Papa Innocenzo X

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Papa Innocenzo X
PopeInnocentX.jpg
Diego Velázquez, Ritratto di Innocenzo X
236º papa della Chiesa cattolica
C o a Innocenzo X.svg
Elezione 15 settembre 1644
Incoronazione 4 ottobre 1644
Fine pontificato 7 gennaio 1655
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Urbano VIII
Successore papa Alessandro VII
Nome Giovanni Battista Pamphilj
Nascita Roma, 6 maggio 1574
Morte Roma, 7 gennaio 1655
Sepoltura Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Innocenzo X, nato Giovanni Battista Pamphilj (Roma, 6 maggio 1574Roma, 7 gennaio 1655), fu il 236º papa della Chiesa cattolica dal 1644 al 1655. Appartenente alla nobile ed eminente famiglia Pamphilj (i Pamphilj erano una famiglia originaria di Gubbio stabilitasi a Roma alla fine del XV secolo), era figlio di Camillo Pamphilj e Maria Flaminia Cancellieri del Bufalo. Il padre, Camillo, era figlio di Giovanni Battista Pamphilj e di Giustina Mattei, a sua volta figlia di Ciriaco Mattei e di Lucrezia Borgia, quest'ultima figlia di Giovanni Borgia, il celebre Infante Romano, nato da una relazione adulterina della celeberrima Lucrezia con Pedro Calderòn, detto Perotto, cosicché Innocenzo X risulta curiosamente discendere in linea diretta da un altro Papa: Alessandro VI.

Fu creato cardinale nel 1629 ed ascese al soglio di Pietro il 15 settembre 1644. Educato come avvocato, dal punto di vista politico, fu uno dei pontefici più abili della sua epoca.

Dalla nascita all'elevazione[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Battista studiò sotto la supervisione dello zio, il cardinale Girolamo Pamphilj, presso il Collegio Romano, dove si laureò in giurisprudenza nel 1594. Questo dottorato fu il suo trampolino di lancio per entrare in Curia, dove ricoprì, tra il 1604 ed il 1629 vari incarichi prestigiosi. Il 25 gennaio 1627, nella Cappella Sistina, fu consacrato vescovo dal cardinale Ludovico Zacchia, vescovo di Montefiascone, assistito da Alfonso Manzanedo, patriarca latino titolare di Gerusalemme, e da Fabio Lagonissa, arcivescovo di Conza. Nel concistoro del 30 agosto 1627 fu creato cardinale in pectore da Urbano VIII. La sua nomina fu pubblicata nel concistoro del 19 novembre 1629. Il 12 agosto 1630 ricevette la berretta rossa ed il titolo di Sant'Eusebio.

Il conclave dal 9 agosto al 15 settembre 1644[modifica | modifica wikitesto]

Papa Urbano VIII morì il 29 luglio 1644. Dei 61 cardinali del Sacro Collegio ne entrarono in conclave 55. Durante il conclave due dovettero andarsene perché malati ed uno morì. I cardinali discussero per 37 giorni e nella votazione finale espressero una preferenza in 53. Il cardinale Gil Carrillo de Albornoz oppose il veto spagnolo all'elezione di Giulio Cesare Sacchetti, mentre il cardinale Giulio Mazzarino giunse troppo tardi per opporre il veto francese all'elezione di Giovanni Battista Pamphilj, che nel frattempo era già stato proclamato. Così, all'età di 70 anni, il Pamphilj, con 45 voti, ascendeva al soglio pontificio ed assumeva il nome di Innocenzo X, in ossequio ad Innocenzo VIII. Al conclave parteciparono i seguenti cardinali:

I seguenti cardinali non presenziarono al conclave:

In occasione della sua incoronazione, avvenuta il 4 ottobre dalle mani del cardinale Carlo de' Medici, protodiacono di San Nicola alle Carceri, per la prima volta venne illuminata la cupola della basilica di San Pietro.

