Papa Leone XI

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Papa Leone XI
Leone XI
232º papa della Chiesa cattolica
Medici popes.svg
Elezione 1º aprile 1605
Incoronazione 10 aprile 1605
Fine pontificato 27 aprile 1605
Predecessore papa Clemente VIII
Successore papa Paolo V
Nome Alessandro di Ottaviano de' Medici
Nascita Firenze, 2 giugno 1535
Morte Roma, 27 aprile 1605
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Leone XI, nato Alessandro di Ottaviano de' Medici (in latino: Leo XI; Firenze, 2 giugno 1535Roma, 27 aprile 1605), fu il 232º papa della Chiesa cattolica e 140º sovrano dello Stato Pontificio dal 1º aprile 1605 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Alessandro de' Medici nacque nella potente famiglia Medici di Firenze. Il padre era Ottaviano de' Medici appartenente ad un ramo collaterale della prestigiosa e potente famiglia fiorentina, mentre sua madre Francesca Salviati, anch'essa medicea, era nipote di papa Leone X.

Non si sa granché della sua infanzia e giovinezza, giacché la fonte principale, un manoscritto della Biblioteca Casanatense a Roma, la Vita del cardinal di Firenze è danneggiato e solo in parte decifrabile. Orfano di padre e cresciuto tra le molte donne della famiglia, sembra fosse affascinato dalla predicazione del domenicano Vincenzo Ercolani della vicina chiesa di San Marco.[1] La madre Francesca si rivolse quindi al nipote il duca Cosimo I de' Medici perché facesse pressione sul giovane al fine di distoglierlo dall'idea di entrare nella religione, ma Cosimo pur facendo entrare Alessandro nella propria corte, non volle prendere posizione.

Nel 1560 accompagnò il duca in un viaggio a Roma, soggiornando presso il cugino Giovanni Battista Salviati e avendo occasione di incontrare san Filippo Neri. Nel 1566 la morte della madre lo lasciò libero di scegliere la propria vita e, con il consenso di Cosimo, del cugino il cardinale Francesco Salviati e dell'arcivescovo di Firenze Antonio Altoviti, prese gli ordini. Si dedicò a vari studi ecclesiastici, senza però brillarvi perché di temperamento più pratico che speculativo.[2]

Il 22 luglio 1567 Altoviti lo ordinò sacerdote e poco dopo Cosimo I lo fece cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano; iniziò la sua vita ecclesiastica come Pievano di Santo Stefano a Campi. Il 20 giugno 1569 veniva nominato protonotario apostolico e il 10 luglio il duca lo nominò proprio ambasciatore a Roma, affinché potesse anche controllare il figlio cardinale Ferdinando. Non essendo pratico dell'ambiente politico e religioso di Roma, il principe ereditario Francesco lo raccomandò a Guglielmo Sirleto,[3] mentre il cardinale Francesco Pacheco lo presentò a papa Pio V, cui fece buona impressione.[1]

Il periodo romano[modifica | modifica wikitesto]

Il cardinal Ferdinando de' Medici

Il suo primo rapporto fu inerente alla guerra religiosa in corso in Francia: riferì il 3 agosto 1569 infatti al cugino che il papa era estremamente insoddisfatto del re di Francia, che dopo la battaglia di Jarnac non aveva completamente schiacciato gli ugonotti. Ben presto si mostrò anche estremamente scaltro nel navigare tra gli intrighi delle corti, quella pontificia e quella fiorentina. Dapprima mise in giro la voce che il proprio segretario era insoddisfatto del trattamento riservatogli e ben presto gli oppositori di Cosimo lo contattarono per metterlo a conoscenza dei loro intrighi contro il duca. Poco dopo poi, presso Vitorchiano l'arresto di un soldato sbandato di Arezzo stava per essere causa di un grave conflitto diplomatico, che Alessandro smorzò. L'uomo dichiarò di essere stato inviato da Cosimo per assassinare il cardinale Alessandro Farnese: interrogato e torturato a Viterbo dal Farnese, quegli confessò cose impossibili ad essere vere[4] tantoché Alessandro fu in grado di convincere sia il papa che il cardinale di trovarsi davanti ad una montatura tesa a screditare Cosimo I.

