Papa Clemente XI

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Clemente XI
Clemente XI
243º papa della Chiesa cattolica
C o a Clemente XI.svg
Elezione 23 novembre 1700
Incoronazione 8 dicembre 1700
Fine pontificato 19 marzo 1721
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo XII
Successore papa Innocenzo XIII
Nome Giovanni Francesco Albani
Nascita Urbino, 23 luglio 1649
Morte Roma, 19 marzo 1721
Sepoltura Basilica di San Pietro

Papa Clemente XI, in latino: Clemens PP. XI, nato Giovanni Francesco Albani (Urbino, 23 luglio 1649Roma, 19 marzo 1721), fu il 243º papa della Chiesa cattolica dal 1700 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Clemente XI

Da parte del padre, Carlo Albani (1623-1684), discendeva da una nobile famiglia di antiche origini albanesi (capostipite degli Albani, in Italia, fu Filippo de' Laçi detto "l'albanese", che era un capitano delle truppe di Giorgio Castriota Scanderbeg e si trasferì a Urbino dopo la morte dell'eroe, nel 1468), mentre la madre Elena apparteneva alla famiglia dei marchesi Mosca di Pesaro, d'antiche origini lombarde (più precisamente, bergamasche).

Giovanni Francesco Albani aveva quindi questa lontana ascendenza albanese, come lui stesso soleva sostenere apertamente. Del resto, si interessò molto dell'Albania, occupata ormai dai turchi, soprattutto per la salvaguardia della lingua albanese e della religione cattolica, promuovendo molte iniziative e favorendo la stampa di molti libri in lingua albanese. Sotto il suo auspicio si tenne, nel 1700 a Merçine di Alessio (Lezhe) in Albania, il convegno storico di Arber dove furono prese diverse risoluzioni in favore della lingua albanese e della religione cattolica, per non permettere la loro estinzione sotto la dominazione ottomana.

Giovanni Francesco nacque ad Urbino il 23 luglio 1649. Ad 11 anni entrò nel Collegio Romano diretto dai gesuiti. Ebbe modo grazie al cardinale marchigiano Decio Azzolini juniore di frequentare il salotto della regina Cristina di Svezia che era promotrice delle arti letterarie. A 18 anni sembra che infatti fosse molto bravo nelle lettere ed avesse buone capacità di tradurre dal greco in un ottimo latino. Questo ambiente letterario colto era frequentato da letterati, poeti, pittori, musicisti tra i più famosi del tempo. A 28 anni fu nominato per volere di Papa Innocenzo XI amministratore della diocesi di Rieti, dove rispose anche delle diocesi di Sabina e di Orvieto. Chiamato a Roma, venne nominato vicario della Basilica di San Pietro di Roma, poi Secretario della corrispondenza pontificale. Nel 1690, ricevette da Papa Alessandro VIII il capello di cardinale e fu ordinato diacono. Nel 1690, dopo la morte della Regina Cristina, gli artisti e intellettuali che gravitavano intorno al suo salotto letterario costituirono la famosa Accademia dell'Arcadia, a cui aderì anche il Cardinale Albani.

Svolse la sua opera anche all'interno dello Stato Pontificio, collaborando con il suo predecessore Papa Innocenzo XII alla riforma delle strutture dello Stato, la qual cosa offriva una certa garanzia all'intero collegio cardinalizio, in ordine alla sua competenza e alla sua conoscenza dei meccanismi di governo della Chiesa. Era accreditato, inoltre, come uomo integerrimo e fermamente scevro da corruttele e nepotismo. Innocenzo XII lo ricompensò dei suoi servigi nel marzo 1700 dandogli il titolo cardinalizio di San Silvestro in Capite, e consacrandolo al sarcedozio nel settembre successivo, pochi giorni prima di morire. In meno di un anno, Albani avrebbe scalato tutti i gradini della carriera ecclesiastica. Albani accolse l'elezione con riluttanza, manifestando con chiarezza e con ostinazione la sua intenzione di rifiutare la tiara adducendo come pretesto di non aver mai ricevuto tutti gli ordini ecclesiastici, essendo ancora solo prete. In verità le motivazioni erano ben altre, ed erano strettamente legate alla situazione politica internazionale.

