Ordine di Santo Stefano papa e martire

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando l'ordine della corona ungherese, vedi Ordine reale di Santo Stefano d'Ungheria.
Ordine di Santo Stefano papa e martire
Cr Stefanus Paus en Martelaar aan lint.jpg
Le insegne dell'Ordine
Bandiera del granducato di Toscana (1562-1737 ).png State flag simple of the Grand Duchy of Tuscany.svg
Granducato di Toscana
Tipologia Ordine religioso-cavalleresco
Status concesso come ordine dinastico
Capo Sigismondo d'Asburgo-Lorena
Istituzione Firenze, 1561
Primo capo Cosimo I de' Medici
Gradi balì di gran croce, cavaliere di gran croce
commendatore
cavaliere
Precedenza
Ordine più alto -
Ordine più basso Ordine di San Giuseppe
TOSC Order of Santo Stefano BAR.svg
Nastro dell'ordine

L'Ordine di Santo Stefano papa e martire è un ordine religioso cavalleresco di fondazione pontificia (Bolla His quae del 1º febbraio 1562 di Pio IV), con doppia personalità giuridica, cioè canonica (attualmente Associazione pubblica di fedeli di fondazione pontificia) e civile. È di collazione della casa granducale di Toscana, così come l'Ordine di San Giuseppe e l'Ordine del merito civile.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Marina del Granducato di Toscana.

Dopo vari tentativi di Cosimo de' Medici duca di Firenze e di Siena (come feudatario imperiale), fu solo con l'ascesa al soglio papale di papa Pio IV, favorevole alla casa dei Medici, che poté essere fondato l'Ordine di Santo Stefano papa e martire, consacrato sotto la regola benedettina, in memoria della vittoria riportata sui francesi del maresciallo Strozzi del 2 agosto 1554 contro Siena, festa di santo Stefano papa e martire, per altri dal giorno della vittoria di Cosimo nella battaglia di Montemurlo (1º agosto 1537). Fu lo stesso papa Pio IV che con la solenne bolla His quae del 1º febbraio 1562 ne decretò la costituzione ("perpetuo erigimus ac instituimus") e ne approvò lo Statuto ("statuimus ac ordinamus"), dando il gran magistero ("ufficio ecclesiastico") "in affidamento" ("perpetuo constituimus et deputamus") a Cosimo de' Medici duca di Firenze e poi Granduca di Toscana e ai suoi successori, cosicché l'Ordine fu definito una quasi religio. Il primo gran maestro fu quindi Cosimo e poi i suoi successori, i granduchi di Toscana prima di casa Medici e poi di casa Asburgo-Lorena (il passaggio del Gran Magistero ai Lorena fu confermato da papa Benedetto XIV con il breve "Praeclara Militiae" dell'8 giugno 1748).

La prima sede dell'Ordine fu Portoferraio nell'isola d'Elba, poi Pisa in via definitiva. La piazza dei Cavalieri prende il nome proprio da quest'ordine, così come la chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri. Le insegne dell'ordine sono la croce rossa a otto punte bordata d'oro in campo bianco, accantonata da gigli d'oro. I suoi cavalieri erano "nobili, militari, cavalieri di giustizia, serventi e fratelli d'armi" e per essere ammessi dovevano dimostrare quattro gradi di nobiltà paterna e materna.

Il successo dell'ordine fu notevole e si estese anche fuori dai confini della Toscana, tra gli altri stati italiani ed esteri, lasciando una eccellente fama. La sua missione era di liberare il Mediterraneo dai pirati musulmani e i cristiani dalla schiavitù ottomana.

