Papa Innocenzo VIII

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Papa Innocenzo VIII
Innocenzo VIII
213º papa della Chiesa cattolica
C o a Innocenzo VIII.svg
Elezione 29 agosto 1484
Incoronazione 12 settembre 1484
Fine pontificato 25 luglio 1492
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Sisto IV
Successore papa Alessandro VI
Nome Giovanni Battista Cybo
Nascita Genova, 1432
Morte Roma, 25 luglio 1492
Sepoltura Basilica di San Pietro in Vaticano

Innocenzo VIII, nato Giovanni Battista Cybo (Genova, 1432Roma, 25 luglio 1492), fu il 213º papa della Chiesa cattolica dal 1484 alla morte.

La vita a Napoli alla corte del re[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista Cybo nacque a Genova, figlio di un uomo di rango senatoriale, Arano (o Aronne) Cybò; la madre era Teodorina de' Mari, di antica famiglia genovese[1]. Dopo essere stato Senatore di Roma (carica all'epoca monocratica), il padre fu nominato vicerè[2] del Regno di Napoli, un'altissima carica dello Stato napoletano. Si trasferì quindi nella capitale . Qui Giovanni Battista ricevette vari incarichi, conoscendo i piaceri della vita mondana[1]. Durante questo periodo divenne padre di sette figli[2]. Due furono legalmente riconosciuti: Franceschetto (1449-1519) e Teodorina (1455-1508). Li riconobbe e allevò pur senza sposare la loro madre, che ci rimane ignota. Gli altri cinque figli vennero fatti passare per suoi nipoti ed entrarono ugualmente a corte.

La conversione e la carriera ecclesiastica[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente, per volere paterno, Giovanni Battista si trasferì a Padova e a Roma, dove proseguì gli studi[1]. Nel 1457 il padre Arano morì; in seguito il Cybo abbracciò lo stato clericale, trasferendosi ben presto nella Corte di Roma[1]. Intorno al 1460 sopravvenne la conversione che lo portò all'ordinazione sacerdotale. In questo percorso fu aiutato dal cardinale Filippo Calandrini. Il giovane Giambattista Cybo (non aveva ancora trent'anni) entrò al suo servizio.[2]. Guadagnatosi la fiducia di papa Paolo II, ottenne dal pontefice diversi incarichi, tra cui la promozione a vescovo di Savona il 5 novembre 1466[1]. Sei anni dopo dovette lasciare la Liguria: a causa di dissidi con gli Sforza, che detenevano il controllo della città, il 16 settembre 1472 fu trasferito da papa Sisto IV nella diocesi di Molfetta[1]. Divenne una figura popolare, poiché per tutta la durata della nomina risiedette stabilmente nella diocesi. Di temperamento calmo e affidabile, il Cybo piacque molto al pontefice, che favorì il suo avanzamento di carriera alla Curia pontificia[1]. Al Concistoro celebrato da Sisto IV il 7 maggio 1473 venne nominato, su proposta di Giuliano della Rovere, cardinale presbitero, ottenendo prima il titolo di Santa Balbina e, nel gennaio del 1474, quello di Santa Cecilia[3].

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

L'elezione al Soglio[modifica | modifica wikitesto]

1leftarrow.pngVoce principale: Conclave del 1484.

