Papa Clemente IX
| Papa Clemente IX | |
|---|---|
Clemente IX ritratto da Carlo Maratta |
|
| 238º papa della Chiesa cattolica | |
| Elezione | 20 giugno 1667 |
| Insediamento | 27 giugno 1667 |
| Fine pontificato | 9 dicembre 1669 |
| Cardinali creati | vedi categoria |
| Predecessore | papa Alessandro VII |
| Successore | papa Clemente X |
| Nome | Giulio Rospigliosi |
| Nascita | Pistoia, 28 gennaio 1600 |
| Morte | Roma, 9 dicembre 1669 |
| Sepoltura | Basilica di Santa Maria Maggiore |
Papa Clemente IX, nato Giulio Rospigliosi (Pistoia, 28 gennaio 1600 – Roma, 9 dicembre 1669), fu il 238º papa della Chiesa cattolica dal 1667 alla sua morte.
Data la brevità del suo pontificato, Clemente IX non poté incidere nella politica pontificia, tuttavia, il suo periodo presso la Curia romana fu un periodo molto fecondo. Giulio Rospigliosi viene ricordato anche per la sua opera di librettista e per il suo contributo nella determinazione dei gusti e degli orientamenti del melodramma romano del seicento.
Indice |
Biografia[modifica]
I primi anni e la formazione[modifica]
Giulio Rospigliosi, secondo la maggior parte dei documenti, nacque a Pistoia il 28 gennaio 1600 (secondo Kelly, The Oxford Dictionary of Popes, p. 284, nacque il 27 gennaio) da Giacomo e Caterina Rospigliosi. Iniziò a studiare nella natìa città di Pistoia, dove, non ancora quattordicenne, ricevette la tonsura e gli ordini minori dal vescovo Alessandro del Caccia. Il 14 marzo 1614 si trasferì a Roma per studiare al Collegio Romano, dove ebbe come precettori personaggi del calibro di Tarquinio Galluzzi, Famiano Strada, Bernardino Castelli e Bernardino Stefonio. Terminata la fase degli studi presso questo prestigioso collegio, nel 1618, si trasferì all'Università di Pisa, dove, nel 1623, ottenne i dottorati in teologia, filosofia ed utroque iure (diritto civile e canonico) e venne accolto nell'Accademia degli Svegliati.
Nel 1624 tornò a Roma ed entrò al servizio del cardinale Antonio Barberini seniore (1569 – 1646), fratello di Urbano VIII. Una volta entrato al servizio del nobile cardinale, i suoi rapporti con questa famiglia compresero il Papa, i cardinali Antonio Barberini iuniore e Francesco Barberini (cardinale 1623) ed il prefetto di Roma, Taddeo Barberini.
Da questi personaggi, il futuro papa imparò tutti i segreti della vita di corte ed imparò a conoscere i problemi della politica europea.
In questo periodo Giulio Rospigliosi scrisse anche alcuni dei melodrammi per i quali è famoso:
- Sant'Alessio 1631;
- Erminia sul Giordano 1633;
- I Santi Didimo e Teodora 1635;
- Egisto 1637;
- San Bonifazio 1638;
- Genoinda 1641;
- Il palazzo incantato 1642;
- Sant'Eustachio 1643.
Divenuto Referendario dei Tribunali della Signatura Apostolica di Giustizia e Grazia nel 1632, fu Segretario della Sacra Congregazione dei Riti e giudice a latere per la legazione di Avignone. Il 24 dicembre 1636 venne nominato caonico della Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma e ricevette la cittadinanza onoraria di Roma. Nel 1634 divenne inoltre Segretario dei Brevi ai Principi, in carico che mantenne sino alla sua consacrazione episcopale.
Grazie, anche, alla vicinanza col pontefice, il 14 marzo 1644, il Rospigliosi fu eletto arcivescovo titolare di Tarso e fu consacrato il 29 marzo, martedì santo, nella cappella vaticana di Pio V, da Antonio Barberini, assistito da Celso Zani, già vescovo di Città della Pieve e da Giovanni Battista Scannaroli, vescovo di Sidone. Nello stesso anno fu anche nominato nunzio in Spagna.
Il suo soggiorno in Spagna fu quasi una benedizione perché Innocenzo X, succeduto a Urbano VIII, cercò di punire i Barberini per le loro malversazioni. Giulio Rospigliosi, proprio per la sua vicinanza al vecchio papa, non fu mai visto di buon occhio dal nuovo. La famiglia Barberini, per sfuggirgli si rifugiò in Francia presso il cardinale Giulio Mazzarino.
