Cristianesimo democratico

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Il cristianesimo democratico è un termine che, in senso lato, può riferirsi all'impegno politico democratico da parte dei cristiani e, in un senso più ristretto e di più comune uso, si riferisce ad un movimento e ad un'ideologia politica dai tratti molto variegati.

L'espressione democrazia cristiana, nata in ambiente cattolico ed europeo, con la sua diffusione mondiale ha finito per rappresentare movimenti politici con connotazioni valoriali spesso diverse. A livello internazionale negli anni settanta del Novecento è stata istituita l'Internazionale Democratico Cristiana (IDC), che, in origine, raccoglieva partiti democristiani propriamente detti. Con il tempo l'IDC ha raccolto anche partiti conservatori, liberal-conservatori e centristi, spesso privi di particolari riferimenti religiosi, tanto che agli inizi del XXI secolo è stata ribattezzata Internazionale Democratica Centrista.

In Italia il termine popolarismo viene spesso utilizzato come sinonimo di "cristianesimo democratico".

Ideologia[modifica | modifica wikitesto]

Le politiche e le priorità dei partiti democristiani spesso differiscono da un Paese all'altro, ma, in ogni caso, è possibile rintracciare una serie di caratteristiche che accomunano la maggior parte di questi.

Secondo la definizione di Geoffrey K. Roberts e Patricia Hogwood "dal punto di vista ideologico, il cristianesimo democratico ha incorporato molte delle idee sostenute dai liberali, dai conservatori e dai socialisti, all'interno di una più vasta cornice di principi morali e cristiani"[1]. I due studiosi britannici descrivono i fondamenti del cristianesimo democratico, mettendoli a confronto con il liberalismo, il socialismo (del quale la socialdemocrazia è l'evoluzione in senso moderato) e il conservatorismo. Si può così affermare che il cristianesimo democratico:

  • Rispetto al liberalismo, condivide l'enfasi per i diritti umani e l'iniziativa individuale, mentre si differenzia da esso per il rifiuto del laicismo (ma non della laicità) e per l'enfasi data dal fatto che l'individuo è parte di una comunità e ha dei doveri nei suoi confronti. Il cristianesimo democratico è dunque sostenitore di un individualismo moderato, che trova limiti non solo all'incontro con la libertà altrui, ma anche con la stessa società.
  • Rispetto al conservatorismo, ne condivide i valori morali (in temi come la famiglia e il diritto alla vita), l'idea "progressiva" dei cambiamenti sociali (senza cioè strappi rivoluzionari), l'enfasi per l'ordine ed il rispetto della legge, il rifiuto del comunismo. Dall'altro lato esso è più aperto al cambiamento che alla difesa dello status quo sociale. Non manca poi nel cristianesimo democratico una maggiore caratterizzazione in senso religioso (anche se non necessariamente confessionale).
  • Rispetto al socialismo, condivide una forte enfasi sulla solidarietà sociale, la volontà di limitare l'"egoismo liberista", il rifiuto del fascismo. A differenza del socialismo, sostiene l'economia di mercato e, rispetto al socialismo rivoluzionario, rifiuta la violenza come mezzo per raggiungere il cambiamento.

I cristiani democratici sono, in genere, conservatori sotto il profilo dei costumi e dell'etica tradizionale e, dunque, in gran parte sono contrari all'aborto e all'unione omosessuale, anche se in alcuni casi (le correnti democristiane dell'UDF in Francia) ne hanno spesso accettato o perfino promosso la legalizzazione, seppure con certi limiti. I partiti democristiani si ergono spesso a difensori dell'eredità cristiana, legandola all'identità e unità nazionale, anziché adottare una posizione più equidistante dalle singole fedi, come è tipico del liberalismo, della socialdemocrazia e del conservatorismo aconfessionale.

