Carlo Maratta

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Autoritratto

Carlo Maratta (o Carlo Maratti) (Camerano, 15 maggio 1625Roma, 15 dicembre 1713) è stato un pittore e restauratore italiano.

Fu una figura centrale della pittura romana ed italiana della seconda metà del Seicento; durante la vita fu celebrato come il massimo pittore del suo tempo, improntando anche gran parte della produzione artistica del secolo successivo. Nel periodo neoclassico, la sua arte fu assai criticata e cadde nell'oblio; solo nel Novecento ne fu riscoperto il valore[1].

La pittura romana tra Seicento e Settecento era dominata dal contrasto tra classicismo e barocco; Maratti riuscì nel difficile compito di conciliare le due opposte tendenze, partendo dal classicismo di Raffaello e accogliendovi un barocco privo di eccessi retorici[1].

Vita ed opere[modifica | modifica sorgente]

Ritratto di papa Clemente IX (Pinacoteca Vaticana)
Ritratto di giovane uomo, Gemäldegalerie (Berlino)
Natività (San Giuseppe dei Falegnami, Roma)
La vergine con Bambino e i santi Ambrogio, Francesco di Sales e Nicola (Pinacoteca Podesti, Ancona)
Ritratto di André Le Nôtre
La Vergine appare a San Filippo Neri (Palazzo Pitti, Firenze)
Immacolata Concezione (Santa Maria del Popolo, Roma)
Visitazione al Sepolcro con la Vergine e le tre Marie. Collezione M (Collezione privata)

I primi anni[modifica | modifica sorgente]

Nacque il 15 maggio del 1625 nel borgo di San Germano di Camerano, allora uno dei castelli di Ancona. La sua famiglia, originaria della Dalmazia, come tante altre aveva attraversato l'Adriatico per sfuggire alla dominazione turca e si era stabilita in una terra da sempre aperta ai contatti con l'Oriente.

Fin dalla prima età fu preso dall'amore per il disegno e per la pittura; don Corinzio Benincampi, pievano di Massignano, castello situato nei pressi del suo borgo natale, notò la sua disposizione per le arti figurative e lo sollecitò a dipingere le prime opere, che realizzò in tenera età. Fu sempre il pievano ad interessarsi affinché il giovane Carlo potesse stabilirsi a Roma, nella bottega di Andrea Sacchi, uno dei maggiori artisti della Roma del tempo[1].

La formazione romana[modifica | modifica sorgente]

A Roma la cultura pittorica era dominata dall'irruento affermarsi del barocco e dalla prima crisi del classicismo naturalistico di Annibale Carracci; vivo era il dibattito sulla "bellezza ideale", incarnata nei dipinti di Guido Reni e del Domenichino. Il Sassoferrato nel frattempo si contrapponeva all'esuberanza del barocco adottando composizioni più unitarie e semplici.

Nella bottega del Sacchi restò a lungo, dagli undici anni fino ai venticinque (1661); dal maestro fu introdotto alla pittura di rigorosa accademia sulle orme auliche di Raffaello. La sua cultura artistica si formò anche sugli esempi dei bolognesi, in particolare Giovanni Lanfranco e Guercino. Nei fatti fu il vero fondatore di quell'Accademia romana che in seguito impose un indirizzo classicheggiante alla cultura del secondo Settecento.

La produzione del Maratti anteriore al 1647 si pensava perduta, ma tra il 1970 e il 1990, grazie ad accurate ricerche[2] gli furono attribuite alcune opere[3] e dell'Assunta dipinta per la chiesa di Massignano fu trovata un'incisione che la riproduce[4]. Tra i primi dipinti si possono così ora segnalare un affresco nel battistero lateranense a Roma, condotto su cartone del Sacchi, una pala d'altare dipinta per Taddeo Barberini e destinata a Monterotondo, anch'essa di gusto sacchiano, e una pala a Camerano, con richiami a Tiziano, conosciuto direttamente dalle opere che l'artista veneto aveva lasciato ad Ancona, e alla coeva pittura bolognese, specialmente quella dell'Albani.

