Giovanni Battista Piranesi

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Autoritratto

Giovanni Battista Piranesi detto anche Giambattista (Mogliano Veneto, 4 ottobre 1720[1]Roma, 9 novembre 1778) è stato un incisore, architetto e teorico dell’architettura italiano. Le sue tavole incise, segnate da un'intonazione drammatica, appaiono improntate ad un'idea di dignità e magnificenza tutta romana, espressa attraverso la grandiosità e l'isolamento degli elementi architettonici, in modo da pervenire ad un sublime sentimento di grandezza del passato antico.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Monumento funebre del Piranesi dello scultore Angelini in Santa Maria del Priorato a Roma.

Figlio di Angelo, tagliapietre veneziano, e Laura Lucchesi, fu introdotto al latino e alle basi della letteratura e della storia antica dal fratello Angelo, monaco certosino. Iniziò la sua carriera di architetto al Magistrato delle Acque introdotto dallo zio Matteo Lucchesi, ingegnere veneziano specializzato in opere idrauliche e responsabile della manutenzione della Laguna Veneta. Dopo una controversia con lo zio, continuò la sua formazione con Giovanni Antonio Scalfarotto. Ancora impegnato in ambito ingegneristico (la Magistratura delle Acque si occupava di canali, ponti e difese costiere), fece tuttavia esperienza anche nelle arti figurative e decorative, anche se non risulta possibile documentare specifici apprendistati, interessandosi in particolare all'illusione scenografica e alla prospettiva. Si ricordi che in questo periodo a Venezia, in particolare per merito del Canaletto, l'arte delle vedute aveva raggiunto un livello altissimo.

Incisione della Piramide Cestia.
Veduta del Quirinale.
Veduta di Piazza del Popolo.
Veduta del Pantheon.
Veduta del Foro di Nerva.
Arco di Traiano a Benevento come appariva nel XVIII secolo.

Nel 1740 viaggiò come disegnatore al seguito di Marco Foscarini, l'inviato veneziano a Roma. Prese alloggio a Palazzo Venezia ed iniziò lo studio dell'architettura romana; le antiche rovine della città accesero il suo entusiasmo ma molto presto Piranesi si rese conto che le prospettive di lavoro a Roma come architetto erano scarse. C'erano invece possibilità nel campo della pittura, specialmente a causa dei primi turisti che venivano a Roma. Un anno dopo iniziò la sua formazione con il vedutista Giuseppe Vasi, che lo introdusse alle tecniche dell'acquaforte e dell'incisione su rame. Piranesi ruppe molto presto con Vasi e assieme a studenti dell'Accademia di Francia lavorò ad una serie di piccole vedute di Roma, che apparvero in seguito nel 1745 come Varie Vedute di Roma Antica e Moderna. Già nel 1743 aveva pubblicato il suo primo lavoro Prima parte di Architettura e Prospettive - vedute della città con una tecnica di bulino ed acquaforte. Dedicò il suo lavoro a Nicola Giobbe, un costruttore veneziano, che aveva promosso il suo arrivo a Roma.

Dal 1743 al 1747 si fermò per lo più a Venezia, dove frequentò, secondo alcune fonti, anche Giovanni Battista Tiepolo.
Finalmente tornò a Roma, dove aprì una bottega a via del Corso. Negli anni tra il 1748 ed il 1774 creò un'altra sequenza di vedute di monumenti antichi e barocchi, le Vedute di Roma, che - illuminate usualmente da una forte luce solare - danno un peculiare effetto monumentale. Queste Vedute contengono anche composizioni d'immagini del tipo dei Capricci.

Nel 1756 Piranesi studiò e misurò una quantità innumerevole di edifici dell'antica Roma. La conseguenza fu la pubblicazione in quattro volumi di viste degli antichi monumenti romani, le Antichità Romane de' tempo della prima Repubblica e dei primi imperatori. Tali vedute mirano a magnificare la grandiosità dell'architettura romana e spesso le dimensioni sono volutamente esasperate nella deformazione prospettica: per esempio nella tavola con le Fondamenta del Mausoleo di Adriano, queste sono trasformate in una montagna gigantesca di cui non si riesce a vedere la cima. Nella prefazione Piranesi lamenta sul degrado, e la manomissione dei resti archeologici, ponendosi tra i primi ad aver chiara l'esigenza di una specifica salvaguardia dei monumenti, e della necessità di documentarli con immagini.[2]

Nel 1761 fu ammesso all'Accademia di San Luca a Roma. Lo stesso anno aprì una nuova bottega con una stamperia propria. In un Catalogo delle Opere presenta le sue stampe con i prezzi. Nel 1761 pubblica il saggio storico Della Magnificenza e Architettura dei Romani. Nel 1762 pubblica la raccolta di incisioni Campo Marzio dell'antica Roma.