Il cristianesimo democratico considera l'economia al servizio dell'umanità, ciò non toglie che la quasi totalità dei partiti democristiani non mettano in discussione il capitalismo in sé e per sé, anche se ne possono criticare alcuni elementi, come del resto fanno anche i liberali (critici del monopolio) e, ovviamente, le sinistre più o meno radicali. In campo economico i democristiani sostengono il modello dell'economia sociale di mercato.

Negli ultimi anni molti partiti democristiani europei hanno abbracciato politiche liberiste, mentre si sono moderati sul piano culturale e morale. Emblematica è l'evoluzione dell'Unione Cristiano Democratica tedesca, che ha accentuato le spinte liberali in economia, a differenza dell'Unione Cristiano Sociale bavarese, rimasta più legata alla sua tradizione cristiano-sociale (nel senso tedesco del termine).

Non mancano correnti democristiane di sinistra, come il cristianesimo sociale, mentre le correnti che hanno assunto i caratteri di socialismo cristiano (il Movimento Socialista Cristiano, componente del Partito Laburista britannico, il Partito dei Lavoratori brasiliano, la Lega Internazionale dei Socialisti Religiosi, affiliata all'Internazionale Socialista) sono da ritenersi parte integrante della storia del socialismo e della socialdemocrazia, che nei Paesi protestanti, non è vista necessariamente come un movimento politico laicista. Sono, ad esempio, rilevanti i legami della SPD con la Chiesa Luterana, tanto che i membri di tale chiesa contribuirono a rifondare la SPD in Germania Est nel 1989.

Il cristianesimo democratico nel mondo[modifica | modifica wikitesto]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Le origini di questo movimento vanno ricercate nei gruppi cattolici, di laici e di ecclesiastici, che in diversi Paesi, dalla metà dell'Ottocento, si dedicarono all'organizzazione dei ceti popolari in nome della solidarietà cristiana, spesso facendo riferimento alle esperienze corporativistiche del periodo medievale. Possono essere citate figure come monsignor von Kettler, vescovo e poi deputato, in Germania, Potter in Belgio, monsignor Manning in Gran Bretagna, Frédéric Ozanam (poi beato) e La Tour du Pin in Francia. Un primo tentativo di coordinamento sovranazionale di questo movimento, che restava molto variegato, anche perché l'impegno politico non da tutti era visto come prevalente, venne dall'Unione di Friburgo (1885), cui presero parte anche rappresentanti italiani, tra cui Giuseppe Toniolo.

A seguito dell'enciclica Rerum Novarum (1891) di papa Leone XIII, i cattolici, fino a quel momento poco coinvolti nella vita politica degli stati liberali, cominciano ad organizzarsi per contenere, da un lato, le posizioni liberali anticlericali, dall'altro, quelle socialiste e comuniste. Il mondo cattolico subito dopo la pubblicazione dell'enciclica papale, almeno fino alla prima guerra mondiale (1914-1918), si divise in due correnti: una intellettual-caritativa o paternalistica, l'altra propriamente democristiana. Mentre in Italia pesava la cosiddetta questione romana che aveva portato il papa ad impedire ai cattolici di candidarsi e votare alle elezioni politici, all'estero tale problema non si pose mai; esempio ne è proprio, in Germania, von Kettler, che oltre ad essere vescovo fu anche deputato per il Zentrum, partito cattolico, anche se non propriamente democristiano. Ben diversa l'esperienza dell'Action française, in Francia, che, assunte posizioni scioviniste, nazionaliste e ultraconservatrici, attirò le critiche di parte della gerarchia cattolica, fino all'aperta condanna da parte del papa Pio XI. Con Papa Pio XII, l'Action française venne rivalutata in chiave anticomunista, ma rappresentò sempre la soluzione nazional-conservatrice all'impegno dei cattolici in politica, ben distante dalle posizioni di moderazione e di internazionalismo, tipiche del pensiero democristiano.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, in Europa il movimento democristiano comincia a diffondersi molto più rapidamente in Belgio, Francia, Olanda e Germania, prevalendo sulla componente intellettualistica. In Austria, Svizzera, Ungheria il movimento assumerà posizioni più socio-conservatrici. I cattolici cioè, pur rivendicando il loro ruolo nella vita politica statale, assunsero posizioni da conservatorismo compassionevole, attenti cioè a mantenere intatti i rapporti tra le classi sociali, ma eliminando le forme più gravi di povertà e sfruttamento sul lavoro.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Nei vari Stati europei, i democristiani hanno dato vita a partiti politici denominati in modo diverso che per tutto il XX secolo si sono collocati su posizioni moderate, tanto di centro-sinistra, quanto di centro-destra. Questo ha portato in molti Stati ad assimilare il cristianesimo democratico con il centro dello schieramento politico. In Germania, ad esempio, il primo partito cattolico prese il nome Zentrum ("centro"). In Italia, invece, dopo la DC di Romolo Murri, nacque nel 1919 il Partito Popolare Italiano, ad opera di Luigi Sturzo, sacerdote. Sturzo, pur inserendo il proprio partito nell'alveo del cristianesimo democratico, non volle, nel nome del partito, inserire il termine "cristiano", per ribadire l'aconfessionalità dello stesso.