Gli anni del pontificato[modifica | modifica wikitesto]

Subito dopo la sua elezione, Innocenzo X intraprese un'azione legale contro la famiglia Barberini per malversazione di denaro pubblico. Taddeo Barberini aveva ricevuto dalla Camera Apostolica 5.000 scudi, altri 8.000 se ne era procurati sotto i benefici vacanti, 5.000 sui titoli delle conquiste e 2.000 dalla rendita degli uffici, senza contare palazzi, opere d'arte ed oggetti preziosi. Il papa, naturalmente, voleva rientrare in possesso di questa fortuna. I Barberini, che erano mal visti anche dal popolo romano, per non essere presi, fuggirono a Parigi, dove trovarono un potente protettore nel cardinale Mazarino. Innocenzo X confiscò le loro proprietà, e il 19 febbraio 1646 emise una bolla con la quale stabiliva che tutti i cardinali che avessero lasciato gli Stati Pontifici per sei mesi senza l'espressa autorizzazione del papa, dovevano essere privati dei loro benefici ed eventualmente del cardinalato. Il parlamento francese dichiarò l'ordinanza papale nulla in Francia, ma Innocenzo X non cedette fino a quando Mazarino non si preparò a inviare truppe in Italia. Da questo momento, la politica papale nei confronti della Francia divenne più amichevole, e in seguito anche i Barberini vennero riabilitati. Nel periodo che va dal 1645 al 1646, Innocenzo X cercò anche di regolarizzare i riti cinesi e di incentivare le missioni in Africa e in Oriente. Nel 1647, nonostante si fosse in più occasioni mostrato benevolo verso la Spagna, condannò il malgoverno di Napoli.

L'avvenimento più importante accaduto durante il pontificato di Innocenzo X è la fine della Guerra dei Trent'anni, che si concluse con le firme dei trattati di Münster, tra Francia e Impero, e di Osnabrück tra Svezia e i protestanti da una parte e i cattolici e l'imperatore dall'altra (24 ottobre 1648). I due trattati sono conosciuti come Pace di Vestfalia. Le clausole in essa contenute regolarono la legislazione religiosa europea: ogni confessione avrebbe avuto libertà di culto; cattolici e protestanti furono parificati di fronte alla legge; ogni principe avrebbe potuto scegliere la sua religione, mentre i suoi sudditi lo avrebbero dovuto seguire (principio del “cuius regio eius et religio”); i domini ecclesiastici sarebbero stati secolarizzati. Innocenzo X obiettò immediatamente contro le clausole dei trattati, perché l'immediata conseguenza per la Chiesa cattolica era la perdita di tutti i vescovadi della Germania settentrionale e centrale, e di molti conventi e monasteri. Al tavolo delle trattative, delegato dal Papa, sedette il nunzio Fabio Chigi, che protestò energicamente, ma inutilmente. Il Papa, allora, scrisse il breve "Zelo domus Dei" (26 novembre 1648). Tuttavia, la protesta della Santa Sede venne completamente ignorata e non ebbe alcun effetto. Nel 1649 scoppiò la seconda guerra di Castro, provocata dall'omicidio di monsignor Cristoforo Giarda, vescovo di Castro, che ebbe, forse, per mandante il duca Ranuccio II Farnese. L'esercito pontificio invase il ducato e, dopo un breve assedio, rase al suolo la città. Dopo aver seminato sale sulle rovine, fu innalzata una colonna con l'epigrafe: "Qui fu Castro".

Il XIV Giubileo[modifica | modifica wikitesto]

Con la bolla "Appropinquat dilectissimi filii" del 4 maggio 1649, Innocenzo X proclamò il XIV Giubileo. La vigilia di Natale dello stesso anno, il papa in persona aprì la Porta Santa. Come già avevano fatto i suoi predecessori, provvide al blocco degli sfratti e degli affitti e a sospendere tutte le indulgenze eccetto quella della Porziuncola. Con questo Giubileo, per la prima volta, l'indulgenza giubilare fu estesa alle province belghe e alle Indie occidentali. Roma fu visitata da circa 700.000 pellegrini, e, per l'occasione, si convertì al cattolicesimo anche un certo numero di protestanti. A causa della massiccia presenza di pellegrini, il Papa ridusse il numero delle visite alle basiliche, e concesse l'indulgenza anche a chi aveva assistito alla chiusura di una delle Porte Sante alla vigilia di Natale del 1650 o avesse presenziato alla benedizione papale impartita dalla Loggia della Basilica Vaticana nel giorno di Natale.

