Papa Eleuterio

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Papa Eleuterio
San Eleutherius.jpg
13º papa della Chiesa cattolica
Elezione 175
Fine pontificato 189
Predecessore papa Sotero
Successore papa Vittore I
Nascita Nicopoli d'Epiro
Morte 189
Sepoltura Necropoli vaticana

Eleuterio (Nicopoli d'Epiro, ... – 189) fu il 13° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa, all'incirca, dal 175 al 189.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Il suo nome in greco significa "uomo libero", qualcuno dice che si riferisce al fatto che si trattasse di un liberto, ma la tradizione riporta soltanto che era un diacono della chiesa di Roma.

Egesippo riportava che Eleuterio nacque a Nicopoli, in Mesia, arrivò a Roma sotto papa Aniceto, fu suo diacono, e partecipò, in qualità di segretario, al suo incontro con San Policarpo.

Durante il suo pontificato l'eresia montanista giunse al suo culmine, tanto che, allo scopo di presentare le differenze tra cristiani e montanisti, i cristiani scrissero ben 4 apologie, ma nel 177 si scatenò ugualmente in maniera feroce la persecuzione di Marco Aurelio. Il potere imperiale infatti non distingueva tra cristiani "ortodossi" e cristiani "eretici", e gli atteggiamenti dei montanisti venivano generalmente attribuiti anche ai cristiani, che quindi erano coinvolti nella condanna di quei comportamenti antisociali e contrari alle leggi dello Stato, propri del montanismo, che invece essi stessi avversavano.

Famosi sono i martiri di Lione, soprattutto San Potino, vescovo di Lione, e Santa Blandina; nel racconto del loro martirio e nelle loro lettere, secondo quanto riportava Eusebio di Cesarea, veniva citato anche Eleuterio. A Roma, sempre nel 177, fu martirizzata anche Santa Cecilia.[1] Nello stesso anno, Sant'Ireneo, futuro vescovo di Lione, accompagnò alcuni vescovi per discutere con Eleuterio il problema del montanismo. Successivamente, anche il vescovo Abercius di Hierapolis in Frigia si recò a Roma per discutere dello stesso problema.

Fu solo con la morte di Marco Aurelio e l'ascesa al trono di suo figlio Commodo che le persecuzioni cessarono e la Chiesa si poté dedicare al problema dell'eresia montanista.

A volte viene rimproverato ad Eleuterio un certo attendismo e un'indecisione nell'intervenire nei confronti di questa eresia. Il suo comportamento potrebbe essere, invece, visto come un atteggiamento diplomatico per cercare di risolvere in maniera indolore la separazione. Atteggiamento che, tuttavia, non portò alcun frutto. Durante il suo pontificato Eleuterio dovette scontrarsi anche con altre eresie che continuavano a propagare le loro dottrine: lo gnosticismo ed il marcionismo.

Il Liber Pontificalis, dice che tenne una corrispondenza con un re britannico, Lucio, che era desideroso di essere convertito alla Cristianità. Questa tradizione (romana, non britannica) non sembra avere fondamento storico. Alla fine del II secolo, infatti, l'amministrazione romana era profondamente radicata in Britannia, quindi non ci sarebbero potuti essere nell'isola dei veri re locali. Che qualche capo tribù, noto come re, avesse potuto chiedere al vescovo di Roma delle delucidazioni sulla fede cristiana sembra abbastanza improbabile per quel periodo. L'assunto, privo di fondamento, contenuto nel Liber Pontificalis, non è una base sufficiente per accettare questa asserzione. San Beda il Venerabile, il primo scrittore inglese (673-735) a citare ripetutamente la storia, non la apprese de fonti inglesi, bensì dal Liber Pontificalis.

Secondo alcuni studiosi, tale Britanio potrebbe identificarsi con Lucius Aelius Septimus Megas Abgar IX[2]. Altri ancora ritengono che sia da identificare con Lucio Artorio Casto[3]

Per papa Eleuterio non si tramanda notizia di martirio. Dopo la sua morte fu sepolto vicino alla Tomba di Pietro.