Le campagne militari[modifica | modifica sorgente]

Le campagne militari possono essere riassunte in tre fasi:

  1. la prima (anni verso il 1570) vide l'Ordine schierato a fianco della Spagna contro gli Ottomani, con la difesa di Malta (1565), la battaglia di Lepanto (1571) partecipandovi con dodici galee e la presa di Bona in Algeria;
  2. la seconda, dopo il riconoscimento delle qualità aggressive dell'Ordine, contro turchi e barbareschi lungo le coste del Mediterraneo; risalgono a questo periodo una serie di incursioni sulle isole dell'Egeo tenute dai turchi, le campagne in Dalmazia e Negroponte e la guerra di Corfù;
  3. la terza (attorno al 1640) con una diminuzione dell'attività militare in favore di compiti di rappresentanza e di difesa della costa; risale a questo periodo un aiuto ai veneziani contro gli ottomani.

L'ultima azione militare risale al 1719: il granduca Pietro Leopoldo alla fine del Settecento ne promosse una riorganizzazione interna, eliminandone la componente militaresca e riciclandolo come l'istituto per la preparazione della classe dirigente toscana. La legge sulla riorganizzazione della nobiltà toscana e dei feudi del 1749 si ispirò proprio agli statuti e ai principi dell'Ordine cavalleresco.

Un primo tentativo di soppressione si ebbe in epoca napoleonica, il 9 aprile 1809, ma Ferdinando III di Lorena lo ripristinò il 22 dicembre 1817 con alcunee modifiche statutarie. Alla vigilia dell'Unità italiana l'Ordine era composto da 34 Priori, 23 Balì, 49 Cavalieri con commenda familiare, 177 Cavalieri per Giustizia, 187 Cavalieri collatarii di commende di Grazia e 12 Collatarii autorizzati senza commenda per un totale di 482 membri oltre il Gran Maestro, e i Cavalieri di Gran Croce. Tra gli ultimi esponenti illustri del periodo granducale si ricordano il principe Colloredo-Mansfeld, i marchesi Malaspina, Emanuele Fenzi, il principe Andrea Corsini, Stanislao Grottanelli De Santi, i principi Poniatowski, il conte Francesco De Larderel, Alessandro Carega, i conti della Gherardesca, l'avvocato Ubaldo Maggi, il conte Demetrio Finocchietti, Cosimo Ridolfi, Giovanni Baldasseroni, Guglielmo De Cambray Digny, l'avvocato Primo Ronchivecchi, il conte avvocato Luigi Fabbri. Un nuovo tentativo di soppressione dell'Ordine avvenne nel 1859, con l'unificazione della Toscana al Regno di Sardegna, ma con valenza solo agli effetti patrimoniali perché l'Ordine di Santo Stefano, quale ordine religioso fondato "perpetuo" direttamente da un Papa, può essere soppresso solo con bolla papale e quindi è a tutt'oggi pienamente operante. Oltretutto l'Ordine era legato alla Dinastia Granducale che aveva avuto il Gran Magistero "in affidamento" e non allo Stato e al suo territorio. Ferdinando IV e i suoi successori nel Gran Magistero continuarono a concedere l'Ordine, sia pure con parsimonia.

Nel 1587, con bolla papale e su sollecitazione del granduca di Toscana, subentrò nei beni del soppresso Ordine di San Giacomo d'Altopascio, detto anche dei cavalieri del Tau, ordine religioso cavalleresco nato intorno al 1050. "Con la incorporazione da parte della Santa Sede dell'Ospedale di S. Jacopo dell'Altopascio, eretto in Religione nel 1239 (anche se la comunità esisteva fin dal 952), nell'Ordine di S. Stefano si ribadiva la qualità di quest'ultimo come ente canonico e si dava allo stesso una maggiore patente d'antichità, perché come successore dell'Altopascio poteva affondare le sue radici legali al XIII secolo" (Neri Capponi)[indicare la pubblicazione in nota].