Nel ventennio 1925-1945 i vari partiti cristiano democratici europei si trovarono a dover contrastare l'avvento in Germania e Italia delle dittature nazi-fasciste, e le occupazioni da parte delle stesse in Austria, Francia, Belgio, Olanda, Lussemburgo, Cecoslovacchia, Polonia. Da qui l'impegno nelle lotte partigiane, al fianco di liberali, monarchici, socialdemocratici e comunisti, per assicurare all'Europa governi realmente democratici. La vittoria nella seconda guerra mondiale dell'alleanza anglo-americana vide l'affermarsi nelle successive consultazioni elettorali, un po' in tutta Europa, i partiti democristiani: la Democrazia Cristiana in Italia, l'Unione Democratica Cristiana (CDU) in Germania, il Movimento Repubblicano Popolare (MPR) in Francia, il Partito Popolare (OVP) in Austria, il Partito Cristiano-sociale (PSC) in Belgio.

Per gran parte del XX secolo, i partiti democristiani si sono caratterizzati per l'avversione ai regimi social-comunisti dell'Europa orientale. Da qui, le cosiddette scelte "europeista" ed "atlantica". La prima ha visto la nascita delle Comunità europee, poi Unione Europea. La seconda, si è realizzata con la NATO, patto di difesa militare con Canada e Stati Uniti d'America, in chiave anti-sovietica.

I partiti democristiani si sono, dalla seconda metà del Novecento, diffusi anche in Paesi a maggioranza protestante e ortodossa, basti pensare all'Appello Cristiano Democratico olandese, al Partito Popolare Cristiano norvegese, al Partito Democratico Cristiano Africano sudafricano, ai democristiani bulgari e rumeni. In alcune di questi Paesi il cristianesimo democratico ha assunto connotati diversi da quello "cattolico", infatti "democristiani" è divenuto sinonimo di "conservatori". In altre, soprattutto dell'Europa orientale, la lentezza dell'affermazione di questi partiti è stata dovuta, da un lato, ai periodi di dittatura comunista, dall'altro, dall'accezione meno confessionale dei rapporti tra Stato e Chiesa.

