Papa Gregorio XIII
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| Gregorio XIII Papa della Chiesa cattolica |
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|---|---|
| Al secolo: | Ugo Buoncompagni |
| Nato | Bologna, 7 gennaio 1502 |
| Elezione al pontificato |
14 maggio 1572 |
| Consacrazione: | 25 maggio 1572 |
| Fine del pontificato: |
10 aprile 1585 |
| Deceduto | |
| Segretario personale: |
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| Predecessore: | papa Pio V |
| Successore: | papa Sisto V |
| Cardinali creati: | vedi categoria |
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Gregorio XIII, nato Ugo Buoncompagni (in latino: Gregorius XIII; Bologna, 1 gennaio 1502 – Roma, 10 aprile 1585), fu il 226° papa della Chiesa cattolica dal 14 maggio 1572 alla morte. Per la storiografia successiva è considerato come uno dei pontefici più importanti dell’età moderna, soprattutto per quanto riguarda l’attuazione della Riforma cattolica.
Indice |
[modifica] Formazione
Ugo Buoncompagni (o Boncompagni), quarto figlio di Cristoforo, commerciante bolognese, e di Angela Marescalchi, frequentò gli studi giuridici nella prestigiosa università di Bologna, dove si laureò nel 1530 per poi esercitare l'attività di docente di diritto negli anni dal 1531-1539. Tra i suoi allievi più illustri si annotano Alessandro Farnese, Reginaldo Pole e Carlo Borromeo.
[modifica] Carriera ecclesiastica
Dopo una gioventù sicuramente lontana dalla religione (ebbe anche un figlio illegittimo[1], ebbe un'improvvisa conversione nel 1538; recatosi successivamente a Roma al servizio del Cardinale Parisio, intraprese la carriera ecclesiastica e fu ordinato sacerdote nel 1542, all'età di quaranta anni.
Ben presto papa Paolo III gli affidò una serie di mansioni giuridiche. Infatti rivestì l'ufficio di primo giudice della capitale e di vice-cancelliere della campagna fino al 1546, anno in cui il pontefice, lo nominò abbreviatore al concilio di Trento.
Paolo IV, oltre aggregarlo come datarius alla residenza del cardinal Carafa, riconoscendone le qualità di giurista, se ne servì per svolgere diverse missioni diplomatiche. Pur continuando ad impegnarlo presso la Curia romana, nel 1558, lo nominò Vescovo di Vieste.
Verso la fine del 1561, il vescovo Buoncompagni fu di nuovo inviato al concilio di Trento, da papa Pio IV, come compagno del cardinale legato Simonetta. Grazie alla sua provata competenza canonista ed alla sua eccezionale forza lavoro, rese preziosi servizi per la risoluzione di alcuni problemi nell’ultima sessione conciliare.
Terminato il concilio rientrò a Roma e, il 12 marzo 1565, fu creato cardinale, con il titolo presbiterale di San Sisto. In questa occasione gli fu affidato l’incarico di mantenere relazioni diplomatiche con l’importante legazione spagnola. Grazie a questo nuovo mandato si fece conoscere e ben volere dal sovrano spagnolo, Filippo II, tanto da conquistarne la fiducia.
[modifica] Elezione
Alla morte di Pio V, a distanza di sei mesi dalla vittoria di Lepanto e nove anni dopo la chiusura del concilio di Trento, il 14 maggio 1572, il Sacro Collegio, sotto il forte influsso spagnolo, dopo un brevissimo conclave, durato meno di ventiquattr'ore, elesse papa il Cardinale Ugo Buoncompagni, che prese il nome di Gregorio XIII.
Il nuovo papa, malgrado i suoi settanta anni compiuti, dimostrò subito eccezionale energia e volontà inflessibile di continuare l'opera di radicale rigenerazione della chiesa iniziata da Pio V. Sotto l'influenza del cardinale Carlo Borromeo, e seguendo fedelmente le orme del suo predecessore, Gregorio XIII si mostrò in tutto il suo pontificato impegnato nel rinnovare il mondo cattolico con la totale e precisa attuazione dei canoni del concilio di Trento. Se infatti prima di lui la Riforma cattolica fu condotta sostanzialmente solo in Italia e Spagna, grazie al suo pontificato si sviluppò con rapidità e organicità in tutta la cristianità.
[modifica] Rinnovamento interno alla Chiesa
Per accelerare l’attuazione della Riforma cattolica papa Gregorio, volle la creazione di seminari in tutta la cristianità in cui si formassero dei futuri preti, colti e moralmente ineccepibili, capaci di assumersi compiti di rinnovamento religioso, suggeriti sia dal Concilio come dal nuovo consolidamento della Chiesa.