Papa Sisto IV morì il 12 agosto 1484; il 26 agosto si aprì il Conclave[1]. I due protagonisti furono i cardinali Giuliano Della Rovere e Rodrigo Borgia, a capo delle due fazioni che si contesero l'elezione al Soglio. Tre giorni dopo uscì eletto invece Giovanni Battista Cybo. L'esito inaspettato derivò dal fatto che nessuno dei due leader fu in grado di far prevalere la propria candidatura su quella del rivale. Infatti, il Della Rovere era allora ancora troppo giovane (aveva 41 anni), mentre il Borgia non aveva dalla sua parte un numero sufficiente di elettori. Come già successo in precedenza, i cardinali elettori, per uscire dalla situazione di stallo, scelsero un "Papa di transizione", un uomo debole per natura, perciò sensibile alla loro influenza. Il cardinale Cybo corrispose pienamente a tali requisiti e, in questo senso, non deluse le speranze dei suoi elettori. L'elezione di Innocenzo VIII fu il frutto dell'influenza del cardinale Della Rovere. Al momento della salita al Soglio aveva solo 52 anni, quindi non era anziano, ma la sua salute cagionevole non prometteva un pontificato lungo. L'ambasciatore fiorentino lo giudicò un uomo atto più a essere consigliato che a consigliare. Nondimeno il nuovo pontefice possedeva una propria visione delle cose, pur difettandogli certamente l'attitudine al comando.[1]

Il 12 settembre Giovanni Battista Cybo fu incoronato in San Pietro[2]. Scelse il nome di Innocenzo VIII in memoria di un altro papa Innocenzo IV genovese (1243-1254), riprendendo così una successione rimasta in sospeso dai tempi dello Scisma d'Occidente[1]. Innocenzo VIII fu il primo Papa per la cui elezione è documentato l'utilizzo della formula Habemus Papam; è tuttavia probabile che essa fosse tradizionalmente usata anche prima, ma è solo a partire dal suo pontificato che tale formula viene attestata e canonizzata[4].

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Codice autografo della Bolla Summi desiderantes affectibus.

La riorganizzazione della Curia[modifica | modifica wikitesto]

Come i suoi predecessori, Innocenzo VIII favorì la propria famiglia, ma nei primi cinque anni del suo pontificato non nominò nessuno dei suoi parenti cardinale. Confermò nel suo incarico di consigliere principale della Curia Giuliano Della Rovere (al quale, in fin dei conti, doveva il cardinalato e il pontificato). Anche Rodrigo Borgia, il rivale del Della Rovere, fu confermato in Curia come vicecancelliere (una sorta di primo ministro). Innocenzo VIII trascorse il pontificato minacciato da problemi di salute, fu quindi obbligato a fidarsi dei suoi principali consiglieri ed a delegare loro molte scelte. Anche quando nominò cardinale suo nipote Lorenzo Cybo de Mari, non tolse ai suoi due consiglieri principali alcuna funzione per conferirla al parente.

Il nuovo pontefice ereditò una situazione finanziaria pesantemente in deficit: il debito ammontava a 250.000 ducati[1]. Innocenzo non si perse d'animo ed innanzitutto impegnò la propria tiara e parte del tesoro presso una banca romana[2]. La mala gestione delle finanze pontificie da parte di Sisto IV spinse Papa Innocenzo a rivedere la struttura della Curia Romana. Tale riorganizzazione, più che dettata dal buon senso, fu animata anche dalla volontà di lucrare sui nuovi uffici creati appositamente dietro un lauto pagamento:

« Poi [il papa, n.d.a] per ricavare altro denaro creò nuovi posti nella segreteria papale, anche se non ce n'era proprio bisogno, mettendoli in vendita [...] Tutti gli impiegati erano corrotti e il caso più lampante si ebbe con l'istituzione del collegio dei Plumbatores delle bolle pontificie, nel numero di 52. »
(Claudio Rendina, I Papi, p. 595)
Papa Innocenzo VIII nel 1492.

La bolla Summis desiderantes[modifica | modifica wikitesto]

Il 5 dicembre 1484, in risposta alle esortazioni del tedesco Enrico Kramer, detto Institore, Papa Innocenzo VIII emanò la famosa bolla pontificia Summis desiderantes[5]. Indirizzata agli inquisitori Enrico Kramer e Giovanni Sprenger, Domenicani, la bolla confermava la procura ad agire nei territori sotto la giurisdizione delle Chiese di Brema, Colonia, Magonza, Treviri e Salisburgo verso tutte le persone sospettate di essere in combutta con il diavolo, di praticare la stregoneria e di fare malefici alle persone e alle cose. Il documento divenne la causa di molti processi istituiti dall'Inquisizione nei paesi dell'Europa cristiana.