In America Latina, il movimento democristiano è forte in Messico, Nicaragua, Costa Rica, Venezuela e Perù, dove i partiti hanno in taluni casi fatto parte di coalizioni di centro-destra e in altri di centro-sinistra. In Paesi come la Colombia, il Brasile e l'Argentina (così come in molti Paesi a maggioranza protestante, dove il panorama politico si è prima diviso tra "conservatori" e "liberali", poi tra "conservatori" e "socialdemocratici") non sono mai nati partiti democristiani di un certo rilievo e i democristiani (in prevalenza cattolici) si sono posizionati nei vari partiti esistenti a seconda se erano personalmente più di destra o di sinistra, creando correnti all'interno di questi e senza dare vita a partiti autonomi. In Cile il Partito Democratico Cristiano del Cile è schierato assieme ad una coalizione composta da socialdemocratici e liberali sociali, combinando idee tradizionali del centro cattolico assieme all'ala sinistra del movimento democristiano.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Oggi il movimento cristiano democratico non ha più una matrice unitaria. La caduta dei regimi comunisti o di estrema destra, l'affermazione del sistema democratico in Europa e nelle Americhe ha fatto sì che i "democristiani" perdessero la loro caratteristica di diversità rispetto ai liberali (rispetto delle libertà fondamentali, prima di tutto quella religiosa, coniugandole con l'attenzione alle istanze sociali) e ai conservatori (vedere tradizione e ispirazione religiosa come motivi di progresso e non di immobilismo).[senza fonte]

In Europa, dove spesso i democristiani hanno preso i caratteri tipici dei conservatori di fine XX secolo (tra i quali la maggiore laicità e il sostegno convinto del mercato e del liberalismo economico) e dove la collaborazione tra democristiani e conservatori si è rinsaldata nel Partito Popolare Europeo (PPE), è sempre più difficile distinguere tra "democristiani" e "conservatori". I due termini sono spesso divenuti sinonimi, in Spagna come in Germania.

Del resto lo stesso PPE è divenuto un contenitore più ampio, nel quale trovano posto i tradizionali partiti democristiani, i partiti conservatori dei Paesi scandinavi, partiti con forti correnti liberali (come Forza Italia, il PSD portoghese, l'UMP francese e la PO polacca) o socialdemocratiche (la stessa Forza Italia, il Fine Gael irlandese e il PD rumeno, nato come partito socialdemocratico), partiti centristi di diversa ispirazione dell'Est europeo e perfino il Partito per la Giustizia e lo Sviluppo turco.

Il cristianesimo democratico in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Movimento cattolico in Italia.

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

In Italia, a differenza ad esempio di Francia e Belgio, il movimento democratico cristiano ebbe difficoltà ad affermarsi, a causa della questione romana, lo scontro tra Stato e Chiesa, frutto dell'annessione dello Stato Pontificio al Regno d'Italia. Agli inizi, infatti il movimento democristiano italiano poggiò sui cosiddetti intransigenti, coloro che mal sopportavano lo stato liberale a causa del suo accesso anticlericalismo. Questa opposizione qualificò, però, i cattolici italiani sul piano sociale, spingendoli cioè, per contenere il movimento operaista e socialista, ed evidenziare le mancanze liberali in campo sociale.

Il movimento cattolico in Italia, del resto, sul finire dell'Ottocento si strutturò nell'Opera dei congressi e comitati cattolici, che aveva tra i suoi scopi di radunare il variegato mondo cattolico italiano e sostenere l'azione popolare cristiana o democrazia cristiana. Va precisato quale significato assumevano i termini "democrazia"-"democratico" sul finire dell'Ottocento secondo il pensiero cattolico. All'interno dell'Opera dei Congressi, la corrente che si autodefiniva "democratica" era quella più vicina alle istanze del modernismo[2]. La maggioranza dei cattolici appartenenti all'Opera, invece, si autodefinivano, più che democristiani, clerico-moderati, poiché al netto del favore al modello monarchico (anche se non a quello sabaudo), non vedevano conciliabili il Cristianesimo e la democrazia[3].

In Italia, più che negli altri Paesi europei il mondo cattolico si divise nelle due correnti intellettual-paternalistica e democratico-cristiana. La prima, sostenuta dall'Unione Cattolica per gli Studi sociali (1894), tra i cui massimi esponenti vi era Giuseppe Toniolo, riteneva che l'impegno cattolico dovesse esprimersi soprattutto in campo sociale, moltiplicando le opere di assistenza e di carità, ed in campo culturale, per contenere la diffusione degli errori liberali e socialisti. I secondi, invece, propugnavano una scelta dalle forti connotazioni politiche, cominciando a porre le basi dell'autonomia del laicato cattolico dalla gerarchia ecclesiastica in campo politico e statale[4].