Durante il suo soggiorno spagnolo, durato quasi 10 anni, Giulio venne in contatto con l'operistica locale e, al ritorno in Italia, iniziò una nuova fase della sua vena artistica.
Tornato a Roma nel 1653, iniziò a pensare di ritirarsi nella sua Pistoia, ma nel 1655 l'elezione di Alessandro VII determinò una svolta nella sua carriera. Divenne Segretario di Stato e, nel concistoro del 9 aprile 1657, venne creato cardinale prete.
Ricevette la berretta rossa ed il titolo di San Sisto il 23 aprile 1657. Nel suo nuovo incarico si guadagnò la stima e la benevolenza sia della Curia che della Francia (la stima spagnola se l'era guadagnata nel periodo di nunziatura).
Con il ritorno a Roma dei Barberini, che nel frattempo erano stati perdonati, Rospigliosi tornò ad occuparsi di librettistica e fece debuttare nuove opere:
Questa fu l'ultima opera, perché gli impegni curiali si fecero sempre più gravosi e la salute sempre più malferma.
Conclave dal 2 al 20 giugno 1667[modifica]
Papa Alessandro VII morì il 22 maggio 1667. Il 2 giugno si riunì il conclave in cui entrarono 61 cardinali, raggiunti, in seguito, da ulteriori 3. A questo conclave parteciparono i seguenti elettori:
- Ottavio Acquaviva d'Aragona iuniore
- Niccolò Albergati-Ludovisi (entrato in conclave il 6 giugno 1667)
- Francesco Albizzi
- Decio Azzolino iuniore
- Gregorio Giovanni Gasparo Barbarigo, vescovo di Padova
- Antonio Barberini, iuniore, vescovo di Palestrina
- Carlo Barberini
- Francesco Barberini seniore, vescovo di Ostia e Velletri, decano del Sacro Collegio dei Cardinali
- Antonio Bichi, vescovo di Osimo
- Girolamo Boncompagni, arcivescovo di Bologna
- Carlo Bonelli
- Giberto Borromeo
- Francesco Maria Brancaccio, vescovo di Sabina
- Girolamo Buonvisi, vescovo di Lucca, legato di Ferrara
- Innico Caracciolo, arcivescovo di Napoli
- Carlo Carafa, legato di Bologna
- Ulderico Carpegna, vescovo di Albano
- Angelo Celsi
- Flavio Chigi
- Giannicolò Conti di Poli, vescovo di Ancona
- Neri Corsini seniore
- Alderano Cybo-Malaspina, vescovo di Jesi
- Giovan Francesco Paolo di Gondi
- Giovanni Dolfin, patriarca di Aquileia
- Giovanni Stefano Donghi, vescovo di Ferrara, (entrato in conclave il 10 giugno 1667)
- Rinaldo d'Este
- Stefano Durazzo
- Cesare Facchinetti, vescovo di Spoleto
- Girolamo Farnese
- Giacomo Franzoni, vescovo di Camerino
- Giulio Gabrielli
- Marzio Ginetti, vescovo di Porto e Santa Rufina, vice decano del Sacro Collegio dei Cardinali
- Girolamo Grimaldi-Cavalleroni, arcivescovo di Aix
- Carlo Gualterio, vescovo di Fermo
- Lorenzo Imperiali
- Alfonso Litta, arcivescovo di Milano
- Francesco Maidalchini
- Francesco Maria Mancini
- Giacomo Filippo Nini
- Benedetto Odescalchi (eletto papa Innocenzo XI nel Conclave del 1676)
- Luigi Omodei
- Virginio Orsini
- Pietro Vito Ottoboni (eletto papa Alessandro VIII nel Conclave del 1689)
- Giovanni Battista Maria Pallotta, vescovo di Frascati
- Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni, vescovo di Montefiascone e Corneto
- Scipione Pannocchieschi d'Elci
- Celio Piccolomini
- Marcello Publicola Santacroce, vescovo di Tivoli, (entrato in conclave il 10 giugno 1667).
- Lorenzo Raggi
- Cesare Maria Antonio Rasponi, legato di Urbino
- Carlo Roberti
- Paolo Emilio Rondinini, vescovo di Assisi
- Giulio Rospigliosi (eletto papa Clemente IX)
- Carlo Rossetti, vescovo di Faenza
- Paolo Savelli
- Carlo Pio di Savoia
- Federico Sforza
- Giambattista Spada
- Giulio Spinola
- Odoardo Vecchiarelli, vescovo di Rieti
- Charles Louis de Vendôme
- Pietro Vidoni, vescovo di Lodi
- Ernest Adalbert von Harrach, arcivescovo di Praga e vescovo di Trento
- Friedrich von Hessen-Darmstadt, gran priore dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme
I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:
- Pascual de Aragón-Córdoba-Cardona y Fernández de Córdoba
- Vitaliano Visconti
- Guidobald von Thun, arcivescovo di Salisburgo
- Luis Guillermo de Moncada de Aragón Luna de Peralta y de la Cerda, duca di Bivona
Dal conclave uscì papa Giulio Rospigliosi, che fu incoronato il 26 giugno 1667, nella basilica patriarcale Vaticana, dal cardinale Rinaldo d'Este, protodiacono di San Nicola alle Carceri. Il motto del nuovo pontefice fu "aliis non sibi clemens", "clemente con gli altri, ma non con se stesso".
