Senato della Repubblica

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Senato della Repubblica
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Tipo Bicamerale
Istituito 1871
Operativo dal 1871
Presidente Pietro Grasso (PD)
Vicepresidenti Valeria Fedeli (PD)
Maurizio Gasparri (FI)
Linda Lanzillotta (SC)
Roberto Calderoli (LN)
Gruppi politici Governo

Opposizione

Adesso, tra questi gruppi, vi sono:

Impiegati 841
Sede Roma
Indirizzo Piazza Madama, 11
Sito web www.senato.it

Il Senato della Repubblica (spesso abbreviato semplicemente in Senato), nel sistema politico italiano, è una delle due assemblee legislative o camere che costituiscono il Parlamento italiano, unitamente alla Camera dei deputati.

I due rami del Parlamento si rapportano secondo un sistema bicamerale perfetto, cioè svolgono in pari grado le stesse funzioni, anche se separatamente.

La Costituzione Italiana prevede che il Senato della Repubblica sia eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero. Il numero dei senatori, eletti tra i cittadini italiani che abbiano compiuto i 40 anni d'età, è di 315, sei dei quali eletti nella circoscrizione Estero. Nessuna Regione può avere un numero di senatori inferiore a sette, eccetto il Molise che ne ha due e la Valle d'Aosta uno (art.57). La carica di senatore è elettiva e termina con la fine della legislatura, tuttavia fanno parte del Senato anche alcuni senatori a vita e senatori di diritto e a vita, in numero variabile.

Sede[modifica | modifica sorgente]

Sede del Senato della Repubblica è Palazzo Madama, a Roma, dove si riunisce sin dalla sua nascita (1948). In precedenza la stessa sede ospitava, dal 1871 (poco dopo lo spostamento della capitale del Regno d'Italia a Roma), il Senato del Regno; sedi precedenti del Senato del Regno furono Palazzo Madama a Torino (1861-1865) e la Galleria degli Uffizi, nell'area ove sorgeva il Teatro Mediceo a Firenze (1865-1871).

Sistema di elezione del Senato[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Madama, sede del Senato della Repubblica.
Palazzo Madama nel XVIII secolo

Per l'articolo 57 della Costituzione, il Senato della Repubblica è eletto su base regionale; per l'articolo 58 i senatori sono eletti a suffragio universale e diretto dagli elettori che hanno superato il venticinquesimo (25°) anno di età. Sono eleggibili a senatori gli elettori che hanno compiuto il quarantesimo anno.

Nella sua prima stesura, la Costituzione prevedeva un numero variabile di senatori in base alla popolazione di ciascuna regione; in seguito il numero dei Senatori elettivi venne fissato a 315. Prevedeva inoltre che la durata della legislatura, a differenza della Camera, fosse di sei anni.

I seggi vengono divisi tra le regioni in base alla popolazione corrispondente, prevedendo che alla Valle d'Aosta spetti 1 senatore, al Molise 2, e a ciascuna delle restanti regioni un numero non inferiore a 7. Per la Circoscrizione Estero (nella quale sono iscritti i cittadini residenti all'estero) sono riservati 6 seggi.

La prima legge elettorale del dopoguerra, come per la Camera dei deputati, prevedeva una ripartizione dei seggi entro ciascuna regione in senso proporzionale.

A partire dal 1994 era stato introdotto un nuovo sistema elettorale per la proclamazione dei senatori. È entrato in vigore, con la nuova legge elettorale, il cosiddetto periodo della Seconda Repubblica, che comportava una sostanziale abolizione del sistema proporzionale "puro" in vigore sino a quel momento. 232 senatori venivano eletti con un sistema di tipo maggioritario: in ciascuno dei 232 collegi in cui veniva diviso il territorio italiano, si presentano dei candidati (con delle liste collegate) e viene eletto chi raccoglie il maggior numero di voti. Questo sistema costituisce il fondamento del bipolarismo: generalmente, infatti, nei collegi si presenta un candidato del centrosinistra e uno del centrodestra, in aggiunta ad altri eventuali candidati di partiti minori. I restanti 83 senatori venivano eletti con un sistema di tipo proporzionale; questi seggi, già attribuiti in numero fisso alle 20 regioni italiane, venivano distribuiti tra le liste cui erano collegati i perdenti nei collegi uninominali della regione in proporzione alla somma dei voti di questi ultimi (i voti raccolti dai vincitori dei collegi non venivano conteggiati).

Nel 2005 è stata introdotta una nuova legge elettorale, che prevede una ripartizione proporzionale dei seggi all'interno delle regioni, più un premio per la lista di maggioranza relativa. Le singole liste possono coalizzarsi per raggiungere il cosiddetto premio di maggioranza: alla coalizione che risulti di maggioranza relativa all'interno di ciascuna regione viene attribuito un numero di senatori pari ad almeno il 55% a meno che non le spetti comunque una quota superiore.

Per l'attribuzione dei seggi sono previsti uno sbarramento del 20% dei voti per le coalizioni e uno dell'8% per i partiti non coalizzati (o facenti parte di coalizioni che non raggiungano il 20%). All'interno delle coalizioni i voti sono ripartiti tra le liste aventi raggiunto almeno il 3% dei voti. Tali sbarramenti sono solo teorici, in quanto l'esiguo numero di seggi per ciascuna circoscrizione pone di fatto il limite per l'accesso alla rappresentanza ben più in alto.