Nell'Italia di fine Ottocento, la crisi economica, che si era particolarmente manifestata nel mondo agrario, aveva sconvolto l'assetto sociale nelle campagne, rendendo evidenti, agli occhi dei cattolici i limiti di uno sviluppo maturato in condizioni di liberismo economico. In reazione al modello economico dominante, emerse all'estremo opposto il Massimalismo della sinistra socialista. I cattolici italiani elaborarono un proprio modello di convivenza economica e sociale fondato su una cultura d'ispirazione cristiana.

Il terreno ideologico su cui il cattolicesimo poteva ricavare uno spazio sociale autonomo di ampie dimensioni si basava su due cardini: "solidarietà" e "conciliazione sociale", che erano esattamente ciò che mancava nelle ideologie liberale e socialista. Nel 1888 fu elaborato il Programma dei cattolici contro il socialismo (reso pubblico nel 1894). Tale documento sosteneva l'idea di conciliazione tra le classi e proponeva l'adozione di misure concrete, tra cui una serie di provvedimenti capaci di mantenere in vita il tessuto di piccoli produttori indipendenti e di attenuare la durezza del capitalismo industriale. Proprio la piccola proprietà contadina, ed i settori della classe media insidiati dalle concentrazioni industriali, costituirono dunque fin dalla nascita la base sociale del movimento cristiano-democratico in Italia. Nel 1891 un autorevole appoggio alla diffusione del pensiero sociale cattolico giunse dallo stesso pontefice Leone XIII con l'enciclica Rerum Novarum, la quale portava come sottotitolo la significativa dizione Sulla condizione degli operai. L'enciclica conteneva un esplicito incoraggiamento all'impegno sociale dei credenti e all'associazionismo operaio.

Sulla base del Programma dei cattolici contro il socialismo, nel 1897 i cattolici italiani elaborarono il concetto di democrazia cristiana, intesa come "quell'ordinamento civile nel quale tutte le forze sociali, giuridiche ed economiche, nella pienezza del loro sviluppo gerarchico, cooperano proporzionalmente al bene comune, rifluendo quest'ultimo risultato a vantaggio delle classi inferiori"[5].

Eredi dei cattolici liberali di metà Ottocento, tra i quali è spesso annoverato lo stesso Alessandro Manzoni, i cristiano-democratici si impegnarono per ridurre il potere statale ed assicurare maggiore spazio ai cosiddetti "enti intermedi": famiglia, associazioni, enti locali. A questo si accompagnò lo sforzo di chi, sensibile alle tematiche sociali, s'impegnò nella costruzione delle "Leghe bianche", associazioni di contadini, operai e artigiani con decise finalità mutualistiche e solidaristiche. Anche il rapporto con lo Stato italiano comincia a cambiare, basti pensare all'idea propugnata da don Davide Albertario, all'assemblea lombarda dell'Opera nel 1896, di preparazione nell'astensione, cioè di prepararsi a superare il non expedit, il divieto di votare e di essere eletti impartito dal papa ai cattolici italiani.

Il termine democrazia cristiana compare per la prima volta a opera di Romolo Murri, sacerdote e deputato, che fondò un partito politico con tale nome, anche se lo stesso ebbe vita breve, perché visto troppo accondiscendente verso le forze socialiste. L'Opera, infatti, ben presto si divise tra giovani propriamente democristiani (Romolo Murri, Davide Albertario, Filippo Meda) e gli adulti che, sostenuti da Leone XIII, propugnavano la tesi intellettual – caritativa. Toniolo cercò di mediare tra le due parti, ma non vi riuscì, al punto che la Santa Sede decise, nel 1904, lo scioglimento dell'Opera, preoccupata che attraverso di essa anche la nascente Azione Cattolica si spostasse su posizioni democristiane.

