Papa Giulio III

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Papa Giulio III
Papa Giulio III
Ritratto di papa Giulio III
221º papa della Chiesa cattolica
C o a Giulio III.svg
Elezione 7 febbraio 1550
Insediamento 22 febbraio 1550
Fine pontificato 23 marzo 1555
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Paolo III
Successore papa Marcello II
Nome Giovanni Maria Ciocchi del Monte
Nascita Monte San Savino, 10 settembre 1487
Morte Roma, 23 marzo 1555
Sepoltura Grotte vaticane

Giulio III, nato Giovanni Maria Ciocchi del Monte (Monte San Savino, 10 settembre 1487Roma, 23 marzo 1555), fu il 221º papa della Chiesa cattolica e il 129º sovrano dello Stato Pontificio dal 1550 alla morte.

Come Papa, Giulio III è ricordato più dagli storici dell'architettura e dagli amanti dell'arte, che dai teologi. Nominò Marcello Cervini, futuro papa Marcello II, bibliotecario vaticano, Michelangelo Buonarroti, capo degli architetti della fabbrica di San Pietro ed il compositore Giovanni Pierluigi da Palestrina, maestro di cappella della basilica vaticana. Inoltre potenziò la Biblioteca Vaticana e l'Università La Sapienza di Roma.

Giovinezza e primi incarichi[modifica | modifica sorgente]

Ultimo dei pontefici dell'alto Rinascimento, era il secondogenito di un famoso giurista, Vincenzo Ciocchi del Monte, e di Cristofora Saracini. Fu educato, secondo i dettami dello zio cardinale Antonio Maria Ciocchi del Monte, in un prestigioso oratorio presso il Laterano, dove ebbe come tutore il noto umanista Raffaele Lippo. Seguendo le orme del padre, in seguito, studiò giurisprudenza nelle Università di Perugia e di Siena. Quando, dopo la laurea, fu avviato alla carriera ecclesiastica, studiò teologia sotto il domenicano Ambrosius Catharinus e, nel 1513 succedette a suo zio come arcivescovo di Siponto (Manfredonia) in Puglia. Nel 1521 aggiunse anche la diocesi di Pavia. Durante il Sacco di Roma del 1527, fu uno degli ostaggi dati da Clemente VII alle forze dell'imperatore, e avrebbe potuto restare ucciso assieme agli altri a Campo de' Fiori, se non fosse stato liberato in segreto dal cardinale Pompeo Colonna.

Fu creato cardinale prete nel concistoro del 22 dicembre 1536 da Paolo III, il giorno successivo ricevette la berretta rossa ed il 15 gennaio 1537 ricevette il titolo di San Vitale.

Nel 1545 fu inviato, insieme a Reginald Pole e a Marcello Cervini (il futuro papa Marcello II), come Legato Pontificio al Concilio di Trento, di cui aprì la prima sessione. Il loro compito era quello di scegliere gli argomenti di discussione e di sorvegliare i dibattiti. Al concilio fu il capo del partito pontificio in contrasto con quello imperiale. Nel 1547 fu l'artefice della decisione di trasferire il concilio a Bologna.

Conclave dal 29 novembre 1549 al 7 febbraio 1550[modifica | modifica sorgente]

Nel conclave successivo alla morte di Paolo III (10 novembre 1549) i 54 cardinali erano divisi in tre fazioni: gli Imperiali, i francesi, e i sostenitori dei Farnese. Tre non parteciparono, così entrarono in conclave 51 cardinali, ma due morirono prima della proclamazione, riducendosi a 49 quando il papa fu eletto. I cardinali francesi furono abili a prevenire l'elezione di un candidato delle altre due fazioni, e, il 7 febbraio 1550, dopo 10 settimane di conclave (73 giorni e 71 scrutini), venne eletto come candidato di compromesso il cardinale del Monte, anche se l'imperatore Carlo V lo escluse espressamente dalla sua lista di candidati accettabili. Lista dei partecipanti:

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

Gian Maria Ciocchi del Monte fu eletto Papa con il nome di Giulio III il 7 febbraio 1550 e fu incoronato nella basilica patriarcale vaticana il 22 febbraio dal cardinale Innocenzo Cybo, protodiacono di Santa Maria in Domnica. Numerose furono le voci sfavorevoli all'elezione di Giulio III, perché sospettato di essere omosessuale; in tal senso fu preso di mira da numerose pasquinate. Girolamo Muzio scrive nel 1550 in una lettera a Ferrante Gonzaga:

« Hor di questo nuovo papa universalmente se ne dice molto male; che egli è vitioso, superbo, rotto et di sua testa[1] »

dove rotto significherebbe "omosessuale". Quando Giulio III nominò cardinale il diciassettenne Innocenzo Del Monte (1532-1577), la voce che il papa avesse nominato cardinale il suo presunto amante suscitò un certo pettegolezzo tra i cardinali romani e nelle corti europee[2]. Il poeta francese Joachim du Bellay scrisse un componimento sul fatto, che recita:

« Ma vedere uno staffiere, un bambino, una bestia,
un furfante, un poltrone diventare cardinale,
e per aver saputo accudire bene a una scimmia,
un Ganimede avere il rosso [cappello cardinalizio] in testa
questi miracoli, Morel, accadono solo a Roma[3] »

Primi provvedimenti[modifica | modifica sorgente]

Statua in bronzo di papa Giulio III eretta a Perugia nel 1555
Giulio III consegna, nel 1555, il Bastone di Custode della Chiesa al nipote Ascanio della Corgna, Pomarancio,
Palazzo della Corgna (Castiglione del Lago)

Come ringraziamento per l'appoggio dei Farnese, Ottavio, nipote di Paolo III, venne immediatamente confermato come duca di Parma e suo fratello Orazio venne confermato nel Ducato di Castro. Entrambi conservarono le loro cariche, rispettivamente, di Gonfaloniere di Santa Romana Chiesa e di prefetto di Roma. Il 24 febbraio 1550 inaugurò, con l'apertura della Porta Santa della basilica di San Pietro, il X Giubileo, indetto da Paolo III, con la Bolla Si pastores ovium, e che si concluse il giorno dell'epifania del 1551.

Per favorire i pellegrini, riportò in vigore le disposizioni sul blocco dei fitti e sulla regolazione del mercato alimentare. L'afflusso dei pellegrini fu seguito da San Filippo Neri e dalla Confraternita della Santa Trinità. Nel concistoro del 28 febbraio 1550, stabilì delle regole per combattere il nepotismo e gli abusi della Chiesa. In questo concistoro negò la berretta a Pietro Aretino, che si aspettava una nomina data per sicura e tramontata con la morte di Paolo III. Ma solo quattro mesi dopo si ebbe uno dei fenomeni nepotistici più scandalosi: la nomina a cardinale del nipote adottivo, l'allora sedicenne Innocenzo del Monte (1532 - 1577), che nominò anche segretario di Stato.

Innocenzo del Monte dopo l'ordinazione a cardinale commise un omicidio plurimo. Assassinò due protettori con i quali ebbe un diverbio; era solito frequentare meretrici; venne arrestato perché si trovarono due di esse nella sua carrozza e fu appurato che avevano passato con lui, in casa sua, sia la quaresima che la settimana santa. Circolò anche voce a Roma che ebbe tutti questi privilegi da Papa Giulio III, fino a diventare uno dei cardinali più ricchi di Roma, perché fosse suo amante; così testimoniano l'ambasciatore veneto Matteo Dandolo e Onofrio Panvinio[4][5].

Contro tale nomina protestarono i cardinali più sensibili alla necessità di riforma dei costumi della Chiesa. Per i protestanti, comunque, non c'erano dubbi sulle motivazioni della nomina. In ogni caso, Innocenzo si rivelò uno dei peggiori cardinali che la Chiesa abbia mai avuto: rimasto senza guida alla morte del pontefice, fu coinvolto in una serie di fattacci e fu esiliato da molti dei pontefici successivi. Il 21 luglio 1550, inoltre, Giulio III diede una seconda definitiva approvazione alla fondazione della Compagnia di Gesù (i Gesuiti) nella bolla pontificia Exposcit debitum e, nel 1552, li incitò a fondare il Collegio Romano e il Collegio Germanico, destinato all'educazione dei giovani prelati tedeschi nella riforma della Chiesa in Germania.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Della Corgna.