Culto[modifica | modifica sorgente]

La sua festa ricorre il 26 maggio.

Dal Martirologio Romano (ed. 2004):

« 26 maggio - Sempre a Roma, sant’Eleuterio, papa, al quale i celebri martiri di Lione, a quel tempo detenuti in prigione, scrissero una nobile lettera sul mantenimento della pace nella Chiesa. »

È il patrono di Cupramontana (AN).

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ La leggenda vuole che la giovane cristiana, promessa in sposa al pagano Valeriano, fosse riuscita a convincere il proprio sposo a lasciarle la propria "verginità". Oltre al marito, riuscì a convertire anche il cognato Tiburzio. Denunciati al prefetto Almachio, furono condannati a morte. A Cecilia fu riservato l'orrendo supplizio della soffocazione attraverso i vapori di un calidarium. Dopo tre giorni di martirio ne uscì completamente illesa e, solo allora, fu decapitata.
  2. ^ Adolf von Harnack sostenne l'ipotesi che nel documento da cui il compilatore del Liber Pontificalis trasse le sue informazioni, il nome trovato non era Britanio, ma Britio, l'attuale nome (Birtha - Britium) della fortezza di Edessa. Il re in questione sarebbe, perciò, Lucius Aelius Septimus Megas Abgar IX, di Edessa, un re cristiano. L'affermazione originale del Liber Pontificalis, in base a questa ipotesi, quindi non aveva niente a che fare con la Britannia. Il riferimento era ad Abgar IX di Edessa. Ma il compilatore del Liber Pontificalis cambiò Britio in Britanio, e così fece del siriaco Lucio un re britannico.
  3. ^ Lucio Artorio Casto proprio nel periodo del pontificato di Eleuterio, ebbe un ruolo di comando straordinario sulle truppe romane in Britannia. Lucio Artorio Casto, prima della Britannia, prestò servizio in Palestina e in Campania e probabilmente conosceva il cristianesimo. La sua vita è ricostruibile attraverso due epigrafi ritrovate in Dalmazia, una delle quali, CIL III 1919, è particolarmente ricca di informazioni. Questa ipotesi spiegherebbe meglio perché il capo militare (dux secondo l'epigrafe) della Britannia si fosse rivolto al vescovo di Roma, mentre Abgar di Edessa avrebbe di certo preferito rivolgersi più probabilmente ai capi delle comunità cristiane d'Oriente, come Alessandria.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Catholic Encyclopedia, Volume V. New York 1909, Robert Appleton Company. Nihil obstat, 1º maggio 1909. Remy Lafort, S.T.D., Censor. Imprimatur +Cardinale John Murphy Farley, Arcivescovo di New York;
  • Liber Pontificalis, edizione Louis Duchesne, I, 136 e Introduzione, XII-CIV;
  • Harnack, Geschichte der altchristl. Literatur, II, I, pagina 144 e seguenti;
  • Harnack, Der Brief des britischen Königs Lucius an den Papst Elutherus (Sitzungsberichte der Berliner Akademie, 1904), I, 906-916;
  • Langen, Geschichte der römischen Kirche (Bonn, 1881), I, pagina 157 e seguenti;
  • Mayer, Geschichte des Bistums Chur (Stans, 1907), I, pagina 11 e seguenti;
  • Cabrol, L'Angleterre chrétienne avant les Normande (Paris, 1909), pagine29-30;
  • Duchesne, Eleuthère et le roi breton Lucius, in Revue Celtique (1883-1885), VI, pagine 491-493;
  • Zimmer, The Celtic Church in Britain and Scotland, traduzione Meyer (London, 1902).
  • Giovanni Sicari, «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma», 1998, collana Monografie Romane a cura dell'Alma Roma.
  • Claudio Rendina, I Papi. Storia e segreti, Newton & Compton, Roma, 1983.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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