Contrariamente all'importanza che le è stata assegnata dagli storici, la bolla di Innocenzo VIII non scatenò nessuna caccia alle streghe. Il suo contenuto non è fondamentalmente diverso dalle decine di documenti simili regolarmente emessi dai papi negli ultimi 250 anni. La bolla non ebbe un carattere dogmatico. Inoltre, non parlava di bruciare le streghe sul rogo. Al contrario, richiese ai due inquisitori, nei confronti delle persone colpevoli dei crimini descritti, di "imprigionarli e confiscare i loro beni". L'importanza della Summis desiderantes affectibus sta piuttosto nel fatto che si trattò di una delle prime bolle papali data alle stampe, cosicché il suo bacino di utenza fu molto ampio. Uno dei destinatari della bolla, l'inquisitore Enrico Kramer, la allegò alla sua opera Malleus Maleficarum ("Il Martello stregato", approvata il 9 maggio 1487 dalla Facoltà di Teologia dell'Università di Colonia)[6] e la riprodusse anche nelle edizioni successive.

Innocenzo VIII continuò l'ambigua politica di Sisto IV nei confronti dell'Inquisizione spagnola. Protestò contro i suoi abusi, ma non prese nessuna misura concreta per fermarli. Nel 1487 approvò la nomina a Grande Inquisitore di Tommaso Torquemada.

La Crociata contro i Valdesi[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo bandì inoltre una crociata contro i Valdesi, comunità cristiana non cattolica che abitava numerose valli delle Alpi occidentali. Il pontefice offrì l'indulgenza plenaria a tutti coloro i quali vi si fossero impegnati. A questo scopo, il 27 aprile 1487[7] emise una bolla con la quale nominò legato Alberto Cataneo, arcidiacono di Cremona perché intervenisse presso Carlo VIII re di Francia e Carlo II duca di Savoia per convincerli ad approntare una spedizione armata. Se nella regione francese del Delfinato i Valdesi furono cacciati dalle truppe francesi, la debolezza dello Ducato di Savoia non permise alle forze piemontesi di eradicare le comunità valdesi, che rimasero prospere fino alla persecuzione bandita da Emanuele Filiberto nella seconda metà del XVI secolo[8].

La condanna di Pico della Mirandola[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo VIII perseguitò non solo presunte streghe ed eretici, ma anche proposizioni filosofiche. Il pontefice attaccò con veemenza la philosophia del modenese Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), uno dei più celebri filosofi umanisti, propugnatore di una filosofia che si basava sull'acquisizione del sapere cristiano, pagano e della Cabala ebraica, che fece confluire nelle Conclusiones philosophicae[9]. Nel 1487 Innocenzo VIII proibì[10], con la minaccia di severe censure ecclesiastiche, la lettura delle novecento proposizioni; il libro stesso che le conteneva fu bruciato e Pico, benché fosse fuggito in Francia per non cadere nelle mani dell'Inquisizione, fu catturato in quel Paese e rinchiuso nel castello di Vincennes nel 1488[9]. Fu liberato su intervento di Lorenzo il Magnifico.

Relazioni con il sultano turco[modifica | modifica wikitesto]

In conformità con gli impegni assunti in occasione dell'elezione al Soglio di Pietro, Innocenzo VIII cercò di riprendere gli sforzi per organizzare una crociata contro i turchi ottomani. Nei primi anni di regno, il conflitto col Regno di Napoli impedì, di fatto, al pontefice di dare corso al proposito. Successivamente intervenne un fatto nuovo che portò il pontefice ad avviare una trattativa con il sultano turco.