Nel 1550 concesse alla sorella Giacoma (moglie del perugino Francia Della Corgna) il feudo di Castiglione del Lago e del Chiugi, convertito nel 1563 in marchesato per i nipoti Ascanio della Corgna e il cardinale Fulvio Giulio della Corgna: il palazzo castiglionese, progettato da Galeazzo Alessi su disegni del Vignola, fu prestigiosa sede di cenacoli letterari, frequentati da artisti e dotti, tra cui il poeta Cesare Caporali e lo scrittore politico Scipione Tolomei. Nel periodo dal 1551 al 1553, Giulio III fece costruire sulla via Flaminia Villa Giulia, opera a cui lavorarono l'Ammannati, il Vignola e il Vasari

Il complesso della villa, in cui il Papa poteva dar sfoggio di lusso e sfarzo tali da sconvolgere le idee riguardanti la decenza ecclesiastica, si articola su due cortili separati da un ninfeo, che originariamente era un vero e proprio teatro d'acque. Internamente la villa è riccamente decorata con affreschi, stucchi, marmi policromi e statue. Tra le altre opere, sul soffitto di un portico è affrescato un pergolato ricoperto da viti, dove dei putti giocano con i rispettivi genitali. Joachim du Bellay il poeta francese al seguito del cardinale du Bellay, espresse la sua opinione scandalizzata in due sonetti della serie Les regrets (pubblicati dopo la scomparsa del Papa, nel 1558). Dopo la morte del Papa, la villa fu ereditata dal fratello Baldovino, ma, alla sua morte avvenuta nel 1557, fu confiscata da Paolo IV.

Il Concilio di Trento[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Concilio di Trento.

Su richiesta dell'imperatore Carlo V, fece riaprire il Concilio di Trento sospeso da Paolo III nel 1548. La bolla di convocazione fu emanata il 14 novembre 1550 ed il concilio fu aperto ufficialmente il 1º maggio 1551. Per rendere più comodo il viaggio dei prelati verso Trento, per la prima volta furono usate carrozze dotate di cinghie di cuoio con funzione di ammortizzatore. In questo periodo Giulio III si imbarcò anche nella Guerra di Parma, decisione per cui i prelati francesi non intervennero al concilio.

Tuttavia erano presenti, per la Germania, gli arcivescovi elettori di Magonza, Treviri e Colonia. Vennero ripresi i lavori da dove erano stati abbandonati nel 1548 e vennero pubblicati i decreti sull'Eucaristia, sulla Penitenza, sull'Estrema Unzione e quelli riguardanti l'esercizio dell'autorità vescovile, i costumi del clero e la collazione dei benefici. Grazie all'intervento dell'Imperatore, dall'ottobre 1551 al marzo 1552, si presentarono anche alcuni inviati dei protestanti tedeschi: del principe elettore Gioacchino II di Brandeburgo, del duca Cristoforo del Württemberg, di sei importanti città imperiali della Germania Superiore e del principe elettore Maurizio di Sassonia.

Tuttavia le trattative con loro non approdarono a nulla, perché furono poste condizioni inaccettabili, quali la sospensione e la ridiscussione di tutti i decreti già emanati, il rinnovamento dei decreti di Costanza e Basilea sulla superiorità del concilio sul Papa, e lo scioglimento dei membri del concilio dal giuramento di obbedienza al Papa. Il 28 aprile 1552, però, il concilio venne sospeso a causa dell'inasprirsi del conflitto tra Carlo V e Enrico II di Francia, che minacciava di trasformarsi in una guerra generale. Verrà riaperto dieci anni dopo.

La Guerra di Parma[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Giulio III

Poco prima dell'apertura dei lavori conciliari, Giulio III si fece trascinare dall'Imperatore in una guerra contro i Farnese, che, nonostante fossero sempre stati leali servitori dei pontefici, vedendo il territorio di Parma invaso dalle truppe di don Ferrante I Gonzaga, si erano alleati con la Francia. Il risultato fu che casa Farnese uscì dall'orbita imperiale e papale per entrare in quella francese. Don Ferrante I Gonzaga, governatore di Milano per conto dell'imperatore, occupò Brescello, zona d'influenza del cardinale Ippolito II d'Este, filofrancese, e si preparò ad assediare Parma. Orazio Farnese, aiutato anche dalle truppe francesi, fu battuto nei pressi di Mirandola, per cui Enrico II ordinò al generale Brissac di invadere il Piemonte.

Questa manovra costrinse il Gonzaga ad alleggerire la pressione sul Ducato di Parma (settembre 1551) e fece sentire al pontefice il peso maggiore della guerra. Nel 1551 Giulio III inviò il nipote Gian Battista Del Monte ad assediare Mirandola, tenuta da un piccolo nucleo di francesi, comandati da Piero Strozzi ma l'assedio terminò il venerdì santo del 1552, con la morte del nipote.[6].