Durante lo svolgimento del Giubileo, Spagna e Francia fecero quasi a gara nel dimostrare la propria ricchezza nelle cerimonie. Nel mese di gennaio, Filippo IV mandò due ambasciatori in Vaticano con un seguito di 460 carrozze. Inoltre, non badò a spese perché le cerimonie organizzate nelle chiese e dalle confraternite spagnole superassero tutte le altre per magnificenza e splendore.

Nei ricordi popolari del XIV Giubileo sono rimasti due avvenimenti: l'incidente avvenuto all'apertura della Porta Santa di Santa Maria Maggiore e l'incidente della processione del Crocifisso di San Marcello.

All'apertura della Porta Santa di Santa Maria Maggiore, il diciassettenne Francesco Maidalchini, nipote di Donna Olimpia Maidalchini, s'incaricò della funzione al posto del cardinale arciprete. Quando, all'apertura, il giovane vide una cassetta di oggetti preziosi ivi murata alla fine del giubileo precedente, tentò di portarsela via, ma gli fu impedito dai canonici di Santa Maria Maggiore. Il Crocifisso miracoloso di San Marcello venne portato a San Pietro dalla Compagnia del Crocifisso la notte del Giovedì Santo. Lungo il percorso, mentre cinque cardinali, l'ambasciatore di Spagna, oltre cento flagellanti, cori musicali e la gente incedevano con lumi accesi, alcuni cavalli s'imbizzarrirono e terrorizzarono i presenti a tal punto che tutti fuggirono.

Fuori dalle quattro basiliche, spesso avvenivano anche scontri tra le varie confraternite per questioni di precedenza. La cerimonia più importante dell'anno fu la messa celebrata in Piazza Navona dal Papa stesso. Durante questo anno giubilare Alessandro Algardi scolpì l'altorilievo raffigurante il papa Leone Magno mentre ferma Attila e la statua di Innocenzo X in Campidoglio; il Bernini scolpì la Transverberazione di santa Teresa d'Avila, e il Borromini restaurò la Basilica di San Giovanni in Laterano. Inoltre, si diede inizio ai lavori per la costruzione del palazzo di Montecitorio. Tra i pellegrini che visitarono Roma, ci fu anche la regina Cristina di Svezia.

Innocenzo X e il Giansenismo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Giansenismo.

La più importante delle sue decisioni dottrinarie fu la condanna dell'opera di Giansenio, l'Augustinus. Spinto da 88 vescovi francesi e da San Vincenzo de Paoli, istituì una commissione che doveva sviscerare le cinque proposizioni tratte da quel libro e ricavate dal dottore della Sorbona Niccolò Cornet. Tali proposizioni affermavano:

  • 1. Alcuni precetti di Dio sono impossibili da osservare, neppure dai giusti, per la mancanza della grazia necessaria;
  • 2. Alla grazia interiore, nello stato di natura decaduta, l'uomo non può resistere;
  • 3. Per acquistare merito o demerito non si richiede la libertà dalla necessità interna, ma soltanto la libertà dalla costrizione esterna;
  • 4. I semipelagiani errarono insegnando che la volontà umana può resistere alla grazia o assecondarla;
  • 5. È un errore semipelagiano affermare che Cristo è morto per tutti.

Il 31 maggio 1653, con la bolla Cum occasione, le tesi giansenitiche vennero condannate come eretiche.

I giansenisti rispettarono la sentenza papale riconoscendo come eretiche le proposizioni censurate, ma, seguendo le tesi di Antoine Arnauld e di Blaise Pascal, negarono che le proposizioni riflettessero la vera dottrina di Giansenio. La Compagnia di Gesù fece una lotta spietata a quest'eresia. Gli agostiniani si trovarono in gravi difficoltà, perché venivano accusati di approvare le dottrine di Michele Baio e di Giansenio, entrambi lettori di Sant'Agostino.

