Papa Sotero

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Papa Sotero
Soter.jpg
12º papa della Chiesa cattolica
Elezione 166
Fine pontificato 174
Predecessore papa Aniceto
Successore papa Eleuterio
Nascita Fondi
Sepoltura Basilica di San Pietro

Sotero, noto anche come il "Papa della carità" (Fondi, II secoloRoma, 174 o 175), fu il 12° vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa tra il 166/167 e il 174/175.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il Liber Pontificalis riporta che Sotero nacque a Fondi da una famiglia di origine greca. Forse proprio le sue origini greche lo resero interessato ai problemi delle Chiese di Grecia.

Uno dei primi provvedimenti, dopo la sua elezione, fu quello di indire una raccolta di denaro da inviare per le necessità della chiesa di Corinto. La lettera che Sotero scrisse in nome della chiesa di Roma alla chiesa di Corinto è andata perduta, anche se Harnack ed altri hanno tentato di identificarla con la cosiddetta "Seconda Epistola di Clemente" (vedi papa Clemente I). Però è giunta fino ai nostri giorni la lettera di ringraziamento per questa raccolta inviata da Dionisio (o Dionigi), vescovo di Corinto[1]. Il gesto assume una rilevanza che va oltre la semplice carità cristiana: Sotero assegna infatti alla Chiesa di Roma una posizione di soccorritrice delle altre chiese cristiane e, dunque, anche di guida sulla linea dell'amore e della carità tracciata dal messaggio evangelico[2]. Ecco perché Sotero è noto anche come il "Papa della carità".

In questo periodo si diffusero sempre di più le idee dell'eresia montanista, che portò a posizioni rigoriste e antisociali e che forse spinsero l'imperatore Marco Aurelio a proseguire nella repressione e persecuzione dei cristiani. Il potere imperiale non si preoccupava infatti di distinguere tra cristiani "ortodossi" e cristiani "eretici".

In merito alla persecuzione di Marc'Aurelio, Tertulliano riporta la notizia di un editto di tolleranza emesso dall'imperatore nei confronti dei cristiani a seguito del cosiddetto "Miracolo della legione fulminante". Riferisce che nel corso della campagna contro i Quadi del 174, una legione stava per essere annientata dal nemico perché debilitata da una gravissima siccità quando, in seguito alle preghiere di un gruppo di legionari cristiani, cominciò a piovere così violentemente che le truppe furono rinfrancate e i fulmini sbaragliarono il nemico, propiziando così la vittoria e la salvezza della legione. L'avvenimento è storicamente accertato (è anche raffigurato in uno dei bassorilievi della Colonna Antonina), ma sembra improbabile che l'autorità pagana lo abbia accreditato come intervento del Dio dei cristiani piuttosto che di Giove pluvio o di qualche altra divinità dell'olimpo romano. E infatti, nessun'altra fonte parla di editti di tolleranza da parte di Marco Aurelio.

Tra le decisioni prese da Sotero si ricordano la dichiarazione che il matrimonio era valido solo come sacramento benedetto da un sacerdote.

Reiterò il decreto che proibiva alle donne di toccare patena e calice e di bruciare incenso durante le cerimonie. Tale decreto costituì un momento importante nella storia della Chiesa e del rapporto tra la Chiesa di Roma e le donne; fin dai primissimi tempi, infatti, le diaconesse erano una figura presente nell'ordinamento ecclesiastico, con compiti ben definiti[3].

Morte e sepoltura[modifica | modifica sorgente]

Non ci sono prove che Sotero sia morto martire.

Venne sepolto nel cimitero di San Callisto a Roma. Secondo un'altra tradizione, invece, fu sepolto vicino alla Tomba di Pietro.

In seguito, al tempo di papa Sergio II, i suoi resti furono traslati nella Basilica dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, dove una lapide del 1655 indica un preteso ritrovamento delle spoglie, e di lì nella Basilica di San Sisto Vecchio.

Secondo altre tradizioni una parte delle sue spoglie è custodita nella cattedrale di Toledo.

Culto[modifica | modifica sorgente]

La sua festa ricorre il 22 aprile.

Dal Martirologio Romano (ed. 2004):

« 22 aprile - A Roma, san Sotéro, papa, del quale san Dionigi di Corinto celebra l’egregia carità per i fratelli, poveri pellegrini, afflitti dalla miseria o condannati ai lavori forzati. »

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ «Fin dall'inizio della religione voi introduceste l'usanza di riempire di vari benefici i vostri fratelli e di inviare i necessari aiuti alle molte chiese sparse nelle singole città. Voi così venite incontro alla povertà dei miseri e offrite il necessario ai fratelli che lavorano nelle miniere, mantenendo vivo il tradizionale spirito di grandezza dei vostri antenati. Il Vescovo Sotero non solo ha mantenuto questa abitudine, ma l'ha accresciuta somministrando ampie elemosine, consolando gli afflitti suoi fratelli con la parola e trattandoli come un padre.» (C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 42)
  2. ^ C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 43.
  3. ^ Aurelio Bianchi-Giovini illustra chiaramente il ruolo delle diaconesse: «L'istituzione delle diaconesse sale alla culla del cristianesimo e fu contemporaneo od anco anteriore a quella de' diaconi. Febe, spedita da San Paolo a portare la sua epistola ai Romani, era diaconessa della chiesa di Cencrea; e si vede che già fin d'allora tutte le chiese della Grecia ne avevano. A quest'officio erano scelte le vedove che avessero passati i sessant'anni, e nel seguito anco i soli quaranta; stavano alla porta della chiesa e ne custodivano l'entrata; istruivano le giovani catecumene; nel battesimo, che si faceva immergendo tutta la persona in un bagno, aiutavano le donne a spogliarsi e poi le vestivano coll'abito bianco; assistevano il vescovo quando le cresimava e quando amministrava l'olio santo alle inferme; lavavano le donne morte e le componevano nella bara; nei tempi di pericolo erano le messaggere del vescovo, ne portavano gli ordini, ne eseguivano le commissioni, facevano la vece de' diaconi nel distribuire le limosine; ... Le diaconesse formavano parte del corpo ecclesiastico e ne partecipavano le rendite; ma essendosi rilassata la disciplina per rispetto alla età, ed ammettendosi anco donne giovani e per fino zitelle, sotto il pretesto che si votavano alla castità, ne nacquero tali scandali, per sottrarsi a cui i buoni vescovi tralasciarono di ordinare diaconesse.» (C. Rendina, "I Papi. Storia e segreti", pag. 44)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Aniceto 166 - 174 Papa Eleuterio

Controllo di autorità VIAF: 64812635 LCCN: nb2007022944