XX secolo[modifica | modifica wikitesto]

Il Partito Popolare[modifica | modifica wikitesto]

Lo scudo crociato, simbolo storico del cristianesimo democratico italiano, utilizzato dal PPI, dalla DC, dal CDU e dall'UDC.

In Italia il cristianesimo democratico venne agli inizi del nuovo secolo declinato nell'accezione "popolare". Il popolarismo è una dottrina politica enunciata da don Luigi Sturzo come un'alternativa tra il socialismo e il liberalismo e, successivamente, in aperta opposizione al fascismo. Ebbe un accento fortemente democratico e liberale. I "Popolari" erano favorevoli al libero mercato, anti-burocratici ed anti-statalisti, ma molto attenti alle questioni sociali e sensibili alle tematiche etiche care al mondo cattolico.

Il popolarismo fu l'ideologia alla base del Partito Popolare Italiano nel 1919 e, dopo la seconda guerra mondiale, contribuì alla fondazione della Democrazia Cristiana e alla diffusione del cristianesimo democratico. A questa ideologia si ispirano, ancora oggi, partiti appartenenti al Partito Popolare Europeo (PPE) ed al Partito Democratico Europeo (PDE).

Va sottolineato come negli altri Paesi europei l'espressione "popolarismo" non trova radici nel pensiero sturziano e ha quindi un diverso significato. In Spagna, ad esempio, il Partido Popular è un partito democristiano, ma di origine nazional-conservatrice e si colloca nel centro-destra dello schieramento politico. In Portogallo il Partido Popular è un partito di destra, comparabile ad Alleanza Nazionale. Più simile all'accezione italiana è quella del Partito Popolare Austriaco (OVP), anche se quest'ultimo è sì un partito moderato, legato al mondo rurale, ma più conservatore del PPI sturziano.

La Democrazia Cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1942 al 1993, il cristianesimo democratico, in Italia, è coinciso con il pensiero e l'operato del maggiore partito politico nazionale: la Democrazia Cristiana (DC). La peculiarità, però, della situazione italiana rese la DC un partito non di soli "democristiani", tanto che si può affermare esservi una differenza tra i "democristiani" come appartenenti ad un partito ed i "democristiani" come appartenenti ad una cultura politica, il che è foriero di confusioni.

L'Italia, infatti, almeno fino ai primi anni ottanta, si trovò ad avere all'interno del proprio panorama politico il più grande partito comunista del mondo occidentale, il Partito Comunista Italiano (PCI). La difficoltà, inoltre, del Partito Socialista Italiano (PSI), almeno fino ai primi anni settanta, di marcare un'effettiva lontananza dal pensiero marxista e dal PCI rese difficile la creazione di quell'alternanza al governo del Paese che avrebbe spinto molti cattolici, come negli altri Paesi europei, a scegliere tra un partito di centro-destra ed uno socialdemocratico. La seria possibilità che i Comunisti giungessero al governo, anche se in un'alleanza con i Socialisti ed i Socialdemocratici, rese nei fatti ingessata la politica italiana fin dalla nascita della Repubblica.

La DC, infatti, raccolse tutti gli anti-comunisti italiani, molti dei quali (i moderato-conservatori) non erano portatori dei valori "democristiani". Non mancò, del resto, nella DC anche una componente di sinistra molto forte, i cui esponenti spesso guidarono il partito. Tale componente, spesso influenzata dalle forti lotte sindacali degli anni sessanta e settanta, assunse atteggiamenti poco affini alle posizione "liberali", almeno in campo economico, proprie del pensiero cristiano-democratico. Questa "anomalia italiana", questo "grande centro onnicomprensivo", anche se unito dalla comune ispirazione religiosa e dalla fede democratica, verrà meno solo negli anni novanta, quando la fine dei regimi comunisti dell'Est europeo, il venir meno del PCI e Tangentopoli non resero più necessario un partito centrista che rappresentasse l'unità politica dei cattolici e intorno a cui gravitasse la vita politica del Paese.

