Palazzo Madama (Roma)

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Coordinate: 41°53′57.04″N 12°28′28.17″E / 41.899179°N 12.474491°E41.899179; 12.474491

Palazzo Madama
Senato della Repubblica
Palazzo Madama - Roma.jpg
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Lazio Coat of Arms.svg Lazio
Località Roma
Indirizzo Piazza Madama, 11
Informazioni
Condizioni In uso
Costruzione XV secolo
Uso Sede del Senato della Repubblica
Realizzazione
Architetto Giuliano da Sangallo
Appaltatore Sinulfo Ottieri
Giovanni de' Medici
Proprietario Stato italiano
 

Palazzo Madama è un edificio di Roma, situato in Corso Rinascimento, a pochi metri da piazza Navona. Attualmente è sede del Senato della Repubblica Italiana.

A palazzo Madama hanno sede l'Aula, alcuni Gruppi parlamentari, gli uffici della Presidenza

del Segretariato generale, e alcuni uffici e servizi strettamente connessi con l'attività parlamentare[1].

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini[modifica | modifica sorgente]

Raffaello, Ritratto di Papa Leone X con i cugini, i cardinali Giulio de' Medici e Luigi de' Rossi, Galleria degli Uffizi

La storia dell'attuale sede del Senato inizia sul finire del Quattrocento, sotto il pontificato di Sisto IV. Il terreno in cui sorge palazzo Madama era appartenuto per quasi cinque secoli ai monaci benedettini dell'abbazia di Farfa. [senza fonte] Questi ultimi, nel 1478, lo cedettero al monarca francese che, a sua volta, donò al suo tesoriere nonché vescovo di Chiusi, Sinulfo Ottieri di Castell'Ottieri, parte del terreno compreso fra la torre dei Crescenzi e le Terme di Alessandro, sul quale venne fondato il nucleo originario del palazzo che originariamente avrebbe dovuto ospitare i pellegrini francesi in visita a Roma. [senza fonte]

Il nucleo cinquecentesco ed il cenacolo rinascimentale[modifica | modifica sorgente]

Il palazzo entrò in possesso della famiglia Medici quando il cardinale Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo il Magnifico e futuro papa Leone X, che prima vi abitava in affitto, lo acquistò a rate nel 1505[2], commissionando un importante restauro a Giuliano da Sangallo[3]. Dopo averlo venduto a causa di pressanti debiti alla cognata Alfonsina Orsini, ne rientrò in possesso nel 1519 alla morte di quest'ultima che glielo lasciò in eredità[2]. Dopo la cacciata della famiglia Medici da Firenze Giovanni, ormai diventato Leone X ne fece la sede romana dell'influente famiglia, e con il trasferimento di quello che era rimasto della sua biblioteca il palazzo divenne anche uno dei centri di irradiamento della cultura umanistica. Alla morte di Leone X, nel 1521, palazzo Madama venne assegnato a suo cugino Giulio de' Medici, che vi aveva lungamente abitato prima di diventare papa con il nome di Clemente VII.[senza fonte] Vi soggiornò spesso Caterina de' Medici, futura regina di Francia e illustre protagonista della scena politica europea del ventennio successivo alla morte del marito Enrico II, avvenuta nel 1559. [senza fonte]

Il palazzo deve il suo nome a Madama Margherita d'Austria, figlia naturale di Carlo V e moglie del duca Alessandro dei Medici che, rimasta vedova di questo nel 1537, sposò in seconde nozze Ottavio Farnese e soggiornò a lungo nel palazzo: fu allora che esso assunse il nome che ancor oggi conserva. Ad essa si fa risalire l'apposizione, nel soffitto a cassettoni della sala detta "dello struzzo", di uno scudo che vede il consueto stemma nobiliare mediceo sormontato da uno struzzo, nel quale si sarebbe dovuto leggere il gioco di parole tra le parole "Autriche" (Austria) e "autruche" (struzzo): simbolo del passaggio del palazzo (e del casato) dalla sfera d'influenza francese a quella ispano-austriaca[4]. [senza fonte]

Ancora ai primi del Seicento, comunque, vi risiedette - in ragione della sua parentela con il casato reale francese dei Borbone - il cardinale Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria.