Sempre per questa ragione pose molta attenzione ai seminari nazionali presenti a Roma dove giovani, provenienti da diverse nazioni d’Europa, si formavano per diventare preti perfezionando i loro studi. In questi collegi, oltre l’apprendimento della filosofia e della teologia, i futuri candidati al sacerdozio dovevano essere formati alla forte osservanza romana, affinché tornati nello loro madrepatrie, specialmente in quelle in cui era forte la presenza dei protestanti, potessero dare testimonianza di obbedienza e fedeltà alla Chiesa di Roma e irreprensibilità di condotta di fronte alle popolazioni.
Pertanto sorsero numerosi collegi di questo tipo, a Roma e dovunque nei paesi cattolici, la cui gestione fu affidata all’ordine religioso più competente, in quegli anni, per una simile formazione: la Compagnia di Gesù. In realtà i Gesuiti furono sempre degli ottimi collaboratori di papa Gregorio, il quale al loro Collegio Romano, fondato da Ignazio di Loyola, concesse importanti sovvenzioni e aggiunse nuovi e spaziosi edifici. Così agendo egli ne divenne realmente il secondo fondatore, e quando la Pontificia Università Gregoriana accolse l’eredità del Collegio Romano, fu chiamata con tale nome proprio in onore a Gregorio XIII. Nel 1576 richiamò a Roma il gesuita Roberto Bellarmino professore a Lovanio e gli conferì la cattedra di Apologetica presso il Collegio Romano. Sempre avvalendosi dell’aiuto dei Gesuiti, papa Gregorio nel 1579 creò a Roma un Collegio Inglese e nel 1587 rafforzò con ricche donazioni il Collegio Germanico che unito a quello Ungarico diede vita al Collegio Germanico Ungarico. Inoltre il papa dimostrò il proprio interesse per il consolidamento dell’unione con le chiese d’Oriente creando ancora nella capitale i Collegi Greco, Armeno e Maronita.
Gregorio XIII si occupò, inoltre, della riforma delle Carmelitane di Spagna con l’aiuto di Teresa d'Avila, e dell’istituzione della Congregazione dell'Oratorio ad opera di Filippo Neri. L’opera missionaria, seppur già messa largamente in atto da Pio V, trovò in papa Gregorio un rinnovato impulso tanto da estendersi nelle terre sia dell’America come del lontano Oriente.
[modifica] Politica estera
Per quanto riguarda l’impegno per ricondurre all’unità religiosa i popoli cristiani d’Europa, Gregorio XIII e i suoi collaboratori riuscirono a mantenere alta la causa cattolica nei Paesi Bassi, la Polonia tornò ad essere completamente cattolica e in Germania, per l’intervento anche dei duchi di Baviera e di insigni principi ecclesiastici tedeschi, il protestantesimo fu arrestato nel suo espandersi.
Anche l'istituzione di nuove nunziature pontificie contribuì a questo scopo. Infatti alle rappresentanze della Santa Sede già esistente presso le corti di Vienna, Parigi, Madrid e Lisbona, si aggiunsero nunziature permanenti: a Lucerna, per la Svizzera nel 1579, a Graz, per l’Austria interna nel 1580 e a Colonia per la Germania settentrionale nel 1584.
Altri tentativi, però, naufragarono come ad esempio quello di riunire alla Chiesa la Svezia e la Russia e in Francia rimase, per il momento, indecisa la lotta tra cattolici e calvinisti. A dire il vero, però, in alcuni casi della Controriforma propriamente detta, papa Gregorio XIII fu insufficientemente informato e mal consigliato. Ad esempio per le messe di ringraziamento e le altre manifestazioni di gaudio che ordinò quando a Roma giunse la notizia del Massacro del giorno di San Bartolomeo del 1572. Pur ignorando completamente i piani di Caterina de' Medici, come fu accertato dagli avvenimenti successivi, il papa dimostrò con questo suo comportamento, di quanto fosse prigioniero della mentalità collettiva del suo tempo, secondo la quale ci si poteva permettere tutto nei confronti dei nemici della propria religione. Oppure quando sostenne moralmente delle cospirazioni per detronizzare Elisabetta I d'Inghilterra. Così facendo non ottenne altro che creare un’atmosfera di sovversione e imminente pericolo tra i protestanti inglesi, che guardavano ad ogni cattolico come ad un potenziale traditore.
