Papa Innocenzo XI

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Papa Innocenzo XI
Innocenzo XI
240º papa della Chiesa cattolica
C o a Innocenzo XI.svg
Elezione 21 settembre 1676
Insediamento 4 ottobre 1676
Fine pontificato 12 agosto 1689
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Clemente X
Successore papa Alessandro VIII
Nome Benedetto Odescalchi
Nascita Como, 19 maggio 1611
Morte Roma, 12 agosto 1689
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano
Beato Innocenzo XI
Innocent XI.jpg

Romano pontefice

Nascita Como, 19 maggio 1611
Morte Roma, 12 agosto 1689
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 7 ottobre 1956 da papa Pio XII
Ricorrenza 12 agosto

Papa Innocenzo XI (in latino: Innocentius PP. XI, nato Benedetto Odescalchi; Como, 19 maggio 1611Roma, 12 agosto 1689) fu il 240º papa della Chiesa cattolica dal 1676 alla sua morte; è stato proclamato beato da Pio XII nel 1956.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Origini[modifica | modifica wikitesto]

Benedetto Odescalchi nacque a Como nel 1611, il 19 maggio secondo il Kirchenlexicon, il 16 maggio secondo la Catholic Encyclopedia.[1] In realtà l'atto di battesimo conservato presso la chiesa di S. Fedele in Como riporta la notte inoltrata del 18 maggio e il suo compleanno venne sempre festeggiato il 19. Figlio di Livio Odescalchi, nobile comasco, e di Paola Castelli Giovanelli da Gandino, rimase orfano del padre nel 1626 e venne educato nelle scienze umanistiche presso il locale collegio dei gesuiti, per poi trasferirsi a Genova, dove i suoi familiari avevano una banca.

Nel 1630 sopravvisse alla peste[2] della quale invece fu vittima la madre. Fin dall'inizio del Quattrocento personaggi appartenenti a questo lignaggio sono segnalati nella città lariana, e qui si può, ancor oggi, visitare il palazzo dove egli nacque nel maggio 1611. La famiglia Odescalchi non fu tuttavia una delle molte famiglie nobili legate alla terra ed estranee a quell'attività commerciale ormai in decadenza, che era stata il fulcro dei secoli d'oro dell'Italia medievale.[senza fonte] Gli Odescalchi erano infatti aristocratici cittadini dediti sia alla mercatura internazionale, sia, soprattutto, all'attività bancaria e commerciale d'intermediazione (in particolare cambiavalute), tanto da essere una delle famiglie più ricche della Lombardia spagnola. Questo fatto permise ad Innocenzo XI, ormai pontefice, di disporre di notevoli capitali personali devoluti alla Chiesa e ai suoi progetti di crociata, tanto da mandare in rovina il banco di famiglia.

La casa natale di papa Innocenzo XI a Como

Quando, soltanto quindicenne, dopo avere compiuto gli studi di grammatica e lettere umane presso i gesuiti della sua città natale ed essere poi rimasto orfano del padre, il giovane Benedetto si trasferì a Genova per fare pratica nell'azienda familiare come semplice apprendista, il banco si trovava in piena prosperità. Esso intesseva lucrose relazioni economiche finanziarie con numerosi operatori residenti nei principali centri italiani ed europei: Norimberga, Cracovia, Venezia, Milano, Roma e Napoli.

In un momento imprecisato, fra il 1632 e il 1636, (le fonti al riguardo non sono univoche[senza fonte]) Benedetto Odescalchi interruppe la spola fra Como e Genova: decise infatti di spostarsi a Roma, per frequentare i corsi di diritto civile e canonico alla Sapienza, studi completati poi a Napoli, dove si laureò il 21 novembre 1639 in utroque iure.

Carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo XI (1678-1679)

Furono quelli gli anni decisivi per il destino di Benedetto Odescalchi, segnati dalla vocazione allo stato religioso: già pochi mesi dopo aver terminato gli studi ricevette infatti, a Napoli, la tonsura ed ebbe la fortuna di riuscire, per merito del fratello Carlo, ad entrare nelle grazie sia di Giovanni Battista Pamphili, il futuro papa Innocenzo X, sia del cardinale Barberini, personaggio onnipotente sotto il pontificato di suo zio papa Urbano VIII. Resse successivamente gli incarichi di protonotaio, presidente della camera apostolica, commissario della Marca di Roma, e governatore di Macerata.

Non fu soltanto grazie ai preziosi appoggi, che fu nominato commissario straordinario delle tasse nelle Marche ma soprattutto al fatto di avere notevole preparazione in campo economico e fiscale, in un momento nel quale le casse dello Stato della Chiesa erano ormai vuote. Benedetto Odescalchi seppe assolvere questo compito – ingrato già allora – non soltanto con indubbia competenza, ma pure con umanità inusuale. Questi ottimi risultati gli assicurarono appunto, nel 1644, la carica di governatore di Macerata e, nel 1648, di Ferrara. Qui, ancora una volta le sue inusuali, per l'epoca e per il clero, competenze economiche si sarebbero rivelate preziose.

La sua accorta politica economica, la lotta alle frodi, la distribuzione di viveri e denaro ai poveri e il calmiere dei prezzi, ridiedero vita all'economia ferrarese afflitta da una prolungata carestia, tanto che sui muri della città emiliana si scrisse «Viva il cardinale Odescalchi, padre dei poveri».[senza fonte] Il 24 aprile 1645 papa Innocenzo X lo nominò cardinale ed egli divenne legato pontificio a Ferrara e quindi vescovo di Novara. In tutti questi ruoli, la semplicità e la purezza del suo carattere, che mostrò congiuntamente ad una benevolenza aperta e priva di egoismo, gli assicurarono un posto di rilievo nell'affetto e nella stima popolare.

Breve fu tuttavia l'attività pastorale di Benedetto Odescalchi a Novara. Già nel 1654, recatosi a Roma per la periodica visita ad limina, il Papa lo trattenne presso di sé come consigliere, cosa che avrebbe fatto anche il suo successore papa Alessandro VII. Costretto a stare lontano da Novara, nel 1656, Odescalchi chiese al papa di essere esonerato dal compito di vescovo residenziale, così da rispettare i principi del Concilio di Trento, i quali esigevano che i vescovi risiedessero presso le proprie diocesi, norma per il cui puntuale rispetto Benedetto Odescalchi avrebbe combattuto duramente anche da papa.

Negli anni seguenti Benedetto Odescalchi rimase quindi a Roma al servizio di quella Chiesa di cui divenne uno degli esponenti più in vista, tanto che egli fu tra i favoriti già durante il conclave del 1670, nel quale fu invece eletto, all'età di ottanta anni il cardinale Emilio Altieri, divenuto Clemente X.

Pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 settembre 1676, dopo un estenuante conclave di ben 50 giorni vissuti dai cardinali - bloccati dall'ostilità fra le famiglie Chigi e Altieri - nell'infuocata estate romana, due mesi dopo la morte di papa Clemente X (22 luglio 1676) egli venne, nonostante l'opposizione francese, scelto come suo successore.

Innocenzo non perse tempo nel dichiarare e manifestare nella pratica il suo zelo di riformatore dei costumi e correttore degli abusi amministrativi. La forte statura morale di papa Odescalchi fu evidente fin dai primi giorni di pontificato. La cerimonia d'incoronazione, avvenuta il 4 ottobre 1676, fu infatti singolarmente semplice e modesta, perché il nuovo papa volle che il denaro che si sarebbe potuto risparmiare in tale occasione fosse distribuito alle chiese e ai poveri di Roma. Egli cercò di abolire le sinecure e cercò di innalzare anche i laici ad un più alto standard di vita morale. Egli chiuse i teatri di Roma permettendo l'esecuzione esclusivamente di musica sacra, pertanto meritò il soprannome di "papa minga" (papa "niente, nulla" dal lombardo minga) in relazione al forte accento e all'ostilità per le rappresentazioni sceniche. Nel 1679 condannò pubblicamente sessantacinque proposizioni, prese principalmente dagli scritti di Escobar, Francisco Suárez, e simili, come propositiones laxorum moralistarum e vietò a chiunque di insegnarle, pena la scomunica.