Si adoperò in favore della politica filofrancese propugnata da Cosimo, guadagnandosi quindi l'inimicizia spagnola. Il l2 agosto 1581 perorò presso papa Pio V, su consiglio e accompagnato dal cugino Antonio Maria Salviati, l'idea di un annullamento delle nozze tra Enrico III di Navarra e Margherita di Valois, figlia di Enrico II di Francia e di Caterina de' Medici, ma dopo svariati incontri il papa non cambiò idea, annunciando che prima era necessaria la conversione del re di Navarra e dell'ammiraglio Gaspar de Coligny, leader degli ugonotti. Alessandro era dell'idea che uno dei principali ostacoli alle nozze fosse il nunzio pontificio a Parigi, Flavio Mirto Frangipani, e assieme all'ambasciatore mediceo presso la corte francese, Giovanni Maria Petrucci, decise di minarne la posizione. A Parigi uno diffuse la voce che era al soldo dei Guisa e di Filippo II di Spagna, a Roma l'altro che era più legato alla politica della regina Caterina che a quella del papa, e che aveva in odio Firenze perché pagato dai duchi di Ferrara. La manovra però si risolse in un fallimento con la vittoria di Lepanto, dopo la quale il partito spagnolo a Roma divenne ancora più potente e ascoltato: il 19 ottobre Alessandro confessò a Cosimo che la posizione del Frangipane era solida e Antonio Maria Salviati dovette rimandare l'idea di subentrare all'uomo nella carica di ambasciatore presso i Valois.[5]

In questi anni Alessandro diventò intimo del giovane nipote il cardinale Ferdinando de' Medici, e soprattutto con Filippo Neri, fino ad essere abituale ospite dell'Oratorio, benché il santo fosse filofrancese e rivalutasse la figura di Girolamo Savonarola. La consuetudine tra i due era tale che il Medici ebbe l'onore di posare la prima pietra della Chiesa Nuova nel 1575, che avrebbe poi consacrato nel 1599. Successivamente con il cardinale Federico Borromeo fece riesumare le spoglie del Neri per traslarle in un sarcofago più degno di quello cui era stato sepolto nella tomba comune della sua congregazione e, durante una seconda riesumazione nel 1599, infilò alla mano del cadavere un anello con zaffiro. Secondo quanto scritto negli Annali di Cesare Baronio, il santo avrebbe anche predetto per l'ecclesiastico fiorentino la tiara.[6]

Gregorio XIII, che lo nominò cardinale

Alla morte di Pio V Cosimo I volle inviare a Roma, per influenzare i cardinali, il proprio segretario Bartolomeo Concini e Belisario Vinta, non avendo abbastanza fiducia in Alessandro, che come il duca sperava nell'elevazione al soglio di Ugo Boncompagni e per questo si diede da fare per boicottare Alessandro Farnese. Dopo l'elezione del Boncompagni al soglio con il nome di Gregorio XIII, Ferdinando e Concini si attribuirono grandi meriti sperando nella futura riconoscenza del pontefice, mentre invece Alessandro, più dubbioso di questa strategia, utilizzò la propria amicizia con un uomo della curia, Diomede Leoni, per arrivare al nuovo datario, Matteo Contarelli. In questo modo arrivò prima del cugino Ferdinando alla frequentazione del nuovo papa, e ciò gli giovò quando la diocesi di Pistoia divenne vacante. Ferdinando cercò di dissuaderlo sostenendo che era un incarico troppo poco importante, ma Alessandro invece ci vide un'occasione per allontanarsi dalla carica di ambasciatore e dalle relative pressioni di Cosimo e di Ferdinando.[7] Il 9 marzo 1573 il papa lo nominò vescovo di Pistoia. Nell'occasione Giorgio Vasari scrisse a Vincenzo Borghini che Alessandro e [sic] omo che Dio lo farà salir più alto.[8]

