Papa Silverio

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Papa Silverio
Silverius2.jpg
58º papa della Chiesa cattolica
Elezione 1º giugno 536
Consacrazione 8 giugno 536
Fine pontificato 11 novembre 537
Predecessore papa Agapito I
Successore papa Vigilio
Nascita Frosinone, 480 ca.
Morte Ponza, 2 dicembre 537

Silverio (Frosinone, 480 ca. – Ponza, 2 dicembre 537) fu il 58º vescovo di Roma e Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa dal 536 all'11 marzo 537, quando fu deposto. Alcuni storici posticipano la fine del suo pontificato all'11 novembre dello stesso anno, quando fu indotto ad abdicare ufficialmente in favore di Vigilio. È stato il terzo papa a rinunciare all'ufficio di romano pontefice nella storia,[1] dopo Clemente I e Ponziano.

Indice

Biografia [modifica]

Nacque presumibilmente a Frosinone[2], nei pressi della località un tempo chiamata "Campo troiano " al confine con la città di Ceccano.

Figlio legittimo di papa Ormisda[3] entrò al servizio della Chiesa quale suddiacono di Roma quando Papa Agapito I morì a Costantinopoli, il 22 aprile 536. L'imperatrice Teodora, che parteggiava per i monofisiti, nell'elezione papale, cercò di favorire il diacono romano Vigilio, che aveva fornito adeguate garanzie sulla questione monofisita. Silverio, riferisce il Liber Pontificalis, acquistò la carica pontificia da Teodato, re degli Ostrogoti, generando malumore tra gli ecclesiastici a causa del basso rango che occupava tra le gerarchie del clero prima dell'elezione; fu infatti la prima volta che un suddiacono sia stato eletto papa[4]. L'elezione di un suddiacono alla dignità di vescovo di Roma era piuttosto insolita. Di conseguenza, è facile capire che, come riportava l'autore della prima parte della vita di Silverio nel Liber pontificalis[5] il clero si oppose ad essa. Tuttavia, l'opposizione fu sedata da Teodato e Silverio fu consacrato vescovo (probabilmente l'8 giugno 536). Immediatamente dopo, giunse l'approvazione scritta di tutti i presbiteri di Roma alla sua elevazione al Soglio Pontificio.[6] Il pontificato di questo papa si svolse in un periodo di disordini ed egli stesso cadde vittima degli intrighi della Corte bizantina.

Dopo che Silverio era divenuto papa, l'imperatrice Teodora cercò di portarlo dalla parte dei monofisiti. Sperava, particolarmente, di farlo entrare in comunione con il Patriarca monofisita di Costantinopoli, Antimo, che era stato scomunicato e deposto da papa Agapito I, e con Severo di Antiochia. Tuttavia il papa non s'impegnò in alcun modo con Teodora, che decise di rovesciarlo e far diventare papa Vigilio. Dopo la morte di Amalasunta, figlia del re ostrogoto Teodorico il Grande, bizantini ed ostrogoti entrarono in guerra ed anche Roma ebbe i suoi problemi. Il re ostrogoto Vitige, che salì al trono nel mese di agosto 536, mise la città sotto assedio, sottoponendola a privazioni e carestia. Le chiese costruite sulle catacombe fuori dalle mura cittadine furono devastate e le stesse tombe dei martiri nelle catacombe furono aperte e dissacrate. Nel mese di dicembre 536, il generale bizantino Belisario occupò Roma e venne ricevuto dal Papa in modo amichevole e cortese. Teodora cercò di utilizzare Belisario per realizzare il suo piano di deporre Silverio e mettere al suo posto il diacono Vigilio, ex apocrisario di Costantinopoli, che era tornato in Italia. Antonina, moglie di Belisario, convinse il marito ad agire secondo il desiderio di Teodora.