Il pontificato di Clemente IX[modifica]
Il suo fu un pontificato di breve durata e di prosecuzione della politica del suo predecessore.
Con la bolla Romanus Pontifex del 6 dicembre 1668 soppresse la Congregazione dei Canonici di San Giorgio in Alga, degli Eremiti di San Girolamo di Fiesole e quella maschile dei Gesuati di Pistoia; rilevandone il languore ed il torpore. I Gesuati venivano chiamati i frati dell'acquavite in senso spregiativo mentre essi somministravano il distillato ai malati nell'ospedale del Ceppo a Pistoia, per mitigare gli spasmi prima che essi venissero sottoposti alle operazioni chirurgiche.La congregazione maschile dei Gesuati,fondata dal Beato Giovanni Colombini,lasciando attiva la Congregazione femminile, venne sacrificata per non confondersi con il nascente ordine dei Gesuiti di Sant'Ignazio di Loyola.
In politica estera, la questione su cui dovette combattere fu la difesa dell'isola di Creta, l'ultimo baluardo veneziano nel Mediterraneo orientale assediato dagli ottomani del Gran Visir Coprili. Quest'ultimo aveva già conquistato la Moravia e la Slesia, deportando e rivendendo come schiavi almeno 80.000 cristiani. Il papa inviò ai veneziani aiuti in denaro, uomini e navi. Inoltre, cercò di comporre i dissidi tra Spagna e Francia in modo da creare un fronte cristiano compatto. La Francia mandò una piccola flotta ed un esercito, mentre la Spagna nicchiò decisamente. Le due spedizioni militari del 1668 e del 1669, guidate dal nipote del papa, Vincenzo Rospigliosi, non approdarono a nulla e Candia cadde il 6 settembre 1669.
Nella controversia giansenita il papa riuscì a ricomporre la frazione con il clero francese, anche se costoro seguivano, comunque, le tesi di Antoine Arnauld, che salvavano la forma, ma mantenevano il dissenso.
La conciliazione formalizzata nel breve apostolico del 2 febbraio 1669, detta pace clementina, contribuì alla conciliazione delle parti ed alla pacificazione generale. Tuttavia, il giansenismo continuò ad espandersi ed il comportamento del papa fu visto come un segno di debolezza.
In politica interna emanò provvedimenti economici e fiscali in favore dei consumi, del commercio e delle manifatture. Abolì la tassa sul macinato, incentivò l'industria lanaria e la libera circolazione delle granaglie. Scrisse anche dei regolamenti sul comportamento del clero. Infine, nel 1669 istituì una Congregazione per la regolamentazione delle indulgenze. Venne obbligato a far pagare 800 scudi agli Ebrei del ghetto al Ponte dei Quattro capi, lungo il Tevere[1]. Uomo di profonda devozione, visse la sua missione pontificale con il massimo zelo. Fece porre un confessionale in San Pietro ed ogni giorno scendeva per amministrare il sacramento. Ogni giorno ospitava al suo desco 13 poveri, che spesso serviva personalmente. Faceva spesso visita agli ammalati dell'Ospedale di San Giovanni.
Anche lui, come i suoi predecessori, fu un fautore della politica nepotista. Creò cardinale il nipote Giacomo Rospigliosi e nominò generale dell'esercito il fratello Camillo Rospigliosi, assegnando loro, tuttavia, delle rendite modeste.
Clemente IX fu colto da un colpo apoplettico nella notte tra il 25 ed il 26 ottobre 1669. L'attacco si ripeté nella notte tra il 28 ed il 29 novembre 1669. La morte sopravvenne il 9 dicembre. Erano passati appena due anni e mezzo dall'elezione. Chiamò a Roma l'amico di infanzia nonché parente, Federigo Manni, nobile pistoiese, per progettare ed eseguire il suo mausoleo sepolcrale.
Nel paese di primitiva origine della sua famiglia fece erigere la Villa Rospigliosi di Lamporecchio.