Già nel 1578 Gregorio rifornì Thomas Stukeley con una nave ed 800 uomini per sbarcare in Irlanda. Per lo sgomento di Gregorio, Stukeley unì invece le sue forze con quelle di Re Sebastiano del Portogallo, contro l'imperatore Abdulmelek del Marocco. Un’altra spedizione pontificia navigò verso l’Irlanda nel 1579, sotto il comando di James Fitzmaurice, accompagnato da Nicholas Sanders come nunzio pontificio, e fu parimenti priva di successo.
Allo scopo di raccogliere fondi, per sostenere tutte queste opere, il papa fece confiscare una larga porzione delle case e delle proprietà negli stati della chiesa; una misura che arricchì il tesoro, ma che gli alienò gran parte della nobiltà e dei signori, ravvivando le vecchie fazioni, creandone di nuove, e in definitiva scaraventando i suoi domini temporali in uno stato pericolosamente vicino all’anarchia.
[modifica] Sviluppo delle scienze e delle arti
Gregorio XIII sostenne direttamente molti dotti nel loro lavoro. Si preoccupò di una nuova redazione corretta del Decretum Gratiani e del Martyrologium romanum. Istituì un comitato per aggiornare l’Indice dei libri proibiti. Riconobbe la scoperta e l'importanza delle catacombe romane.
Tra i meriti scientifici durevoli di questo papa, c'è la riforma del calendario che porta il suo nome, quel calendario gregoriano, ancora oggi universalmente in uso. Col passare dei secoli il calendario giuliano aveva creato una discrepanza tra il calendario civile e quello astronomico. Tutto questo aveva portato ad una serie di lamentele ed era stato discusso anche dai padri conciliari a Trento. Gregorio XIII istituì una commissione sotto la guida del Cardinale Sirleto alla quale contribuirono anche il matematico tedesco e il gesuita Cristoforo Clavio, professore presso il Collegio Romano. Dopo un accurato studio il papa, con la bolla Inter gravissimas del 24 febbraio 1582, in accordo con la maggioranza dei principi cattolici e delle università, stabilì che al 4 ottobre 1582 avrebbe fatto seguito il 15 ottobre 1582 e che in futuro dovessero essere soppressi tre giorni intercalari in quattrocento anni.
Monumenti insigni sorsero a Roma per suo volere, come ad esempio, nel 1580 il palazzo del Quirinale, nel 1583 la Cappella Gregoriana nella Basilica di San Pietro e nel 1584, con il suo appoggio, venne portata a termine la chiesa del Gesù, chiesa madre dei Gesuiti. Trasformò anche alcuni edifici antichi in opere per l’utilità comune; le Terme di Diocleziano, ad esempio, nel 1575 divennero un granaio.
[modifica] Morte
La solenne accoglienza dei primi cristiani giapponesi svoltasi il 23 marzo 1585 fu una delle ultime uscite pubbliche di papa Gregorio XIII, che dopo una breve malattia morì il 10 aprile 1585, nel pieno delle sue attività portate avanti fino alla fine con energia, malgrado i suoi ottantaquattro anni.
Quattro giorni dopo i suoi resti mortali furono deposti nella basilica di San Pietro, in una tomba che soltanto nel 1723 fu adornata di sculture di Camillo Rusconi.
Al regno di Gregorio XIII risale la più vecchia tiara papale ancora esistente.
[modifica] Note
[modifica] Bibliografia
- Ludwig von Pastor, Storia dei papi nel periodo della Riforma e restaurazione cattolica, 9, Gregorio XIII (1572-1585), versione italiana di Pio Cenci, Roma, Desclee, 1925;
- Gregorio XIII, in Enciclopedia Cattolica, vol. 6, Casa Editrice Sansoni, Firenze 1951;
- Candido Mesini, Il pontificato di Gregorio 13. (Ugo Boncompagni) nel 4. centenario della sua elezione al soglio pontificale, 1572-1972, estratto da Strenna storica bolognese, Bologna, 1972;
- Knowles M. D. – Obolensky D. (a cura di), La Riforma e la Controriforma, in Storia della Chiesa, vol. 3, Edizioni Marietti, Genova 1992;
- Borromeo A., Gregorio XIII, in Enciclopedia dei Papi, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 2000;
- Maurizio Gattoni, Gregorio XIII e la politica iberica dello Stato Pontificio (1572-1585), Roma, Edizioni Studium 2007.
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[modifica] Collegamenti esterni
| Predecessore: | Vescovo di Vieste | Successore: | |
|---|---|---|---|
| ? | 1558–1572 | ? |
| Predecessore: | Cardinale presbitero di San Sisto | Successore: | |
|---|---|---|---|
| Philibert Babou de la Bourdaisière | 1565 - 1572 | Filippo Boncompagni |