Alla morte del sultano Maometto II (1481) la successione al trono fu contesa tra i due figli maschi: Bāyazīd, il maggiore, e G'em, il secondogenito. G'em sfidò il fratello maggiore in battaglia ma fu sconfitto (20 giugno). Per non essere ucciso si consegnò ai Cavalieri di Rodi, sperando di allearsi con essi contro suo fratello. Ma i Cavalieri conclusero un accordo con il sultano a buone condizioni: G'em fu custodito in cambio di una rendita annua. Il Gran Maestro dell'ordine religioso cavalleresco, il cardinale francese Pierre d'Aubusson, trasferì il principe in Francia (1482); G'em fu tenuto prigioniero dapprima nel castello di Rochechinard (Delfinato), poi in quello di Bourganeuf nel Limosino. Nel 1488, dopo sei anni di detenzione in Francia, G'em fu consegnato ad Innocenzo VIII, che pensava di utilizzarlo nell'ambito del suo progetto di crociata contro gli ottomani. Il papa, inoltre, chiese al principe ottomano di convertirsi al cristianesimo, ma ricevette un rifiuto. Tuttavia G'em fu utile ai disegni politici di Innocenzo, poiché questi minacciava di liberarlo ogni volta che Bāyazīd progettava una campagna militare contro gli stati cristiani dei Balcani.

Il 13 marzo 1489 G'em giunse effettivamente a Roma. Innocenzo VIII convocò un congresso di monarchi cristiani (1490) per indire una crociata. Anche se il congresso si tenne, non se ne fece nulla perché i sovrani europei rifiutarono di impegnarsi. In questa situazione, il Papa raggiunse un accordo personale con Bāyazīd II[11], costringendo il sultano turco a negoziare la detenzione del suo rivale al trono. In cambio del pagamento di 40.000 ducati all'anno in oro, il Papa promise di detenere G'em in stretto confino nel Palazzo Apostolico[1]. In segno di riconoscenza, il sultano inviò una preziosa reliquia a Roma: (un frammento della punta di lancia che aveva trafitto il costato di Gesù sulla Croce, la Sacra Lancia. Innocenzo VIII fu il primo Papa a stringere rapporti con il sultano dell'Impero ottomano[5].

Relazioni con i monarchi cristiani[modifica | modifica wikitesto]

Mentre nell'Europa balcanica il pontefice non riuscì a fare passi avanti nei confronti dei musulmani, Innocenzo VIII accolse con gratitudine la notizia, proveniente dalla Spagna, della caduta di Granada, il 2 gennaio 1492[12], avvenuta per merito di Ferdinando II d'Aragona ed Isabella di Castiglia. La caduta dell'ultimo possedimento musulmano in Europa venne celebrata in Vaticano e a Roma con grandi festeggiamenti e fece guadagnare al re di Spagna ed ai suoi successori il titolo di "Maestà Cattolica". Le manifestazioni di gioia furono accompagnate dai festeggiamenti del Carnevale, resi splendidi grazie al gusto artistico del cardinale Raffaele Riario[12].

Nel 1486, Enrico VII Tudor fu dichiarato detentore di diritto della corona inglese per diritto di conquista, ereditarietà e scelta popolare[5].

Relazioni con gli Stati italiani[modifica | modifica wikitesto]

La guerra contro Napoli (1485-1486)[modifica | modifica wikitesto]

Dietro consiglio del cardinale Della Rovere, nel 1485 Innocenzo VIII intervenne nelle questioni interne al Regno di Napoli. Nel regno era scoppiata la Guerra dei baroni, che si erano ribellati all'autorità di re Ferrante I. Il pontefice si schierò dalla parte dei baroni contro la Corona[13] in quanto la monarchia aragonese si rifiutava di pagare le decime ecclesiastiche[14]. Quando però l'autorità monarchica riuscì a reprimere la ribellione, Innocenzo si ritrovò in guerra contro il re di Napoli, furioso per l'intromissione da parte del pontefice nelle sue questioni interne.
Il Papa ricevette il sostegno delle Repubbliche di Genova e di Venezia e della Francia, la quale sperava di riconquistare il trono di Napoli, già degli Angioini. Napoli si alleò con Firenze e Milano. La Santa Sede era completamente impreparata: nell'inverno 1485 le truppe napoletane invasero i territori pontifici minacciando di arrivare a Roma. Furono immediatamente avviate delle trattative, condotte da Rodrigo Borgia, che portarono alla fine delle ostilità[15]. Il cardinale Della Rovere, fautore reale della guerra contro Napoli, perse la fiducia del pontefice, che decise di non avvalersi più della sua collaborazione[16].