La sistemazione seicentesca e la fine della destinazione signorile[modifica | modifica sorgente]

Nel Seicento vennero effettuati ulteriori lavori di ristrutturazione: una facciata barocca, progettata da Paolo Maruscelli e ultimata nel 1642, prese il posto del precedente frontone asimmetrico. Su di essa sono visibili oltre cento forme leonine[5] (compresa la pelle del leone di Nemea scolpita sul portale d'ingresso, che richiama il mito erculeo e trova corrispondenza con il volto di Onfale le cui trecce cingono una finestra: si tratta della mitica progenitrice di Tirreno, a cui i Medici facevano risalire la loro genealogia). L'interno, sotto la direzione del toscano Romano Monanni, si arricchì di soffitti decorati e di fregi.

Nonostante l'ampliamento e l'abbellimento i Medici non abitarono più il palazzo fino al 1725 quando vi prese dimora Violante Beatrice di Baviera, cognata del Granduca Gian Gastone, che vi risiedette fino alla morte. Palazzo Madama godette quindi di un nuovo periodo di splendore come teatro di balli e feste e in quanto sede dell'Arcadia e dell'Accademia dei Quirini. [senza fonte]

Nell'immaginario popolare la storia delle due donne (vissute nel torno di due secoli) i cui soprannomi sono valsi a designare il palazzo Madama si intreccia e confonde, ma la confusione rischia di accentuarsi se si considera la questione in prospettiva diacronica, quando ne emerge addirittura una terza. Infatti il Senato del Regno d'Italia, prima del palazzo romano, era stato ospitato a Torino nel palazzo che porta anch'esso il nome di Madama; ciò ha fatto talora credere all'esistenza di un'unica 'Madama' per le due città. Si tratta in realtà di distinte figure, che incarnano epoche e realtà profondamente diverse: da un lato, la prima Madama di Roma era Margherita d'Austria, che riporta alla memoria il Rinascimento cinquecentesco, l'influenza dei Medici e i legami di quella famiglia col papato e l'impero; dall'altro, la Madama di Torino era Maria Cristina di Borbone-Francia, che incarna il periodo in cui, circa un secolo dopo, il ducato di Savoia visse una fase di stretta soggezione alla Francia. [senza fonte] La terza Madama, infine, è ancora più tarda, trattandosi di un tipico personaggio settecentesco.

Palazzo Madama nel XVIII secolo

Nel 1737, alla morte di Gian Gastone, il Granducato di Toscana, e con esso anche Palazzo Madama passò dai Medici ai Lorena. [senza fonte]

L'utilizzo pontificio[modifica | modifica sorgente]

Nel 1755 il palazzo fu acquistato da papa Benedetto XIV (il cui stemma campeggia ancora sull'ingresso principale) e divenne così un palazzo pubblico dello Stato Pontificio. Il palazzo fu interessato da importanti interventi di ristrutturazione: fu aperto un secondo cortile e fu sistemata piazza Madama, ad opera di Luigi Hostini. Negli anni successivi vi furono installati, fra l'altro, gli uffici del tribunale e la sede della polizia. Da tale ultima destinazione del palazzo trae origine il termine dialettale "la madama", usato ancora oggi (specialmente a Roma) per definire le forze dell'ordine.[senza fonte] Fu forse per questo utilizzo amministrativo - più che per un ritorno alla pur persistente vocazione francofila (il palazzo restava nell'insula di San Luigi dei Francesi, nucleo del suolo posseduto originariamente dagli abati di Farfa) - che Palazzo Madama ospitò l'ufficio centrale della Repubblica Romana del 1798-99[senza fonte]. Nel 1849 Pio IX vi trasferì il Ministero delle Finanze e del Debito Pubblico (senza escluderne la direzione del Lotto: l'estrazione dei numeri aveva luogo sulla loggia esterna), nonché le Poste Pontificie. In quell'occasione vennero intrapresi diversi lavori di restauro e, nel febbraio del 1853, si tenne la cerimonia di inaugurazione dei nuovi uffici.[senza fonte]

La sede dei senatori[modifica | modifica sorgente]