Il soggiorno ad Ancona[modifica | modifica sorgente]

Nonostante i primi successi, nel 1647 il Maratti lascia Roma e si stabilisce per due anni ad Ancona[5]; probabilmente la decisione fu dettata dalla volontà di rendersi più indipendente dal maestro e dal fratello Bernabeo anch'egli pittore[1]. Il soggiorno anconitano segnò una svolta nella sua arte, che gli diede sicurezza e gli offrì la possibilità di meditare sulle opere di Tiziano e del Guercino presenti in città. Di Tiziano ammirò specialmente l'Apparizione della Vergine di San Francesco ad Alto, come mostra la sua successiva produzione.

Il ritorno a Roma[modifica | modifica sorgente]

Dopo il ritorno nella città eterna, il Maratti nel 1650 dipinse la pala che segna l'inizio della sua maturità artistica e che è la prima prestigiosa opera romana: si tratta della Natività (o Adorazione dei pastori) per la chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, in cui dimostrò la possibilità di fondere armonicamente tutte le esperienze più vive della pittura romana del suo tempo, sia nella composizione, sia nella gamma cromatica. Il soggiorno anconitano lo aveva rafforzato e gli aveva permesso di mettere a fuoco la sua idea di pittura.

Dopo la Natività, il Maratti divenne il principale punto di riferimento nel contrasto ogni ora più aperto tra un classicismo sempre risorgente e un barocco sempre più scenografico e fantasioso, come quello di Andrea Pozzo nel celebre soffitto di San'Ignazio. Questo contrasto aveva necessità di una mediazione, e il Maratti era in grado di svolgerla; le sue opere divennero famose e i collezionisti stranieri si disputavano i suoi disegni, ancora oggi conservati a Firenze, Roma, Vienna, Copenaghen.

Nel periodo 1653-1655, il dipinto dedicato a Santa Rosalia, in Palazzo Corsini, a Firenze, mostra un accostamento al Lanfranco, che diventa molto più evidente nel quadro con Sant'Agostino per Santa Maria dei Sette Dolori.

Gli anni delle commissioni prestigiose[modifica | modifica sorgente]

La fama del pittore si accrebbe dopo la salita al soglio pontificio di papa Alessandro VII, della famiglia Chigi (1655), tanto da diventare il massimo pittore di Roma della seconda metà del Seicento, principe degli accademici di San Luca[1]. Come direttore dell'Accademia, promosse lo studio dell'arte dell'antichità classica, attraverso la pratica del disegno. Alessandro VII, essendo senese, gli commissionò due dipinti per la cappella Chigi del Duomo di Siena. A Roma lasciò nella chiesa di Sant'Isidoro a Capo le Case un intero ciclo pittorico: gli oli Immacolata Concezione, Sposalizio della Vergine Transito di s. Giuseppe, Fuga in Egitto, le due lunette ad affresco Sogno di s. Giuseppe e Adorazione dei pastori e infine l'affresco della cupola con la Gloria di s. Giuseppe con angeli e santi[6]; a Sant'Isidoro il giovane Maratta mise in luce le proprie superiori capacità tecniche ed espressive e le fonti testimoniano la grande risonanza suscitata dalle opere che vi lasciò. Fu proprio in questa occasione che ebbe origine il legame tra il pittore e Giovan Pietro Bellori[7].

I dipinti di Sant'Isidoro e la Visitazione di Santa Maria della Pace sono le opere che segnano la piena maturità artistica del Maratta.

Iniziò così un periodo di prestigiose commissioni romane: le grandi pale per Santa Croce in Gerusalemme (S. Bernardo sottomette l'antipapa Vittore IV a Innocenzo II), per Santa Maria del Popolo (Madonna Immacolata tra i ss. Giovanni Evangelista, Gregorio, Giovanni Crisostomo e Agostino), Villa Albani (Morte della Vergine), Sant'Andrea al Quirinale (Apparizione della Madonna col Bambino a s. Stanislao Kotska), San Carlo al Corso (Gloria dei ss. Ambrogio e Carlo), Santa Maria degli Angeli (Battesimo di Cristo)[8] e i monocromi eseguiti nella Stanza di Eliodoro in Vaticano; queste opere attestano come, attorno al 1670, fosse ormai considerato uno dei primi pittori in Italia.