Onorificenze[modifica]
| Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo | |
Genealogia episcopale[modifica]
| Per approfondire, vedi Genealogia episcopale. |
- Papa Giulio II
- Cardinale Raffaele Sansone Riario
- Papa Leone X
- Papa Paolo III
- Cardinale Francesco Pisani
- Cardinale Alfonso Gesualdo di Conza
- Papa Clemente VIII
- Cardinale Pietro Aldobrandini
- Cardinale Laudivio Zacchia
- Cardinale Antonio Marcello Barberini, O.F.M. Cap.
- Papa Clemente XI
Cardinali creati da Clemente IX[modifica]
Concistoro del 12 dicembre 1667[modifica]
- Giacomo Rospigliosi, protonotaro apostolico, nipote di Sua Santità.+ 2 febbraio 1684.
- Leopoldo de' Medici. + 10 novembre 1675.
- Sigismondo Chigi. + 30 aprile 1678.
Concistoro del 5 agosto 1669[modifica]
- Emmanuel Théodose de la Tour d'Auvergne de Bouillon. + 2 marzo 1715.
- Luis Manuel Fernández de Portocarrero-Bocanegra y Moscoso-Osorio, decano del capitolo della cattedrale di Toledo, Spagna. + 14 settembre 1709. (In pectore, pubblicato nel concistoro del 29 novembre 1669)
Concistoro del 29 novembre 1669[modifica]
- Francesco Nerli seniore, arcivescovo di Firenze. + 6 novembre 1670.
- Emilio Bonaventura Altieri, vescovo emerito di Camerino, prefetto della Casa Pontificia. (papa Clemente X dal 29 aprile 1670)
- Carlo Cerri, decano della Sacra Rota. + 14 maggio 1690.
- Lazzaro Pallavicino. + 21 aprile 1680.
- Giovanni Bona, Ordine Cistercense, abate. + 28 ottobre 1674.
- Niccolò Acciaiuoli, uditore generale della Camera Apostolica. + 23 febbraio 1719.
- Buonaccorso Buonaccorsi, tesoriere generale. + 18 aprile 1678.
Incarichi ricoperti[modifica]
- Professore di filosofia all'università di Pisa dal 1623 al 1625;
- Referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica nel 1632;
- Segretario della Sacra Congregazione dei Riti;
- Giudice a latere della legazione di Avignone;
- Canonico della basilica patriarcale Liberiana dal 24 dicembre 1636, in seguito vicario;
- Cittadino onorario di Roma;
- Segretario dei Brevi ai Principi dal 1634 al 1644;
- Consultore della Sacra Penitenzieria dal 4 gennaio 1643;
- Vescovo titolare di Tarso dal 14 marzo 1644;
- Nunzio in Spagna dal 14 luglio 1644 al gennaio 1653;
- Governatore di Roma durante la sede vacante dall'8 gennaio al 15 aprile 1655;
- Cardinale prete dal 9 aprile 1657 al 19 giugno 1667;
- Titolare di San Sisto dal 23 aprile 1657 al 19 giugno 1667;
- Segretario di Stato dall'aprile 1655 al 22 maggio 1667;
- Elettore al conclave del 1667;
- Papa dal 20 giugno 1667.
Voci correlate[modifica]
- Rospigliosi
- Villa Rospigliosi
- Jacob Ferdinand Voet
- Palazzo Pallavicini Rospigliosi
- Pallavicino
- Banchieri_(famiglia)
Note[modifica]
- ^ Massimo D'Azeglio, Emancipazione degli Israeliti,Firenze, Le Monnier,1848,p. 25
Altri progetti[modifica]
Commons contiene immagini o altri file su Papa Clemente IX
Wikiquote contiene citazioni di o su Papa Clemente IX
Collegamenti esterni[modifica]
| Predecessore | Papa della Chiesa cattolica | Successore | |
|---|---|---|---|
| Alessandro VII | 20 giugno 1667 - 9 dicembre 1669 | Clemente X |
| Predecessore | Arcivescovo titolare di Tarso | Successore | |
|---|---|---|---|
| Carlo Rossetti | 1644-1667 | Carlo Roberti |
| Predecessore | Nunzio apostolico per la Spagna | Successore | |
|---|---|---|---|
| Giovanni Giacomo Panciroli | 1644 - 1653 | Francesco Caetani |
| Predecessore | Cardinale Segretario di Stato | Successore | |
|---|---|---|---|
| Fabio Chigi | 1655 - 1667 | Decio Azzolini juniore |
| Predecessore | Cardinale presbitero di San Sisto | Successore | |
|---|---|---|---|
| Domenico Cecchini | 1657-1667 | Giacomo Rospigliosi |
Controllo di autorità VIAF: 89039949 LCCN: n82029325