Albani sapeva bene che cosa si stava preparando in Europa, a seguito della contrastata successione sul trono di Spagna. I conflitti che, inevitabilmente, sarebbero scoppiati avrebbero coinvolto certamente anche la Santa Sede e in questo coinvolgimento il Pontefice non avrebbe potuto fare a meno di operare una scelta di campo. La qual cosa Egli, da abile uomo d'equilibrio, non intendeva assolutamente fare, ritenendosi non in grado di affrontare l'arduo compito. Il Collegio Cardinalizio fu però irremovibile nel sollecitare il neo eletto ad accettare la nomina. Il Cardinale Albani fu consacrato Vescovo il 30 novembre e fu incoronato Papa il giorno 8 dicembre 1700 con il nome di Clemente XI. Aveva 51 anni.

Situazione storica pre conclave[modifica | modifica wikitesto]

Nell'anno giubilare 1700 moriva Papa Innocenzo XII, al secolo Antonio Pignatelli, nobile napoletano. Elevato al soglio pontificio nove anni prima dopo ben cinque mesi di sede vacante, morì infatti il 27 settembre all'età di 85 anni.

Uno degli ultimi atti del pontificato di Innocenzo XII fu quello legato alla successione del trono di Spagna. Infatti, su richiesta del morente Re Carlo II, ultimo Asburgo sul trono che fu di Ferdinando ed Isabella, non essendovi più discendenti diretti, ebbe a consigliare la disposizione testamentaria con la quale l'Asburgo assegnava la successione a Filippo d'Angiò, nipote del Re di Francia Luigi XIV di Borbone, in virtù del legame di parentela tra i due sovrani, avendo il Re di Francia sposato la sorellastra del Re di Spagna, Maria Teresa, figlia di primo letto di Filippo IV.

Questa disposizione testamentaria poneva seri disequilibri tra le nazioni europee che porteranno alla guerra di successione spagnola. Il 1º novembre moriva Carlo II e il giorno 6 successivo Filippo d'Angiò veniva proclamato nuovo Re di Spagna con il nome di Filippo V. Calava il sipario su due secoli di dinastia asburgica e iniziava la dinastia borbonica. La successione non fu gradita dagli Asburgo d'Austria. L'Imperatore Leopoldo I, infatti, da Vienna comunicò subito che non avrebbe accettato la disposizione testamentaria di Carlo II, facendo intendere che era sua intenzione ricorrere anche alle armi pur di assicurare la continuità asburgica sulla Spagna e i suoi possedimenti.

Si profilava, quindi, un conflitto su scala europea che vedeva coinvolte le tre maggiori monarchie del continente, la Francia e la Spagna tra loro alleate, contro gli Asburgo, con il coinvolgimento di Inghilterra e Paesi Bassi, che temevano la potenza franco-spagnola. Tutto questo avveniva in piena sede vacante. La Santa Sede, consapevole dell'incombente conflitto, si rese anche conto che i contrasti tra le fazioni filofrancese e filoimperiale all'interno del Sacro Collegio avrebbero potuto paralizzare a lungo i lavori del Conclave, con conseguenze disastrose all'interno della Chiesa in generale e dello Stato Pontificio in particolare. Occorreva quindi una scelta rapida.

Conclave[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Conclave del 1700.

Il Conclave si aprì il 9 novembre e il giorno 23 successivo, pochi giorni dopo la proclamazione di Filippo d'Angiò a Re di Spagna, fu eletto come successore di Innocenzo XII il Cardinale Giovanni Francesco Albani, marchigiano, la cui scelta fu certamente il frutto di un compromesso tra i due schieramenti filo-francese e filo-imperiale. Dei 66 porporati che componevano il Sacro Collegio, soltanto 57 parteciparono ai lavori del Conclave.

Il pontificato[modifica | modifica wikitesto]

I primi atti del nuovo Pontefice confermarono le aspettative del Sacro Collegio. Respinse tutti i tentativi della famiglia di approfittare della carica del loro congiunto per accaparrarsi cariche politiche o religiose, o titoli nobiliari ed uffici pubblici.

La politica pontificia[modifica | modifica wikitesto]

Contemporaneamente tentò di scongiurare i conflitti armati ormai imminenti, inviando ambascerie di pace presso le corti coinvolte direttamente nella vicenda della successione spagnola. I suoi tentativi come pacificatore rimasero, però, del tutto inascoltati. Con la chiusura del Giubileo, la vigilia di Natale del 1700, si aprì dinanzi al Papa una strada tortuosa e accidentata che avrebbe reso il suo cammino molto travagliato. La guerra che avrebbe coinvolto tutta l'Europa continentale, nonché l'Inghilterra, era imminente e avrebbe travolto il Papa e lo Stato Pontificio.