Donna Olimpia Maidalchini[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Donna Olimpia Maidalchini.

Innocenzo X subì fortemente l'influenza di Olimpia Maidalchini, moglie del fratello scomparso e soprannominata Pimpaccia. La donna, nata a Viterbo nel 1592, era bella, intelligente e furba. Dopo essere rimasta vedova, riuscì a sposare Pamphilio Pamphilj, più vecchio di trent'anni e fratello del futuro papa, la cui ascesa la cognata supportò (e poi sfruttò) energicamente. Rimasta nuovamente vedova ed entrata nelle grazie di Innocenzo, divenne la sua principale consigliera. A Roma era risaputo che qualsiasi decisione importante veniva presa solo dopo una consultazione con Donna Olimpia. Per questo nel giro di pochi anni divenne la donna più temuta, e più odiata di Roma. Chiunque avesse voluto avere un qualsiasi tipo di contatto con il papa doveva passare tramite lei; spesso il suo appoggio veniva concesso solo dietro compenso. A corte si diceva che i due erano molto più che cognati, ma questa diceria non è suffragata da alcuna prova.

Il soprannome di Pimpaccia derivò da una pasquinata: "Olim pia, nunc impia", che tradotto dal latino suona 'una volta religiosa, adesso empia'. Ovviamente Donna Olimpia sistemò anche il figlio Camillo, che fu prima nominato capo della flotta e delle forze dell'Ordine della Chiesa, e poi fatto cardinale. Rinunciò alla porpora per sposare Olimpia Aldobrandini, giovane vedova del Principe Paolo Borghese. I contrasti tra le 2 Olimpie diventarono l'argomento centrale dei pettegolezzi delle famiglie nobili di Roma. Negli ultimi anni di vita del pontefice, Olimpia vendette benefici ecclesiastici per l'importo di 500.000 scudi. Il successore di Innocenzo X la esiliò ed alla sua morte, nel 1657, lasciò in eredità 2.000.000 di scudi.

Piazza Navona[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Piazza Navona.

Capolavoro artistico di Innocenzo X fu la sistemazione di Piazza Navona, iniziata nel 1647 con il posizionamento dell'obelisco ritrovato nel Circo di Massenzio sulla Via Appia. Nel 1650 il papa bandì una gara d'appalto per la costruzione della Fontana dei Quattro Fiumi. Il progetto fu inizialmente affidato al Borromini, ma il Bernini, con uno stratagemma, riuscì ad aggiudicarsi il lavoro. Fece recapitare a Donna Olimpia un modellino d'argento della fontana con grotte, leoni, palme e sopra l'obelisco. Il Pontefice, vedendo "per caso" il modellino, ne rimase entusiasta e gli affidò i lavori. La Fontana fu inaugurata nel 1651 e fu pagata con i proventi delle tasse sul pane, sul vino e su altri generi di consumo, che attirarono sul Papa la malvolenza popolare.

Nel 1653 il Bernini modificò la fontana progettata nel 1575 da Giacomo della Porta, aggiungendo un delfino che reggeva, sulla coda alzata, una lumaca, ma la figura non piacque e quindi fu sostituita dal busto di un africano che accarezza un delfino. Per questo motivo la fontana si chiama oggi Fontana del Moro. La terza fontana non fu toccata.

La morte del papa[modifica | modifica wikitesto]

La tomba di Innocenzo X a sant'Agnese in Agone

Innocenzo X morì il 7 gennaio 1655. Donna Olimpia fece sparire dai suoi appartamenti tutto ciò che trovò e non volle dare nulla per la sepoltura. Per l'avarizia dei parenti, il cadavere del Pontefice rimase per un giorno in una stanza e, solo grazie alla generosità del maggiordomo Scotti, che fece costruire una povera cassa, e del canonico Segni, che spese cinque scudi per la sepoltura, Innocenzo poté essere inumato nella basilica patriarcale del Vaticano. In seguito, i suoi resti vennero traslati nella tomba fatta costruire dal nipote Camillo e dal pronipote Giovanni Battista nella chiesa di Sant'Agnese in Agone. Il suo monumento è posizionato sopra l'ingresso, mentre la sepoltura vera e propria è collocata nella cripta di famiglia annessa alla medesima chiesa.