La storia dello Stato della Chiesa volgeva ormai al termine e di lì a poco meno di un ventennio il Palazzo avrebbe ospitato il Senato del Regno d'Italia: la decisione assunta nel febbraio del 1871 fu resa operativa a poco più di un anno dalla breccia di Porta Pia (il Senato del Regno si riunì per la prima volta il 28 novembre 1871) dopo ampi lavori di adattamento che ricavarono l'Aula nello spazio del cortile delle poste pontificie, su progetto dell'ingegner Luigi Gabet. Tra l'Ottocento e il primo ventennio del Novecento la piccola chiesa di San Salvatore in Thermis, risalente al VI secolo, che si ergeva nella strada alla sinistra del palazzo, fu prima chiusa, espropriata ed in seguito rasa al suolo per ragioni di sicurezza: la polizia riteneva che fosse possibile servirsene per compiere un eventuale attentato ai danni del Senato[6]. Alcuni degli affreschi in essa contenuti furono incorporati nel palazzo, che alla fine del XIX secolo si arricchì anche di altri contenuti artistici come nel caso della sala affrescata da Cesare Maccari.

I rifacimenti novecenteschi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Madama e gli edifici nelle adiacenze subirono ulteriori interventi di ristrutturazione e adattamento nel corso del primo trentennio del secolo XX. Segnatamente, Palazzo Madama fu oggetto di una trasformazione radicale, che comportò, tra l'altro, l'ammodernamento dell'emiciclo, il rifacimento integrale dei prospetti su via del Salvatore e via della Dogana Vecchia, nonché la realizzazione di un corpo di collegamento con l'adiacente Palazzo Carpegna. Quest'ultimo, di proprietà del Senato, fu interamente ricostruito in posizione avanzata rispetto all'originaria posizione. [7]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Madama è caratterizzato da una pianta non regolare, somigliante ad un pentagono con i lati comunque molto diversi per lunghezza.

L'ingresso principale, presso corso Rinascimento conduce al Cortile d'Onore, di forma rettangolare con al centro una statua in bronzo di Emilio Greco, intitolata Grande figura accoccolata del 1971[8]. Il pavimento odierno, in marmo, ha sostituito l'originale in travertino mentre le sei colonne che costituiscono il portico, sono risalenti alla struttura originaria dei tempi di Leone X. Alla sinistra del portico si innalza la Scala San Luigi dei Francesi, sovrastata da un soffitto in legno dorato del XVI secolo recante lo stemma dei Medici e una raffigurazione di divinità marine. Il soffitto è stato collocato sopra la scala nel 1931. La scala porta al primo piano dove sono presenti vari ambienti:

  • L'anticamera della Balaustra
  • La Sala Maccari
  • La Buvette
  • La Sala Italia
  • La Sala del Risorgimento
  • La Sala dello Struzzo
  • La Sala della Firma
  • La Sala Marconi
  • La Sala dei Postergali
  • La Sala Cavour
  • La Sala Pannini
  • L'Aula

L'Aula[modifica | modifica sorgente]

L'aula è una saletta molto più piccola di quanto appaia in TV - è tappezzata in rosso (mentre in precedenza era azzurra per varie motivazioni, tutte ricollegate ai colori del vessillo di casa Savoia). Dietro la postazione del Presidente del Senato vi sono due iscrizioni, su due targhe rettangolari: una cita la forma di governo oggi vigente in Italia, cioè la Repubblica; l'altra è invece molto più antica e reca le parole con cui Vittorio Emanuele II commemorò l'unità d'Italia. Il soffitto a cupoletta è tappezzato con un panno dipinto, detto il Velario, che contiene i medaglioni con le effigi di quattro giurisperiti, delle quattro virtù civiche e delle quattro capitali dei regni preunitari.

La Sala Maccari[modifica | modifica sorgente]

L'allegoria dell'Italia affrescata da C. Maccari (1882-90) sul soffitto di una sala del Palazzo del Senato a Roma
Catilina nell'affresco di Cesare Maccari

La sala prende il nome da Cesare Maccari, che la decorò dopo aver vinto un concorso bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1880. Le decorazioni interessano il soffitto nella forma di quattro figure allegoriche che circondano il motivo centrale raffigurante una personificazione dell'Italia trionfante. I quattro medaglioni rappresentano nello specifico il commercio e l'agricoltura (l'Industria), le Armi, le Scienze e le Arti. Le allegorie sono raffigurate sotto forma di fanciulli e fanciulle nudi.

