Ponte dei Quattro Capi

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Ponte dei Quattro Capi
Nazione bandiera Italia
Città Roma
Tipologia ponte a quattro arcate
Materiale tufo, travertino, mattoni
Lunghezza m
luce max 24,50 m
Progettista Lucio Fabricio
Costruzione 62 a.C.-23 a.C. ( fine restauro )
 


Coordinate: 41°53′28″N 12°28′42″E / 41.89111, 12.47833


Il Ponte dei Quattro Capi (anche Pons Judaeorum e Ponte Fabricio) è una ponte di Roma, molto ben conservato e tuttavia il più antico esistente, che collega l'Isola Tiberina alla terraferma sul lato orientale, verso Campo Marzio. Misura sessantadue metri in lunghezza, e cinque metri e mezzo in larghezza.

Indice

[modifica] Storia

Nelle quattro arcate si trovano quattro iscrizioni che attestato la costruzione da parte di Lucio Fabricio, un curatore delle strade, nel 62 a.C., e venne restaurato dai consoli Marco Lollio e Quinto Lepido nel 23, in un'iscrizione più piccola sui due lati di una sola arcata, a causa di una piena del fiume. Si racconta anche che il nome sia dovuto ad una profonda discordia fra i quattro architetti, che per futili motivi finirono per passare alle vie di fatto: il Papa, che tenne conto del fatto, alla fine dei lavori li condannò alla decapitazione sul posto, e a ricordo del loro lavoro fece erigere un monumento con quattro teste in un unico blocco di marmo; tuttavia è da notare che essendo presenti due erme, i volti raffigurati sarebbero otto.

Sotto papa Eugenio IV il ponte fu pavimentato in lastre di travertino, mentre un'iscrizione del 1679 di papa Innocenzo XI si riferisce al rifacimento dei parapetti e al rivestimento in mattoni. Nel XVI secolo per la sua vicinanza al Ghetto fu conosciuto anche come ponte dei Giudei; nei pressi infatti si trova la chiesa di San Gregorio dove erano tenute, durante il regno pontificio, le prediche obbligatorie per gli ebrei. Una delle erme è raffigurata nel vicino monumento dedicato a Giuseppe Gioacchino Belli nel quartiere Trastevere, che mostra il poeta romanesco appoggiato al parapetto del ponte.

[modifica] Architettura

Il ponte è costituito da due arcate a sesto ribassato, con una luce di ventiquattro metri e mezzo, poggiate su un pilone mediano con una base a forma di sperone sul lato a monte, ma con forma arrotondata verso valle; sopra il pilone si apre un arco largo sei metri, con lo scopo di alleggerire la pressione delle acque durante le piene fluviali. Alle due estremità si trovavano due piccoli archi di tre metri e mezzo di larghezza, oggi però interrati. Il suo nucleo interno è composto da pietra sperone in tufo, mentre l'esterno è realizzato in travertino; la parte in mattoni si riferisce ad un restauro seicentesco. Sono collocate alcune erme quadrifronti, raffiguranti Giano quadrifronte che servivano per delle balaustre probabilmente in bronzo, e che hanno motivato la denominazione moderna.

Sul lato dell'isola si trova la Torre Caetani, che ne sorvegliava l'ingresso.

[modifica] Bibliografia

  • Romolo A. Staccioli, Guida Insolita ai Luoghi, ai Monumenti e alle Curiosità di Roma Antica, Newton & Compton, Roma 2000, pp. 289
  • Willy Pocino, Le Curiosità di Roma, Newton & Compton, Roma 2004, pp. 301-303
  • Carmelo Calci, Roma Archeologica, AdnKronos Libri, Roma 2005, pp. 298-299
  • Roma. Guida Rossa, Touring Club Italiano, Milano 2004, p. 715

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