Genealogia episcopale[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Genealogia episcopale.

Cardinali creati da Innocenzo X[modifica | modifica wikitesto]

Concistoro del 14 novembre 1644[modifica | modifica wikitesto]

  1. Camillo Francesco Maria Pamphilj, nipote di Sua Santità + 26 luglio 1666 (Dimissionario il 21 gennaio 1647 – sposò Olimpia Aldobrandini il 10 febbraio)
  2. Giancarlo de' Medici, fratello del granduca di Toscana + 23 gennaio 1663
  3. Domenico Cecchini, uditore della Sacra Rota e datario di Sua Santità + 1º maggio 1656 (In pectore, pubblicato nel concistoro del 6 marzo 1645)
  4. Francesco Maria Farnese, fratello del duca di Parma e Piacenza + 12 luglio 1647 (In pectore, pubblicato nel concistoro del 4 dicembre 1645)

Concistoro del 6 marzo 1645[modifica | modifica wikitesto]

  1. Niccolò Albergati-Ludovisi, arcivescovo di Bologna + 9 agosto 1687
  2. Tiberio Cenci, vescovo di Jesi. + febbraio 1653
  3. Pier Luigi Carafa, vescovo di Tricarico + 15 febbraio 1655
  4. Orazio Giustiniani, C.O. vescovo di Nocera + 25 luglio 1649
  5. Federico Sforza, protonotaro apostolico + 26 maggio 1676
  6. Alderano Cybo-Malaspina, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica + 22 luglio 1700
  7. Benedetto Odescalchi, chierico della Camera Apostolica. (Eletto Papa Innocenzo XI il 21 settembre 1689, beatificato il 7 ottobre 1956)

Concistoro del 28 maggio 1646[modifica | modifica wikitesto]

  1. Jan Kazimierz Wazy, S.J. + 16 dicembre 1672 (Dimissionario nel concistoro del 6 luglio 1648)

Concistoro del 7 ottobre 1647[modifica | modifica wikitesto]

  1. Fabrizio Savelli, arcivescovo di Salerno + 26 febbraio 1659
  2. Michel Mazarin, OP, arcivescovo di Aix + 31 agosto 1648
  3. Francesco Cherubini, cameriere e uditore di Sua Santità + 21 aprile 1656
  4. Cristoforo Widmann, uditore della Camera Apostolica + 30 settembre 1660
  5. Lorenzo Raggi, tesoriere generale + 14 gennaio 1687
  6. Francesco Maidalchini + 10 giugno 1700
  7. Antonio de Aragón-Córdoba-Cardona y Fernández de Córdoba + 7 ottobre 1650 (In pectore, pubblicato nel concistoro del 14 marzo 1650)

Concistoro del 19 settembre 1650[modifica | modifica wikitesto]

  1. Camillo Astalli-Pamphilj, chierico della Camera Apostolica e presidente delle Carceri + 21 dicembre 1663

Concistoro del 19 febbraio 1652[modifica | modifica wikitesto]