Con il Trattato dell'Aia del 7 settembre 1701, l'Inghilterra e le Province Unite olandesi si allearono con l'Imperatore Leopoldo I d'Asburgo per sostenere i diritti di quest'ultimo al trono di Spagna e, contemporaneamente, difendere i propri diritti sulle rotte commerciali marittime, seriamente minacciate dalla nuova alleanza franco-ispanica. Sul fronte opposto la Francia e la Spagna erano riuscite ad ottenere l'alleanza del Duca Vittorio Amedeo II di Savoia e dei Principi elettori di Baviera e di Colonia. La guerra di successione spagnola ebbe inizio nel mese di maggio del 1702.

All'inizio il Papa cercò di assumere una posizione neutrale, ma la sua neutralità appariva poco credibile, soprattutto in considerazione del fatto che Egli aveva fatto pervenire a Filippo V, nuovo Sovrano di Spagna, notevoli sostentamenti, tutti provenienti dai beni della Chiesa. Il Papa cercò di mantenere la sua neutralità anche successivamente, quando il conflitto si era ormai esteso a tutta l'Europa e sui mari, ma la sua ostentata neutralità divenne sempre meno credibile, tant'è che il nuovo Imperatore, Giuseppe I d'Asburgo, succeduto a Leopoldo I nel 1705, ruppe gli indugi e, per favorire gli spostamenti dei suoi eserciti che in quel momento stavano fronteggiando le truppe francesi, invase lo Stato Pontificio. Era il 1708.

Gli imperiali occuparono il mantovano, Parma, Piacenza e Comacchio e, nonostante il Papa ne sollecitasse l'intervento, i francesi si guardarono bene dall'intervenire in Italia.[1] Clemente XI, vistosi il territorio occupato per buona parte e sotto la minaccia di una occupazione asburgica della stessa città di Roma, fu costretto, nel mese di gennaio del 1709, a sottoscrivere un trattato con il quale riconosceva nell'Arciduca Carlo, fratello dell'Imperatore, il nuovo Re di Spagna.[1] Questo riconoscimento non solo indignò il Re di Francia, ma pose in evidenza la notevole incapacità del Papa di gestire degnamente la politica estera della Santa Sede: più volte manifestò la sua intenzione di deporre la tiara pontificia e di ritirarsi. Ciò causò una notevole caduta di stima nei confronti della persona del Pontefice che ebbe come conseguenza la mancata restituzione, da parte degli Asburgo, dei territori romagnoli occupati qualche anno prima.

Nel 1711 si scontro col Regno di Sicilia provocando la Controversia liparitana che a lungo incrinerà i rapporti fra quel regno e il papato.

Ma la sconfitta più cocente il Papa dovette subirla con la firma dei Trattati di Utrecht del 2 aprile 1713 e di Rastatt del 6 marzo 1714, che mettevano fine alla guerra per la successione al trono di Spagna. Il primo concluso tra la Francia e l'Inghilterra e il secondo tra la Francia e il nuovo Imperatore Carlo VI d'Asburgo, succeduto a Giuseppe I nel 1711. Clemente XI fu completamente estromesso da qualunque trattativa, nonostante i suoi interventi, e dovette subire la perdita definitiva del Ducato di Mantova da parte dei Gonzaga e del Ducato di Parma e Piacenza che, da circa due secoli, era nelle mani dei Farnese, dinastia ormai in via di estinzione, ma comunque tradizionali alleati del Papa. Per la seconda volta nella storia (la prima fu in occasione della pace di Vestfalia), in un consesso tanto importante che avrebbe decretato l'assetto dell'Europa e dell'Italia per i successivi 150 anni, il Papa fu tenuto alla porta. O meglio, l'esito della scadente capacità diplomatica del Papa urbinate, avrebbe inciso in modo inequivocabile sulle dinamiche del risorgimento italiano, in cui i popoli del Lombardo Veneto rappresentarono un potente fattore destabilizzante per il dominio austriaco.[2]

La guerra di successione spagnola, conclusasi in tal modo, ebbe come conseguenza la totale perdita di autorità della figura del Pontefice anche nei rapporti tra gli Stati Italiani e all'interno stesso dello Stato della Chiesa, dando inizio ad un processo di laicizzazione che non si sarebbe mai più arrestato.