La fine dell'unità politica dei cattolici[modifica | modifica wikitesto]

Dopo la fine della Democrazia Cristiana (DC), i democristiani italiani si divisero in vari partiti politici. Il Partito Popolare Italiano (PPI), erede diretto della DC, sotto la guida di Mino Martinazzoli, cercò di mantenere viva la tradizione centrista dello "scudo crociato", escludendo alleanze sia con il centro-destra (Polo delle Libertà e Polo del Buon Governo) che con la sinistra (Alleanza dei Progressisti). Il Centro Cristiano Democratico (CCD) di Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella, invece, pur confermando la scelta centrista, si alleò con Forza Italia (FI) nei Poli di centro-destra.

Il PPI nel 1995 si spaccò sulla proposta di aderire al Polo delle Libertà. Il nuovo segretario Rocco Buttiglione, che aveva proposto tale alleanza, diede vita, insieme a Roberto Formigoni, i Cristiani Democratici Uniti (CDU), che scelsero il centro-destra e portarono in dote lo "scudo crociato". Molti esponenti moderati, liberali e conservatori della DC avevano, nel frattempo, aderito a Forza Italia (es.: Giuseppe Pisanu e Enrico La Loggia) o ad Alleanza Nazionale (AN) (es.: Publio Fiori e Gustavo Selva), mentre una esigua parte della sinistra DC scelse il movimento dei Cristiano Sociali (confluiti assieme al PDS nei Democratici di Sinistra, DS, nel 1998) o La Rete di Leoluca Orlando, piccoli movimenti alleati con la sinistra già nelle elezioni politiche del 1994. Gli esponenti del PPI che si erano opposti all'ingresso nel Polo delle Libertà diedere vita, sotto la guida di Gerardo Bianco, a i Popolari, che poi mantennero il nome di "Partito Popolare Italiano" e che aderirono alla nascente alleanza di centro-sinistra, L'Ulivo, insieme agli eredi del PCI, il Partito Democratico della Sinistra (PDS).

Nel 1998 alcuni esponenti del CCD, guidati da Mastella, e di Forza Italia, guidati dal liberale Carlo Scognamiglio, e con la partecipazione di Francesco Cossiga, fondarono l'Unione Democratica per la Repubblica (UDR), poi trasformatasi in Unione Democratici per l'Europa (UDEUR). All'UDR, che entrò a far parte del Governo D'Alema I, aderì inizialmente anche il CDU di Buttiglione, provocando la scissione di quella parte del partito, guidata da Formigoni, che voleva rimanere fedele al centro-destra. Nel 1999 il CDU, decimato dalle scissioni, riprese la sua autonomia e ritornò nell'alveo del centro-destra, legandosi a filo stretto con il CCD. Sempre nel 2001 un gruppo di dissidenti del PPI, guidato da Sergio D'Antoni, Giulio Andreotti ed Emilio Colombo, fondò Democrazia Europea (DE), partito di centro al di fuori dei due poli. I seguaci di Formigoni insieme ad altri ex-DC sono andati infine ad ingrossare le file democristiane di Forza Italia, entrata a far parte del Partito Popolare Europeo (PPE) nel 1999.

Situazione attuale[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 nacquero Democrazia è Libertà - La Margherita (DL) e l'Unione dei Democratici Cristiani e di Centro (UDC).