Il periodo toscano[modifica | modifica wikitesto]

Lo stemma fatto apporre da Alessandro de' Medici sul Palazzo arcivescovile di Firenze

Pur rimanendo a Roma, tramite il cugino Bastiano de' Medici, fu molto attivo nel riordino della diocesi pistoiese: fece applicare i decreti tridentini (soprattutto quello inerente all'obbligo di residenza per i parroci) e diminuì le tensioni con l'allora prepositura di Prato.

Il 27 dicembre 1573 Ferdinando de' Medici comunicava a Papa Gregorio XIII che l'arcivescovo di Firenze Altoviti era gravemente malato: morto l'uomo due giorni dopo, scrisse che Cosimo I avrebbe gradito la nominato di Alessandro a quella carica, e a stretto giro di posta, il 4 gennaio 1574, il cardinal Tolomeo Galli comunicò alla corte che il Papa era favorevole. Di questa nomina l'unico che non si rallegrava era invece proprio Ferdinando, che si ritrovava il cugino non solo come controllore, postogli dal padre, ma anche come rivale nella carriera ecclesiastica.[9]

Il 15 gennaio 1574 fu incaricato arcivescovo della sede metropolitana di Firenze, che governò da lontano, sempre tramite Bastiano de' Medici e monsignor Alfonso Binnarino vescovo di Camerino. Nonostante questa sua assenza fisica, egli seguiva continuamente da Roma la sua arcidiocesi: nominò curati, fece riorganizzare gli archivi, prescrisse il vestito per il clero e fece restaurare il Palazzo Arcivescovile, gravemente danneggiato da un incendio del 1533; sul palazzo ancora oggi campeggia il suo stemma, in un angolo con via de' Cerretani. Si occupò della riforma del clero regolare e secolare, promosse nel 1575 una visita pastorale (condotta dal cancelliere pistoiese Paolo Ceccarelli), si scontrò contro i canonici del Duomo e i loro privilegi, e si trovò contro i sostenitori dell'ideale religioso di Savonarola, che ai suoi occhi erano rei soprattutto di minare l'autorità religiosa e civile. Le tensioni perdurarono fino a quando il Generale dell'Ordine domenicano Frà Sisto Fabbri non visitò personalmente nel 1585 Firenze e il locale convento di San Marco.[9]

Intanto, morto Cosimo I, era asceso al trono granducale suo figlio Francesco I de' Medici, allora nel pieno della relazione con l'amante Bianca Cappello, che avrebbe di lì a poco sposato. Alessandro non urtò il nipote né fece opposizioni di carattere morale sulla sua vita, come invece andava facendo il cardinale Ferdinando, che in questo atteggiamento dello zio vide una strategia per accaparrarsi un cappello cardinalizio. Ciò lo spinse a sostenere i canonici del Duomo contro l'arcivescovo con tanta foga che alla fine Gregorio XIII ne prese le difese e successivamente, il 12 dicembre 1583, lo creò cardinale

Papa Clemente VIII

Uno dei cardini del Concilio di Trento era l'assunto che il vescovo dovesse risiedere nella propria diocesi, e Alessandro, che tanto difendeva i precetti conciliari, proprio in questo difettava, come gli disse esplicitamente Carlo Borromeo nel 1582; egli però non poteva entrare in Firenze senza un preciso consenso granducale, che giunse solamente nel 1584. Il 12 giugno, dopo anni di assenza, rientrò nella città natia e si diede a un'intensa attività pastorale, esaminando una sessantina di monasteri nei primi mesi dal suo ingresso e ribadendo l'importanza dell'Index. Nel 1589 indisse un sinodo e una terza visita pastorale, indirizzata soprattutto a pievi, confraternite di ospedali e parrocchie di campagna, anche questa gestita dal Ceccarelli; un'altra seguì nel 1593. Oltre a ciò organizzò una serrata ricognizione delle reliquie possedute nelle varie chiese e spinse per l'introduzione della pratica delle Quarantore. Dopo aver fatto rinnovare il palazzo episcopale fin dal 1574, finanziò un restauro del duomo nel 1582.

