josef Tomko. I festeggiamenti in onore di Maria S.S. della Fontana si tengono la settimana seguente la Pasqua e rappresentano per Torremaggiore occasione di richiamo per i turisti locali, per la grande sfarzosità della festa.

Dinanzi all'odierno santuario sorgeva la Fontana monumentale, costruita dai benedettini per sopperire alle necessità idriche del monastero di san Pietro e del casale Terrae Maioris. La fontana raccoglieva le acque sorgive provenienti dal piano comunale che, grazie ad un acquedotto sotterraneo dotato di spiracoli, trovavano sbocco proprio dinanzi a santa Maria dell'Arco, quasi a voler affidare l'elemento idrico a protezione della Vergine. È questo il periodo in cui l'antica cappella fu intitolata a santa Maria della Fontana. Ristrutturata dal feudatario Giovan Francesco di Sangro nel 1582, divenne proprietà comunale nel 1808. La fontana aveva due vasche: la prima, coperta da una volta a crociera alta m. 4,50, lunga 5 e larga 2,50; la seconda, contigua e scoperta, lunga m. 10,50 e larga 2,20. A causa di profonde lesioni della volta e degli alti costi di manutenzione, il Comune fece demolire la fontana nel 1906. Questo provocò infiltrazioni di acqua sia nei sotterranei delle abitazioni circostanti sia nelle fondamenta della chiesa stessa, che ne resero pericolante la struttura, successivamente consolidata.

La Chiesa di Sant'Anna (o del Rosario) fu eretta nel 1701 dal principe Paolo di Sangro quale sepolcreto di famiglia. Donata da Raimondo di Sangro alla confraternita del Rosario nel 1756, fu danneggiata da un incendio nel 1926 e restaurata dall'artista concittadino Vittorio Rotelli. Gli ultimi restauri risalgono al 1998. L'unica piccola navata, conclusa da uno scenografico presbiterio sopraelevato, custodisce i simulacri della Vergine del Rosario e del Cristo morto, quest'ultimo recato in processione il Venerdì Santo. Dietro all'altare è conservato il cristo distrutto nell'incendio, ancora intatto, ma carbonizzato. Da segnalare la cripta sepolcrale.

Un'antica cartolina: a sinistra il castello ducale
Un'antica cartolina: a sinistra il castello ducale

La Chiesa della Madonna Addolorata (o del Carmine) è stata edificata nel 1730 su un terreno donato da Raimondo di Sangro. Era affidata ai Carmelitani, che alloggiavano nel convento adiacente, qui trasferitisi dalla località Carmine Vecchio. Nel 1836 la chiesa fu ceduta alla Confraternita della Morte. La facciata, barocca, è adornata da quattro statue allegoriche, rappresentanti le tre virtù teologali e una cardinale. L'unica navata custodisce il simulacro della Madonna Addolorata, patrona della città, e un affresco del XVI secolo raffigurante la Vergine del Carmelo, ritrovato in località Pagliara Vecchia, oltre ai disegni del pittore locale Aurelio Saragnese.

La chiesa di san Sabino e il relativo pozzo, dedicati al santo patrono della città, hanno lasciato il posto a due opere pubbliche: la Casa della Divina Provvidenza, inaugurata nel 1962, e un edificio scolastico edificato nel 1974.

Via sant'Antonio abate (una delle più antiche di Torremaggiore) prende il nome dalla chiesa omonima, demolita (ne resta solo l'arco del portale). L'edificio, eretto dai profughi fiorentinesi nel XIV secolo, dopo cinque secoli divenne pericolante e fu sconsacrato. Vi officiava la confraternita omonima. Possedeva un altare e una statua del santo, opere rinascimentali in legno indorato.