La prima, nata dalla fusione di PPI, I Democratici e Rinnovamento Italiano, ha significato l'unione di ciò che rimaneva della sinistra DC con componenti di diversa estrazione politica. Questo nuovo partito, sebbene sia visto comunemente come uno dei successori della vecchia DC, rappresenta in realtà un progetto nuovo, speculare a quello di Forza Italia (nata con l'obiettivo di unire cattolici e laici di centro-destra), volto alla costruzione di una forza centrista e riformista all'interno della coalizione del centro-sinistra italiano. Sotto la guida di Francesco Rutelli, che pure rivendica la matrice cattolica come uno dei filoni culturali della sua creatura politica, DL ha riferimenti europei molto eterogenei, dal pensiero cristiano-sociale al mondo laico-riformista (liberalismo sociale e socialdemocrazia). A dimostrazione di quanto DL si sia trattata di un'esperienza nuova, va citata la decisione di non aderire al PPE in Europa ma piuttosto di fondare il Partito Democratico Europeo (PDE), nonché il progetto di dare vita a un Partito Democratico (PD) in Italia, sulla scia del Partito Democratico degli Stati Uniti, insieme ai Democratici di Sinistra (DS), eredi della tradizione del Partito Comunista Italiano (PCI).

L'UDC è invece nata dall'unione di CCD, CDU e DE, e guidata da Marco Follini prima e da Lorenzo Cesa poi, e si tratta di un partito neo-democristiano da tutti i punti di vista, rifacendosi sia all'esperienza italiana della DC sia al popolarismo europeo, secondo il modello dell'Unione Cristiano Democratica tedesca. Il nuovo partito ha come simbolo lo "scudo crociato" della DC, portato in dote dal CDU. Nonostante sia stata membro della Casa delle Libertà fin dalla sua fondazione, l'UDC si è caratterizzato come l'alleato più critico all'interno di tale alleanza e si è via via distanziata dalla leadership di Silvio Berlusconi. Sebbene sulle questioni etico-morali ed economico-sociali l'UDC mantenga una linea piuttosto conservatrice, tale partito si presenta come l'apostolo del centrismo in Italia e spesso non nasconde le sintonie con molti esponenti centristi del PD, spesso sulla base delle comuni radici nella Democrazia Cristiana. L'UDC ha dato corso a questa sua "vocazione centrista", allontanandosi dall'alleanza di centro-destra per presentarsi in modo autonomo alle elezioni politiche del 2008.

FI, UDC e DL rappresentano tre diversi esempi di come i cattolici italiani abbiano reagito alla fine dell'unità politica dei cattolici, idea fondamentale che era alla base della DC e che la rendeva un partito pragmatico, difficilmente circoscrivibile dal punto di vista delle ideologie politiche tradizionali. L'Italia oggi rimane un Paese molto cattolico, ma, in modo simile a quanto accade negli Stati Uniti, i credenti (che per molti anni hanno votato più o meno compattamente per la DC), dopo il 1992-1994, hanno cominciato a schierarsi in base alle loro idee politiche:

A seguito del cambiamento politico avvenuto a partire dal 2007 in termini di partiti ed alleanze, oggi le correnti che si rifanno al cristianesimo democratico sono contenute all'interno del Partito Democratico, di Forza Italia, di Fratelli d'Italia - Alleanza Nazionale e dell'Unione di Centro,

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Roberts e Hogwood, European Politics Today, Manchester University Press, 1997
  2. ^ Marco Invernizzi, "Don Romolo Murri, don Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi nella storia del movimento cattolico italiano", Cristianità, n. 237-238 (1995).
  3. ^ Non va però taciuto che anche insigni esponenti liberali avevano visto la democrazia come demagogia, quindi arbitrio del popolo. Non solo: le stesse dottrine social-comuniste, pur predicando il contributo delle masse popolari alla vita dello Stato, non gradivano molto i "processi democratici", poiché tendevano a confondere borghesia e proletariato, allontanando così la tanto agognata rivoluzione.
  4. ^ Tale autonomia sarebbe stata riconosciuta dalla Chiesa solo con il Concilio Vaticano II (1962-1965).
  5. ^ Centro di Cultura e Studi Giuseppe Toniolo

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