Giulio III cercò allora di riavvicinarsi alla Francia, ma le trattative furono rotte dalle eccessive pretese di Enrico II. Tuttavia, quando il Papa si accorse che l'imperatore era in gravissime difficoltà, i negoziati furono ripresi e, il 29 aprile 1552, si arrivò ad un accordo. Tale accordo stabiliva una tregua di 2 anni, trascorsi i quali Ottavio Farnese poteva accordarsi col Papa come meglio credeva, e la restituzione del Ducato di Castro ai 2 cardinali Farnese. All'imperatore vennero concessi 11 giorni per accettare l'accordo. Carlo V ratificò l'accordo il 10 maggio

Ultimi provvedimenti e morte[modifica | modifica sorgente]

Nel 1555 Giulio III accettò la richiesta di Maria la Cattolica, a cui mandò come legato il cardinale Reginaldo Pole, di abrogare l'Atto di Supremazia inglese. In questo modo l'Inghilterra riabbracciò la fede cattolica, ma fu solo una tregua. Con l'ascesa al trono di Elisabetta I, infatti, il distacco della Chiesa inglese da Roma divenne definitivo.

Giulio III, che soffriva di gotta da molto tempo, morì a Roma il 23 marzo 1555. La sua tomba si trova nelle Grotte Vaticane.

Cardinali creati da Giulio III[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 30 maggio 1550[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 12 ottobre 1551[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 20 novembre 1551[modifica | modifica sorgente]

Concistoro del 22 dicembre 1553[modifica | modifica sorgente]

Incarichi ricoperti[modifica | modifica sorgente]

  • Apertura del Concilio Laterano quinto il 16 febbraio 1513.
  • Arcivescovo di Siponto (Manfredonia), dal 18 marzo 1513 (sede lasciatagli dallo zio Antonio Maria Ciocchi del Monte) al 25 giugno 1544.
  • Vice legato di Perugia dal 1513 al 1517.
  • Governatore di Perugia nel 1517.
  • Arcivescovo di Pavia dal 13 marzo 1521 al 3 giugno 1530 (per la prima volta).
  • Due volte prefetto di Roma sotto Clemente VII.
  • Presidente della legazione di Romagna nel 1528
  • Vice legato di Bologna nel 1534.
  • Legato in Romagna, Parma e Piacenza nel 1534.
  • Creato cardinale prete nel concistoro del 22 dicembre 1536.
  • Titolare di San Vitale dal 15 gennaio 1537 al 10 ottobre 1542.
  • Amministratore della sede di Polignano dal 14 giugno 1540 al 28 novembre 1541.
  • Legato a latere nella Provincia Romandiolae dal 24 settembre 1540.
  • Incaricato della preparazione del concilio di Trento nel 1542.
  • Titolare di Santa Prassede dall'11 ottobre 1542 al 4 ottobre 1543
  • Membro della commissione per la riforma della Chiesa dal 5 gennaio 1543 al 12 dicembre 1545.
  • Cardinale vescovo e titolare della sede suburbicaria di Palestrina dal 5 ottobre 1543.
  • Cardinale arcivescovo di Pavia dal 4 giugno 1544 al 7 febbraio 1550 (per la seconda volta).
  • Membro della commissione per la stesura dell'agenda conciliare dal 2 novembre 1544 al 12 dicembre 1545.
  • Presidente dei padri conciliari dal 13 dicembre 1545 al 2 marzo 1547.
  • Legato di Bologna nel 1548.
  • Papa dal 7 febbraio 1550.

