Festina lente

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Festina lente (Affrettati lentamente) è un motto attribuito all'Imperatore Augusto dallo scrittore latino Svetonio.

In realtà, nel testo di Svetonio (Vita di Augusto, 25, 4), Augusto fa una citazione greca [σπεῦδε βραδέως (spéude bradéos)], della quale "festina lente" è la traduzione latina.

La locuzione unisce due concetti divergenti, velocità e lentezza, e sta ad indicare un modo di agire senza indugi, ma con cautela.

Uso del motto[modifica | modifica wikitesto]

L'emblema della tartaruga con la vela di Cosimo I de' Medici

Il motto (che va pronunciato con l'accento sulla "i": festìna lente) venne associato al simbolo della tartaruga con vela da Cosimo I de' Medici, che nel XVI secolo ne fece l'emblema della sua flotta, come monito di ponderazione delle imprese perché avessero successo. La tartaruga, animale famoso per la sua lentezza, ma anche sinonimo di prudenza, è abbinato alla vela gonfiata dal vento, ovvero ciò che spinge le navi, quindi sinonimo di forza d'azione. Il simbolo della tartaruga con la vela, abbinata al motto Festina lente, è ancora oggi visibile in decine di raffigurazioni su soffitti e pavimenti di Palazzo Vecchio a Firenze. Oltre sedici di queste si trovano sul soffitto del Salone dei Cinquecento, mentre altre sono visibili nel Quartiere di Eleonora di Toledo, nel quartiere degli elementi e nella sala di Leone X.

La frase fu scelta come motto da Aldo Manuzio, editore e tipografo attivo a Venezia tra la fine del XV secolo e l'inizio del XVI secolo.

Anche il britannico Conte di Onslow lo scelse come motto, quale traduzione letterale in latino dell'inglese on-slow.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Festina lente è il titolo di un lavoro del compositore estone Arvo Pärt, composto nel 1988.

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Festina lente è il motto che circonda l'elefante simbolo della Casa editrice il Ponte fondata a Bologna tra il 2002 e il 2003.

Festina Lente. Taccuini 1993-2007 è il titolo di un libro del musicista e scrittore Sandro Naglia, pubblicato da Tabula Fati (Chieti, 2011).

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