Obiettivi[modifica | modifica sorgente]

Nato a somiglianza degli Ordini gerosolimitani e di quelli spagnoli, si proponeva come scopo la difesa della Fede e la lotta agli ottomani e alla pirateria barbaresca nel Mediterraneo, soprattutto nel mar Tirreno, dove Cosimo aveva da poco promosso il nuovo porto di Livorno. Inoltre egli desiderava che l'Ordine raccordasse la nobiltà toscana da poco riunita sotto la sua corona (in particolare quella senese e pisana) e voleva dare un forte segno di appoggio alla Chiesa romana, minacciata dal pericolo turco e quello protestante. A un livello più generale si può riassumere che il fine ultimo di Cosimo non era altro che quello di rafforzare la sua autorità e il prestigio interno ed esterno al Granducato.

Organizzazione interna[modifica | modifica sorgente]

Dettaglio del Palazzo della Carovana, con lo stemma dei Medici e dell'Ordine e la statua di Cosimo I

Inizialmente l'Ordine fu generosamente finanziato dal Granduca, poi grazie a oculati acquisti di tenute agricole, accrebbe il proprio patrimonio diventando tra i maggiori produttori e mercanti di grano della Toscana.

Tre erano le categorie di partecipanti all'Ordine, ciascuna divisa in due sottocategorie: militi (conventuali e commendatori), sacerdoti (conventuali e d'obbedienza) e serventi (d'arme e di stallo, questi ultimi in realtà non appartenenti all'ordine); ciascun livello richiedeva dei precisi requisiti: solo coloro che potevano dimostrare quattro quarti di nobiltà (cioè nobiltà di tutti i nonni, materni e paterni) potevano accedere alle cariche di cavaliere milite o sacerdote conventuale, così com'è attualmente. I cavalieri militi erano tenuti a profferire i tre voti di castità coniugale, carità e obbedienza e tali voti sono sempre rimasti nei vari Statuti dell'Ordine, fino all'attuale; era tuttavia facoltà del gran maestro dispensare dai voti. Erano previsti altri riconoscimenti al merito e altre classificazioni gerarchiche legate all'organizzazione interna dell'ordine (Priori, Balì, ecc.).

Prima di venire arruolati nell'Ordine si dovevano seguire tre anni di noviziato, durante i quali venivano impartite nozioni di geometria, cosmografia, aritmetica, disegno, cartografia, storia, pratica delle armi da punta e da fuoco; veniva inoltre provato l'imbarco su una galea dell'Ordine.

La carica di gran maestro era stata affidata dal papa erigente l'Ordine al capo della famiglia granducale di Toscana. Il governo interno era retto da un capitolo generale, cioè l'assemblea di tutti i cavalieri tenuta a scadenza triennale, da un consiglio provinciale (presto dimesso) e dal consiglio dei cavalieri composto inizialmente di dodici membri (poi ridotto alle cinque grandi cariche). Nella pratica però l'autorità si concentrava nelle mani dell'auditore, scelto direttamente dal sovrano, e poi subordinatamente ai cavalieri di gran croce, i grandi dignitari dell'Ordine specializzati in vari settori organizzativi.

Divisa.Ord.S.StefanoPapaMartire.png
TOSC Order of Santo Stefano BAR.svg
Cavaliere
TOSC Order of Santo Stefano BAR.svg
Commendatore
TOSC Order of Santo Stefano BAR.svg
Cavaliere di Gran Croce

Situazione odierna[modifica | modifica sorgente]

Sigismondo d'Asburgo Lorena.