Tramite una lettera contraffatta il papa venne accusato di essersi accordato con il re goto che stava assediando Roma. Si affermava che Silverio avesse offerto al re di lasciare segretamente aperta una delle porte della città in modo da consentire l'inguresso dei goti. L'11 marzo 537, quindi, Silverio fu arrestato, spogliato del suo abito episcopale, vestito come un monaco e tradotto in Oriente presso il luogo destinato al suo esilio. Un suddiacono annunciò al popolo che Silverio non era più Papa. Vigilio fu consacrato vescovo di Roma al suo posto.

Silverio fu portato in Licia, dove si stabilì a Patara. Il vescovo del luogo, molto presto, scoprì che il papa esiliato era innocente. Si recò a Costantinopoli e qui portò all'imperatore Giustiniano tali prove dell'innocenza dell'esule, che l'imperatore ordinò a Belisario di istruire una nuova inchiesta. Se fosse risultato che la lettera riguardante il presunto complotto a favore dei goti era contraffatta, Silverio avrebbe dovuto tornare in possesso della sede papale. Contemporaneamente, l'imperatore consentì a Silverio di tornare in Italia. Questi, ben presto, rientrò nel paese, probabilmente a Napoli. Tuttavia Vigilio non era disposto a tollerare il ritorno del suo predecessore illegalmente deposto. Questi, probabilmente d'accordo con l'imperatrice Teodora e con l'aiuto di Antonina, la moglie di Belisario, confinò Silverio sull'isola disabitata di Palmaria, oggi Palmarola, una delle isole Pontine. Lì, l'11 novembre, Silverio fu probabilmente costretto ad abdicare firmando un documento in cui rinunciava al ministero di vescovo di Roma in favore di Vigilio.[1] Fu su quest'isola che il Papa morì a causa delle dure privazioni e del trattamento subito. Pare che il giorno della sua morte fu il 2 dicembre dello stesso anno.[1]

Secondo il Liber Pontificalis, fu sepolto sull'isola il 20 giugno. I suoi resti mortali non hanno mai lasciato l'isola.

Culto [modifica]

La festa di San Silverio a Ponza

Secondo il Liber Pontificalis, dopo la sua morte i fedeli che visitavano la sua tomba già lo invocavano. La prima prova di venerazione si trova in un elenco dei santi dell'XI secolo[7] Anche il Martyrologium di Petrus de Natalibus del XIV secolo contemplava la sua festa.

Nella Chiesa cattolica la sua memoria liturgica ricorre il 2 dicembre.

Dal Martirologio Romano (ed. 2005):

« 2 dicembre - Nell'isola di Palmarola, transito di san Silverio, papa e martire, che, non avendo voluto ristabilire Antimo, vescovo eretico di Costantinopoli deposto dal suo predecessore sant'Agapíto, fu per ordine dell'imperatrice Teodora privato della sua sede e mandato in esilio, dove morì dopo molte tribolazioni. »

Silverio è molto venerato sull'isola di Ponza, di cui è il santo patrono. La sua ricorrenza si celebra il 20 giugno, data in cui il santo viene portato in processione su una portantina a forma di barca da pesca, completamente rivestita di garofani rossi, mentre l'isola si veste a festa per tre giorni con fuochi artificiali, giochi e musica. Silverio è anche patrono, insieme ad Ormisda, di Frosinone; è, inoltre, venerato compatrono della città di Scerni in provincia di Chieti. È da segnalare come San Silverio non sia patrono della città di Ceccano, né sia ivi stato mai venerato e ciò in singolare crasi con coloro che asseriscono che detta città ne abbia dato i natali.

Controversie sul luogo di nascita [modifica]

Alcune fonti storiche, peraltro tutte successive al XIV secolo, indicano Ceccano come città natale di San Silverio Papa e Martire, come confermano sia lo storico Michelangelo Sindici che il letterato Nicola Sindici nelle sue “Memorie Storiche di Ceccano”[8]. Nello Statuto Comunale di Ceccano, risalente al medioevo e poi confermato dal Principe Marcantonio IV Colonna all'inizio del XVII secolo, nel preambolo, uno dei principali titoli di onore della città era riservato alla tradizione diretta secondo cui Ceccano aveva dato i natali a San Silverio Papa.

