Papa Niccolò I

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Papa Niccolò I
Nicholas I.jpg
105º papa della Chiesa cattolica
Elezione 24 aprile 858
Insediamento 24 aprile 858
Fine pontificato 13 novembre 867
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Benedetto III
Successore papa Adriano II
Nascita Roma, 820 circa
Morte 13 novembre 867
Sepoltura Basilica di San Pietro
San Niccolò I

Romano Pontefice

Nascita Roma, 800 circa
Morte Roma, 13 novembre 867
Venerato da Chiesa cattolica
Ricorrenza 13 novembre

Niccolò I, anche noto come san Niccolò Magno ma talvolta erroneamente chiamato papa Nicola I (Roma, 800 circa – Roma, 13 novembre 867), fu papa della Chiesa cattolica dal 24 aprile 858 alla sua morte. Niccolò viene ricordato come un consolidatore del potere e dell'autorità papale e sostenitore del rafforzamento dell'universalismo romano. È anche riconosciuto come santo.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò apparteneva ad una nobile famiglia romana: era figlio di un funzionario della corte pontificia, Teodoro.[1]. La data di nascita non è sicura: alcuni propendono per l'800[1], altri per l'820.[2]. La giovinezza e la formazione del futuro papa si svolgono vicino al Palazzo del Laterano, seguendo la tradizionale educazione impartita agli ecclesiasti, basata sullo studio della Bibbia, della letteratura sacra e sullo studio della lingua latina. Segnalatosi nel sinodo riunito per scomunicare il futuro antipapa Anastasio III nell'853, il diacono Niccolò si guadagnò la fiducia di Papa Benedetto III.[2]

L'elezione al Soglio pontificio[modifica | modifica wikitesto]

Quando Benedetto III morì nell'aprile dell'855, l'imperatore Ludovico II si trovava a Roma. Il sovrano, non volendo perdere l'occasione di influire sulla scelta del futuro papa, riuscì a far confluire i voti sul diacono Niccolò, che però al momento dell'elezione non si trovava insieme al popolo di Roma, ma nella Basilica di San Pietro, dove si era rifugiato per evitare di essere eletto.[1] Accettata con riluttanza l'alta carica, Niccolò ascese al soglio pontificio il giorno 24 aprile.[1]

Governo della Chiesa[modifica | modifica wikitesto]

Affermazione dell'autorità papale[modifica | modifica wikitesto]

Durante i nove anni di pontificato, Niccolò s'impegnò nella promozione e nell'accentuazione di quel primato papale che troverà la sua massima espressione con Gregorio VII e Innocenzo III. Secondo Niccolò, il papato era l'unica istituzione che poteva reggere in quell'epoca di barbarie e di indebolimento dell'autorità civile e, di conseguenza, anche sociale. Infatti, per usare le parole di Walter Ullmann[3]:

« Tutto l'ordine sociale e religioso del mondo dipendeva dal papato di Roma: così Niccolò I concepiva il ruolo dell'istituzione, ed in tale spirito egli governò »
(Walter Ullman, Il Papato nel Medioevo)

La teoria del primato papale non venne però dalla sede interessata di ottenere il riconoscimento di questo importante potere. Infatti, anche alcuni intellettuali medievali, quali Ratramno di Corbie, Enea di Parigi e Giovanni Scoto Eriugena arrivarono a sostenere l'autorità pontificia.[4] Sulla base di questa premessa, si può ora considerare il rigore religioso e politico che caratterizzò l'operato di questo pontefice medievale.

Relazioni con i vescovi europei[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò intervenne per regolare gli abusi compiuti da alcuni alti prelati in Europa. Per esempio, Niccolò annullò, nell'861 la sentenza di Incmaro, arcivescovo di Reims, quando questi tolse al vescovo di Soissons, Rotado, la sua diocesi[5]. Ancora il pontefice si scontrò con l'Arcidiocesi di Ravenna, la quale vantava, grazie ai privilegi imperiali bizantini ottenuti dei secoli precedenti, la cosiddetta autocefalia, cioè l'autogoverno in materia ecclesiastica. L'arcivescovo Giovanni VII cercò di rendersi autonomo slegandosi da Roma e comportandosi da vero e proprio tiranno. Scomunicato dal Papa, l'arcivescovo cercò un sostegno da parte imperiale, ma Ludovico II pensò bene di non immischiarsi negli affari della Chiesa, lasciando Giovanni nelle mani del Papa, che finì per piegarlo al suo volere.[6]