La pace fu sigillata dal matrimonio tra la nipote del Papa, Peretta Cybo Usodimare (figlia Teodorina e Gherardo Usodimare, tesoriere pontificio) con il nipote del re di Napoli, Alfonso I del Carretto[17], marchese di Finale e di Noli. La cerimonia di nozze si tenne a Roma il 16 novembre 1488. Inoltre, il papa stabilì relazioni ufficiali con i Medici di Firenze, alleati del re di Napoli. Anche questa alleanza fu sigillata da un matrimonio, quello tra Franceschetto Cybo e Maddalena de' Medici, figlia di Lorenzo de' Medici. Furono stabilite relazioni ufficiali anche con un altro alleato del Regno di Napoli, il Ducato di Milano. L'alleanza fu messa alla prova nel 1487, quando Milano, con le proprie truppe, contribuì a sedare una rivolta scoppiata nello Stato Pontificio, ad Osimo.

L'amicizia con Lorenzo il Magnifico[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1486 al 1492, Innocenzo trovò un interlocutore nel più grande statista italiano dell'epoca, Lorenzo il Magnifico. Questi, considerando la poca attitudine di Innocenzo negli affari politici, sperava di poterlo usare per promuovere la propria famiglia e, d'altro canto, evitare nuove guerre sul suolo italiano[18]. Dal primo punto di vista, la politica familiare del Medici si rivelò un successo: Maddalena de' Medici si sposò con Franceschetto Cybo, figlio illegittimo del Papa, il 20 gennaio 1488 in Vaticano[15]; inoltre Innocenzo promise la nomina a cardinale di un membro della famiglia Medici. Fu scelto il tredicenne Giovanni de' Medici, figlio di Lorenzo, che effettivamente ricevette la porpora cardinalizia il 9 marzo 1489[1]. Sostanzialmente, il ruolo di primo consigliere del Papa passò da Giuliano della Rovere a Lorenzo de' Medici.

La seconda guerra contro Napoli (1489-1492)[modifica | modifica wikitesto]

L'alleanza con Napoli si interruppe con la prima crisi. Ferrante I non esitò a reprimere l'opposizione dei baroni. Contrariamente alle promesse di amnistia, i baroni ribelli furono proditoriamente assassinati. Nel 1489 si ebbe una ripresa dei combattimenti con il vicino Stato Pontificio. Forte della sua superiorità militare, il re di Napoli continuò la politica d'interferenza nelle questioni interne dello Stato della Chiesa, sollevando varie città (tra cui Camerino) e aizzando gli Orsini contro il Papa. Il suo intento era di provocare uno stato di guerra in tutto il Lazio al fine di spingere il pontefice alla resa[1]. Innocenzo VIII dapprima si rivolse a Venezia, Milano e Firenze ma, non trovando aiuto, decise di rispondere al re di Napoli con uguale inflessibilità: minacciò Ferrante di scomunica e di lanciare un interdetto su tutto il Regno[1]. L'estrema misura non fece alcuna impressione sul re di Napoli che, anzi, ordinò alle sue truppe di penetrare nel territorio pontificio. La situazione non si risolse in un conflitto aperto come quello del 1486, ma si rivelò una sconfitta per il Pontefice: Roma dovette cedere la città dell'Aquila[13]. La pace fu conclusa nel gennaio 1492, anche questa volta venne suggellata da un matrimonio: Battistina Usodimare, seconda figlia di Teodorina, fu data in moglie a Luigi d'Aragona, nipote di Ferrante I.