Presagio della volontà di ferro di papa Odescalchi era già stata, peraltro, la sua decisione di fare sottoscrivere ai cardinali una capitolazione elettorale come condicio sine qua non per la sua accettazione del pontificato: Benedetto Odescalchi voleva avere la mano libera nell'affrontare la riforma della Chiesa e dei costumi. Quest'ultima, come già abbiamo accennato, si concretizzò nella lotta al nepotismo e nelle battaglie per il risanamento finanziario, ma papa Innocenzo XI condannò pure l'usura e perfino cercò (in anticipo sui tempi) di giungere all'abolizione totale del commercio degli schiavi, sul quale era assai informato, in quanto riceveva personalmente i missionari, al fine di essere tenuto al corrente sulle situazioni locali.

Per modernità si segnala pure l'atteggiamento di papa Odescalchi nei confronti delle altre confessioni cristiane. In un'epoca nella quale era indiscutibile il principio secondo il quale il dissenso religioso non andava assolutamente tollerato, egli deplorò esplicitamente l'uso della forza da parte di Luigi XIV contro gli ugonotti, «pubblicando – come riferiva da Roma l'ambasciatore veneto – non fosse proprio far missione di apostoli armati e che questo metodo non fosse il migliore, giacché Cristo non se ne era servito per convertire il mondo»[senza fonte]. Esprimette compiacimento, in un breve indirizzato a Luigi XIV, per la revoca dell'editto di Nantes, emanato, oltre ottant’anni prima, per porre fine alle guerre contro gli ugonotti. Per l’occasione venne organizzata anche una festa a Roma[3][4][5].

Il sepolcro di Innocenzo XI nella basilica di San Pietro in Vaticano.

Più conforme alle visioni e all'ideologia dell'epoca, fu invece il sogno di papa Innocenzo XI – nato forse anche quale reazione alla grave minaccia al mondo cristiano rappresentata dal fallito assedio di Vienna ad opera dei Turchi nel 1683 - di riprendere la lotta contro gli Ottomani, promuovendo una nuova crociata che avrebbe dovuto unire Impero, Polonia, la Francia di Luigi XIV, la Spagna e il Portogallo con l'aggiunta dei paesi asiatici ostili alla Sublime Porta (la Persia in primis). Progetto che vide la luce con la creazione della prima Lega Santa nel 1684 (dopo la conclusione della famosa Dieta di Grodno nel 1679) e della seconda lega santa del 1686 con Austria (e non l'Impero), Polonia e con l'aggiunta della Serenissima Repubblica di Venezia, che si poi concluse con la presa di Buda e la definitiva ascesa della casata asburgica sullo scacchiere politico dell'Europa sud-orientale.

Personalmente non avverso a Miguel de Molinos, egli cionondimeno mantenne l'enorme pressione su quest'ultimo per confermare nel 1687 il giudizio degli inquisitori con il quale le sessantotto proposizioni moliniste vennero condannate come blasfeme ed eretiche. Il suo pontificato venne segnato dalla prolungata lotta con Luigi XIV di Francia sulla questione delle cosiddette "libertà gallicane", e anche riguardo a certe immunità pretese dagli ambasciatori alla corte papale. Innocenzo morì dopo un lungo periodo di salute malferma, il 12 agosto 1689. La causa per la sua canonizzazione venne aperta nel 1714 da Clemente XI, ma l'influenza della Francia costrinse alla sua sospensione nel 1744, sotto Benedetto XIV. Nel XX secolo la causa venne reintrodotta e papa Pio XII annunciò la sua beatificazione il 7 ottobre 1956. La sua salma è tumulata nella Basilica di San Pietro in Vaticano.