La difesa della Dottrina[modifica | modifica wikitesto]

Sul piano dottrinale interno dovette affrontare anche il giansenismo e per tale motivo emanò nel 1713 la Bolla Unigenitus Dei Filius, con la quale condannava punto per punto le 101 proposizioni gianseniste, tratte dall'opera di Pasquier Quesnel.[3] La condanna del giansenismo, però, in Francia non fu accettata totalmente. La Chiesa francese si divise tra coloro che accettavano l'ordine papale, i cosiddetti "accettanti" e coloro che nel respingere la bolla papale si appellavano ad un concilio universale, i cosiddetti "appellanti". Si profilava chiaramente uno scisma tra la Chiesa di Roma e quella francese. Il Papa corse ai ripari e promulgò una nuova Bolla, la Pastoralis officii, con la quale scomunicò tutti gli appellanti francesi. Ma questi si appellarono nuovamente e dichiararono nulla la scomunica.

La Bolla Pastoralis officii fu promulgata il 28 agosto del 1718, ma ci vollero ancora due anni e l'intervento risolutore del governo di Parigi per riportare tutti gli appellanti nel solco della Chiesa di Roma. La qual cosa fu possibile soltanto con la trasformazione della Bolla papale in una legge dello Stato. Papa Clemente XI si occupò anche costantemente del problema delle Missioni di Cina e dei cosiddetti riti cinesi: nel 1704 promulgò il Decreto del Sant'Uffizio Cum Deus Optimus in cui venivano proibite determinate pratiche religiose ai cinesi convertiti al Cristianesimo, e nel 1715 emanò la Bolla Ex Illa Die che, chiedendo anche un giuramento di fedeltà ai missionari, intendeva porre la parola fine alla diatriba, che però durò ancora diversi anni dopo la fine del suo pontificato.

Nel frattempo Clemente XI aveva inviato in Cina due suoi Legati Apostolici. Il primo Ambasciatore della storia del Papato in Cina fu il Patriarca Carlo Tommaso Maillard de Tournon, che arrivò a Pechino alla fine del 1705, per pubblicare il decreto del 1704. Quindi nel 1720 Monsignor Carlo Ambrogio Mezzabarba, aveva l'incarico di pubblicare la Bolla del 1715. Entrambe le Legazioni tuttavia non ebbero i risultati sperati, principalmente per l'opposizione subita da parte dei missionari gesuiti. Clemente XI morì quindi senza veder risolta la diatriba tra gli stessi missionari di Cina.

Dopo i problemi politici internazionali, sia nei rapporti con gli altri Stati Italiani e sia nei rapporti con il resto dell'Europa, Clemente XI si rinserrò all'interno dello Stato della Chiesa e si dedicò esclusivamente ai rapporti con il suo popolo. Distribuì generosamente gran parte del patrimonio della Chiesa e ne furono beneficiati tutti i suoi sudditi, sia con opere pie che con danaro sonante. Il suo scopo era quello di recuperare il rapporto con la sua gente che si era andato deteriorando nel corso degli anni a causa dei continui rovesci in campo internazionale. Cercava, cioè, di riscattare la sua immagine, ormai definitivamente impallidita, di Capo di Stato incapace di governare i rapporti all'interno e all'esterno del suo stato e di Pastore delle genti. Nel corso del suo pontificato, convocò 15 Concistori, nel corso dei quali nominò ben 70 nuovi Cardinali.[4]

Il governo di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Se in campo internazionale non poté svolgere un ruolo primario, qualcosa di più e con risultati molto più lusinghieri ottenne all'interno dello Stato pontificio, attraverso la realizzazione di molte opere, tuttora visibili.

L'effige di papa Clemente XI su una medaglia realizzata da Ferdinando Sevo.

Ripristinò a Roma il gioco del Lotto.[5]

Il mecenatismo[modifica | modifica wikitesto]

Istituì un'accademia di pittura e scultura, sottoponendo a tutela tutte le opere d'arte presenti in Roma. Promosse lo sviluppo dell'archeologia su basi scientifiche avviando i primi scavi sistematici nelle catacombe e arricchì la Biblioteca Vaticana.