Rimase ugualmente legato anche alla Curia romana, tessendo un fitto epistolario con Guglielmo Sirleto sulla traduzione in lingua volgare del Martiriologio, e al contempo strinse i legami con il cardinal Alessandro Damasceni Peretti, che lo candidò papabile ai conclavi del 1590 che elessero Urbano VII e Gregorio XIV e a quello del 1591 che elesse Innocenzo IX. In questa occasione la fazione spagnola gli oppose il cardinale Giovanni Antonio Facchinetti, che Alessandro stesso votò e appoggiò, causando le ire del nipote Ferdinando I che sperava di avere un nuovo papa in famiglia. Alessandro gli fece sapere di non essere il suo schiavo.[10]

Nel 1590 tornò a vivere a Roma dove il nuovo pontefice Clemente VIII lo ricoprì di incarichi e onori: entrò a far parte della Congregazione dei Riti e delle Strade, divenne protettore della Confraternita della Vita Cristiana e partecipò a tutte le cose di fabbriche e di palazzo e di suore come scrisse a Ferdinando I.[11] Vista la sua posizione, riprese ad essere tramite tra il pontefice e spinse sul granduca perché appoggiasse la riforma dei monasteri, femminili specialmente, e in cambiò provò a persuadere Clemente VIII a ridurre la manomorta ecclesiastica, non riuscendoci.[12]

Legato in Francia[modifica | modifica wikitesto]

Enrico IV di Francia

In quegli anni intanto volgeva al termine la guerra di religione in Francia: Enrico IV si era per l'ultima volta convertito al Cattolicesimo il 25 luglio 1593 durante una solenna cerimonia a Saint-Denis e Alessandro, spinto in questo da Ferdinando I e da Filippo Neri, cercò di indurre il papa a ritirare scomunica e censure sul sovrano. Clemente VIII era favorevole alla cosa, ma temeva la reazione spagnola: Alessandro lo persuase mentre nel contempo suggeriva una cauta linea d'azione al cardinal Jacques Davy du Perron, che perorava la causa del re. Il 17 settembre 1595, con una cerimonia fastosa commemorata anche da una colonna eretta in memoriam presso la Chiesa di Sant'Antonio Abate all'Esquilino (e oggi dietro Santa Maria Maggiore), Clemente VIII assolse Enrico IV incurante delle proteste spagnole e di quelle dei Gesuiti, cui il re non aveva concesso di rimettere piede nel regno. Alessandro si impegnò perché l'Ordine esprimesse le proprie rimostranze in maniera contenuta.[13]

Veduta odierna di Vervins

Con questi pregressi, Alessandro era l'uomo più adatto, sia per Clemente VIII che per Enrico IV, ad accompagnare come legato il nunzio apostolico Francesco Gonzaga in un'importante missione diplomatica e religiosa: il papa voleva portare alla pace Spagna e Francia, cosicché potessero assieme combattere i Turchi, e regolarizzare la situazione dell'episcopato francese dopo anni di guerre religiose e sedi episcopali vacanti. Se il primo obiettivo era arduo, il secondo, che prevedeva la ratifica da parte di Enrico IV dell'atto di abiura e dei decreti tridentini (oltre al rientro dei Gesuiti) non si presentava più semplice. Questi due risultati stavano molto a cuore al papa, che spesso accantonava il nipote cardinale Alessandro Aldobrandini e rispondeva personalmente alle lettere del Medici.[14]

