Papa Benedetto XIII

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Papa Benedetto XIII
Benedetto XIII
245º papa della Chiesa cattolica
C o a Benedetto XIII.svg
Elezione 29 maggio 1724
Incoronazione 4 giugno 1724
Fine pontificato 21 febbraio 1730
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Innocenzo XIII
Successore papa Clemente XII
Nome Pietro Francesco (Vincenzo Maria) Orsini
Nascita Gravina in Puglia, 2 febbraio 1650
Morte Roma, 21 febbraio 1730
Sepoltura Basilica di Santa Maria sopra Minerva

Papa Benedetto XIII, in latino Benedictus PP. XIII, al secolo Pietro Francesco (in religione Vincenzo Maria) Orsini (Gravina in Puglia, 2 febbraio 1650Roma, 21 febbraio 1730), è stato il 245º vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica dal 1724 alla sua morte; apparteneva all'ordine dei domenicani e nel 1931 è stato proclamato Servo di Dio.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Ferdinando III Orsini duca di Gravina in Puglia e di Giovanna Frangipane della Tolfa di Toritto, apparteneva quindi alla nobile famiglia dei duchi Orsini (ramo di Gravina). Il padre morì nel 1658, quando egli aveva otto anni, e - quindi - ereditò subito da lui il titolo di feudatario di Solofra. Fu educato da Niccolò Tura, domenicano di Solofra, e da sua madre Giovanna, donna religiosa e caritatevole. Iniziò gli studi nella città irpina e, a 16 anni, fondò l'Accademia dei Famelici.

A 17 anni chiese di entrare nel noviziato dell'ordine che egli più amava, quello dei domenicani, durante un viaggio a Venezia, nonostante alcuni suoi parenti non fossero d'accordo per il fatto che egli era primogenito. Si appellò a papa Clemente IX, che non solo accettò l'ingresso ma, viste le doti del ragazzo, lo dispensò dagli studi propedeutici. Poco dopo, nel 1668, egli rifiutò l'eredità del titolo di duca, che passò al fratello, e fece la sua prima professione: cambiò il nome in fra' Vincenzo Maria Orsini. Fu ordinato sacerdote il 24 febbraio 1671 dal cardinale Emilio Altieri, futuro papa Clemente X.

Cardinale e vescovo[modifica | modifica wikitesto]

A soli ventitré anni, contro la sua volontà, divenne il 22 febbraio 1672, cardinale del titolo di San Sisto e prefetto della Congregazione del Concilio; accettò solo dopo che il Generale dell'Ordine dei Frati Predicatori, chiamato dal papa Clemente X, lo obbligò. Si recò, quindi, a Roma.

Nel 1675 gli furono proposte le sedi vescovili di Salerno e di Manfredonia: la sua scelta fu per quest'ultima, che era meno prestigiosa e meno ricca, ma vicina al suo luogo natìo; fu, quindi, nominato il 28 gennaio 1675 arcivescovo di Manfredonia e consacrato il 3 febbraio dello stesso anno dal cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri degli Albertoni. Qui dimostrò le sue doti di vicinanza al popolo di Dio, anche se il suo carattere zelante lo portò ad avere contrasti con alcuni importanti funzionari del vice-regno e con i legati spagnoli.

Papa Innocenzo XI e il cardinale Paluzzi Altieri, suo protettore e uomo vicino alla sua famiglia, fecero in modo che il 22 gennaio 1680 accettasse il trasferimento alla sede vescovile di Cesena, con il titolo personale di arcivescovo. In tale città, però, ebbe problemi di salute e vi poté soggiornare solo due anni (su un totale di sei anni), poiché dovette andare ad Ischia e a Napoli per curarsi; oltre a questo, ebbe problemi con le autorità laiche, in quanto il suo zelo lo portava a contrastare qualsiasi abuso.

Il suo fervore religioso e la sua condotta di vita virtuosa influenzarono con il tempo anche sua madre, sua sorella e due sue nipoti che entrarono nel terz'ordine delle suore domenicane. Alla morte di Clemente X, aveva fatto parte nel conclave del 1676 del grande gruppo dei cardinali cosiddetti "zelanti", cioè non schierati con nessuna potenza europea. Il 18 marzo 1686 gli fu proposta la sede arcivescovile di Benevento, ritenendola più consona al suo stato di salute; qui risiedette per trentotto anni.

