Centro Cristiano Democratico

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Centro Cristiano Democratico
Leader Pier Ferdinando Casini
Stato Italia Italia
Fondazione 18 gennaio 1994
Dissoluzione 6 dicembre 2002
Ideologia Cristianesimo democratico.
Collocazione Centro / Centro-destra
Coalizione Polo delle Libertà/Buon Governo (1994)
Polo per le Libertà (1996)
Casa delle Libertà (2001)
Seggi massimi Camera
27 / 630
(massimo raggiunto nel 1994)
Seggi massimi Senato
15 / 315
(massimo raggiunto nel 1996)
Seggi massimi Europarlamento
3 / 87
(massimo raggiunto nel 1994)

Il Centro Cristiano Democratico (CCD) era un partito politico italiano, fondato la mattina del 18 gennaio 1994 da esponenti moderati della Democrazia Cristiana come Pier Ferdinando Casini, che ne sarà il segretario, Clemente Mastella, presidente, e Francesco D'Onofrio, che rifiutarono di aderire al nuovo Partito Popolare Italiano, fondato nel pomeriggio dello stesso giorno.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Elezioni politiche del 1994: il Polo al governo[modifica | modifica sorgente]

Da lì a poco il CCD si schiera con il Polo di centrodestra: nel 1994 partecipa alle elezioni politiche nell'ambito delle coalizioni del Polo delle Libertà al nord e del Polo del Buon Governo al sud. Il simbolo del CCD compare sulle schede elettorali per la parte maggioritaria della Camera dei deputati accanto a quelli degli altri partiti della coalizione, ma non nella parte proporzionale, in cui i candidati del CCD sono inseriti nelle liste di Forza Italia, cosa che si ripeterà anche alle successive elezioni europee. Con 27 deputati e 12 senatori forma gruppi parlamentari autonomi e vota la fiducia al Governo Berlusconi I, nel quale sono ministri Mastella e D'Onofrio. Il governo però cadrà dopo pochi mesi a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega Nord.

Agli inizi del 1995 si costituisce un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, al quale il CCD nega l'appoggio. Alle elezioni regionali del 1995 il CCD decide di presentare liste autonome all'interno della coalizione di centrodestra. Il risultato è confortante: il partito ottiene consiglieri in quasi tutte le regioni a statuto ordinario con una media nazionale di oltre il 4%, che al sud arriva a sfiorare e talvolta superare il 10%. Nel frattempo è entrato a fare parte del centrodestra anche un movimento originatosi da una scissione del PPI e che assumerà la denominazione di Cristiani Democratici Uniti. In ragione del comune passato democristiano, i due partiti intensificheranno sempre di più i loro rapporti, qualificandosi come le due componenti centriste della coalizione.

Politiche del 1996: si stringono i rapporti con il CDU[modifica | modifica sorgente]

Si svolgono le elezioni politiche del 1996: il CCD costituisce, insieme a Forza Italia, AN e CDU la coalizione del Polo per le Libertà, ponendo delle pregiudiziali su temi come droga e aborto quando Berlusconi decide di scendere a patti con Marco Pannella e i Radicali per l'appoggio al governo in caso di vittoria. Per superare più agevolmente lo sbarramento del 4%, CCD e CDU presentano liste comuni nella quota proporzionale della Camera, prendendo il 5,8% dei voti. La formazione ottiene 30 deputati (19 del CCD e 11 del CDU) e 25 senatori (15 del CCD e 10 del CDU).

Il Polo perde le elezioni, viene costituito il governo dell'Ulivo con a capo Romano Prodi: il CCD, insieme agli altri partiti del centrodestra, è all'opposizione e costituisce un gruppo parlamentare unico col CDU. Più tardi, nel febbraio del 1997, si creano alcune tensioni fra le due componenti centriste[1][2]. Alla Camera, i nove deputati del CDU divorziano dal CCD e aderiscono al gruppo parlamentare misto[3].

La rottura fra Casini e Mastella[modifica | modifica sorgente]

Un anno dopo, a febbraio del 1998, è momento di scissioni nel CCD: Mastella abbandona il partito e fonda i Cristiani Democratici per la Repubblica che poi aderiscono, con il CDU di Buttiglione, alla nuova formazione politica proposta da Francesco Cossiga, l'Unione Democratica per la Repubblica. Casini e il grosso del partito, contrari al contenitore UDR, rimangono al loro posto ribadendo la loro alleanza con Forza Italia e il Polo di centrodestra.