Il 3 aprile 1596 venne ufficialmente nominato legato a latere il 10 maggio ricevette il breve d'istruzione e la croce: partito l'indomani arrivò a Firenze il 17 maggio e presso la corte di Carlo Emanuele I di Savoia il 10 giugno. Il 19 giugno un ulteriore breve che gli concedeva la facoltà di assolvere gli eretici convertiti. Dopo un breve viaggio giunse a Montlhery dove incontrò Enrico IV e il 21 luglio fece il suo ingresso a Parigi dove venne accolto con freddezza. Il parlamento infatti si rifiutò di accogliere le sue credenziali fintantoché avessero fatto riferimento ai concili tridentini: Alessandro fece sapere che non avrebbe accettato nessuna riserva ma nei fatti fu quello che invece avvenne.[13]

Filippo II di Spagna

Enrico IV continuò a mostrare di apprezzare il legato a latere e il 19 agosto 1596 firmò solennemente il documento con cui si riconciliava con la chiesa cattolica. Alessandro seguì il re e la sua corte negli spostamenti da una residenza regia all'altra e fino al febbraio del 1597 fu a Rouen, che lasciò per dirigersi in Piccardia, dove soggiornò fino al giugno dell'anno seguente, prima a San Quintino e infine a Vervins, dove si sarebbe tenuta la conferenza di pace. Intanto il papa gli aveva inviato come aiuto il generale dei minori osservati fra Bonaventura Secusi da Caltragirone, che svolse l'importante compito di tenere i contatti fra i vari contendenti: Enrico IV, Filippo II di Spagna e l'arciduca Alberto d'Austria, governatore dei Paesi Bassi del Sud. Dopo aver risolto gli inevitabili inconvenienti legati all'etichetta di corte e alle precedenze, Alessandro poté presiedere senza dare cenni di stanchezza[15] alla conferenza di pace, che durò dal 9 febbraio al 2 maggio 1598 e che si concluse con un grande risultato: Filippo II riconobbe l'ex protestante Enrico di Borbone quale legittimo re di Francia e ritirò le proprie truppe dal suolo francese.

Firmata la pace, Vervins fu abbandonata dai vari amabasciatori e Alessandro ritornò a giugno a Parigi, dove venne accolto dal popolo e dal sovrano in maniera trionfante: già all'indomani della fine della conferenza Enrico IV aveva decantato con l'ambasciatore fiorentino le qualità del Medici e si era detto totalmente soddisfatto di quanto raggiunto. Proprio questo però mutava la scena politica francese: Erico IV aveva raggiunto i suoi obiettivi, ragion per cui Alessandro non gli era più utile ma anzi risultava d'impedimento, poiché aveva ripreso a chiedere l'applicazione dei decreti tridentini e il ritorno dei gesuiti in Francia. A ciò si aggiungeva che la favorita del re e madre dei suoi figli, Gabrielle d'Estrées, non ne gradiva la presenza, intuendo che egli avrebbe cercato di indurre Enrico IV a divorziare dalla sterile moglie Margherita per sposare la ricca Maria de' Medici, figlia del defunto granduca Francesco I.

Alessandro vide come la situazione si stesse facendo difficile per lui e a settembre disse all'ambasciatore veneziano Francesco Contarini che voleva semplicemente tornarsene a Roma. Ad agosto fu il re stesso a consigliargli di tornare alla corte papale e il 1º settembre lo congedava dalla Francia, seppur mostrandogli ancora la propria benevolenza. Giunto il 9 settembre a Digione, ai primi di ottobre varò il passo del Sempione per arrivare, passando dal Lago Maggiore e Piacenza, a Ferrara, dove il 9 novembre 1598 si incontrò con Clemente VIII, che ne tessé le lodi e lo designò prefetto della Congregazione dei Vescovi.