Il fregio che raccorda le pareti con il soffitto è percorso da due frasi di Machiavelli e Guicciardini.

Nelle pareti sono rappresentati invece cinque celebri episodi del Senato di Roma antica. Il primo affresco a destra subito l'ingresso, rappresenta Appio Claudio che viene condotto in Senato per esortare i romani a non accettare le condizioni di pace offerte da Cinea, l'ambasciatore di Pirro. È colta con amore l'espressione di peso e di stanchezza augusta e severa del vecchio Appio; la figura dell'ambasciatore si nota in grazia della giustezza e della nobiltà dell'atteggiamento. I due quadri più piccoli, sulla parete di fronte all'ingresso, separati da un finestrone rappresentano l'uno il senatore Papirio Gallo impassibile davanti ai Celti che invadono Roma, e l'altro il tentativo di corruzione dei Sanniti ai danni di Curio Dentato affinché convinca i romani alla pace. Il terzo affresco rappresenta il Senato di Roma nel momento in cui Cicerone, indignato, con le braccia stese verso Catilina, prorompe nel celebre Quousque tandem. Catilina, abbandonato da tutti, seduto nel suo stallo al primo piano del quadro, china la testa e stringe convulsamente la gamba destra con le mani.[9]. L'ultimo affresco rappresenta Attilio Regolo sul punto di consigliare al Senato di Roma la resistenza contro Cartagine, che l'ha mandato, dietro promessa di ritorno, proponitore e persuasore di pace alla sua patria. Il Senato ascolta, la folla ammira, la famiglia di Regolo lo scongiura di rompere la fede data e non tornare a Cartagine, il cielo è d'un azzurro smagliante, che s'incurva verso il tramonto, sullo sfondo dei palazzi di Roma circonfusi dalla luce morente del sole.

La Buvette[modifica | modifica sorgente]

La buvette di Palazzo Madama è un'ampia sala caratterizzata da una volta decorata con fregi e figurine in stucco chiaro del 1931. Su una parete dell'ambiente è posto un arazzo mediceo del secolo XVI, proveniente dagli Uffizi di Firenze. Di fronte figura il bancone del bar che reca una piccola statua che funge da fontanella di Vincenzo Gemito. Le altre due pareti sono arricchite da due nature morte di Luciano Ventrone: La Pausa (2002) e Il ritorno di Ulisse (2002)[10].

La Sala Italia[modifica | modifica sorgente]

È un ampio salone adibito a funzioni di rappresentanza, creato all'inizio degli anni trenta dalla demolizione di una parete divisoria e fornito di un soffitto a cassettoni in stile moderno.

Nella parte del fregio seicentesco che dà verso la Buvette, predominano figure di putti e leoni, nell'altra invece sono presenti figure femminili. La sala è arricchita da sei affreschi di carattere storico.

Nell'agosto del 2003 nella sala era stata collocata la statua in legno Italia di Giuliano Vangi alta 2,35 metri e rappresenta una figura femminile, con treccine e occhi in avorio; essa fu spostata in palazzo Giustiniani. Dello stesso anno è il paesaggio marino di Piero Guccione Il nero e l'azzurro situato su una delle pareti corte della sala[11].

La Sala dello Struzzo[modifica | modifica sorgente]

Si differenzia dalle altre per non avere il solito fregio mediceo, sostituito, nel soffitto in legno dorato a cassettoni da uno struzzo. Probabilmente è stato scelto in onore di Margherita d'Austria, per il gioco di parole in francese "Autriche" (Austria) e "autruche" (struzzo). C'è anche la possibilità che questo animale sia stato scelto come simbolo araldico di velocità e di precedenza, ovvero di fermezza e di forza. È comunque certo che lo struzzo sia stato scelto da un personaggio della famiglia medicea che non ricopriva cariche religiose vista la corona che sormonta la testa dell'animale[12].

Nelle pareti sono affisse due vedute di Roma di Mauro Reggio, una del teatro di Marcello, l'altra le chiese gemelle di Piazza del Popolo. Sono presenti anche un dipinto del pittore novecentesco Corrado Cagli raffigurante l'Etna in eruzione e un arazzo seicentesco raffigurante una donna con bambino.