La Chiesa della Madonna di Loreto (o del Rito) fu edificata nel XVI secolo da immigrati albanesi. Distrutta dal sisma del 1627, fu ricostruita nel 1711 a spese della famiglia Manuppelli; il campanile è del 1939. All'interno si venera un'icona bizantina della Vergine Odigitria ("che indica il cammino"), opera di Giovanni Tommaso Passeri, realizzata su commissione della famiglia Tosches nel 1571. Il paliotto dell'altare maggiore è un bassorilievo tardoromanico raffigurante l'Annunciazione, forse proveniente da Fiorentino. Questa chiesa fu visitata da san Giuseppe Moscati.

La Chiesa di Santa Maria degli Angeli è annessa all'ex convento dei Cappuccini. Edificata nel 1628, all'interno conserva una grande tela raffigurante la Madonna col Bambino tra angeli e santi, opera del 1636.

La Chiesa delle Sante Croci (o di san Matteo) fu costruita nel XVIII secolo. Riedificata tra il 1832 e il 1838, era preceduta da una teoria di 14 cappellette con croci, realizzate dal 1833 su invito di sant'Alfonso Maria de' Liguori, che visitò Torremaggiore durante una missione evangelizzatrice. Le cappellette furono successivamente abbattute. Nel 1943 la chiesa fu affidata ai frati minori, che costruirono il vicino convento del Sacro Cuore.

La chiesa di Gesù Divino Lavoratore è sede della quarta parrocchia torremaggiorese. Fondata in località Torrevecchia ed eretta canonicamente nel 1977, è situata in prossimità del luogo dove sorgeva l'antica abbazia di san Pietro, come ricorda una lapide apposta sul campanile nel 1998. La facciata marmorea della chiesa, aperta al culto il 7 giugno 1980, è stata realizzata nel 1985; notevole è il mosaico di Filippo Pirro (raffigurante Gesù) che decora la lunetta del portale. L'interno è decorato da diciotto pannelli policromi raffigurante l'Ultima cena, i quattro evangelisti e l'agnello mistico.

La Chiesa dello Spirito Santo è stata consacrata il 7 giugno 2003; l'ampia aula liturgica ospita notevoli opere dell'artista Ernesto Lamagna. È inoltre parrocchia annessa a quella di S. Nicola.

[modifica] Dialetto Torremaggiorese

Il dialetto torremaggiorese ha molte caratteristiche simili del dialetto foggiano, di quello napoletano, e di quello barese. La grande presenza della schwa, lo fa sembrare un dialetto di suono chiuso e veloce. Forse prima era così, ma oggi con la presenza dei media e di persone che provengono da paesi vicini, si è un po' addolcita la sua pronuncia, non perdendo il suono chiuso accentato (o meglio, il suono gutturale che "tutti" conoscono). Il dialetto torremaggiorese si differenzia un po' dal dialetto foggiano per i suoi suoni. Per esempio, di seguito verranno mostrati alcuni detti foggiani (presenti anche a Torremaggiore) con la variante dialettale torremaggiorese: (una piccola nota per chi non è del posto: la å è il suono gutturale accentato) - Ståke nu bagnë d'acquë (Sto in un bagno di acqua): lo si dice quando si è molto bagnati per il troppo sudore = Stenghë 'nda nu bbagnë d'acquë. - N'agghjë fattë a 'timp a dicë: "Crìstë, ajutëmë" (Non ho fatto in tempo a dire: "Cristo aiutami): si dice quando un fatto è avvenuto in maniera improvvisa e imprevedibile) = N'hè fattë a 'ttembë a 'ddicë: "Gésë-Cristë, 'jutëmë" - Quannë 'u diavëlë t'accarezzë vôlë l'anëmë (Quando il diavolo ti accarezza vuole l'anima): si dice di quella persona che si mostra benevola verso un'altra persona per poi ottenere una risposta favorevole ad una richiesta = Quandë u 'ddiavëlë të 'ccarèzzë vo' l'anëmë.

Questi sono alcuni esempi di diversità dal dialetto foggiano.

Non va inoltre tralasciato l'influsso del sostrato "apulo" che nel dialetto torremaggiorese è particolarmente evidente se confrontato anche con parlate di località vicine, che risentono invece di un sostrato "dauno".