Attualmente conta circa 70 cavalieri nei vari ranghi e ne è gran maestro il principe Sigismondo d'Asburgo-Lorena arciduca d'Austria, capo della casa granducale di Toscana; gran cancelliere è il marchese Giovanni Fossi, vice cancelliere il marchese Francesco d'Ayala Valva, gran tesoriere il marchese balì gran croce di giustizia Vittorio Pancrazi, gran conservatore il balì gran croce di giustizia marchese don Domenico Serlupi Crescenzi Ottoboni e gran priore il balì gran croce di giustizia conte Neri Capponi. Per la parte spirituale, opera un cappellano maggiore,Mons. Giovanni Scarabelli, nominato internamente all'Ordine stesso come prevede lo Statuto. Alcuni tra i membri più insigni dell'ordine sono l'arcivescovo di Pisa monsignor Alessandro Plotti, lo storico marchese Aldo Pezzana Capranica del Grillo Scarlatti, il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, il nobile Niccolò Ridolfi dei Marchesi di Montescudaio e il principe Alessandrojacopo Boncompagni Ludovisi[qual è il criterio dell'inclusione?]. Canonicamente oggi si configura come un'Associazione pubblica di fedeli di fondazione pontificia. È prevista dallo statuto e da apposito Regolamento, con assoluta continuità dall'antico, l'emanazione di speciali promesse di castità coniugale, carità e obbedienza ("professione stefaniana"), dalla quale però il gran maestro può dispensare. Attualmente esistono due cavalieri di giustizia professi (Griccioli e Agostini). La ricezione nell'Ordine avviene esclusivamente a seguito di dimostrazione del possesso dei requisti nobiliari statutari, cioè, di norma, l'essere le quattro famiglie degli avi paterni e materni di "nobiltà generosa" di 200 anni ciascuna.

Ai sensi della Legge 178/51, l'Ordine è riconosciuto dallo Stato Italiano come "ordine dinastico non nazionale", attraverso le autorizzazioni all'uso concesse dal Ministro per gli affari esteri[1]. Anche l'Ordine di Malta riconosce l'Ordine e i suoi ultimi due gran maestri sono stati decorati della gran croce di giustizia dell'Ordine di Santo Stefano[senza fonte].

L'Ordine si distingue, a livello regionale, nazionale e internazionale, per la "croce rossa ottagona", concessa nel 1562 da papa Pio IV in sede di approvazione degli Statuti. In base al principio per cui "prior in tempore potior in iure" la croce rossa ottagona è ancor oggi di uso esclusivo dell'Ordine di S. Stefano P. e M. e come tale è tutelata nei confronti di chi ne facesse un indebito uso in ambito cavalleresco.

Esiste in Pisa l'Istituzione dei cavalieri di Santo Stefano (Fondazione italiana nata nel 1939) che, insieme all'Accademia di marina dei cavalieri di Santo Stefano (ambedue del tutto indipendenti dall'Ordine), si occupa del mantenimento della memoria storica del glorioso Ordine.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Gli ordini cavallereschi e la Legge 178/51

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Leopoldo II
  • Gino Guarnieri, L'ordine di Santo Stefano, Pisa, 1966.
  • L'Ordine di Santo Stefano e l'amministrazione delle sue fattorie, Pisa, Ets, 1999.
  • Stefano Sodi e Stefano Renzoni, La chiesa di Santo Stefano e la piazza dei Cavalieri, collana Mirabilia Pisana, edizioni Ets, Pisa 2003.
  • Rodolfo Bernardini, Il Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, Ordine dinastico-familiare della Casa Asburgo Lorena, Pis, 1990.
  • Licurgo Cappelletti, Storia degli Ordini Cavallereschi, ristampa anastatica, Sala Bolognese, 1981.
  • Luigi Cibrario, Descrizione storica degli ordini cavallereschi antichi e moderni, Napoli 1894.
  • Franco Cuomo, Gli Ordini cavallereschi nel mito e nella storia, Roma 1992.
  • Raffaele Cuomo, Ordini Cavallereschi Antichi e Moderni, vol. II, Napoli, 1894.
  • Fabrizio Ferri, Ordini Cavallereschi e Decorazioni in Italia, Modena, 1995.
  • Insigne Sacro Militare Ordine di Santo Stefano Papa e Martire, Ruolo e Statuto, Pisa, 2002.
  • Guy Stair Sainty, The Imperial and Royal House of Habsburg-Lorraine ([1])
  • Domenico Libertini, Dagli antichi cavalieri agli attuali ordini cavallereschi, Città di Castello 2009.
  • Pier Felice degli Uberti, Ordini Cavallereschi e Onorificenze, De Vecchi Editore, Milano 1993.
  • Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. LXX, Venezia 1854.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]