Entrò in città il 30 maggio 1686 a dorso di un cavallo bianco e restò vescovo anche quando divenne papa, in via eccezionale. Di grande rilievo fu la sua sollecitudine pastorale; ogni anno, infatti, visitava in media una settantina di parrocchie completando il giro ogni due anni[1]. Tenne due sinodi provinciali, il primo nel 1693, al quale parteciparono diciotto vescovi ed il secondo nel 1698, con il contributo di venti vescovi; entrambi gli atti furono approvati a Roma. Costruì ospedali e alleviò le sofferenze dei poveri. Diede un forte impulso alla fondazione dei monti frumentari in tutta la diocesi, precorrendo i tempi, per prestare ai contadini indigenti i fondi per acquistare le sementi, da restituire all'epoca del raccolto [2].

Durante il suo episcopato, la città fu colpita per due volte dal terremoto: l'8 giugno 1688 e il 14 marzo 1702. In entrambi le circostanze egli si prodigò per gli abitanti e fece di tutto per ricostruire la città danneggiata, tanto che fu nominato "secondo fondatore" di Benevento. In questi anni l'unico aspetto negativo fu la sua semplicità e l'ingenuità di fronte a situazioni e persone scaltre e senza scrupoli, che abusarono della sua confidenza.

Il 3 gennaio 1701 optò per l'ordine dei vescovi e la sede suburbicaria di Frascati, conservando l'amministrazione di Benevento. Il 18 marzo 1715 scelse la sede suburbicaria di Porto-Santa Rufina, e ottenne sempre di conservare l'amministrazione di Benevento. Ogni città dell'allora vasta provincia ecclesiastica di Benevento serba tracce incancellabili del suo episcopato, ed il suo nome, come il suo blasone sono scolpiti su centinaia di pietre, e dipinti in innumerevoli quadri.

Papa[modifica | modifica wikitesto]

Il 7 marzo 1724 moriva papa Innocenzo XIII e veniva indetto il quarto conclave al quale partecipava. Il consesso si aprì il 20 marzo, ma il 25 maggio ancora non si era raggiunto l'accordo. Rattristato, decise di fare una novena al santo a lui particolarmente legato (san Filippo Neri), affinché non tardasse l'elezione del nuovo papa. Prima che la novena fosse finita, vide con terrore che la persona sulla quale si convogliavano i voti maggiori era proprio lui. Tentò in tutti i modi di non farsi eleggere, ma non ci riuscì, e il 29 maggio 1724 fu eletto papa. Anche allora tentò di rifiutare, ma accettò quando si rese conto che un altro conclave avrebbe portato grossi problemi alla Chiesa. A malincuore obbedì e scelse in onore di papa Benedetto XI (papa domenicano), il nome di Benedetto XIV, che - però - in breve tempo corresse con Benedetto XIII, poiché Pietro de Luna, che aveva già utilizzato tale nome tra il 1394 e il 1423, era scismatico, cioè antipapa.

Tra i suoi primi atti vi fu il rafforzamento della disciplina ecclesiastica. Impose una veste meno lussuosa e meno mondana ai cardinali. Durante il Giubileo del 1725 si dimise dalla carica di "Gran Penitenziere" e affermò che aveva seriamente pensato di ripristinare l'uso di penitenze pubbliche per alcune colpe gravi. Per favorire lo sviluppo di seminari diocesani, istituì una commissione speciale, la Congregazione dei seminari.

Sempre nel 1725 nominò cardinale (e diede anche altre cariche) Niccolò Coscia, che fu, pochi anni dopo la nomina, arrestato per ordine di papa Clemente XII e condannato a dieci anni di reclusione per furto e produzione di documenti falsi[3][4].

Durante il Concilio lateranense del 1725[5], richiese un'incondizionata accettazione della bolla pontificia Unigenitus, nella quale si erano confutati tutti i principali fondamenti dell'eresia giansenista francese; e, sebbene con notevoli sforzi, riuscì a fare approvare tale deliberazione al cardinal de Noailles arcivescovo di Parigi nel 1728.