Nel 1763 papa Clemente XIII affidò a Piranesi l'incarico di restaurare il coro di San Giovanni che però non andò oltre lo stadio di progetto. L'anno successivo Piranesi fu incaricato dal cardinale Giovanni Battista Rezzonico della ristrutturazione di Santa Maria del Priorato che fu la sua unica opera architettonica realizzata.

Nel 1767 il Papa lo nominò cavaliere. Negli anni 1777-78 pubblicò una raccolta di incisioni su Paestum[3], Differents vues de Pesto, in cui la voluta sproporzione fra edifici e figure è mitigata in un nuovo rapporto che tiene conto del ruolo determinate dell'elemento umano, finora messo in secondo piano rispetto all'eroicità delle rovine antiche.

Piranesi morì nel 1778 a Roma dopo una lunga malattia. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria del Priorato, da lui progettata, per volontà del cardinale Rezzonico.

Il "rovinismo piranesiano"[modifica | modifica wikitesto]

La sua mano imitò fedelmente le reali rovine; la sua invenzione, partendo dai disegni dell'architetto originale, fornì le parti mancanti; la sua abilità introdusse gruppi di vasi, altari, tombe, e la sua vasta e scientifica distribuzione della luce e delle ombre completò l'immagine gettando un notevole effetto sopra il tutto. Ha eseguito un'incisione dopo l'altra con molta brillantezza e, quando il lavoro aumentava, lo zelo dell'artista diventava più forte. Nel tempo divenne necessario chiamare in aiuto tutti i suoi figli e parecchi altri allievi. Infatti non diminuì il suo impegno fino alla morte nel 1778.

Il figlio e collaboratore di Piranesi, Francesco, riunì e preservò le sue tavole nelle quali le linee più libere dell'acquaforte in gran parte suppliscono alla severità del lavoro del bulino. Ventinove volumi in folio contenenti circa 2000 stampe apparvero a Parigi (1835 - 1837).

La sua tecnica, definita "rovinismo piranesiano", esercitò una forte influenza durante il Neoclassicismo e fu ripresa, in letteratura nelle Notti romane di Alessandro Verri.[4]

Carceri d’Invenzione[modifica | modifica wikitesto]

La celebrità di Piranesi è dovuta anche alle sedici tavole delle Carceri del 1745-1750, immagini di architetture fantastiche. Le Carceri d'invenzione sono una serie di 16 stampe prodotte in due edizioni, che mostrano enormi sotterranei a volta con scale e possenti macchinari. Queste incisioni influenzarono il Romanticismo ed il Surrealismo ma anche le scenografie teatrali del '700.

La prima edizione fu pubblicata nel 1745 e consisteva di 14 incisioni. Nella seconda edizione del 1761, tutte le incisioni furono rielaborate e numerate in numeri romani da I a XVI (1-16). I numeri II e V erano le nuove tavole introdotte in questa seconda edizione. Le tavole numerate da I a IX erano in formato ritratto (più alte che larghe), mentre quelle da X a XVI erano in formato paesaggio (più larghe che alte).

Originariamente, nel 1761, le tavole erano più luminose ma nel 1770 le Carceri furono nuovamente rielaborate su indicazioni dell'editore di Piranesi, Bouchard, per renderle più scure e contrastate ed ottenere così un effetto più teatrale. La maggior parte delle riproduzioni delle Carceri attualmente in circolazione sono state fatte dopo questa elaborazione. È possibile visionare una di queste riproduzioni nel museo di Biltmore Estate della famiglia Vanderbilt a Asheville, North Carolina.

Le Carceri hanno influenzato la costruzione delle prigioni di Newgate del 1770, [senza fonte]furono usate per le rappresentazioni della presa della Bastiglia ed hanno lasciato le loro tracce nelle scenografie di diversi film, ed hanno ispirato una serie di composizioni del musicista inglese Brian Ferneyhough, e il ciclo Figuralmusik, del compositore messicano Javier Torres Maldonado.

Le tavole sono:

  • I - Tavola di intestazione
  • II - L'uomo sulla roccia
  • III - La torre circolare
  • IV - La gran piazza
  • V - Il leone in bassorilievo
  • VI - Il fuoco fumante
  • VII - Il ponte levatoio
  • VIII - La scalinata con i trofei
  • IX - La ruota gigante
  • X - Prigionieri sulla piattaforma
  • XI - L'arco con la conchiglia
  • XII - Il cavalletto
  • XIII - Il pozzo
  • XIV - L'arco gotico
  • XV - Il muro con la lampada
  • XVI - Il muro con le catene

Un'analisi dettagliata delle Carceri di Piranesi è stata scritta da Marguerite Yourcenar nel saggio La mente nera di Piranesi contenuto nella raccolta Con beneficio d'inventario (1962). Ulteriori discussioni su Piranesi e le Carceri si possono trovare in The Mind and Art of Giovanni Battista Piranesi di John Wilton-Ely (1978).