La sua memoria viene celebrata il 12 agosto. Nel 2009 è stato istituito il comitato promotore per le celebrazioni della nascita di Papa Innocenzo XI, su impulso della curia arcivescovile di Strigonio-Budapest, del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, dell'Università degli Studi di Cassino, dell'Università degli Studi del Molise e della famiglia Odescalchi.[6]. L'8 aprile 2011, il corpo del beato Innocenzo XI è stato traslato dalla cappella di San Sebastiano a quella della Trasfigurazione: in questo modo nella cappella rimasta vuota è stato collocato il feretro di papa Giovanni Paolo II dopo la sua beatificazione del 1º maggio dello stesso anno.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Innocenzo XI nella moderna letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ (EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Odescalchi, 31 maggio 2010.
  2. ^ Quella stessa di cui scrive Alessandro Manzoni ne I promessi sposi.
  3. ^ Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica: da S. Pietro sino ai nostri giorni volume XXXVI pagina 28, Editore Tip. Emiliana, 1846.
    «Avendo Luigi XIV ridotto e poi rivocato l’editto di Nantes contro gli eretici ugonotti, il Papa benché per diverse ragioni disgustato col re, non poté dispensarsi di rendergliene grazie con un breve de’ 13 novembre 1685 [...]».
  4. ^ Antonio Menniti Ippolito, Enciclopedia dei Papi (2000), Treccani.
    «Poi la situazione si sbloccò: partì un breve, cortese e piuttosto freddo, che conteneva le felicitazioni del papa ma nessuna concessione in materia di regalie; e, infine, nella primavera del 1686, si svolsero in Roma i festeggiamenti per la revoca dell'editto».
  5. ^ Editto di Nantes in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
    «Disposizione emanata da Enrico IV di Francia (13 apr. 1598) per regolare la posizione degli ugonotti (calvinisti) francesi e porre così fine alle guerre di religione».
  6. ^ Comitato

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Papasogli, Innocenzo XI, Roma 1956
  • Alcuni documenti riguardanti il papa Innocenzo Undecimo, prima Benedetto Odescalchi di Como del Priore Eldorado Torrioni in Extrait de la revue d'Histoire ecclésiastique suisse, 1915;
  • Pietro Gini, Profilo Storico di Innocenzo XI Papa nel III Centenario della sua elevazione al supremo pontificato, Como 1976
  • Biagia Catanzaro, Francesco Gligora, Breve Storia dei papi, da San Pietro a Paolo VI, Padova 1975.
  • Rita Monaldi e Francesco Sorti, Imprimatur, Mondadori, Milano, 2002, ISBN 88-04-50360-2
  • Antonio Menniti Ippolito, Innocenzo XI, beato, in Enciclopedia dei papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, III, Roma 2000.
  • Antonio Menniti Ippolito, Innocenzo XI, beato, in Dizionario Biografico degli Italiani, LXII, Roma 2004, pp. 478-495.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Clemente X 21 settembre 1676 - 12 agosto 1689 Papa Alessandro VIII
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Cosma e Damiano Successore CardinalCoA PioM.svg
Alessandro Cesarini 1645-1659 Odoardo Vecchiarelli
Predecessore Presidente del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica Successore Emblem Holy See.svg
Antonio Barberini 1647-1650 Flavio Chigi
Predecessore Vescovo di Novara Successore BishopCoA PioM.svg
Antonio Tornielli 1650-1656 Giulio Maria Odescalchi
Predecessore Cardinale presbitero di Sant'Onofrio Successore CardinalCoA PioM.svg
Giovanni Girolamo Lomellini 1659-1676 Piero Bonsi
Predecessore Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali Successore CardinalCoA PioM.svg
Federico Sforza 1660-1661 Camillo Astalli-Pamphili

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