Piazza Orsini a Benevento

Durante il pontificato visitò due volte la città di Benevento, della quale continuò - in via eccezionale - a reggere l'arcidiocesi, mediante un vicario generale, negli anni 1727 e 1729. Sempre nell'anno giubilare, inaugurò la scalinata di Piazza di Spagna a Roma, per congiungere la chiesa della Trinità dei Monti con la parte sottostante. Nel 1727 si impegnò per l'istituzione dell'Università di Camerino. Ebbe contrasti con il re del Portogallo, Giovanni V, che voleva nominare un cardinale di corona. Nel 1726 canonizzò Pellegrino Laziosi, dell'ordine dei Servi di Maria.

Uomo di grande cultura, fu un papa riformatore e si impegnò a porre un freno allo stile di vita decadente del clero italiano e dei cardinali. Fu l'ultimo membro della nobile famiglia Orsini a divenire papa. Tutt'oggi la sua salma è conservata presso la Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma.

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Gravina in Puglia ricorda il suo cittadino più illustre con una statua bronzea, posta nella piazza che porta il suo nome. Anche Benevento ricorda il suo secondo fondatore con una statua nella piazza intitolata a lui medesimo, antistante il Duomo.

Causa di beatificazione[modifica | modifica wikitesto]

Il 21 febbraio 1931 papa Pio XI ha dato inizio alla causa di beatificazione, proclamandolo servo di Dio. Il 24 febbraio 2012 papa Benedetto XVI ha aperto il processo di beatificazione e canonizzazione.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Palmerino Savoia, L'episcopato beneventano di papa Orsini, Acerra, 1973, p. 61 e segg.
  2. ^ Palmerino Savoia, L'episcopato beneventano di papa Orsini, Acerra, 1973, p. 157 e segg.
  3. ^ Niccolò Coscia in Treccani.it - Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011.
    «Resosi tristemente celebre nell'esercizio della sua carica, fu condannato il 9 maggio 1733 come ladro e falsario a dieci anni di carcere».
  4. ^ Gaspare De Caro, Enciclopedia dei Papi (2000), Treccani.
    ««[...] si circondò [...] di collaboratori che già gli erano stati vicini a Benevento e che si rivelarono tutte persone indegne delle alte cariche loro affidate, arrivisti e furfanti che considerarono una personale fortuna l'insperata ascesa al pontificato del loro arcivescovo e cercarono di trarre dalla situazione i maggiori vantaggi personali possibili: primo tra costoro Niccolò Coscia, che era stato segretario dell'arcivescovo di Benevento e suo conclavista nel 1721 e nel 1724, e che B. creò segretario dei Memoriali, arcivescovo di Traianopoli, suo coadiutore con diritto di successione nell'arcivescovato di Benevento (di cui volle rimanere titolare anche dopo la sua esaltazione) e finalmente cardinale nel giugno del 1725».
  5. ^ Si tratta di un concilio locale romano, non enumerato tra i concili ecumenici [1]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Innocenzo XIII 29 maggio 1724 - 21 febbraio 1730 Papa Clemente XII
Predecessore Cardinale presbitero di San Sisto Successore CardinalCoA PioM.svg
Giacomo Rospigliosi 1672-1701 Nicola Spinola
Predecessore Arcivescovo di Manfredonia Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Benedetto Cappelletti 1675 - 1680 Tiberio Muscettola
Predecessore Vescovo di Cesena
(titolo personale di arcivescovo)
Successore BishopCoA PioM.svg
Giacomo Fantuzzi 1680 - 1686 Jan Kazimierz Denhoff
Predecessore Arcivescovo di Benevento Successore ArchbishopPallium PioM.svg
Girolamo Gastaldi 1686 - 1730 Filippo Coscia
Vicario
Predecessore Cardinale vescovo di Frascati Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Acciaiuoli 1701-1715 Sebastiano Antonio Tanara
Predecessore Cardinale vescovo di Porto-Santa Rufina Successore CardinalCoA PioM.svg
Niccolò Acciaiuoli 1715-1724 Fabrizio Paolucci

Controllo di autorità VIAF: 7549012 LCCN: n88274527