Santa Maria del Priorato[modifica | modifica wikitesto]

Scritti teorici[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Piranesi è stato anche autore di numerosi scritti teorici che ne fanno uno dei più interessanti scrittori di architettura del XVIII secolo.[5]

La sua opera più interessante è Della Magnificenza ed architettura de' Romani (1761) in cui ridimensionando quella greca, esalta le civiltà etrusca e romana, soprattutto del periodo repubblicano, ed in particolare la grande architettura civile che ha saputo esprimere ed al suo carattere "funzionale" ed antidecorativo.[6] In polemica con la crescente esaltazione dell'arte greca, portata avanti nella stessa Roma da Winckelmann, Piranesi afferma che, come il diritto, anche l'architettura romana ha avuto una indipendenza di sviluppi da quella greca; all'origine di questi sviluppi è il nucleo della Roma dei re che raccoglieva l'eredità etrusca[7].

Alle questioni architettoniche dedica anche il testo sotto forma di dialogo in cui esprime le sue idee sul fare architettonico: Parere sull'architettura,(1765). Piranesi, sulla falsariga di Francesco Borromini, si dichiara contrario all'eccessiva codificazione del linguaggio classico in regole rigide e principi, rivendicando libertà creativa per l'attività architettonica.

Piranesi ed il Neoclassicismo[modifica | modifica wikitesto]

Molto è stato scritto sull'influenza determinante dell'opera grafica di Piranesi per lo sviluppo della sensibilità neoclassica. In effetti il nucleo del discorso artistico di Piranesi si inserisce all'interno della caratteristica fondamentale del linguaggio neoclassico del recupero dell'antico, per proiettarlo nel presente.

Tuttavia occorre notare che il rapporto culturale con Piranesi dei principali architetti neoclassici che lo vennero a conoscere a Roma, soprattutto inglesi, fu molto controverso, oscillando tra l'ammirazione (Robert Adam, George Dance, Robert Mylne) e l'accesa critica (John Soane). Sul piano teorico Piranesi fu il maggior avversario alla teoria della superiorità della cultura artistica greca, vista come fonte originaria di quella romana, sostenuta dai principali intellettuali neoclassici (Marc-Antoine Laugier, Johann Joachim Winckelmann).[8] Inoltre la sua unica opera architettonica realizzata, rivela una notevole complessità linguistica e interpretativa, tale da essere stata letta in modi anche contrastanti dalla critica, fino ad essere considerata una sottile e malinconica resistenza della vitalità barocca al neoclassicismo.[9] In tal modo non si può semplicemente omologare l'opera del grande artista al nascente neoclassicismo internazionale.

In effetti Piranesi trae dalle colossali rovine il sentimento nuovo e nostalgico di un mondo ideale, incommensurabile e grandioso, ormai perduto e corroso. Questo ne fa un precursore della sensibilità romantica.[10]

Piranesi ed il Romanticismo[modifica | modifica wikitesto]

Il rapporto tra Piranesi ed il Neoclassicismo rimane dunque, anche a livello storiografico, controverso. Invece è evidente come egli abbia influenzato il Romanticismo e anticipato i temi tipici di tale movimento culturale e principalmente la rappresentazione delle rovine di un grandioso passato. La sua opera ebbe una grande fortuna non solo tra gli artisti ma anche tra i poeti inglesi e francesi dell'Ottocento.[11] In particolare si esaltarono le incisioni delle Carceri, con il loro senso di angoscia. Si giunse anche ad assimilare le rovine rappresentate da Piranesi a quelle vere o immaginate del medioevo gotico,[12] e le immagini delle Carceri alle visioni ottenute sotto l'effetto dell'oppio.[13][14]

Curiosità e citazioni[modifica | modifica wikitesto]

L'acquaforte di Felice Polanzani raffigurante Giovan Battista Piranesi come busto romano, fu scelta dallo stesso architetto Piranesi come frontespizio del suo volume di incisioni "Antichità Romane".

Lo stile di Piranesi fu imitato nel XX secolo dal falsario Eric Hebborn.