Nel secondo esempio riportato più sopra, si può vedere come il verbo avere coniugato al passato prossimo suoni "agghjë" a Foggia mentre a Torremggiore suoni "hè" (in questo caso l'acca è muta).

Nel primo caso la forma dauna ricalca l'arcaico "aggio", mentre nel secondo la stessa forma denota un'erosione completa dei suoni consonantici. Questo sarà forse dato da una pronuncia modificata di "aggio", prima in "agghjë", poi forse modificata in "ajjë" e con un francesismo forse in "è" (dal suono ai=e in francese).

Queste non sono tutte le differenze, per esempio, se prendessimo in considerazione queste frasi:

- (Foggiano) Zë l'adda pglià - (in torremaggiorese si dice) Cë l'a pgghjà (Il suono "Zë" si è modificato in "Cë" e "pglià" in "pgghjà" il che denota, forse, solo una differenza di pronuncia).


Nel dialetto torremaggiorese, il verbo "avere" viene coniugato in tre modi diversi in base al suo significato che prende nella frase. Le tre forme sono: ji(io) tenghë (nel senso di avere, possedere), ji jajjë (nel senso di avere, ricevere, ottenere; ora quasi in disuso, viene talvolta usato il verbo prendere o forme dialettizzate dei verbi a cui si vuole riferire), e la terza forma, è quella usata solamente nelle forme composte del verbo avere: ji hè + verbo al participio passato, questa forma presa da sola significherebbe dovere, ma seguita dal participio passato funge da componente del composto del verbo avere.

Nel dialetto torremaggiorese, esiste ancora la forma del vocativo per chiamare persone... Es.: Papà = Pa! - Mamma = Ma! - Nonno/a = Nonò! - E poi ci sarebbero nomi di persona che è molto lungo elencarli tutti, (ne faccio solo alcuni esempi, quelli più comuni a Torremaggiore);

- per Giuseppe si ha: Giusè (con vocale aperta finale), - per Matteo si ha: Matté (con vocale chiusa finale), - per Antonio si ha: 'Ndò (con vocale aperta finale), - per Nicola si ha: Nëcò (con vocale finale chiusa), - per Michele si ha: Mëké (con vocale chiusa finale).

Per i nomi di persona esiste anche un'altra forma che la si usa quando non lo si chiama, che chiameremo accusativo cioè un'altra forma che verrà usata in tutti gli altri casi escludendo quindi il vocativo: (i nomi di prima, quindi, si trasformano in): Giusèpp, Mattéjë, 'Ndònjë, Nëcòlë e, per finire, Mëkélë.

Questi che seguono sono alcuni esempi del dialetto Torremaggiorese con la forma italiana che precede:

- pianta: 'a kiàndë; - l'albero: l'arvë; - la nebbia: 'a nègghijë; - mangiare: magnà; - dormire: 'ddurmì; - uscire: 'scì; - piovere: kiòvë (la o è chiusa); - morire: 'mmurì (magnà, 'ddurmì, e 'mmurì in dialetto sono verbi riflessivi); - carota: 'a pastunåkë (ora in disuso per via della parola quasi "arcaica", sostituita ora con: 'a caròtë con la o accentata di suono chiuso); - melanzana: 'a mulagnånë; - arancia: 'u portajallë (ora in disuso e sostituito da: 'a rangë/l'arangë; - essere: jèssë; - entrare: trascì; - bere: vévë (con la prima "e" chiusa); - scegliere (fra tanti): capà; - entrare (entrarci, in italiano molto comune nella forma negativa "non c'entra) capè (vocale aperta finale); - capire: capì; - (altre in aggiornamento).