Secondo soggiorno nelle Marche[modifica | modifica sorgente]

L'artista tornò nelle Marche nel 1672, nel periodo di massimo splendore della sua arte. Tra i capolavori di questo periodo si deve ricordare la pala che dipinse per la chiesa di San Nicola di Ancona (Madonna col Bambino in gloria e santi), del 1672, quasi un omaggio all'Apparizione della Vergine del Tiziano, di cui il Maratta dà un'interpretazione barocca[9]. A Urbino fu artefice della decorazione ad affresco della cupola del duomo, opera di Francesco di Giorgio Martini; il soggetto scelto fu La caduta di Lucifero. Questi affreschi costituiscono una novità nel campo delle decorazioni scenografiche, assai diverse da quelle tipicamente barocche, ad esempio di Pietro da Cortona; esse sono volte invece a un'interpretazione aulica del tema; sono invece affini a quelle coeve, in Francia, di Charles Le Brun. Purtroppo il terremoto del 1789 fece crollare la cupola e questo capolavoro di Maratti non è più visibile; per averne un'idea si possono osservare le grandi decorazioni romane di Palazzo Altieri e di San Pietro in Vaticano che hanno la stessa ispirazione del duomo di Urbino.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Molto interessante fu anche la sua opera di restauratore di opere pittoriche: gli affreschi di Raffaello della Farnesina e, nel 1702, delle Stanze Vaticane, oltre a quelli dei Carracci a Palazzo Farnese.

Negli ultimi anni Maratti si era ritirato a vivere a Genzano di Roma, in un palazzetto rococò di cui era stato anche architetto; si era trasferito là insieme alla figlia Faustina, cui era teneramente legato e della quale ci restano le sembianze nel bel Ritratto, detto anche Allegoria della Pittura, conservato nella Galleria nazionale d'arte antica di Palazzo Corsini, a Roma. Ella era una apprezzata poetessa e fu celebrata anche dallo scienziato e poeta Eustachio Manfredi come donna bella e colta; purtroppo ebbe a patire molte sofferenze, essendole morto il figlio in tenera età ed essendo rimasta precocemente vedova[1]. Per di più, nel 1703, fece scalpore l'aggressione e il suo tentato rapimento, ad opera del signore di Genzano, Giangiorgio Sforza Cesarini, suo innamorato respinto[1]. Ciò portò il pittore a lasciare la cittadina sui Colli Albani per stabilirsi definitivamente a Roma, dove morì nel 1713. È seppellito nella Basilica di Santa Maria degli Angeli in Roma, dove fu costruito un monumento funebre in suo onore.

Il legame con la terra natale è testimoniato dal testamento, in cui il pittore dispose la traslazione delle spoglie di Santa Faustina martire dalle catacombe romane a Camerano. Per accogliere le spoglie della martire il Maratta promosse la nuova sistemazione della chiesa di San Nicola, la sua nuova intitolazione alla santa e il trasferimento nell'altare maggiore della sua pala d'altare San Nicola[10]. Carlo intendeva in tal modo esprimere la propria riconoscenza nei confronti del paese natale e ricordarvi l'amata figlia Faustina.

L'attività di ritrattista[modifica | modifica sorgente]

Fu un grande ritrattista, attento alle raffinatezze del colore: sono da ricordare il ritratto del Papa Clemente IX alla Pinacoteca Vaticana, il ritratto del nipote di Clemente IX, Pietro Banchieri Rospigliosi, il ritratto del cardinale Alderano Cybo a Marsiglia (1687), il ritratto di Andrea Sacchi al Museo del Prado di Madrid, il ritratto al cardinale Antonio Barberini, a Palazzo Barberini in Roma, il ritratto alla figlia Faustina alla Galleria Corsini di Roma, un Autoritratto al Musées Royaux des Beaux-Arts di Bruxelles, al Conte Spencer a Northampton (Inghilterra). In quest'ultimo paese godette di grande rinomanza e fu ammirato da Sir Robert Walpole, che fu collezionista delle opere del Maratta.

Fortuna critica[modifica | modifica sorgente]

La pittura del Maratta fu celebrata da Giovan Pietro Bellori che ne elogiava la grazia e la purezza di composizione, ritenendolo l'unico artista vivente degno di comparire nelle sue Vite de' pittori, scultori e architecti moderni, del 1672. Il Mengs disse di lui: ei sostenne la pittura in Roma che non precipitasse come altrove. Successivamente, nel periodo neoclassico si alternarono giudizi severi e lodi. Nel Novecento l'arte del Maratti fu riscoperta e il pittore è oggi ritenuto una figura cardine dell'arte tra Sei e Settecento[1].