La Society of Antiquaries of London lo nominò socio onorario.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'unica fonte riguardante il luogo di nascita è l'iscrizione scolpita sotto un busto del Piranesi realizzato da Antonio D'Este su commissione del Canova (GIAMBATTISTA PIRANESI / ARCHITETTO INCISORE / DA MOJANO NEL TERRITORIO DI MESTRE / NATO M•DCC•XX MORTO M•DCC•LXXVIII). Le informazioni paiono abbastanza attendibili, in quanto il Canova ben conosceva l'artista essendo peraltro amico del figlio di quest'ultimo, Francesco. A ciò si aggiunge l'atto di battesimo, avvenuto l'8 novembre 1720 nella chiesa di San Moisè di Venezia, ad oltre un mese di distanza dalla nascita: è molto probabile dunque che Piranesi nacque a Mogliano di Mestre (vale a dire nella zona orientale del paese) mentre la famiglia era lì di passaggio, o forse in villeggiatura, e che poco dopo fu portato nella parrocchia di residenza per essere battezzato (cfr. Giuseppe Venturini, Passeggiate moglianesi, Mogliano Veneto, Centro culturale Astori, 1980, pp. 193-194.).
  2. ^ Jörg Garms, Piranesi da Venezia a Roma, in "Zeitenblicke, 2003, n.3
  3. ^ Roberto Pane, Paestum nelle acqueforti di Piranesi, Milano 1980.
  4. ^ Marta Savini, Il mito di Roma nella letteratura della nuova Italia
  5. ^ S. F. Maclaren, La magnificenza e il suo doppio: il pensiero estetico di Giovanni Battista Piranesi, 2005.
  6. ^ F. Maclaren, op. cit., 2005.
  7. ^ Maurizio Calvesi, Introduzione in H. Focillon Giovanni Battista Piranesi, Bologna, 1967 p. XVII
  8. ^ F. Maclaren, op. cit., 2005.
  9. ^ Bruno Zevi, Storia e controstoria dell'architettura in Italia, 1997).
  10. ^ P. De Vecchi-E. Cerchiari, I tempi dell'arte, 2000.
  11. ^ F. Maclaren, op. cit., 2005, pag.112
  12. ^ Thomas De Quincey, Confessioni di un oppiomane,trad. it.: Einaudi, Torino, 1973 (1822): "... Molti anni fa, mentre stavo esaminando le Antichità di Roma, di Piranesi, Mr. Coleridge, che mi era accanto, mi descrisse un insieme di tavole di quell’artista... che registrano lo scenario delle sue visioni durante il delirio causato da una febbre: alcune di loro (descrivo solo il ricordo dell’esposizione di Mr. Coleridge) rappresentano un grande ambiente in stile gotico, sul cui pavimento si levava ogni specie di attrezzi e macchinari, ruote, cavi, pulegge, leve, catapulte, ecc., ecc., che esprimono enorme potenza che cresce e supera le resistenze. Strisciando lungo i lati delle pareti, potevate percepire una scala; e su di essa, accarezzando il suo percorso verso l’alto, c’era Piranesi stesso: seguite le scale un po’ più su e percepite che arrivate ad una improvvisa brusca interruzione, senza alcuna balaustra e che non permettere di salire ancora verso lui che aveva raggiunto l’estremità, tranne che negli abissi sotto... Ma sollevate ancora i vostri occhi e percepite una seconda rampa di scale più su: sulla quale Piranesi è percepito ancora, ma questo volta si leva in piedi sul bordo stesso dell’abisso. Sollevate ancora il vostro occhio e si vede un volo più aereo di scale: ed c’è ancora il povero Piranesi occupato ai suoi lavori di ispirazione: ed e così via, fino che le infinite scale ed Piranesi non sono entrambi persi nell’oscurità dell’ambiente...
  13. ^ Thomas De Quincey, op. cit., 1822
  14. ^ F. Maclaren, op. cit., 2005, pag.112

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Henri Focillon, Giovanni Battista Piranesi: Essai de catalogue raisonné de son œuvre, Paris, 1918
  • Arthur M. Hind, Giovanni Battista Piranesi, a Critical Study: with a List of his Published Works and Detailed Catalogues of the Prisons and the Views of Rome, The Cotswold Gallery London, 1922
  • V. Mariani, Studiando Piranesi, 1938, Roma
  • Mario Praz, Giovanni Battista Piranesi. Le carceri, Milano, 1975
  • Sarah F. Maclaren, La magnificenza e il suo doppio. Il pensiero estetico di Giovanni Battista Piranesi, Milano, Mimesis, 2005. ISBN 88-8483-248-9
  • N. Miller, Archäologie des Traums. Versuch über Giovanni Battista Piranesi. Monaco di Baviera e Vienna, 1978.
  • Roberto Pane, Paestum nelle acqueforti di Piranesi. Edizioni di Comunità, Milano 1980.
  • Manfredo Tafuri, La sfera e il labirinto: Avanguardia e architettura da Piranesi agli anni ’70, Einaudi, Torino 1980
  • John Wilton-Ely, Piranesi, New Haven, 1993.
  • L. Ficacci, Giovanni Battista Piranesi: The Complete Etchings, Köln-Roma 2000.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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