Eresse l'obelisco nella piazza del Pantheon e costruì il porto di Ripetta sul Tevere, che sarebbe stato demolito alla fine dell'Ottocento per consentire la costruzione del ponte Cavour. Costruì un viadotto a Civita Castellana ed un acquedotto a Civitavecchia. Tra le tante opere fatte costruire dall'Albani, va ricordata la famosa fontana, realizzata dagli scultori Filippo Bai e Francesco Moratti, situata sotto il portico della Chiesa di Santa Maria in Cosmedin, meglio conosciuta come Bocca della Verità.

La città di Urbino ebbe in modo particolare le attenzioni del Pontefice, essendo la sua Città natale. Furono, innanzitutto, cancellati tutti i debiti accumulati dal Comune; furono eseguiti lavori di abbellimento nella Cattedrale ed imponenti lavori di restauro del palazzo ducale e di quello arcivescovile; si diede avvio alla fondazione di una biblioteca pubblica. Fu costruito un istituto educativo per la gioventù e furono concessi cospicui privilegi all'Università. Non fu certamente un Papa nepotista nel senso tradizionale del termine, ma gli eccessivi privilegi concessi alla sua città natale ed ai territori limitrofi del già Ducato d'Urbino, vanno considerati comunque come una forma di nepotismo, ancorché collettivo.[6] I romani notarono questo attaccamento del Pontefice alla sua città natale e tra i soliti dialoghi fra Pasquino e Marforio, comparve questo:

« MARFORIO:
Dimmi, che fai, Pasquino?
PASQUINO:
Guardo Roma,
ché non vada a Urbino. »
(Dialogo fra Pasquino e Marforio[7])

Morte[modifica | modifica wikitesto]

Le cronache e la storia non ci dicono molto sulla morte del Papa. È certo, però, che le vicende legate alla guerra di successione spagnola, protrattesi per oltre un decennio, e quelle legate alla disputa dottrinaria con i giansenisti francesi, durate ben oltre quindici anni, dovettero logorare molto la fibra del Papa che spirò il 19 marzo del 1721. Non aveva ancora compiuto i settantadue anni di età ed aveva retto le sorti della Chiesa di Roma per poco più di vent'anni.

Aveva sempre desiderato di essere sepolto in maniera semplice ed umile. E così fu. Le sue spoglie mortali furono deposte sotto il pavimento della Cappella del coro dei Canonici della Basilica di San Pietro, dove tuttora riposano, ricoperte da una semplice lastra di marmo di porfido. Il Reverendo Capitolo di San Pietro ne officia ancora la memoria con particolare solennità, ogni anno il 19 marzo.

Dopo la morte[modifica | modifica wikitesto]

Santa Veronica Giuliani riferì che il pontefice le apparve dopo la morte, dicendole che era in Purgatorio e che voleva essere liberato. La santa pregò molto tempo per lui, finché qualche anno dopo le apparve di nuovo dicendole che era pronto per il Paradiso. La santa morì sei anni dopo Clemente XI.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giuseppe Cucco (a cura di), Papa Albani - Le arti a Urbino e a Roma 1700-1721, Marsilio editore, Venezia, 2001, ISBN 88-317-7862-5
  • Nicola Mario Frieri, Il dolente pontificato di Clemente XI (1700 - 21), Casa Editrice Sapere Aude, Urbino 1993.
  • Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Claudio Rendina, I papi, p. 716
  2. ^ Nicola Mario Frieri, Il dolente poltificato di Clemente XI (1700 -21), Casa editrice Sapere Aude, Urbino 1993.
  3. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 698
  4. ^ The Cardinals of the Holy Roman Church-Albani
  5. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 718
  6. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 719
  7. ^ citato in Claudio Rendina, I papi, p. 719

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Successioni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo XII 23 novembre 1700 - 19 marzo 1721 Papa Innocenzo XIII
Predecessore Cardinale diacono di Santa Maria in Aquiro Successore CardinalCoA PioM.svg
Gasparo Cavalieri sino al 1688
Sede Vacante (1688-1690)
1690 Lorenzo Altieri
Predecessore Cardinale diacono di Sant'Adriano al Foro Successore CardinalCoA PioM.svg
Carlo Cerri 1690-1700 Sede Vacante (1700-1706)
dal 1706 Pietro Priuli
Predecessore Cardinale presbitero di San Silvestro in Capite Successore CardinalCoA PioM.svg
Girolamo Casanate 1700 Johannes Philipp von Lamberg

Controllo di autorità VIAF: 100900471 LCCN: n85089945