Relazioni con i regni cristiani[modifica | modifica wikitesto]

La questione del divorzio di Lotario II[modifica | modifica wikitesto]

Niccolò, in primo luogo, si rifiutò di garantire l'annullamento del matrimonio di Lotario II di Lotaringia con Teutberga, da cui non aveva avuto figli, in modo che potesse sposare l'amante Waldrada, che invece gliene aveva dati ben tre.[7] Quando un concilio tenutosi a Metz si pronunciò in favore dell'annullamento, Niccolò I dichiarò il concilio deposto, i suoi messaggeri scomunicati e le sue decisioni nulle. L'intransigenza del Papa suscitò le ire di Lotario, il quale partì alla volta della città eterna portandosi al seguito un poderoso esercito e i due prelati scomunicati. Era l'863, e nel febbraio 864[7] Lotario entrò a Roma, ma non riuscì a far cambiare idea al pontefice, neanche con le minacce. Di fronte ai continui dinieghi del Santo Padre, Lotario fu costretto ad abbandonare Roma senza aver ottenuto l'annullamento del suo matrimonio.[7]

Lo scontro con Fozio[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo pontificato le relazioni con l'Impero Bizantino si inasprirono a causa del suo sostegno al patriarca Ignazio che era stato rimosso e sostituito dal laico Fozio come Patriarca di Costantinopoli nell'anno 860[2]. Al di là effettivamente del fatto che l'elezione di Fozio fosse contraria alle norme canoniche, il Papa voleva in sostanza ribadire che era a lui che spettava decidere tutte le questioni ecclesiastiche sia in occidente sia in oriente. Tra l'860 e l'867 ci fu una vera e propria crisi diplomatica tra Bisanzio e Roma.[2] Egli inviò nell'861 a Costantinopoli in qualità di ambasciatori il vescovo di Anagni, Zaccaria, e quello di Porto, Rodoaldo, per ribadire al presunto patriarca la supremazia pietrina nella nomina dei vescovi.[4] I due, però, furono corrotti dall'imperatore Michele III di Bisanzio e da Fozio stesso e l'assemblea convocata di lì a poco approvò la nomina del patriarca Fozio. Niccolò, saputo del tradimento, organizzò un nuovo sinodo in Laterano che dichiarò invece Fozio deposto. Fu una continua bagarre politico religiosa che si trascinò fino all'867, quando un sinodo a Costantinopoli arrivò a scomunicare papa Niccolò I.[4]

La questione bulgara[modifica | modifica wikitesto]

Successivamente il contrasto con Bisanzio si accentuò ulteriormente, precisamente sulla questione bulgara. Infatti il Regno bulgaro, recentemente cristianizzato, non voleva soggiacere ecclesiasticamente al patriarca di Costantinopoli ma voleva divenire una chiesa autocefala. I bulgari si rivolsero quindi al papa, che cercò di attirare la Bulgaria nell'orbita romana e, per un breve periodo, ci riuscì.[2]

Morte e culto[modifica | modifica wikitesto]

Papa Niccolò I morì il giorno 13 novembre dell'867 e fu sepolto in San Pietro.[7] Per il suo eccezionale carisma religioso, gli fu attribuito il titolo di "Magno" (attribuito, oltre a lui, soltanto ai pontefici Leone I e Gregorio I).

È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, che ne celebra la memoria liturgica il 13 novembre (data della morte) a partire dal 1883 (era venerato il 6 dicembre in base al martirologio romano del 1630).[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 277.
  2. ^ a b c d e Niccolò I in Enclicopedia Treccani
  3. ^ Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 278.
  4. ^ a b c Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 284.
  5. ^ Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 281.
  6. ^ Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 282.
  7. ^ a b c d Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, p. 280.
  8. ^ Niccolò I in santi e beati

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Claudio Rendina, I Papi, storia e segreti, Newton&Compton Editori, Ariccia, 2005

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Benedetto III 24 aprile 858 - 13 novembre 867 Papa Adriano II

Controllo di autorità VIAF: 142608 LCCN: n84185893