Ritorno a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Maria de' Medici nel 1595

Tenuto conto della sua passata attività, Alessandro fu in prima linea nel continuare a tessere la trama diplomatica per le nuove nozze di Enrico IV con Maria de' Medici: questa dedizione, già mostrata durante il periodo francese, gli aveva procurato le critiche del nunzio Gonzaga, che aveva scritto a Pietro Aldobrandini che il fiorentino si dedicava più ai maneggi matrimoniali che a far approvare i decreti tridentini.[15]

Per primo si impegnò nel far annullare le nozze di Enrico con Margherita di Valois e il 10 novembre 1599 presiedette la congregazione che trattò il caso: poco prima era morta l'amante del sovrano, Gabriella d'Estrées e quindi non sussistevano più legami sentimentali che impedissero le future nuove nozze. Tanto impegno venne poi ripagato nel 1602 quando Enrico e Maria, infine sposatisi, chiesero ad Alessandro di battezzare il loro primogenito Luigi, onore che rifiutò per non mettersi troppo in cattiva luce con i congiunti del papa regnante Clemente VIII, tutti filospagnoli.

Infatti Alessandro stava facendo una notevole carriera nella curia romana, fino ad essere considerato uno dei papabili. Il 30 agosto 1600 era stato creato Cardinale vescovo di Albano, nel 1602 di Palestrina e, pur filofrancese, aveva stabilito dei solidi rapporti con il cardinal nipote Pietro Aldobrandini e con il cardinal Felice Peretti. Inoltre in suo favore veniva anche l'oggettiva e continua cura pastorale verso l'arcidiocesi di Firenze, che non trascurava nonostante non vi risiedesse: si interessò della riforma dei monasteri, nel 1601 organizzò una visita pastorale e nel 1603 un sinodo. Infine, come membro della curia romana, non trascurò alcuni gravi problemi amministrativi dello stato pontificio, quale il fenomeno del banditismo.[16]

Il Conclave[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi conclave del marzo 1605.

Con l'aggravarsi dello stato di salute di Clemente VIII, iniziarono i giochi politici delle grandi potenze in vista del prossimo conclave. Il 28 ottobre 1604 Enrico IV disse ai cardinali francesi di stare pronti a sostenere Alessandro de' Medici oppure Cesare Baronio[17] e nel marzo seguente palesò al cardinale Francesco Joeyeuse l'intenzione di comprare l'appoggio di Pietro Aldobrandini.[18]

Il Cardinal Baronio

Il 14 marzo 1605, undici giorni dopo la morte di Clemente VIII, sessanta cardinali entrarono in conclave nella Cappella Paolina in Vaticano. Erano divisi in vari gruppi: i nove nominati da Sisto V si fronteggiavano ai trentotto di Clemente VIII, seguivano i sette di Pio IV e di Gregorio XIII e i cinque di Gregorio XIV.[15] Gran parte del Sacro Collegio percepiva pensioni e prebende dalla Corona Spagnola, cosicché Clemente VIII per controbilanciare tale influenza negli anni aveva creato molti cardinali, di cui però solo trentotto gli sopravvissero; forza comunque sufficiente per contrastare gli spagnoli se l'Aldobrandini, a capo proprio della fazione italiana, fosse stato in grado di gestire al meglio le manovre politiche durante l'elezione.

La fazione spagnola aveva venticinque cardinali (guidati dall'arcivescovo d'Avila), cui si opponevano altre minori, come quella francese con solo cinque cardinali capeggiati da François de Joyeuse. Benché durante le votazioni vennero fatti i nomi di ben ventuno candidati, solo due avevano una possibilità reale, Alessandro de' Medici e Baronio, ambedue favoriti dalla Francia e profondamente avversati dalla Spagna, che sostenevano l'anziano Tolomeo Galli. Il secondo recentemente aveva scritto un libro che esponeva gli abusi dei governanti spagnoli in Sicilia sia nelle sfere secolari che in quelle ecclesiastiche.

La fazione spagnola si sarebbe opposta con forza ad un nemico personale del re Filippo III e lo fece con tanta foga, proponendo anche cardinali con età molto giovane, ventenni, purché vicini al partito spagnolo, da fare fece gridare allo scandalo il coscienzioso cardinale Roberto Bellarmino, anch'egli papabile ma che personalmente preferiva il cardinale Cesare Baronio. Il partito italiano, guidato dal cardinale Aldobrandini, che pure era aperto anche a far convergere i voti su Francesco Blandrata o Paolo Emilio Zacchia[19] finì con l'unirsi al partito filo-francese.