Curiosità[modifica | modifica sorgente]

Il cinegiornale Settimana INCOM dedicò a palazzo Madama ed alla vita dei suoi organi, appena ricostituiti come Senato della Repubblica, un documentario intitolato Vita pubblica e privata di Palazzo Madama, che ne illustrava ambienti ed attività nella prima legislatura repubblicana[13].

Nel 2001 il critico d'arte Vittorio Sgarbi, che era da poco diventato Sottosegretario ai Beni Culturali, visitando tutti gli ambienti di Palazzo Madama per conto del Presidente del Senato Marcello Pera ha scoperto due dipinti falsi[14].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Sito del Senato della Repubblica
  2. ^ a b Claudio Rendina, Le meraviglie di Palazzo Madama che fu casa di duchesse e cardinali, la Repubblica, 26 settembre 2004
  3. ^ Il progetto, in realtà, era assai più ampio, e doveva rivaleggiare con il modello degli edifici imperiali del Palatino e di Costantinopoli saldandosi con il catino del "circo agonale" (l'odierna piazza Navona) per dominarlo ed incorporarlo in una grande scenografia (sul modello di quello che sarebbe stato il colonnato berniniano di san Pietro), ma, in queste gigantesche dimensioni, il progetto non fu mai attuato. (Joseph Connors, L'età barocca. Piazza Navona, giochi greci, geroglifici egiziani e potere papale, conferenza del 6 settembre 2008 tenuta a Roma in piazza del Campidoglio e scaricabile in formato mp3 sul sito della casa editrice Laterza)
  4. ^ Trattandosi della figlia naturale di Carlo V, prima che con la sua morte i due tronconi del casato l'Asburgo si dividessero, ambedue le discendenze rivendicano questo legame: lo dimostra l'allocuzione tenuta il 29 settembre 1998 dinanzi al Senato della Repubblica italiana, nell'Aula di palazzo Madama, dal re di Spagna Juan Carlos I di Borbone, che ricordò tra l'altro l'antico legame del suo casato col palazzo che li ospitava.
  5. ^ contate da Joseph Connors, e da lui ricondotte al simbolo del pontificato mediceo di Leone X. L'età barocca. Piazza Navona, giochi greci, geroglifici egiziani e potere papale, conferenza del 6 settembre 2008 tenuta a Roma in piazza del Campidoglio e scaricabile in formato mp3 sul sito della casa editrice Laterza
  6. ^ Descrizione del Cortile d'Onore sul sito del Senato della Repubblica
  7. ^ Alberto Racheli: Restauro a Roma 1870 - 2000 - Marsilio 2000, pagg. 114-115.
  8. ^ Foto e dati sulla statua sul sito dello scultore
  9. ^ Per G. A. Cesareo, I freschi di Cesare Maccari al Senato, in Lettere e Arti, periodico diretto da Enrico Pansacchi, annata 1889, fasc. 1, l'ambiente ricorda “un po' ne' particolari alcuni quadri del Géróme, segnatamente La morte di Cesare”, ma “il pittore ha saputo popolarlo di figure originali per carattere, efficaci per atteggiamento. È senza dubbio maraviglioso il partito che il Maccari ha saputo ricavare da codeste figure irose o disperate o beffarde, attente o infastidite, solitarie o raggruppate, in atto di commiserazione o di minaccia, a seconda della passione dominante nell'animo. (…) Cicerone è a punto per l'animata verità della sembianza, dove al fine si scopre la fiamma d'una collera troppo lungamente rattenuta; per la potente espressione di tutte le membra rivolte, con la parola, contro il congiurato, a schiacciarlo, la parte migliore di questo fresco; che rimarrà senza dubbio fra i più belli della pittura contemporanea”.
  10. ^ Descrizione della Buvette sul sito del Senato della Repubblica
  11. ^ Descrizione della Sala Italia sul sito del Senato della Repubblica
  12. ^ Descrizione della Sala dello Struzzo sul sito del Senato della Repubblica
  13. ^ Percorsi tematici - Mediateca Roma
  14. ^ Sgarbi visita Palazzo Madama e scopre due patacche d'autore, la Repubblica, 15 giugno 2001

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]