Genealogia episcopale[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Lettere di Girolamo Muzio Giustinopolitano conservate nell'archivio governativo di Parma, Deputazione di Storia Patria, Parma 1864, p. 152.
  2. ^ P. Messina, voce: "Del Monte, Innocenzo", Dizionario biografico degli italiani, vol. 38, Istituto dell'Enciclopedia italiana - Treccani, Roma 1990, pp. 138-141
  3. ^ Joachim du Bellay, Les regrets [1558], in: Les antiquités de Rome. Les regrets, Garnier-Flammarion, Paris 1971, sonnet 105.
  4. ^ Pietro Messina, Dizionario Biografico degli Italiani - Volume XXXVIII (1990), Treccani.
    «Volle anche che il fanciullo fosse adottato come figlio da suo fratello Baldovino col nome appunto di Innocenzo Del Monte. [...] Non mancò chi disse, e la voce fu accolta da tutta la città, che il papa aveva voluto creare cardinale il suo amante. [...] Tale sospetto, comunque, non fu sviluppato soltanto nelle pasquinate: l'ambasciatore veneto Matteo Dandolo scriveva infatti che il D. era "un piccolo furfantello" e che il card. Del Monte "se lo prese in camera e nel proprio letto, come se gli fosse stato figliuolo o nipote" (Relazione di Roma, in Relazioni..., a cura di E. Alberi, II, 3, p. 355); Onofrio Panvinio, riferendosi alla vicenda del D., scriveva di Giulio III: "nimie vitae luxuriae et libidinibus intemperanter deditus" e "ad voluptarios tantum secessus ... per totum pontificatum intempestive comessando lasciviendoque ..." (HistoriaBarth. Platinae de vitis Pontificum Romanorum, Coloniae 1562, pp. 331, 333, cit. in Concilium Triden., Diaria, II, p. CXXXIV), e, ancora più esplicitamente, lo definì "puerorum amoribus implicitus" (De Iulii III vita ante pontificatum, cit. ibid. p. 147) [...] Nel gennaio 1568 fu protagonista di uno scandalo a Siena.
    Aveva rapito due donne di umili condizioni di Rapolano e le aveva tenute vari giorni nella sua casa. Il 30 gennaio Pio V incaricò il gesuita V. Rodriguez di indagare sul fatto, ma Cosimo I intervenne personalmente in difesa del D., che se la cavò con una severa ammonizione e poté rimanere in Toscana. Tornato a Roma verso la fine del 1568, gli fu però proibito di tornare nuovamente a Firenze e gli fu assegnata una stanza in Vaticano con due teatini per la sua istruzione. Nel maggio 1569 il D. andò nuovamente sotto processo: nella sua carrozza erano state scoperte due meretrici e si appurò che esse avevano frequentato la casa dei cardinale per tutta la quaresima e la settimana santa».
  5. ^ Claudio Rendina, La santa casta della Chiesa pagina 80, Editore Newton Compton Editori, 2010.
    «E il nepotismo è a oltranza: [...] Fabiano, custode delle scimmie, che Giulio III ha fatto adottare dal fratello Baldovino così da dargli il nome di Innocenzo del Monte, diventa cardinale e segretario di Stato. È uno scandalo; e il collegio cardinalizio disprezza il “cardinal Montino”, come lo definisce in alternativa al soprannome di Scimmia per i suoi giovanili impegni. Costui prosegue la sua vita viziosa anche dopo la morte del papa-papà, trovandosi immischiato in risse con puttane e loro protettori, fino a quando, per l’uccisione di due di questi, finisce in carcere a Castel Sant’Angelo».
  6. ^ Gli avvenimenti sono descritti nel romanzo storico di Antonio Saltini, L'assedio della Mirandola, Edizioni Diabasis

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Dizionario biografico degli italiani: "Del Monte, Innocenzo"
  • M.G. Donati-Guerrieri, Lo Stato di Castiglione del Lago e i della Corgna, Perugia 1972.
  • F. Peretti, Julius III e Innocenzo Ciocchi del Monte, Roma 2009.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Paolo III 7 febbraio 1550 - 23 marzo 1555 Papa Marcello II
Predecessore Arcivescovo di Manfredonia Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Antonio Maria Ciocchi del Monte 1513-1544 Giovanni Ricci
Predecessore Vescovo di Pavia Successore BishopCoA PioM.svg
Antonio Maria Ciocchi del Monte 15211530 Giovan Girolamo de' Rossi I
Giovan Girolamo de' Rossi 15441550 Giovan Girolamo de' Rossi II
Predecessore Cardinale presbitero dei Santi Vitale, Valeria, Gervasio e Protasio Successore CardinalCoA PioM.svg
Gasparo Contarini 1537-1542 Giovanni Girolamo Morone
Predecessore Cardinale presbitero di Santa Prassede Successore CardinalCoA PioM.svg
Gasparo Contarini 1542-1543 Miguel de Silva
Predecessore Cardinale vescovo di Palestrina Successore CardinalCoA PioM.svg
Francesco Cornaro seniore 1543-1550 Luigi II di Borbone-Vendôme

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