Governo dello Stato Pontificio[modifica | modifica wikitesto]

L'indecisione e la titubanza di Innocenzo non giovarono alla sicurezza interna degli Stati Pontifici. Un anno particolarmente critico fu il 1488[1]. In aprile Ancona fu conquistata temporaneamente dal re d'Ungheria Mattia Corvino[1]. Oltre alle aggressioni dall'esterno, non mancarono i conflitti interni: il signore di Forlì, Girolamo Riario, fu vittima di una congiura[1]. Il pontefice non intervenne con prontezza per avocare alla Santa Sede il governo diretto della città, ripiegando sulla concessione del vicariato al figlio del Riario, Ottaviano[1]; nell'autunno dello stesso anno Perugia si ribellò al dominio del Papa: la famiglia dei Baglioni cercò di rendersi completamente autonoma dal Papa[1];

Innocenzo VIII si dimostrò invece magnanimo nei confronti di coloro che difesero lo Stato Pontificio, come ad esempio la comunità di Soriano nel Cimino che per la difesa della propria città contro il feudatario di Vignanello Pietro Paolo Nardini che voleva annetterla togliendone così la sovranità al Papa, fu premiata con l'intitolazione Fidelitas che ancora oggi compare sullo stemma comunale e con l'esenzione dal pagamento dei tributi alla Camera Apostolica.

Mecenatismo e opere realizzate a Roma[modifica | modifica wikitesto]

Innocenzo VIII commissionò diverse opere a vari pittori: Antonio Pollaiolo, Pinturicchio, Andrea Mantegna ed al Perugino.
Opere architettoniche fatte realizzare a Roma:

Morte e sepoltura[modifica | modifica wikitesto]

Tomba di Innocenzo VIII.

Di salute malferma, durante il pontificato Innocenzo VIII fu spesso colto da malori. Più volte le sue condizioni apparvero così gravi che la sua morte sembrò davvero vicina. Il 25 luglio 1492, la sera del compimento del suo 60mo compleanno, papa Innocenzo VIII morì. Fu sepolto nella Basilica Vaticana, dove riposa ancora oggi. La sua è l'unica salma di un papa inumata originariamente nella Basilica costantiniana che è stata conservata nella nuova basilica di San Pietro.

La morte di Innocenzo VIII sarebbe stata predetta pochi giorni prima di avvenire da Ambrogio Varese da Rosate, famoso archiatra di Ludovico il Moro, governatore di Milano e figlio di Francesco Sforza, a cui il Pontefice si era rivolto per venire a conoscenza del proprio stato di salute[19].

Sulla tomba di papa Innocenzo VIII c'è scritto "Durante il suo regno la scoperta di un Nuovo Mondo". Tuttavia, la partenza di Cristoforo Colombo, da Palos de la Frontera, avvenne il 3 agosto 1492, alcuni giorni dopo la morte del Pontefice. Il giornalista Ruggero Marino ha spiegato la cosa ipotizzando che Innocenzo VIII abbia esercitato il ruolo di protettore del genovese Cristoforo Colombo[20].

Innocenzo VIII nella storiografia[modifica | modifica wikitesto]

Un'importante fonte che illumina i fatti salienti del Conclave del 1484 fu il Liber Notarum (italianizzato in Diario di Burcardo) del futuro cerimoniere pontificio Giovanni Burcardo, una cronaca delle vicende della corte pontificia dalla morte di Sisto IV fino al 1506, anno della morte dell'autore[21]. Secondo quanto ci ricorda il Burcardo, il Conclave fu un luogo in cui regnò la simonia, la corruzione morale[22] e le norme prescritte dai decreti papali sulle norme per i porporati da tenersi nei Conclavi (la Ubi Periculum di Gregorio X, per esempio) furono pressoché ignorate.