Alessandro de' Medici si impegnò a difendere Baronio dagli attacchi degli spagnoli, ma allo stesso tempo si avvicinò al Cardinal Peretti, che alla fine fece convogliare su di lui un numero tale di voti da fargli superare il quorum dei due terzi nella notte tra il 1º e il 2 aprile.[19]

Il breve pontificato[modifica | modifica wikitesto]

San Giovanni dei Fiorentini

Il nuovo papa, che prese il nome di Leone in ossequio al primo pontefice della famiglia, scelse dei fiorentini come propri collaboratori: segretario di stato il pronipote Roberto Ubaldini, tesoriere l'abate Luigi Capponi, Segretario dei Brevi ai Principi Pietro Strozzi, a capo della Consulta Pietro Aldobrandini, penitenziere Cinzio Aldobrandini e datario apostolico il cardinal Pompeo Arrigoni. Tanti favori verso i concittadini, ma nessuno verso i parenti, cui vietò di presenziare alla sua presa di possesso del Laterano il 17 aprile.

Già il 2 aprile preparò una lettera da mandare tramite il cardinale Ludovico Madruzzo con cui esponeva l'intenzione di appoggiare gli Imperiali in Ungheria contro i Turchi, benché le casse pontificie fossero sguarnite: una congregazione di cardinali istituita per gli affari ungheresi nove giorni dopo rese ufficiale tale dichiarazione. Il 10 aprile abolì l'imposta che gravava sui cittadini romani per il mantenimento delle truppe pontificie ed emise un'ordinanza per istituire una Congregazione che seguisse le vicende della fabbrica di San Pietro.

Nonostante i voti ricevuti in conclave, Leone XI non volle dimostrarsi legato alla Francia: all'ambasciatore spagnolo disse che il suo re poteva contare su di lui come su un vero amico e convocò una Congregazione per riformare il conclave, al fine di sostituire l'elezione per ispirazione con quella a voto segreto. Questa riforma, se compiuta, avrebbe tolto potere all'Aldobrandini, lasciando una maggiore libertà di voto ai molti cardinali che facevano riferimento e lui, e rimesso in gioco la fazione spagnola.

La tomba in San Pietro

Il 17 aprile da San Pietro si diresse al Laterano, scortato, tra gli altri, da sessanta nobili romani e quaranta fiorentini: al capo di Ponte Sant'Angelo, nei pressi di San Giovanni dei Fiorentini lo aspettava un arco di trionfo posticcio, progettato e decorato da Pietro Strozzi. Purtroppo durante la cerimonia prese freddo e cadde ammalato.[20]

Sul letto di morte gli venne così insistentemente richiesta la porpora per il nipote Ottaviano de' Medici che sostituì il proprio confessore, che caldeggiava la scelta nepotista, con un carmelitano spagnolo: il rifiuto era dovuto al desiderio di non macchiare la propria fama.[21]

L'elogio funebre fu tenuto da Pompeo Ugonio: il corpo, sepolto a San Pietro nella navata sinistra, è racchiuso in un sontuoso mausoleo pagato dal pronipote Roberto Ubaldini (una volta divenuto cardinale sotto papa Paolo V) ed eseguito da Alessandro Algardi. Alla notizia della sua morte si diffuse un sincero cordoglio a Roma, Firenze e in Francia improntata al ricordo della sua modestia e della sua correttezza.[21]

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo
Cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire (Granducato di Toscana) - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere dell'Ordine di Santo Stefano Papa e Martire (Granducato di Toscana)