Leonardo Bruni, detto Leonardo Aretino, celebre letterato e Segretario delle Lettere Latine di tre papi (sepolto nel 1444 nella Basilica di Santa Croce a Firenze) nella sua storia di San Silverio scrisse:

« Silverio fu della Nazione di Campagna, della Città di Ceccano, il padre si chiamava Hormisda. Questo Papa fece murare Ceccano intorno, eppoi fu mandato in esilio nell'Isola di Ponza. »

Nell'opera “Sulli Monumenti dello Stato Pontificio” di Giuseppe Marrocco si cita[9]:

« Ceccano fu sempre considerabile nella Provincia di Campagna che in molte pergamene trovasi con il titolo di Città, Patria di illustri uomini, sì nelle lettere che nelle armi. Fu cinta da forti mura castellane e con porte per ordine del Pontefice Silverio figlio del frusinate Ormisda egualmente Papa che dicesi vi abbia avuto i natali, e che ciò eseguir facesse salito appena al Pontificato, argomento sicuro di Patria riconoscenza. »

Cesare Baronio, nei suoi Annali, al Tomo VII, parla di Sant'Ormisda come Pontefice e nativo di Frosinone. Ma non cita assolutamente San Silverio come frusinate.

Un codice manoscritto rinvenuto nel 2003 nell'Archivio Segreto Vaticano conferma senza dubbio la nascita di San Silverio a Ceccano.[senza fonte]

Sempre a Ceccano, nella Sala del Sindaco, si conserva una preziosa pergamena che recita:

« S. Silverius de Ceccano, filius S. Hormisda de Frusulone, quem genuit Justus de Venafro. »

risalente ad un antichissimo dipinto che si conservava nella Chiesetta della Madonna de Loco (Sant’Antonio di Padova) in cui si vedeva La Vergine con il Bambino Gesù e San Silverio in abiti pontificali.

Note [modifica]

  1. ^ a b c John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 168
  2. ^ Giuseppe Tancredi, S. Ormisda e S. Silverio Sommi Pontefici e i loro tempi, Frosinone, 1867.
    «AI FRUSINATI CONCITTADINI DI ORSMIDA E SILVERIO GIUSEPPE TANCRDI INTITOLA QUESTO LIBRO PEGNO DI AFFETTO RICONOSCENTE».
  3. ^ Papa Ormisda prima di ricevere gli ordini era stato sposato
  4. ^ Claire Sotinel, Enciclopedia dei Papi (2000) (in it), Treccani.
    «Il cronista del Liber pontificalis assicura che re Teodato impose la candidatura di S., suscitando un diffuso malumore tra il clero, reazione verosimile a causa del rango modesto del candidato nella gerarchia ecclesiastica. In effetti, per la prima volta un suddiacono accedeva al pontificato. Il cronista aggiunge che fu lo stesso S. a prendere l'iniziativa, offrendo denaro, e precisa che, contrariamente alla consuetudine, la consacrazione ebbe luogo prima che l'assemblea del clero approvasse il decreto d'elezione. L'accusa di simonia è ricorrente nelle elezioni romane del VI secolo, ma ciò non pregiudica l'autenticità dell'informazione».
  5. ^ Edizione Duchesne, I, 210
  6. ^ L'affermazione fatta dall'autore appena citato che Silverio si fosse assicurato l'intervento di Teodato dietro pagamento di un compenso, può essere considerata autentica anche se le accuse di simonia erano frequanti in quel periodo. L'autore della seconda parte della vita di Silverio contenuta nel Liber pontificalis è, invece, favorevole al papa.
  7. ^ Mélanges d'archéologie et d'histoire, 1893, 169
  8. ^ Entrambi cittadini di Ceccano
  9. ^ Giuseppe Marrocco, Sulli Monumenti dello Stato Pontificio, Frosinone, tip. Boulzaler, 1833.

Bibliografia [modifica]

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Collegamenti esterni [modifica]

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Papa Agapito I 1º giugno 536 - 11 novembre 537 Papa Vigilio

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