Al contrario dei Riario e dei Borgia, i Cybo non ebbero solide ambizioni politiche, ma soltanto il desiderio di vivere in condizioni principesche finché, almeno, fosse rimasto in vita Innocenzo VIII[12]. Il clima di corruzione, facilitato anche dalla creazione di nuovi uffici papali, aveva toccato livelli allarmanti e, a tale riguardo, Jacob Burckhardt nel suo libro La civiltà del Rinascimento in Italia[23] descrive il comportamento indegno del Papa e di suo figlio Franceschetto Cybo:

« [...] Innocenzo VIII e suo figlio eressero addirittura una banca di grazie temporali, nella quale, dietro il pagamento di tasse alquanto elevate, poteva ottenersi l'impunità per qualsiasi assassinio o delitto. Di ogni ammenda [riscossa], centocinquanta ducati ricadevano alla Camera papale, il di più a Franceschetto. E così Roma, negli ultimi anni specialmente di questo pontificato, formicolava da ogni parte d'assassini protetti e non protetti. Le fazioni, la cui repressione era stata la prima opera di Sisto IV, rifiorirono in pieno rigoglio; ma il Papa, chiuso e ben custodito nel Vaticano, non si preoccupava d'altro, che di porre qua e là qualche agguato, per farvi cader dentro malfattori che avessero mezzi di ben pagare. Per Franceschetto poi, non era che un solo problema fondamentale: questione principale [era] sapere come avrebbe potuto svignarsela con quanti più tesori poteva, nel caso che il Papa venisse a morire. Egli si tradì una volta nell'occasione che di questa morte, ormai aspettata, corse una falsa notizia (1490); addirittura egli voleva portare con sé tutto il danaro esistente nelle casse — il tesoro della chiesa — e quando quelli stessi che lo circondavano, glielo impedirono, volle almeno che lo seguisse il principe turco Zizim; che egli riguardava come un capitale vivente da potersi eventualmente offrire a patti vantaggiosissimi a Ferrante di Napoli. »
(Jacob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, cit., Parte I, pp. 126-127)

La diceria per cui al pontefice moribondo sarebbe stata praticata una trasfusione usando il sangue prelevato da tre ragazzini di dieci anni, appositamente acquistati e che sarebbero poi morti la sera stessa per colpa della flebotomia, e che viene via via riproposta, fu puntigliosamente confutata già da Ludwig von Pastor (che a parte una nota dello storico Stefano Infessura (1435 circa – 1500 circa) che accusava di tale nefandezza il medico ebreo del pontefice probabilmente con finalità antisemite, non ne trovò traccia in alcun altra fonte coeva) ed è da respingere come storicamente infondata[24].

Discendenza di Innocenzo VIII[modifica | modifica wikitesto]

Nel corso della sua vita, infatti, Giovanni Battista Cybo ebbe 7 figli[2]. Due di questi furono legittimati e "principescamente" sistemati:

  1. Teodorina Cybo, che sposò il genovese Gherardo Usodimare (Patrizio genovese e Tesoriere generale di Santa Romana Chiesa) al quale diede le figlie Battistina Usodimare, sposa di Luigi d'Aragona, e Peretta Usodimare (Roma 1478, Genova 3 dicembre 1550), moglie in prime nozze di Alfonso I del Carretto e in seconde di Andrea Doria; Teodorina fu madre anche di Aranino Cybo (padre a sua volta di Gherardo Cibo)[25];
  2. Francesco Cybo (Franceschetto), che sposò Maddalena de' Medici (figlia di Lorenzo il Magnifico e pertanto sorella del pontefice Mediceo Leone X); egli fu padre di Lorenzo Cybo; dal matrimonio di Lorenzo con Ricciarda Malaspina ebbe origine la dinastia Cybo-Malaspina, che governarono fino al XVIII secolo il principato (poi ducato) di Massa e Carrara. Tra gli esponenti di questo ramo si annovera anche Giulio I Cybo-Malaspina, il congiurato fatto decapitare per aver attentato alla vita di Andrea Doria[25].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t Marco Pellegrini, Innocenzo VIII nell'Enciclopedia dei Papi treccani.
  2. ^ a b c d e f Claudio Rendina, I Papi-storia e segreti, Ariccia, Newton&Compton Editori, 2005, p. 594.
  3. ^ Carriera ecclesiastica di Giovanni Battista Cybo.
  4. ^ Documentario: Habemus papam, dal sito La Storia siamo noi. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  5. ^ a b c J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 425
  6. ^ Il Malleus Maleficarum. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  7. ^ François-Charles Uginet, Alberto Cattaneo in Dizionario Biografico degli Italiani (1979), vol. 22. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  8. ^ Mario Niccoli, Valdesi in Enciclopedia Italiana (1937). URL consultato il 13 dicembre 2014.
  9. ^ a b Giovanni Pico della Mirandola in ''Dizionario di Filosofia Treccani online''
  10. ^ vedi G. Di Napoli, G. Pico della Mirandola, SCV, 1956, pp. 139-187
  11. ^ Josef Gelmi: "I papi", TCS Rizzoli Libri S.p.A., Milano, 1993 - ISBN 88-17-11608-4
  12. ^ a b c Claudio Rendina, I Papi, p. 599.
  13. ^ a b J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 1995, p. 424.
  14. ^ Il Regno di Napoli, formalmente, era vassallo della Chiesa
  15. ^ a b Claudio Rendina, I Papi, p. 596.
  16. ^ J.N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 424.
    «Liberatosi per un certo tempo dall'influenza di Giuliano [Della Rovere, n.d.a]».
  17. ^ Alfonso I di Calabria era invece il figlio del re di Napoli.
  18. ^ Marco Pellegrino, Innocenzo VIII nell'Enciclopedia dei Papi. URL consultato il 12 dicembre 2014.
    «D'altro canto, il legame di sangue con i Medici avrebbe fatalmente ridotto I. alla subalternità a quella "politica dell'equilibrio" mediante cui il Magnifico puntava a potenziare il proprio ruolo di arbitro tra le potenze italiane, al fine di conservare lo status quo.».
  19. ^ Simone Petrelli, Roma medievale e rinascimentale - Innocenzo VIII. URL consultato il 13 dicembre 2014.
  20. ^ Innocenzo VIII il papa che riscoprì il nuovo mondo
  21. ^ Giovanni Burcardo in Enciclopedia Treccani Online.
  22. ^ Aurelio Bianchi Giovini, Il Diario di Burcardo, quadro della corte di Roma, Libreria speciale della novità, 1861, pp. 20-21. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  23. ^ Jacob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia, Firenze, Sansoni Editore, 1899.
  24. ^ Spunta la propaganda antisemita dietro le cure proposte a Innocenzo VIII
  25. ^ a b Vito Antonio Vitale, Famiglia Cybo in Enciclopedia Italiana (1931). URL consultato il 13 dicembre 2014.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Jacob Burkhardt. La civiltà del Rinascimento in Italia, Sansoni, Firenze 1899
  • Maurizio Gattoni, Sisto IV, Innocenzo VIII e la geopolitica dello Stato Pontificio (1471-1492), Roma, Edizioni Studium 2010, ISBN 978-88-382-4124-6

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Sisto IV 29 agosto 1484 - 25 luglio 1492 Papa Alessandro VI
Predecessore Vescovo di Savona Successore BishopCoA PioM.svg
 ? 1467 - 1472  ?
Predecessore Vescovo di Molfetta Successore BishopCoA PioM.svg
Leonardo Palmieri 1473 - 1484 Angelo Lacerti
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Balbina Successore CardinalCoA PioM.svg
Amico Agnifili 1473 - 1474 Girolamo Basso della Rovere
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Cecilia Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Fortiguerra 1474 - 1484 Giovanni Giacomo Schiaffinati
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