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Galleria di opere[modifica | modifica sorgente]

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Luca Bortolotti, «MARATTI (Maratta), Carlo». In: Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 69, Roma: Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2007
  • Giovan Pietro Bellori, Vita di Carlo Maratti pittore scritta da Gian Piero Bellori fin all'anno MDCLXXXIX. Continuata, e terminata da altri in Vite dei Pittori, Scultori ed Architetti Moderni Descritte da Gio. Pietro Bellori, Tomo III, p. 136-256, Pisa: Presso Niccolò Capurro, 1821.
  • Amalia Mezzetti, Contributi a Carlo Maratti in «Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte» n. 4 (1955), pp. 253–354
  • Francis H. Dowley, Some Maratti drawings at Düsseldorf in «The art quarterly» n. 20 (1957), pp. 163–179
  • Id., Some drawings by Carlo Maratti in «The Burlington magazine» n. 101 (1959), pp. 62–73
  • Eugenio Battisti, Postille documentarie su artisti italiani a Madrid e sulla collezione Maratta in «Arte antica e moderna» n. 9 (1960), pp. 77–89
  • Amalia Mezzetti, Carlo Maratti: altri contributi in «Arte antica e moderna» n. 4 (1961), pp. 377–387
  • Sylvie Béguin, A propos des "Amours et guirlandes" de Maratta du Musée du Louvre in «Paragone» n. 13 (1962), pp. 68–74
  • Francis Haskell, Patrons and painters : a study in the relations between Italian art and society in the age of the Baroque (1963, ediz. italiana, Mecenati e pittori, 2000)
  • Francis H. Dowley, Carlo Maratti, Carlo Fontana, and the Baptismal Chapel in Saint Peter's in «The art bulletin» n. 47 (1965), pp. 57–81
  • Die Handzeichnungen von Andrea Sacchi und Carlo Maratta, catalogo della mostra a cura di Ann Sutherland Harris e Eckhard Scharr (1967)
  • L'opera incisa di Carlo Maratti catalogo della mostra a cura di Paolo Bellini (1977)
  • Stella Rudolph, La prima opera pubblica del Maratti in «Paragone» n. 28 (1977), pp. 46–58
  • Jennifer Montagu, Bellori, Maratti and the Palazzo Altieri in «Journal of the Warburg and Courtauld Institutes» n. 41 (1978), pp. 334–340
  • Stella Rudolph, Un capolavoro di Carlo Maratti dimenticato in Toscana in «Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes in Florenz» n. 2 (1978), pp. 253–264
  • Arnold Nesselrath, Carlo Maratti's designs for the "Piatti di S. Giovanni" in «Master drawings» n. 17 (1979), pp. 417–426
  • Stella Rudolph, Carlo Maratti figurista per pittori di nature morte in «Antichità viva» n. 2 (1979), pp. 12–20
  • Anthony Blunt, Maestri romani del Sei e Settecento: Domenichino, Sacchi, Lanfranco, Bernini, Pietro da Cortona, Testa, Mola, Sassoferrato, Maratta, Panini, Piranesi, etc... (1980)
  • Mariano Apa, Tracce di memoria, Arte e Cultura a Genzano di Roma (1982)
  • Bianca Tavassi La Greca, Contributo a Carlo Maratti in Studi in onore di Giulio Carlo Argan (1984), vol. I, pp. 355–366
  • Stella Rudolph, Il progetto di Carlo Maratti per la Galleria Falconieri e altri quesiti sulle decorazioni private in «Labyrinthos» n. 9 (1986), pp. 112–137
  • Erich Schleier, La pittura del Seicento a Roma in La pittura in Italia. Il Seicento a cura di Mina Gregori e Erich Schleier (1989), vol. I, pp. 399–460
  • Andrea De Marchi, s.v. Maratti Carlo in La pittura in Italia. Il Seicento(1989) II, pp. 801–802
  • Liliana Barroero, La pittura del Settecento a Roma in La pittura in Italia. Il Settecento a cura di Giuliano Briganti (1990) I, pp. 383–463
  • Manuela B. Mena Marqués, Carlo Maratti e Raffaello in Raffaello e l'Europa a cura di Marcello Fagiolo e Maria Luisa Madonna (1990), pp. 541–563
  • Liliana Barroero, s.v. Maratti, Carlo in Dizionario della pittura e dei pittori III (1992), pp. 487–489
  • Stella Rudolph, Niccolò Maria Pallavicini: l'ascesa al tempio della virtù attraverso il mecenatismo (1995)
  • Manuela B. Mena Marqués, s.v. Maratti, Carlo in The Dictionary of Art XX (1996), pp. 373-379
  • Liliana Barroero, Le grandi tappe della cultura figurativa romana nel ’600 e nel ’700 in Il Seicento e il Settecento Romano nella collezione Lemme catalogo della mostra (1998), pp. 17–28
  • Phillis Pellegrineschi, Carlo Maratti e la direzione dei lavori nella chiesa di Sant'Angelo in Pescheria in L'arte per i giubilei e tra i giubilei del Settecento. Arciconfraternite, chiese, artisti a cura di Elisa Debenedetti (1999), pp. 63-69
  • Stella Rudolph, Il ruolo problematico e condizionante di Carlo Maratti nella carriera del suo allievo Niccolò Berrettoni in Niccolò Berrettoni atti del convegno a cura di Liliana Barroero e Vittorio Casale (1999), pp. 21-38
  • Liliana Barroero e Stefano Susinno, Roma arcadica capitale delle arti del disegno in «Studi di Storia dell’Arte» n. 10 (1999), pp. 89–178
  • Liliana Barroero, L'Accademia di San Luca e l'Arcadia: da Maratti a Benefial in Æqua potestas. Le arti in gara a Roma nel ’700 catalogo della mostra a cura di Angela Cipriani (2000), pp. 11 – 13
  • Stella Rudolph, Carlo Maratti in L'idea del bello: viaggio per Roma nel Seicento con Giovan Pietro Bellori catalogo della mostra a cura di Evelina Borea e Carlo Gasparri (2000) II, pp. 456-479
  • Ead., La direzione artistica di Carlo Maratti nella Roma di Clemente XI in Papa Albani e le arti a Urbino e a Roma 1700 - 1721 catalogo della mostra a cura di Giuseppe Cucco (2001), pp. 59-61
  • Angela Negro, Dall'accademia al "mondo nuovo": pitture e società a Roma nei primi quarant'anni del secolo in Settecento a Roma catalogo della mostra a cura di Anna Lo Bianco e Angela Negro (2005), pp. 53-59
  • Luca Bortolotti, s.v. Maratti, Carlo in Dizionario Biografico degli Italiani LXXXIX (2007)
  • Costanza Costanzi e Marina Massa, Carlo Maratti e i "maratteschi" nelle Marche: per una "geografia pittorica" fra '600 e '700 (2008)
  • Cristiano Giometti, Carlo Maratta intorno al 1670: novità e precisazioni in L'amore e la rabbia: dialogo con Luigi Spezzaferro a cura di Tomaso Montanari, «Ricerche di storia dell'arte» n. 96 (2008), pp. 65–76
  • Fabrizio Federici, Per Carlo Maratta ritrattista: un riesame del Ritratto di Alderano Cybo in L'amore e la rabbia: dialogo con Luigi Spezzaferro a cura di Tomaso Montanari, «Ricerche di storia dell'arte» n. 96 (2008), pp. 77–87


Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b c d e f g h Pietro Zampetti, Pittura nelle Marche, volume 4, editore Nardini, 1991 (pagg. 12 e 35-67)
  2. ^ Le ricerche furono effettuate dalla storica dell'arte Stella Rudolph
  3. ^ Si tratta della pala dell'altare maggiore della chiesa delle clarisse di Nocera Umbra e della pala della chiesa parrocchiale di Camerano, in precedenza assegnata alla sua scuola
  4. ^ L'opera è un'Assunta. Vedi biografia del Maratta
  5. ^ Secondo il Bellori il soggiorno durò un anno e qualche mese; il Baldinucci e Stella Rudolph la prolungano a due anni
  6. ^ Alcune delle opere di Sant'Isidoro furono trafugate nel periodo francese e sostituite da copie
  7. ^ Bortolotti, voce Carlo Maratta sull'Enciclopedia Treccani
  8. ^ destinato all'altare maggiore della cappella battesimale di S. Pietro in Vaticano e trasferita nel 1730 nella sede attuale e sostituita con una copia a mosaico di Pietro Paolo Cristofari
  9. ^ Amalia Mezzetti, Contributi a Carlo Maratti in «Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte» n. 4, pag, 380
  10. ^ Stella Rudolph, Un gioiello del barocco romano a Camerano, Comune di Camerano, Assessorato alla cultura, 2007

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