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Papa Leone XI Padre:
Ottaviano de' Medici
Nonno paterno:
Lorenzo de' Medici
Bisnonno paterno:
Bernadetto de' Medici
Trisnonno paterno:
Antonio de' Medici
Trisnonna paterna:
Cilla de' Bonaccorsi
Bisnonna paterna:
Costanza de' Guasconi
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Nonna paterna:
Caterina de' Nerli
Bisnonno paterno:
 ?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Bisnonna paterna:
 ?
Trisnonno paterno:
 ?
Trisnonna paterna:
 ?
Madre:
Francesca Salviati
Nonno materno:
Jacopo Salviati
Bisnonno materno:
Giovanni Salviati
Trisnonno materno:
Alemano Salviati
Trisnonna materna:
Caterina de' Medici
Bisnonna materna:
Elena Gondi Buondelmonti
Trisnonno materno:
Simone Gondi
Trisnonna materna:
Maria Buondelmonti
Nonna materna:
Lucrezia de' Medici
Bisnonno materno:
Lorenzo de' Medici
Trisnonno materno:
Piero il Gottoso
Trisnonna materna:
Lucrezia Tornabuoni
Bisnonna materna:
Clarice Orsini
Trisnonno materno:
Jacopo Orsini, signore di Monterotondo
Trisnonna materna:
Maddalena Orsini dei signori di Bracciano

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 269.
  2. ^ Vita del cardinal di Firenze in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 269.
  3. ^ B.A.V., Vat. lat. 6183, c. 50.
  4. ^ Vita del cardinal di Firenze in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 270.
  5. ^ Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Princiupato, filza 3290, c382v.
  6. ^ Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 270.
  7. ^ Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 271.
  8. ^ Der literarische Nachlass Giorgio Vasari pp 760-761.
  9. ^ a b Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 272.
  10. ^ Vita del cardinal di Firenze in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 273.
  11. ^ Archivio di Stato di Firenze, Mediceo del Principato, filza 3766, c. 27 in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 273.
  12. ^ R. Galluzzi, Istoria del Granducato di Toscana, V, Livorno 181, in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 273.
  13. ^ a b Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 273.
  14. ^ Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. lat., 5827, passim, in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 273.
  15. ^ a b c Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 274.
  16. ^ Biblioteca Apostolica Vaticana, Borg. lat. 66 in Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 274.
  17. ^ Lettres missives de Henri IV, a cura di B. Barbiche, Città del Vaticano 1968, p. 315-320.
  18. ^ Lettres missives de Henri IV, p. 315-320, a cura di B. Barbiche, Città del Vaticano 1968.
  19. ^ a b Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 275.
  20. ^ Diarium P. Alaleonis in Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb lat. 2816, in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 276.
  21. ^ a b Matteo Sanfilippo, Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, vol. III, Roma, 2000, p. 276.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente VIII 1º aprile 1605 - 27 aprile 1605 Papa Paolo V
Predecessore Vescovo di Pistoia Successore BishopCoA PioM.svg
Giovambattista Ricasoli 1573 - 1574 Ludovico Antinori
Predecessore Arcivescovo di Firenze Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Antonio Altoviti 1574-1605 Alessandro Marzi Medici
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Quirico e Giulitta Successore CardinalCoA PioM.svg
titolo inesistente 1584 - 1591 Francesco Maria Bourbon del Monte Santa Maria
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Giovanni e Paolo Successore CardinalCoA PioM.svg
Antonio Carafa 1591 - 1592 Giovanni Battista Castrucci
Predecessore Cardinale presbitero di San Pietro in Vincoli Successore CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Della Rovere febbraio 1592 François de Joyeuse
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Prassede Successore CardinalCoA PioM.svg
Nicolas de Pellevé 1592-1594 Simeone Tagliavia d'Aragonia
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vacante 1594 - 1600 François de Joyeuse
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Maria in Trastevere Successore CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Simoncelli febbraio-agosto 1600 Anton Maria Salviati
Predecessore Cardinale vescovo di Albano Successore CardinalCoA PioM.svg
Pedro De Deza 1600-1602 Simeone Tagliavia d'Aragonia
Predecessore Cardinale vescovo di Palestrina Successore CardinalCoA PioM.svg
Giulio Antonio Santorio 1602-1605 Agostino Valier

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