Intanto, cade il Governo Prodi I e il timone passa nelle mani di Massimo D'Alema che riceve la fiducia dal Parlamento, anche con l'appoggio dell'UDR. Casini denuncia i traditori, suoi ex colleghi di partito passati con l'UDR: Questo governo nasce con la rappresentanza di un milione di nostri elettori.

Il quadro si ricompone: CCD nel Polo, Mastella nell'Ulivo[modifica | modifica sorgente]

Mastella, divenuto ormai leader dell'UDR, esautorando di fatto Cossiga, per le elezioni europee del 1999 cambia il nome del partito in UDEUR e si pone saldamente all'interno della coalizione di centro-sinistra. Buttiglione ritira però il suo appoggio e presenta una lista autonoma del CDU. Il 13 giugno 1999 il CCD raccoglie circa 800.000 voti a livello nazionale e si presenta con il 2,6%, superando il rinato CDU (2,1%) e la nuova formazione mastelliana (1,6%) e riconfermandosi forte soprattutto al sud e nelle isole, anche se in misura minore che in passato.

Successivamente il CDU delibera di togliere l'appoggio al Governo D'Alema II e torna in seno all'alleanza di centro-destra, appoggiando i suoi candidati alle elezioni regionali del 2000, ma senza riuscire a ripresentare liste comuni col CCD, che si attesta intorno al 3,4%. Entrambi i movimenti comunque partecipano alla vittoria del Polo in 8 regioni su 15.

Ad agosto Andreotti propone di formare una grande coalizione di centro, che vada dal PPI a Forza Italia, e il CCD è sostenitore di questo progetto, che poi verrà ostacolato da AN e dalla Lega, gli altri alleati di Berlusconi.

Politiche del 2001: nascono le liste del Biancofiore[modifica | modifica sorgente]

Il CCD lavora dunque al rilancio della coalizione e partecipa alla fondazione (insieme a Forza Italia, AN, CDU, Lega Nord, Nuovo PSI e PRI) della Casa delle Libertà, che trionferà alle elezioni politiche del 13 maggio 2001 eleggendo Silvio Berlusconi presidente del Consiglio. A queste elezioni il CCD presenta liste comuni (per la Camera, nella quota proporzionale) con il CDU, le cosiddette liste del Biancofiore, che ottengono un risultato inferiore alle aspettative e non superano lo sbarramento del 4%.

Pier Ferdinando Casini è eletto Presidente della Camera dei deputati, carica che mantiene per tutta la durata della legislatura, e si costituisce il governo Berlusconi II, in cui entra anche Carlo Giovanardi come ministro per i Rapporti col Parlamento.

La guida del partito viene assunta da Marco Follini.

La nascita dell'UDC[modifica | modifica sorgente]

La storia del CCD termina il 6 dicembre 2002, quando le forze moderate del centrodestra (CCD, CDU e Democrazia Europea che prima non aveva aderito al Polo) decidono di fondare l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC), nuovo partito della politica italiana che mantiene la sua collocazione nella CdL, parte integrante dell'allora maggioranza che ha governato il Paese fino al 2006 (vedi Governo Berlusconi III). Il primo segretario politico dell'UDC è lo stesso Follini.

Struttura[modifica | modifica sorgente]

Segretari nazionali[modifica | modifica sorgente]

Presidenti[modifica | modifica sorgente]

Congressi Nazionali[modifica | modifica sorgente]

  • I Congresso Nazionale - Roma, 10-12 marzo 1995
  • II Congresso Nazionale - Fiuggi (FR), 21-23 gennaio 2000

Risultati elettorali[modifica | modifica sorgente]

Voti % Seggi
Politiche 1994 Camera in Forza Italia - 27
Senato in PdL e PBG - 12
Europee 1994 in Forza Italia - 3
Politiche 1996 (lista CCD-CDU) Camera 2.189.563 5,8 21
Senato nel PpL - 15
Europee 1999 805.320 2,6 2
Politiche 2001 (lista CCD-CDU) Camera 1.194.040 3,2 41[4]
Senato nella CdL - 29[4]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Grandi manovre tra i partiti dell'area moderata
  2. ^ Fabris ed esponenti del CDU veneto passano al CCD
  3. ^ Stefano Bastianoni era nel frattempo passato alla Lista Dini - Rinnovamento Italiano e Mauro Fabris aderì al CCD
  4. ^ a b inclusi i parlamentari del CDU