Senatori a vita[modifica | modifica sorgente]

Rappresentazione di una seduta del Senato romano: Cicerone denuncia Catilina, affresco del XIX secolo di Cesare Maccari
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi senatore a vita (diritto italiano).
  • Diventano "senatori di diritto e a vita", per il primo comma dell'art. 59 della Costituzione, tutti i presidenti della Repubblica Italiana, una volta terminato il proprio mandato, salvo possibile rinuncia, prevista dallo stesso comma.
  • Il presidente della Repubblica, per il secondo comma dell'articolo medesimo, può individuare e nominare "senatore a vita" personalità che hanno reso lustro alla Nazione per altissimi meriti nei campi sociale, scientifico, artistico e letterario. Queste personalità non possono superare il numero di cinque.

Organi parlamentari[modifica | modifica sorgente]

Presidente del Senato della Repubblica[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Presidente del Senato della Repubblica.

Il Consiglio di presidenza[modifica | modifica sorgente]

Il Consiglio di presidenza costituisce il vertice amministrativo del Senato. È composto dal presidente, che lo presiede, e da:

  • vicepresidenti
  • questori
  • segretari
  • segretario generale (ma senza diritto di voto)

Collegio dei questori[modifica | modifica sorgente]

I tre senatori questori sovrintendono collegialmente al buon andamento dell'Amministrazione, al cerimoniale, al mantenimento dell'ordine, alla sicurezza delle sedi del Senato e al bilancio del Senato, secondo le disposizioni del presidente. Essi compongono altresì il Collegio dei questori.

Gruppi parlamentari[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Composizione del Senato della Repubblica.

I senatori si organizzano in gruppi parlamentari a seconda dello schieramento politico di appartenenza. È previsto un gruppo misto per quei senatori le cui formazioni non raggiungono la consistenza di almeno 14 parlamentari, e i senatori non iscritti ad alcuna componente. Tuttavia il Consiglio di presidenza può autorizzare la costituzione di gruppi con meno di 14 iscritti, purché rappresentino un partito o un movimento organizzato nel paese che abbia presentato, con il medesimo contrassegno, in almeno 15 regioni, proprie liste di candidati alle elezioni per il Senato ed abbia ottenuto eletti in almeno tre regioni, e purché ai gruppi stessi aderiscano almeno 5 senatori (anche se eletti con diversi contrassegni).

Conferenza dei capigruppo[modifica | modifica sorgente]

La Conferenza dei capigruppo è presieduta dal presidente del Senato e costituita dai presidenti dei gruppi parlamentari. Il governo è sempre informato delle riunioni della Conferenza per farvi intervenire un proprio rappresentante.

Assemblea[modifica | modifica sorgente]

L'Assemblea è costituita da tutti i senatori riuniti in seduta a Palazzo Madama, che organizzano il proprio lavoro secondo un calendario costituito da ordini del giorno.

Commissioni e giunte[modifica | modifica sorgente]

Sono organi collegiali, costituite da senatori per attingere informazioni o indagare su indirizzi specifici.

Attualmente (XVII Legislatura) operano le seguenti commissioni permanenti:

le seguenti Giunte:

e i seguenti organismi interni di garanzia:

Commissioni bicamerali[modifica | modifica sorgente]

Le Commissioni bicamerali sono composte collegialmente da senatori e deputati.

Elezione del presidente del Senato[modifica | modifica sorgente]

All'apertura di una nuova legislatura il presidente provvisorio del Senato è il senatore più anziano. In fase di elezione del nuovo presidente i sei senatori più giovani fungono da segretari.

L'elezione del presidente del Senato comporta al massimo quattro scrutini di votazioni a scrutinio segreto da effettuarsi in due giorni differenti.

Nelle prime due votazioni, per essere eletti, è necessario raggiungere il quorum della maggioranza assoluta dei componenti del Senato (315 senatori più quelli a vita). Nello scrutinio seguente, che viene effettuato il giorno successivo le prime due votazioni, è necessario raggiungere la maggioranza dei voti dei presenti conteggiando anche le schede bianche. Nel caso non si sia ancora riusciti a eleggere un presidente si procede alla quarta, ed ultima votazione che consiste in un ballottaggio tra i due candidati che precedentemente hanno ottenuto più voti. Viene eletto chi riceve la maggioranza relativa dei voti; in caso di parità tra i due è eletto il più anziano.

Proposte di riforma del Senato[modifica | modifica sorgente]

L'assetto bicamerale della forma di governo parlamentare in Italia si caratterizza quale bicameralismo cosiddetto "più che perfetto", in quanto entrambi i rami del Parlamento svolgono analoghe funzioni ed esprimono medesima rappresentanza politica. Le proposte di differenziare funzioni e composizione di Camera e Senato in vista di uno snellimento del procedimento legislativo, sono state formulate a partire dagli anni '80 con la Commissione parlamentare per le riforme istituzionali, presieduta dall'onorevole Aldo Bozzi. Al centro dei lavori delle varie commissioni parlamentari bicamerali successive, nel 2006, in seguito all'approvazione della revisione costituzionale a maggioranza assoluta, si è svolto un referendum popolare, come prescrive l'art. 138 della Costituzione. Il referendum sulla cosiddetta devolution che, tra le altre cose, prevedeva la trasformazione della seconda Camera del Parlamento in un Senato federale, è stato respinto.

Il 21 giugno 2007 la Commissione affari costituzionali della Camera, presieduta da Luciano Violante, ha adottato all'unanimità un testo base di riforma costituzionale che disegna un Senato federale eletto in parte a suffragio universale, in parte dai Consigli regionali e in parte dai Consigli delle autonomie locali, mentre il 17 ottobre 2007 la stessa Commissione ha licenziato per l'Aula, senza voti contrari, una proposta di Senato federale simile al Bundesrat austriaco (ad elezione esclusivamente indiretta).

A inizio 2008 è stata allo studio, in sede di comitato dei nove della Commissione, una norma transitoria per rinviare di una legislatura l'elezione indiretta del Senato. Indi è sopraggiunto lo scioglimento anticipato della XV legislatura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ www.senato.it

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]