  1. Giovan Francesco Paolo di Gondi, arcivescovo titolare di Corinto, arcivescovo coadiutore di Parigi + 24 agosto 1679
  2. Domingo Pimentel Zúñiga, O.P., arcivescovo di Siviglia + 2 dicembre 1653
  3. Fabio Chigi, vescovo di Nardò (Eletto Papa Alessandro VII il 7 aprile 1655)
  4. Giovanni Girolamo Lomellini, tesoriere generale di Sua Santità + 4 aprile 1659
  5. Luigi Alessandro Omodei, protonotario apostolico, decano della Camera Apostolica + 26 aprile 1685
  6. Pietro Vito Ottoboni, uditore della Sacra Rota (Eletto Papa Alessandro VIII il 6 ottobre 1689)
  7. Giacomo Corradi, uditore della Sacra Rota + 17 gennaio 1666
  8. Marcello Santacroce, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica + 19 dicembre 1674
  9. Baccio Aldobrandini, ciambellano privato di Sua Santità + 21 gennaio 1665
  10. Federico d'Assia-Darmstadt, gran priore in Germania dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme + 19 febbraio 1682
  11. Lorenzo Imperiali, chierico della Camera Apostolica, governatore di Roma e vicecamerlengo di Santa Romana Chiesa + 21 settembre 1673 (In pectore, pubblicato nel concistoro del 2 marzo 1654)
  12. Giberto III Borromeo, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica + 6 gennaio 1672. (In pectore, pubblicato nel concistoro del 2 marzo 1654)

Concistoro del 23 giugno 1653[modifica | modifica wikitesto]

  1. Carlo Barberini, prefetto di Roma + 2 ottobre 1704

Concistoro del 2 marzo 1654[modifica | modifica wikitesto]

  1. Giambattista Spada, patriarca titolare di Costantinopoli + 23 gennaio 1675
  2. Prospero Caffarelli, uditore generale della Camera Apostolica + 14 agosto 1659
  3. Francesco Albizzi, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica e assessore della Suprema Santa Congregazione dell'Inquisizione + 5 ottobre 1684
  4. Ottavio Acquaviva d'Aragona, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica + 26 settembre 1674
  5. Carlo Pio di Savoia iuniore, tesoriere generale di Sua Santità + 13 febbraio 1689
  6. Carlo Gualterio, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica e avvocato dei poveri + 1º gennaio 1673
  7. Decio Azzolini iuniore, segretario dei Brevi e segretario del Sacro Collegio dei Cardinali + 7 giugno 1689

Incarichi ricoperti[modifica | modifica wikitesto]

  • Avvocato concistoriale nel 1601;
  • Uditore della Sacra Rota del 1604;
  • Canonico della Sacra Penitenzieria Apostolica;
  • Nunzio a Napoli dal 26 marzo 1621 al 1625;
  • Datario del cardinale Francesco Barberini;
  • Legato a latere in Francia nel 1625;
  • Legato a latere in Spagna nel 1626;
  • Patriarca titolare di Antiochia dal 19 gennaio 1626;
  • Vescovo dal 25 gennaio 1627;
  • Nunzio in Spagna dal 30 maggio 1626;
  • Cardinale in pectore dal 30 agosto 1627 al 18 novembre 1629;
  • Cardinale manifesto dal 19 novembre 1629 al 14 settembre 1644;
  • Titolare di Sant'Eusebio dal 12 agosto 1630 al 14 settembre 1644;
  • Legato in Germania;
  • Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio dal 1639 al 14 settembre 1644;
  • Camerlengo del Sacro Collegio dei Cardinali dal 12 gennaio 1643 al 14 marzo 1644;
  • Elettore al conclave del 1644;
  • Papa dal 15 settembre 1644.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Boaga, La soppressione innocenziana dei piccoli conventi in Italia, Roma, Edizioni di storia e letteratura, 1971.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Urbano VIII 15 settembre 1644 - 7 gennaio 1655 Papa Alessandro VII
Predecessore Nunzio apostolico per il Regno di Napoli Successore Flag of the Vatican City.svg
Paolo Emilio Filonardi 1621 - 1625 Luca Cellesi
Predecessore Nunzio apostolico per la Spagna Successore Flag of the Vatican City.svg
Giulio Cesare Sacchetti 1626 - 1629 Cesare Monti
Predecessore Patriarca titolare di Antiochia Successore PatriarchNonCardinal PioM.svg
Luigi Caetani 1626 - 1629 Cesare Monti
Predecessore Cardinale presbitero di Sant'Eusebio Successore CardinalCoA PioM.svg
Giacomo Cavalieri 1630 - 1644 Girolamo Grimaldi-Cavalleroni

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