La coniugazione dei verbi essere e avere:
Modo indicativo
Presente
Essere                                  + Ståtë (essere stato = jèssë ståtë)
   
Jì            so
Tu            si
Jìss/Jèss     jè
Nu            Sim (la i è lunga e chiusa)
Vu            Sit (la i è lunga e chiusa)
Lorë          So(nnë) (la forma Lorë sonnë è prettamente usata dagli anziani)
       
Passato
          
Jì            Jévë (con la prima e chiusa)
Tu            Jìvë (con la i lunga e chiusa)
Jìss/Jèss     Jévë (con la prima e chiusa)
Nu            Jèmmë (prima e aperta)
Vu            Jèvt 
Lorë          Jèvn (Lorë: la o è chiusa)
       
Futuro (inesistente) si fanno precedere parole come domani e poi si coniuga al presente. 
Es.: Domani andrò al mare: Dumånë vajë a u (opp. ò) mårë.
       
Congiuntivo (inesistente) si coniuga tutto come fosse presente indicativo tranne alcuni casi.
       
Condizionale: molto usato nelle frasi col "Se", nelle frasi del "forse"  
       
Jì        fussë
Tu        fussë
Jiss/Jess fussë
Nu        fùssëmë
Vu        fùssëvë
Lorë      fussërë
       
        
Modo indicativo
Presente                           Participio passato                      Forma composte
Avere                              + (a)vùtë (u chiusa)                        si ha:
       
Jì            tenghë/jajjë                                                   hè 
Tu            ti/jà                                                          ha 
Jìss/Jèss     te/jà                                                          ha 
Nu            tënìm/avìm (in tutti e due i casi la "i" è lunga e chiusa)     ìmë (i chiusa)
Vu            tënìt/avìt (la i è lunga e chiusa)                             ìtë (i chiusa)  
Lorë          tènnë/jànnë                                                    hannë   
       
Passato
          
Jì            tënévë/avévë (con la prima e chiusa nella seconda forma)       évë (i chiusa)
Tu            tënìvë/avìvë (con la i lunga e chiusa)                         ivë
Jìss/Jèss     tënévë/avévë (con la prima e chiusa)                           évë
Nu            tënèmmë/avèmmë (prima e aperta)                                emmë
Vu            tënèvt/avèvt                                                   evt
Lorë          tënèvn/avèvn                                                   evn
       
Futuro (inesistente) 
       
Congiuntivo (inesistente) si coniuga tutto come fosse presente indicativo tranne alcuni casi.
       
Condizionale: molto usato nelle frasi col "Se", nelle frasi del "forse"  
                                                                                   Forme composte
       
Jì        tënèssë/avèssë                                                        fussë
Tu        tënìssë/avìssë                                                        fussë   
Jiss/Jess tënèssë/avèssë                                                        fussë    
Nu        tënèssëmë/avèssëmë                                                    fùssëmë 
Vu        tënèssëvë/avèssëvë                                                    fùssëvë
Lorë      tënèssërë/avèssërë                                                    fussërë

Come l'italiano, il dialetto Torremaggiorese ha 3 desinenze (-are, -ere, -ire). La seconda si divide in accentata e non accentata (tonica e atonica). Del primo gruppo fanno parte: Avère, Tenère, ecc..; del secondo fanno parte: Essere, Tèndere, ecc... In dialetto si ha più o meno la stessa suddivisione tranne per quei verbi che in italiano finiscono in: -arre, -orre, -urre. Come sottrarre, porre, trarre, condurre, tradurre, che in dialetto finiscono in "sottràere", "ponére", "tràere", "condùcere", "tradùcere" e vengono coniugati nel loro caso. Il verbo dire viene coniugato quasi nella forma latina, "dicere" come d'altronde viene coniugato anche il verbo fare (ma non del tutto) "facere".

Molte parole che gli anziani dicono con piccoli errori, ora quegli errori non vengono più fatti e se permangono sono solo nell'ambito agricolo. Le parole che vengono dal mondo agricolo, sono tutt'ora piene di impronta arcaica. Anche piccole credenze, forse pagane, provengono da lì.

[modifica] Amministrazione comunale

Sindaco: Alcide Di Pumpo (centrodestra) dal 19/04/2005
Centralino del comune: 0882 391111
Email del comune: segretario@comune.torremaggiore.fg.it

[modifica] Collegamenti esterni


Strumenti personali